materialismo&dialettica
Produzione del processo e processo della produzione >
4 PP

(le quattro «P» del processo di produzione della materia)

 

Il cuore del processo (di ogni processo) è la produzione.  Persino là dove non rimane altro da fare che trovare e scoprire, si sviluppa la produzione di certe capacità da parte del soggetto (Marx, LINN 2°/119).

 

La produzione è al centro del processo di produzione della materia. La riproduzione fa parte del processo di produzione.  È una delle contraddizioni fondamentali che distinguono il processo che oscilla fra riproduzione dell’esistente e produzione del nuovo attraverso la produzione modificata dell’esistente.  Motore di questo processo sono le contraddizioni e il loro superamento in nuove unità che le contiene superate.

 

Per comprendere in realtà qual è la produzione di un processo è necessario indagare sul processo della produzione.

 

Lasciamo da parte la produzione della materia e le forme alle quali questa produzione dà origine.  Lasciamo anche da parte il processo della produzione biologica che parte dalla produzione delle condizioni per la produzione della vita alla produzione della vita stessa vegetale e animale.

 

L’uomo quando giunge sulla scena trova questa produzione già pronta.  Marx scrive (LINN 2°/119) che questo fondo di consumo si presenta come "fondo di consumo originario" nel quale va incluso lo stesso uomo che pur producendo e riproducendo continuamente se stesso non è posto da lui stesso ("il suo corpo vivente per quanto lo produca e lo sviluppi non è posto originariamente da lui stesso") e "si presenta come suo presupposto" così come "la sua stessa esistenza (corporea) è un presupposto naturale che egli non ha posto" (LINN 2°/115).  Così come non ha posto le condizioni naturali della sua esistenza che trova già pronte come fondo di produzione originario.

 

L’uomo dunque appare come punto finale del processo di produzione della materia e come punto di partenza del processo di produzione umana. Produzione, questa, che rispetto alla natura altro non è che partenza del processo di produzione della coscienza.

 

Fino all’avvento del modo di produzione capitalistico questo processo di produzione umana non può considerarsi compiuto.  L’uomo che va distaccandosi dalla natura è tuttora immerso nella natura e si confonde ancora con la natura.  Tutti i processi di produzione che precedono la produzione capitalistica si pongono come scambio fra uomo e natura, in cui l’appropriazione (dei beni) non è dovuta direttamente al lavoro ma piuttosto alla condizione naturale del lavoro e alla produzione della terra, sia come "strumento originario del lavoro, sia come laboratorio, sia come riserva di materie prime" (LINN 2°/108).

 

È questa commistione – un lungo periodo di passaggio verso l’emancipazione dell’uomo dalla sua dipendenza dalla natura – che dà vita alle forme di produzione conosciute e alle formazioni sociali che ne derivano, con le loro leggi e i loro assetti – economici, sociali, politici, giuridici, culturali, scientifici, tecnici, ideologici, religiosi, eccetera (vedi anche @FORR) – che le caratterizzano, compreso l’assetto territoriale, le guerre che ne conseguono, l’organizzazione in grandi gruppi sociali sempre più vasti e organici.

 

In questo senso il modo di produzione capitalistico, se supera il momento dello scambio fra uomo e natura pone, attraverso le merci, le basi dello scambio dei prodotti tra uomo e uomo – principalmente cioè lo scambio tra gli uomini (IT/63). E non ha ancora concluso questo lungo e particolare ciclo.

 

La produzione capitalistica è soprattutto scambio dei prodotti dell’uomo con l’uomo.  Principalmente scambio tra gli uomini. Scambio che ha in sé la crescita della coscienza e la nascita del pensiero scientifico. Questo è l’aspetto positivo di avanzata del processo.  In altre parole di ciò che siamo abituati a chiamare progresso.  Progresso che si manifesta nel processo di distruzione di ogni forma legata ai processi di produzione precedenti.

 

Tuttavia questo processo di distruzione trova dei limiti che sono i limiti del territorio, dello stato, della famiglia, del nazionalismo e della guerra territoriale.  Limiti che pongono il processo capitalistico di produzione ancora dentro la gabbia dello scambio fra l’uomo e la natura e indicano che la natura non solo rimane la base della produzione umana ma non è stata ancora superata.  Che essa opera ancora come uno dei due termini della contraddizione instauratasi probabilmente all’inizio del neolitico fra uomo e natura.  In altri termini le contraddizioni che lo scambio fra uomo e natura ha provocato finora insieme alle rispettive forme che ne sono derivate (territorio, tribù, famiglia, stato, guerra, eccetera), → non si sono sviluppate al loro massimo e non hanno ancora dato vita alle condizioni finali del loro superamento.

 

Queste contraddizioni come si vanno manifestando oggi, sono le contraddizioni del modo capitalistico di produzione.  Le leggi che regolano la produzione e la riproduzione di questo modo di produzione, le contraddizioni e i limiti, sono quelli indicati da Marx ed Engels.  Il punto di approdo è il comunismo.  Comunismo come nuovo modo di produzione che ha i suoi presupposti nel compiuto dominio dell’uomo sulla natura, nel libero scambio fra gli uomini dei loro prodotti, compresi i prodotti della coscienza. Scambio svincolato dai problemi del territorio, della nazione, della famiglia, della produzione di merci, eccetera.

 

D’altra parte il fatto che il modo di produzione abbia ridotto ogni uomo in merce, compresi i prodotti più liberi come quelli del pensiero, dell’immaginazione, dell’emotività, dei bisogni più strettamente umani, quali sono i bisogni prodotti dalla coscienza umana, a sua volta prodotta dalle condizioni materiali della vita, è l’indice più certo del rovesciamento attraverso il quale ciascun prodotto umano sarà per la prima volta un prodotto per tutti gli uomini e come la connessione fra produzione generale (sociale) e produzione individuale sia possibile.

 

Solo a questo punto, una volta cioè che le contraddizioni del modo di produzione capitalistico siano esplose e abbiano liberato il potenziale necessario (e accumulato) in una nuova unità sintetica che le contenga questa volta superate, il comunismo sarà lì, la lotta di classe cessata, le classi stesse superate.  Le contraddizioni interne al processo di sviluppo umano saranno altre e nuove.  Per esempio la lotta per l’appropriazione dei prodotti del pianeta sarà sostituita dalla lotta per il controllo dei fenomeni catastrofici della natura terreste compreso il controllo possibile della natura esterna al pianeta e al sistema solare.

 

Nel modo di produzione capitalistico, lo scambio raggiunge un livello che tutto socializza nel valore di scambio.  Che ogni cosa valga un’altra, che ogni uomo valga un altro, da un lato mette capo alla negazione dell’individuo, alla separazione pressoché totale dai suoi stessi prodotti cioè da ogni loro valore d’uso – negazione mai raggiunta pienamente e impossibile da raggiungersi nella sua totalità – dall’altro crea i presupposti perché il suo rovesciamento dia vita a nuovi individui, a nuovi valori di uso, a nuovi prodotti che non essendo più merci, delle merci conservino la massima possibilità di scambio e di equivalenza.  Questo  presuppone che la forma relativa e la forma di equivalente si fondino in una nuova forma che restituisca alla merce il suo essere un prodotto, ma un prodotto diverso da quello che oggi la merce nasconde nel suo corpo, un prodotto sociale, socialmente generalizzato, fluido, come è fluido il denaro e specifico come sono specifici i diversi tagli del denaro.

 

A quel punto si saranno modificati anche i bisogni umani.  Altri più complessi e comunque diversi saranno prodotti.  Con il presupposto che la stessa società raggiunga una nuova forma e si ponga come società meramente ed esclusivamente umana.

 

Così come al suo primo affacciarsi dell’uomo alla sua stessa esistenza storica, ogni gruppo umano racchiudeva e rappresentava in sé tutta l’umanità, ora tutta l’umanità rappresenterà ogni singolo gruppo umano e ogni singolo individuo.  La singolarità, sciolta nel generale, potrà svilupparsi al suo massimo.  L’umanità entrerà nella storia.  Se finora la storia è stata storia dell’umanità e per questo appariva come storia al di sopra dell’umano e quasi in suo contrasto e l’uomo riconosceva se stesso solo nella propria immagine esterna e contrapposta, ora la storia si dissolverà completamente nell’umano passando dal ciclo della storia dell’umanità al ciclo dell’umanità della storia.

 

L’umanità della storia presuppone che il valore d’uso continuamente negato dal valore di scambio, si trasformi in un valore d’uso nuovo, il cui immediato sarà il sociale.  Prodotto in cui l’uso sociale e l’uso individuale non saranno più contrapposti, poiché non saranno più distinguibili, dissolti ma conservati nella nuova forma acquisita dai nuovi prodotti che saranno a loro volta sciolti nell’unico prodotto collettivo. I prodotti della scienza prefigurano attualmente la forma che potranno prendere i nuovi prodotti.

 

È questo il senso della nuova libertà recuperata nella negazione della negazione.  La libertà che conosciamo e che abbiamo conosciuto sinora è la libertà dell’individuo che trova il suo limite e la sua contrapposizione nella libertà degli altri.  Una volta che lo scambio fra gli uomini avrà raggiunto la sua massima estensione e sarà fuso in una sola forma sociale, la libertà degli altri coinciderà con la libertà del singolo, di ogni singolo, attraverso lo scambio di ogni prodotto, compresi (soprattutto) i prodotti della coscienza e dell’emotività recuperata alla coscienza.  Dopodiché il processo si aprirà e aprirà una nuova fase rintracciabile qua e là solo nei libri di fantascienza (vai a @INDIV1). 

Cessato lo scambio/contrapposizione uomo - natura, l’uomo uscito dalla natura torna di nuovo alla natura, che è ora soprattutto la propria natura umana trasformata in natura sociale.  Si ricostituisce l’unità di uomo e natura ma questa volta nell’uomo, nella natura dell’uomo. Essendo ora il nuovo modo di produzione soprattutto basato sullo scambio dei prodotti dell’uomo nella raggiunta forma della socialità.  Dominate e completamente appropriate le forze della natura terrestre, assorbite nell’unica natura sociale umana posta e affermatasi, la contraddizione si sposta all’esterno, diviene prevalentemente esterna.

 

Prefigurando così il punto di arrivo della produzione del processo nella fase attuale che prende le mosse dal neolitico (agricoltura) – a che punto siamo con il processo della produzione?

 

Il punto sul processo della produzione sarà la raccolta delle principali analisi e delle ipotesi prodotte nel corso della produzione del processo.

È chiaro che l’analisi della produzione del processo umano può partire solo dall’analisi del vivente (ossia della materia vivente, vedi @LOGVIV).  L’uomo è l’ultimo anello del vivente.  È il processo della natura giunta a produrre la coscienza. L’uomo è la coscienza della natura, è la natura cosciente, è coscienza naturale.

Tuttavia …

 

(ottobre 1964)

 

VAI  a “Processo della produzione”  @4PP2

 

 

parole chiave di ricerca

[materialismo dialettico [produzione del processo e processo della produzione [produzione della materia [processo [progresso [scambio uomo-natura / uomo-uomo [modo capitalistico di produzione [comunismo [umanità della storia [libertà [coscienza [individuo condizione del processo storico [produzione-distruzione [merce [neolitico [valore di uso e valore di scambio

[Marx

 

“4PP - Produzione del processo e processo della produzione”  [@4PP]

Torna su

Trova
codici
Menu