materialismo&dialettica
Produzione del processo e processo della produzione >
4PP - annotazioni

[processo di produzione della materia]

Nel corso del 4PP ogni «esistente» prodotto ha in sé il suo opposto.

Ora nello svolgersi del processo di produzione della materia questi opposti si fondono  dando luogo a nuove unità. Unità con caratteristiche e valori propri.  Queste unità possono essere a maggioranza di segno positivo o a maggioranza di segno negativo.

L’analisi va condotta individuando in ogni processo la composizione degli opposti e le loro combinazioni. Infine le unità cui danno luogo (che producono).

Nasce un processo all’infinito (il vero infinito hegeliano) di cui un buon campione è la combinazione delle lettere dell’alfabeto. Oltre venti segni, ormai privi di contenuti, che consentono di generare all’infinito la produzione del pensiero ricco di contenuti.

 

[processo di un processo]

Nello stesso tempo un esempio eccezionalmente chiaro del processo di un processo è in MCI/58.  Qui la dialettica del concreto è espressa in modo compiutamente lineare.  – C’è il rapporto fra forma e contenuto, la «legge di corrispondenza» fra le forme, come un tipo di processo ne anticipi un altro (dall’assoluto al relativo) ma poi il secondo possa di nuovo dare vita al primo in un processo allargato (dal relativo all’assoluto). 

Si possono ricavare anche altre leggi (come della riproduzione allargata e dell'equivalenza generale. Cfr CAP 1° – processo di formazione del denaro).  Leggi in parte desunte da Marx. Dalle sue descrizioni dello sviluppo individuate all'interno  dei processi analizzati (vedi @4PP2). 

 

[processo & funzione]

Critica al concetto di funzione rispetto al concetto di processo. Con il concetto di processo l'uomo «coglie» un movimento del reale. Con il concetto di funzione lo ipostatizza, lo fissa in un «momento», in una funzione che è valida solo in sé e solo in un dato momento del processo.

 

[scambio & essenza]

Nel concetto di scambio è incluso quello di sostituzione.

Nel concetto di essenza c’è già la potenzialità della cosa.

 

[la morte]

"La morte appare come una dura vittoria del genere sull'individuo e una contraddizione della loro unità; ma l'individuo determinato è soltanto un ente generico determinato, e come tale mortale" (Marx MEF/261).

 

[epistemologia marxista]

Le forme storiche da cui una società è nata non forniscono in generale i concetti di base per la sua comprensione. Nel corso dello sviluppo avvengono profonde trasformazioni e ciò che era principale, al successivo livello del processo diviene secondario (cfr UAO).

Va qui distinto il fatto che il concetto di secondario o di subalterno non significa che se ne possa fare a meno.  Il fegato è un organo meno importante del cervello e una arteria è meno importante del fegato, tuttavia se elimino il fegato, il cervello muore e se taglio una arteria muoiono cervello, fegato (con tutto il resto). 

 

[4PP e positivismo]

Non ci sono graduatorie nelle funzioni vitali dell'uomo. Non ce n'è una più importante dell'altra. Anche perché ognuna è la componente di un processo tanto complesso, quanto unico e essenziale &c. Tant'è, la logica del «più», più bravo, più ricco, più dotato, essenziale al mercato contamina di sé gli stessi valori scientifici, trascinandoli nel gorgo della banalità classificatoria.  Nel processo generale (il 4PP) la classificazione quasi non ha senso. Ha senso solo la collocazione all'interno del processo dopo che il processo è stato individuato. Il positivismo mancando della struttura metodologica del processo non riesce a conoscere se non classificando, numerando, quantificando. Raggiunge la qualità - quando non vi rinuncia in partenza - per vie traverse e tortuose (da fpg 26.12.98).

 

[semplicità nella complessità - il motivo]

Il Corsera commemora due scienziati dell’informatica (Claud Shannon  e Herbert Simon). Interessante il messaggio culturale. Ricerca della semplicità nella complessità. Concetto che equivale a quello di sintesi. Ricercare la costante nelle contraddizioni della complessità del 4PP.

Sotto questo aspetto buona la [R (di una settimana fa) di applicare alle analisi della quotidianità la distinzione fra il processo continuo nel suo procedere per cause ed effetti e il «motivo» portante del processo.

Qualcosa di più profondo della «costante» poiché racchiude la costante più la «direzione» del processo e individua ciò che nel processo è durevole (vai a @LOGMAT).

Insomma noi capiamo che nei fenomeni esiste qualcosa di più «profondo» di quanto osserviamo. A questa profondità cerchiamo di dare un nome come senso, costante, motivo, verità, realtà - realtà, concreto (più profondo o più ampio che reale), eccetera (da fpg 27.03.01) .

 

[autori ma.dial e sviluppo]

Rileggo ancora gli appunti su Vygotskij. Il ricercatore più acuto dopo M&E. Il più materialista e il più dialettico. Segue Havemann. Il quale risente tuttavia di un certo clima idealista che anela alla libertà dell'uomo più che al suo sviluppo. Sviluppo che fa coincidere con la libertà come fine dello sviluppo. La libertà non è un fine è una conseguenza dello sviluppo. Fine dello sviluppo è lo sviluppo. La riproduzione allargata del fine senza fine (da fpg 18.4.09).

 

[la razionalità europea è troppo razionalista]

Riflessione. È possibile che negli SU si vada formando un certo prototipo di individuo. Lasciando libero campo all'emotività si finisce con il liberarla completamente. Premessa essenziale al suo superamento. La razionalità europea è troppo razionalista (cartesiana, spinoziana), filosofica (kantiana e hegelo-idealista), eccetera.  Un esempio. Adorno nella sua critica al processo in corso nel mondo moderno affrontava la questione della massificazione come fenomeno «esterno», di corrompimento. Ma corrompimento di cosa? Esterno a cosa?  La massificazione va affrontata e analizzata anche come fenomeno in sé. Assolve una funzione? Quale? Eccetera.. La razionalità di Adorno, rigorosamente corretta, analizza ma non affronta il fenomeno. Alla fine l'analisi finisce col declassarsi a semplice descrizione. La dialettica hegeliana priva del correttivo marxista sbocca nell'idealismo. Lenin lo aveva ben capito e affrontato in Criticismo e empiriocriticismo. Il marxismo leninista dà sempre una funzione al fenomeno. Tenta di inquadrarlo all'interno del 4PP. Stalin lo capirà ma lo applicherà meccanicamente senza alcuna genialità filosofica (da fpg 21.08.99).

 

[4PP e filosofi]

L'informazione è abbondante e non è vero che sia inutile. Il problema nasce, in parte, dal fatto che mai come oggi si è in grado di seguire la società umana nella sua evoluzione quotidiana. La tentazione di farlo è forte. Anche vero che il tumulto dell'evoluzione ha spento la riflessione. I nostri filosofi riescono a produrre men che niente. Non fanno che deglutire. Cercano di leggere nel pensiero dei minori, il trapasso del mondo. Gli esistenzialisti, i pensatori sfusi come Nietzsche per esempio, riflettono il mutamento non lo guidano, né lo comprendono. Per qualche verso lo riflettono e lo organizzano. Il pensiero fondamentale è fermo a Kant, ha perso per strada per il momento Hegel, non riesce a comprendere e fraintende Marx. Questo perché il pensiero segue l'evoluzione tecnologica invece di produrre riflessioni. La piena sociale e la piena tecnologica sono così forti che non lasciano campo ad altro.

Nel medesimo tempo piena sociale e piena tecnologica stanno digerendo il pensiero forte che ha aperto loro la strada. Sul quale vivono e prosperano. È la velocità della corsa che non lascia tempo alla riflessione. Va detto che i grandi geni contemporanei come Darwin, Einstein e Freud fanno parte della piena tecnologica. Così come ne fa parte il pensiero logico - matematico.

Ed ecco che la pretesa di riflettere è del tutto assurda. Siamo in una fase di accumulazione di informazione e di evoluzione storica e sociale. La riflessione seguirà. Certo, non utilizzare il pensiero forte per organizzare l'accumulazione, la rallenta e ne fa quel magma informe che spinge oggi l'umanità come un branco di bovini verso il proprio futuro,

Tanto è. Se tanto e così è, perché meravigliarmi della mia inquietudine?

D'accordo. Un accordo che non mi esime dall'organizzarla (da fpg 10.06.96).

 

[4PP e pensiero post moderno]

Finalmente. Con pazienza. Ci stanno arrivando. Su Repubblica di lunedì otto agosto leggo un articolo di Maurizio Ferraris che dà notizia di un convegno internazionale che si terrà a Bonn con il quale si intende ripescare i concetti di verità, di realtà contestando la produzione intellettuale degli ultimi trenta anni accusati di aver fallito i loro obiettivi. Per vero, come Ferraris conferma, tutto un periodo il cui inizio egemone può essere collocato a partire dalla metà degli anni '60, ha fatto proprie parole d'ordine come «l'immaginazione al potere», il principio attribuito a Nietzsche «non ci sono fatti, solo interpretazioni», o, sempre Nietzsche, «la ragione del più forte è sempre la migliore» e tutta una serie di corollari che hanno negato la realtà, la possibilità di conoscerla, forti dell'idea che essendo il pensiero a creare la realtà, tutta la realtà si esauriva in una serie di opinioni. Il più deteriore e rozzo degli idealismi la cui conclusione era che un'opinione valeva l'altra. Mentre la realtà e il suo derivato la verità erano considerati superati, arcaici, obsoleti, muffiti e altri concetti affini.

Anche il concetto di «sociale» era stato stravolto sostenendo e argomentando che la verità è una produzione sociale e come tale legata alle condizioni sociali che l'hanno prodotta. Cadendo nella più completa confusione fra realtà e forme della realtà. Scambiando sistematicamente le une per le altre. Anche perché se una verità può essere in alcuni casi un prodotto del sociale e come tale legato a un'epoca o a un modo di produzione, la realtà è prodotta solo dai suoi autonomi processi, processi assolutamente esterni al sociale. Semmai è il sociale ad essere un prodotto della realtà.   Ma così continuando a argomentare si rischia di cadere in un gioco intellettuale tanto inutile quanto oggettivamente sganciato dalla realtà. Che poi è proprio ciò che è accaduto al post modernismo nei trenta anni della sua egemonia culturale.

Va aggiunto in una sorta di post scriptum che lo stesso destino toccato al sociale (al  concetto di sociale) ha coinvolto la relazione verità - realtà - pensiero. Dove la prima confusione è nel rapporto fra i concetti di realtà e di verità. Ora per verità si intende "una nozione relativa e del tutto dipendente dagli schemi concettuali con cui ci accostiamo al mondo". Nozione che spesso ha poco a che fare con la realtà. La realtà infatti è "la condizione di ciò che è reale, vero, materiale, esistente o concreto". Non quindi una «nozione» bensì una «condizione». Ora accade che molto spesso la nozione di verità abbia poco a che fare con la condizione della realtà.

La seconda confusione nasce dall'incapacità di individuare le strutture di produzione del pensiero. E il concreto rapporto fra pensiero e realtà. Probabilmente tutto troppo complesse per i post moderni totalmente assorbiti dal loro impegno anti illuminista. Come ho letto a proposito del convegno di Bonn che dovrebbe rimettere in sella i principi dell'illuminismo e ridare nuovo lustro ai concetti di verità e di realtà, se ho capito bene giudicati sventuratamente equivalenti. Pazienza per l'equivalenza. Il convegno in sé è già qualcosa. Con calma, lentamente ci arriveremo tutti (da fpg 8.8.11).

 

[4PP, religioni, filosofia]

Le religioni e le filosofie orientali cercano di dominare le pulsioni sopprimendole. Le filosofie occidentali sono in questo superiori poiché si avverte l'intenzione del superamento e l'intuizione che questo superamento può essere effettuato da un uso appropriato della ragione. D'altra parte questa insofferenza per la vita è la forma presa dalle contraddizioni della vita che l'uomo non capisce. Immerso come è nella vita non può vederle ma solo subirle (da fpg 28.08.94).

 

[4PP - le quattro linee della vita]

La vita così come la conosciamo oggi corre su quattro linee. Politica e affari che alimentano i ruoli (la professione partecipa di tutte e due), sesso e lavoro intellettuale che in parte alimentano i ruoli e in parte sono diretti alla crescita personale. Se politica, affari, sesso e lv intellettuale vengono mediati dall'autocoscienza allora rientrano di nuovo nella crescita allargata della coscienza. Se sesso e lv intellettuale vengono svolti secondo i modi dell'immediatezza caratteristici della falsa coscienza allora ricadono nel simbolismo dei ruoli. Acquistano cioè la valenza del ruolo, diventano uno dei tanti modi per far valere e accrescere il proprio ruolo secondo le regole dettate dal feticismo dei ruoli (vedi @RU). Contribuiscono in altre parole al successo del ruolo più che alla crescita dell'individuo. Significa che c'è contraddizione fra successo e crescita? Si, parzialmente (da fpg 9.04.93).

 

 

parole chiave di ricerca

[materialismo dialettico [produzione della materia  [infinito hegeliano (il vero) [processo : opposti e unità [processo & funzione [cambio/scambio [rapporti [morte  

[Marx [Adorno [Lenin [Stalin

 

“4PP – annotazioni” [@4PPNOT]

Torna su

Trova
codici
Menu