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Lo stalinismo

stalinismo 1 – L'ultima battaglia Lenin la combatté tentando di eliminare Stalin. Le radici economiche e ideologiche dello stalinismo. Come e perché Stalin andò al potere? Quando? Era un conservatore (cfr il "dibattito sul monopolio del commercio" e la "questione georgiana"). Si fondava sull'apparato burocratico. Ma da chi era rappresentato l'apparato burocratico? E come è interpretabile la successiva svolta a sinistra della politica staliniana? Fu una svolta a sinistra? Chi era insomma Stalin? Nel senso chi rappresentava? Cosa ha rappresentato?

 

stalinismo 2 – "Il margine con cui fu vinta la 2ª guerra mondiale fu esiguo, e la vittoria sarebbe stata improbabile se la ricostruzione industriale nei settori decisivi fosse stata più lenta". Così R. Schlesinger in SPCU/288. È necessario tuttavia tener conto della tesi secondo la quale la pianificazione venne attuata da Stalin con quattro anni almeno di ritardo a partire dalle richieste della sinistra di Preobrazenskij. Che questo ritardo, fu la causa della durezza con cui fu condotta la riforma agricola e la lotta ai kulaki (che presero alla gola la rivoluzione). Che questa durezza incise negativamente sulla produzione. Una politica diversa, più avveduta e coraggiosa all'inizio, avrebbe diluito la necessità dello sforzo, sarebbe stata più conciliante con i contadini, non avrebbe permesso ai kulaki la loro folle politica e avrebbe dato risultati produttivi di gran lunga superiori a quelli, pur notevoli, ottenuti con i tempi massacranti e i metodi dello stalinismo.

 

stalinismo 3 – [Stalin e la dialettica] - In QDL/143, Stalin illustra la dinamica della dittatura del proletariato, il rapporto fra la violenza e costruttività, eccetera (143/144). La forma dell'analisi è dialettica.

"Salta agli occhi" ricorda gli "appare" di Mao. Ma anche il rovesciamento di un lato nell'altro a seconda del periodo storico o della fase storica traversata.

 In un certo senso Stalin appare più dialettico nella forma del pensiero, nella sua esposizione, di Mao.  Ma Mao lo è nella sostanza al contrario di Stalin.  Il tradimento della dialettica di Stalin si manifesta nel suo dogmatismo, nella sua teoria della gradualità (scrive di passaggi graduali) e nella sua presa di posizione in MEL/37 contro la necessità di continue esplosioni sociali.

A pag 38 Stalin fornisce una spiegazione "politica" per questa sua idiosincrasia che chiarisce anche l'idiosincrasia di coloro che sono contro la negazione della negazione.

 

stalinismo 4 – In questioni del leninismo (QDL) la chiave dello stalinismo - In particolare dove Stalin tratta e teorizza l'articolazione del partito e dello stato rispetto alla dittatura del proletariato (pag 149 e segg).  Si individua l'inganno.

Stalin si rivela come un inventore di formule.  Formule, non teoria.  Camuffa le forme alle quali dà la forma, l'apparenza, di una teoria. Quindi adatta le formule camuffate in teoria alle necessità del suo progetto politico. Naturalmente non esiste scambio fra teoria e progetto.  Non è la realtà che egli ama. La vuol solo piegare, adattare al proprio disegno. Il risultato è che adatta il disegno alla realtà che trova convinto di fare il contrario. Convinto di piegare la storia alle necessità del proprio progetto. Progetto che è per lui una sorta di missione.  E come tutti i «missionari» adatta la teoria alle necessità della propria politica. Non vuol porsi al servizio della storia e della classe operaia.  Al contrario di Lenin e Trotskij tenta di porre la storia e la classe operaia al servizio della propria visione del mondo. Convinto di agire in loro nome e di interpretarne il compito storico.

Il genio si distingue dagli altri perché è capace di darsi agli altri pur rimanendo se stesso.  Questa è una concezione moderna del genio.  Fino a Hegel, la genialità passava per uomini che amavano talmente se stessi da rendersi utili anche agli altri.  Napoleone, Federico di Prussia.  Con Hegel l'uomo prende coscienza di sé.  Con Marx comincia a fare coscientemente la storia.

Non c'è più posto per gli uomini che ponendo la storia al loro servizio la fanno.  La storia ci ha insegnato che i risultati di quelle azioni sono stati sempre ben diversi dal fine che i loro autori si proponevano di raggiungere. La storia, li ha superati.  Con la presa di coscienza da parte dell'umanità di cosa sia la storia, essi sono stati superati due volte. Dall'oggettività della storia e dal non aver capito il livello storico nel quale operavano. 

Hegel, Marx, Engel, Lenin, Trotskij, Mao sono i nuovi eroi.  Gli altri (eroi fino a quel momento) dopo Marx diventano degli antieroi.  Borghesi come Roosevelt, sono degli antieroi anche quando si pongono al servizio della storia, poiché la loro storia è al servizio della loro classe.  Ed essi, fra l'altro, non ne hanno alcuna coscienza.

Stalin non è sfuggito a questa sorte. A sua volta un antieroe alla pari di Roosevelt , Churchill, De Gaulle, eccetera.

 

stalinismo 5 - [togliattismo, e ancora] - Quella che è venuta meno con lo stalinismo e nel secondo dopoguerra è l'educazione politica della classe operaia.  La quale, al contrario, è stata educata a obbedire, non a ragionare.  Questo è stato lo stalinismo, il togliattismo, eccetera...

 

stalinismo 6 - [l'errore quantità-qualità] - Nella nota sulla dialettica, Stalin pensa che piccole quantità cumulandosi facciano fare gradualmente dei salti qualitativi. Innescando uno sviluppo di fatto. L'errore è notevole.  Dove porta?

Mao in S2U/56 dà a Stalin una lezione di dialettica e lascia capire come un errore di teoria poco evidente all'apparenza possa portare in sé grandi distorsioni nella pratica con conseguenze incalcolabili.  Certo il processo è opposto.  Stalin non commette i suoi errori per via della teoria.  Sono i suoi errori nella pratica che lo portano a teorizzare l'errore. E includere l'errore nella teoria.

Egli di conseguenza commette errori sia nella pratica sia nella teoria. L' idea che egli ha di sé e della sua missione non gli permette un pensiero corretto.  E il suo pensiero si manifesta nella sua pratica. La sua pratica porta il marchio della sua provenienza di classe. Ma rivela anche come la Russia sovietica non fosse in grado di accogliere una realtà diversa. Non a caso ha selezionato proprio lui, espressione del Pc(b), che a sua volta rifletteva la composizione sociale del partito e dei suoi quadri.  Il grado di sviluppo russo all'epoca di Stalin.

Stalin, scrive Mao, non capiva la dialettica. Perché? Quale il suo limite?  Quale il salto fra Lenin e Stalin (ma anche Trotskij, Bucharin, ecc.), fra Mao e Gramsci, fra Engels e Bernstein, fra Marx e tutti gli altri?  Giacché nessuno ha capito qualcosa più di quanto abbia capito Marx.  Ancora fino a questo momento.  Per capire la dialettica è anche necessario tentare di capire questo. Cioè come Marx non sia stato ancora compreso.

Capire Marx e la dialettica materialista comporta di capire che solo quantità di qualità producono lo sviluppo. E innescano una riproduzione allargata. L'accumularsi di quantità di quantità innesca soltanto la riproduzione semplice. Senza sviluppo.

 

stalinismo 7 - [Mao su Stalin] - Mao S2U/27  "Stalin era un compagno che aveva un po' l'aria del patriarca, aveva studiato in una scuola della chiesa, non capiva a fondo la dialettica e nemmeno il materialismo, si staccava dalla realtà e non ha risolto il problema delle relazioni reciproche".  (Poi corregge e in parte conferma a pag 28).

 

stalinismo 8 - [la dittatura del proletariato] - Nelle Questioni, Stalin poggia tutta la teoria sulla dittatura del proletariato (133), che poi articola. Ecco come.

[la fiducia come trucco] - A pag 155, 157, punto 3 scrive che "... senza la fiducia della classe operaia (nel partito) non vi è, né vi può essere, una effettiva direzione da parte del partito". Attenzione.  La teoria è che senza la fiducia "non vi è" e "non vi può essere".  Nella pratica Stalin si assicura una effettiva direzione del partito nella gestione del paese.  Ciò comporta automaticamente che essendovi una direzione, non può non esservi la fiducia. 

Nei fatti. La direzione del partito stalinista esiste a prescindere dalla fiducia della classe operaia. Impone la direzione del partito con altri mezzi. Mezzi che allontanano la fiducia della classe dal partito. Ma siccome è stato scritto e teorizzato che senza fiducia non c'è direzione, il fatto che ci sia la direzione comporta automaticamente che ci sia la fiducia.

 

stalinismo 9 – [sviluppo del capitalismo] - agricoltura - In PESU/18 e segg Stalin sostiene in sostanza che lo sviluppo del capitalismo nel mondo non ha ancora raggiunto la fase nella quale l'agricoltura è stata industrializzata e che a sua volta la concorrenza non si è ancora sviluppata come dovrebbe. Questi giudizi non sono sostenuti da un'analisi né fondati.

La differenza con Lenin. Lenin produce sempre un'analisi e tenta di fondare i suoi giudizi. Che illustra, spiega con pazienza.  Stalin non fonda né spiega ma piega. Lenin nutre una sostanziale fiducia nelle masse. Stalin ha una sostanziale sfiducia verso le masse. Al contrario del marxismo-leninismo teso a far coincidere l'oggetto con il soggetto, Stalin separa di nuovo il soggetto dall'oggetto.  Fa di nuovo dell'uomo un oggetto.  Da ciò nasce la nuova classe dei burocrati.

Per Bettelheim (LCU/38/41) la differenza fra Lenin e Stalin consiste nel fatto che l'originalità di L. lo metteva anche contro il partito, mentre S. si fece sempre portavoce della maggioranza del partito, perseguendone con "volontà inflessibile" le concezioni e le deliberazioni.  S. tuttavia non si limita a interpretare ma fornisce alla mentalità e alla cultura conservatrice della maggioranza del partito una autorità e un peso che senza di lui non avrebbero avuto.  D'altra parte questa autorità dipendeva anche dalla sua volontà di portare avanti la costruzione di una società socialista, anche se con metodi che non erano propri di una società comunista.

 

stalinismo 10  – [Colletti] - Espresso, 4 marzo 1979, su Stalin - "Non esiste un programma o una strategia politica che porti il nome di Stalin.  Zinoviev e Kamenev gli hanno fornito i temi della lotta antitrotskista. Le tesi di Bucharin sul "Socialismo a passo di lumaca" gli sono servite di base per il socialismo in un solo paese e per la lotta contro l'opposizione unificata.  Il programma dell'industrializzazione, elaborato dalla opposizione, gli è servito come piattaforma per battere a sua volta Bucharin dopo che insieme avevano battuto i loro oppositori.

Il giudizio di Colletti su Stalin è negativo.  Mentre Lenin appartiene alla storia, Stalin appartiene alla preistoria.  Appartiene, cioè al periodo in cui la lotta internazionale si fa sulla Ragione di Stato, sulla divisione del mondo, governata dallo scontro delle razze  invece che da quello delle classi, e dalla geopolitica invece che dall'Internazionalismo rivoluzionario che era di Lenin.

Analisi di Colletti assolutamente corretta. Corretta e acuta. Ma gli avvenimenti hanno sconfitto Lenin e Stalin è nato in seguito a questa sconfitta. Favorito da quegli avvenimenti che avevano giocato contro Lenin.  E Mao con il suo empirismo e con le ultime vicende, conferma che il tempo dell'Internazionalismo rivoluzionario non è maturo.

L'analisi della realtà suggerisce altre riflessioni.  La "storia governata dalla geopolitica" non è morta. Ma vicino alla storia governata dalla geopolitica è apparsa, e non c'è segno che si tratti di un fenomeno passeggero, la storia segnata dallo scontro fra le classi. A livello interno ai singoli paesi e al livello geopolitico.

In quale rapporto è la geopolitica con la lotta di classe?

Questione tanto fondamentale quanto insoluta (e anche volutamente ignorata).  Si può rispondere, tuttavia, che la storia della geopolitica non scomparirà se non quando la lotta per l'appropriazione delle materie prime (la reale lotta di classe a livello internazionale) sarà risolta.  Le due storie scompariranno insieme, poiché sono nate insieme.  E sono le due facce della medesima storia.  La lotta per l'emancipazione della umanità passa insieme per la lotta di classe e per la geopolitica, poiché la geopolitica è il riflesso internazionale della lotta di classe.  E la nega nella misura in cui ne deriva.

Acuta anche l'osservazione di Colletti secondo la quale la classe dirigente marxista eliminata da Stalin era troppo internazionalista (e troppo marxista, dice Colletti) per condividere la politica stalinista e della rivoluzione in un solo paese. Per questo fu eliminata.

Acuta di nuovo l'osservazione (ricavata da Carr) secondo la quale con Stalin la causa della Russia e la causa del comunismo si unirono in un tutto unico indifferenziato.  La rivoluzione russa non fu più vista come il primo passo verso la rivoluzione internazionale (che falliva nel mondo), ma come un fenomeno esclusivamente russo, da prendersi con fierezza nazionale, e come tale venne assunta dai russi sovietizzati.  Nonostante questo, l'esperimento rivoluzionario venne portato avanti.  Con dei limiti.  Se questi limiti non ci fossero stati oggi la rivoluzione socialista avrebbe conquistato il mondo. Si sarebbe verificato il fenomeno della «rivoluzione allargata»,  dello sviluppo socialista allargato. Sviluppo che, al contrario, stenta ad affermarsi nella stessa Unione sovietica.  Allora?  Le ipotesi che si fanno strada con maggior forza in questo periodo storico sono quelle dell'economia di transizione e del sistema (come sostenne Marx e sostiene Dobb - cfr PSA) che crolla per cause interne. Il capitalismo crollerà per cause interne, come crollarono per cause interne il mondo antico e il feudalesimo.  Non conosco tuttavia una riflessione approfondita sul rapporto del sistema che si va disfacendo, con quello che si va sostituendolo.  Importante in questo senso la riflessione di Bettelheim sul principio di non corrispondenza (TES/16).

[Lukacs] - Secondo quanto Lukacs scrive di Stalin (cfr Nuovi Argomenti), con Stalin si produsse la frattura fra politica e teoria che era la prerogativa di Lenin.

 

stalinismo 11 -  Un' interpretazione meno negativa dello stalinismo potrebbe essere la seguente. Marx (SF/160/1/2) sostiene che Napoleone ha continuato il Terrore, contro la borghesia, pur riconoscendo alla borghesia alcune funzioni, ma non il suo modo di vedere e concepire lo stato.

Stalin, e lo stalinismo, il cui ruolo, nel processo della rivoluzione bolscevica non è stato ancora sufficientemente analizzato, potrebbe aver assolto alla stessa funzione. Continuatore della rivoluzione proletaria, ma nelle condizioni esistenti.

Stalin tenta di porre la burocrazia di stato al servizio della rivoluzione.  Servendosene e riconoscendone alcune funzioni, ma negando il suo modo di vedere e di concepire lo stato.  La burocrazia sovietica era largamente composta dai cosi detti «specialistï». Gli specialisti provenivano dalla borghesia russa laureata e diplomata. Sarà con Krusciov e, più compiutamente, con Breznev che la burocrazia di stato sovietica assumerà il pieno potere in Urss, cercando di piegarlo al proprio interesse particolare di nuova classe, la nomenklatura. Conducendo il paese al crollo finale.

Stalin condusse una strategia (CON) che favoriva lo stato sovietico  a spese delle rivoluzioni socialiste e comuniste i cui focolai si accendevano qui e là nel mondo. Fu tuttavia fermo nel condurre la lotta all'imperialismo occidentale.  Con Krusciov ebbe inizio una politica di cedimento verso le potenze capitaliste.

 

NOTA CONCLUSIVA

[le conseguenze della politica stalinista] (15.03.91) - Da un'intervista di Shevardnadze emerge: 1° l'ideali­smo di una classe politica (quella sovietica gorbacioviana) che tenta che spera di ridisegnare i nuovi rapporti internazionali basati sull'accordo SU - Urss.  Senza alcuna analisi della natura del capitalismo internazionale.  2° la paura della terza guerra mondiale (che può aver convinto i militari che lo scontro era perso in partenza (cfr nd­p 8990).

In una conferenza stampa successiva Mf mi racconta che Shevardnadze avrebbe precisato  1° - che i sovietici temevano esplosioni in RDT, in Cecoslo­vacchia e in Ungheria dove sarebbero stati costretti ad intervenire militarmente.  2° - a que­sto punto gli americani avrebbero fatto la guerra.  C'è da dire, 1° - che la de­monizzazione crescente da parte dell'amministrazione Reagan all'epoca po­trebbe essere interpretata come una volontà di scontro (in realtà si trattò di un bluff giocato con grande maestria) .  2° pur accettando la tesi della volontà americana dello scontro gli SU avrebbero dovuto pur sempre affrontare l'incognita atomica.  Da questo secondo punto di vista la previsione era poco credibile.  3° - rimane invece in piedi co­me la più attendibile, l'ipotesi che l'Urss come sistema economico, militare, sociale si fosse logorata nello sforzo dell'ultimo decennio ('75-'85). 

Rimane comunque la questione delle classi dirigenti sovietiche. Da dove diavolo è uscito un personaggio come Gorbaciov?

La linea Andropov era profondamente diversa da quella poi seguita da Gorbaciov.  Possibile anche che le resistenze dei brezneviani dopo la morte di Andropov, con l'elezione di Cernienko, abbiano convinto i gorbacioviani che fosse neces­sario intervenire più radicalmente e che la linea tipo Shevardnadze abbia così alla lunga avuto il sopravvento.

In tutta questa faccenda si dimentica  

1° – la funzione internazionale dell'Urss. Repressiva (ma la cosa va analizzata) all'interno, rappresentava un fattore di libertà all'esterno. Il sostegno ai movimenti di liberazione nel mondo. Il rifiuto del fascismo Internazionale. Nessuno lo scrive. La caduta dell'Urss sta facendo dilagare il fascismo.

2° – si dice l'economia pianificata ha fallito. Si dimentica.  L'economia pianificata ha portato l'Urss al livello di seconda potenza militare del mondo. Ha creato delle strutture sociali e un modo di produzione «umani». La vita, il lavoro, la salute garantiti. Troppo per competere con la violenza dello sviluppo capitalistico. Non ha retto il prolungato confronto militare con l'occidente industrializzato, cioè con un'economia di sfruttamento che pompava soldi da tutto il globo oltre che dalle classi lavoratrici interne al sistema. Fino al Vietnam ha vinto anche sul piano del confronto armato internazionale. Con la rivoluzione cinese e la vittoria vietnamita. Ha funzionato da deterrente allo sfruttamento generalizzato. Sfruttamento che si è regolarmente intensificato dalla caduta del muro in poi.

Poi qualcosa non ha funzionato. Negli anni '80 è nata una crisi del mdp socialista. Questo è un punto teorico da analizzare a fondo.

3° – lo scontro militare – più che il comunismo reale in Urss ha perso l'imperialismo sovietico che non ha retto lo scontro con l'imperialismo SU e alleati. La seconda guerra mondiale si è conclusa con la sconfitta di uno dei due vincitori. Non è un caso che l'Urss debba restituire ai paesi perdenti (che l'avevano persa, guarda caso, in quanto fascisti) tutte le sue conquiste territoriali. Come un paese a sua volta sconfitto. Infatti lo è dal 1985 quando Gorbaciov è salito al potere e – contrariamente ad Andropov – ha voluto l'accordo con gli americani.

La strategia di Andropov era ben diversa. Accentuava lo scontro esterno per farne una leva di riorganizzazione e moralizzazione delle strutture interne. Nel suo breve governo ci fu una sorta di ripresa della guerra fredda. Il nemico esterno garantiva la compattezza interna. La compattezza interna permetteva la riorganizzazione interna. La lotta alla corruzione, eccetera.

L'errore di Gorbaciov è stato clamoroso. Mettendosi d'accordo con gli americani ha spaccato il fronte interno il cui scontro gli è sfuggito di mano.

4° – c'è anche da chiedersi come un sistema, quello sovietico, abbia potuto selezionare una classe dirigente che ha avuto in Gorbaciov il suo campione e in Eltsin il prototipo. Risultato sufficiente per capire che il sistema aveva fallito. Come e perché è tutto da analizzarsi.

C'è da vedere la reazione dei paesi dell'Est, organizzati dall'economia pianificata e socialista, una volta tornati al capitalismo come modo di produzione.

Né va dimenticato che siamo in piena transizione. Lo stesso modo di produzione capitalistico va trasformandosi. Di crisi in crisi. Non sappiamo cosa ne rimarrà. Solo a quel momento nascerà il confronto con la passata esperienza dei paese socialisti. 

All'interno dell' area capitalista, il sistema – privato a sua volta del nemico esterno – mostrerà con sempre maggior evidenza le proprie strutture che sono in effetti quelle di una dittatura di classe (borghese) mascherata.

 

(appunti degli anni ’70)

 

 

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“Lo stalinismo” [@STAL]

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