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Le crisi

[la condizione teorica della crisi]

|CAP 1°/146| – Marx analizza la contraddizione esistente nel processo di circolazione che spezza i limiti cronologici, spaziali, individuali dello scambio – Nel processo di scambio c'è una unità immediata – una unità interna che si muove tuttavia per opposizioni esterne (M–D) vendita (D–M) compera – ma ciò che è vendita per l'uno è compera per l'altro e viceversa

Se la separazione dei due momenti viene prolungata troppo a lungo – la loro unità →  può farsi valere con la violenza attraverso una crisi. Una crisi possibile. Perché questa possibilità prenda corpo si rendono necessarie condizioni particolari. Un circuito di rapporti la cui ampiezza ancora non è in essere quando consideriamo il fenomeno dal punto di vista della circolazione semplice delle merci.

 

[5 tipi di crisi individuate da Marx]

– crisi per via dell'interruzione del processo M–D–M

– crisi di sproporzione – (fra il consumo reciproco delle imprese e fra il consumo fra le classi).

– crisi di sovrapproduzione – (o sottoconsumo per mancanza di consumo solvibile o crisi croniche di realizzo).

– crisi del processo di accumulazione – (esaurimento delle riserve del lavoro e aumento dei salari più forte dell'aumento del processo di accumulazione).

caduta tendenziale del saggio di profitto – (che Dos Santos non contempla influenzato dal capitale monopolistico di Sweezy e Baran).

La quarta ® (approfondire). 

 

Le crisi hanno conseguenze immediate sia per il loro verificarsi, sia per le misure che il sistema deve prendere per contrastarle a livello delle strutture sociali, politiche e ideologiche.

Il sistema è sospinto dalle crisi in un processo continuo di trasformazione.

(CDC pag. 28 →).

 

La crisi precapitalistica è una crisi di «sottoproduzione di valori d'uso» – (insufficienza della produzione, insufficienza degli scambi e del sistema dei trasporti. Ma anche da carestie, alluvioni, guerre, eccetera).

La crisi capitalistica è di solito una crisi di «sovrapproduzione di valori di scambio» – (provocata dall'insufficienza del consumo solvibile).

 

Crisi per via dell'interruzione del processo M–D–M – Il danaro è il mezzo attraverso il quale lo scambio viene dissolto in due atti lontani nel tempo e nello spazio – Di conseguenza il prodotto totale non può essere riacquistato dalla classe lavoratrice per il modo stesso della produzione capitalista – Così i due termini dello scambio rimangono separati – Ed è ® questo che provoca le crisi – I due termini tendono a ricongiungersi violentemente – Il danaro, quindi, è la forma stessa della crisi.

[Dos Santos e le crisi]

Contraddizione alla base del modo di produzione capitalistico.  Da un lato crisi di sovrapproduzione, dall'altro fame e disoccupazione.

Le crisi sono necessarie?  Gli economisti borghesi hanno risposto sostenendo che le crisi sono identificabili e controllabili. Tesi lontana dall'essere provata. Una congiuntura di 23 anni è troppo corta per verificare la reale portata della tesi.

La crisi del 2008 smentisce di fatto la tesi. Dalla crisi del 1929 alla crisi del 2008 sono trascorsi 79 anni. Sufficienti per provare l'attendibilità di una teoria.

Cosa significa crisi?  Gli economisti borghesi hanno cercato di circoscrive il significato del termine alle crisi finanziarie. L'esistenza di sei, otto milioni di disoccupati, non è considerato un sintomo di crisi. In realtà il sistema chiama crisi solo ciò che lo mette in crisi.  Se otto milioni di disoccupati non lo mettono in crisi la crisi non esiste.

Dos Santos sostiene la necessità per capire e analizzare una crisi, di legare l'analisi economica a quella sociale e politica /25/.

Tre modelli interpretativi delle crisi a giudizio degli economisti capitalisti. 1.crisi economiche e meccanismi finanziari. 2. crisi e innovazioni tecnologiche  3. crisi e relazioni fra investimenti e consumo.

 

Dos Santos individua tre tipi principali di crisi.

– crisi di realizzazione (produzione) (contraddizione fra valore di scambio e valore di uso /39/)  (Insufficiente consumo dei lavoratori e crescente consumo dei capitalisti e delle imprese)

 – crisi di sproporzione (sovrapproduzione) – Dovute alla necessità della concorrenza che obbliga le imprese, comprese i monopoli, a un relativo segreto sui propri piani e obiettivi /39/. 

  crisi legate al tasso di profitto – tendono ad assumere un carattere ciclico – dipendono direttamente dalla contraddizione fra capitale e lavoro /39/ (vai a @SP).

A questi tre tipi di crisi l'economia capitalista tende a rispondere trasferendo la crisi nel tempo e nello spazio.

– le crisi di realizzazione (una sottospecie della crisi di sovrapproduzione. Una sorta di crisi di liquidità del sistema). Si possono mitigare creando la domanda statale (particolarmente quella militare) o anche aumentando il debito pubblico – ma ciò provoca inflazione.

– le crisi di sproporzione (sovrapproduzione) si possono mitigare attraverso l'espan­sione della domanda dall'esterno e attraverso un deficit della bilancia dei pagamenti finanziaria, l'esportazione dei propri prodotti (questo porta a crisi finanziarie /41/).

[innovazioni tecnologiche & crisi economiche]

Dos Santos critica Schumpeter, il teorico del rapporto fra cicli economici e innovazioni tecnologiche.  La critica al modello schumpeteriano si trova a pag. 30. La teoria di Schumpeter, dice Dos Santos, è ideologica. È in altre parole, anche se Dos Santos non lo dice, una teoria di classe. Non tiene conto dello sviluppo diseguale, non tiene conto delle contraddizioni del sistema, non tiene conto dell'economia di sfruttamento.

Sulle crisi finanziarie Dos Santos sottolinea la debolezza degli esperti borghesi. Certo l'alta finanza è molto sensibile alle crisi monetarie e finanziarie – ma le correzioni delle crisi finanziarie non sono in grado di controllare la crisi generale. Crisi in relazione al rapporto fra investimenti e consumo /31–33/ – la più completa, poiché dà importanza al processo di accumulazione del capitale – prende in considerazione la connessione fra accumulazione e domanda, permette di stabilire certa relazione fra capitale e lavoro /33/.  Il tallone di Achille di questa teoria che dà vita a una politica economica molto elaborata consiste nella necessità di ampliare costantemente il deficit pubblico e favorire il processo di inflazione – rinviando a un futuro non determinato la necessità di aggiustare gli investimenti alla domanda al livello della relazione fra capitale e salari – In questo modo si occulta il processo di accumulazione capitalista e le contraddizioni fra lavoro e capitale (→  che danno poi origine a momenti sociali e rivoluzionari).  – Dos Santos conclude /34/ sostenendo che questi modelli non affrontano i problemi economici vitali.

La teoria marxista delle crisi /34–42/.  Il marxismo è l'unica teoria che affronta l'economia politica come uno studio delle relazioni fra gli uomini /35/ e non come uno studio delle relazioni fra uomini e cose (economia borghese) dove la rendita della terra, del danaro, del capitale sono viste come degli oggetti  /34/.

 

[carrellata sulle condizioni del mondo correlate alle crisi]

Crisi 1846–47.

Processo Solvay, Forno Martin, Maxwel. Equazioni di campo elettromagnetico, natura elettromagnetica della luce, M. e Boltzmann teoria cinetica dei gas.

Darwin ricava la lotta per l'esistenza dal meccanismo che regola lo sviluppo capitalista.

Rottura metodologica fra attività teorica e attività sperimentale.

Crisi del 1873.

Il centro decisionale si sposta dalla fabbrica al laboratorio.

I fenomeni fisici che fra l'800 e il '900 sono alla base del passaggio alle teorie moderne nascono direttamente o indirettamente dalla industria chimica.

Rinuncia alle concezioni generali per ricorrere a spiegazioni più agili e spregiudicate dei fenomeni specifici. Processo omogeneo alla frammentazione e alla specializzazione delle branche produttive tecniche e scientifiche come conseguenza. Si privilegia la forma rispetto al contenuto (formalismo).

Crisi del 1929.

Porta con Keynes alla necessità del controllo globale del sistema.

L' interesse si sposta dal funzionamento dei singoli elementi al funzionamento dell'insieme nel suo complesso

Crisi del 1970.

Ritorno a una riflessione sui fondamenti delle teorie fisiche.

Cade il discorso sulla neutralità della scienza.

 

[il secondo dopoguerra e le crisi]

(T. Dos Santos – LCNYAL/42) l'investimento dello stato come intervento stabilizzatore delle crisi. La forza raggiunta dalle grandi imprese altro elemento stabilizzatore del sistema /44/.

Modo di produzione e controllo sociale /43/   convincere la gente che i sacrifici sono necessari per mantenere alta la produzione. Mantenere alta la produzione contribuisce a evitare le crisi. Nello stesso tempo sostenere che il sistema funziona perché evita le crisi. Motivi sufficienti perché il sistema sia difeso anche con le armi (Vietnam). D'altra parte i conflitti armati aiutano a superare le crisi. Carattere inflazionistico dei mezzi antirecessivi /44–45/.

I conflitti armati hanno contribuito a fronteggiare le crisi e dare una spinta alla produzione.

Periodi di guerra (Corea – Vietnam) = maggiore crescita.

Periodi di pace (1953–1960) = stasi economica.

Va anche detto che tra il 1947 e il 1968 gli Stati Uniti tentarono di fare del loro paese, il paese del benessere.

Gli investimenti per l'educazione nazionale passano dall'8.9 al 16.5 per cento e gli investimenti per la sicurezza sociale passano dall'8.3 al 18.7 per cento /47/.

Questo tentativo è di fatto fallito.

Si registrarono una serie di crisi di accumulazione. Come nel 1873 e nel 1929  - la crisi del 1970 può considerarsi la terza crisi di accumulazione del mcp negli Stati Uniti (SU).

Nel 1873 lo sbocco della crisi diede il via alla intensificazione dello sfruttamento delle aree sottosviluppate, sfruttamento che permise di tenere alti i salari metropolitani. Si organizzò anche l'espansione di materie prime.

Nel 1930 la risposta alla crisi consistette nell'accentuato sviluppo industriale. Sempre sotto l'ombrello imperialista.

Nel 1970, di fronte al calo della produzione, al calo dei profitti, al calo degli investimenti si rinforzò la lotta per i mercati internazionali. Ma non si riuscì a evitare la crisi finanziaria e la conseguente crisi economica (stagflazione). Crisi che vennero risolte attraverso la manovra dei tassi di scambio. Abolizione parità oro-dollaro.

La crisi del '70 promosse la divisione dei mercati di sfruttamento internazionali. →  Gli SU ebbero mano libera in America Latina.  L'Europa in Africa. Il Giappone in Asia (G. Frank Manifesto 21.nov.1972).

Finalmente (!?) nel 1981 Reagan smontò del tutto il sistema precedente. E con la fine del sistema dichiarò il de profundis al tentativo SU di fare del paese il paese economicamente e socialmente più avanzato del modo di produzione capitalistico.

Reagan dà il via alla liberalizzazione economica a livello planetario (deregulation). Premessa necessaria alla globalizzazione e alla crisi sistemica del 2008.

 

[conseguenze strategiche e politiche delle crisi]

La crisi del 1873 costò alla GB una parte della sua influenza che perse completamente con la crisi del 1929.

Gli Stati Uniti risposero alla crisi del '29 con l'inflazione. Vinsero la seconda guerra mondiale e affermarono la loro egemonia internazionale. Risolsero anche la depressione in cui si trovavano gli stati del Sud del paese.

L'Europa rispose alla crisi con la deflazione, il fascismo, il nazismo. E la seconda guerra mondiale.

La Russia rispose con la rivoluzione di ottobre che sboccò nel tentativo del socialismo in un solo paese.

Inglesi, francesi e tedeschi persero le loro colonie e la loro supremazia nel mondo.

[meccanismo delle crisi]

“La sovrapproduzione in special modo ha come condizione la legge generale di produzione del capitale, quella di produrre nella misura delle forze produttive, cioè della possibilità di strutturare con una data massa di capitale, la massa di lavoro più grande possibile, senza tener conto degli esistenti limiti di mercato, dei bisogni per il quale esiste la capacità di pagare, e ciò mediante un allargamento costante della riproduzione e dell’’accumulazione, con costante ritrasformazione del reddito in capitale, mentre d'altra parte la massa dei produttori resta limitata e, secondo la struttura della produzione capitalistica deve restare limitata, alla misura media dei bisogni(Marx, STE 2°/590).

Fissare l’attenzione su «misura media dei bisogni». Concetto che tiene fuori  la questione dei bisogni solvibili. La questione dei bisogni solvibili concerne e fissa i reali limiti del mercato.

La seconda attenzione riguarda la «ritrasformazione del reddi­to in capitale» e l'uso di una data massa di capitale in grado di coinvolgere (sfruttare) una massa di lavoro più grande possibile. La contraddizione principale consiste nell'allargamento costante della riproduzione e dell’accumulazione che ha in sé il limite del contenimento della massa dei produttori. L’estrazione relativa di plusvalore comporta la limitazione della massa dei produttori. È l’intensità che riduce l'allargamento dei consumatori di prodotti ovvero la soddisfazione dei bisogni più strettamente «umani», liberi dalle necessità della produzione di mercato.

In questo senso la produzione capitalista altera lo sviluppo dei bisogni umani (vai a @BIS). Si limita a creare bisogni in linea con le necessità dello sviluppo capitalistico delle forze di produzione che contengono in sé contemporaneamente l'alienazione del  loro essere valore e la consistenza di possedere in sé in qualche modo valori d’uso. Né va dimenticato che la contraddizione principale del modo di produzione capitalistico e la contraddizione principale della merce è quella di essere nel contempo valore e valore d'uso.

Diversamente le crisi reali si manifestano per la rottura che si verifica nel modo di produzione fra acquisto e vendita e provoca  propri effetti sociali e politici per la rottura che si manifesta fra la produzione di prodotti e la produzione di merci cioè tra consumo umano e consumo alienato, tra consumo umanamente necessario e consumo capitalisticamente necessario. Il primo dipende dai bisogni più strettamente umani, il secondo dai bisogni inerenti la riproduzione e la accumulazione del capitale.

Va poi presa in considerazione la questione dei tempi entro i quali la crisi si svolge. In altre parole, i tempi delle crisi. Processo che va studiato in rapporto all'evoluzione del mdp e agli interventi dei governi, per esempio, dovuti o, meglio, legati al processo di socializzazione del capitale.

 

[Sweezy: tre tipi di crisi]

Sweezy distingue tre tipi di crisi: 1) caduta del saggio di profitto, 2) problemi della realizzazione del plusvalore, 3) sottoconsumo.

Le crisi di sproporzione viste in funzione di quelle del sottoconsumo. (Silenzio sulle crisi derivanti dal sistema creditizio).

 

 

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“Le crisi” [@CR]

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