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La genetica sovietica e la scienza

di Julian Huxley

 

Julian Sorell Huxley, biologo e scrit­tore inglese, scrive nel 1949 Soviet genetics and world science, pubblicato in Italia nel 1952 e stampato di nuovo nel 1977 sotto il titolo La genetica so­vietica e la scienza, più una lunga introduzione di Silvano Tagliagambe.

Il caso di Trofim Denisovic Lysenko, agronomo e biologo, membro dell’’Accademia delle scienze dell’URSS, morto il 20 novembre 1976 all’età di settantotto anni, è emblematico. La scienza sovietica e lo stesso materialismo dialettico vennero coinvolti nelle tesi sostenute da Lysenko, condivise da Stalin, appoggiate dal Comitato centrale del Pc(b) dell’URSS. Il danno mate­riale (agricoltura e medicina sovietica) fu alto, ma certamente inferiore al danno ideologico.

Il libro merita di essere letto per la chiarezza con cui Huxley racconta e illustra la vicenda e per il saggio di Tagliagambe che costituisce un apporto storico non indifferente per capire quanto accadde allora in Unione Sovietica.

Terreno della polemica scientifica in­ternazionale fu quello della biologia. I caratteri acquisiti sono trasmissibili? L’ambiente influisce direttamente sull’evoluzione biologica? Lysenko sostenne di sì e chiamò la sua teoria miciurinismo per via di un vecchio colti­vatore russo di nome Miciurin, il qua­le verso la fine dell’Ottocento aveva ottenuto dei buoni risultati pratici con gli alberi da frutto. La teoria venne però interamente costruita da Lysenko e dal filosofo Prezént. Si tratta, come fa notare Huxley, di una speciale ver­sione della teoria generale dell’evoluzione nota col nome di lamarckismo. Nella sua forma classica questo affer­ma che i caratteri acquisiti vengono ereditati un poco a ogni generazione e possono accumularsi e divenire fissi nel corso di generazioni successive, così da portare a un cambiamento ere­ditario.

Il neo-mendelismo, che è la teoria af­fermatasi e seguita in Occidente, in­dividua un corpo specifico dell’eredi­tarietà all’interno degli organismi vi­venti, così come esiste l’organo della digestione. Le modificazioni che inter­vengono nel corso della vita umana non influiscono sulle cellule riprodut­tive. In altre parole i caratteri acqui­siti non sono trasmissibili.

Non credo che oggi esistano dubbi sul­la validità del neo-mendelismo. Migliaia di esperimenti e una pratica scientifica ­ininterrotta lo confermano. È an­che piuttosto chiaro che il miciurini­smo non ha un fondamento teorico. I risultati che ha raggiunto sono spiegabili con il neo-mendelismo, mentre i risultati e le osservazioni del neo-mendelismo non sono spiegabili con il miciurinismo di Lysenko e Prezént.

Come accadde tutto ciò? Come è stato possibile che un metodo di analisi che si proclamava il più avanzato scientificam­ente, come Marx, Engels e Le­nin avevano proclamato il Materialismo dialettico, producesse un aborto scien­tifico quale è stato il miciurinismo? Mentre Huxley racconta soddisfacente­mente e spiega la differenza fra le due teorie, la superiorità oggettiva del neo-mendelismo sul miciurinismo, gli er­rori dogmatici e ideologici dei sovietici, nel momento di analizzare questi errori cade a sua volta in un vizio ideo­logico, li spiega alla luce della sua ideo­logia con il risultato di non spiegare nulla. Questa parte può essere tran­quillamente saltata o letta per capire dove il correttissimo metodo scienti­fico occidentale-positivista va a parare appena mette il naso fuori dalle pro­prie tecniche specifiche.

Dove Huxley fallisce, sopperisce lar­gamente il saggio di Tagliagambe. Cosa fa Tagliagambe? Portando alla conoscenza del lettore italiano tutta una se­rie di documenti sovietici inediti almeno per il nostro paese, tenta una ricostruzione del dibattito teorico che precedette e seguì la morte di Lenin: il precedente buchariniano, il punto di vista leninista. Scomparso Lenin i teo­rici sovietici si divisero in due scuole. Il materialismo dialettico così come Marx lo comprese ed Engels e Lenin lo interpretarono si presenta con la grave difficoltà di legare elementi contrapposti della realtà in una serie di processi (che vanno di volta in volta individuati) che li superi conservandoli.  È un’operazione che i successori dei tre teorici marxisti (ai quali possiamo tran­quillamente aggiungere Mao) non sono mai riusciti a fare compiutamente.

Il marxismo teorico sovietico post-le­ninista ebbe la stessa difficoltà. Si di­vise da un lato nei dialettici che gui­dati da Abram Moiseevic Deborin, in­terpretavano il materialismo dialettico come una filosofia i cui antecedenti storici andavano rintracciati nella dialettica hegeliana e nel materialismo feuerbachiano, dall’altro nei meccani­cisti che guidati da Aukadij Limenl’vi Timirijzev (appoggiato da Bucharin) in­terpretavano il Materialismo dialettico come una scienza alla quale spettava il compito di estendere le leggi elabo­rate dalle singole discipline specialisti­che, a tutto il complesso di fenomeni concernenti l’essere e il pensiero. Per Stefanov, uno dei loro più autorevoli rappresentanti, la filosofia materialista era costituita dall’insieme delle conclu­sioni ultime e più generali della scienza contemporanea.

Non è qui il caso di affrontare la so­stanza del dibattito fra le due scuole, i loro reciproci limiti, la dose di idea­lismo che persisteva in ognuna delle due. Il loro scontro si svolse con vi­cende alterne nei primi anni di vita dell’Unione Sovietica. Sta di fatto co­munque che per errate che si possano giudicare oggi le loro posizioni esse rappresentavano le condizioni reali del dibattito all’epoca sul materialismo dia­lettico, come teoria e come metodo scientifico. Cosa accadde invece? Lo scontro venne stroncato e risolto d’uf­ficio dal partito con una serie di interventi politici, tecnicamente politici, che lontani dall’affrontare la questione teo­rica, la risolvevano secondo le esigenze concrete e momentanee della politica sovietica. Insomma era, poiché questo è stato ed è, lo stalinismo.

Il saggio introduttivo di Tagliagambe non giunge palesemente a queste con­clusioni, ma fornisce un abbondante e inedito materiale la cui lettura mette ognuno in grado di giudicare da sé. E dà preziose indicazioni per un’analisi corretta dei processo. (Per esempio sul­la posizione di Marx, Engels e Lenin per i quali «la scienza, oltre che uno strumento particolarmente potente per trasformare la realtà e, più concreta­mente, per sviluppare le forze produttive, veniva da essi considerata anche un’attività conoscitiva che poteva ave­re o no conseguenze pratiche imme­diate»).

Possiamo dire che il miciurinismo fu lo stalinismo (nel suo aspetto ideolo­gico) applicato alla biologia. In questo fu ricco di conseguenze come lo fu nella pratica economica dell’Unione So­vietica, nelle analisi storico-politiche-economico-sociali della Terza interna­zionale e nel giudizio che oggi si dà, a sinistra (spesso tragicamente coincidente), del materialismo dialettico co­me metodo scientifico di analisi (per la sua trasformazione) della realtà.

L’interpretazione che Stalin dava del materialismo dialettico aveva un vizio che rintracciamo coerentemente in ogni sua teorizzazione (non è questo il luogo di parlarne). Il caso della biologia, il caso Lysenko, permette di analizzare meglio gli effetti di quella interpreta­zione. Tanto più che il neo-mendeli­smo, la genetica moderna, lontana dall’entrare in conflitto con il Materiali­smo dialettico così come venne indi­viduato da Marx, Engels, Lenin e Mao, contribuisce a comprenderlo più pro­fondamente. La teoria delle mutazioni spiega in maniera più dialettica del meccanicismo miciuriniano, il rapporto fra uomo e ambiente, come l’ambiente influisca sull’uomo, come l’uomo si a­datti all’ambiente e come alla fine il rapporto tenda a rovesciarsi quando l’uomo invece di adattarsi all’ambiente tenta di trasformare l’ambiente per a­dattarlo a sé.

 

Francescopaolo Glorioso

sapere - luglio 1977)

 

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“La genetica sovietica e la scienza” [@GS]

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