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Capitale e capitalismo

(formule & nozioni)

 

§* processo di accumulazione  motore dell'economia.

§* Il capitale è un prodotto collettivo e può essere messo in moto solo mediante una attività comune di molti membri – anzi in ultima istanza – solo mediante l'attività di tutti i membri della società (Manifesto del partito comunista, MAN1 /149).

 

[nascita del capitale: il pluslavoro]

Passato il primo periodo in cui il capitale originario proviene dalle epoche passate – l'unico modo attraverso il quale il capitale può riprodursi è la proprietà di lavoro non retribuito passato – cioè il pluslavoro dell'operaio |CAP 1°/639| – Così tutta l'accumulazione capitalistica è prodotta dagli operai – Quanto più il capitale ha accumulato, tanto più può accumulare.

 

[il capitale]

Il capitalismo è per definizione qualsiasi valore che si accresca di un plusvalore |E. Mandel – TEM 1°/122|.

Il capitale è essenzialmente potere di disporre di lavoro non retribuito.

L'essenza è il valore – lavoro (plusvalore) (1° del CAP), l'apparenza è il mercato (domanda, offerta, concorrenza, redditi) (3° del CAP) – l'intermediario è il processo di circolazione (2° del CAP).

 

[composizione organica del capitale]

Rapporto fra la composizione del valore del C (valore dei mezzi di produzione e valore della forza lv) e composizione tecnica del C (rapporto fra la massa dei mezzi di produzione usati e la quantità di lavoro necessaria per il loro us)  |CAP 1°/671|.

 

[capitale costante (c)]

la parte del capitale trasformata in macchine, edifici, materie prime, →  il cui valore non è accrescitivo della produzione, ma solo conservato.

 

[capitale variabile (v)]

la parte del capitale anticipata dal capitalista per acquistare la forza lavoro →  unica parte del capitale che permette al capitalista di aumentare il suo capitale con il plusvalore (pl).

 "Diminuendo il capitale variabile e aumentando allo stesso tempo, nella stessa proporzione, il saggio del plusvalore, la massa del plusvalore prodotto rimane invariabile" (Marx, CAP 1°/242).

 

[capitale costante e capitale variabile]

1) Mezzi di produzione (materia prima, materiali ausiliari, mezzi di lavoro) = capitale costante.

2) La forza lavoro = capitale variabile.

 

Ora →

nella formula C//c+v – formula che rappresenta la composizione organica del capitale – il meccanismo capitalista tende (libera concorrenza, aumento della produttività, eccetera) tende a far aumentare c rispetto a v.

[capitale commerciale, fisso e circolante]

(Marx a pag 346 del CAP 3° divide il capitale industriale da quello commerciale – vedi oltre).

Il capitale commerciale è anche capitale di circolazione.

Capitale fisso: →  cede il suo valore al prodotto man mano (CAP 2°/172).

Capitale circolante →  cede il suo valore al prodotto per intero, deve essere subito sostituito (CAP 2°/172).

Ambedue sono all'interno del processo di produzione. (CAP 2°/224)

 differenza del trasferimento del valore dal mezzo di produzione al prodotto.

 

[capitale finanziario]

|idem pag. 690| – Hilferding – il capitale finanziario è la risposta del modo di produzione capitalistico alla non mobilità del capitale reale (la concentrazione del capitale) per ottenere la tendenza alla perequazione del saggio di profitto nonché la formazione del prezzo di produzione (leggi senza le quali il capitalismo non potrebbe esistere, non fosse altro per realizzare i trasferimenti di plusvalore da un settore all'altro, da una nazione all'altra, il capitale finanziario diverrà un'immagine che designa la centralizzazione degli attivi finanziari e impedisce di prendere in considerazione la contraddizione centralizzazione/concentrazione del capitale, che il capitale finanziario sviluppa al massimo grado).

Un conto è la concentrazione (riproduzione su scala allargata – accumulazione) – un conto è la centralizzazione (semplice cambiamento nella distribuzione dei capitali già esistenti) – la centralizzazione aumenta il processo di accumulazione, allarga la composizione tecnica del capitale e fa diminuire la domanda relativa di lavoro |CAP 1° /687–688|.

 

[i 4 elementi del profitto]

Il profitto si realizza attraverso quattro elementi che formano la struttura base del capitale.  Industriale, commerciale, rendita finanziaria (interessi), rendita fondiaria. Questi elementi costituiscono il profitto e sono reciprocamente indipendenti |CAP3°/262|.

 

[plusvalore]

La realizzazione del plusvalore è la condizione che consente al capitalista l'accumulo del capitale, il quale non è altro che →  plusvalore capitalizzato.

Ora →

questo pl viene in parte impiegato improduttivamente (consumato) per i bisogni privati del capitalista. 

in parte viene trasformato in capitale, in parte capitale variabile (v) (acquisto di una nuova mano d'opera).

Infine ® impiegato improduttivamente per spese dirette a conservare con la forza e la persuasione la riproduzione del mcp e le condizioni necessarie per l'esportazione del capitale. –|

Di conseguenza →  pl//c+v = rapporto del plusvalore e l'insieme del capitale;

pl//v = saggio del plusvalore = saggio di sfruttamento.  Capitale costante & capitale variabile  (differenza rispetto alla produzione di plus valore (CAP 2°/224 168 {415}).  Solo il capitale variabile produce il plusvalore).

 

[saggio di profitto, plusvalore e surplus]

Il saggio di profitto è il rapporto fra plusvalore e capitale complessivo anticipato – Il saggio del plusvalore è il rapporto fra il plusvalore e la parte variabile del capitale |CAP 1°/572|

Plusvalore assoluto = aumento delle ore di lavoro. Plusvalore relativo = aumento della produttività (pur diminuendo le ore di lavoro).

Le macchine rendono più economico il lavoro dell'operaio (cfr. Marx, 1°, concetto del plusvalore relativo).

Con l'avvento della economia capitalista aumentano dapprima le ore di lavoro  poi la produttività del lavoro.

Il plusvalore = la forma monetaria del sovraprodotto sociale.  È la differenza fra il valore prodotto dalle forza di lavoro (operaio) e le spese di mantenimento di questa.

Secondo Mattick  il plusvalore è la differenza fra il valore di scambio della forza-lavoro e la sua effettiva capacità produttiva (MEK/81).

Il plusvalore è materializzazione di tempo di lavoro non retribuito (CAP 1°/583).

 

Plusvalore medio e appropriazione delle industrie

Le industrie che hanno una produttività superiore alla media →  si appropriano di una parte del plusvalore prodotto dalle altre industrie.  Le industrie che hanno una produttività inferiore alla media →  cedono una parte del loro plusvalore alle industrie in fase di sviluppo tecnologico.

Il concetto marxista di plusvalore si può ricavare sommando profitti + interessi + più rendite.

Nel concetto di surplus Sweezy e Baran aggiunsero gli sprechi del capitalismo. Soprattutto il surplus si ricava dalla differenza fra i salari dei lavoratori della produzione e il valore aggiunto totale.

 

[surplus = dono. Interpretazione positivistico/idealista] 

Norman O.  Brown - È il bisogno del dono che spinge l'uomo (arcaico) a produrre il surplus.  Il dono = complesso di colpa che si cerca di mitigare con il dono.  Il complesso di colpa è un'illusione necessaria a un animale che non sa godere la vita (260).  Gli dei esistono perché il debito possa essere pagato (Per questo l'economia arcaica è legata al sacro).

© È il surplus che crea il dono. Semmai. –|

 

[sovrapproduzione]

|CAP  3°/309| - Sovrapproduzione di capitale non è altro che sovrapproduzione di mezzi di produzione (mezzi di lavoro e sussistenza) che possono operare come capitale – ossia essere impiegati allo sfruttamento degli operai a un grado determinato (→  Tanto più si eleva il grado di sfruttamento tanto più si alza il livello della sussistenza. L'aumento della produttività richiede un maggior impegno mentale ed è necessario creare le condizioni psichiche per questo aumento) – cfr pag. 310 →  discorso sull'aumento dei salari – la sovrapproduzione è tale solo rispetto al saggio del profitto – è sovrapproduzione rispetto alla capacità di espressione del capitale e →  rispetto alla capacità di consumo – quindi non sottoconsumo (Luxemburg e Sweezy) ma sovrapproduzione.

 

[caduta del saggio di profitto]

Le risposte del capitale alla caduta del saggio di profitto della crisi del '29 sono state due – inflattiva con il new deal e Keynes e deflattiva con il fascismo – Ambedue mostravano il loro comune approdo alla guerra (CFVG/LI).

È la caduta del sdp che genera la concorrenza – non il contrario |CAP 3°/310|.

[salario e caduta del sdp] - LF/2/464/471 (Ricardo) - La caduta del sdp non dipende dall'aumento nominale del salario (e nemmeno dalla concorrenza).

Le critiche della Robinson e di Sweezy alla caduta tendenziale del saggio di profitto si basano sul fatto che Marx ipotizza un saggio di plusvalore invariato (GSCM/463).  Nel 3° del CAP/291-292, Marx avverte - a scanso di equivoci - esattamente del contrario.  Che all'aumento tendenziale del saggio di pluslavoro corrisponde la caduta tendenziale del saggio di profitto.)

[saggio del profitto nel 1°, 2°, 3° del CAP] -

1°: 249-251-119-572/495/563-566/619-620.

2°: 26-128-224-313/121-358-542/129-130.

3°: 16->/53-63/62-71/172-182/188-190/266-274-300/275-278/983.

 

[inflazione]

|CAP 2°/433 e 429|  Il capitale monetario trasformato in capitale variabile (denaro anticipato per i salari – quindi salari) ha una importanza fondamentale nella circolazione monetaria.

L'operaio deve ricostituire la sua forza lavoro giorno dopo giorno (mangia tutti i giorni, cioè) – di conseguenza "in innumerevoli punti della società spazialmente distinti deve essere contemporaneamente anticipato" capitale variabile in termini brevi.

Questo capitale così anticipato "forma un'aliquota decisiva della circolazione complessiva    "tanto più che lo stesso denaro – prima del suo riflusso al punto di partenza – va girando per i più svariati canali ed opera come mezzo di circolazione per moltissimi altri affari".

Sin qui Marx (433)

Ciò che va analizzato è il rapporto fra l'anticipazione del capitale variabile che viene subito immesso nella circolazione e l'anticipo del capitale fisso il cui ritorno ha tempi ben più lunghi del capitale v.

Nella misura in cui il c. fisso ha una parte sempre più grande nella produzione (per contrastare con la produttività la caduta del saggio di profitto e la concorrenza) si accentua lo squilibrio fra consumo e investimenti – fra anticipi che entrano continuamente nella circolazione e capitali che hanno tempi più lunghi per tornare alla loro forma monetaria e trasformarsi di nuovo in capitale costante.

[forme di capitale precapitaliste]

Nel medioevo due forme di capitale – il capitale usuraio e il capitale commerciale – La terza metamorfosi del capitale si realizza con la trasformazione in capitale industriale (cfr il capitale finanziario).

 

[capitale commerciale e capitale mercantile]

|Cap 3°| – Il capitale commerciale non è in grado di dare origine al capitalismo – vedi Roma dove il capitalismo commerciale si era distaccato dalla proprietà della terra – Il capitale mercantile a sua volta, è di impedimento allo sviluppo del capitalismo – anche se ne crea dialetticamente le condizioni.

© Il capitale commerciale non spinge la produzione. Si limita a servirla. Esiste il mercato, esiste la produzione per soddisfare i bisogni di quel mercato, il capitale commerciale fornisce i mezzi attraverso i quali quella produzione possa raggiungere quel mercato.

Il capitale mercantile spinge la produzione. Chiede alla produzione di intervenire là dove si pensa possa nascere un mercato. In sintesi. Individua un mercato, lo segnala alla produzione e le chiede di intervenire, di produrre gli oggetti richiesti potenzialmente da quel mercato. A volte anticipa alla produzione materie prime e danaro. –|

 

[capitale usuraio, capitale mercantile, capitalismo]

L’usuraio estorce plusvalore "ma non s’immischia nel processo produttivo in quanto tale". Quindi non è l' usura che crea il capitalismo.

Al contrario il capitale mercantile (non quello commerciale) "passa le ordinazioni ad un certo numero di produttori immediati, ne raccoglie i prodotti e li rivende non senza a volte anticipare sia materia prima che danaro".  "È da questa forma che si è in parte sviluppato il moderno rapporto capitalistico" il quale "qua e là costituisce tuttora «l’anello di transizione» verso il rapporto capitalistico vero e proprio".  Ma anche in questo caso "non si ha sussunzione formale del lavoro al capitale" (*).

 

[nascita del capitale come modo di produzione specifico]

|CAP 1°/779| I primi inizi della produzione capitalistica si incontrano sporadicamente fin dai secoli XIV e XV in alcune città del Mediterraneo – l'era capitalista data solo dal secolo XVI.

Per Marx (MCI/56) il «capitale» "si erige a modo di produzione specificamente capitalistico" verso il XVI secolo (‘500) in "condizioni storiche favorevoli".  "Sebbene possa apparire in modo sporadico" senza dominare l’intera società.  – Sostanzialmente ancora "in funzioni subalterne".

® Concezione che conferma la tesi dello sviluppo a  «macchie di leopardo». –|

 

[racconto di Marx]

sulla sorte della prima macchina tessitrice in Germania – inventata troppo presto rispetto allo sviluppo economico e sociale dell'epoca |Cap 1°/472 in nota |.

 

[mdp & produzione mentale]

"Il tardo capitalismo espropria non solo la produzione materiale dei salariati, ma anche quella psichica" – in quanto la bandisce completamente dalla coscienza" (Schneider LR/75).

 

[potere e rapporti di produzione]

Il potere non determina le condizioni dei rapporti di produzione e la loro dipendenza.  |MCI/59| "È solo in quanto possessore delle condizioni di lavoro che qui il compratore riduce il venditore in dipendenza economica da sé; non v'è alcun rapporto politico e socialmente fissato di supremazia e sudditanza".

 

[il consumatore e l'organizzazione sociale]

|MDF/35| Il consumatore non più libero del produttore – La sua opinione si fonda sui suoi mezzi e sui suoi bisogni.  Gli uni e gli altri sono determinati dalla sua posizione sociale – la quale dipende anch'essa dalla organizzazione sociale nel suo complesso.

Il produttore invece è condizionato dal grado di sviluppo delle forze produttive.

® →  La gestione occidentale del mercato non si basa tanto sulle tecniche di persuasione quanto sulla capacità della classe che possiede i mezzi di produzione di influire sulla organizzazione sociale nel suo complesso.  L'organizzazione sociale capitalista →  crea bisogni capitalisti (attraverso l'organizzazione della cultura in genere nella quale va inclusa la scuola).

 Anche nei paesi con economie di transizione, l'organizzazione sociale crea bisogni aderenti al gruppo che possiede i mezzi di produzione – Se questo gruppo è un gruppo burocratico, esso esprimerà bisogni che riflettono le necessità di una organizzazione sociale basata sulla burocrazia.

 (cfr la tesi di Mandel che la burocrazia è a sua volta il prodotto di una economia di semi penuria (e la burocrazia delle grandi holding economiche?). –|

 

[forze produttive & rapporti sociali]

Il «come» –  "I mezzi di lavoro non servono soltanto a misurare la forza lavorativa umana ma sono anche indice dei rapporti sociali nel cui quadro viene compiuto il lavoro" – Questo perché: non è quel che vien fatto ma «come» viene fatto – con quali mezzi di lavoro – ciò che distingue le epoche economiche" (CAP 1°/214).

 

[il genio inventivo del capitalista]

Deliziosa questa ingenuità di Marx. In una nota del 1° del CAP (pag.  408) scrive: "Ormai la credenza sempliciotta del genio inventivo che il singolo capitalista eserciterebbe a priori nella divisione del lavoro, si trova più soltanto fra i professori tedeschi".

 

[teoria del crollo]

|SMC/8| – La teoria del crollo e la teoria dell'impoverimento (intesa come aumento della miseria fisica del proletariato) non sono di Marx o del marxismo ma dei revisionisti come Bernstein e in genere degli avversari del marxismo. Costoro creano la teoria del sottoconsumo che sostituiscono alla teoria della sovrapproduzione e ne fanno la causa del crollo del capitalismo.
Esempi. Lafargue interpreta la sovrapproduzione come sottoconsumo (SMC/172).  Conrad Schmidt  sostiene essere il sottoconsumo a provocare il crollo (poiché fa abbassare il saggio del profitto).

La teoria del sottoconsumo viene da Sismondi e da Düring.

La teoria del crollo viene ripresa in un'altra accezione da R. Luxemburg e più tardi da Sweezy e Baran nel Capitale Monopolistico.

 

[la sproporzione]

La teoria che la crisi capitalistica sarebbe stata un effetto delle sproporzioni di sviluppo verificatesi nei diversi campi dell'economia borghese è di Hilferding.  Per Marx le sproporzioni esistono ma non acquistano mai una importanza tale da determinare la crisi del sistema.

Un secondo assertore delle sproporzioni è Tugan-Baranovskij (SMC/507). Sproporzione fra domanda e offerta dovuta a una distribuzione sproporzionata della produzione del paese.

 

[rapporto fra capitalista e operaio salariato]

|CAP 2°/36| "Il rapporto di classe fra capitalista e operaio salariato è dunque già presente, già presupposto nel momento in cui entrambi si contrappongono nell'atto D–L (L–D da parte del lavoratore)".

Tutto ciò "presuppone dei processi storici attraverso i quali è stata dissolta la combinazione originaria tra mezzi di produzione e forza lavoro".

® È il concetto del «post faestum».  I processi presa la forma dell'immediatezza nascondono la sostanza della loro complessità.

Ciò che è risultato per un processo, diviene presupposto per il processo successivo, senza che per questo la legge di fondo muti la sua natura, ma che lì per lì sembra contraddirla.

Per esempio un errore corrente del marxismo volgare – ma anche stalinista e della Terza internazionale – è quello di concepire il rapporto fra base e sovrastruttura in maniera meccanica e semplificata.  Come Ricardo vedeva in maniera semplificata il rapporto lavoro - valore. –|

 

[capitalista – sorvegliante – direttore ]

Una caratteristica del capitalista è quella che una volta dispensato dal lavoro immediato può agire finalmente! come capitalista sorvegliante e direttore – "assolvendo così con volontà e coscienza la funzione propria del capitale →  impegnato nel processo di autovalorizzazione" (MCI/55). 

©  Questa funzione di sorveglianti e direttori permane nella produzione capitalistica di stato – Cefis e Girotti assolvevano con volontà e coscienza alla funzione propria del capitale – Assumendo con questa funzione anche i riflessi del rapporto di produzione fatto di supremazia e sudditanza (MCI/60) con le relative espressioni politiche. 

Solo che di nuovo egli   non è dirigente in quanto capitalista ma è capitalista in quanto dirigente (MCI/64) – Ma non sta più al capitale nel medesimo rapporto con il quale ci stava il maestro artigiano e non solo per il motivo che quello «entrava» nel capitalismo mentre →  questo ne esce – ma per il fatto che i limiti del maestro artigiano erano i limiti stessi del capitale. 

Oggi invece il capitale senza limiti (che non siano quelli storici indicati dalle sue crisi) determina egli stesso i propri funzionari e li muta a suo piacimento a secondo delle proprie esigenze – Ma con le esigenze del capitale riflette anche le sue accresciute contraddizioni. 

Il «capitalista di stato» è l'espressione della raggiunta onnipotenza del capitale ma anche nello stesso tempo →  della crescente «socializzazione» del processo in cui mette capo l'espandersi e il progredire del mcp – così egli è insieme funzionario del capitale ma anche suo salariato – È dirigente e sorvegliante del modo di produzione del processo di autovalorizzazione del capitale ma anche del processo di socializzazione crescente che accompagna le espansione del mcp. Lo Stato stesso da comitato d'affari dei capitalisti si va trasformando in una →  «funzione del processo di valorizzazione» e della crescente socializzazione del processo stesso. –|

 

[manifattura]

|CAP1°/411| Poiché a fondamento della manifattura rimane l'abilità artigiana  e poiché il meccanismo complessivo che non funziona in essa non possiede una ossatura oggettiva, indipendente dai lavoratori stessi, il capitale lotta continuamente con la insubordinazione degli operai.

|idem/413| – differenza fra manifattura e grande industria – nella manifattura la rivoluzione del modo di produzione prende come punto di partenza la →  forza lavoro – nella grande industria prende come punto di partenza il →  mezzo di lavoro – In quale modo la macchina si distingue dallo strumento del lavoro artigiano.

[l'interesse privato]

|LINN/97| l’interesse privato può essere raggiunto soltanto nell'ambito delle condizioni che la società pone e con i mezzi che essa offre (→  quindi è legato alla riproduzione di queste condizioni e di questi mezzi).

 

[annotazioni]

|PESU/103|  divisione della produzione sociale in produzione di mezzi di produzione (sezione 1ª) e (sezione 2ª) produzione di beni di consumo

aumento prevalente dei mezzi di riproduzione per la riproduzione allargata

correlazione fra 1ª e 2ª

prodotto supplementare, unica fonte dell'accumulazione

formazione e destinazione dei fondi sociali

accumulazione unica fonte della riproduzione allargata.

 

(*) [il concetto di sussunzione] - Di fatto l'intero impianto logico di Marx è hegeliano. Ci vuole un imbecille come Bruno Maffi per sostituire il concetto di sussunzione con quello di sottomissione. La sussunzione,  per H., non è che l'applicazione di un universale a un particolare.  O a un soggetto che vien posto sotto quello. Quello = l'universale. Il capitale sussume il lavoro = lo assorbe in sé. È un processo oggettivo, caratteristico dei processi materiali in generale e del processo storico in particolare.

Il capitale nel modo capitalistico di produzione diviene l'universale e il lavoro è un particolare del nuovo universo. L'uno è la specie, l'altro il genere. Ciò non toglie che il lavoro a livello del processo storico dell'umanità sia un universale, la sostanza dei modi di produzione. ... (da ndc 3.12.81).

 

(sulla funzione storica del capitalismo vedi @4PP)

 

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“Capitale e capitalismo” [@C&C]

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