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Gli uomini e il 4PP

(processo storico e storia del processo)

 

All’interno di una formazione che si sfalda, un’altra se ne forma.  Nella storia del processo umano il nuovo si forma in piccole aree.  All’interno dell’entropia generale una parte della materia si aggrega in maniera più complessa delle formazioni precedenti.  Per dare poi vita a una produzione allargata delle nuove aggregazioni che diviene la nuova totalità. Ma nella riproduzione allargata la nuova formazione perde parte del vigore dei nuclei iniziali, innovatori rispetto alla vecchia formazione. Ciò che si riproduce è la «media» statistica del processo di riproduzione.

Questo processo è più facile prevederlo che cavalcarlo.  A livello dei grandi processi storici ci si può infilare dentro – come ha fatto Lenin con la rivoluzione di ottobre – e dare vita a nuove aggregazioni.

 "Le circostanze fanno gli uomini non meno di quanto gli uomini facciano le circostanze" (Marx, IT/35).

 

[gli uomini e il 4PP]

Nella sua storia l’umanità ha vissuto il 4PP come limite.  Non individuando il processo, lo ha interpretato come il risultato di un mondo e/o di una volontà altra, superiore. E non a caso. Poiché il processo in sé sovrasta e regola ogni soggettività, sia essa individuale o sociale. Individui, comunità, formazioni sociali.  Così il limite (di fatto il processo non individuato, che produce poi alienazione generalizzata) ha preso la forma della volontà degli dei. E via via altre forme – tutte dettate dal livello dello sviluppo dei mezzi di produzione –  fino alla punizione cristiana per il peccato originale.  Alla quale, nell’evo moderno, se ne affiancano altre. Col Rinascimento prende la forma umanistica della scoperta dell’uomo e del suo essere tale.  Con la nascita della borghesia prende la forma dell’imperativo categorico kantiano – il dovere del dover essere.  Con il dovere essere diventa necessità diretta alla potenzialità della cosa tesa al suo fine di divenire altro.  Un altro più ricco, più complesso, più appagante.

Con il marxismo la potenzialità umana sbocca nella lotta verso la liberazione dal limite. Non a caso in STE 2°(281–2) Marx parla dello sviluppo delle capacità della specie uomo. Sviluppo diretto verso la produzione delle sue totali potenzialità. Un modo del tutto nuovo di concepire il piacere della vita. Di cercare il piacere nella vita. Il piacere coincide con la stessa produzione allargata delle capacità umane. Della vita. Prende la forma della gioia di vivere.

Fino a questo momento, nel corso della vicenda umana, lo sviluppo si è invece prodotto a spese della maggior parte degli individui e di certe classi.  Ma una volta superato l’antagonismo di classe, lo sviluppo del singolo individuo coinciderà con lo sviluppo del genere nel suo insieme (vai a @INDIV1).

Questa la previsione identificata come il nocciolo dell’utopia marxista.

Tuttavia anche nell’utopia marxista, l’obiettivo finale viene raggiunto attraverso un processo nel corso del quale gli individui e certe classi rimangono inesorabilmente sacrificati. Qui prende corpo una contraddizione. Gli individui in parte vengono sacrificati per via della lotta di classe. Condizione che l’«utopia» marxista considera superabile e in  via di superamento.  E in parte perché il trionfo del genere, i vantaggi della specie umana, come avviene per le specie animali e vegetali, si ottengono sempre a detrimento degli individui che formano la specie. La morte dell’individuo è il trionfo del genere, ha scritto Marx. Una legge che nessuna utopia ha mai pensato di cancellare. Una nuova contraddizione. La contraddizione genere - individuo. Contraddizione nella quale il mondo attuale, a cavallo fra il 20° e il 21° secolo, sguazza alla grande.

Siamo fermi a questo punto.

 

[la «maledizione» oggi e il suo senso]

Nonostante la crescita delle forze di produzione e lo sviluppo della coscienza, tuttora gli uomini vivono la contraddizione genere - individuo come maledizione. Segno che lo sviluppo delle forze di produzione e lo sviluppo della coscienza non hanno raggiunto il rispettivo punto critico. Punto a partire dal quale la produzione allargata delle forze di produzione e della coscienza entrano a regime. La lotta di classe si esaurisce.  La lotta per lo sviluppo dell’umanità si rivolge solo e soprattutto verso la natura  esterna.  Dando per scontato che la natura interna abbia cessato di essere un mistero.

Oggi, anche quelli che nello svolgimento della loro funzione si sentono in qualche misura appagati, cadono nello sconforto non appena le condizioni del loro benessere vengono meno. La protesta – piuttosto piagnucolosa – trova nelle strutture del sistema nervoso la sua stessa giustificazione. I  meccanismi della punizione (frustrazione, depressione, ansia, angoscia, scontento, malessere fisico e psicologico, agitazione, tensione, eccetera) e della ricompensa (gratificazione, euforia, contentezza, sensazione di benessere, di forza, di gioia, di crescita, di sviluppo, eccetera) non se li sono inventati loro. Li hanno trovati, o meglio li trovano oggi, belli e confezionati nei meandri del loro sistema nervoso. Sistema – non va dimenticato – a sua volta in trasformazione e sviluppo (vai a §CERV).

Nasce una questione di non poco conto.

Questione che investe il rapporto fra strutture nervose, sentimenti, condizioni oggettive, pensiero, coscienza. In grande sintesi. Il mondo moderno prende atto – attraverso i concetti della FENN e le analisi della filosofia esistenzialista dalla FENN derivata – dell’esistenza di questi processi. Tenta di analizzarli. Tentativo che crea una produzione inedita della falsa coscienza (vai a @FCSCZ). La falsa coscienza a sua volta produce il rafforzamento e l’espansione delle strutture di punizione - ricompensa del sistema nervoso.  Le trasforma in «sapere collettivo di massa» che dialetticamente prende vita e dà forza a moti collettivi come il ‘68, alla contestazione, ai movimenti sociali di liberazione (liberazione dalla fame, liberazione dall’angoscia, liberazione dall’obesità, liberazione dalla necessità e da  tutto ciò che sa di necessità).

Con due effetti. Positivo, dando una ulteriore spinta verso la produzione dell’individualità sia pure nella forma del suo contrario che è l’individualismo. Negativo, resistendo vischiosamente alla presa di coscienza del «processo» quale unica ragione dell’esistenza umana. Una ragione ben sufficiente e tale da giustificarsi da sé e insofferente di altre ragioni. Come si può leggere in altra parte degli appunti.
La liberazione della donna è un discorso del tutto a parte. Poiché se la condizione femminile ha fatto parte della necessità storica, la liberazione della donna è parte integrante del processo di sviluppo e di crescita dell'umanità nel suo insieme. E oggi un metro per giudicare lo sviluppo di una formazione sociale oltre alla condizione economica lo si individua dalla condizione della donna in quella formazione sociale. Lo si giudica dal grado di libertà femminile raggiunto in quella formazione sociale. Nel medesimo tempo nelle formazioni sociali più evolute il livello di emancipazione femminile è diventato una condizione per lo sviluppo economico delle società in questione.

 

[processo storico e individuo]

Una riflessione sulla VIª tesi. Non è solo che l'essenza dell'individuo sia nel sociale. È che l'individuo è «agito» completamente dal sociale. Vive e pensa secondo le regole che si formano nel sociale. Gli individui figurano come condizioni del processo (umano). Sue funzioni. Soggetto è il processo non l'individuo. L'individuo oggetto del processo. Almeno fino a questo momento.

Con la nascita dell'individualità, l'individuo dovrebbe fondersi con il processo. Avere la coscienza di questa fusione. Sapere dove sia il processo, sapere dove sia lui nel processo. Senza questa coscienza non c'è autonomia. Né dell'individuo, né del processo. Nel senso che senza la coscienza degli individui il processo è a sua volta cieco (cfr DIZ) (da fpg 25.4.06).   

 

[funzione/condizione dell’individuo]

Patetico questo insistere sulla centralità dell'individuo (vedi anche Jervis). Quando è così chiaro che l'individuo è una funzione, una condizione del processo storico. Cioè del processo economico e sociale più  l'evoluzione biologica. Ne è sicuramente parte, ma non ne è il protagonista. Protagonista è l'insieme degli uomini. L'evoluzione che al biologico aggiunge il sociale (economico sociale). Poi, a volte, un individuo contribuisce più degli altri alla direzione evolutiva dell'insieme. Sem­pre all'interno delle condizioni date. E mai con la piena consapevolezza delle conseguenze delle sue azioni.  Di conseguenza. Anche quando l'individuo emerge, emerge all'interno di una serie di vincoli e di occasioni che non dipendono da lui. La sesta tesi trionfa (da fpg 17.12.06).

 

[individui e processo storico]

Si sa. La sanità mentale in sé non esiste. Esiste soltanto la funzione/condizione che l'individuo svolge all'interno del 4PP (per la funzione dell’individuo nel processo umano cfr FENN dove si parla di uomini che creano le condizioni. Dal che Marx deduce che l’individuo è a sua volta condizione del processo storico). Condizione che l'umanità fatica a individuare. Concentrata come è sul primato dell'individuo. Questa funzione/con­di­zione non annulla l'individuo. Al contrario, lo valorizza. E lo valorizza proprio perché lo pone all'interno del processo umano. L'individuo è lui più il processo umano generale. L’individuo è tale solo se collocato all’interno del processo umano generale. All'interno di quel processo anche i suoi limiti, i suoi difetti, le sue storture trovano una ragione di essere. Nella misura in cui concorrono alla formazione del 4PP umano. E anche una disfunzione mentale concorre al formarsi del processo generale.

Gli individui "figurano come condizioni del processo storico di dissoluzione e come creatori delle condizioni di esistenza del capitale". Così Marx nei LINN 2°/138. Ora se poniamo il processo storico quale soggetto, gli uomini divengono «condizioni» di dissoluzione e di creazione del processo sia esso la dissoluzione e creazione del capitale, sia esso la dissoluzione e creazione di ogni altro soggetto del processo storico. In breve si può sintetizzare che gli individui sono condizioni (termine più ricco e rigoroso del moderno «fun­zioni») del processo storico sia nella sua dissoluzione sia nella sua creazione. ["… se il processo biologico dell'uomo consiste nel percorrere diverse età, tutte le età dell'uomo esistono una accanto all'altra ripartite nei più diversi individui" (Marx).   Così ogni individuo rappresenta da un lato l'intero sviluppo del processo biologico dell'uomo - dall'altro rappresenta solo un momento reale di quel processo - che si ricostituisce nel singolo uomo e nell'umanità intera.] (da fpg 02.06.99).

 

[l’uomo, condizione del processo storico]

La cultura, il sapere le idee nascono dal 4PP, ossia dal processo di sviluppo generale.  E prendono la loro forma in alcuni pensatori o personaggi storici, individui che "figurano come condizioni del processo storico". Di conseguenza falsi protagonisti poiché il vero e unico protagonista – visto che dobbiamo a forza individuarne uno – è la società umana, il suo processo di sviluppo allargato, le condizioni che prendono sostanza e forma come momenti del 4PP.

Tre le condizioni di base perché il processo storico prenda il via. Il processo di sviluppo della materia, il processo di sviluppo biologico, il processo di sviluppo economico sociale. L'uomo è una condizione del processo di sviluppo sociale la cui storia prende la forma del processo storico. Senza l'uomo niente sviluppo storico e sociale. Ma anche senza sviluppo astrofisico e senza sviluppo biologico niente sviluppo sociale né processo storico. L'individuo è alla base del processo storico sociale come l'atomo è alla base del processo della materia. Ma per dare vita ai grandi sistemi integrati è necessario che il singolo si organizzi in soggetti più vasti.
È necessaria l'organizzazione. Ed ecco come l'organizzazione figuri fra le condizioni essenziali del processo generale di sviluppo allargato della materia, del vivente, del sociale economico e del processo storico. Eccetera (da fpg 20.12.04).

 

[uomo, società, rapporti sociali]

Per Marx il concetto di uomo, individuato quale uomo singolo, è tolto.  L'uomo esiste come concetto, ma non come individuo.  Più che l'uomo esistono gli uomini.

La realtà non è nel soggetto, ma fuori di lui.  Riposta cioè → nei suoi rapporti sociali.  I rapporti sociali, anche se formano la società, non sono la società, come gli uomini nel loro insieme non sono il singolo uomo. Uomini singoli e società sono il frutto dei rapporti sociali fra gli uomini. Sono i rapporti sociali a dare vita a una determinata società.

Non si presta mai sufficiente attenzione alla realtà formata dai rapporti sociali. I rapporti sociali marcano il superamento della contraddizione individuo - società in quanto sia l'individuo che la società ne dipendono (cfr  MTP/71,72 - mm).

 

[il corpo inorganico dell'uomo]

Corpo inorganico dell'uomo. Un concetto che individua il rapporto fra gli uomini nel loro insieme e le condizioni materiali, gli strumenti di lavoro, le attività sociali che ne caratterizzano l'attività. Il lavoro umano, gli strumenti del lavoro, le condizioni oggettive pur essendo esterne all’individuo organico, all'uomo nella sua realtà corporea,  sono assimilati all'attività umana, integrati nei suoi circuiti (MTP/243) fino a rappresentare un'estensione del corpo umano.

 

[gli uomini fra dipendenza e autonomia]

Nel pensiero tradizionale gli individui  non sono considerati indipendenti. C'è sempre qualcuno che ne sa di più. La loro dipendenza dal sociale è totale. Ma questo sociale è tribale. Non esce mai dai confini del clan, che al giorno d'oggi è rappresentato principalmente dalla famiglia. 

Una pratica più moderna considera l’autonomia degli individui separata dall’autonomia della società. Gli individui da un lato, la società dall’altro. Dove per società s'intende il comune, la città, la regione, la nazione, la federazione, l'umanità nel suo insieme. Più una società è evoluta, più il suo concetto di società coincide con insiemi sociali allargati, fino a unificarli nel concetto di genere umano. La finalità del processo prevede la fusione.  Ogni individuo dipende dalla propria società come ogni società dipende dagli individui che la compongono. Ogni individuo risponde di sé al genere così come il genere è il risultato degli individui che lo formano. La differenza consiste nel fatto che non sono un tutto unico in partenza, come accadeva nelle epoche arcaiche. Bensì un risultato. Nel corso del 4PP da individui impastati di società si passa a una società impastata di individui (da fpg 3.11.03).

 

[l'individuo appartiene al sociale]

Leggo in PSIC (marzo 1995) uno studio nel quale si riafferma la libertà dell'uomo e la sua capacità di scelta. La dimostrazione è complicata. Il risultato, dubbio. Nell'azione e nel pensiero umano è necessario comprendere il concetto di «coscienza possibile». Massima, media o minima. L'individuo dipende dal massimo di coscienza possibile da lui raggiunta. Il suo massimo può corrispondere a un minimo della coscienza massima generale. Quella del periodo storico, della cultura, eccetera in cui egli si trova. La «verità» dell'individuo, la sua sostanza non è in lui. È altrove. Nel sociale. Il sociale si oppone all'individuo? La libertà dell'individuo, spostata nel sociale, non è tale?

L'individuo appartiene al sociale tanto quanto il sociale appartiene a lui. Il sociale è composto anche da lui. Egli è nel sociale. È il sociale. Ognuno è il sociale dell'altro e per l'altro. Contribuisce a farlo. Gli appartiene. Non può sottrarsi  agli avvenimenti. Sia che intervenga sia che li subisca. I suoi comportamenti incidono e formano il sociale. Sempre. Incidono nella Storia. La fanno. La libertà di scelta è qui. Semmai il rapporto da analizzare è fra la libertà di scelta individuale, che c'è, e il grado di incidenza nella Storia. La corrispondenza fra la volontà di fare o di non fare e i risultati. Fra il progetto individuale e il risultato oggettivo. Il rapporto fra soggetto e oggetto nel quale i due termini cadono continuamente l'uno nell'altro (vedi oltre)  (da fpg 29.03.95).

 

[la totalità umana fra libertà e determinismo]

In Engels (LFE/63–64) l’intreccio fra volontà del singolo e le condizioni oggettive che la sovrastano vi è esposto in modo sufficientemente accessibile.

© Engels pone la basi per comprendere meglio il rapporto che corre fra determinismo e libertà che caratterizzano le azioni umane. L’uomo è libero nella sue scelte, tuttavia queste scelte cadono in una totalità che ha leggi proprie. Di conseguenza ogni uomo è libero. Libero nel determinare la propria esistenza ma questa esistenza cade nella totalità dell'esistenza di tutti gli uomini (la totalità umana) che la determina.

L'uomo è quindi libero nelle condizioni date (vedi @COND). All'interno delle quali la sua libertà di scelta è pressoché assoluta. Ora, sostiene E. il problema è nell’individuare le leggi che sottendono il corso della storia umana (una totalità) per meglio afferrare il rapporto fra la libertà del singolo (un soggetto) e le leggi che governano quella storia nel suo insieme. Dove il singolo individuo è nello medesimo tempo soggetto della propria vita e oggetto della vita complessiva dell'umanità.

Engels dimentica di aggiungere che nelle condizioni date vanno incluse le leggi della materia, materia di cui l'uomo è composto. Leggi fisiche, biologiche, eccetera.

® La difficoltà si annida nella comprensione del rapporto fra soggetto e oggetto che si rispecchia nella difficoltà di individuare la totalità e le sue leggi. Individuazione necessaria alla comprensione della realtà che si va indagando.

Per dare conto della complessità del concreto (per esempio la vicenda umana) è necessario capire e analizzare il concreto nella sua totalità. Poiché se la totalità prende forma solo se organizzata nelle leggi che la reggono (che la tengono insieme) e ne fanno un soggetto → la totalità, una e singola), quelle leggi sono comprensibili, sono accessibili, solo se le si colloca nel giusto rapporto delle determinazioni (molte o poche) in cui sono situate e nella quali le leggi  prendono forza.

Va individuata cioè la collocazione delle singole soggettività fra di loro e di tutte con / e nella totalità. Livelli di analisi che riflettono l’organizzazione della totalità e dei vari livelli che la compongono. 

La totalità, ogni singola totalità, si organizza / è organizzata in livelli.  Ogni livello è insieme autonomo e dipendente. Ogni livello dipende (1) dalle parti che lo compongono, inferiori al tutto, e (2) dai rapporti in cui ogni parte è posta con l’organizzazione totale. L’autonomia di ogni livello consiste nel fatto che il risultato del rapporto con queste due dipendenze, non è uguale né all’una né all’altra, bensì è qualcosa di diverso, con leggi sue proprie – specifiche – dipendenti e collegate con il livello superiore e con il livello inferiore. Dipendenti e collegate ma specifiche e in questa specificità, autonome.

Una realtà complessa che il pensiero comune (la falsa coscienza) vuole semplificare. Riducendo semplice il complesso non attraverso la sintesi del complesso ma attraverso l’arbitraria riduzione della sua complessità. –|

(vedi anche Il marxismo e la storia)

 

(continua in 4PP - sviluppo e alienazione)

 

 

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“Gli  uomini e il 4PP” [@UOM]

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