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Appunti di economia marxista

[tempo]

È in ultima analisi al tempo che si riconducono tutte le economie (→ l'economia dei tempi è l'economia per eccellenza – nel senso che non passando per l'altro il suo valore è assoluto).

 

[Marx e l'economia]

Cos'è l'economia per Marx?  Come sostiene Engels (studi filosofici) l'economia non tratta di cose - ma di rapporti fra le persone - e, in ultima istanza, fra le classi.

Lenin commenta che i borghesi vedono nell'economia rapporti fra le cose, dove Marx vede rapporti fra gli uomini |ES/10|.

[le forze di produzione]

Lo sviluppo delle forze produttive avviene all'interno della società umana. Non fuori.  Ne accompagna lo sviluppo e lo condiziona riproducendo nello stesso tempo il rapporto dell'uomo con la natura.  In questo senso è interno ed è esterno. Interno quale sviluppo delle forze di produzione in sé. Esterno quale componente principale del rapporto uomo-natura e risultato oggettivo del rapporto-scontro dell'uomo con la natura.

Sviluppo delle forze produttive, un concetto che rispecchia il lavoro degli uomini i quali producendo i propri mezzi di sussistenza, producono indirettamente la propria vita materiale |I.T./17|.  "Ciò che essi sono coincide tanto con ciò che producono, quanto col modo come lo producono".  "Ciò che gli individui sono dipende dunque dalla loro produzione".

Tenere presente  → 1. "Il primo presupposto di tutta la storia umana è naturalmente l'esistenza di individui umani esistenti". 2. L'analisi del processo va condotta individuando il processo nella sua totalità.

 

[l'economia politica]

Compito dell'economia politica è individuare le leggi specifiche che regolano lo sviluppo di un organismo sociale dato. E la sua sostituzione da parte di un altro superiore |Marx CAP1°/248|.

Al contrario l'economia politica concepita dagli economisti borghesi →  "… occulta l'alienazione che è nell'essenza del lavoro perché essa non considera l'immediato rapporto fra l'operaio e la produzione" |Marx, MEF/227|. In questo modo "...  l'economia politica ha espresso soltanto le leggi del lavoro estraniato" |idem, 235|.

 

[l'alienazione]

"La storia dell'alienazione e tutta la revoca dell'alienazione non è, dunque, che la storia della produzione del pensiero astratto, cioè assoluto, del pensiero logico, speculativo. L'alienazione, che costituisce dunque il vero interesse di questo annullamento e del superamento di esso, è l'opposizione in sé e per sé di coscienza e autocoscienza, di oggetto e soggetto. Cioè l'opposizione, entro il pensiero stesso, di pensiero astratto e realtà sensibile o sensibilità reale. Tutte le altre opposizioni e tutti gli altri movimenti di queste opposizioni sono soltanto l'apparenza, l'involucro, la forma esoterica di queste opposizioni …" |MEF/262|

"Tutti i sensi, fisici e spirituali, sono stati quindi sostituiti dalla semplice alienazione di essi tutti, dal senso dell'avere.  A questa assoluta povertà doveva ridursi l'ente uomo, per produrre alla luce la sua intima ricchezza"  |MEF| (vai a @ALN).

[necessità & libertà]

Lenin in ME/154 dà una buona interpretazione fra la necessità creata dalle leggi di natura e la libertà dell'azione umana di controllarle.

Questo vale anche per le leggi economiche e la loro influenza sulle leggi sociali.

 

[la struttura economica]

Struttura economica → produzione, distribuzione, scambio, consumo |Marx LINN/2°/117|

produzione (appropriazione e trasformazione dei prodotti naturali per soddisfare bisogni umani) ("appropriazione della natura da parte dell’uomo")

distribuzione (ripartizione dei prodotti secondo le leggi sociali)

scambio (ridistribuzione del distribuito secondo i bisogni individuali. Lo scambio considerato nella sua totalità dà vita alla circolazione)

consumo (uscita del prodotto dal movimento sociale e soddisfazione del bisogno) (vai a @BIS).

La distribuzione borghese violenta la produzione |GSCM 1°/53|.

 

[marginalismo] = la produzione dipende dal consumo (consumo = soddisfazione del bisogno marginale).

[marxismo] = il consumo dipende dalla produzione, una volta individuati i soggetti sociali del consumo

 

[produzione–consumo]

Il discorso va articolato su produzione - consumo e come ogni consumo metta capo a una produzione. Come l'economia sia il risultato del rapporto ottimale produzione / consumo / produzione.  E non consumo / produzione / consumo.  Il consumo deve mettere capo a una produzione allargata.  Per far questo il fine è la produzione.  Non il consumo.  Le società che hanno posto il consumo come fine, sono state le società rette da un'economia di sussistenza.  Statiche. La dinamica è data dal rapporto produzione – produzione. Non consumo - consumo.

Nel rapporto ottimale produzione/consumo, c'è il raggiungimento del massimo di produzione con il minimo di consumo.  Relativamente al rapporto produzione/consumo.  In altre parole il consumo si misura sulla produzione. Non la produzione sul consumo.  A una scarsa produzione corrisponde un consumo scarso.  A una produzione abbondante un consumo abbondante (*).

 

[teoria economica marxista]

si basa su due punti – a) teoria del valore–lavoro (vai a @SP) – b) carattere storicamente limitato delle leggi economiche.

Per Marx alla base delle categorie economiche esiste un determinato rapporto sociale.

 

[teoria del valore in genere]

Teoria del valore cuore della scienza economica.

A. Smith valore d'uso e valore di scambio – Per AS la ricchezza è il complesso delle cose necessarie e comode della vita.  Per produrre la ricchezza erano necessarie due cose,  la natura (passiva) e il lavoro (attivo). 

La causa dello sviluppo della ricchezza è l'applicazione di quantità sempre maggiori di lavoro alla natura.  Per AS il lavoro è la fonte della ricchezza, ma il lavoro inteso come → sacrificio.  Per AS il valore di un certo prodotto si calcola in riferimento non al lavoro necessario a produrlo, → bensì al lavoro che esso metterà in moto.

Per AS il valore misura la ricchezza di un sistema.

Per Ricardo il valore  misura il costo (dipende non dall'abbondanza ma dalla difficoltà o dalla facilità della produzione).

Ricardo e la definizione di valore assoluto |DEP/1684|.

Malthus  → "... la quantità di lavoro o di valore di lavoro che la gente è disposta a dare per ottenere una merce è una misura esattissima del suo valore di scambio, cioè del valore di scambio della merce in questione". La domanda secondo Malthus |DEP/1689|.

Teorici del valore Smith, Ricardo, Malthus, Marx, Say (fine dei problemi posti dai classici), Senior (l'astinenza), Mill (lo scambio, quindi il mercato), Jevons (la merce vive di vita propria ed è valutata in conformità dell'utilità che può procurare – utilità marginale), Myrdal.

Marx Il valore di scambio suppone il lv sociale quale sostanza di tutti i prodotti – a prescindere completamente dalla loro natura |LINN/162| – Il baratto presuppone il lv quale sostanza e il tempo di lv quale misura delle merci – Nel mezzo di scambio la merce è solo in quanto viene espressa in qualche altra cosa – quindi come →rapporto.

Nessuna merce può fare della propria forma naturale un valore – nessuna merce ha un valore in sé – il valore di ognuna si forma e si riconosce nel valore d'uso di un'altra merce che gli serve e diviene la sua forma di valore |STE/58|.

Concetto di valore relativo, ossia valore espresso in un'altra merce (quindi valore relativo all'altra merce).

Il valore di scambio delle merci prodotte fornisce il metro per misurare le esigenze sociali che esse soddisfano -

l'esigenza sociale rappresenta il sacrificio dell'uomo alla società (manoscritti).

Legge del valore – prende il posto della libertà individuale.

 

[teoria del valore e informatica ]

Consideriamo il valore sotto il suo aspetto di lavoro umano coagulato.  In questo lavoro c'è un dispendio di forza muscolare, forza nervosa e forza intellettuale.  Gli oggetti, le macchine stesse in genere conservano questo lavoro al loro interno.  Ma questo lavoro è «principalmente» lavoro muscolare al quale si aggiunge la tensione nervosa necessaria a produrlo e la tensione intellettuale necessaria ad organizzarlo.  Con l'informatica l'oggetto prodotto è sempre un coagulo di forza muscolare, forza nervosa e forza cerebrale.  Ma ne è mutata la composizione.  Ora ciò che è conservato nel prodotto informatico è «principalmente» forza intellettuale.  La forza nervosa vi è rappresentata a sua volta in misura maggiore e la forza muscolare vi è rappresentata in maniera ridotta. 
Certamente il discorso va considerato all'interno della divisione del lavoro.  In un dirigente e in un organizzatore del lavoro aziendale, la forza intellettuale e la forza nervosa vi era già largamente rappresentata e in maniera prevalente.  La sua conservazione avveniva sotto forma di archivi, schede, diagrammi, appunti, eccetera.  Ma la sede della sua organizzazione pratica era sempre il cervello umano o nell'insieme dei cervelli umani che concorrevano a farla funzionare. 

Ora questa sede è unificata.  Passa dal cervello umano o dall'insieme dei cervelli, in un unico cervello (di capacità operative ridotte ma di capacità di conservazione ingigantite), la macchina elettronica. 

La macchina elettronica, il calcolatore conserva questi processi in sé.  Il processo una volta organizzato in un programma informatico è divenuto qualcosa di materiale fuori dalla testa dell'uomo. In grado – e questo è il salto – di funzionare di per sé al servizio di un altro uomo in quanto ha conservato il lavoro mentale e intellettuale di altri.  → Ed è in grado di gestirlo dinamicamente in se medesimo. Prima il progetto era qualcosa di morto, depositato in un foglio di carta.  Per attivarlo era necessario il passaggio, l'assunzione nella testa di un altro uomo.  Ora non più.  L'attivazione è in lui.  Quello che si materializza e si conserva con il calcolatore è lo stesso processo mentale.  Mentre prima si materializzava e conservava il prodotto del processo mentale.  In un certo senso è la materializzazione della stessa attività mentale dell'uomo. Qualcosa che non modifica il mdp in sé ma ne muta la natura (come il passaggio dalla manifattura alla grande industria).

 

[la merce]

|CAP1°/117| "Le merci non possono andare da sole al mercato, non possono scambiarsi da sole"  (→ nulla meglio di questa frase chiarisce per quali motivi la forma delle merce "restituisce agli uomini l'immagine dei caratteri sociali del loro proprio lavoro").

|idem/104| – "L'arcano della forma della merce consiste dunque semplicemente nel fatto che tale forma, come uno specchio, restituisce agli uomini → l'immagine dei loro caratteri sociali del loro proprio lavoro – facendoli apparire come caratteri oggettivi dei prodotti di quel lavoro, come proprietà sociali naturali di quelle cose e quindi restituisce anche → l'immagine del rapporto sociale fra produttori e lavoro complessivo, facendoli apparire come un rapporto sociale fra oggetti esistenti al di fuori di essi produttori.

Il feticismo della merce. – Il mdp e il mercato mistifica i rapporti fra produttori presentandoli come un rapporto fra i prodotti del lavoro, rapporto oggettivo e naturale.

Opposizione e contraddizioni immanenti alla merce Valore d'uso e valore (di scambio). Lv privato e lv immediatamente sociale. Lv concreto particolare e lv astrattamente generale. Personificazione dell'oggetto e oggettivizzazione della persona. Merce e danaro

Queste contraddizioni creano dei momenti esternamente indipendenti e internamente legati. – Se si accentua la loro indipendenza →–› poiché la loro unità si muove in opposizioni esterne – l'unità tende di nuovo a farsi valere attraverso le crisi |CAP/1°/146|.

Merce e denaro |LINN/1°/75| → Ogni merce equivale alla oggettivazione di un determinato tempo di lavoro. Il suo valore consiste nel rapporto con cui essa si scambia con altre merci. Ed è uguale alla quantità di tempo di lavoro in essa realizzata.

– Prodotti e attività si scambiano soltanto come merci /78/.

– Le merci si possono vendere al di sotto del loro valore finché non sono vendute al di sopra del loro costo  |MEK/63|.

 

[lo scambio]

forma semplice dello scambio (merce contro merce)

forma sviluppata dello scambio (merci contro merci monete)

forma moneta, equivalente generale (emerge una merce)

forme monete simboliche (danaro – carta moneta).

– |CAP1°/196| La circolazione, ossia lo scambio delle merci non crea nessun valore.

– La circolazione si espande attraverso la produzione e si presenta come momento della produzione |LIN/2°/9|.
– |MEK/75| Tutto ciò che avviene nella sfera del mercato può aver luogo solo entro precisi limiti stabiliti nella sfera della produzione e delle peculiarità della distribuzione del prodotto sociale.

– La tendenza a creare il mercato mondiale è data dal concetto stesso di capitale |LINN/2°/9|.

– L'aumento generale o la diminuzione generale dei prezzi di produzione e del saggio del profitto sono determinati dalle → variazioni dei rapporti di valore e dal contenuto di valore delle merci che si verificano quando cambia la produttività del lv e la composizione organica del capitale complessivo |MEK/66|.

 

[produttività]

|CAP1°/203| il valore della forza lavoro è il valore dei mezzi di sussistenza necessari per la conservazione del possessore della forza lv – La forza lavoro si manifesta soltanto nel lavoro, cioè lavorando (vai a @LAV).

È la qualità e la quantità dei mezzi di produzione nella loro forma fisica  più che il tempo di lavoro  che esprime l'aumento della capacità produttiva del lavoro sociale |MEK/251|.

Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale è divenuto forza produttiva immediata (vedi @C&C).

→ Per Bucharin la produttività del lv è = al rapporto fra prodotto ottenuto e  quantità di lv impiegata.

 

[valore di mercato & prezzi di produzione]

Valore di mercato = al valore delle merci

Prezzo di produzione = al prezzo delle merci |CAP 3° 224, 226, 234|.

Differenza fra valore di mercato, prezzi di mercato e prezzi di produzione  |CAP 3°/238|.

Valore di mercato |CAP3°/221/225/230/222/226|.

Valore di mercato e prezzo di produzione : P di produzione = k+p’(k+kp') 

Valore di mercato = valore medio di un settore

(Vedi le tabelle a pgg 196 e 197 (la seconda)

I settore – Valore di mercato = 50 (consumo di c) * 20v + 20pv = 90

Prezzo di produzione = 50+20+22 = 92 // 70+70x22//100 = 85.40

prezzi–oro – la scala dei prezzi non misura il valore delle merci – misurato dall'oro – ma misura la quantità di oro su una quantità di oro |CAP 1°/131|.

 

[rapporti di produzione]

|Mao S2U/69 - 123| – I rapporti di produzione comprendono – 1) sistema della proprietà dei mezzi di produzione – 2) rapporti umani nel lavoro – 3) sistema di distribuzione.

[legge generale di corrispondenza]

– tra i rapporti di produzione e il carattere delle forze produttive.

 

[produzione fondiaria]

La produzione fondiaria non ha nulla a che vedere con l'effettivo processo di produzione – Il suo compito si limita a trasferire dalle tasche del capitale nelle sue proprie una parte del prodotto |CAP 3°/934|.

... Mettono nelle loro tasche private il risultato dello sviluppo sociale – senza avervi contribuito – ciò costituisce al tempo stesso uno degli ostacoli maggiori per una agricoltura razionale |CAP 3°/719|.

 

[rendita fondiaria]

|GSCM 1°/59| → Il passaggio dalla proprietà fondiaria alla rendita fondiaria è opera del sistema capitalistico di produzione.

|CAP 3°/295-296| → Rendita = differenza che rimane dopo la detrazione del profitto. Le rendita non contribuisce al processo di accumulazione.  Di solito viene destinata a consumi di lusso provocando una produzione e un tipo di investimento che non interessano lo sviluppo economico del paese.

La rendita secondo

Smith: fattore distinto dall'apporto di capitale;

Ricardo: in una situazione di limitatezza della quantità di poteri originari e indistruttibili (rendita di posizione e rendita differenziale);

Marx: teoria della rendita assoluta dovuta all'appropriazione delle terre. 

C. Napoleoni = al reddito che il proprietario di certi beni percepisce nella misura in cui si trovano o vengono resi disponibili in quantità scarse.

Per Schumpeter: profitto = reddito dello sviluppo (innovazioni, rischio, eccetera).
Rendita = quando il reddito deriva da una posizione di forza (monopolio, eccetera).

[il caso della produzione di lusso]

|MCI/81| - La produzione di lusso da un lato frena il processo di riproduzione.  L'impiego sproporzionato di un  lavoro produttivo che si traduce in articoli non riproduttivi provoca una produzione insufficiente dei mezzi di sussistenza o dei mezzi di riproduzione necessari.  Dall'altro il lusso rappresenta per il mcp una necessità assoluta.  La sua caratteristica di creare ricchezza per i non – produttori deve dare a questa ricchezza forme riconoscibili che ne permettano l'appropriazione riconoscibile.  Inoltre – avverte Marx – nel "reale processo di riproduzione" considerato nei suoi reali elementi, c'è una grande differenza → per quanto concerne la creazione della ricchezza, fra il lavoro che si rappresenta in articoli riproduttivi e il lavoro che si materializza in puri e semplici prodotti di lusso. 

(→–› Fin qui Marx. Il lusso è la forma presa dalla ricchezza.  Ed è questa che oggi si è amato chiamare la produzione dello spreco e la si è arbitrariamente estesa a tutto ciò che il mcp produce.  Nell'economia non c'è posto per categorie morali. E il concetto di spreco è fortemente carico di moralismo.  Ma se lo spreco è attribuito alla differenza fra articoli riproduttivi da un lato e puri e semplici prodotti di lusso dall'altro – allora il concetto acquista un significato economico meglio individuabile.  Rimane da stabilire cosa s'intenda per prodotto di lusso.  Per i borghesi per esempio il televisore nelle baracche è un lusso e uno spreco (ma non per i produttori di televisori) – Al contrario il televisore è un prodotto di sussistenza così come erano considerati prodotti di sussistenza i giornali consumati dagli operai inglesi nell'Ottocento – &c.

 

[differenza fra sfera della produzione e processo di produzione]

Il processo di produzione è il processo vero e proprio nel quale gli elementi del processo sono in funzione – Sfera della produzione è il ciclo nel suo complesso a prescindere se gli elementi della produzione siano in funzione o no |CAP2°/126–127|.  Esistono dunque:

                     Sfera della produzione

                     Processo di produzione

                     Processo lavorativo (di produzione).

 

[la funzione]

"Che un valore d'uso si presenti come materia prima, mezzo di lavoro o prodotto dipende in modo esclusivo dalla sua funzione determinata nel processo lavorativo, dalla posizione che occupa in esso; e con il cambiare di questa posizione cambiano quelle determinazioni" |da il CAP|

È la funzione a determinare la collocazione dell'oggetto in una determinata sfera di un determinato livello o a determinare la sostanza stessa dell'oggetto. Cfr il caso del bestiame |CAP 2°/105–106| capitale fisso in quanto bestiame da lavoro e capitale circolante quando è bestiame da ingrasso ossia materia prima – Di conseguenza una mucca pur rimanendo assolutamente determinata in sé come mucca, ossia come animale, prodotto biologico del vivente, è dal punto di vista del ciclo del capitale, qualcosa di profondamente diverso a seconda della collocazione che assume all'interno del processo di produzione |cfr nel CAP 1° il concetto di "più determinazioni"|.  A proposito di più determinazioni di funzione vedi anche a pag. 106 il paragrafo successivo a quello citato.

 

(*) Ieri leggo alcune ore il libro di Ohmae (consulente giapponese della McKinsey & c).  La genialità (involontaria?) di Ohmae è rappresentata dal fatto che sostituisce il concetto di mercato con quello di concorrenza. In altri termini cos'è il mercato? Il mercato è la concorrenza. Il mercato è l'arena nella quale la concorrenza si misura. Quindi nello scontro fra concorrenti è necessario tener presente la concorrenza. Appunto. Come fa Ohmae. La faccenda non è priva di conseguenze. Visto sotto il profilo della concorrenza tutto prende una concretezza particolare. Intanto perché il mercato è fatto dai consumatori. Mentre la concorrenza è fatta dai concorrenti. Cioè dai produttori. Infatti per Ohmae il mercato è formato dai prodotti in concorrenza (cfr STRC/18). I grandi clienti sono solitamente altri produttori. Eccetera (da ndc 21.03.86)

 

 

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