materialismo&dialettica
Conversazione sulla forma

(la forma quale modo di manifestarsi del concreto)

 

Venti braccia di tela = un abito non è la stessa cosa di un abito = venti braccia di tela.  Per la legge del valore, dice Marx, queste due forme si escludono polarmente.  Le forme di cui parla Marx sono la forma di valore relativa e la forma di equivalente. Ora che una merce si trovi nella forma relativa oppure nella forma di equivalente dipende dalla posizione che ha di fronte all’espressione di valore, dipende cioè dal fatto che essa sia la merce della quale si esprime un valore o la merce nella quale questo valore si esprime.

Per la logica matematica, oppure attraverso la logica matematica sarebbe impossibile raggiungere lo stesso risultato. A+b = b+a per via del postulato della commutatività. Ugualmente, per la logica matematica, quando una o più proposizioni portano ad altre proposizioni, queste ultime devono essere accettate per via della forma e non del contenuto.  Il procedimento con cui vengono dedotte le nuove proposizioni è chiamato inferenza logica o deduttiva. La logica nella quale si producono è la moderna logica formale, o logica deduttiva o, ancora, logica matematica.

 

Per il pensiero corrente, anche il più specializzato e raffinato, dunque, la forma ha un senso preciso. Essa è un "apparato" di simboli o al massimo di percezioni psicologiche, come insegna la Gestalttheorie, per la quale la forma non è una realtà fisica, bensì un oggetto di percezione. E così più o meno tutti gli autori moderni da Peirce a Strawson, da Carnap a Born.  Questo concetto è ricavato, in ultima analisi, da Kant, per il quale la forma serviva a coordinare, "mediante una certa legge naturale dell’anima", le varie cose che colpiscono i sensi.  In altre parole la forma è un’attività del pensiero perché, in sé, la realtà non ha forma.  È la soglia della percezione umana che gliene fornisce una, e la sede della percezione umana è nello psichismo umano.  Perché tutto ciò è importante per noi? Perché tutta la nostra cultura quando si parla di forma è imbevuta di questi concetti e di solito si fa non poca fatica ad avvicinarsi al concetto marxista di forma che da questi concetti è molto lontano.

 

Per Marx ed Engels la forma è il modo di apparire della realtà ed è perciò altrettanto concreta e reale della realtà stessa. Eppure non sempre è tangibile.  La forma per Marx è quel processo immediato entro il quale le contraddizioni che lo spingono avanti possono muoversi e trovare, almeno al momento, un loro equilibrio. "Lo svolgimento della merce", dice Marx nel primo del Capitale /136/, "non supera tali contraddizioni, ma crea la «forma» entro le quali esse possono muoversi.  Questo è, in genere, il solo mezzo entro il quale si risolvono le contraddizioni reali".  E continua: "Per esempio, è una contraddizione che un corpo cada costantemente su di un altro e ne sfugga via con altrettanta costanza. L’ellisse è una delle forme del moto nelle quali quella contraddizione si realizza e insieme si risolve", conclude.  La forma è l’ellisse che nella sua concretezza tangibile non è. Tangibile è la rotazione di un corpo intorno a un altro. Ma questa rotazione ha una forma, avviene in un certo modo che non è l’unico modo nel quale possa avvenire ed è esattamente quel modo determinato. L’ellisse non è certo un’invenzione del pensiero umano, la sua forma non è un’invenzione dell’intelletto. È un fenomeno, è una forma fenomenica che si manifesta nella realtà fisica dell’universo. La forma nella realtà fenomenica è il risultato dell’unità degli opposti.  È quel processo nel quale gli opposti restano uniti.

 

La convinzione invece che la dialettica sia una modalità del pensiero e non una legge della realtà e che il concetto di forma provenga da un metodo e non rispecchi invece un modo di manifestarsi del concreto ha spinto, per esempio, il traduttore italiano del primo volume del Capitale, là dove Marx a proposito dell’ellisse scrive che questo è "il solo mezzo" in cui si risolvono le contraddizioni reali, a tradurre al posto di solo mezzo, il solo metodo.  Un altro economista marxista dei più noti e dei più ortodossi, P. Mattick, scrive: "si deve sempre tener presente la distinzione fra modello e realtà".  Mattick nell’usare il concetto di modello, applicandolo a Marx, che con il concetto di modello non ha analizzato mai proprio nulla, e al quale il concetto di modello è assolutamente estraneo, denuncia la convinzione che la teoria marxiana sia una costruzione logica buona per interpretare la realtà. In altri termini la realtà viene interpretata poiché non è raggiungibile. Di conseguenza c'è ma è come se non ci fosse. Che è come dire che il reale che noi illustriamo non è tale, ma è soltanto un modo per tentare una sua descrizione.  Con questo Mattick sposa la teoria kantiana e neo-kantiana dell’inconoscibilità del reale, della cosa in sé, teoria cara sia ai positivisti di stampo logico - matematico sia agli idealisti (Marx e Keynes MEK, pag. 133 e 109).

 

Marx e Engels distinguevano, invece, la proprietà delle cose, dai rapporti fra le cose, e le forme fenomeniche.  Le proprietà di un qualcosa non sorgono dal rapporto del qualcosa con altri qualcosa.  Si limitano ad agire in questo rapporto.  Di conseguenza le proprietà non nascono dal rapporto, ma agiscono sul rapporto.  Dai rapporti nascono invece le forme fenomeniche.  Così una forma fenomenica può divenire un qualcosa, ma un qualcosa può dare vita a più forme fenomeniche.  Marx parla di questo a proposito delle proprietà dell’abito.  La difficoltà qui è fra l’essere e il nulla della materia, per cui la realtà può essere in un primo momento materiale e immateriale.  Il valore, per esempio, è qualcosa di immateriale che si realizza in altre forme fenomeniche. In un primo tempo queste altre forme fenomeniche sono rappresentate dalle altre merci. In un secondo momento il processo del valore si sintetizza, si manifesta e prende la forma di una merce privilegiata che rappresenta la totalità delle altre. Ma non è ancora l’unica. Può essere l’oro o i sacchi di caffè in Brasile. In un tempo successivo il valore si esprime, infine in una merce privilegiata la quale nella misura in cui diventa equivalente generale, cioè valore, perde la sua caratteristica di merce. È ora espresso in danaro. I successivi passaggi del processo si materializzano in nuove forme fenomeniche.  Il danaro finanziario si materializza nel lingotto d’oro.

 

Così il valore è una realtà priva di forma. È ma ancora non è. Questo all’inizio. È ancora unità di essere e di nulla.  Di più.  Preso nel momento in cui è nulla, è la negazione del lavoro umano concreto, del prodotto del lavoro umano come si era andato determinando fino a quel momento, è la negazione del valore d’uso.  È qualcosa di molto indeterminato, anche se non qualcosa di assolutamente indeterminato. Abbiamo così una qualità che è.  Ma anche una qualità che non è.  Il valore ora si conserva nel suo non essere, si conserva nell’altro, nel suo antagonista, nel valore d’uso.  Tuttavia la contraddizione che si manifesta fra valore d’uso e valore, non si manifesta in alcuna forma fenomenica.  Il valore di scambio non è ancora completamente formato, non ha ancora preso la sua forma fenomenica compiuta.  Finalmente la prende, è valore di scambio, è merce, è denaro, è modo capitalistico di produzione.

 

Questa immaterialità del reale, non significa che il reale non ci sia. Semmai, ancora non c’è.  Il valore di scambio ha già cominciato a formarsi (nella forma totale del valore), ma non è ancora nato il vero equivalente generale, la forma fenomenica completa del valore, l’oro. Non c’è, ma ci sarà.  Ci sarà nel senso che non solo influenzerà concretamente le forme fenomeniche materiali, modificandole, o, a sua volta materializzandosi in loro come oro, o, poi, come lingotto d’oro. L’unità di essere e di nulla non è un gioco di parole, una trovata dell’immaginazione.  In ogni sfera l’unità di essere e di nulla spinge verso i tre momenti del processo,  contraddizione, unità degli opposti, negazione della negazione, e tutto questo attraverso passaggi successivi nei quali giocano i rapporti quantità qualità. 

 

Questo reale che non s’è ancora materializzato non significa che a sua volta non abbia una consistenza materiale.  Solo che ne ha un’altra. L’immaterialità del valore, per esempio, è fatta di lavoro umano astratto, e il lavoro umano astratto è altrettanto materiale, composto com’è di dispendio di energie muscolari, psichiche, eccetera di cui è fatto ogni lavoro umano concreto.  È ciò che ognuno di questi lavori ha in comune, ma anche della loro utilità sociale, della media umana di questo dispendio e di questa utilità.  Anche l’ellisse è una forma per qualche verso immateriale, tuttavia essa è il risultato dello spostamento di un corpo solido nel rapporto con un altro corpo solido e questo spostamento ha una serie di effetti sui due corpi celesti da cui nasce il rapporto .

 

Le forme, quindi, sono sempre il risultato di un rapporto. E anche se non raffigurano tutta la realtà nondimeno ne presentano un aspetto, sono una parte della realtà che è più complessa della forma che la rappresenta, ma che a questa forma è strettamente legata. Il fenomeno per essere compreso in tutta la sua concretezza, in tutta la sua realtà ha bisogno di essere visto nella sua unità contraddittoria di forma e contenuto.  Ora la forma è ciò che si percepisce a prima vista, il contenuto, la sostanza del fenomeno invece va ricercata.

 

La forma è ciò che si concepisce a prima vista. "Le forme fenomeniche" scrive Marx "si riproducono con immediata spontaneità come forme correnti del pensiero".  E altrove. "Ogni scienza sarebbe superflua se l’essenza della cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero".  Ora, cosa significa quando Marx scrive che le forme fenomeniche si riproducono con immediata spontaneità come forme correnti del pensiero e sottolinea "forme correnti del pensiero"?  E cosa significa che il rapporto sostanziale deve essere scoperto dalla scienza? Significa che le forme correnti del pensiero sono il risultato spontaneo e immediato delle forme fenomeniche, sono in altre parole, il risultato di come la realtà si presenta fenomenicamente, i cui nessi sono nessi apparenti, solitamente analogici, quasi sempre distorti e rovesciati.

 

Il pensiero corrente riproduce le forme ma non riesce a penetrare oltre nei nessi che le collegano alla sostanza del fenomeno.  Il rapporto sostanziale, dice Marx, deve essere scoperto (e sottolinea scoperto) dalla scienza.  Ma se prendiamo come scienza la scienza economica ci rendiamo conto che la questione è rappresentata dalla commistione fra pensiero comune e pensiero scientifico presente fra gli economisti borghesi.  Da un lato gli economisti borghesi quali essi siano non riusciranno mai a penetrare fino in fondo il nesso dell’economia capitalistica poiché rimangono chiusi nella loro pelle borghese, rimangono chiusi cioè nelle forme fenomeniche del modo capitalistico di produzione.  Dall’altro anche fra gli economisti borghesi vanno distinti coloro che si fanno portavoce degli agenti effettivi della produzione, che si trovano a loro agio solo nelle forme dell’apparenza (quali sono per esempio le forme estraniate e irrazionali di capitale - interesse, terra - rendita, lavoro - salario), apparenza nella quale essi si muovono e con la quale hanno a che fare ogni giorno.  Costoro sono gli economisti volgari che si limitano a porre un certo ordine "ragionevole", scrive Marx, in queste idee. Vi sono poi gli economisti classici che al contrario hanno cercato di penetrare scientificamente alcuni nessi cogliendo qui e là alcuni rapporti fra forme e contenuti, senza mai riuscire tuttavia a cogliere la realtà fino in fondo.  "L’economia politica classica", scrive Marx, "tocca in via approssimativa il vero stato delle cose, senza peraltro riformularlo in modo consapevole".  Essa “non può farlo finché è chiusa nella sua pelle borghese".

 

D’altra parte questo rapporto complesso fra pensiero comune e pensiero scientifico, fra forme e contenuti, tra capacità umana di comprensione e limite storico della società (Aristotele non poteva andare oltre il pensiero generale del suo tempo), fra i livelli diversi nei quali la realtà si articola e le rispettive forme alle quali quei livelli corrispondono (dove le forme e i contenuti si rovesciano a volte le une negli altri in maniera contraddittoria e rovesciata), il fatto che il pensiero riproduce tutto ciò, ora un livello, ora un altro, ora un’articolazione, ora un’altra e gli è arduo ricomporre tutto insieme poiché per far questo deve coglierne i nessi più profondi, tutto questo dicevamo lo possiamo constatare negli esempi più banali che la realtà ci fornisce tutti i giorni.

 

Prendiamo una comune automobile.  Essa ci appare nella sua forma (e questa forma muta a secondo della prospettiva dalla quale la guardiamo. Da un terzo piano, a livello strada, dalla griglia di una fogna).  Ma questa forma non ci dice ancora nulla della macchina.  Se apriamo il cofano, sconvolgiamo la forma normale dell’auto, ma scopriamo che è fornita di un motore (*).  E questo è ancora poco.  Per comprendere cosa sia l’auto che abbiamo di fronte, non solo saremo costretti a smontarla pezzo per pezzo, ma è anche assolutamente necessario che siamo forniti delle necessarie cognizioni storiche a livello del livello raggiunto dalla tecnica automobilistica oggi e dalla scienza che la ispira (per esempio l’aerodinamica).  Il principio del motore, la struttura delle ruote, la guida, eccetera sarebbero del tutto impenetrabili a un signore che improvvisamente dai primi dell’ottocento cadesse fra di noi direttamente.  L’auto con tutti i suoi successivi livelli di forme e contenuti non gli direbbe ancora nulla se egli non fosse fornito di tutti gli altri livelli scientifici raggiunti dal periodo storico in cui quell’auto è stata costruita.  Non dimentichiamolo, dice Marx, il concreto è concreto perché sintesi di molte determinazioni e unità quindi del molteplice.

 

(*) Il motore a sua volta, pur essendo un contenuto della forma macchina, ha una sua forma e così via.

 

 

parole chiave di ricerca

[materialismo dialettico [forma e contenuto [forma (concetto di) [valore (processo di formazione del) [valore di uso e valore di scambio [valore : forma relativa e  forma di equivalente [merce [pensiero logico matematico [percezione [fenomeno e forma fenomenica [essere-nulla [equivalente generale [processo : tre momenti [realtà [lavoro umano astratto [forma e contenuto : l’esempio dell’ellisse [rapporto come essenza del reale [scienza [pensiero e realtà [pensiero comune [economisti borghesi [concreto (il)

[Marx [Kant [Engels [Mattick

 

“Conversazione sulla forma” [@CONV]

Torna su

Trova
codici
Menu