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Pensiero e linguaggio

(appunti)

 

Pensiero e linguaggio (PEL) è in un certo senso un trattato di linguistica.  Ma per la sua stessa impostazione è molte altre cose insieme.  Affronta problemi di sociologia, psicologia e logica.  In maniera ancora più indiretta problemi di biologia. L’asse portante è l’analisi del rapporto fra pensiero e linguaggio.  In altri termini un riflessione sulle basi del pensiero e della logica umana, sulla produzione dei concetti da parte dell’uomo, sulla sua razionalità, sul pensiero analitico generalizzante che Vygotskij chiama pensiero scientifico (vedi oltre), e altro. Di fatto una riflessione del rapporto pensiero - realtà.

Vygotskij critica il metodo delle scienze logico-matematiche che partono dai componenti ele­men­tari dell’oggetto analizzato nella convinzione che dall’elementare si risalga al complesso.  Così l’acqua è composta di idrogeno e di ossigeno, ma mentre questi due elementi da soli sono combustibili, una volta fusi nell’elemento acqua si comportano in maniera del tutto diversa e spengono le combustioni /10–11/.

Il punto è di individuare non le componenti elementari dell’oggetto ma l’elemento più semplice, l’elemento base che lo determina e possegga già le caratteristiche es­senziali alla sua esistenza.  Nel caso dell’acqua questo elemento essenziale è la molecola di acqua.  Sua caratteristica è di non essere scomponibile in quanto una volta scissa nei suoi elementi primi perde la sua qualità di acqua.  L’idrogeno e l’ossigeno una volta separati, non spiegano le caratteristiche dell’acqua.  Non solo del suo potere di spegnere le combustioni, ma nemmeno le sue leggi interne che sono poi quelle che nei mari provocano le correnti, e tutti quei fenomeni caratteristici delle grandi masse di acqua o più semplicemente dell'idraulica.  Di conseguenza il metodo di Saussure di scomporre suono e parola è profondamente errato poiché anche il suono è una componente essenziale della parola.  Per questo il linguaggio ha suoni umani /12/.

V. denuncia l’errore sia di coloro che fanno coincidere pensiero e linguaggio /9/ - poiché si precludono ogni analisi e comprensione del fenomeno -, sia di coloro che presumono l’indipendenza del pensiero dal linguaggio e cercano di liberare il pensiero da ogni elemento sensoriale (com­presa la parola).  Costoro finiscono con lo studiare il pensiero in quanto tale e il linguaggio in quanto tale, indipendentemente dal pensiero /9 e →10/ negandosi così la possibilità di analizzare la relazione interna fra pensiero e linguaggio.

® La critica di Vygotskij è profonda e investe tutta la ricerca scientifica logico-matema­tico-positivista moderna.  Non si risale dal semplice al complesso.  È l’uomo che spiega la scimmia non la scimmia l’uomo. 

La necessità scientifica consiste nell’individuare la struttura minima scomponibile, cioè quell’insieme di un elemento naturale, di un fenomeno, di una realtà che ne rappresenta la parte essenziale, mantenendo le caratteristiche complessive dell’oggetto, del fenomeno studiato /13/.  Per Marx questo elemento nella economia moderna è la merce.  In biologia è la cellula. Eccetera.–|

In linguistica, dice V., questo elemento è la parola /12/.  Il medesimo valga per il suono. O meglio è la "parte interna" della parola, il "suo significato" /13/.

 

Ora comincia l'efficace analisi di Vygotskij. V. parte dal presupposto che il pensiero rifletta la realtà.  Ma intendiamoci, un riflesso generalizzato. Nel senso che il pensiero non riflette la realtà nei suoi significati singoli, bensì nei suoi significati complessi, nei suoi significati generalizzati.  Il linguaggio è il mezzo di relazione sociale fondato sulla comunicazione e sulla intenzione del pensiero e delle esperienze vissute /15/.  Ma la relazione sociale non è possibile senza segni né significati /16/.  E presuppone la generalizzazione. Generalizzazione resa possibile dallo sviluppo delle relazioni sociali. © Con questo V. ipotizza che la capacità di astrazione nell’uomo nasce dalle relazioni sociali.–|

È la necessità di trasmettere l’esperienza che obbliga alla generalizzazione (cioè al riferimento sintetico - e man mano simbolico) dell’esperienza che si vuole trasmettere. 

Qui c’è in nuce la risposta al «mistero» dell’alfabeto che rappresenta il massimo dell’astrazione e della simbolizzazione.  Con 24–26 simboli l’umanità esprime l’inesprimibile con possibilità di espressione all’infinito.  Se ne ricava che non esiste una coscienza individuale,  ma solo l’appropriazione individuale della coscienza collettiva che viene rielaborata individualmente e restituita alla coscienza collettiva . 

® La serie di queste trasformazioni/trasferimenti dà vita al massimo di coscienza possibile che trova ora un significativo fondamento.  Come trova una sua base il concetto di Marx (LINN 2°/138) che i governi e gli uomini che li rappresentano (Enrico VII, VIII, eccetera) "figurano come «condizioni» del processo storico di dissoluzione e come creatori di condizioni di esistenza ..." futura.  Proprio in quanto riassumono in sé l’esperienza generale accumulata e la rielaborano trasformandola e accrescendola. L’esperienza individuale è tale solo nel corso dell’esperienza generale ed è in stretto rapporto con questa senza la quale non può esistere).  –|

L’altro aspetto fondamentale in PEL è il legame fra intelletto e affetto /19/ che per Vygotskij  è affettivo e volitivo e dell’"influenza di ritorno del pensiero sull’aspetto affettivo, volitivo della vita psichica" /19–20/.  "In ogni idea si trova, in forma rimaneggiata, la relazione affettiva dell’uomo con la realtà rappresentata da questa idea".

Concetto del contagio /15/.

 

Vygotskij, nel saggio su Piaget, sostiene che il perno dell’analisi di P. sul pensiero infantile è l’egocentrismo del pensiero infantile.  E questa è una teoria nonostante che P. si rifiuti di cavare fuori delle teorie dalle sue ricerche.  La presa di posizione di P. contro le teorie, sostiene V., non è reale poiché alla fine, pur sostenendo il contrario e contro la sua intenzione, P. produce teorie.  In secondo luogo la teoria dell’egocentrismo del pensiero infantile si basa sulla distinzione all’interno del pensiero generale fra pensiero autistico da un lato (soggettivo, incomunicabile, immaginifico, simbolico, mitico e sincretico /30/, diretto alla soddisfazione dei bisogni immediati, dei desideri e alla realizzazione del principio di piacere) e pensiero adulto dall’altro (sociale, orientato verso la realtà, l’esperienza e la logica analitica).

Da un punto di vista genetico, secondo Piaget, il pensiero autistico rappresenta la forma primaria, iniziale del pensiero, il pensiero egocentrico la forma intermedia e il pensiero logico e sociale la forma adulta /33/.  La funzione della logica s’impernia sulla "ricerca della verità" (© direi sul bisogno di apprendere e di capire il mondo circostante –|).  Il pensiero logico, con il suo bisogno di realtà, non nasce spontaneamente e si forma estremamente tardi /33/.

Interessante il concetto di «egoismo biologico» /34/.

/56–60/ Per Piaget il pensiero va dalla forma autistica alla forma socializzata passando per la forma egocentrica.

Per Vygotskij il pensiero nasce nella forma del sociale, si personalizza nella forma egocentrica, prende consistenza nella forma di linguaggio interno (che dà vita al pensiero autistico), torna al sociale sotto la forma complessa, adulta, matura di pensiero verbale e linguaggio concettuale.

© [cfr riga 77 circa].  In sostanza P. cade nell'inganno positivista. Lo sviluppo non può essere che genetico.  Compreso il risultato del sociale (non a caso dice socializzato. Concetto che V. rifiuta di riprendere nel contesto. Genetico, proviene dallo sviluppo del genetico). –|

 

/62/ I bisogni.  Ogni adattamento alla realtà è diretto dai bisogni. © I bisogni alla base del rapporto con la realtà.

 

/70/ Critica della psicanalisi e /62/ del principio di piacere considerato metafisico.  In breve. La psicanalisi scinde il biologico dal sociale e vive il sociale come una costrizione del biologico.  La società (principio di realtà -controllo degli sfinteri) costringe e deforma la natura cioè il biologico (tesi rousseauiana).

La questione del linguaggio interno [54–58–62c&344-363-374&387] – Il linguaggio interno è alla base tanto del pensiero autistico quanto del pensiero logico.  Il linguaggio interno nasce sulla base del linguaggio egocentrico che rappresenta il momento del passaggio dal linguaggio esterno a quello interno.  Il passaggio fondamentale per Vygotskij si verifica quando il bambino comincia a parlare a se stesso. 

Quindi.  1. linguaggio sociale quale base.  2. linguaggio egocentrico.  3. linguaggio interno.   

Il pensiero autistico è in relazione alla conquista del linguaggio /59 in nota/.  Proviene dal linguaggio egocentrico, sbocca nel linguaggio interno e dà vita al pensiero logico.  ©  Tutto il rapporto consiste nell’intreccio fra le diverse forme del linguaggio e le diverse forme del pensiero.

® Rispetto alla realtà si può anche dire 1. che con il pensiero sociale il bambino è fuso con il sociale, è fuso con la realtà esterna, manca la percezione del sé; 2. con il pensiero egocentrico il sé prende il posto della realtà, porta il sociale in sé, ciò che lui pensa e desidera è per lui reale, la realtà è in lui, manca la percezione della realtà realtà; 3. con lo sviluppo dei pensieri successivi il bambino riflette progressivamente in maniera sempre più compiuta  l'oggettività della realtà, sia essa esterna che interna.   

In termini dialettici. Alla nascita il momento sociale nega il sé a favore della realtà. Il momento egocentrico nega la realtà a favore del sé. I pensieri successivi di negazione in negazione si avvicinano anche se asintoticamente alla con della realtà. –|

Nel pensiero autistico si verifica il distacco dalla realtà /62/.  Il pensiero autistico ha la sua origine nel pensiero realistico (dal quale si distacca) e il suo effetto principale è il pensiero per concetti.  © Questo distacco dalla realtà lascia le sue tracce nel pensiero adulto.  Quando H. sostiene (nella FENN) che l’individuo combatte e lotta per mantenere e riprodurre se stesso, spesso questa lotta produce un distacco dalla realtà generale.  Anche la falsa coscienza è un distacco dalla realtà. –|

Il linguaggio esterno /347/ è un processo di transizione che trasforma il pensiero in parola. La materializzazione e l'oggettivizzazione del pensiero nel linguaggio.

 

[fusione]  /112 pag & segg/. Sviluppo e «incontro» pensiero-linguaggio.  Pensiero e linguaggio nascono separatamente.  A un certo momento, la  fusione.

[dalla fusione alla dipendenza] /126/. Con la fusione  nasce la  dipendenza del pensiero dal linguaggio, dai mezzi del pensiero, dall’esperienza sociale e culturale.

Al tempo stesso lo sviluppo si  modifica e passa  dal biologico al socio-temporale.  Il pensiero verbale non è una forma naturale di comportamento bensì una forma sociale e storica che non può certo essere individuata indagando le forme  naturali  del pensiero e del linguaggio.

Lo sviluppo dei concetti si forma nell’adolescenza.   Quando, attraverso l’incrocio linguaggio pensiero, il linguaggio diventa una funzione del pensiero.  Il pensiero cioè si organizza attraverso la parola, il segno, l’astrazione del segno.  E si sviluppa in concetti complessi, complessi ma elementari come immediati provenienti da processi dialettici precedenti. 

Vygotskij nega la tesi positivista secondo la quale è l’accumulo della quantità di legami elementari a dare vita al pensiero logico e umano.  Così come nega che la legge del pensiero logico sia l’associazione.

©  Dall'analisi di V. si giunge alla conclusione che lo studio del cervello non ci porterà alla comprensione dell’intelligenza umana.  I concetti superiori che guidano l’esistenza dell’uomo non sono belli e inscatolati nel cervello. Provengono dalle formazioni sociali.  Ed è nelle formazioni sociali che vanno rintracciati.  L’intelligenza umana – come sostiene V. – è sociale. Solo lo studio del sociale potrà fornire le risposte corrette.

L’analisi di Vygotskij, dal punto di vista del metodo scientifico di ricerca, distrugge la scienza positivista logico-matematica.  La relega nella casualità e nell'approssimazione. E nell’immaginazione speculativa.

Se è corretta la teoria che individua il pensiero logico come un pensiero che si forma e si costruisce a partire dal suo uso allora 1. il pensiero non è innato, 2. vanno riesaminate le analisi sull’intelligenza, sull’imbecillità, sulle forme assunte dal pensiero comune, 3.  l'attenzione si sposta sulla cultura etnica, la classe di appartenenza, l’esperienza sociale e quanto segue, alle modalità di sviluppo dell’intelligenza a questo punto strettamente intrecciate alla biografia di ciascuno.

L’apprendimento non dipende più dal numero di concetti che l’individuo assorbe, ma al contrario dipende dal numero di concetti che l’individuo riesce a produrre.  E li realizza in risposta ai problemi e alle domande che la realtà, l'ambiente circostante, le condizioni generali gli  pongono.  In altre parole in base ai propri interessi. –|

 

La teoria degli «equivalenti funzionali» /136-137/ può invece chiarire il processo per il quale la gente crede di capire e non capisce, crede di leggere e non legge, crede di parlarsi e non si parla.  Dice Vygotskij "la parola prima di arrivare al livello di un concetto pieno, può assumere la funzione di quest’ultimo e servire da strumento di comprensione reciproca".  Si tratta di forme di pensiero che "bisogna considerare non concetti, ma solamente come equivalenti funzionali".

© L’equivalente funzionale è un falso concetto, un immediato che ha conservato la forma mediata del concetto dal quale proviene ma ne ha dimenticato, perso l'essenza.  Un manufatto della razionalità usato  «genericamente», approssimativamente, sincreticamente e che in realtà non si possiede.  La riflessione va estesa al rapporto pensiero infantile - pensiero adulto. Così come Vygotskij lo specifica da pag 148 a pag 151.  Ciò che V. descrive come pensiero del bambino è quanto accade tutti i giorni nei rapporti intellettuali fra adulti.  Il pensiero verbale adulto è sicuramente sviluppato negli adulti, ma esiste un livello di comunicazione sociale che ripete e riproduce i meccanismi del pensiero preconcettuale infantile.

® Così il cervello non va paragonato a un muscolo da esercitare e potenziare, ma a una fabbrica per la produzione di concetti.  Come tutti i processi di produzione ha una produzione semplice e una produzione allargata.  La produzione semplice – come si sa – è in sostanza una riproduzione.  È all'interno della riproduzione semplice che troviamo la fabbrica degli equivalenti funzionali.

Solo la produzione allarga, incrementa lo sviluppo.   

Ora la produzione di concetti non dipende più dal biologico, ma esclusivamente dal sociale che prende forma nell’individuo.  Il biologico fornisce la base fisica come i materiali di uno strumento lo sono rispetto allo strumento.  O come i componenti elementari dell'acqua lo sono rispetto alla molecola d'acqua. Eccetera.

Ancora. Le ipotesi di Vygotskij sulla riproduzione semplice dei concetti e la teoria degli equivalenti funzionali  forniscono una buona base al concetto di falsa coscienza. Ne chiariscono la produzione, la provenienza, la struttura. La falsa coscienza è la forma presa  dalla riproduzione semplice dei concetti.  Un sistema di pseudo concetti formato da «equivalenti funzionali» che segue le regole del pensiero preconcettuale illustrate da V. in quello che lui chiama "pensiero per complessi".

Riassumendo. L'ipotesi è che – all’osservazione – la produzione concettuale media umana, il modo di produzione concettuale oggi egemone, equivalga a un pensiero preconcettuale.  E ne segua le regole.  Mentre la produzione del pensiero per concetti corrisponda a quella che individuiamo come la produzione della coscienza.  La coscienza si colloca così nel momento nel quale la produzione per concetti ha/abbia preso un andamento stabile e sia divenuta egemone. Vuoi in quei singoli individui che ne anticipano la comparsa, vuoi nella società umana.  Questo stadio è appena in formazione. Agli inizi. È ipotizzabile che il massimo di coscienza possibile sia stato raggiunto in Urss negli anni che vanno dall’inizio della rivoluzione alla repressione stalinista.  Forse nemmeno un decennio.

Non a caso Vygotskij /182/ espone la tesi che gli uomini pur capaci di pensare per concetti, nella loro pratica pensano con un linguaggio di transizione che sta fra il pensiero per complessi, gli pseudo concetti e i concetti veri e propri.  Fra l’altro individua come pensiero il «pensare per sogni» da cui si ricava meglio la nozione che il pensiero per complessi è principalmente un pensiero per immagini.

©  Si pongono degli interrogativi di carattere genetico. Primo. Dove collocare lo «strumento» logico dell’associazione. Secondo. Il pensiero per concetti non è iscritto nel codice genetico.  Si forma nel corso dello sviluppo. Cosa significa? Che è lo sviluppo sociale nel suo insieme che ha raggiunto quel livello e l'individuo lo assume come assume la lingua. Terzo. Nel corso del tempo il pensiero concettuale verrà iscritto nel codice? Oppure lo sviluppo umano è ormai esclusivamente legato allo sviluppo sociale e non ci saranno più modificazioni genetiche di fondo dal momento che ogni evoluzione e salto di qualità è puramente ed esclusivamente o, prevalentemente, sociale?  Quarto. La natura prendendo coscienza di se stessa cambia i meccanismi di base dell’evoluzione che trasferisce dai singoli individui al corpo sociale nel suo insieme.  E siccome - a differenza di quanto è accaduto sino ad ora - non è, non sarà più attraverso l’istinto che la natura governerà la specie umana, al contrario la governerà attraverso il pensiero concettuale, la comunicazione linguistica, eccetera. Ed è per questa via che l’evoluzione e lo sviluppo procederanno nei confronti della specie uomo. Quinto. La scienza è ancora ferma al biologico con il quale risolve ogni questione (vedi N. Chomsky).

© Altra considerazione.  Secondo Vygotskij il pensiero umano procede per «rappresentazioni generali delle cose» /183/.  Anche quando parla, questo pensiero pensa ancora per immagini.  Immagini delle cose di cui parla, immagini delle parole che usa, eccetera.  Quello che si dice «a­vere una memoria visiva». D’altra parte le emozioni avvengono per rappresentazione e, nei casi più astratti per evocazione, una sorta di associazione emozionale di qualcosa già noto, o provato o che richiama alla mente - una mente rappresentativa - una situazione che nel contesto del patrimonio culturale stabilito è considerata emozionale.  Quasi un comando del patrimonio culturale sociale all’individuo. 

Corretto allora ipotizzare che l’emozione si forma per via di una rappresentazione generale o, si può dire, di una rappresentazione generica che trova in quelle immagini in quella situazione il suo contenuto fattuale. Insomma. L'emozione è puramente sociale e culturale. Prodotta com'è dall'evocazione di immagini, sentimenti appresi, pensieri (pseudo concetti) introiettati. Lo è anche quando mi ricorda una forte emozione che mi ha precedentemente coinvolto. Quell'emozione è stata a sua volta frutto di un coinvolgimento ideologico. Insomma, se sono stato educato in una società che abitualmente taglia teste, il taglio di una testa in sé non mi susciterà alcuna reazione emotiva. Né tanto meno un'emozione. –|

 

/226/ → La coscienza della rassomiglianza compare più tardi della coscienza della differenza. © È nella coscienza della rassomiglianza la base dell'associazione? –|

233/ Esistono l’attenzione e la memoria e l’attenzione volontaria e la memoria volontaria.

/234/ Sembra che V. distingua fra funzioni intellettive e intelletto vero e proprio.  L’intelletto vero e proprio è la capacità di padroneggiare i processi del proprio pensiero e prenderne coscienza.  "Noi padroneggiamo qualsiasi funzione nella misura in cui viene intellettualizzata" /233/.

Presa di coscienza e concetti scientifici.  Solo in un sistema di concetti il concetto può divenire oggetto della presa di coscienza e può acquistare la volontarietà /240/.

La presa di coscienza è un atto della coscienza il cui oggetto è l’attività della coscienza /238/ [il fine del fine è il fine].  Il passaggio all’introspezione verbale altro non è che l’inizio della generalizzazione delle forme psichiche interne dell’attività /239/.

I concetti scientifici  richiedono altri atti di pensiero, legati a un libero movimento nel  sistema di concetti, alla generalizzazione delle generalizzazioni già formate, alla padronanza più consapevole e volontaria dei concetti passati /222/.

/224/ Concetti quotidiani (o concetti spontanei) e concetti scientifici danno il via al rapporto fra pensiero della quotidianità (o anche pensiero comune, pensiero medio, pen­siero della falsa coscienza) e pensiero razionale (scientifico).

 

Apprendimento e sviluppo /251/

Le funzioni psichiche superiori divengono superiori in virtù della loro presa di coscienza e della loro padronanza /225/.

L’apprendimento umano si sviluppa per via, per mezzo della  collaborazione e dell’imitazione  /272/.

 /274/ Per l’apprendimento è anche essenziale stabilire oltre la soglia inferiore di apprendimento anche la soglia superiore.  Il che equivale alla analisi delle capacità dell’individuo.  Analizzate quelle capacità si può procedere nella direzione individuata.  Necessaria, tuttavia, la collaborazione.  Cos’è la collaborazione?  La questione dei «periodi sensibili» /276/.

/280/ Compiuto il periodo di maturazione, il periodo sensibile scompare (superato a sua volta /276/).  Perché il processo di maturazione si sviluppi è necessaria la presa di coscienza e la volontarietà nell’uso dei concetti.

©  Presa di coscienza, volontarietà, collaborazione, imitazione. Sono questi i quattro ingredienti per lavorare con persone adulte e spingerle verso livelli più alti, più complessi di costruzione del loro sistema di concetti. Va detto che per volontarietà V. intende determinazione.

Ora si è affermato che il pensiero concettuale si «costruisce».  L’individuo se lo costruisce.  Nel medesimo tempo il sistema di concetti corrisponde alle condizioni culturali dell’individuo, alla sua presa di coscienza dello stato del mondo.  La presa di coscienza dello stato del mondo rappresenta il suo massimo di coscienza possibile raggiunto, misurabile con il mdcp generale cui si è storicamente pervenuti.  Compito di un individuo è di portare il proprio mdcp individuale il più vicino possibile al massimo di coscienza possibile storicamente dato. 

Come? 

Per prima cosa è necessaria la presa di coscienza della utilità di accrescere il proprio mdcp individuale.  Poi la volontà di conseguire l’obiettivo. L’assenza di questi due atti, della riflessione e della volontà, impedisce ogni lavoro nella direzione voluta. Vuoi che sia compiuta dal soggetto stesso, vuoi da altri . –|

 

Cfr pag 282 & 285 - riflessione di V. sul pensiero scientifico. Riflessione dalla quale dissento.

® Il pensiero scientifico di un individuo non sussume necessariamente il pensiero quotidiano, come lascerebbe pensare V. Motivo per cui il pensiero quotidiano o falsa coscienza permane accanto al pensiero scientifico e, disgraziatamente, spesso lo influenza.

La possibilità-capacità di conseguire il pensiero concettuale si compie intorno ai 12 anni.  Tuttavia si continua a pensare per insiemi (cioè per complessi), per pseudo concetti, per associazione, sincreticamente e così via.  Tutte caratteristiche del pensiero comune, del pensiero quotidiano, del pensiero spontaneo e base della falsa coscienza.  Perché? È che il mdcpm ha raggiunto un livello nel quale la presa di coscienza non si è generalizzata.  Non solo non si è generalizzata a livello sociale medio, ma nemmeno a livello dei soggetti più avanzati. 

Marx rimane un pcbg che si preoccupa del matrimonio della figlia. E non se ne preoccupa oggettivamente ma soggettivamente. Cioè senza presa di coscienza della propria funzione storica di fronte alla quale il caso della figlia è quanto meno irrilevante e, comunque, non riguarda quella classe operaia che lui voleva elevare al livello dello coscienza  nel momento stesso in cui lui stentava a elevarsi al suo stesso livello di coscienza teorizzato.

Lenin non affronta in maniera corretta la questione femminile e sottovaluta fino a negarla la neg-neg. Vuoto grave della sua formazione teorica che andrebbe quanto meno approfondito. 

A livello della scienza positivista, borghese e logico-matematica, il livello del mdcpm è talmente basso da trascinare quegli eminenti scienziati da una crisi epistemologica all’altra. Compresa una crisi dei fondamenti metodologici generali che ne mette in forse ogni risultato e salva soltanto quelli che trovano empiricamente delle conferme nei fatti osservati ma sostanzialmente sganciati dalle leggi generali.  Leggi intorno alle quali girano senza centrarle mai. E appena possono, negandole.

A livello della teoria ma.dial la difficoltà di apprendimento è tale che sulla scorta di un giudizio dello stesso Lenin, nessun marxista ai suoi tempi era in grado di capire il Capitale. E tanto meno lo sono i marxisti attuali, sovietici inclusi. 

Questo per quanto riguarda i soggetti più avanzati. 

Qual è lo stato dell’arte, dunque? 

Credo che il punto stia nel concetto di presa di coscienza, ovvero nella coscienza.  Da un lato il saper fare non significa sapere di saper fare. Questo è già di per sé fondamentale.  Gli uomini fanno ma non sanno quello che fanno.  Credono tuttavia di saperlo e questo investe un altro livello della questione.  Pensare di saper fare qualcosa mentre in realtà se ne sta facendo un’altra. Quindi la presa di coscienza non è soltanto al livello del sapere cosa si stia facendo (saper fare senza sapere cosa si fa), ma anche di saper fare ciò che si sta pensando di fare (pensare di fare una cosa mentre se ne sta facendo un’altra) come è accaduto per esempio a Newton che con i suoi studi pensava di dimostrare scientificamente l'esistenza di dio mentre in realtà stava ponendo le basi per negarla (cfr a questo proposito l’analisi del sovietico B. Essen in SAB).  O il caso di Marx, Engels e Lenin che teorizzano perfettamente cosa debba essere una coscienza, ma poi non avevano chiara la coscienza della loro presa di coscienza di certi fenomeni sociali (il matrimonio della figlia e la questione femminile).  In altre parole il problema della relazione fra ciò che si sa fare e ciò che si sa di saper fare procede dal basso verso l’alto (dal saper fare al saper di saper fare) ma anche dall’alto verso il basso (sapere cosa si deve fare e sapere se lo si sta facendo oppure no). 

La falsa coscienza prospera in questa terra di nessuno, nella relazione irrisolta del fare e del sapere di saper fare con il sapere di dover fare e sapere se lo si sta facendo.  ... Allora cosa accade all’adulto?  Perché il sistema dei concetti non si sviluppa pur avendone la potenzialità? Beh, la risposta è grosso modo in quanto scritto sopra. Parallelamente all'analisi dei modi di produzione, del dilagare dell'alienazione. Eccetera.–|

 

/255–257–26?/399-370-373 & segg) Linguaggio orale  e linguaggio scritto.

/372/ Il monologo

/380 -381/ Senso e significato

/260/ Linguaggio interno – caratteristiche.

 

/232/ La generalizzazione un modo specifico con il quale la realtà si riflette nella coscienza.

© In questo senso un modo con il quale il pensiero riflette la realtà è quello di uscire dalla rappresentazione figurativa (visiva) del pensiero fermo allo stadio dell’immagine (pensiero per immagini).  L’immagine di solito è

quella determinata immagine.  Un atto soggettivo del riflesso e un riflesso soggettivo dell’oggetto nel senso che l’oggetto è quell’oggetto determinato, e come tale un soggetto di cui il pensiero primitivo fa esperienza.  Già nel momento in cui l’immagine di un oggetto determinato è in qualche modo riconoscibile in un oggetto determinato diverso ma che possiede delle somiglianze con il primo oggetto, qui, in questo caso, il pensiero per immagini acquista un rudimento di generalizzazione.

Poi c’è una generalizzazione con contenuti di pensiero più alti (una generalizzazione più generalizzante di quella puramente per immagini) ed è quando l’immagine pur rimanendo tale si distacca dall’immagine fissa e generalizza la memoria di più immagini simili.  Questo è già il pensiero umano nel periodo preistorico dell’esistenza del pensiero.  Ed è la base nello stesso tempo del pensiero del bambino nei primi anni della sua formazione.  In quel periodo la parola contiene più immagini o una esperienza fattuale dell’oggetto indicato dalla parola. 

Il pensiero entra nell’astrazione con la prima generalizzazione di più generalizzazioni. Da questo momento in poi il processo di generalizzazione di generalizzazioni procede per gradi sempre più complessi. Questi gradi sono ora legati al significato delle parole, significato che contiene in sé la generalizzazione.  Si creano così livelli diversi di significati. Fino al momento in cui dal significato di una parola si passa al concetto. Il concetto è già in sé una sintesi di significati, significati che nel concetto vengono sintetizzati a un livello più alto di astrazione.  Il concetto a sua volta può essere espresso da una parola. Può essere espresso da un sistema di parole, da un sistema di periodi e via, via fino al concetto espresso da un’opera complessiva quale può essere per esempio la Scienza della logica di H.

Nel riflettere la complessità della realtà i gradi di questo processo si sviluppano attraverso livelli crescenti di generalizzazione delle generalizzazioni.  Generalizzazioni di significati, generalizzazioni di concetti. Fino alle generalizzazioni della totalità e alle generalizzazioni della generalità. 

Le totalizzazioni della totalità e della generalità riflettono l'analogo processo che si svolge nella realtà sia a livello fisico, sia nello sviluppo concreto del mondo e dei suoi fenomeni (nella società umana la moneta è una di queste generalizzazioni concrete, che segue la generalizzazione della totalità dello scambio - cfr CAP 1. In fisica sono le grandi leggi come la gravità, l’elettromagnetismo, o altre da scoprire con un metodo di indagine più evoluto del pensiero logico-matematico). 

Nel medesimo tempo il pensiero riflettendo i processi della realtà vuoi nei contenuti, vuoi nelle forme, ne rispecchia le modalità. Con modalità di analisi del processo tipo «immediato →  mediato →  immediato», dove dal primo immediato al secondo immediato si è prodotto un salto di qualità del livello di approfondimento e di appropriazione della natura della realtà. 

Si può allora dire che il pensiero si sviluppa parallelamente alla produzione della capacità di generalizzare, si sviluppa cioè con lo sviluppo di questa capacità. Lo sviluppo sviluppa lo sviluppo. Ora quale è lo sviluppo totalizzante della riflessione sulla natura nella sua realtà?  La scienza.  E lo sviluppo generalizzante della natura nella sua concretezza che, come tale, alla riflessione sulla natura aggiunge anche la riflessione sulla riflessione della riflessione?  La teoria. Intendendo per teoria il pensiero materialista e dialettico (ma.dial) colto nei suoi vari momenti epistemologici, filosofici, scientifici.

Così, il sapere, la cultura, il massimo di coscienza possibile altro non sono che le varie facce, i vari livelli, i vari gradi, le varie forme, i vari momenti presi dallo sviluppo nel corso della sua produzione allargata. La successione, cioè, della generalizzazione delle generalizzazioni.  Dalla parola pensata al massimo di coscienza possibile. –|

 

ANNOTAZIONI

– In SCZQ 56/10.90 pag.10 si pone il problema del senso.  L’occhio vede perché «postula» l’oggetto.  Il «senso» dunque risiede nell’oggetto o nella funzione?  Nel caso dei calcolatori è la funzione che deve essere descritta. Ma cos’è una funzione?  Un dato empirico che viene percepito o una condizione di possibilità della percezione stessa?  L’autore va avanti invocando l’homunculus medioevale, Cartesio, Vico, e altro.

© 1° Nonostante tutto il livello di analisi del lomat riesce ancora a stupirmi.  La differenza fra calcolatore e pensiero umano è che il pensiero umano (con tutto ciò che ha dietro di sé, con la sua storia biologica) riflette la realtà, mentre il calcolatore no.  H. metteva in dubbio che la matematica fosse in grado di cogliere la realtà.

2° Cos’è la funzione, cosa è il senso?  Ammesso che la funzione esista come funzione del pensiero, il senso e la funzione si formano nel rapporto fra l’oggetto e il soggetto che lo percepisce.  Il significato presuppone l’uomo (il soggetto), presuppone cioè la natura che ha prodotto e raggiunto il livello organizzativo della coscienza.  Il significato, il senso presuppongono la coscienza. 

Il fenomeno da studiare non è il significato o il senso, è la coscienza. 

In prima analisi si può dire che la coscienza sia la possibilità di percepire il reale. 

Il senso è la percezione dei rapporti delle realtà fra loro e con il soggetto che osserva.  Questi rapporti si colgono attraverso il processo di astrazione e generalizzazione, e a loro volta si producono a livelli sempre più complessi di organizzazione. Così come è complessa la realtà 

La valutazione è la possibilità di cogliere questa complessità in rapporto al fine che il soggetto persegue (fine che può essere organizzato in un progetto).  Questa possibilità non appartiene che in minima parte al singolo individuo.  In realtà è appannaggio di una comunità di individui.  Il rapporto fra le condizioni della comunità e la condizione dell’individuo è un discorso a parte (cfr LINN su Enrico VIII).

Diversa sotto certi aspetti, è l’analisi del concetto di oggettività. L’idea di oggettività ereditata dalla tradizione empirico analitica (un modo diverso di chiamare il lomat) non va, si legge in SCZQ/56.   È anche possibile che da questa dichiarata impossibilità di cogliere l’oggettività derivi la crisi in corso che ha eliminato il concetto di oggettività dai ragionamenti mentre sta favorendo il dilagare del suo opposto, la soggettività (va sempre tenuto presente tuttavia il duplice livello di valore d’uso e valore di scambio anche del concetto di oggettività). 

® Ora individuiamo, chiamiamo oggettività la sostanza di un processo, il suo «motivo» (cfr DSD).  La ricerca dell’oggettività è la ricerca di questa sostanza.  Questa sostanza muta 1. a seconda del grado di complessità del processo reale; 2. a seconda del rapporto che il processo in oggetto ha con gli altri processi in corso; 3. a seconda del fine del processo.  Se muta il fine (per esempio un progetto) del processo muta solitamente anche il senso e il significato complessivo del processo.  Eccetera. Per le medesime ragioni cambia l'individuazione del motivo come la sua oggettività. –|

 

– La logica individuale riflette il rapporto fra l’individuo quale soggetto e il mondo nel suo insieme (umanità compresa) quale oggetto. Il rapporto con la realtà nell’individuo è mediato dalla umanità nel suo insieme che si presenta a lui sotto forma di socialità.

Soprattutto nel momento della scrittura (ma anche del pensiero comune) la lingua di per sé risolve alcuni problemi logici fornendo al singolo individuo «manufatti» intellettuali precedentemente elaborati dall’organizzazione linguistica sotto forma di parole e concetti.  Queste parole e concetti completano il «dictus» complessivo del soggetto senza che questi lo abbia pensato autonomamente.  Una volta scritto, il «dictus» si trasforma in un pensiero più completo, più organizzato di cui l’autore può appropriarsi completamente in un secondo momento.  Questo è l’apporto collettivo e sociale alla logica individuale del pensiero nel momento stesso della sua produzione.


VAI  a “Il Vygotskij pensiero” [@PEL2]


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“Appunti su Pensiero e linguaggio” [@PEL1]

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