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4PP e criminalità

(forme del processo e modi di produzione – vedi @FORR)

 

§* La legalità è il patto, il contratto, che una classe egemone stipula al suo interno. È il livello di applicazione di questo patto. L’illegalità è la forma presa dalle difficoltà del modo di produzione nel suo realizzarsi.

 

[diritto e rapporti di produzione]

"Il diritto non può mai andare al di là della situazione economica della civiltà e del grado di civiltà che vi corrisponde" (Marx – Critica al programma di Gotha).

La parte ostica del marxismo come scienza è che le leggi economiche, le leggi sociali, i rapporti umani, la struttura e la sovrastruttura sono oggettivi, nel senso che nascono da leggi insite nel sistema e indipendenti dalla volontà umana pur non escludendola.

La legge nasce a monte della forma visibile. Ha una sua ragione di essere e una sua autonomia.

La lotta di classe è una conseguenza decisiva, ma derivata dalle leggi  economiche che a loro volta non sono autonome e non producono effetti  meccanici in quanto anch'esse sono cause definite dagli effetti. La lotta di classe derivata dalle leggi economiche che condiziona.

La stessa dialettica riflette una legge profondamente celata nel processo reale e concreto della storia, sia essa storia degli uomini o storia della materia.

Cosa accade invece? Che gli uomini rifiutano di essere solo un frammento di processi oggettivi – rifiutano di essere oggettivati in un processo in cui pur facendone parte, individualmente (presi uno per uno) li supera.

Da dove nasce il feticismo se non dalla incapacità di riconoscere il fenomeno per quello che è. Mentre lo si accetta solo feticizzandolo. Feticizzazione che indica l’esistenza del fenomeno, nascondendone l’origine.

Interpretare il diritto come la conseguenza meccanica della lotta di classe è più semplice e convincente che vederlo come "forma giuridica di una mediazione reale dei rapporti di produzione".

Ma è ancora più semplice pensare al diritto come una mistificazione, a una banale falsificazione ai danni delle classi proletarie – piuttosto che come sistema derivato dai rapporti di produzione (e in ultima analisi dai rapporti di classe che ne derivano a loro volta) – con una sua autonomia oggettiva e leggi proprie che dipendono e derivano dai rapporti di produzione, ma che, nel medesimo tempo, concorrono a riprodurli – anche quando sono mutati o stanno mutando in forza di una legge oggettiva della lotta di classe e di quel sistema di produzione che un tempo li produsse e che è ora in parte da essi prodotto.

Tutto questo processo è oggettivo. Non è conseguenza della volontà umana, ma del processo (che a sua volta produce quella storicamente determinata volontà umana).

Questo non significa che gli uomini nel corso della loro lotta non riescano a modificare il rapporto fra le leggi oggettive e loro medesimi. Il loro essere uomini consiste proprio in questa capacità di concorrere al farsi della storia. Sia la loro sia della natura. Poiché possono mutare se stessi e la natura – la natura con se stessi e se stessi con la natura – recuperando la natura e recuperandosi alla natura.

Ma questo recupero, questa vittoria sull’alienazione e sul feticismo non può avvenire attraverso l’alienazione e il feticismo. Non può essere il prodotto dell'alienazione e del feticismo. Non può ignorare i rapporti fra uomo e natura, fra uomo e società, fra uomo e forze produttive globalmente come processo storicamente determinato. Non può ignorare come questi rapporti si siano venuti formando e modificando. Dove siano diretti. Non può ignorare la dipendenza passata e presente, la collocazione dell’uomo nel processo. Momento dopo momento. Periodo dopo periodo. Non può ignorare le leggi oggettive del processo. Non può feticizzare il processo, le sue leggi e se stesso – come è avvenuto sino a ora – e come continua a avvenire nonostante le scoperte del materialismo dialettico.

Non che le analisi del marxismo possano di per sé mutare la storia. Ma queste analisi sono esse stesse un indice della direzione del processo che peraltro concorrono a mutare. Al momento, ignorate o meno che siano, sono uno strumento essenziale dello sviluppo generale in corso.

Rinunciarvi significa collocarsi nel processo con un segno preciso. Fra le componenti che invece di favorirlo lo ostacolano.  

 

[oggettività delle leggi]

"... il diritto come forma non esiste soltanto nella testa e nelle teorie  dei giuristi. Si sviluppa anche come «specifico sistema di rapporti» –  oltre che sistema di concetti.”

"La forma giuridica espressa attraverso astrazioni logiche è il prodotto di  una reale e concreta forma giuridica, di una mediazione reale dei rapporti  di produzione (Pasukanis – SMC/1022).”

 

[mcp & criminalità]

Concetto di criminale uguale a comportamento antisociale. Ogni modo di produzione (mdp) ha avuto la sua criminalità. Un esempio. Nel medioevo i cacciatori di frodo, coloro cioè che violavano i privilegi feudali. Con l’avvento del modo capitalistico di produzione (mcp) si è affermato il principio di legalità generale, la legge uguale per tutti, l’abbattimento legale dei privilegi, eccetera. Tuttavia anche il mcp ha bisogno del suo braccio armato. Le forze armate per la lotta sui mercati esterni, le forze di polizia per gli equilibri sociali interni. Ma se la concorrenza esterna è appoggiata dalla struttura militare data, alla concorrenza interna non basta la legge e la polizia. Occorre un equivalente militare al cui uso si oppone tuttavia il principio di legalità. È qui l’intreccio fra criminalità organizzata e concorrenza interna. Può servire a disturbare la concorrenza avversa, a eludere le regole generali della concorrenza, e altro.

In Italia la criminalità è ferma (nel senso che è prodotta) alla rendita fondiaria. Diretta a contrastare la concorrenza come principio economico in sé e l’avvento delle leggi di mercato. La mafia siciliana era anche il braccio armato dei grandi latifondisti che con il suo uso dirimevano lo scontro interno. Così in tutto il Sud. Al Nord la sopravvivenza era legata al concetto delle «grida» e dei «bravi» di Manzoni. Elusione delle leggi, illegalità diffusa, micro e macro. Modalità, si direbbe oggi, di una produzione ferma alla rendita (vai a #ID) e che stenta a passare ai concetti di legalità capitalista e ai corrispettivi livelli di criminalità.

(18.05. 06)  – Finisco Buscetta. La mafia senza il concorso dello Stato non potrebbe esistere. La medesima conclusione cui era giunto quell'alto poliziotto SU nel trattare della mafia americana. La criminalità organizzata braccio armato in outsourcing della produzione. Braccio armato del modo di produzione. In Italia anche strategia del Nord nello sfruttamento del Sud. Per esempio le discariche.

 

[legalità e mdp - 1]

La modernità di un paese moderno si misura dal suo livello di illegalità. Più il grado della pratica illegale è basso più il paese è avanzato. La legalità misura il grado di fluidità del modo di produzione, dell’economia che ne deriva, del funzionamento dei suoi mercati finanziari, eccetera (19.04.00).

La legalità è il patto, il contratto, che una classe egemone stipula al suo interno. È il livello di applicazione di questo patto. Una classe egemone rispetta il patto. Diciamo che l’accordo prende la forma dei «valori condivisi» sul piano politico istituzionale, la forma del «contratto» sul piano economico, la forma della «correttezza» sul piano dei comportamenti. L’accordo riflette la struttura del mdp. Più l’accordo riflette la struttura reale del mdp, più spinge verso il suo sviluppo e la sua piena realizzazione.

L’illegalità è la forma presa dalle difficoltà del modo di produzione nel suo realizzarsi.

Il principio è che un sistema quale che sia tende a uno stato di equilibrio. Equilibrio che a sua volta tende a rompersi nella misura in cui lo «stato» inclina nel corso del processo a evolversi.

In questo senso l’illegalità è per un verso la forma presa dalle difficoltà del mdp esistente, dall’altro rappresenta la pressione del processo di evoluzione che tende a rompere gli equilibri del mdp esistente nel passaggio al mdp successivo *.

Diremo che la prima illegalità è criminale. La seconda è sociale. Spesso le due illegalità si mischiano. Travasano l’una nell’altra.

Ad altro livello ancora si può configurare l’illegalità come una forma presa dalla lotta di classe, con gruppi sociali che escono dalla legalità per frenare l’evoluzione del processo e altri che ne escono per forzarne la struttura, inadeguata allo sviluppo in corso. È ancorché palese che le leggi sono utilizzate dalla classe dirigente per riaffermare e mantenere la propria egemonia.

* (2009) La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 è la più evidente illustrazione del rapporto legalità - stato di salute del mdp dato. La crisi è stata scatenata da un diffuso stato di illegalità da parte degli attori del sistema. Dirigenti finanziari, società che hanno eluso i sistemi di controllo, alterazione delle informazioni, corruzione a livello individuale e di sistema. Eccetera.

Il suo sbocco sarà di mutare le strutture del modo capitalistico di produzione così come si era venuto formando sino a quel momento (cioè oggi per lo scrivente).

Tutto ciò conferma che il mcp è nel pieno della transizione. E in esaurimento. Diretto verso uno sbocco ipotizzabile ma non individuabile.

 

[legalità e mdp - 2]

Leggo la storia della pirateria (24.07.01) . Tutto il ‘5oo segnato dallo scontro islam contro cristianità. Scontro sul mare, attraverso la pirateria. Il terrorismo è qualcosa di diverso dalla pirateria. Eppure è affine allo scontro che l'Islam ha condotto contro l'occidente cristiano per molti secoli. È la cul­tura antagonista per eccellenza anche se affine. Un solo dio in fregola di espansione. La vera cul­tura altra è quella indiana, taoista, buddista, scintoista.

(04.10.01) A premiare ancora una volta è l'aggressività. Il sistema più aggressivo è anche quello che ha più carte per vincere. Sempre che ne abbia i mezzi.

Per quanto riguarda la pirateria esiste questo riflesso dei paesi europei di utilizzarla ai fini dei pro­pri scontri interni che impedisce loro e li sconsiglia di eliminarla.

È dunque giusta la riflessione mm generale. Quando un sistema a base criminale resiste è perché le forze «legali» in campo sono interessate alla sua sopravvivenza. Vale per la mafia, la droga, il ter­rorismo. Vale meno per la criminalità quotidiana, da strada. Eliminarla è problema di costi, di ad­destramento delle forze di polizia, di corruzione delle strutture pubbliche.

Tutte le volte che le forze legali si sono mobilitate seriamente il sistema illegale è stato eliminato. La pirateria barbaresca cessò con l'occupazione francese della Tunisia e dell'Algeria.

Potrebbe essere questa la volta buona per il terrorismo islamico.

Va anche fatta una riflessione del rapporto fra illegalità e mdp. La pirateria era di forte ostacolo al­l'espansione commerciale. Il terrorismo minaccia il processo di globalizzazione. La criminalità rappresenta una modo rapido per l'accumulazione di capitale. La criminalità è fisiologica al modo di produzione, è fisiologica alla concorrenza. Fino a che punto? In quale misura?

È anche vero che l'espansione economica, lo sviluppo si sono sempre accompagnati con la ridu­zione e il forte controllo della criminalità. La quale tende a sopravvivere alla sua periferia.

Allora? C'è un senso in questo? Quale è?

 

[violenza, lotta di classe & pensiero unico]

Il «pensiero unico» – felice invenzione degli intellettuali de Lmd – rappresenta l'ideologia della egemonia borghese dopo il crollo dell'Urss. Il contenuto del pensiero unico. Nella misura in cui il capitalismo assolve la sua missione storica, il pensiero unico cela il nocciolo di questa missione. La parte ideologica rappresenta il tentativo necessario per confezionare, a uso degli strati sociali (o delle classi sociali) che sostengono i gruppi dirigenti borghesi internazionali nel loro compito, una teoria che fornisca al processo una base razionale (razionalizzante). Questa concezione alimenta ed è contemporaneamente alimentata dalla falsa coscienza dei popoli sfruttatori e al loro interno dei gruppi sociali prevaricatori. Ora due questioni. Da un lato la prevaricazione. Dei popoli occidentali sugli altri e delle classi egemoni sulle altre, di volta in volta loro alleate o loro antagoniste. Dall'altro l'alienazione prodotta dal sistema in dosi crescenti. L'alienazione è naturalmente più alta all'interno del sistema. Ed è di natura diversa dall'alienazione dei popoli sfruttati. L'alienazione dei popoli sfruttati è di fattura tradizionale. Riguarda i modi del processo storico. Falsa coscienza diretta alla sopravvivenza generale. L'alienazione prodotta all'interno del sistema sfruttatore colpisce direttamente l'equilibrio nervoso degli individui. Anche attraverso le ideologie dei gruppi intermedi.

 Il rapporto fra alienazione e prevaricazione è la questione che riguarda direttamente la produzione reale e fantasmatica della violenza. La produzione reale si manifesta nelle manifestazioni di strada, nella prevaricazione economica e sociale di un gruppo su di un altro (corporativismi, per esempio), di un individuo su di un altro o sugli altri. La produzione fantasmatica provvede - almeno questa è la sua funzione - a compensare le dosi di violenza prevaricatrice subita. È su questa compensazione che nasce la produzione affabulatrice della produzione cinematografica. Che cerca di compensare in due modi. Nel migliore cercando di dare conto della natura della prevaricazione (descrizione fantasmatica della casistica), nella peggiore con la rivincita del soggetto prevaricato sul soggetto prevaricatore. Il meccanismo emotivo e narrativo si fonda tutto sull'attesa di questa rivincita. E se questo momento della rivincita non è completo nel senso che si limita solitamente all'uccisione del prevaricatore e non per esempio nella sua tortura, è solo perché si tenta di porre un freno alla tendenza della società occidentale di farsi giustizia da soli.  Ecco dunque. La questione della violenza. Dalla strada al cinema e tv e dal cinema e tv alla strada.

Diversa l'analisi dei contenuti della violenza. I contenuti riguardano da un lato l'alienazione prodotta dal sistema e la sua patologia. Dall'altro il mascheramento della lotta di classe e il suo frantumarsi in una serie di casi singoli e individuali. Qui il problema è più ampio. A che punto è la lotta di classe oggi? Si è trasferita in uno scontro fra popoli sfruttati e popoli sfruttatori? Mentre all'interno dei popoli sfruttatori si è ridotta alla lotta sociale ed economica per la conquista di un pezzo più consistente della torta frutto dello sfruttamento internazionale e all'interno di ogni popolo fra classi sociali e all'interno delle classi sociali fra gli individui? (da fpg 27.11.98)

 

[la corruzione]

Leggo e finisco il libro erotico di Mirabeau (24.09.04). Soprattutto un affresco dei tempi. Sesso e denaro. Come oggi a NY, business e sesso. Vi si respira anche l'aria della «Milano da bere» craxiana. Alla base il denaro. Il sesso come premio o suo mezzo. Ne esce il ritratto di una società corrotta la cui forma è disegnata con acutezza, efficacia e sarcasmo.

Rimane ora da chiedere cosa sia la corruzione. La rottura delle regole sociali, l'ipocrisia di queste regole, l'assenza della sensibilità sociale intesa come bene comune. L'eccesso e la golosità del vivere. Il conflitto fra la necessità generale e l'avidità individuale. La necessità delle regole sociali in lotta con la pulsione dei soggetti che formano la società. La rapina che come la signoria si protrae lungo lo svolgersi dei modi di produzione. Sempre più mascherata ma sempre latente. Il vivere bestiale quale forma dominante della alienazione che contrasta la spinta del vivere umano. Eccetera. Tutto ciò alimenta la corruzione ed è corruzione tout court.

 

 

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“4PP e criminalità” [@FORR2]

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