materialismo&dialettica
Produzione del processo e processo della produzione >
Sviluppo e alienazione

(► continua da @UOM)

 

A che punto è il processo umano? Ci sono segni di grandi variazioni. Quanto sono significative queste variazioni? Indicano delle mutazioni culturali? Di mentalità? Quale è il «motivo» che guida il cambiamento? Muta la struttura economica, il modo di produzione? È l'avvento delle nuove tecnologie legate all'informatica?

 

[l’avventura filogenetica]

Confesso che non so cosa pensare né come prendere questa avventura filogenetica. Grande avventura? Piccola avventura? Unica. Almeno per ora. È questa unicità che turba. Ma turba anche la lentezza dello sviluppo in paragone alle capacità intuitive della corteccia. In tremila anni la grande filosofia greca non è stata superata. Viene solo approfondita. Molte delle questioni poste allora non sono risolte. Eccetera (da fpg 13.12.02).

 

[gli uomini, soggetto e oggetto del 4PP]

La sensazione è di trovarsi di fronte a una svolta molto profonda, di epoca, la quale, tuttavia, nonostante l'accelerazione che si presenta in crescendo, è in realtà lenta. La vita di una generazione è troppo breve rispetto alla velocità del processo storico (ho scritto un appunto su questo, se ricordo bene) perché se ne possano individuare gli sbocchi. È sulle grandi leggi del processo (4pp) che è necessario lavorare. Il materialismo dialettico rimane in questo senso la teoria più avanzata. Tuttavia ha dato vita a una presunzione deterministica del corso della storia. Al contrario, coerentemente alle sue premesse, si deve accettare il fatto che le generazioni e gli individui sono «condizioni» della società umana (@UOM). E la lotta va condotta – sulla base di analisi – per una possibilità individuata fra altre possibili. E analizzarne lo sbocco, il risultato, operando in tale modo da essere insieme soggetto e oggetto del 4pp. Oggetto in quanto lo si analizza e si cerca di comprenderne le linee di sviluppo, soggetto in quanto si tenta di determinarlo e nella lotta lo si determina comunque (sulla dialettica soggetto - oggetto vedi oltre). E lo si comprende e lo si determina in relazione al grado di coscienza raggiunto. A ben vedere è stato questo il modo dei Lenin e dei Mao i quali rimangono i modelli più avanzati del periodo. Da superare ma partendo da loro. Mao probabilmente più di Lenin. Ora il mondo nel quale viviamo è ben lontano da questo livello di coscienza, che è stato il livello più vicino al massimo di coscienza possibile oggettivamente esistente (da fpg 23.2.90).


[il processo di umanizzazione]

Umano uguale a complesso. Non uguale a emotivo. Cioè spontaneo, cioè semplice. Il pensiero comune giudica umani i difetti, le debolezze, i cedimenti. Giudica disumani la ragione, l'intelletto, la riflessione, l'analisi. Insomma il bestiale diventa umano e l'umano bestiale, come scrive Marx.

La verità è che il processo di umanizzazione, di crescita della coscienza procede con estrema lentezza se paragonato alla durata di una vita individuale e anche di una generazione. Quale l'unità di misura? Cento anni? Mille anni. L'aggressività dei fondamentalismi, religiosi soprattutto, ci dice che non siamo ancora usciti del tutto dal medioevo. La gente crede tuttora alle favole magiche della trinità, del paradiso, delle huri. Al diavolo, all'inferno, e affini.

Altra considerazione. Nel corso attuale del processo di umanizzazione il sociale si va spersonalizzando. Astrattamente onnipresente, avviluppa l'individuo in modo non detto. Aumenta la contraddizione fra  crescita dell'individualismo e complessità dell'organizzazione sociale dalla quale l'individuo dipende sempre di più (da fpg 31.10.08).

 

[condizione umana]

Una riflessione sulla condizione umana. Così vischiosa, lenta, inadeguata alla realtà. Probabilmente il punto è questo. Esiste una realtà oggettiva di cui noi facciamo parte e che è strutturata in noi. Realtà oggettiva con due aspetti. Fisico, dai quanti al biologico. Sociale, cioè prodotto dall'umanità stessa. Ora quanto l'umanità nel suo insieme è lontana dalla presa di coscienza di queste due realtà? Quanto il massimo di coscienza possibile raggiunto è lontano dal massimo di coscienza media raggiunto?

Nonostante le sue grandi capacità, l'umanità è ancora alla mercé del suo minimo di coscienza possibile. Che la rende per qualche verso vicina alla condizione animale. Una condizione, quella animale, priva di coscienza. E anche accettando grosso modo l'analisi di Giddens, acuta e puntuale, nel suo insieme, l'umanità è lontana dalla coscienza di sé e anche dalla consapevolezza di sé (consapevolezza un livello sotto la coscienza).

È qui il senso di infelicità che accompagna lo sviluppo umano. La doppia alienazione. Dalla natura e dal sociale. Una infelicità oggettiva che si traduce in infelicità soggettiva. Individuo dopo individuo.

Questo mi dà un senso di distanza e di fastidio (da fpg 16.02.06)

 

[dall'oggettività alla soggettività]

Per oggettività si intende la necessità. L'uomo viene al mondo immerso nell'oggettivo necessario. Tutto gli è già stato dato. La natura esterna, la natura interna. Per soggettività s'intende il rapporto delle formazioni sociali con la necessità. La necessità esterna (la natura), la necessità interna (la natura umana), la necessità creata dai processi di produzione e le formazioni sociali che ne derivano.  A partire dalle formazioni sociali la dialettica del rapporto si accentua. Soggettiva rispetto al livello superiore, oggettiva rispetto al livello inferiore. Così se è vero che la realtà ultima (la sua sostanza) dell'individuo è nel sociale, egli insieme ne è formato e lo forma.

Ora l'esplosione dell'individualismo soggettivo che percorre il '9oo è in ragione (per reazione) all'oggettività sociale dei secoli precedenti che tenevano fermo l'individuo nelle strutture di classe e nelle loro rigide regole impedendogli di uscirne. Queste regole per secoli hanno indicato l'emotività e la soggettività individuale che la esprimeva, come il dato negativo della natura umana. Negatività che andava repressa. Combattuta, indicata come l'aspetto bestiale dell'uomo che doveva liberarsene o come l'espressione tentatrice del non meglio identificato male (satana) che ne insidiava la purezza.

Con l'individualismo il processo di umanizzazione tenta di strappare l'esistenza individuale alle strutture e alle ragioni dell'oggettività sociale che trovava la sua ragione nella supremazia della razionalità. Razionalità sempre proclamata e mai raggiunta. Nel tentativo di sfuggire alla razionalità nasce l'individualismo (vedi @SOGG). Che pur di raggiungere il suo fine  prende delle scorciatoie. Prima scorciatoia è negare la necessità, sotto qualsiasi forma si presenti. Seconda scorciatoia è esaltare la libertà pura o la pura libertà. Terza scorciatoia è rintuzzare ogni tentativo critico che contrasti con il primato dell'individuo unico e solo protagonista della vicenda umana. Anche vero che il modo di produzione puntando sulla concorrenza e la libertà del mercato spinge e accentua la tendenza individualista.

Rimane tuttavia da capire il senso dell'esperienza sovietica. L'esperimento sovietico ha prefigurato uno dei due lati della contraddizione tentando di sostituire la ragione alla razionalità. Senza riuscire a superare la contraddizione né a uscirne (da fpg 10.03.98).

 

[4PP e soggettività]

Una riflessione sulla soggettività all'interno del processo storico nel suo insieme. I «valori alti» difficilmente si affermano quando non siano sorretti da una capacità politica sottostante (ricordare M. Ponty sui politici). Dall'inizio del neolitico - dall'inizio del periodo storico, cioè - sono le capacità politiche quelle che spingono il processo di sviluppo dell'umanità. E premiano l'azione anche quando questa è perversa purché sia tesa a realizzare per qualche verso le condizioni storiche del periodo e vadano nel senso del processo storico che è sempre processo economico e sociale.

Ora questa qualità politica prende (ha preso nel corso dei secoli) la forma della soggettività.  Soggettività, a ben riflettere, che è la forma immediata presa dal processo storico.  Che è sì processo di tutti gli uomini e dei singoli nel loro rapporto con la natura e fra di loro ma trova nei singoli individui la sintesi del processo storico in atto. Nei singoli individui in quanto «funzioni» (o «condizioni» come vuole Marx) del processo storico di tutti gli uomini. Condizioni del rapporto di tutti gli uomini con la natura e fra di loro. Dei singoli uomini in quanto sintesi dei valori, materiali e intellettuali, che vanno affermandosi. Materiali, il processo uomo - natura nel suo farsi; intellettuali, il processo della coscienza nel suo farsi (da fpg 16.11.93)

 

[gli uomini tra soggettività individuale e oggettività del 4PP]

In realtà assumo che l'espansione dell'io, l'espansione della coscienza, la realizzazione delle proprie potenzialità, eccetera, siano un compito esclusivamente umano. O meglio sia il compito umano per eccellenza, la caratteristica, il tratto della natura che si fa uomo. La natura prendendo coscienza di sé come natura umana, continua la produzione allargata, ora dal lato della coscienza. Produce coscienza. Questa produzione è alimentata dai rapporti fra i soggetti che compongono l'umanità e l'umanità come soggetto. La soggettività degli individui non sfugge a questa oggettività. La soggettività dei processi individuali non sfugge alla oggettività del processo generale. In un certo senso come individuo avverto il fatto che non utilizzando i mezzi che la produzione della coscienza crea come produzione umana materiale, tendo a bloccare – nella sua particolarità – il processo oggettivo. Ora se questo ha un effetto irrisorio dal punto di vista della totalità del processo, ha un effetto totale dal punto di vista della soggettività del processo individuale che mi è proprio. È questa coscienza a creare la mia cattiva coscienza (da fpg 11.3.90).

 

[lo sviluppo umano come legge centrale]

Riguardo ancora il mio appunto sullo sviluppo totale (ma non generale – vedi anche @PP). Ne deduco che lo sviluppo è il «motivo» centrale del processo della materia. Ipotesi. Nel senso che il motivo centrale è il processo. Lo sviluppo uno dei suoi momenti. L’unico sinora individuato?

Resta comunque che a livello dell’umanità lo sviluppo figura come sua legge centrale. I cui momenti sono lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale, lo sviluppo della coscienza.

Questo non è mai stato chiaro al pensiero lomat (logico-matematico).  La tendenza dell'analisi lomat è di mescolare l’uno con l’altro. Senza capire che i tre momenti esistono pur essendo  dialetticamente (cioè a volte contraddittoriamente e con le proprie autonomie) fusi nel soggetto rappresentato dallo sviluppo umano. Soprattutto viene trascurato lo sviluppo della coscienza. Si parla di mentalità, si parla dei diversi livelli raggiunti dal pensiero. Si parla di cultura. E c’è solo una vaga consapevolezza che mentalità, pensiero, cultura, logica, ragione sono fuse con lo sviluppo economico e lo sviluppo sociale. Lo sviluppo della coscienza momento essenziale dello sviluppo di quelli, come quelli sono momenti essenziali per lo sviluppo della coscienza (vedi @CSCZ).

Rileggo e correggo la Logica della materia vivente (vai a @LOGVIV). C’è un punto da approfondire. La nostra organizzazione cerebrale è in grado di cogliere la realtà. La realtà dell’universo. Che per qualche verso si riflette nelle nostre strutture cerebrali (°). E il fatto che queste strutture siano in grado di approfondire la realtà solo per via del proprio sviluppo ontogenetico. Insomma qual è il rapporto fra ontogenesi e filogenesi? Perché l’ontogenesi riproduce la filogenesi? E viceversa. E quale il rapporto fra le strutture cerebrali umane potenziali e il loro sviluppo successivo? Sviluppo strettamente legato alle strutture economiche e sociali dell’umanità. Perché lo sviluppo delle strutture cerebrali individua il processo della materia? Dall’atomo alle galassie. Dall’atomo alle molecole. E a volte le riproduce. Ritornano i concetti di potenza e atto. Solo che ora sono fusi nel concetto di processo. Lo sviluppo si muove fra le potenzialità delle condizioni e la loro realizzazione. La nostra struttura cerebrale è potenzialmente in grado di afferrare la realtà totale. Ma solo se le condizioni economiche e sociali la pongono in grado di realizzare quella potenzialità. La questione della realtà generale fa parte di un altro discorso.

Oppure.

L’uomo è l’espressione dello sviluppo più alto raggiunto dall’organizzazione della materia. La materia producendo la coscienza di sé attraverso l’umanità (o altra realtà cosciente fuori dal pianeta a noi sconosciuta) produce con lo sviluppo cerebrale gli strumenti stessi della propria comprensione (vedi anche @P&R).

Di conseguenza non c’è né potenza né atto ¹. Ma solo processo e sviluppo. E nello sviluppo del processo è incluso il livello dell’autodecifrazione dello sviluppo della natura. Lo sviluppo del cervello va di pari passo con lo sviluppo delle condizioni con le quali l’organizzazione della materia prende coscienza di sé.

(¹) I concetti di potenza e di atto sono in sé deterministi. Presuppongono uno scenario predeterminato. Nel quale le potenzialità si sviluppano e si realizzano. Al contrario, nel concetto di produzione e riproduzione nulla è designato. Non esiste un fine programmato. Il fine è soltanto il risultato della propria stessa finalità, lo sviluppo del processo. Di nuovo il fine del fine è il fine(da fpg 16.09.06).

 

[il fronte dello sviluppo4PP]

Identifichiamo per comodità il 4PP con il concetto di sviluppo. In altre parole il 4PP ha una direzione, come il tempo.  Questa direzione è l’espansione, ossia la riproduzione allargata, ossia lo sviluppo. Quale è lo stato dell’arte dello sviluppo? Lo sviluppo ha una sua fronte, un suo fronte. In alcuni settori avanza rapidamente, in altri segna il passo, in altri arretra.

Nell’analisi dei meccanismi biologici (natura interna) e di alcuni meccanismi individuati dalla fisica (natura esterna) lo sfondamento del fronte è notevole. La breccia è larga. La penetrazione nei territori della fisica e della biologia profonda. Come in una guerra lampo la profondità della penetrazione trascinerà poi con sé le ali arretrate e quei settori per ora in forse.

L’avanzata dello sviluppo tecnologico sia biologico (fronte natura interna) sia fisico, con la creazione di reti di comunicazione sempre più ampie e complesse (fronte natura esterna) ci appare quanto meno irruenta

Sul fronte dello sviluppo economico e sociale la situazione non è altrettanto brillante. Qui la lotta di classe con le sue conseguenze intellettuali e politiche infuria. Palese sullo scacchiere internazionale. Mascherata sullo scacchiere dei paesi economicamente sviluppati.

La lotta di classe influisce direttamente e indirettamente sullo sviluppo del sapere logico e della metodologia di ricerca (vedi @DS). Da Kant a Fermi si cerca di aggirare il pensiero dialettico di Hegel e ma.dial di Marx.

Poi c’è il fronte dell’uomo che indaga sulle ragioni della propria esistenza. Qui lo scacco è dietro l’angolo. (Il concetto di scacco, una dimensione esistenziale della riflessione del Novecento). Così il processo dello sviluppo umano nel suo insieme come processo permanente in fieri è volutamente ignorato. La lotta di classe è una struttura di questo sviluppo e influisce sui metodi di analisi. La riflessione sulla storia sociale dell’uomo – dal branco all’attuale individualismo – è ferma. Lo stato di arretratezza della riflessione, impressionante. Il rifiuto della realtà della condizione umana, totale. Lo scontro fermo al conflitto religiosità - laicismo con il concetto di laicismo che fa da cuscinetto al vero conflitto fra religiosità/feticismo - ateismo/ragione. Il suo svolgersi costellato da avanzate e arretramenti.

Altro fronte minore ma destinato ad acquistare un valore crescente è quello del rapporto soggetto - oggetto. Una volta individuata da Hegel la contraddizione fra soggetto e oggetto, la riflessione non è stata in grado di superare l’antitesi, influenzata dalla virulenza della lotta di classe. Eppure lo sviluppo generale dell’umanità, il prossimo sbocco del 4PP, è diretto verso il superamento della opposizione (da una [R  fpg del 17.08.00)

 

[riproduzione allargata e sviluppo]

Lo sviluppo è la forma presa dalla riproduzione allargata (vedi @4PP2). Così nel processo di sviluppo umano si va → dalla produzione spontanea, alla produzione semplice, alla produzione allargata. Modi della produzione umana sono  le mutazioni, la selezione naturale, trasformazioni e momenti progressivi conseguenza delle mutazioni e della selezione naturale. Altro. Le contraddizioni all’interno della riproduzione allargata provocano alienazione e falsa coscienza. 

 

[alienazione generale e 4PP]

L'alienazione generale avanza e prende la forma di una psicopatia dilagante e generalizzata. Una prima riflessione. Nei momenti di crisi da periodo di tran­sizione, i rapporti di produzione precedenti entrano in crisi e l'organizzazione sociale corrispondente si destruttura. Aumenta il movimento generale. Il movimento caotico è una caratteristica dei livelli più bassi dell'organizzazione (fisica, biologica e sociale). La struttura perde i suoi contenuti. Dal movimento generale – lentamente – emergono nuovi contenuti che si struttureranno (attraverso salti di qualità dialettici e selezioni darwiniane). La vita delle nuove generazioni, per esempio, è ricca di movimento e povera di contenuti. Ricordare l'appunto nel quale si sosteneva che rappresentavano un nulla in movimento (vedi @COND). Un mese di Flm è un susseguirsi di colpi di scena caratterizzati da coazioni a ripetere e privi di qualsivoglia struttura che non sia quella delle coazioni a ripetere (da fpg 25.02.92).

 

[l’alienazione]

L’alienazione è il prodotto della differenza fra la realtà del soggetto e la realtà dell’oggetto (in @LOGVIV).

La realtà del soggetto può prendere la forma della realtà dell’individuo, della realtà della classe, di ogni realtà complessa che sintetizzandosi si soggettivizza. Si soggettivizza divenendo soggetto. Come tale producendo e rispondendo a leggi diverse da quelle dei suoi componenti singoli.  Una volta unificata e presa la forma di soggetto, quella realtà torna a essere oggettivata  rispetto a una realtà altra a sua volta soggettivizzata. Così la dialettica soggetto - oggetto si dinamizza in un continuo rovesciamento di un polo nell'altro. 

La realtà dell’oggetto parte dall’insieme che va dalla realtà fisica alla realtà biologica. E da tutte quelle realtà che passano dal livello soggettivo al livello oggettivo. Una realtà si pone come soggetto di fronte a una realtà di livello diverso (solitamente superiore). In altri termini la dialettica soggetto - oggetto segue le medesime leggi della dialettica causa - effetto. Dove all’interno del processo ogni effetto è a sua volta causa e ogni causa è a sua volta effetto. Così nello svolgersi del processo ogni soggetto è nel medesimo tempo oggetto come ogni oggetto è nel medesimo tempo soggetto. Tutto dipende dallo spezzone di  processo nel quale viene isolato e analizzato. Esempio. L’umanità si pone come soggetto rispetto ai vari popoli che la compongono ma è oggetto rispetto all’insieme della natura che la comprende.

 

[della falsa coscienza]

Anche la falsa coscienza ha le sue radici nella differenza fra realtà del soggetto e realtà dell’oggetto. Ed è una delle forme prese dall’alienazione (vai a @ALN). Più precisamente la forma specifica del cattivo rapporto fra le due realtà.

È  anche la forma presa dalla differenza fra la realtà dell’immediato (realtà semplice) e la realtà del mediato. Realtà questa che è asintoticamente vicina alla realtà oggettiva nei suoi momenti di realtà del possibile e di realtà del concreto (attuale più possibile) (vai a @FCSCZ).

 

[del malessere]

A tutto c'è da aggiungere la permanente maretta intorno. Ognuno ha qualcosa che non va. Ognuno ha qualcosa che lo tiene in disagio. Tensioni e nervosismo provengono anche da questo disagio altrui. Ora, dove nasce il disagio? Dalle aspettative. La più pericolosa delle aspettative è la volontà, che diviene pretesa, di «star bene». Il rifiuto del disagio stesso, delle tensioni, della lotta, del malessere. Questo rifiuto aumenta disagio, tensioni, malessere. Rende insopportabile la lotta. Forme nelle quali l'alienazione si manifesta. E si manifesta nella differenza fra l'attesa del preteso e la concretezza del reale. Se l'atteso/preteso è troppo alto, troppo forte, il reale non può che risultare impossibile. Invivibile.

Oggettivamente, il malessere è dato dalle contraddizioni generali. Prima fra tutte la produzione sempre più sociale e l'appropriazione sempre più individuale. Questa contraddizione trova il suo vero punto di rottura nella differenza fra il tenore di vita dei paesi occidentali e il tenore di vita del resto del mondo. Fra la ricchezza del mondo e l'appropriazione occidentale di questa ricchezza. Così le religioni, nate per assopire e riassorbire le contraddizioni sociali, le acuiscono. Come l'Islam.

Ma anche il cristianesimo. Il protestantesimo nucleo forte della ideologia borghese fiancheggia bene il positivismo, ma lascia fuori la pressione del proletariato esterno. Il cattolicesimo romano, vecchio e inadeguato con la sua resistenza al mondo moderno, accresce la tensione invece di smorzarla. Il tentativo di tenere a bada le pressioni del proletariato interno ed esterno, occupando il posto lasciato libero dal comunismo reale, non ha né può avere successo (da fpg 5.06.95).

 

[inganno – forme prese dalla contraddizione del mcp]

Se il sistema prodotto dal modo di produzione disumanizza i processi umani e è alienato ai processi umani, chi non si adatta al sistema è alienato al sistema. C'è una sorta di inganno in tutte le azioni umane, dal quale non si sfugge. L'inganno è la forma psicologica presa dalle contraddizioni del sistema. Un modo di presentarsi della contraddizione è di essere questo e quello e insieme né questo né quello. L'inganno consiste una volta nell'essere quello, una volta nell'essere questo, una volta nel non essere né questo né quello e una volta nel pensare di poter essere questo e quello. La quarta forma è la più diffusa.

Impossibile sfuggire alle contraddizioni del sistema. Non si sfugge alla sua alienazione. Tuttavia non è vero che non ci siano soluzioni. La soluzione delle soluzioni è la lotta. Poiché anche quando la lotta si risolve in sconfitta, è già di per sé vittoria. La lotta è la forma presa dallo sviluppo del processo. Dalla capacità - necessità, particolarmente umane, di trasformare le condizioni oggettive. Cambiare la natura naturale, con l'uomo al suo interno, l'uomo naturale, predicato della natura, in natura umana, con l'uomo soggetto della natura. Trasformare la natura da soggetto in predicato. Compiere il passaggio da umanità naturale a naturalità umana. Tanto per cominciare (da ndc 5 aprile 88).

 

 

parole chiave di ricerca

[materialismo dialettico [processo umano [individuo condizione del processo storico [coscienza e falsa coscienza

[pensiero : riflessione/rispecchiamento del reale (°) [alienazione  [il fine del fine è il fine [riproduzione allargata [soggetto-oggetto [età dell'uomo (le) [fronte dello sviluppo [sviluppo umano [lotta [soggettività-oggettività [individualismo [ontogenesi ripetizione della filogenesi [malessere sociale

[Hegel [Giddens

 

“4PP – sviluppo e alienazione” [@UOM2]

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