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Comunismo

(alcuni concetti e riflessioni alla base della rivoluzione e dell'esperienza comunista anteriormente e successivamente alla rivoluzione d'ottobre.)

 

§ - La teoria diventa una forza materiale non appena conquista le masse (Marx, Introduzione alla Critica della filosofia del diritto di Hegel).
 § - Non speculazione, ma praxis rivoluzionaria - cioè - azione criticamente illuminata e diretta
(Marx,  III tesi su Feuerbach  - © Praxis uguale a fusione di pratica e teoria. La teoria si fonda sulla pratica e la pratica si organizza sulla teoria).
§ - La trasformazione delle masse salariate in classe rivoluzionaria è la meta e la tendenza del processo rivoluzionario, non il suo punto di partenza (R. Dutschke "La ribellione degli studenti" - pag.59).

 

[il valore delle masse]

Necessario procedere con le masse poiché ogni conquista è illusoria se non è una conquista di tutti per tutti – In ultima analisi la conquista è reale solo a livello mondiale – L'emancipazione parte dal basso, non dall'alto. – Uguale per la libertà


[rapporto fra masse e direzione]
Il rapporto fra masse e direzione è diverso se affrontato prima o dopo la presa del potere.  Prima della presa del potere il rapporto non può non essere che leninista.  Un gruppo dirigente affiatato, selezionato e compatto, un partito sostanzialmente di quadri, che prepari l'azione in stretto rapporto con le masse, che guida.
Dopo la presa del potere questo rapporto muta.  È necessario che le masse intervengano in maniera più diretta, si facciano le ossa, esprimano il loro reale contenuto di classe e si accettino, perché necessari, i ritardi e gli scompensi che tutto ciò necessariamente comporta.  Durante la presa del potere scompensi, ritardi e sperimentazioni potrebbero seriamente compromettere la realizzazione stessa dell'obiettivo principale.

[rapporto fra masse e intellettuali pcbg]

Esistono varie maniere con cui un intellettuale o un piccolo borghese guarda alle masse.
1) Ne è al di sopra; 2) le ammira poiché la loro arretratezza le rende incorrotte e lontane dai mali della civiltà e della cultura; 3) contano per ciò che sono e non per ciò che sanno (E. Masi, SMC/1048).

[lotta di classe]

 "Non si può ridurre all'esistenza delle classi in generale la base oggettiva del processo di lotta di classe che sfocia nell'autonomizzazione degli apparati della dittatura del proletariato. Questa base oggettiva va ricercata nell'insieme dei rapporti e delle pratiche che esistono concretamente in quel momento e danno delle classi presenti le loro caratteristiche specifiche.  Sono questi rapporti e le pratiche che si sviluppano sulla loro base che determinano la forma d'esistenza delle classi come le loro forme di lotta"  (LCU/250).

 Dare per invecchiate le posizioni che si vogliono aggirare. Lenin si batte contro questa tendenza ideologica.  È  una tattica della lotta di classe (ME/248/255).

 Bettelheim in LCU (263) distingue all'interno della medesima classe elementi avanzati delle masse, elementi arretrati e elementi intermedi.

D'accordo. Rimane da chiarire perché all'interno di una stessa formazione sociale si formino almeno tre tipi di gruppi di individui (radicali rivoluzionari, neutri opportunisti, reazionari).  Qui c'è una legge fra soggetto e oggetto, fra individuo e gruppo, classe, società che andrebbe individuata.

Dove?  Nella psicoanalisi alla Reich?  Nella biologia alla Jacob?  Nella fisica alla Jordan? Sicuramente nel processo economico e sociale. 

 

[sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione]

Il grado di sviluppo delle forze produttive aumenta con il perfezionarsi del sistema e l'affinarsi dei mezzi di produzione, mentre i rapporti di produzione rimangono uguali – Nasce allora il conflitto fra il grado di sviluppo delle forze produttive e i rapporti di produzione – È questo il motore dell'evoluzione storica ed è il motivo per cui da un sistema socio economico si passa a un altro – La lotta di classe è la forma concreta in cui si manifesta la contraddizione fra grado di sviluppo delle forze di produzione e rapporti di produzione – Ogni sistema economico pervenuto a un certo grado di sviluppo non accresce ma riduce l'adattabilità del suo più vasto sistema sociale – anche in base al principio marxista che con la produzione aumentano i bisogni (vai a @BIS) (cfr l'impero romano a partire dal II e III secolo e l'evoluzione della Cina a partire del XVIII e XIX secolo).

 

[unità degli opposti e loro contraddizione dialettica]

L'accumulazione (quantità) crea le condizioni, fino a quel momento solo possibili, della crisi (CAP1°/146).  Perché le contraddizioni si manifestino e trovino uno sbocco esigono "tutto un ambito di rapporti" che "dal punto di vista della circolazione semplice delle merci non esistono ancora". 

La contraddizione si divide, ma l'opposizione si conserva all'interno dei due poli (CAP 1°/137).

 

[verso una società nuova]

Nel corso del loro sviluppo (gli uomini) devono dapprima produrre essi stessi le condizioni materiali di una società nuova – e nessuno sforzo della mente o della volontà può liberarli da questo destino (SMC/1109) .

Se i fondamenti della teoria comunista contengono la critica del modo di produzione capitalista e fissano i tratti generali del suo superamento, non per questo sono in grado di descrivere il processo storico attraverso cui tale superamento si va compiendo (SMC/1361).

 

[della transizione]

Perché il nuovo modo di produzione si sostituisca all'antico, dipende dal carattere stesso del vecchio modo di produzione (Marx CAP 3°) e non dal commercio, per esempio, nel senso che non fu il commercio a dissolvere il modo di produzione feudale (PSA/76).

Per un reale passaggio da un modo di produzione all'altro è necessario che con la struttura della produzione si estinguano anche le strutture sociali derivate (TES/11).

 

[mercato internazionale e 1918]

1) Con la rivoluzione d'ottobre il mercato internazionale entra in un nuovo periodo di transizione (vai a @MT).

 - Principio della "non corrispondenza" fra "rapporto sociale di produzione" e "processo lavorativo". Il periodo di transizione fra il modo feudale di produzione e il capitalismo è stato caratterizzato da uno scarto fra la appropriazione formale e la appropriazione reale (TES/16).

 Appropriazione formale: separazione del lavoratore dalla proprietà dei suoi fattori di produzione (manifattura).

 Appropriazione reale: la grande industria.

Anche nella fase di transizione al socialismo il modo formale precede il modo reale (TES/17 - cfr sulle conseguenze pagg. 18/19/20  - cfr PSA/53).

2) Approfondire l’analisi del concetto di nazionalizzazione (o statizzazione) degli strumenti di produzione e del concetto di socializzazione degli strumenti di produzione.

3) Approfondire l’analisi della sopravvivenza delle categorie di mercato all'interno del settore statale di una economia socialista come insufficiente capacità di previsione sociale (52) ma anche dovute ad una scarsità relativa (rispetto ai bisogni sociali).

 

[estinzione delle classi]

"Lo sviluppo della produzione rende anacronistica l'ulteriore esistenza di classi sociali distinte.  Nella misura in cui scompare l'anarchia della produzione sociale, viene meno anche l'organizzazione politica dello Stato" (Engels, Antidühring /304).

L'estinzione delle classi è strettamente legata allo sviluppo della produzione, all'abbondanza e alla conquista internazionale e mondiale del socialismo.

 

[Engels - estinzione dello Stato]

(disalienazione progressiva – scritto intorno agli anni ‘70) - Per Engels (Antidühring/297) che lo Stato si appropri di tutti i mezzi di produzione non ne muta la sostanza.  "Quanto più si appropria le forze produttive, tanto più diventa un capitalista collettivo, tanto maggiore è il numero di cittadini che esso sfrutta.  Gli operai rimangono dei salariati, dei proletari".  È ciò che è parzialmente accaduto in Urss.  Contrariamente alla tesi che Stalin espresse al XVIII Congresso (10 marzo 1939) (un anno dopo le grandi purghe e i processi).  Nell'Unione Sovietica non è stato fondato uno Stato proletario.  I proletari in Urss, in 50 anni di gestione del Pcus, non hanno imparato a gestire lo Stato.  Questi 50 anni non si sono mostrati la "tappa necessaria" (Lenin, Stato e R./113) per eliminare i residui del capitalismo e assicurare alla società "l'ulteriore marcia in avanti".

I membri della società sovietica o "almeno l'immensa maggioranza di essi" (L idem) - non - "hanno appreso a gestire essi stessi lo Stato".  Questo è il punto.  E non solo, come sostiene Stalin, per il fatto che il socialismo si è sviluppato in un solo paese accerchiato dagli stati capitalisti.

Perché ci sia società socialista, perché lo Stato si estingua è necessario che "tutti i membri della società, o almeno l'immensa maggioranza di essi" abbiano appreso "a gestire essi stessi lo Stato" (L idem).

D'altra parte Engels aveva avvertito (A./301), anche se indirettamente, che era necessario di assicurare, per mezzo della produzione sociale, a tutti i membri della collettività una esistenza che non solo fosse completamente sufficiente dal punto di vista materiale, ma che garantisse l'esercizio completamente libero delle facoltà fisiche e spirituali della gente liberata dal modo distruttivo della produzione capitalistica.

Ora, tutto ciò in Urss non si è verificato.  La sua economia è stata ed è tuttora un'economia di penuria piena e ora di semipenuria.  Così che le condizioni con cui Engels, Marx (fine dell'alienazione nei Lineamenti pagg. 104/105), Lenin (Stato e R.) avevano preconizzato l'estinzione dello Stato, non si sono verificate.

La situazione oggi è tale che l'argomento non è affrontato.  Si rimane alla fase della lotta di coloro che sono rimasti e rimangono sulle posizioni staliniste enunciate al XVIII nel 1939 o su quelle trotzkiste, da tesi tipo Rivoluzione tradita. Tutto ciò è ben poco marxista.

Al limite anche Mao commette il medesimo errore.  Poiché (anche se è un passo avanti) non basta ammettere che la lotta di classe continua e serpeggia anche all'interno della classe operaia che si fa continuamente corrompere (anche Lenin era del medesimo avviso in Stato e R./113).  Non basta l'appello diretto alle masse - anche se si tratta di una innovazione di eccezionale importanza.  È necessaria una analisi della economia delle società sorte dalle rivoluzioni proletarie e contadine (Russia, Cina, Cuba) della prima metà del secolo.

Che tipo di economie sono?  A quali classi danno origine?  Quali sono gli strumenti economici e politici per favorire la marcia verso il socialismo e impedire uno slittamento verso posizioni che in qualche modo sono mutuate dai bisogni e dalla ideologia delle vecchie classi borghesi spodestate ma presenti nelle infrastrutture del socialismo?

L'errore (voluto) commesso da Stalin al XVIII trova un fondamento teorico nel lavoro di Engels (A./299).  Vi si afferma che il proletariato impadronendosi del potere e trasformando i mezzi di produzione in proprietà dello Stato, sopprime ogni differenza di classe e se stesso come proletariato. Anche Lenin conferma che lo Stato composto dagli operai armati (Stato e R./119) "non è più uno Stato nel senso proprio della parola".  A parte che nello Stato leninista e stalinista al posto degli operai armati, c'è la polizia politica, queste previsioni andavano tanto più verificate e analizzate, fino a creare una teoria dello Stato di transizione dal capitalismo al socialismo.  Teoria che manca in Urss, in Cina e ovunque.  E che nessuno pensa di mettere in piedi.  Se Marx ha ragione nel sostenere che la "teoria diventa una forza materiale non appena conquista le masse" (introduzione alla Critica della filosofia del diritto) è vero che le masse moderne sono rimaste senza una teoria.  Disarmate.  E una teoria è facilmente rintracciabile proprio partendo da Marx, dalla sua teoria del "deperimento" della alienazione con il deperire delle categorie economiche capitalistiche, della divisione del lavoro, delle classi e dello Stato.  Deperimento che Marx stesso avverte di non sapere come avverrà, in quanto tempo, una volta rovesciata la borghesia e i suoi rapporti di produzione.

E. Mandel propone (La formazione del pensiero...) di studiare le leggi dell'alienazione nelle società di transizione in ossequio alla teoria marxista della disalienazione progressiva (da contrapporsi contro il mito della alienazione inevitabile delle società industriali).

 

[società di transizione e società comunista]

L’idea che sia necessario creare una "mentalità nuova", che il lavoro debba diventare "una necessità individuale sentita come tale" prima che si possa passare alla distribuzione dei beni - secondo i bisogni - rivela “una vera e propria deviazione volontaristica” e capovolge “un rapporto causale pur tuttavia evidente", ecc.  (E. Mandel, TEM 2°/433).

Fin quando non cambiano i rapporti economici, fin quando, cioè, a un periodo di penuria non seguirà un periodo di abbondanza, non nascerà nemmeno l'uomo socialista, l'uomo nuovo comunista.  E. Mandel non dice quali siano i compiti in una società di transizione, come quella sovietica, cinese, cubana, ecc.  Dice soltanto che è necessario superare la fase capitalistica poiché una società di transizione è in condizioni di preparare l'avvento di una società comunista prima e meglio di quanto non possa farlo la società capitalista.

 

[fine dell’economia di mercato]

La produzione di mercato cessa di esistere con la presa di possesso - sociale - di tutti i fattori della produzione (Marx - Engels) (TES/36, C. Bettelheim).

 

[autogestione operaia]

I tre tempi di passaggio dalla direzione capitalistica della azienda alla autogestione operaia:

1) Controllo operaio

2) Cogestione operaia

3) Autogestione operaia.

 

[gestione socialista e rivoluzionaria del potere]

A) Presa del potere.  B) Gestione socialista e rivoluzionaria del potere - Leggere questa distinzione (due momenti della lotta socialista) nei Quaderni Piacentini n.3 (pagg. 3-4).  Il momento della presa del potere coincide con la lotta per l'emancipazione.  Nel momento della gestione socialista nasce il problema di mantenersi in una linea autenticamente rivoluzionaria, anche dopo e nonostante la presa del potere.

 

[lotta per il socialismo & lotta per l'emancipazione]

La lotta per l'emancipazione passa per la lotta per il socialismo. La lotta per il socialismo non passa necessariamente per la lotta per l'emancipazione. La lotta per il socialismo è sempre anche lotta per l'emancipazione.  La lotta per l'emancipazione può essere ma anche non essere lotta per il socialismo.

 

[il socialismo]

Il socialismo non è un modo di produzione, ma è la transizione al comunismo – Il comunismo è un modo di produzione – Nel socialismo le forme di produzione capitalistiche continuano a svilupparsi (poiché una formazione sociale non scompare mai prima che si sviluppino tutte le forze produttive che può contenere) – ma prendono forma anche forme del modo comunista di produzione (SPAP/33).

 

[socialismo scientifico]

Il socialismo scientifico è la riflessione scientifica del movimento storico reale e il suo prolungamento cosciente verso l'avvenire (MTP/238).

 

[passaggio al comunismo]
(LINN 2°/401–402) – L'avvento del comunismo sarà caratterizzato, oppure le condizioni descritte una volta stabilitesi daranno il segnale che il comunismo è in arrivo o è arrivato  quando il pluslavoro della massa avrà cessato di essere la condizione di sviluppo della ricchezza generale – così come il non lavoro dei pochi avrà cessato di essere la condizione dello sviluppo delle forze generali della mente umana – Con ciò la produzione basata sul lavoro di scambio crollerà e il processo di produzione materiale immediato perderà anche la forma della misura e dell'antagonismo – Allora subentrerà il libero sviluppo della individualità (vai a @INDIV1
)
Dunque non la riduzione del tempo di lavoro necessario per creare pluslavoro (vai a
@LAV), ma in generale la riduzione del lavoro necessario ridotto al minimo mentre il tempo liberato (non più libero - vai a @INDIV3
) sarà impiegato per la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico, eccetera degli individui.
Due condizioni pertanto. Il tempo divenuto libero cioè liberato e mezzi tali da soddisfare le esigenze di ciascuno. Esigenze che non avranno il carattere del bisogno illimitato e malato come accade oggi. Bensì calibrate con le esigenze dello sviluppo umano.
Esigenze prevedibilmente molto diverse da quelle attuali.

 

[il comunismo]

- Il comunismo come soluzione delle contraddizioni tra – esistenza ed essenza – reificazione e autodeterminazione – libertà e necessità – individuo e specie (Marx nei manoscritti).

- "Il comunismo per noi non è uno stato di cose  che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi.  Chiamiamo comunismo il movimento  reale  che abolisce lo stato di cose presente (*).  Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente" (Marx IT/32) (**).

(*) D’accordo ma lo deve abolire prendendo la direzione del comunismo. Le vicende della fine del '900 mostrano che la via per il comunismo è più accidentata di quanto si pensasse. E se, come penso, il processo stia andando nella sostanza verso le intuizioni e l’analisi di Marx e Engels, non è detto che vi giungerà nella forma ipotizzata da loro e dai teorici marxisti del '900. Possiamo chiamarlo comunismo per comodità. Ma non sarà quel tipo di comunismo lì.

(**) Il salto fra marxismo e marxismo-leninismo è qui. Il socialismo in Urss e in Cina è instaurato. Quale è il senso economico e politico di questa instaurazione (che in qualche misura, non a caso, diventa Restaurazione)?  È sufficiente il concetto di società di transizione per rispondere?

- E ancora (MEF/223–226).  Il comunismo è il risultato del superamento del lv espropriato, dell'abolizione della proprietà privata e ritorno completo, consapevole, all'interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico dell'uomo per sé, quale uomo sociale cioè uomo umano (225) – Soluzione del contrasto dell'uomo con la natura e dell'uomo con l'uomo – del conflitto fra esistenza e essenza, fra oggettivazione e affermazione soggettiva, fra individuo e genere.

® Marx lega la religione, la famiglia, lo Stato, eccetera alla proprietà privata – Quando la proprietà privata sarà abolita allora con l'avvento dell'uomo generico (vai a @INDIV1), del lavoro disalienato, del potenziamento dei sensi, della coscienza generalizzata del genere umano e della sua appropriazione della storia come intera storia universale, verranno meno la religione, la famiglia, lo Stato.  Nel medesimo tempo il comunismo forma necessaria del prossimo avvenire →  non è, in quanto tale, il termine ultimo dell'evoluzione umana ¬ e della forma dell'umana società (235).

© Va condotta una rfl sull'abolizione della proprietà privata in Urss. Penso che per Marx l'abolizione della proprietà privata fosse una conseguenza dello sviluppo delle forze di produzione. In Urss quello sviluppo non si era verificato. Né il socialismo in un solo paese era in grado di assicurarlo. C'è poi il discorso della proprietà statale affrontato da Engels. Insomma ad essere abolita deve essere la proprietà sia privata sia statale. (14.07.00). –|

 

[revisionismo e comunismo]

La differenza fra revisionismo e comunismo consiste nell'abbandono della dialettica a favore del concetto comtiano (positivista) di «progresso».

Il metodo revisionista consiste nel modificare l'essenza del materialismo col pretesto di criticarne la forma.  (Lenin/ME(?) (vedi anche @MT e @MR).

 

[II e III internazionale]

[II internazionale]
- Uno degli scontri teorici della seconda internazionale fu costituito da coloro che credevano nella possibilità della accumulazione capitalista senza limiti.  L'altra che (come R. Luxemburg) supponeva che quel processo aveva limiti oggettivi ben definiti.

[III internazionale]

 - Prevale una visione meccanicistica del rapporto fra struttura e sovrastruttura (cfr Pasvkanis, Vysinskij).  (Cfr anche "analisi sulla lotta di classe fra il 1920 e il 1937").
Fu un'epoca segnata da questa rozzezza dell'analisi dialettica, economica, marxista.
- Giudizio di Bettelheim sulla TI, cfr LCU/23.
[la Terza e la Cina]

- cfr la questione delle analisi della TI sulla Cina che portarono alla sconfitta del 1926 -1927.  Furono le analisi di Bucharin? Il Kuomintang era alleato dell'Urss?  ecc...

[II e III internazionale]

- L'epoca della seconda internazionale è caratterizzata dal diffondersi della cosiddetta "linea positivista" che riduce il marxismo a una particolare variante evolutiva del determinismo applicato alla storia.

... solo processi oggettivi sottoposti a una irreversibile necessità.

... sottovaluta l'importanza della attività umana (difesa nelle tesi su F.). (SCM/451).

La Terza int. in qualche modo mutua questa linea trasmutando il materialismo dialettico di Lenin in idealismo oggettivo meccanico.

 

[l'errore e la storia]

(cfr Varga in SMC 1973) - L'analisi di E. Galli della Loggia sugli errori di previsione della Terza internazionale non è del tutto infondata.  Le analisi condotte dalla Terza furono alterate dall'attesa del crollo (vedi anche @C&C).  Ma la critica al keynesismo, anche se malamente impostata e finalizzata, strumentalizzata esclusivamente verso il sostegno della politica sovietica, fu poi, nei suoi aspetti di fondo, errata?  E se da parte dei teorici della Terza vi furono errori di ideologismo, non ve ne furono e non ve ne sono altrettanti da parte di storici come E. Galli della Loggia che non a caso cita C. Napoleoni come una Bibbia?

Cosa è stato il keynesismo?  Mattick per esempio ha cercato di dircelo ma ancora non lo sappiamo.  Anche perché non sappiamo ancora come finirà. L'errore di fondo è nell'ideologismo.  Sia da una parte che dall'altra. Soltanto che l'ideologismo non nasce per caso.  È a sua volta l'effetto della lotta di classe e del processo economico.

La Terza fece errori grossolani.  Ma anche i suoi critici li fanno.  Il fatto è che manca un'analisi marxista del periodo fra le due guerre.  E del secondo dopoguerra.  Questo fu il vero danno provocato dalle sconfitte del movimento operaio internazionale nel primo dopoguerra e dal ripiegamento in Urss del socialismo in un solo paese.

Era possibile una linea diversa?  Si può parlare di errori commessi dalla storia?  Dalle forze politiche?  Dagli uomini?

L'errore può essere considerato tale solo prima di essere commesso -  poi diviene una necessità storica.  Necessaria e correggibile.  Parte integrante della realtà. Correggibile dopo come esperienza.  Questa legge è naturalmente valida quando l'errore è al di sopra del massimo di coscienza media culturale dell'ambiente in cui viene commesso, che può essere la media del sapere totale. Al di sotto di questa media è un puro fatto di informazione.  Si tratta di errori informativi (di carenza informativa) o culturali.  Oppure ideologici, che è già un'altra cosa.  Nel senso che la difesa di una ideologia comporta sempre un prezzo e il prezzo dell'errore è compreso nel prezzo della conservazione (ideologica di una classe perdente).

Al di sopra di quella media fa parte della lotta degli uomini per la loro sopravvivenza contro la natura e contro le stesse forze da loro suscitate in questa lotta.  Più che di errori si tratta di tentativi. Tentativi falliti. Un tentativo fallito non è di per sé un errore. Se così non fosse la natura sarebbe piena di errori. Per parlare di errore è necessaria la «presenza» di un metodo già sperimentato con successo di cui non si è tenuto conto per insipienza o per ignoranza.

 

[libertà & necessità]

In realtà la costituzione, nei paesi socialisti, di nuovi processi economici e sociali ha aperto la strada a una serie di nuovi problemi.  Il tentativo di liquidare questa esperienza come tentativi abortiti, fa parte della difesa messa in atto dal sistema capitalista per la sua sopravvivenza o, meglio, per prolungare le sue forme di vita.  Fra l'altro anche queste espressioni sono errate - fanno parte di un bagaglio culturale tradizionale. Ciò che ci riesce difficile capire è che il passaggio da una forma all'altra è esteso e fa parte di un processo in cui il rapporto fra necessità (il processo è in corso e deve avvenire) e libertà (intervento personale dell'individuo nel corso dello sviluppo del processo) è da analizzare. Né basta sostenere che i due termini sono in rapporto dialettico.  Poiché questo è vero, ma questo rapporto va approfondito e studiato sul terreno concreto dei fatti storici.  Ma insieme è necessario approfondire teoricamente il rapporto libertà-necessità e il rapporto di questi due concetti con il concetto di casualità.  Nel tentativo di affrontare con strumenti di analisi più appropriati il rapporto fra la teoria marxista e la praxis marxista.

 

 

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“Comunismo” [@C]

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