materialismo&dialettica
Ma.dial e non

(materialismo dialettico e pensiero logico matematico)

 

(►continua da @MAD)

 

& – Termini come idealismo oggettivo, ma­terialismo meccanico, positivismo, ma­terialismo dialettico, pensiero dialetti­co, idealismo, e simili nascondono momenti sostanziali della lotta per l'egemonia fra le classi in ascesa e le classi perdenti ma tenacemente incollate al proprio sistema di potere.

[fisica & materialismo dialettico]

L’analisi delle 4 forze che formano e tengono insieme l’universo (elettromagnetica, forte, debole e gravitazionale) e del loro rapporto conferma come le leggi del materialismo dialettico siano in grado di coglierne la realtà. L’analisi della struttura atomica rivela che la sua stabilità deriva dall’equilibrio fra attrazione e repulsione della forza elettromagnetica. Come la forza elettromagnetica più forte della forza di gravità tenga insieme le strutture molecolari (il più forte serve a tenere insieme il più piccolo) – mentre la forza gravitazionale più debole tenga insieme l’universo (il più debole serve a tenere insieme il più grande).  Così «forte» sta a  «piccolo» come «debole» sta a «grande». Analizzare come all’interno di questi esempi funzioni la neg2, ossia la neg-neg. Cfr anche il concetto di «punto critico» nella forza nucleare in astrofisica come nella formazione del ghiaccio in fisica.

 

[lomat = pensiero logico-matematico]

Il pensiero greco non è un pensiero logico-matematico, come lo intendiamo oggi.

Il lomat rappresenta la consapevolezza della commistione della logica e della matematica nella forma algebrica e algoritmica moderna. Logica alla quale era necessaria la scoperta araba dei numeri e la simbolizzazione delle lettere. Che né i greci né i romani possedevano.

Nel lomat c’è la convinzione che la logica per eccellenza, l’unica e la vera, sia la logica matematica, il lomat appunto (sul pensiero logico-matematico vedi @PM).

[matematica & lomat]

Ancora un approfondimento della storia dell’epistemologia della conoscenza. In realtà la matematica rimane nel campo della speculazione. Pretende di risolvere il problema con le facoltà, assolutamente ignote, dell’intelligenza. L’intelligenza (non meglio definita né individuata, perché individuata come intuizione o simili) studia se stessa e giunge all’autoconoscenza con le sue sole facoltà. Comincio a pensare a Hegel e al suo giudizio sui limiti della matematica. Sulla sua impossibilità di giungere alla conoscenza, che non sia, aggiungo io, la conoscenza fisica dell'universo per quel tanto che nell'universo è misurabile (forza di gravità, distanze, dimensione spazio - temporale, fisica dei quanti, eccetera) che è importante e anche fondamentale ma è solo un aspetto della realtà. Con i fenomeni biologici e i fenomeni sociali e con l’aspetto assoluto dell’universo (cosa è e come è organizzato) la musica cambia, la matematica segna il passo. Il senso del teorema di Cantor è questo. La matematica non può dare conto di sé poiché a sua volta è il prodotto di qualche altra cosa. Per questo alla fine i logico matematici sono fermi a Kant, per questo Hegel rappresenta un passo avanti fondamentale e per questo l’intuizione ma.dial (dialettico materialista) è la più avanzata. La mente riflette la realtà, capire come e quanto la rifletta è compito della scienza (la biologia e la fisica in particolare). Perché la riflette, se questa domanda ha un senso, vale al momento la teoria mm che essendo l’ultimo prodotto del processo generale in qualche modo ne conserva le caratteristiche (la memoria), le strutture. Strutture della realtà generale che lentamente ricostruisce (scopre).

Rimane ancora da capire perché il lomat sia considerato fondamentale per dare l’imprimatur di scientifico a una qualsiasi riflessione. Quando poi il linguaggio, frutto più maturo della capacità umana di riflettere, si svolge all’80% fuori dalla matematica. Ma si risponderà che le conclusioni alle quali giunge non sono dimostrabili. Ma nemmeno i fondamenti della matematica e della geometria sono deduttivamente dimostrabili. Mentre la dimostrazione della «verità» di un ragionamento è da ricercarsi nella realtà che quel ragionamento rappresenta o nella realtà che vuole modificare. Il rapporto stretto è fra processo della realtà e processo del pensiero. Il lomat non riesce a svincolarsi dai processi del pensiero che per qualche verso assume ancora come realtà in sé. La formalizzazione del linguaggio castra il rapporto pensiero - realtà (rapporto che  ha preso la forma del linguaggio. Oppure rapporto che ha trovato la sua espressione più compiuta nel linguaggio) per chiudere il linguaggio nell’astrazione di un pensiero pensato, ma pensato senza tener conto e senza tentare di risalire alla sua origine.

Origine che altro non è che la sua storia. Ora il lomat è profondamente antistorico. Non esamina il mondo come un processo ma tende a chiuderlo nella realtà esistente, realtà che non può riflettere altro che un momento della realtà analizzata. Il lomat è di per sé la logica dell’esistente. Esistente privato del proprio passato e privo di un futuro (da fpg 27.4.03).

 

[lomat e realtà]

Emerge con sufficiente evidenza come i problemi del lomat nascano dal rapporto fra logica e realtà (cfr GOD). Come il modo lomat di intendere la logica non colga il reale. Aveva ragione Hegel. Il punto più alto del pensiero umano non è quello matematico. Le critiche alla matematica di non essere riuscita a superare le sue origine magiche hanno tutto l'aspetto di essere fondate. Il concetto di verità (così amato dai lomat) non fa parte della realtà. Va sostituito con il concetto di oggettività, di realtà oggettiva. L'oggettività della realtà non si presenta mai come un'evidenza. La realtà non è evidente. L'oggettività della realtà non è evidente. L'oggettività della realtà è un risultato. Conseguito attraverso l'individuazione del processo entro il quale la realtà si forma. Si forma ma non prende forma. In altre parole la realtà va individuata, analizzata, colta, fondata. E se proprio abbiamo delle difficoltà a rinunciare al concetto di verità possiamo dire che la verità della realtà è la realtà medesima ma, analizzata, individuata, colta, fondata (da fpg 12.7.08)

 

[pensiero comune, logico-matematico, dialettico]

Il pensiero comune è la base del pensiero filosofico. Il pensiero comune si serve dell’evidenza e del noto. Di solito è evidente ciò che è noto. Lo stesso occhio umano seleziona con sicura evidenza solo ciò che gli è noto.

La scienza positiva critica il pensiero comune, formalizza il linguaggio quotidiano seguendo un criterio logico-matematico, cioè definitorio. In altre parole critica e mette a punto la forma logica del pensiero, riducendone la portata, ma non le unità che lo formano, cioè le parole, cioè i concetti che individuano la sostanza delle parole. Si limita a limitarlo formalizzando il linguaggio. Accetta cioè acriticamente i contenuti del linguaggio comune (delle singole parole, dei singoli termini) limitandosi a scegliere e a fissare fra i diversi significati, uno e solo uno.
Hegel invece. Assume tutte le forme logiche e concettuali del pensiero comune. Le analizza e le critica (quindi le trasforma). Ne scopre e ne rivela l’accumulo di sapere che contengono – fa coincidere la logica con la storia critica della logica e rifonda il pensiero sulla scorta del pensiero comune superato.

 

[materialismo meccanico & idealismo oggettivo]

Il materialismo meccanico isola il rapporto struttura - sovrastruttura dal processo generale (rapporto uomo - natura e lotta dell'uomo per produrre la propria riproduzione "producendo i propri mezzi di sussistenza" - IT/17).  Isolandolo lo rende meccanico. In altri termini positivizza la dialettica del materialismo dialettico.

Non è un caso che il materialismo dialettico positivizzato produca da un lato il materialismo meccanico e dall'altro l'ideologismo oggettivo. Riproduce cioè quella dicotomia propria della cultura positivista che "il materialismo dialettico ha ricomposto".

Non a caso il materialismo meccanico e l'idealismo oggettivo hanno partorito in arte il realismo (realismo = positivismo) e in biologia una forma di evoluzionismo meccanico (Lysenko).

Per Havemann (cfr DSD in @LOGMAT), l'idealismo oggettivo e il materialismo meccanico sono due deviazioni del marxismo.  Il materialismo meccanico concepisce l'universo come una macchina, come un orologio.

 

[economicismo & idealismo]

L'economicismo nasce dall'idealismo o dal materialismo volgare?  Ogni volta che si stacca un oggetto dal suo insieme, lo si idealizza.  In questo senso anche il materialismo volgare cade nello stesso errore, anche se rovesciato, dell'idealismo.

[idealismo di ritorno]

La cultura moderna è rigorosamente analitica. Rigorosamente cioè esclusivamente. Un limite sostanziale che la chiude dentro il recinto del puro fenomeno. Del mero dato di fatto. Una cultura esclusivamente fenomenologica. Volta a individuare i fenomeni, gli accadimenti del reale. Per poi analizzarli nella loro bruta fattualità senza mai oltrepassarli. In altri termini per bene che vada siamo fermi alla Fenomenologia dello spirito senza passare né riuscire a passare alla Scienza della logica. Fermi alla ragione analitica del pensiero immediato, associativo, delle forme e del loro apparire, incapaci di raggiungere quel sistema che faceva capo alla ragione hegeliana, sorpassata solo dal pensiero del materialismo dialettico. Questo lo stato dell’arte della coscienza occidentale e per ora generale.

Nemmeno Adorno riesce a raggiungere il livello ma.dial della ragione. La sua analisi, di una qualità fra le più alte, si ferma al fenomeno. Sia esso musicale, filosofico o sociologico. Nella Dialettica dell’illuminismo analizza l’illuminismo visto sotto il profilo di fenomeno filosofico e culturale invece di coglierlo quale momento del processo di sviluppo della ragione e presa di coscienza dell’umanità nel farsi di quel processo. Henry Lefebvre trascina a sua volta il materialismo dialettico nelle secche della fenomenologia della vita quotidiana (vedi @QHL). Come se Marx avesse basato la sua analisi del capitalismo occupandosi dei comportamenti dei singoli capitalisti, o dei singoli capitali.

L’idea che l’analisi sociologica vada per qualche verso ricondotta alla pratica quotidiana della vita è una buona intuizione solo se riusciamo a fare della vita quotidiana un concetto così astratto e così sintetico da superare la fenomenologia del suo accaduto per penetrare all’interno del suo stesso processo, cogliendolo e analizzandolo. Certo l’unico esempio di un’analisi del genere è Il Capitale. Tuttavia quello è il modello e quello è il fine di ogni analisi. Semmai Il Capitale va superato come metodo di analisi. Sennonché prima di poterlo superare va almeno raggiunto. E per adesso non si intravede nemmeno la possibilità di inseguirlo (da fpg 03.12.00).

[idealismo del positivismo]

Discussione con Mc sulla questione idealismo del positivismo. Lenin in M&E la individua nella soggettività del ricercatore.  Io la individuo nell'assolutizzazione della ricerca lomat. Avulsa dalle condizioni economiche, sociali e culturali del periodo in cui è condotta (18.2.03).

 

[positivismo e marxismo]

Una differenza fra marxismo e positivismo è che per il positivismo l'uomo tratta con degli oggetti, con delle cose, mentre per il marxismo l'uomo tratta con altri uomini e le cose, gli oggetti nascondono dei rapporti sociali di cui sono la forma.

Nella ideologia, invece, il positivismo soggettivizza tutto.  E basta poter mutare la natura degli uomini, astrattamente, per poter cambiare la società umana, il mondo, mentre il marxismo oggettivizza e fa discendere i comportamenti umani dai nessi che gli uomini stabiliscono nel corso della loro esistenza. Un processo di cui sono i protagonisti, i creatori, ma non i registi coscienti, né i responsabili.  Il processo una volta in atto li trascende e si colloca fuori di loro.

La regola secondo la quale ognuno è responsabile delle proprie azioni non rientra in questa riflessione. Si tratta di una regola di convivenza e come tale necessaria.

 

[scientismo ed esistenzialismo marxista]

Lo scientismo marxista è la riduzione del marxismo a scienza. L'esistenzialismo marxista è la reintegrazione piena del marxismo nella dialettica idealista.

 

[neokantismo marxista]

Alla morte di Engels scoppia la ventata revisionista - Bernstein, Schimdt, eccetera..
La base del revisionismo è la sostituzione di Hegel con Kant.  La verità è che la comprensione della dialettica incontra serie difficoltà. Da parte della prima generazione (Mehring, Labriola) che stenta a comprendere il rovesciamento della dialettica hegeliana; da parte della seconda generazione che non conosce Hegel, ma conosce Kant (cfr SMC/165/6/7).

Questo la dice lunga di come si svolga il processo del sapere nel mondo.

 

[borghesia e neokantismo]

Sul Corsera del 19/7/96, Piero Ostellino affronta a modo suo il problema dell'oggettività che gli si para dinanzi. Cosa ti scopre questa penna del giornalismo italiano? «In se stessi i fatti non ci mettono in grado di spiegare e comprendere un evento. I fatti devono essere ordinati in qualche modo così che si possano vedere le connessioni fra loro». Diavolo! Non sono parole di Ostellino. Ostellino cita. Cita David Easton «A framework for political analysis» Prantice  Hall, New Jersey, 1969. Spiega Ostellino. "In scienza politica questo metodo si chiama «analisi sistemica» e consiste nell'individuazione di quegli elementi che non sono attribuibili alla pura e semplice volontà degli attori, ma appartengono a proprietà dinamiche «autonome» del sistema stesso". Insomma il processo, quale che sia, ha una sua logica. Questa verità sembra sia stata scoperta nel 1969 da questo Easton di Prantice Hall. E prima? E Kant e Hegel? E Marx e Engels? Lenin? Tutta la dialettica? Tutto il materialismo dialettico? Una delle conseguenze più gravi del modo capitalistico di produzione va individuata in questo arretramento culturale. La borghesia, come classe, non riesce a superare il neokantismo. I suoi intellettuali - organici - la sostengono nel mantenere una linea scientifica che appare perdente persino lì dove ha ancora una funzione da svolgere. Nelle scienze esatte. Dove i fenomeni quantitativi dominano il processo. E la elementarità delle componenti fisiche trasforma continuamente le quantità in qualità. Il metodo tuttavia si arresta alla soglia dei processi complessi. Biologici, prima. Sociali, poi. Lì l'inadeguatezza del metodo logico matematico è pressoché assoluta. Solo la dialettica si avvicina al movimento reale della complessità. Il pensiero logico matematico sta al pensiero dialettico come la geometria euclidea sta alle geometrie complesse che sono seguite (da fpg 20.07.96 ).

 

[cognitivismo]

Leggo Piattelli sulle scienze cognitive. Il genio del cognitivismo come si sa è Chomsky. Importante anche Piaget. Ignorando la critica ben argomentata e fondata che Vygotskij fa di Piaget e della sua teoria. Inoltre Vygotskij, riguardo a temi come il pensiero e il linguaggio, mi sembrerebbe degno almeno di essere considerato. Fra le varie medaglie Piattelli rivendica al pensiero cognitivista la scoperta del concetto di retroazione. Ma non era stato Hegel a sostenere che la fine di ogni processo influenzava il suo inizio? Fino a trasformarlo? Uno dei principi cardini della dialettica. Insomma! Questo del pensiero di retroazione è tra gli esempi più smaccati di come il lomat, rifiutando la dialettica, ma incappando nella realtà dei processi analizzati, sia obbligato a inventarsi dei concetti sostitutivi, fra l'altro senza riuscire a fondarli (da fpg 16.3.08).

 

[lomat, fondamentalismo, materialismo dialettico]

Capisco anche l’insufficienza soggettiva della cultura. Il fenomeno delle teste rinascimentali è tramontato da tempo. Solo una forte organizzazione sociale può sopperire alle insufficienze dei sin­goli soggetti. Probabilmente l’informatica sta provvedendo. Ma che lentezza!  Non è questione di decine di anni. Di più. Una volta che il mezzo tecnologico sarà messo a punto, allora si porrà il problema dei suoi contenuti. Che lo obbligherà ad adeguarsi. Solo a quel punto si riaprirà alla grande la partita fra il lomat e il ma.dial.

Per ora siamo allo scontro fra ragione lomat e fondamentalismo religioso. È possibile che il lomat - e il razionalismo che forma la sua base - debba affermarsi a livello globale prima che la dialettica possa essere presa di nuovo in considerazione. E, dopo la dialettica, il materialismo dialettico.

Quindi tre razionalismi. Tre livelli del processo della ragione sviluppata. Quello del lomat, quello dialettico hegeliano e quello materialista dialettico. Ma prima la vittoria sul pensiero immediato, preadolescenziale, per complessi o per equivalenti funzionali, magico, mitico, religioso che tiene ancora in ostaggio due terzi, se non più, del globo terracqueo.

Tutto complicato dalla questione del rapporto fra la struttura logica e lo sviluppo economico che ne forma il fondamento.

Riflessione che porta direttamente a considerare il rapporto fra lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e lo sviluppo della coscienza. I tre sono dialetticamente fusi. Ognuno incide profondamente sull’altro. Rappresentano i tre momenti fondamentali dello sviluppo umano. Il soggetto è lo sviluppo umano. A sua volta momento di sintesi dello sviluppo della natura. Dall’atomo alle galassie. 

Lo sviluppo umano. La globalizzazione deriva dall’espansione del modo capitalistico di produzione alla totalità del mondo. Espansione che si ripercuote attraverso le strutture delle formazioni sociali sulle condizioni di sviluppo della coscienza totale.

Se la caratteristica di sviluppo dei processi è di procedere a macchie di leopardo, da parte della coscienza lo sviluppo ha raggiunto il punto più alto con il materialismo dialettico. Tuttavia nel momento della sua espansione (storicamente è già accaduto più volte), la coscienza - intesa come massimo di coscienza possibile (vai a @MDCP)  - fa un passo indietro. O due o tre.

L’avvento del cristianesimo rappresentò un passo indietro di fronte alla lucidità della coscienza degli stoici, degli epicurei, degli scet­tici. Ma un passo necessario a fronte delle trasformazioni e dei nuovi assetti del modo di produzione e dell’orga­nizzazione sociale antiche.

La globalizzazione è un passo avanti del modo di produzione capitalistico ma comporta un passo indietro - o due, o tre - di fronte al massimo di coscienza possibile raggiunta con l’individuazione del processo da parte di Hegel e successivamente del suo rovesciamento materialista da parte di Marx.

La ragione quale fenomeno sociale tiene duro. Tiene al livello minimo raggiunto come ragione. Il livello dell’idealismo positivista scientifico e dell’illuminismo democratico. Positivismo illuminista che solo si oppone alla pressione barbarica del pensiero debole, preconcettuale dei fondamentalismi religiosi. Sia all'esterno sia all'interno del mondo occidentale.

All’esterno. Esterno dell’area sviluppata occidentale. Uno scontro di classe a livello mondiale. L’islamismo ha assunto nel terzo mondo la funzione che il socialismo ingenuo proudhoniano svolse prima dell’avvento scientifico del marxismo. È una rivolta. Una ribellione. Non una rivoluzione. La forma più vistosa presa dalla ribellione dei paesi sfruttati del terzo mondo. Il mondo quarto è frantumato. Al momento assiste e, inerte, subisce.

All’interno. L’interno  riflette la trasformazione della lotta di classe nell’attuale periodo di transizione (vedi anche @GLOB e #94-96 & succ.).  Compreso lo smarrimento provocato dalle scoperte scientifiche che tendono a fare tabula rasa del modo di pensare tradizionale. Dopo quattro secoli continua la resistenza alla morte dell’«evidenza» trucidata da Galilei (da fpg 14.9.06).

 

PS - 20.12.2010

Preso da riflessioni generali. L'arretratezza generalizzata della coscienza. La rivoluzione del 1918 un tentativo della coscienza di imporsi con la forza in assenza di condizioni. Cos'è stato allora il nazismo? Ipotesi. La rivoluzione di ottobre forzatura ma.dial (del materialismo dialettico), il nazismo forzatura lomat (del pensiero logico matematico).

 

(vedi anche Appunti di filosofia - 1  e Due posizioni della filosofia moderna

 

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“Ma.dial e non”  [@MAD2]

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