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La quotidianità di H. Lefebvre

(riflessioni su un tentativo di analisi ma.dial)

 

§* L’idea che l’analisi sociologica vada per qualche verso ricondotta alla pratica quotidiana della vita è una buona intuizione solo se riusciamo a fare della vita quotidiana un concetto così astratto e così sintetico da superare la fenomenologia del suo accaduto per penetrare all’interno del suo stesso processo, cogliendolo e analizzandolo. Certo l’unico esempio di un’analisi del genere è Il Capitale (da @MAD2).

 

(da fpg 09.10.00) – Leggo una lunga prefazione di Henri Lefebvre al primo volume della Critica della vita quotidiana data alle stampe una prima volta nel 1958 e ristampata diciannove anni più tardi nel 1977. Mi sembra un tentativo di affrontare da un punto di vista marxista i temi della quotidianità e dell'individualità della vicenda umana posti sul tavolo della riflessione dai pensatori esistenziali. Qual è il rapporto fra vita quotidiana, esistenza individuale e alienazione? Qual è il senso della quotidianità dei gesti quotidiani nella vita individuale?

Il tema, come scrive anche HL, viene affrontato dal teatro, dal cinema, dalla letteratura. E quando si giudicano le opere d'arte o, più modestamente, i prodotti dell'arte, è sempre necessario tenere conto del pensiero di riferimento degli autori. Ebbene in quel riferimento c'è il rapporto individuo-specie. Il «senso» di conseguenza è quello della specie, non dell'individuo. La specie non è il risultato aritmetico degli individui che la compongono. Il senso che le è proprio va individuato nel processo (il 4PP) che la caratterizza. Frantumare questo processo nei miliardi di individui che la rappresentano non solo è impossibile, è inutile e fuorviante. Anche perché la vita di quei miliardi di individui si colloca in quel processo molto più di quanto il processo si collochi in ognuno di loro. Essi acquistano un senso solo se considerati un insieme, un soggetto, il soggetto umano, l'umanità. Il senso di un individuo può essere indicato dal senso che in lui acquista il senso della specie. Ogni individuo in un certo senso lo contiene. La misura nella quale lo contiene e lo esprime, questo è il senso di quell'individuo. E questo è il senso di ogni produzione d'arte che è l'espressione più autentica del rapporto individuo - specie. L'autore rappresenta l'individuo. La visione del mondo che egli esprime nella sua opera, nel suo manufatto, lì è il senso della specie che egli riesce a cogliere.

Con questo non si nega il fondamento della vita individuale. Al contrario la si colloca e le si dà l'unico senso che le appartiene. Ora. Come si colloca l'alienazione in questo rapporto? L'alienazione è qualcosa che ha a che fare con la falsa coscienza. La vita quotidiana è un impasto. Nel quale alienazione,falsa coscienza prevalgono. Eccetera, eccetera.

Eccetera, eccetera. Proseguo nella lettura e accade che HL si infila sempre più in questo impasto di alienazione e falsa coscienza senza che lo salvi il fatto che egli l'alienazione tenta di tenerla d'occhio. Ed è così che a un certo punto sprofonda nel tempo libero.  E sembra non accorgersi che il tempo libero è il prodotto più genuino e diretto dell'alienazione del mcp (vedi  @INDIV3). Separare, per esempio, la libertà dalla necessità (come vorrebbero alcuni sociologi borghesi e/o moderni) è impossibile. La libertà nasce dalla necessità e la conserva in sé.

A un certo punto fra i vari argomenti che affronta, Lefebvre scopre che è più facile giudicare "una società globale che degli uomini" singoli. È solo un inciso dal quale non vengono tratte conseguenze. Coincide con il mio discorso del rapporto individuo - specie. Insomma che dire? Più opportuno tacere.

 

[alienazione & neg–neg]

Lefebvre (CVQ1/79–81) assume l'idea che Marx rimette sui suoi piedi la logica hegeliana. Nota come Hegel fa dipendere la contraddizione dall'alienazione, Marx fa dipendere l'alienazione dalla contraddizione.

® Direi che l'alienazione è una forma della negazione. È nel suo ambito e ne deriva. L'alienazione è una negazione che si è fissata. E siccome non è nella natura della negazione quella di fissarsi, essa tende con forza a ricongiungersi alla seconda negazione, superandosi. Le grandi crisi economiche si verificano quando il processo viene interrotto. La crisi è la manifestazione del tentativo del processo in corso (neg - neg) di compiersi. Così l'alienazione è il sintomo e la conseguenza della crisi. L'individuo espropriato del proprio lavoro, non potendosene riappropriare entra in crisi. Manifesta una patologia.–|

A pag. 69 HL illustra i sintomi dell'estraniazione dal lavoro. Li attribuisce all'operaio. Si tratta di sintomi ben visibili anche nel lavoro impiegatizio e burocratico. Una spia che la «classe» abbraccia tutti i «salariati».

® Va anche ricordato che l'alienazione dell'uomo nasce prima dall'oscurità del suo rapporto con la natura. poi dalla complessità dell'organizzazione sociale. [Cfr per questo un appunto mm (@ALN) sull'argomento sviluppato da un brano del CAP] (da fpg 15.10.00).–|

(16.10.00) – Per Lefebvre il formalismo del lomat è la principale forma di alienazione del mondo contemporaneo. Il rifiuto del ma.dial, anche. Interessante come l'uso improprio del concetto di alienazione a opera dei filosofi borghesi provochi a livello delle masse pcbg del ceto medio (e degli operai che si sono adeguati) una vera e propria «filosofia» della pigrizia. Dove pigrizia sta per estraniazione dal processo generale, così come è estraniato l'individualismo, il soggettivismo, e le forme feticiste dei rapporti con i bisogni. Quando i nuovi bisogni diventano feticci.

 

[la quotidianità]

Riflettere sull'idea che il collante della realtà del 4PP umano vada ricercato nella quotidianità della vita. Sin qui Lefebvre. Hegel capisce che le contraddizioni nel loro insieme trovano la loro risoluzione, si compongono nella vita. Nella storia del soggetto che le combina nella continuità della propria esistenza. E questo non solo per i soggetti biologici ma anche per i soggetti fisici, ossia gli oggetti. Così come nel soggetto individuale la sua realtà è espressa dall'esistenza (dalla vita), nel soggetto collettivo la realtà è espressa dalla quotidianità dell'esistenza, ossia dalla vicenda quotidiana. Volerle separare è erroneo. Poiché anche i momenti simbolici degli individui e delle formazioni sociali, trovano il loro terreno di espressione, le loro radici, la fonte dell'evento nella loro esistenza quotidiana. È la quotidianità della vita, è la vita quotidiana che affastella, giorno dopo giorno, momento dopo momento, il materiale e l'energia necessaria che daranno poi vita all'evento simbolo che esprime in una sintesi altamente astratta - come è altamente astratto il simbolo -  l'atto o il gesto o il detto simbolico.

Va aggiunto che se è vero che il simbolo è una astrazione, ogni astrazione contiene una sintesi di fenomeni concreti anche se resi invisibili dal movimento della neg-neg colto nella sua totalità (da fpg 19.10.00).

 

[materialismo dialettico]

La mistificazione, il metodo critico. Rapporto fra ideologia e comportamenti.

HL ha capito cos'è il marxismo senza riuscire a raccontarlo dialetticamente. C'è più dialettica in Adorno, Sartre, Merleau-Ponty di quanto ce ne sia in lui. Per esempio spiega il denaro con il feticismo (CVQ1/207). Ora il denaro è la forma presa dallo scambio e dalla contraddizione che nello scambio si verifica fra valore di scambio e valore d'uso. Il feticismo deriva dalla soggettivizzazione della forma denaro e dalla sua autonomizzazione. Il denaro è un rapporto proprio perché è una delle forme presa da uno scambio e in ogni scambio si verifica un rapporto. E siccome lo scambio in questo caso è fra esseri umani, chiaro che la forma denaro contiene rapporti fra uomini e il denaro è una delle forme prese da questi rapporti (un'altra è la merce). Uno dei motivi per i quali questi rapporti non sono visibili e vengono nascosti è che in primo luogo ogni forma nasconde la sostanza che ha in sé. Se poi la forma è il risultato di un processo, cioè di qualcosa in sé astratto né fisicamente palpabile,  non solo nasconde il processo ma si autonomizza e si feticizza. Sostiene Marx, a proposito del lingotto d'oro, che ogni forma frutto di un processo astratto prima o poi si incarna in una forma fisica, in altre parole si materializza. Eccetera.

 La soluzione di Lefebvre che fa risalire il fenomeno alla mistificazione e alla feticizzazione,  mi sembra nello stesso tempo semplificata e in un certo senso a sua volta mistificata. La mistificazione consiste nel fatto che i due fenomeni sono a valle del processo, conseguenza del processo e non a monte, sono il risultato del processo analizzato e non la causa. Questa semplificazione corre per tutte le pagine dell'analisi e nuoce alle buone intuizioni che vi sono sotto. Intuizioni che non riescono a trovare la strada dell’analisi ma.dial pur proclamandola e avendone individuati certi risultati (da fpg 23.10.00).

 

[ipotesi di analisi della vita quotidiana]

Individuazione dell'oggetto elementare, di base che la determina. È questo oggetto il rapporto? Rapporto che cela in sé lo scambio. Analisi della differenza fra lo scambio che ha nella merce il suo oggetto e lo scambio che ha per oggetto l'organizzazione sociale. Collocazione dell'organizzazione sociale all'interno della lotta di classe e della lotta di classe all'interno dei rapporti di produzione e dei rapporti di produzione all'interno dello sviluppo delle forze di produzione. I rapporti fra gli uomini all'interno della loro vita quotidiana sono determinati dall'organizzazione sociale storicamente data, dalla lotta di classe, dal livello raggiunto dei rapporti di produzione e delle forze di produzione (da fpg 04.12.00).

(05.12.00) In una analisi della vq i simboli conquistano una posizione speciale. Un'analisi dei simboli manca. Momento portante dell'analisi sarà l'individuazione del rapporto fra simbolo e feticcio, le scoperte della psicanalisi, il momento rappresentato all'interno del farsi della coscienza umana del pensiero esistenziale (da Kierkegaard  a Heidegger), Foucault, forse Goux, Adorno, forse Marcuse, il contributo cinese (Mao) sul concetto di cultura di classe, di letteratura di classe,  le sue modalità, eccetera. Insomma l'analisi del concetto di vita quotidiana investe quel livello assolutamente inesplorato se non fenomenologicamente che è sotto il pensiero marxista così come lo conosciamo.

Cosa fa invece Lefebvre? Non colloca né fonda il concetto, lo astrae dal suo contesto, non lo vede come processo e cade nell'errore di coloro che critica, cioè nell'idealismo astratto delle filosofie positiviste, scientiste, ignorando di fatto non solo Marx ma lo stesso Hegel della Fenomenologia opera che mostra di conoscere bene e dalla quale avrebbe fatto bene a partire. Non è nemmeno chiaro se per lui il materialismo dialettico sia soltanto un metodo e una qualità del pensiero più che l'individuazione di leggi oggettive (cfr CVQ2/149).  

 

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“La quotidianità di H. Lefebvre” [@QHL]

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