materialismo&dialettica
Produzione del processo e processo della produzione >
4PP e globalizzazione - 2

(► continua da @GLOB)

 

§* La globalizzazione è un passo avanti del modo di produzione capitalistico ma comporta un passo indietro – o due, o tre – di fronte al massimo di coscienza possibile raggiunta con l’individuazione del processo da parte di Hegel e successivamente del suo rovesciamento materialistico da parte di Marx.

§* "… solo con questo sviluppo universale delle forze produttive possono aversi relazioni universali fra gli uomini" (Marx, IT).

§* 11 agosto  2011 -  Disordini in Occidente. Poveri in una società ricca. Insopportabile!

 

[globalizzazione – elementi per una riflessione]

1.     Jacob → tutti i sistemi biologici tendono all'economia del sistema.
La globalizzazione è un processo di economizzazione del sistema.

2.     L'abbattimento delle barriere e dei vincoli fa parte del processo di avanzamento dell'organizzazione sociale umana.

3.     La globalizzazione →

a)    riorganizza i confini fra nazioni ricche e nazioni povere;

b)    riorganizza le contraddizioni sociali all'interno dei paesi avanzati;

c)    connette le masse sfruttate del pianeta. Le masse sfruttate del «mondo esterno ai paesi sviluppati» fanno concorrenza alle masse dei paesi avanzati;

d)    favorisce il sistema di concentrazione capitalista;

e)    favorisce l'espansione del capitale;

f)     distrugge i ceti medi;

g)    provoca la trasformazione del sistema di massificazione;

h)    va nella direzione prevista da Marx. Ma spostata a livello mondiale;

i)     accentua le contraddizioni del sistema e le spinge alle loro estreme conseguenze.

 

Presupposti e considerazioni.

1.     La direzione centralizzata dell'economia è fallita con l'Urss.

2.     Un'economia centralizzata può avere successo solo se seguita da una crescita della coscienza collettiva.

3.     È possibile che dopo la globalizzazione e attraverso la globalizzazione lo sviluppo economico inneschi lo sviluppo culturale quale necessità assoluta e prossima tappa dello sviluppo umano.

4.     Siamo in una transizione. Quali sono le regole della transizione? E di questa transizione?

5.     La globalizzazione momento centrale della transizione. La si può frenare ma non fermare.

6.     Crescita relativa delle economie emergenti. Con la caduta delle barriere doganali i capitali affluiscono nel paese che le ha abbattute ma vi affluiscono anche i prodotti concorrenziali del mondo sviluppato che distruggono la produzione locale che fa loro concorrenza. La divisione del lavoro internazionale affida ai paesi emergenti la parte tradizionale e tecnologicamente povera della produzione.

7.     Un fenomeno da analizzare in profondità sono le sovvenzioni più o meno mascherate dello Stato alle imprese private che lo ricattano minacciandolo di trasferirsi o di non impiantare le loro fabbriche sul territorio.

8.     Il fenomeno della sovvenzione è accompagnato dalla crescente evasione fiscale. Facilitata dalla internazionalizzazione, dai porti e dai punti franchi (questi ultimi in Svizzera), dai paradisi fiscali, dai ricatti descritti indicati nel punto precedente. L'evasione illegale e legale aumenta.

9.     L'intervento dello stato e la questione dell'evasione fiscale hanno acquistato un particolare rilievo con la crisi del 2008.

10.  Gli affari della criminalità organizzata rappresentano una parte non indifferente dell'attività del capitale generale. E, per qualche verso, a esso indispensabili (vedi @FORR2). Come sono indispensabili alla produzione capitalista i beni di lusso e gli alti stipendi dei manager delle multinazionali che a quei beni danno accesso.

 

[globalizzazione e massimo di coscienza possibile]

Rifletto - nulla di nuovo - sui limiti del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto. Come la globalizzazione dovrà essere diffusione della coscienza possibile. Come la storia dell’umanità altro non sia che storia dello sviluppo della coscienza possibile. Che poi è sviluppo della corteccia, del rapporto con le due nature, sviluppo del modo di produzione. Il 4PP  è strutturato in questi tre assi. Corteccia, rapporti con le due nature, modo di produzione. Il mdp è legato - lo determina - al rapporto con le due nature. Lo sviluppo della corteccia determinato dal rapporto mdp e due nature (da fpg 24.6.03).

 

[globalizzazione, sfruttamento e appropriazione]

La questione è legittimare il privilegio. Che a sua volta legittima l'appropriazione e lo sfruttamento. La politica indica la pratica delle società umane nella divisione dei vantaggi dell'appropriazione e dello sfruttamento. La loro redistribuzione.

Questa è la costante che dal mondo antico giunge fino a noi.

Oggi lo sfruttamento e l'appropriazione sono globali. E le pratiche dell'appropriazione e dello sfruttamento sono globali.

Tutto ciò si aggiunge e nulla toglie alla centralità del lavoro. Appropriazione e sfruttamento avvengono anche per mezzo di una dose di lavoro da parte degli sfruttatori e dei predatori.

Al centro è la produzione. Sfruttamento e appropriazione sono sfruttamento e appropriazione della produzione altrui. Del lavoro altrui.

Sintesi. Bisogni, produzione (per soddisfare i bisogni), lavoro, sfruttamento, appropriazione.

Bisogni. La ricchezza trasforma la struttura dei bisogni. Produce bisogni nuovi. Dalle origini a oggi (da fpg 30.1.07).

 

[lavoro e valore nella società post-industriale]

Nella società post-industriale il valore non è dato dalla quantità di lavoro contenuto nel prodotto ma dal livello di tecnologia che contiene. Non si tratta più di solo lavoro fisico ma di produrre, applicare, gestire conoscenza e tecnologia, cioè lavoro intellettuale.

Lo spostamento è dal lavoro fisico al lv intellettuale. Con un riflesso immediato nella composizione delle classi.  Spostamento che non dovrebbe meravigliare poiché è inscritto nello sviluppo della coscienza. La coscienza sviluppandosi diventa la base della produzione. Modifica il modo di produrre. Il come della produzione. E il come della produzione è diverso a seconda del grado di coscienza che contiene. La tecnologia, il livello raggiunto dalla tecnologia, viene sussunta dal livello raggiunto dalla coscienza.
La tecnologia influisce, cambia il modo di essere degli uomini. Ma non modifica immediatamente il loro modo di pensare. E sin quando il modo di pensare non muta, l'innovazione non sviluppa i suoi effetti. E il nuovo modo di produrre non si compie. È necessaria la coscienza del nuovo modo di produrre perché esso si compia. Solo a quel punto la coscienza del nuovo modo di produrre, spinto dalla scienza e dalla tecnologia, entra nella produzione della coscienza generale allargata. Per raggiungere questo livello non basta la tecnologia. Si rende necessario lo sviluppo delle forze della produzione. Allo sviluppo maturo delle forze di produzione seguirà la sviluppo della coscienza. Lo sviluppo della coscienza indica che il nuovo mdp si è affermato.

(17.5.07) – La tecnologia risultato dello sviluppo delle forze di produzione (sfdp). L'erodersi del «non detto», nuova conseguenza dell’sfdp, abbassa il livello di alienazione generale. È a sua volta una componente dello stato attuale dello sviluppo del 4PP. Anche lo sviluppo di internet, l'avanzata all'interno del modo capitalistico di produzione (mcp) delle public company, l'attenzione al consumatore, al cliente in nome del mercato, momenti della transizione e dello sviluppo del mcp.

 

[innovazione]

Ieri mattina con xy buttiamo giù i suoi interventi per i convegni diessini sulle giovani leve «acculturate», come le chiama Fassino e sull'innovazione. La vera innovazione è l'innovazione di processo. Le nuove tecnologie hanno in sé il cambiamento, non sono ancora il cambiamento. Il cambiamento è qualcosa che riguarda la visione del mondo degli uomini che le usano. Non solo, ma  l'innovazione non riguarda soltanto l'hardware, gli strumenti. Tre gradi. L'innovazione dell'hardware, l'innovazione legata e prodotta dall'hardware, l'innovazione dei rapporti di produzione e della struttura del lavoro che ne segue. I tre livelli investono sia i livelli più alti della dirigenza, sia i lavoratori dei livelli sottostanti. Cioè si tratta dell'innovazione che poggia sulla conoscenza come risorsa, sulla conoscenza diventata risorsa e fa leva direttamente sulla cultura e sulla mentalità degli attori della produzione incidendo profondamente su quelli che Kenichi Ohmae chiama «modelli di pensiero».

 

[globalizzazione e potere]

Sto finendo di Samir Amin una raccolta di interventi sulla globalizzazione (OLM). Lo leggo con interesse. È una riflessione sul marxismo che a sua volta porta a delle riflessioni. Amin rifiuta l'«oggettività» dei classici. E con questa rifiuta l'oggettività che sostiene tutta l'analisi del CAP. Non ho capito bene con cosa la sostituisca. Forse col concetto di «potere»? Mi sembra che ne sia preso. Insomma. La struttura portante è il potere. Ciò che spinge gli uomini. Le società precapitalistiche che Amin chiama «tributarie» (da qualche parte suppongo ne spieghi il motivo) erano società la cui economia era guidata dalle strutture di potere, penso necessarie al governo di quelle società.

Insomma la società è la struttura portante data. Il governo della società lo si effettua con l'esercizio del potere. Qualcosa di simile sorregge anche l'analisi di Foucault. Si tratta di un riflesso idealista. Le strutture astratte evidenti non vengono analizzate come forme prese da una sostanza che va cercata e scoperta, ma assunte come sostanza. Eppure Amin accetta la legge del valore ma dai saggi in questione non risulta come la utilizzi. Probabilmente l'ha infilata nel concetto di surplus.

 ® Il potere come risultato. La società come risultato Di cosa?

La risposta è nella «logica del vivente» (vai a @LOGVIV). Le due nature. Nell'affrontare le due nature l'uomo si organizza. La società, il sociale è la forma presa da questa organizzazione. Con l'organizzazione nasce il problema della gestione dell'organizzazione. Il potere è la forma presa da questa gestione. I modi di produzione sono le forme prese da queste organizzazioni.  I modi di produzione sono la risposta con la quale l'uomo si è organizzato nell'affrontare i problemi posti dalle due nature.

In un modo di produzione è strutturata l'organizzazione economica e l'organizzazione sociale strettamente connesse fra di loro, ognuna speculare all'altra. La struttura portante – una volta che l'uomo si è posto il problema della risposta alle due nature e ha cominciato a darla – è il modo di produzione.

Di conseguenza → uomo → le due nature (interna, la fame – esterna, la risposta alla fame) → il modo di produzione (strutture produttive, strutture sociali – organizzazione delle strutture produttive, organizzazione delle strutture sociali o meglio organizzazione delle strutture produttive e sociali con le loro connessioni e le loro contraddizioni).

Dove è il potere? Il potere nasce per organizzare il lavoro. Il lavoro nasce per la produzione materiale delle esigenze umane. Senza lavoro niente produzione. Al contrario, con una produzione semplificata niente potere. A Robinson Crosuè si pone il problema delle risorse e del lavoro, non quella del potere. Non ancora. Forse si potrebbe porre a Venerdì.

Sia come sia il potere è una delle forme prese dall'organizzazione del lavoro e, andando più a fondo, la forma presa dalla distribuzione dei prodotti del lavoro. Forma presa dai rapporti di produzione e dalla lotta di classe. Successiva alle risorse e al lavoro che rimangono due strutture primarie. Cibo, lavoro e sesso per la riproduzione.

Rispondere alla globalizzazione con il potere e la cultura è idealista né più né meno come peccano di idealismo quei liberali che pensano di migliorare la condizione umana con la psicologia, la sociologia, e la cultura.

La condizione umana migliora con lo sviluppo. Sono quindi i modi dello sviluppo che vanno analizzati. Il che equivale a dire i modi di produzione.

Amin analizza solo le contraddizioni del modo di produzione. Non il modo di produzione in sé. Motivo per cui non  sa nemmeno dire a che punto sia questo modo di produzione, quale sia il suo stadio, se ci sia uno stadio, da dove provenga, dove stia dirigendosi. Eccetera. –| (da fpg – mercoledì, 24.11.99)

 

[globalizzazione e nuova sinistra]

Sulla linea di Amin le violente dimostrazioni di Seattle contro la globalizzazione. La sinistra radicale internazionale esulta. Questa la base della nuova sinistra? Luddista, ecologica e salutista? Dove le basi per un'opposizione al modo capitalistico di produzione (mcp) in vista e per favorire il suo superamento? La globalizzazione al momento avvantaggia i paesi sviluppati, ma siamo assolutamente all'oscuro dei suoi sbocchi.  La difficoltà consiste nell'individuare le leggi dello sviluppo e il grado di giustizia sociale che vi si accompagna. Dopo il fallimento delle economie centralizzate il grado di giustizia sociale e di giustizia generale che lo sviluppo consente è piuttosto basso.

Basso ma reclamato. Un reclamo che fornisce alla transizione un suo livello e prepara al superamento del mcp quando questi avrà svolto la sua parte. E fatto il suo tempo. Le dimostrazioni di Seattle lo preannunciano. Questo il loro senso.  Il superamento non è per domani, non è graduale, non è senza tensioni, non è senza contraddizioni. Improvvisamente precipiterà verso il nuovo. Ingenuo chiedersi cosa sarà il nuovo e quando sarà. Almeno al momento (giovedì, 02.12.99)

 

[globalizzazione e nuova classe operaia]

La concorrenza internazionale, la sconfitta dell’Urss, il crescente benessere dei paesi capitalisti, lo sviluppo di questi paesi basato sullo sfruttamento delle ricchezze del globo e dei paesi fuori dall’area sviluppata, la progressiva crescita della produttività generale, l’entrata nella zona dello sviluppo di formazioni economico sociali come la Cina e l’India, hanno trasformato la lotta di classe nei paesi occidentali. Spezzando la spinta della classe operaia, insieme indebolita e costretta alla difesa corporativa delle conquiste ottenute nel secondo dopoguerra.   Cedendo il passo a una classe di proletari completamente nuova e in gestazione. Di cui non è possibile comprendere la struttura essendo ancora in essere. Si intravede ma non c’è (vedi classe meticcia in @CLAS).

D’altra parte Marx non lo aveva escluso. Il capitalismo si sarebbe esaurito e avrebbe lasciato il posto a un mdp diverso e più evoluto non necessariamente attraverso una rivoluzione cruenta (2006).

 

[globalizzazione, valore di scambio, identità]

Flm racconta dello studio di un’americana (N. Klein) sui marchi commerciali. Come una grande marca di scarpe ormai non venda più scarpe ma il marchio delle proprie scarpe che fornisce al compratore il rapporto che egli ha con la società e nella società attraverso quel marchio di scarpe e quella scarpa che indossa.

La prima idea è che si tratti di una evoluzione del valore di scambio. Il valore di scambio cresce e scambia, «vende» a un secondo livello il valore di scambio stesso su cui poggia. La scarpa c’è ma non ha valore come tale. Non interessa più se buona, comoda, eccetera o quanto meno non è quello il suo valore. Il suo valore consiste nella notorietà e nel significato che la ditta è riuscita a dare al suo marchio di fabbrica. Valore di scambio su valore di scambio.

La riflessione successiva è che la ditta di scarpe con il suo marchio vende identità. L’importanza assunta dal marchio poggia sulla potenza/capacità del marchio nel fornirti l’identità. Senza marchio niente identità, senza identità niente mercato. Al primo livello abbiamo lo scambio semplice valore d’uso contro valore di scambio, ossia il prodotto con le sue qualità. Al secondo livello troviamo la triade marchio/identità/mercato.

Nella pratica del mercato la tua identità di consumatore consiste nell’indossare quella scarpa. Se indossi quella scarpa sei una certa cosa, nota e identificabile. A questo punto non sei più un consumatore di scarpe bensì un acquirente di identità. Identità necessaria per farti riconoscere e avere un certo tipo di rapporti che su quella identità si basano.

Visto più da vicino possiamo dire che siamo alla vendita dei rapporti.

Ora se il vero contenuto della merce sono rapporti umani, siamo giunti al livello nel quale questi rapporti umani nascosti nella merce emergono e si rendono visibili al punto di essere venduti. Materialmente con quella scarpa ti vendo una serie di rapporti che tu potrai avere e instaurare proprio perché la indossi. Questa tua nuova possibilità l’ho creata io ditta, con il mio marchio e tutto ciò che esiste dietro la produzione del marchio.

Questo già avveniva con una Ferrari. La novità di queste scarpe o meglio la novità dei marchi che sono dietro i prodotti è che sono delle Ferrari a livello di massa. Possiedono lo stesso contenuto in termini di valore di scambio della Ferrari ma esteso a un pubblico molto più vasto. Mentre con un Patek Philippe (un pezzo quattro miliardi di lire) siamo nel collezionismo dove il possessore o l’acquirente non acquista una identità con l’orologio ma accresce e precisa la propria, con la Ferrari il processo è già andato oltre e l’acquirente si limita ad affermare o riaffermare la propria identità perché di solito ne ha già una (industriale o famiglia di industriali o commercianti o figure socialmente di spicco) che rafforza e afferma con l’auto di marca la quale si limita a testimoniare la forza sociale del suo proprietario.

Il marchio affermato (la fabbrica di scarpe in questione) scala un ulteriore livello. Ti vende l’identità che non hai e ti permette di acquistarne una. Non basta. Ti fa sentire parte di una comunità (la comunità dei consumatori di quel marchio) che è un po’ come appartenere a un club, essere, un sentirsi meno soli in un modo di produzione che attraverso l’alienazione crescente ti sottrae e si appropria del tuo contenuto di uomo, di ente generico. E anche questa è una maniera per facilitare i rapporti in una società sempre più anonima e dispersa.

E avvicinandoci ancora più da presso al fenomeno possiamo dire che i rapporti contenuti nella merce ormai sono visibili e in vendita. [Analizzare meglio i rapporti contenuti in una merce. Forse rapporti specifici – fra compratore e venditore – e rapporti generici intendendo per generici quei rapporto sociali che ogni merce possiede in sé] (da fpg 5.05.01)

 

(15.6.01) - Leggo  NLG (No logo - economia globale e nuova contestazione) dove Naomi Klein affronta i modi della nuova produzione capitalistica. Il fenomeno dei «marchi», la comunicazione struttura portante dei mercati commerciali. Altrettanto importante di RDF. Conferma lo sfruttamento, l’alienazione, la globalizzazione condotta in nome dei marchi di fabbrica. Dietro i marchi le multinazionali. La globalizzazione spinta dalle multinazionali. Le multinazionali più forti degli stati nazionali. I «marchi» come fenomeno globalizzante. Il nuovo sfruttamento. La reazione ai marchi. La lotta al mcp prende la forma della contestazione.

La produzione tenta di separarsi dal prodotto. Attraverso il prodotto vende identità. Eccetera.

Si conferma l’intuizione dell’appunto del 5.05.01. E anche come lo scontro nasca dal ventre della società capitalistica. Si organizzi in modo spontaneo e nel medesimo tempo a sua volta globale.

Per ora fermiamoci a questo. Certo, la riflessione deve partire da qui. D’altra parte si inserisce direi comodamente nelle analisi del 4PP.

 

[totem & tabù]

Rileggo gli appunti di antropologia. Analizzare meglio il concetto di totem. E di quanto la società moderna sia pervasa non solo dai tabù ma anche dai totem. Curioso che dell'analisi freudiana di Totem e tabù sia risultato più familiare e abbia preso piede il concetto di tabù. In altre parole il concetto che esprimeva un divieto. Come se la società moderna avesse individuato i divieti, le proibizioni, gli ostacoli, i comandi del non fare ma avesse tralasciato i comandi del fare, il rapporto profondo fra individuo e società, la propria collocazione nel sociale, il bisogno di identità che si esprime nei totem. Così la società moderna è ricca di tabù individuati e assolutamente povera e ignara dei totem che la pervadono ma non sono mai stati realmente individuati (da fpg 8.3.08).

 

[la moda]

Leggo un articolo di Galimberti sulla moda. G. cerca di cogliere la sostanza della moda. È brillante e insieme piuttosto vuoto. Fa una serie di commenti che altro non sono che giochi logici. Possono anche affascinare ma non spiegano nulla. E in realtà nemmeno raccontano nulla. Cioè non raccontano i vari momenti della moda. Nel tempo e nello spazio. Lontano dagli scritti degli Annales che almeno restavano sempre con i piedi in terra. E cercavano solo dei punti di riferimento geografici o temporali, che fornissero delle sintesi per la comprensione degli oggetti storici che affrontavano.

Impossibile analizzare la moda come fenomeno se non si parte dalla contraddizione ruolo - individuo. Valore di uso (individuo) e valore di scambio (ruolo). Dalla constatazione che la moda oltre che protezione del corpo (valore di uso) è merce (valore di scambio). E come ogni merce racchiude in sé un feticcio. È anche feticcio. E simbolo dello scontro di classe. Scontro che si esprime anche attraverso la simbologia e la feticizzazione della moda. Insomma la moda. Uno dei concetti più complessi da analizzare. Proprio perché così aderente allo sviluppo dell'uomo, alla sua organizzazione, al processo di formazione della coscienza. Per un certo verso pura falsa coscienza, nella sua forma di apparenza e alienazione. Ma non solo questo (da fpg 20.8.05).

 

(sul tema della globalizzazione vedi anche Note di economia e politica 97-99 e segg.)

 

 

parole chiave di ricerca

[globalizzazione e potere [potere (il) [identità e valore di scambio [merce [forze produttive e rapporti di produzione [innovazione di processo [lavoro e valore nella società post-industriale [coscienza e nuovo modo di produzione [massimo di coscienza possibile [tecnologia [moda [valore di uso e valore di scambio [feticismo [totem e tabù [privilegio
[Klein, Naomi [Jacob [Amin
[Galimberti

 

“4PP e globalizzazione - 2” [@GLOB2]

Torna su

Trova
codici
Menu