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A proposito di classi

§* "I proprietari della semplice forza lavoro, i proprietari del capitale e i proprietari fondiari le cui rispettive forme di reddito sono salario, profitto e rendita fondiaria, in altre parole gli operai salariati, i capitalisti e i proprietari fondiari, costituiscono le tre grandi classi della società moderna, fondata sul modo di produzione capitalistico" (CAP 3°/1003).

§* Marx: classe in sé (realtà economico - oggettiva), classe per sé (realtà politico - soggettiva).

§* "Le classi sono gruppi di persone dei quali l'uno può appropriarsi il lavoro dell'altro - a seconda del differente posto da esso occupato in un determinato sistema di economia sociale" (Lenin, OSL 1°/1299 - in LCU/25 - OSL 2°/470, ed. Mosca).

§* In realtà dietro ogni impazienza si nasconde l'idealismo e dietro l'idealismo lo scontro di classe. L'idealismo è il frutto della lotta di classe. Così come lo è il concetto di potere. Il potere è il concentrato della lotta di classe idealizzata. Ne è la sintesi, una sintesi che qui e là si autonomizza. Anche soggettivamente. Lo scontro delle classi è per ora il solo motore dello sviluppo che conosciamo. È la contraddizione umana, a livello dell'umanità cioè, all'interno del processo evolutivo. –  Ora sarebbe necessaria una riflessione fra sviluppo e evoluzione. Probabilmente lo sviluppo è un momento dell'evoluzione.

 

[intorno al concetto di classe]

Manca un vero studio sul concetto di classe. Il capitale s'interrompe proprio quando Marx ne tenta l'analisi. Rimane la teoria delle tre grandi classi principali. Il che non esclude che ne possano esistere altre. La Cina di Mao ne individuò almeno cinque. Divise per esempio i contadini ricchi dai contadini poveri. Con l'individuazione del culachi i sovietici fecero qualcosa di simile.

All'epoca della rivoluzione borghese i francesi ne individuarono a loro volta almeno cinque. Resta tuttavia problematica la differenza fra classi e ceti. Né i sociologi sono in grado di risolvere la questione.

La base per individuare una classe è la sua collocazione all'interno di un modo di produzione dato.

La divisione di Marx fra proprietari del capitale, proprietari fondiari e proprietari della forza lavoro è tuttora sufficiente per analizzare la composizioni delle classi nel periodo di transizione che stiamo vivendo.

Allargherei tuttavia il concetto di proprietari della forza lavoro fisica ai proprietari della forza lavoro intellettuale. Né farei una distinzione sostanziale fra salario e stipendio.

Di conseguenza da un lato i percettori di salari e stipendi. Dall'altro i percettori dei profitti del capitale fra i quali va incluso il management. Infine i percettori della rendita. La rendita direttamente o indirettamente si basa sempre sul possesso fondiario.

Commercianti e artigiani vanno inclusi fra i percettori del capitale. Usufruiscono della parte residuale dello sfruttamento capitalistico.

 

[la borghesia da classe in sé a classe per sé]

L'indeterminatezza della borghesia, il momento nel quale la borghesia venne ponendosi come classe in sé durò alcuni secoli.  È necessario risalire all'Alto medio evo e giungere almeno fino al 1500 per cogliere il processo di formazione della borghesia come classe in sé.  Protagonista di questo processo fu allora il capitale usuraio.  Il capitale usuraio corrodeva le basi stesse del potere feudale mentre l'esaurirsi del modo di produzione su cui quel potere cresceva creava le condizioni, dissolvendo le proprie strutture, per l'avvento del modo di produzione successivo.  Questo processo venne accompagnato da una progressiva presa di coscienza della borghesia come classe che andava man mano elaborando un proprio modo di essere e di pensare, una propria scienza, una propria religione, una propria filosofia e proprie strutture culturali e sociali.  Man mano che la classe borghese passava dallo stato di classe in sé a quello di classe per sé, la vecchia classe rappresentante del modo feudale di produzione, l'aristocrazia terriera, andava lentamente perdendo la sua determinazione. 

I modi stessi del suo pensiero e gli istituti giuridici destinati alla riproduzione dei rapporti di produzione che gli erano necessari, venivano sottoposti al fuoco della critica della classe nascente.  Il secolo del grande scontro fu il 1600.  Richard Simons attaccò a fondo la genesi biblica distruggendone il fondamento storico.  John Locke dimostra l'inesattezza del principio di proprietà feudale e pone le basi per il nuovo diritto di proprietà borghese. A difendere la roccaforte dell'ideologia tradizionale è il vescovo di Moux, Bossuet, precettore del delfino, il figlio di Luigi XIV.  Scrive lo storico francese, Paul Hazard (CCE), "La maggioranza dei Francesi pensava come il Bossuet, tutt'a un tratto, i Francesi pensano come il Voltaire".  La rivoluzione borghese è alle porte.  Tuttavia quel "tratto" dura più di un secolo, e ci vorranno Kant ed Hegel, lotte, guerre e rivoluzioni, ancora cioè un secolo e mezzo, perché la coscienza borghese si riconosca, elabori una nuova filosofia, una nuova logica, affronti scientificamente i problemi della natura.  "Ma lo sviluppo della scienza", scrive Marx, (LINN 2°/183), "di questa ricchezza ideale e pratica ad un tempo, non è che uno dei lati, una delle forme, in cui si manifesta lo sviluppo delle forze produttive umane, ossia della ricchezza".  E ancora: "Dal punto di vista — ideale" la dissoluzione di una determinata forma di coscienza era sufficiente ad uccidere un'intera epoca".  Nella realtà il più alto sviluppo di questa base stessa..."è il punto in cui essa si è elaborata nella forma in cui è compatibile con il/un più alto sviluppo delle forze produttive, e perciò stesso con il più alto sviluppo degli individui".  Ora "Non appena questo punto è raggiunto, l'ulteriore sviluppo si presenta come decadenza, e il nuovo sviluppo si presenta come base nuova".  Ora tutto ciò che è tradizione, la Bibbia, i padri della chiesa, le regole religiose appare come decadenza mentre tutto ciò che è nuova filosofia e nuova scienza appare come massimo sapere raggiunto dalla raggiunta coscienza per sé della borghesia.  Il punto massimo di questa coscienza può individuarsi in Hegel.  Poi comincia il lento declino ideologico. 

 

[la classe in sé e la classe per sé]

(5–6 maggio 1979)  Schema teorico. 

La qualità della classe in sé è rappresentata dalla sua indeterminatezza. La sua indeterminatezza è tale di fronte alla determinatezza dell'altro.  L'Altro, la classe che ha immediatamente di fronte.  L'indeterminatezza della classe operaia si pone di fronte alla determinatezza della borghesia.  Ma anche la determinatezza della borghesia si pone di fronte alla indeterminatezza della classe operaia.  Più la classe operaia va determinandosi, più la determinatezza della borghesia dilegua in una sorta di indeterminatezza.  Il processo comunque non è meccanico o percentuale.  È chiaro semplicemente che la determinatezza borghese (classe, cultura, ecc) viene meno man mano che la classe operaia prende coscienza di sé e vive ed elabora una propria cultura, un proprio modo di vivere, eccetera. 

Il processo storico.

Nel concreto del processo storico, la classe operaia viene determinata in sé già dal momento in cui la borghesia fa di fatto la sua apparizione sulla scena storica come classe per sé.  Ma fin dal momento in cui la borghesia è passata dall'esistenza di classe in sé a quella di classe per sé, c'era, pur senza esserci, la classe avversa.  Non solo era in potenza, ma già cominciava a formarsi.  Tuttavia non in modo così determinato rispetto alla classe storicamente egemone (classe egemone = classe che ha raggiunto l'esistenza per sé), da presentarsi come classe in sé.  C'era ma era all'inizio.  E in tutti gli inizi la cosa già è, ma non è ancora. 

Nel suo costituirsi in classe, la classe operaia va in sé determinandosi, solo che la sua determinazione cade dal lato della borghesia.  Di conseguenza, pur nella sua iniziale determinazione, l'in sé operaio è un in sé indeterminato.  La classe operaia è «in sé» indeterminata.  In altre parole, è una determinatezza che si nega.  E si nega nella determinatezza dell'altro.  Si nega nell'altro. 

Negandosi nell'altro forma, ancora, un’unità con l'altro.  Quindi negandosi si toglie, ma siccome la negazione, il togliersi, avviene nell'altro, è solo analizzando l’altro che la si può individuare.  La lotta e le sconfitte della classe operaia sono la conseguenza di questo rimanere e togliersi. Rimanere nell’altro e togliersi nell’altro. E questo come classe in sé che si determina nell’altro.. 

Ma ora questo togliersi e questo rimanere, nel corso del processo concreto, non sono sempre il medesimo togliersi e il medesimo rimanere.  Questa unità che si va formando costituisce qualcosa di nuovo rispetto ai due stessi termini che la compongono.  Ed è questo qualcosa di nuovo che va formandosi che si contrappone ai due.  Da un lato la borghesia per sé, dall'altro la classe operaia in sé.  L'uno per l'altra un tolto-rimasto.  Nel nuovo qualcosa che si va formando, i due momenti della borghesia per sé e della classe operaia in sé sono nel nuovo che si va formando e che identifichiamo con «lui». Sono passati, stanno passando in lui.  È con questo passaggio che nasce il terzo essere, la classe operaia per sé.  Ma la classe operaia per sé è il proletariato.  Il proletariato che ha in lui il vecchio per sé della borghesia e l'in sé della classe operaia. 

Nel momento in cui il proletariato si costituisce come classe per sé, pur avendo in lui i due momenti precedenti della borghesia per sé e della classe operaia in sé, non è detto che abbia concretamente già assorbito le due classi, la prima come altro da sé in sé, la seconda come classe in sé per sé.  Il proletariato è già costituito in lui e ha in sé il per sé della borghesia e l'in sé della classe operaia.  Solo a questo punto sarà maturo per la successione.  La successione sarà la successione alle due classi insieme, alla borghesia che ha di fronte e alla classe operaia in sé dalla quale deriva. 

Per formarsi, la nuova unità, il proletariato, affronta una serie di vittorie e sconfitte, che sono il suo togliersi e il suo rimanere nel rapporto con l'altra classe da sé, la borghesia e anche, man mano che il processo avanza, con vittorie e sconfitte rispetto alla classe in sé, che figurano come vittorie e sconfitte all'interno stesso della classe operaia, lotte intestine e lotte e vittorie e sconfitte con le classi che man mano si vanno proletarizzando.  Quando la classe per sé sarà compiuta, questo processo di lotte intestine diluirà nella nuova classe proletaria.  Rimarrà tuttavia da sostenere lo scontro finale con l'altra classe e con i residui della propria classe in sé; scontro che potrà prendere le forme più svariate, scontro finale generale o scontri finali successivi. 

La borghesia, la cui determinatezza a questo punto del processo sarà completamente assorbita dal proletariato e sarà divenuta ormai come una classe storicamente indeterminata, cioè esaurita, sorpassata, inutile e nel corso delle sue resistenze anche nociva, si opporrà al suo destino storico.  E per qualche verso, anche se con un processo diverso, la classe operaia in sé opporrà, resisterà e quel tanto che ne rimane potrà allearsi alla borghesia dileguantesi e distrutta. 

Quando il processo sarà a questo punto la grande rivoluzione sarà alle porte. 

Se non è necessario uno sforzo di fantasia per immaginare questo processo nei paesi occidentali dove l'andamento storico appare già piuttosto delineato proprio nei termini così astrattamente teorizzati, più difficile è capire come il processo potrà svolgersi in quei paesi nei quali la classe in sé ha preso il potere.

Intanto il processo di assorbimento e di fusione della borghesia con la classe operaia in sé non è detto che debba avvenire storicamente nella classe operaia in sé.  Cioè non è detto che la borghesia debba essere assorbita dalla classe operaia in sé.  L'avvento progressivo, in occidente, dei partiti socialdemocratici lascia presupporre un fenomeno di questo tipo, la classe operaia in sé assorbe la borghesia rappresentandola.  Ma assistiamo anche al processo inverso, la borghesia assorbe direttamente la classe operaia in sé, come negli SU, pur stravolgendosi in questo assorbimento. La nascita dei ceti medi negli SU come concetto avviene proprio in nome dell’alleanza fra media borghesia e classe operaia dopo aver distrutto fisicamente le avanguardie marxiste di quest’ultima.  In ognuno dei due casi, tuttavia, è nel nome della borghesia e della coscienza borghese (coscienza di sé che ne fa una classe per sé) che avviene la fusione.  È il metodo economico, il metodo politico, il metodo scientifico, il metodo culturale borghesi quelli che prevalgono e nel nome dei quali il processo storico avanza. 

Nei paesi dell'Est il fenomeno è inverso.  È la borghesia a essere assorbita dalla classe operaia in sé, ma che essendo ancora in sé rimane indeterminata come classe, o meglio è ancora determinata dalla presenza della classe avversa.  Al XVIII congresso del Pcus Stalin avvertì che il processo interno dell'Urss era determinato dalla presenza massiccia all'esterno del proprio avversario di classe.  Ma non si tratta soltanto di questo.  La teoria scientifica del proletariato come classe per sé è il materialismo dialettico; e nei paesi dell'Est il materialismo dialettico è determinato dalla coscienza filosofica positivista, propria della scienza borghese come classe per sé, ma che va lentamente svuotandosi cioè rendendosi via via indeterminata, nella misura in cui il processo storico ed economico procede verso la trasformazione della classe operaia come classe per sé e con la nascita del proletariato. Così l'assorbimento della borghesia nella classe operaia in sé non produce la nuova unità, il proletariato, proprio perché l'indeterminatezza della classe in sé è condizionata dalla dileguantesi, ma persistente determinatezza della classe opposta, la borghesia e dalla sua scienza che nella misura in cui il processo la sposta dalla parte della indeterminatezza si trasforma da teoria scientifica quale è, in filosofia e ideologia. 

Allo stesso modo anche la scienza della classe operaia in sé è filosofica e ideologica non riuscendo ancora a raggiungere la compiutezza della scientificità propria a una classe che è divenuta classe per sé.  ( E qui  sono ancora da esaminare le questioni  poste dall'avvento del proletariato il quale come classe per sé ha nel suo stesso seno il senso della sua "missione storica", la trasformazione "per sé" dell'intero genere umano). 

A questo punto del processo storico noi assistiamo dunque al formarsi di due fenomeni simili sia pure opposti.  La fusione della classe operaia in sé nella borghesia e la fusione della borghesia nella classe operaia in sé.  Simili ma opposti; opposti ma simili. In comune hanno il fatto che ognuno dei due conserva in sé i due termini dell'opposizione e che questa opposizione non è risolta.  Non è risolta. Dunque, l'unità non è raggiunta. 

Questo fenomeno lascia aperta la possibilità che nel concreto storico l'opposizione invece di nascere all'interno delle due realtà, si verifichi al loro medesimo livello.  Che l'opposizione, in altre parole, scoppi fra di loro.  Non a caso pur trovandoci di fronte a un processo convergente (e questo dipende dallo sviluppo univoco delle forze produttive a livello mondiale), sul piano ideologico i due opposti si presentano come opposti reali, cioè con due forme diverse e opposte.  Da un lato l'ideologia democratico - borghese, dall'altro l'ideologia marxista - leninista.  Due metodi scientifici ridotti a ideologia, cioè filosofeggianti.  Da un lato le scienze naturali ridotte a positivismo logico - matematico, dall'altro la scienza del materialismo dialettico ridotta al diamat, cioè al marxismo - leninismo della Terza internazionale. 

Può accadere allora che il proletariato pur formandosi nei due campi dell'opposizione, campo democratico - borghese e campo marxista - leninista, nasca invece dallo scontro dei due termini principali della contraddizione ognuno dei quali ha a sua volta in corpo per ciascun lato i due termini rovesciati della contraddizione.  Nasca cioè dallo scontro fra quei paesi dominati dalla borghesia che ha in corpo la classe operaia in sé e quei paesi dominati dalla classe operaia in sé che ha nel suo corpo la borghesia.

 

[la classe meticcia]

(2005 – Sono trascorsi 25 anni)  L’Urss crolla negli anni '90. Per via dell’azione vigorosa della borghesia SU. Lo scontro fra i due termini principali della contraddizione c’è stato. Lo ha vinto la borghesia internazionale.

Sotto la spinta delle scoperte scientifiche e dello sviluppo mondiale dell’economia, cioè sotto la spinta dello sviluppo delle forze di produzione mondiali, la borghesia si trasforma. Perde il senso della propria missione storica. La borghesia quale classe per sé va dileguandosi. Contemporaneamente i ceti medi si proletarizzano. Proletarizzandosi portano avanti una propria ideologia. Intrisa delle parole d’ordine della vecchia classe operaia, delle suggestioni dell’egualitarismo individualista rousseauiano, dei consumi indotti dalla pubblicità per l’espansione del mercato, più la   pro­tezione sociale, la protezione sanitaria, il diritto alla realizzazione individuale, uguaglianza delle partenze, limiti alla proprietà privata.

Nel processo di proletarizzazione dei ceti medi, la classe operaia in sé perde la propria fisionomia. Non trapassa al per sé. Si mischia con i ceti medi proletarizzati o in via di proletarizzazione. Con il tempo e lo sviluppo delle forze di produzione, ceti medi e operai tendono a fondersi nella classe dei salariati. Che è nel medesimo tempo una nuova classe nella forma  e per via dell’evoluzione della forza lavoro. Ma conserva alcune caratteristiche dei salariati del tardo Ottocento per via della precarietà del lavoro, dei compensi sempre più vicini a dei salari a cottimo che non a degli stipendi, del crescente va e vieni, entrare e uscire dal mercato del lavoro. Scrive Marx che "la legge di sviluppo del modo di produzione capitalistico è di separare in grado crescente i mezzi di produzione dal lavoro … trasformando il lavoro in lavoro salariato e i mezzi di produzione in capitale" (CAP 3°/1003). Trasformando il lavoro. Tutto il lavoro dipendente. Mentre dalla parte opposta corrisponde "la separazione autonoma della proprietà fondiaria dal capitale e dal lavoro" /idem/.

L’esercito di riserva nel frattempo si è trasferito dall’ambito nazionale all’ambito mondiale. E di lì agisce in due modi. Attraverso la mano d’opera che lavora all’estero e attraverso la mano d’o­pe­ra che si trasferisce dai paesi extraoccidentali nei paesi occidentali.

Come collocare questo aspetto del processo nell’analisi precedente?

• Ho scritto. «Per formarsi, la nuova unità, il proletariato, affronta una serie di vittorie e sconfitte, che sono il suo togliersi e il suo rimanere nel rapporto con l'altra classe da sé, la borghesia e anche, man mano che il processo avanza, con vittorie e sconfitte rispetto alla classe in sé, che figurano come vittorie e sconfitte all'interno stesso della classe operaia, lotte intestine e lotte e vittorie e sconfitte con le classi che man mano si vanno proletarizzando». Questo in sintonia con l'analisi di Marx secondo la quale il processo economico mette capo a tre forme principali. I redditi da lavoro salariato, i redditi da profitto e i redditi da rendita (cfr sopra).

Nei redditi da lavoro salariato confluiscono progressivamente quei ceti che man mano si vanno proletarizzando.

Qui entrano in scena i ceti medi. I ceti medi, che come tali mai ben identificati dalla teoria, corrispondono a quella zona ibrida di confine fra i percettori di salario/stipendio e quanti vivono a ridosso dei percettori di profitto e dei percettori della rendita fondiaria. O dalla rendita tout court che ha in comune con la rendita fondiaria quella di essere legata a una «posizione» o territoriale (di conseguenza fondiaria) o nelle pieghe del processo di produzione.

Sotto l’aspetto del modo di produzione i ceti medi non esistono. Nella realtà sono divisi fra coloro che vendono la propria forza lavoro manuale o intellettuale al capitale e coloro che raccolgono i cascami dei profitti del capitale o della rendita fondiaria. I confini fra queste due categorie generali sono tanto labili quanto aperti. E sempre più si passa dall’uno all’altro fornendo l’illusione di una omogeneità che non esiste.

I ceti medi che si proletarizzano sono quelli che vendono la propria forza lavoro di fatto intellettuale pur non escludendo quella manuale. Gli altri si proletarizzano quando falliscono la loro esperienza di piccoli  produttori di profitto e per sopravvivere vendono la propria forza lavoro sotto forma di sapere tecnico professionale, o esperienza e conoscenza del mercato, eccetera..

Proletarizzandosi, i venditori della propria forza lavoro intellettuale, manuale o di conoscenza professionale, mettono capo a una nuova formazione sociale che amalgama classe operaia in trasformazione sotto la spinta dello sviluppo delle forze di produzione e formazioni intermedie in via di proletarizzazione. Il passaggio dall’in sé al per sé della classe operaia si trasferisce al passaggio dall’in sé al per sé della nuova formazione sociale, destinata a diventare una classe omogenea.

La classe operaia dell’Ottocento e del Novecento era destinataria di una visione del mondo non sua. A sentire la teoria, sua lo sarebbe diventata. Nel tempo. Ma al momento era elaborata da un ceto intellettuale che le era esterno. 

A differenza della classe operaia tradizionale, la nuova classe meticcia è portatrice di una ideologia sua propria e totalizzante. Un’ideologia meticcia come la classe che l’ha fatta propria. Insieme ideologicamente illuminista, ecologista, animalista, liberale, socialista e marxista. Con la pretesa  di essere valida per l’umanità intera. Caratteristica questa di ogni per sé in formazione.

• Ho scritto. «Quando la classe per sé sarà compiuta questo processo di lotte intestine diminuirà considerevolmente.  Rimarrà tuttavia da sostenere lo scontro finale con l'altra classe e con i residui della propria classe in sé; scontro che potrà prendere le forme più svariate. Scontro finale generale o scontri finali successivi.».

L’antagonista del nuovo proletariato in formazione al momento è una borghesia che, smarrito il senso della propria universalità, a sua volta travolta dallo sviluppo globale delle forze di produzione, non regge la trasformazione che avanza. E si divide.

Una parte si trincera nei meccanismi di mercato che proclama garanti dello sviluppo e tenta di decifrare attraverso analisi logico - matematiche ma sostanzialmente priva della capacità di controllarne il processo. Sia economico sia politico.

Una seconda parte si rifugia nei residui ideologico religiosi del passato. Premoderni, prescientifici, preilluministi. Proclamandone il primato.

La classe meticcia la cui formazione si va prefigurando in nuovo proletariato, è a sua volta una classe in sé. Non sa di essere classe e si muove spontaneamente sotto spinte disordinate ideologiche e compulsive. Cavalca l’individualismo. Lotta per i diritti in nome della realizzazione della persona in armonia con l’ambiente e il benessere medico. Un insieme di aspirazioni che tiene poco conto della necessità e della realtà economica del momento. E presuppone un ulteriore sviluppo delle forze produttive, un cambio del capitalismo quale modo di produzione e un’attuazione integrale della democrazia reale sia all’interno del modo capitalistico di produzione, sia nella sua proiezione (sovrastruttura) politica.

All’interno del modo di produzione dove i soggetti della proprietà/profitto stanno mutando pelle. Non sono più o sono sempre meno i proprietari e sempre più i funzionari del capitale. Accanto ai proprietari nasce una dirigenza che produce profitti ma viene selezionata secondo criteri economici e deve rispondere a dei corpi istituzionali più vasti di un consiglio di famiglia quali sono i consigli di amministrazione a loro volta eletti dalle assemblee degli azionisti. Tutto ancora sostanzialmente in embrione ma comunque posto.

Nella proiezione politica dove non a caso la discussione verte sul funzionamento e l’organizzazione democratica delle istituzioni. Sulla elezione delle assemblee rappresentative. Sul grado di rappresentatività. Diretta o indiretta. Sulla legittimità del detto e del non detto. Sui fondamenti e la liceità della ragione di Stato. Insomma su ciò che individuiamo come presupposti per la realizzazione di una compiuta democrazia politica.

(da fpg maggio 2006) [nuove classi] – Prende corpo, anche nella mia immaginazione, la distinzione fra la moltitudine del proletariato/sottoproletariato piccolo borghese e una minoranza borghese/alto borghese protetta dal denaro, con una discreta servitù, guardaspalle se necessario, e altre franchigie che attenuano il fastidio della vita quotidiana, garantiscono i piaceri della vita sociale e accrescono, a volte fuori di ogni misura, i piace della vita individuale. Come è sempre accaduto dall’inizio del neolitico.

Fra la classe abg (alto borghese) e la nuova classe in formazione del proletariato pcbg si snoda una vasta gamma sociale che oscilla costantemente fra le due classi individuate. Sia da un punto di vista economico, sociale, culturale, di immagine, ideologico, eccetera. Si tratta di quella fascia – ancora erroneamente individuata come ceto medio – che tende a farsi pagare dallo stato quei privilegi, o parte di essi, di cui gode la minoranza abg  A ridosso della quale vive. E perde tutto nel momento stesso in cui perde la posizione occupata nelle strutture sociali. In questa area vanno incluse fasce alte della burocrazia statale e privata, pro­fessionisti, politici, esperti, accademici, magistrati, commercianti, eccetera. Rappresentano diciamo così l’indotto della struttura economica. Alla quale aderiscono quasi fisicamente, tendendo nello stesso tempo a portare nella società i modi e la mentalità del ceto di provenienza. Non esprimono di conseguenza alcunché di unitario. Né economicamente né culturalmente. Tanto meno intellettualmente.

Quindi. Sostanzialmente tre classi.

Una alto borghese legata alla struttura imprenditoriale e finanziaria del modo di produzione. Profitto che tende a sussumere la rendita fondiaria.

Una nuova, in formazione, costituita dalla massa sottoproletaria (ancora lontana da una coscienza proletaria), vittima del mercato, della flessibilità, del cottimo mascherato, della precarietà, del salario/stipendio, del posto fisso, degli alti e bassi dell’economia, dell’im­ma­ginario scientifico e dei media (salario).

Una terza, composita, che partendo dai confini della massa meticcia raggiunge quelli alto borghesi imprenditoriali e finanziari. Vivendo al ricasco sia dell’una sia dell’altra classe. Oscillando fra le due.

L’interno di queste formazione sociali si suddivide in una serie di ceti. Ogni classe ha i suoi ceti che spesso sono in corrispondenza con le categorie professionali e del lavoro.

È questa varietà che prende la forma di ceti sociali a confondere le acque. Proiettando forme deformate e rovesciate della realtà sociale.

 

[disgregazione del ceto medio e «classe di massa»]

Sul Corsera del 24 gen 06 Francesco Giavazzi segnala un’indagine di Massimo Gaggi e Edoardo Narduzzi pubblicata da Einaudi dal titolo " La fine del ceto medio e la nascita della società low cost".

Cosa nasce al posto del ceto medio? a) una "aristocrazia molto patrimonializzata e affluente" © alta borghesia. b) un " ‘ceto della conoscenza’ con redditi medio alti" ©  borghesia - dipendente dall’entità del reddito.  c) "una società massificata di reddito medio – basso”. d). "una classe con scarso potere di acquisto" nella quale include “operai, pensionati, insegnanti". I pensionati senza redditi integrativi e gli insegnanti con famiglia a carico.

Cosa c’è di nuovo?

Primo  Si comincia a capire che il ceto medio come aggregato di comodo quale è stato finora considerato si va disgregando. Di comodo poiché in realtà non è mai economicamente esistito. Era solo il simbolo di una società senza classi della quale il concetto di ceto medio anticipava l’avvento.

Secondo  Le classi in realtà possono essere ridotte a due. Della prima fanno parte a e b. Ambedue non stipendiati o il cui reddito non dipende dallo stipendio/salario. Della seconda c e d. Di fatto stipendiati cioè salariati.

Terzo  Interessante la previsione di una società con beni e servizi a basso costo il cui accesso si apre a una massa che prima (e ancora) ne era esclusa.

Qui potrebbe individuarsi la premessa di una società dell’individualità (vai a @INDIV1). Così come l’avanzare del basso costo è di nuovo premessa necessaria (fine della vecchia merda) per la nascita dell’individualità

 Sempre Massimo Gaggi sul Corsera del 20 giugno 2008 scrive come "al posto della middle class oggi troviamo una «classe di massa». "Più vasta e articolata per «tribù»: gruppi che possono trovare il loro catalizzatore nel localismo, nell’appartenenza ad una «rete sociale» o anche nella condivisione di un obiettivo, perfino in una passione …".  E più avanti "tribù deideoligizzate", eccetera. Gaggi sembra intravedere la formazione di una classe meticcia (che chiama classe di massa in riferimento al consumo di massa acquisito in Occidente), ancora in formazione, priva di una coscienza di sé, frantumata in ceti o altro a seconda delle strutture economiche in cui è immersa e a suo modo già proletariato

 

ANNOTAZIONI

 

[lotte di classe in Francia] Come si comprende leggendo "Lotte di classe in Francia" (LCF), Marx e Engels anticipano i tempi di almeno 100/200 anni.

 

[le classi in Francia] Le classi nella Francia da Luigi IV attraverso la sua letteratura.

– 1) [i grandi signori] – amari, scettici (Saint-Simon – le memorie; La Rochefoucauld – massime)

– 2) [nobiltà di corte] – epicurei, signori (Gassendi – sul terreno filosofico; Molière – terreno letterario)

– 3) [magistrati] –  lacerati, sdegno misto a invidia (Pascal; Racine)

– 4) [terzo stato] –  sicuri di sé, razionalisti (Descartes; Corneille – in parte l'oratoire)

  5) [il popolino] – artigiani e contadini – proverbi (La Fontaine)

 

[la classe operaia]  

[coscienza di classe] (M. Ponty – Avventure della dialettica in UT/247) – La novità del marxismo è di sostituire la «prassi» alla coscienza o meglio di identificarle – La coscienza di classe è una prassi, ossia meno di un soggetto, più di un oggetto  una possibilità che si manifesta nella situazione del proletariato – Il proletariato = autocoscienza dell'oggetto.

[classe operaia] (OPI/160) – La classe operaia con le sue proprie forze è capace soltanto di elaborare una coscienza tradunionista – Sono le teorie filosofiche /161/, è l'ideologia, è il partito di quadri rivoluzionario che porterà avanti la coscienza di classe e farà della classe operaia una classe cosciente dei propri compiti storici.

Secondo Goldmann la coscienza che la classe operaia possiede della sua unità è una possibilità, non una realtà  (SUF/132).

La borghesia SU ha decapitato la classe operaia americana dei suoi capi rivoluzionari e del suo partito rivoluzionario – Fatto questo, il resto è venuto da solo. – cfr Monthly maggio '68, Jim Mason pag 36, la classe operaia americana non è addomesticata.

 

[classe operaia e sfruttamento] La classe operaia dei paesi sviluppati è più sfruttata delle altre poiché il salario percepito dagli operai occidentali "benché nominalmente più alto e, in minor misura, con maggiore potere di acquisto che nei paesi poveri, corrisponde in genere ad una parte più piccola del valore prodotto (CAP 1° /164)

® Tuttavia se è vero che lo sfruttamento è maggiore, il relativo maggiore potere di acquisto di cui godono gli operai dei paesi sviluppati proviene dallo sfruttamento dei paesi poveri da parte dei paesi ricchi.

Ciò che muta è dunque la forma dello sfruttamento.  Gli operai dei paesi sviluppati vengono sfruttati in una forma più raffinata e sottile, maggiore, più intensa.  Questo spiega la concentrazione degli investimenti internazionali di capitali nei paesi sviluppati.  Il mcp poggia prima di tutto sullo sfruttamento dei proletari nei paesi sviluppati.

[comportamento e coscienza di classe]Non esiste più una coscienza del comportamento.  Probabilmente perché non esiste più una autentica coscienza di classe.  Conseguenza, non esiste un autentico comportamento di classe. Un autentico comportamento di classe è la forma presa dalla raggiunta coscienza di classe. 

Oggi la parte più larga del comportamento è un ibrido.  La coscienza delle classi alte è in disfacimento.  Il disfacimento del loro comportamento è una spia del disfacimento della loro coscienza di classe.  Nelle classi proletarie sprazzi di coscienza affiorano qui e lì. Dando vita a sprazzi di comportamento.

 

[ceti medi  e piccola borghesia] Il piccolo borghese non ha cultura. Gli manca il senso del mondo. Non lo capisce. Non lo conosce. Non parte mai dal dato reale, complessivo, dalla realtà data e nel suo insieme. Quando Marx spiega come il pcbg scambia la realtà soggettiva con la realtà generale poiché gli manca il senso della realtà intermedia, della realtà particolare, ebbene questa realtà particolare, questa realtà intermedia è l'esperienza generale che non si è ancora travasata in astrazione generale ma è fondamentalmente esperienza della vita, esperienza di vita generale. Generale, poiché è esperienza particolare, ma di tutti. Non è ancora legge generale, ma è già legge particolare. Il passaggio dalla esperienza soggettiva, individuale, alla esperienza particolare collettiva, alla esperienza che si astrae e sintetizza in una legge generale è fondamentale. La mancanza dell'esperienza particolare collettiva è ciò che gioca il pcbg. Nell'esperienza particolare egli dovrebbe collocarsi come classe. È invece sua la particolarità di essere ceto, non classe. Caratteristica del ceto è di essere un in sé assoluto. Questo gli impedisce di avere la coscienza di sé come classe, come classe particolare. Ancora. La falsa coscienza del pcbg si presenta come un «sentito ideologico». Il pcbg avverte l'ideologia come un sentito. Egli la «sente», non la sa. L'ideologia, a volte, si presenta anche come un «goduto». L'ideologia è diretta e utilizzata come ricerca del proprio piacere, del proprio benessere che altro non sono che la forma sociale per uscire dal proprio ceto e accedere a un gradino superiore. Poi, attraverso i propri figli, passare alla classe superiore, la borghesia. Farsi borghesia (vedi anche CI2) (20.10.96).

(da fpg 14.01.97) - La specializzazione non risolve. Anzi complica. L'esperto, lo specialista, il tecnico avan­zato nel suo campo è ignorante e banale nel resto. Un uomo mediocre, in balia del pensiero comune e dell'ideologia della classe di appartenenza che oggi è prevalentemente piccolo borghese. Ora una ideologia pcbg vera e propria non esiste. Quello che esiste è un pensiero informe, non fondato, un miscuglio il quale ben lontano da essere eclettico è intellettualmente e culturalmente arbitrario, privo di coerenza logica, di congruità e di eleganza (in senso matematico). Un pensiero massificato (vedi @PC).

Allo stato attuale delle cose non vedo soluzioni.

 

[lotta di classe e scontro sociale]

La lotta di classe e lo scontro sociale (all'interno delle classi) spingono il processo storico a svilupparsi su due piani.  Quello ideologico e quello reale.  Il piano ideologico si nutre di una serie di formule per contenere lo scontro di classe all'interno di comuni interessi (Menenio Agrippa) e di comportamento ideale all'interno della classe dominante e delle classi alleate (le libertà democratiche, la nazione, la moralità, l'onestà, la fiducia, la solidarietà, e via discorrendo a seconda delle epoche).  Sul piano reale la lotta - sia di classe, sia sociale all’interno delle classi - è senza quartiere, priva, nella sostanza, di ogni ideale, mirata al tornaconto personale che coincide al 90 per cento con il possesso e la ricchezza e per il 10 per cento con gli ideali ideologici e la simbologia del periodo.  Gli ideali ideologici sono anche la forma presa dalla convivenza all'interno della classe e fra le classi fra loro.  In questo senso hanno un minimo di validità e, espandendosi con l'espandersi del processo economico sociale, prendono la forma del vivere civile e del grado di civiltà e di civilizzazione di un'epoca (novembre 1993).


[varie]

[lotta di classe e lotta di popoli] – Tai Chi-T'ao – destra del Kuomintang – nega la lotta di classe e le sostituisce la lotta delle nazioni povere contro quelle che le opprimono (cfr tesi fascista delle nazioni proletarie).

[lotta di classe nei paesi socialisti] – contrariamente a Stalin (Questioni del leninismo /620/) per Mao la lotta di classe continua nella società socialista e le è strutturale – Non è un residuo della vecchia società (come voleva Stalin) – ma nasce dalla struttura stessa della società socialista e dalla sua condizione nel mondo (cfr anche il punto 17 dei 25 punti di Lenin).

[lotte di classe] – la lotta operaia per l'autogestione politica delle forze produttive trova il suo precedente storico nella lotta borghese per la costituzione politica dello stato – mirante a esautorare l'assolutismo monarchico.

[la libertà e la borghesia] – la lotta per la libertà caratterizza la filosofia e l'ideologia borghese – Ma nell'ideologia borghese il concetto di libertà si è formalizzato e ha perso il suo carattere universale e la sua qualità originaria – L'opposizione della sinistra alle libertà borghesi è l'opposizione a questa formalizzazione del concetto.

[Kant e la borghesia tedesca] – K come riflesso della situazione della borghesia tedesca del XVIII secolo che voleva fare la rivoluzione e non poteva – Nei neokantiani la soppressione della cosa in sé e del bene supremo esprimeva il desiderio di una categoria sociale che non aspirava a nessuna trasformazione, pur rifacendosi a Kant – Per cui coglieva del suo pensiero la parte che le era necessaria e ne respingeva le altre.

[il marxismo come ideologia pcbg]  – filosofia di una classe divisa e combattuta, la quale non riuscendo a risolvere in sé le proprie contraddizioni cerca un alleato nella classe operaia alla quale presta una filosofia che non le è propria – in ultima analisi per servirsene (cfr burocratismo in Urss come nascita di una nuova classe).

[il maoismo] – tentativo degli operai e dei contadini di appropriarsi del marxismo per farne una reale filosofia della classe operaia e contadina alleate.

[le classi e il potere] – il potere esprime soprattutto un rapporto fra le classi. Non può essere identificato come una categoria teorica a sé stante, autonoma. Lo stesso potere di classe può di volta in volta materializzarsi in questa o quella istituzione politica (cfr LCU/78).

 

 

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“A proposito di classi” [@CLAS]

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