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A proposito di rivoluzione

§*  O la guerra provoca la rivoluzione o la rivoluzione impedisce la guerra (Mao).

 

[la prima rivoluzione]

La prima rivoluzione che si conosca nella storia risale al 2360 ante era volgare  (con ripercussioni in Mesopotamia).  Si verificò in Egitto.  Ci fu una sollevazione popolare contro la monarchia e i sacerdoti legati all'aristocrazia (cfr ASG/23 – SSU/2 – SSU1°/53,57).

La rivoluzione egiziana lasciò il segno. Per la prima volta nella storia i diritti religiosi furono trasmessi alle classi popolari. Conquista che trascinava con sé il riconoscimento dei diritti civili. La credenza dell’immortalità fu estesa al popolo. Lo schiavo restava schiavo, ma gli si riconosceva una identità individuale (PSU1°/57 - SSU/4).

In seguito alla rivolta, si modificò la struttura dello Stato. La modifica favorì la monarchia (il faraone). Il faraone da quel momento acquisì la funzione di mediare tra aristocrazia e classi popolari, appoggiandosi alle classi medie (SSU/4). Anche l'introduzione del servizio di corte contribuì a indebolire l'aristocrazia e la classe sacerdotale.

 

[la rivoluzione secondo ...]

1) Blanqui. Un gruppo armato, allenato, disciplinato, prende il potere e pone le masse di fronte al fatto compiuto.

2) Lenin. Sono le masse che si muovono, ma controllate e spinte dal partito che decide il da farsi. 

3) R. Luxemburg. Le masse si muovono, ma senza essere educate e disciplinate dal partito.  I capi sorgono e scompaiono. Espressi dalle masse di volta in volta, che li riassorbono.

 

[la rivoluzione secondo Marx ]

(LCF/ 54) – Meccanismo della rivoluzione (pref. di Engels). In LCF Marx individua due fatti.

1) la rivoluzione comunista non sarà vittoriosa se non scoppierà nel cuore del sistema capitalistico (allora l'Inghilterra. Fonda questa asserzione a pag. 283, 284, 285).

2) la rivoluzione sarebbe stata mondiale oppure sarebbe fallita.

 Cosa è accaduto nella rivoluzione di ottobre (1917)? Chi ha vinto la rivoluzione russa?

[teoria e realtà delle rivoluzioni]

Contrariamente alla teoria che la rivoluzione sarebbe scoppiata nel paese capitalistico più avanzato, Marx ed Engels davano per scontato che in GB, paese più avanzato del capitalismo ai loro tempi, la rivoluzione non potesse scoppiare.  La prevedevano in Germania, dove il feudalesimo era più duro a morire. Cioè nel paese che a quel tempo era il più arretrato fra i paesi capitalisti, dove la borghesia non era riuscita ad andare al potere e dove si era formato un forte partito socialista. In GB davano invece per acquisito che la classe operaia si fosse fatta corrompere dalla borghesia. Tema ripreso da Lenin.

© La realtà è più complessa della teoria. M&E ne erano consapevoli. E non si facevano un problema di giudicare la realtà del momento anche se questa fosse distante o sembrasse contraddire la teoria.

Nei fatti la rivoluzione è scoppiata sempre negli anelli più deboli del sistema (Russia, Cina, Cuba, Jugoslavia). Era matura in Spagna, in Grecia, nell’Italia del 1945. La tradizione quindi continua. Negli SU e nei paesi più avanzati, la classe operaia si fa assorbire. Si fa assorbire perché usufruisce direttamente dei frutti economici dello sfruttamento che la propria borghesia organizza nel resto del mondo (vedi oltre Colonialismo e rivoluzione).  Tuttavia va detto che tutte le rivoluzioni scoppiate negli anelli deboli sono poi fallite. Rimane aperto l'interrogativo sui cinesi (2009). –|

 

[le 5 rivoluzioni]

1) Rivoluzione economica – (proprietà dei mezzi di produzione).

2) Rivoluzione politica –  (distribuzione del reddito).

3) Rivoluzione sociale –   (rapporti di produzione. Modo di comportarsi).

4) Rivoluzione culturale – (modo di pensare).

5) Rivoluzione sessuale –  (modo di vivere).

Fino a quando i cinque livelli non vengono investiti simultaneamente dal processo rivoluzionario, la rivoluzione è minacciata.

In Urss in un primo momento si affrontano le cinque rivoluzioni contemporaneamente. Ma poi ci si fermò alle prime tre, rinunciando e trascurando le ultime due.

In Cina hanno affrontato anche la quarta. Ma non si è mai passati alla quinta.

Sarà necessario il fallimento della rivoluzione cinese perché la prossima affronti di nuovo complessivamente tutte e cinque le rivoluzioni.

 La questione è che vengano affrontate insieme.

La contemporaneità non significa simultaneità. Il processo sarà complesso. Si dovranno formare gruppi, sacche sociali omogenee e avanzate su tutti e cinque i punti. Che a lungo andare tirino dietro l'intera società. La contemporaneità può essere graduale. Sarà graduale.  È tuttavia necessaria la coscienza sia della contemporaneità sia della gradualità.

(2007) - Nel mondo della globalizzazione e dell’egemonia del mcp, la rivoluzione parte capovolta rispetto a quanto accaduto nei quattro secoli precedenti (17°, 18°, 19°, 20°). Le spinte rivoluzionarie premono dal basso. Lo scontro si manifesta sul terreno della liberazione sessuale, della liberazione della donna e dello sviluppo culturale. Al momento liberazione sessuale e liberazione della donna. Due movimenti che investono la rivoluzione culturale nel suo insieme. Asse portante la liberazione della donna. Anche lo scontro con il mondo mussulmano si manifesta su questo terreno.

(da fpg 17.9.07) Nel rileggere la teoria delle 5 rivoluzioni ho trovato che fosse una chiave di lettura per decifrare l’attuale transizione storica. Fino al XX secolo le rivoluzioni sono state economiche, politiche e sociali. E tutte promosse da élite illuminate. Mao tentò anche di promuovere la rivoluzione culturale  La quarta. Sempre dall’alto. Non raggiunse la rivoluzione sessuale (che lui personalmente praticava), la quinta. Il leninismo si disse convinto della necessità di far accendere la coscienza operaia da élite di intellettuali aderenti al partito bolscevico. E gli operai non sono stati risolutivi né in Occidente né nell’Est comunista.

Il fatto nuovo del XXI  secolo è che stanno partendo dal basso due rivoluzioni. Strettamente intrecciate. Quella sessuale e quella culturale (la quarta e la quinta). Ambedue legate a due aspetti di fondo. Lo sviluppo delle forze di produzione e della tecnologia (sono un tutt’uno). L’emancipazione femminile. L’emancipazione femminile deriva direttamente dallo sviluppo delle forze di produzione. Con evidenza le donne entrano con maggior forza nell’area dello sviluppo economico globale. La loro emancipazione provoca un terremoto culturale. Non ne è l’unico aspetto ma certamente il principale (vedi anche #04-07).

Come questo si leghi alla riflessione della formazione di un nuovo proletariato occidentale (la classe meticcia – vai a @CLAS) è questione da affrontare.

 

[rivoluzione politica e rivoluzione sociale]

Rivoluzione politica modifica la sovrastruttura sociale conservando fondamentalmente il modo di produzione e i conseguenti rapporti di produzione. Si tratta del passaggio di potere da una frazione a un'altra, all'interno della medesima classe sociale.

Rivoluzione sociale passaggio di potere da una classe sociale a un'altra con frattura dei rapporti di produzione.

 

[tre strutture della rivoluzione]

Gli unici due esempi di governi rivoluzionari democratici, espressi direttamente dalle masse proletarie sono la Comune di Parigi e i Soviet in Urss. Non esistono altri esempi. Perché si formarono? Perché caddero? Perché non resistettero alla pressione della storia?

Al loro posto, altrove, le rivoluzioni sono state guidate dal partito e dalle sue formazioni armate (Cina, Vietnam, ecc.).

In Urss le tre soluzioni si unirono (partito – soviet – armata rossa).

In Cina, partito e armata rossa.

Sono queste, dunque, le tre strutture che emergono dai processi rivoluzionari che conosciamo:

1) Soviet e Comune, 2) partito, 3) esercito rivoluzionario.

Il più difficile a riprodursi e il primo a morire è il Soviet. Il partito ha una maggiore capacità di resistenza. Tuttavia tende a burocratizzarsi ed è impotente senza l'ausilio di una forza armata che lo sostenga ma non gli sia socialmente e politicamente estranea.

C'è poi il caso, tutto moderno, degli eserciti che si gettano nella rivoluzione e danno inizio a un processo rivoluzionario (America latina, Portogallo). E ancora, il movimento rivoluzionario che si organizza militarmente (le teorie dei «fochi» in A. Latina).

Tutto ciò comporta una revisione e aggiornamento delle teorie e del passaggio da un sistema di produzione all'altro, da una organizzazione sociale all'altra, da un tipo di società all'altro.

 

[tre teorie della rivoluzione]

Esiste una profonda differenza fra 

1)     la teoria del «foco», guevarista;

2)     la teoria legalitaria dei Pc internazionali (e latino-americani in particolare);

3)     la teoria e la pratica maoista fatta propria e aggiornata dai vietnamiti. 

Il nucleo armato senza le masse non funziona ma non funzionano nemmeno le masse senza nuclei armati che le sostengano. Le due linee devono fondersi e realizzarsi in momenti vari, diversi e contraddittori.  La realtà ha una dinamica che solo la teoria del processo dialettico può cogliere almeno in parte.  Questa dinamica ha momenti di sintesi – che sembrano fermare il processo o contraddirlo – Eccetera.

 

[le rivoluzioni storiche]

– Rivoluzione GB  (rivoluzione borghese risolta dalla borghesia inglese stessa)

– Rivoluzione francese (rivoluzione borghese risolta dalla borghesia con l'alleanza delle masse che cominciano a esprimere le loro esigenze)

– Rivoluzione di ottobre (rivoluzione prima operaia e contadina, trasformatasi in rivoluzione piccolo borghese continuata in nome delle masse)

– Rivoluzione culturale (tentativo avanzato cinese di sfuggire alla sorte della rivoluzione di ottobre).

[alcune considerazioni]

In Francia e in GB la rivoluzione, una volta portata a termine, sboccò in una lotta per il controllo del potere statale fra un settore della borghesia (indipendenti in GB e montagnardi in F.) e un settore dell'alta borghesia (discendenti della aristocrazia terriera feudale, in possesso dei monopoli finanziari e commerciali) (GB realisti, poi presbiteriani.  In F. monarchici, poi foglianti, poi girondini).

In Russia (prima della rivoluzione di ottobre) e in Giappone il controllo si attestò con l'intervento e il patrocinio dello Stato assoluto feudale.  La struttura della proprietà privata feudale rimase intatta e le classi dei liberi contadini e della media borghesia non si svilupparono. Esiste una profonda connessione fra la questione agraria e il capitale industriale che determina le strutture specifiche del controllo nei vari paesi (TFC/88, 89, 90, 91).

In particolare il Giappone è un esempio di una serie di rivoluzioni politiche attraverso le quali si è cercato di modernizzare il paese senza distruggere la struttura dei rapporti di classe.

 

[rivoluzioni e limiti]

Nel discorso del 10 ottobre 1793 Saint-Just, proponendo all'Assemblea un nuovo piano di organizzazione della Repubblica, disse: "Le leggi sono rivoluzionarie, ma non tali sono quelli che le applicano.  La Repubblica non sarà fondata se non quando la volontà del popolo sovrano riuscirà a comprimere la minoranza monarchica.  Voi dovete punire non soltanto i traditori ma anche gli indifferenti.  Bisogna opprimere i tiranni."

Per quale motivo delle minoranze battute, ma saldamente strutturate nell'ordine gerarchico e produttivo della società, sopravvivono anche al momento in cui la proprietà dei mezzi di produzione passa di mano?  La risposta è che i rivoluzionari francesi erano borghesi che fatta la loro rivoluzione non avevano interesse a portarla più avanti di quanto abbiano fatto.  La storia con le sue contraddizioni e le sue spinte e controspinte, lavorava per loro. Per chi lavora nella rivoluzione russa? Il processo è più avanzato. Ma il processo non può superare il livello raggiunto dalle forze produttive. Questo è il nodo centrale per capire il destino della rivoluzione di ottobre.  Cosa è accaduto in URSS in questo senso? Rileggere lo Stalin del "Problemi economici del comunismo".

 

[la rivoluzione di ottobre]

Cosa è accaduto dunque alla rivoluzione d'ottobre del 1917?

La rivoluzione non conquistò gli operai degli altri paesi. I tedeschi continuarono a combattere sotto le insegne del 2° Reich. Quando le divisioni rosse entrarono in Polonia nel 192? vennero accolte come un esercito di conquista e non come un esercito liberatore. Fu in seguito a questo episodio che Lenin capì che la rivoluzione internazionale era fallita. Ed era fallita con la rivoluzione internazionale la rivoluzione russa. Si discusse se fosse necessario un passo indietro e appoggiare in Russia la formazione di un governo borghese. Alla fine prevalse l'opinione di tentare l'esperimento rivoluzionario nella sola Russia.

Il socialismo in un solo paese fu la conseguenza di questa decisione. Stalin fu il frutto del fallimento internazionale della rivoluzione. La conseguenza più macroscopica del socialismo in un solo paese fu il nazionalismo sovietico. Lo stesso che sconfisse i tedeschi nella seconda guerra mondiale. Ma stenta ad andare oltre quella vittoria.

(cfr Carr).

 

[colonialismo e rivoluzione]

Dopo la sconfitta elettorale del 1907 della socialdemocrazia tedesca (dal 31,70% al 29%, da 81 seggi a 43) Kautsky sostenne che i socialdemocratici avevano sottovalutato la forza di richiamo dell'idea coloniale, sia nei circoli borghesi che in larghe masse.

Fu in nome dell'espansione coloniale prima, della difesa nazionale poi che la lotta operaia venne battuta agli inizi del secolo, dopo la guerra '15–'18 (revanscismo italiano e tedesco); e infine del benessere economico di tipo imperialista dopo la guerra '38–'45.

Non è possibile porsi il problema della lotta di classe negli ultimi 100 anni, tralasciandone questo aspetto.

L'espansione coloniale e neocoloniale sposta i termini della lotta fra proletariato nazionale e proletariato internazionale. Nei paesi industrializzati aumenta lo sfruttamento assoluto ma diminuisce l'immiserimento relativo. Il proletariato viene diviso e legato alle sorti neocoloniali delle borghesie nazionali e internazionali, del Centro e della Periferia. Allo stesso tempo il mercato si spacca (1917–1950) e si ricompone (distensione) ma a livelli diversi. Si allarga e si omogeneizza.

L'Urss e i paesi socialisti di osservanza sovietica partecipano allo sfruttamento del terzo mondo attraverso il mercato mondiale, per mezzo dei meccanismi del mercato mondiale.

 

[espansione coloniale = nazionalismo = odio di classe trasformato]

– Il nazionalismo viene creato dal capitale finanziario nel corso della sua espansione (Hilferding – SMC/205) coloniale. Nelle colonie dà vita a un sentimento nazionale locale – e alla lotta per il predominio fra i paesi colonizzatori. Questa lotta per il predominio porta alla formazione del nazionalismo (appello a tutto il popolo) occidentale (all'allineamento della classe operaia sulle posizioni della borghesia). E, come sottoprodotti necessari, crea il militarismo e il razzismo.

L'odio nazionale altro non è che odio di classe trasformato (O. Bauer,SMC/378).

 

[errori di valutazione]

Errori di valutazione in Lotte di classe dopo il 1848 (LCF/58–59) e considerazioni sui movimenti di liberazione anti-coloniali dopo il 1945. – Gli errori di valutazione di Marx ed Engels sul significato del 1848 e su ciò che poi realmente accadde, sono molto simili agli errori di valutazione del 1920 e, successivamente, verso il 1945, del robusto sviluppo del capitalismo dopo la seconda guerra mondiale.

La lotta di classe, scrive Engels riferendosi al 1848, in compenso si è estesa a tutta l'Europa e ha raggiunto una intensità tale ...  L'intensità ci fu ma non portò a grandi risultati rivoluzionari anche se obbligò il potere borghese a riorganizzare le proprie strutture.

Nel secondo dopoguerra, in compenso, la lotta di liberazione anticoloniale si è estesa a tutto il mondo e ha raggiunto una intensità tale da liberare tutti paesi coloniali.

 

[classi sociali – ceti medi]

 "O la direzione del proletariato o la direzione dei capitalisti" diceva Lenin (SMC/844). Né i contadini né la piccola borghesia erano capaci di prendere coscienza della propria forza  e seguivano la direzione dell'uno o degli altri.

Questa teoria andrebbe controllata alla luce del comportamento dei ceti medi negli ultimi 50 anni.  Appoggiano il fascismo, fanno cadere Allende, sostengono la borghesia nord-americana, sono gli avversari più pericolosi della classe operaia in tutti i paesi capitalistici e nei paesi democratici dell'Est. 

La piccola borghesia non ha la capacità di prendere le redini in mano direttamente.  La si è sempre vista al servizio della grande industria.  Ma avviene lo stesso nelle economie dove si è affermato il capitalismo di Stato?  Quale classe è al potere in Urss?  Cosa ne pensa Bettelheim?  È la borghesia che con l'aiuto dei ceti medi ha ripreso la direzione dell'economia e della società russa, o il capitalismo di Stato – come avviene in Italia – trova nei ceti medi non soltanto la sua massa di manovra, ma anche la sua propria classe dirigente?  C'è una differenza tra Cefis e Agnelli, fra Breznev e Rockefeller.

 

[movimento contadino]

Il movimento contadino lasciato a se stesso non riesce a costituire delle forze sufficientemente unificate per riportare una vittoria rivoluzionaria tale da sopraffare  un apparato statale centralizzato.

In Cina è stata la presenza tra i contadini del Pcc e di militanti operai che ha permesso la costituzione di un vero esercito (cfr. Mao, OSM/I,64). (Il tutto in LCU/81)

Questo va collegato con lo sviluppo delle forze produttive e con le osservazioni mm sul rapporto fra questo sviluppo o i movimenti rivoluzionari e i paesi socialisti. E sulla riflessione del collegamento delle forze produttive nel mondo e dei rapporti di produzione nel mondo (luglio 1975).

 

[classe operaia e rivoluzione]

Gli operai devono ancora fare la loro rivoluzione.  In Urss non l'hanno portata a compimento.  In Cina ci stanno provando.  Ma il proletariato non è autonomo.  L'innescamento avviene ancora dal di fuori.  Anche se le lotte poi sono loro a portarle avanti e le rivoluzioni sono loro a farle. Ma la cultura in base alla quale queste lotte e rivoluzioni si fanno, non è ancora la loro. 

 

[strategia operaia e rivoluzione]

Ipotesi di lavoro – Su cosa si fonda una strategia operaia che sia anche una strategia della rivoluzione?

Le contraddizioni all'interno del sistema lo portano fatalmente a scoppiare. La vera preoccupazione del sistema è quella di evitare la crisi ultima. La strategia rivoluzionaria oggi, nei paesi occidentali, è di stringere l'assedio entro cui il sistema in realtà si trova. Non dargli respiro. Qui nasce la questione del fascismo quale reazione e risposta ultima della classe assediata.

La risposta fascista è da evitarsi o da subirsi?

La risposta è importante perché indica fino a qual punto l'azione assediatrice deve essere spinta.

L'assedio avviene su tre punti base (sul termine assedio o accerchiamento cfr. Lin Piao IX congresso, pag. 47).

1) ideologico – penetrando nelle contraddizioni ideologiche della classe avversa; 2) economico – elevando il tenore culturale ed economico delle classi proletarie; 3) collegandosi sistematicamente all'assedio che i paesi terzi vanno stringendo ai confini del sistema.

Tuttavia dal momento che l'Urss cade nasce un problema. Le classi proletarie dell'occidente che dovrebbero stringere l'assedio fanno parte a loro volta degli assediati. Dare una mano al proletariato esterno che assedia il sistema significa rinunciare ai vantaggi di cui il sistema (mcp) è largo nei confronti del suo proletariato interno.

 

[il neo capitalismo e la rivoluzione]

Dutschke (Feltrinelli. La ribellione degli studenti, pag.. 99/100) sostiene che l'attuale sistema capitalistico a differenza del fascismo classico non produce masse attive. Fonda il suo potere su masse passive.  D. analizza acutamente i motivi per i quali il movimento non è in grado di mobilitare le masse.

[Sartre e la rivoluzione]

In Stato e rivoluzione/312 Sartre sostiene –  1) l'uomo è ingiustificabile – la sua esistenza contingente – 2) qualsiasi ordine stabilito da uomini può superarsi e trasformarsi in altro – 3) il sistema di valori in corso in una società ne riflette la struttura e tende a conservarla – 4) il sistema di valori può essere sempre superato per dar luogo ad altri sistemi che non è possibile percepire chiaramente perché la società che essi esprimeranno non esiste ancora – ma che sono presentiti e in definitiva inventati dallo sforzo stesso dei membri di questa società per superarla.

 

[la rivoluzione negli anni 60]

(E. Masi, La contestazione cinese/84.85.) Stadi di passaggio alla rivoluzione mondiale.  1) Contraddizioni del capitalismo sul piano internazionale (come imperialismo).  2) Contraddizioni del capitalismo sul piano interno.  Il capitalismo assume forme economiche socialiste (piani economici, società internazionali, concentrazione del capitale, intervento dello Stato, monopoli).  3) Rivoluzione internazionale con diretto passaggio dal capitalismo allo stadio avanzato del comunismo.

 

[un dirigente comunista degli anni '60]

(Romano Ledda) - Ecco cosa pensava un dirigente comunista della situazione internazionale dopo gli anni '60. Ipotesi accordo Cina - Usa.  La Cina come stato socialista al posto dell'Urss, potrebbe comportarsi come l'Urss di Lenin, per portare avanti l'esperimento della rivoluzione culturale.  La Cina garantisce gli Stati Uniti sui movimenti rivoluzionari.  Al contrario l'Urss si prepara militarmente a uno scontro con gli Usa.  Ambedue ormai nel sistema destinati a una guerra capitalistica per l'espansione dei capitali, unica chiave che regola l'attuale sviluppo economico capitalistico.  Uno scontro armato fra capitalismo di stato (Urss) e capitalismo semi di stato (Usa).  Ritorno al canone marxista della guerra fra paesi capitalisti.  La degradazione di cui parla Marcuse non va considerata a livello dell'alienazione (massimo dell'alienazione per uscire dall'alienazione); ma a livello della storia.  Ogni rivoluzione brucia solo un tanto di capacità rivoluzionaria dell'uomo e fatalmente urta nei propri limiti.

I partiti comunisti europei rinunciando alla rivoluzione hanno favorito la reazione come in Grecia, Francia, ecc...). 

Il socialismo in un solo paese ha impedito la rivoluzione in molti paesi europei (Spagna, Italia, Francia, Germania).

Tesi sostanzialmente lanciate dalla rivista CON.

 

[lotta di classe]

Rivoluzione Italia, Germania, Spagna, Francia, Grecia, Cile, ecc.. Man mano che il proletariato si rafforza e conquista il potere democraticamente, una serie di colpi di Stato militari lo rigettano su posizioni radicali. (Secondo dopoguerra – 1945 in poi).

 

[terzo mondo e lotta di classe]

Gli schemi rivoluzionari generali di cui si servono i paesi del terzo mondo per fare le proprie rivoluzioni e portarle avanti, sono mutuati dalle lotte di classe proletarie nelle città. È qui che la lotta di classe riassume tutto il proprio valore. La classe operaia e la sua lotta forniscono e hanno fornito gli schemi, i concetti, le categorie necessarie per condurre le loro lotte. Ciò non toglie che i successi della lotta di liberazione nei paesi del terzo mondo possano tornare utili, come stimolo e modello (Cina, Vietnam, Cuba,) alle classi proletarie delle metropoli e dei paesi capitalistici  occidentali.

[guerriglia revisionismo spontaneità]

La sinistra americana crede, tutto sommato, nella "spontaneità della rivoluzione nel mondo" (cfr Claudio di Toro su "Problemi del socialismo" a proposito del «capitale monopolistico» di Baran e Sweezy, pagg 665/679).  Anche la guerriglia è un prodotto di questa fiducia nella spontaneità.  La guerriglia è il detonatore per l'esplosione rivoluzionaria "già pronta" nel paese dove la guerriglia nasce.  Lo stesso per il movimento studentesco in Francia e in Italia e, anche se in maniera diversa, in Germania. Stessa concezione in Marcuse. 

Si tratta di un errore positivista.  La fiducia nella "spontaneità della evoluzione nel mondo" non è altro che la fiducia nel progresso come motore dell'evoluzione.  Con il progresso al posto del processo. Con l'abbandono della pratica dialettica per passare alla pratica positivistica.  Una vittoria della Ragione positiva contro la Ragione dialettica. 

La guerriglia è oggettivamente dialettica.  Ma non lo è soggettivamente.  Perché divenga uno strumento della pratica dialettica deve poggiarsi a una analisi realistica della situazione.  Analisi che non può non essere dialettica. Le strategie di guerra cinese e vietnamita sono dialettiche. Strumento della ragione e della pratica rivoluzionaria.  Dove pratica e teoria sono fuse nella praxis.  Dove la teoria si costruisce sulla pratica e la pratica si realizza su una solida base teorica. Concezione applicata con successo da Mao e ripresa dai vietnamiti.

La guerriglia si rifà nei fatti alla posizione blanquista o di derivazione blanquista. Un gruppo armato, allenato, disciplinato prende il potere e pone le masse di fronte al fatto compiuto.

La lotta di classe, l'idea di giustizia, eccetera e la convinzione che alla fine esse da sole prevarranno, si imporranno nel mondo, somigliano alla credenza illuminista e razionalista secondo la quale alla fine la Ragione avrebbe finito col prevalere (Robespierre citato da G. Michou – R. et la guerre révolutionnaire), "la forza della ragione e non quella delle armi alla fine avrebbe difeso la rivoluzione".

[cronologia] - (controllare le date) - Sconfitta rivoluzione tedesca, 1923. Sconfitta prima rivoluzione cinese, 1927 (?).  Fascismo in Italia, 1922.  Nazismo in Germania, 1930.  Stalinismo, 1926. 

 

[libertà-necessità e processo rivoluzionario]

Una difficoltà dell'analisi marxista è facilmente individuabile nel rapporto fra libertà e necessità.  Il comunismo è il risultato della rivoluzione socialista o del meccanico disfacimento del capitalismo?

Anibal Quijano (Manifesto 28 aprile 74) sostiene che la rivoluzione socialista non è "necessariamente il risultato dell'esaurirsi di questo modo di produzione, bensì il risultato della capacità di impatto in una congiuntura storica determi­nata, delle forze rivoluzionarie dei lavoratori". Insomma la volontà soggettiva dipende dall'oggettività dello sviluppo economico o questo può dipendere da quella?

Nell'Ideologia tedesca Marx chiarisce sufficientemente la questione (pagg.31 e 32). (Fra l'altro: “Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba es­sere instaurato... Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". E nelle pagine precedenti illustra quali siano le condizioni perché il fenomeno si verifichi. Massimo sviluppo delle forze produttive. Massimo della espropriazione. Sviluppo universale delle forze produttive. "Il comunismo possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominati tutti in una volta o simultaneamente, ciò che presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che esso co­munismo implica").

Risulta da questo che basti starsene ad aspettare che il sistema crolli e che il comunismo si instauri?

La difficoltà in cui si cade è di non comprendere che del processo rivoluziona­rio che si accompagna alla disgregazione del sistema facciamo parte tutti.  Che siamo tutti dentro la storia che è storia degli uomini e contemporaneamente processo nel quale si sviluppa e si articola la/questa storia. Siamo cioè allo stesso tempo uomini, processo e storia. 

E ognuno ricopre il ruolo che gli è proprio oggettivamente come necessità e soggettivamente come libertà. Oggettivamente ogni individuo non può essere che quello che è, ma soggettivamente deve lottare per essere quello che è.  I due termini non si elidono, si completano, in una contraddi­zione che produce la storia individuale all’interno della storia del periodo in cui l’individuo vive.

Ciò che vale per l’individuo vale per il periodo storico nel suo insieme, per i movimenti rivoluzionari, per i movimenti reazionari. Una determinata operazione (la presa del potere da parte del partito comunista cinese) nasce da un combinarsi fra le condizioni esterne (oggettive) e quelle interne (soggettive). Il soggetto non può sottrarsi al suo destino, destino che nel medesimo tempo egli concorre a formare/realizzare. E il soggetto può essere un individuo, un partito, una nazione, o altro.

Dove la libertà coincide con la necessità storica. La libertà corrisponde alla volontà di fare o non fare e la necessità storica corrisponde alle condizioni essenziali per fare o non fare.   

La rivoluzione non è dunque il risultato della capacità di impatto in una con­giuntura storica determinata delle forze rivoluzionarie dei lavoratori (come pensa Quijano), ma qual­cosa le cui determinazioni sono ben più complesse. In cui le condi­zioni oggettive sono rappresentate dal grado di sviluppo delle forze produttive nella loro contraddizione con i rapporti sociali di produzione esistenti e le condizioni soggettive sono rappresentate dal grado di sviluppo del proletariato in quanto tale e delle formazioni politiche e sociali in cui si esprime e che lo esprimono.

La rivoluzione socialista e comunista poi, presuppone quello sviluppo delle forze produttive di cui parla Marx nella IT, a livello mondiale. Poiché "senza di esso si generalizzerebbe soltanto la miseria e quindi col bisogno ricomincereb­be anche il conflitto per il necessario e ritornerebbe per forza tutta la vecchia merda". Ma non solo. Anche perché "solo con questo sviluppo universale delle forze produttive possono aversi relazioni universali fra gli uomini". Ragione an­cor più profonda e fondamentale.

Naturalmente questa riflessione coinvolge gli avvenimenti che hanno partorito e seguito la rivoluzione d'ottobre e quella cinese. Ma non per negarne la validi­tà. Il movimento che produce il comunismo si snoda nel tempo e le rivoluzioni socialiste rappresentano la risposta che il movimento operaio internazionale dà al sistema, date le condizioni di sviluppo delle forze produttive su scala mon­diale e l'organizzazione che il capitalismo si dà per fronteggiare, controllare e dominare il movimento antagonista che lo nega.

 

[sulla violenza]

Un ds su Costa Gravas ripropone la questione degli anni duri dello stalinismo. Mi era rimasto un giudizio negativo sul regista per via del film Confessione, che aveva completamente corretto la valutazione dei suoi film sui colonnelli greci e sugli SU in America latina. Forse andrebbe riletto il Ponty dei processi stalinisti. Ciò non toglie la necessità di una [R sulla violenza della lotta, sui fini della violenza, sulla violenza in sé, la sua necessità. Sul rapporto violenza - necessità. E di come la violenza si attenui nel corso del 4PP. Sul rapporto fra violenza e diritti della persona. Su violenza rivoluzionaria (cioè diretta allo sviluppo) e violenza reazionaria (freno allo sviluppo). Sull'ipocrisia di una violenza neutrale e sulla condanna della violenza in sé. Come la violenza sia legata al concetto hegeliano di forza e di come ogni forza porti in sé una dose di violenza (da fpg 20 mag. 02).

 

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“A proposito di rivoluzione”  [@MR]

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