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Il punto di vista

SETTEMBRE 2016 - GENNAIO 2017, aggiornato al 16.1.17

(per i precedenti Punti di vista vedi “Modernità e identità nazionale”, #CDA e succ. in Punto di vista,  e 2012)

 

Settembre 2016 & –  Emozioni. Antonio Gnoli su Rep. «Credo che oggi tutti siano d’accordo che le emozioni, almeno quelle di base, siano universali e innate. Non c’è accordo però sul loro numero. In genere sono sette quelle incluse nel novero delle emozioni di base: paura, tristezza, gioia, disprezzo, disgusto, sorpresa e rabbia». D’accordo. L’evoluzione dell’uomo ha selezionato e reso biologiche certe emozioni. Per il vero è lo sviluppo del vivente a selezionarle. Gli animali provano un numero di stimoli nervosi che noi chiamiamo emozioni più o meno simili a quelle umane. Ma. Nell’uomo è la cultura ad attivarle. È la cultura a dar loro un contenuto. Non così per gli animali. Dubito che gli altri animali provino il disprezzo. Mentre provano l’attrazione e la repulsione sessuale. Insomma. L’argomento è interessante. È stato studiato a sufficienza? È certamente il terreno della psicanalisi. E non solo. Un certo numero di studi di psicologia in proposito esiste. E prima. A partire almeno da Platone e Aristotile come ricorda Gnoli.

Certamente se gli uomini fossero più adeguatamente informati sulle origini e lo sviluppo delle emozioni, potessero individuare e analizzare le proprie, vivrebbero meglio.

 

& – Riguardo al paese, xy è una eccezionale cartina tornasole. Viltà e ipocrisia si mischiano a generosità e talento. A mia volta, io stesso, sono un prodotto della cultura nazionale. Ne parlo con Michou. Lei è stata influenzata e ha assimilato una cultura centro europea. A proposito delle differenze fra cultura centro europea e cultura italiana noto. In Italia è grave mentire a qualcuno. Nel resto del mondo occidentale è grave mentire. In Italia il mentire è acquisito. Fa parte della natura. Ma. Funge da discriminante dei rapporti. Un buon rapporto si qualifica proprio sul fatto che i protagonisti del rapporto non si mentiscono. Non mentono l’un l’altro.  Ma giudicano naturale che si menta al resto del mondo. Anzi. Il saperlo fare, il saper mentire diventa una qualità. Uno strumento di vita. Necessario. Qualificante. Parte della struttura di base dell’uomo. Da qui deriva tutta una serie di modi di pensare. Di mentalità. Prendiamo la regola della correttezza. Fondamentale per la convivenza civile secondo la cultura anglosassone. In Italia viene invocata e applicata senza criterio. Senza cognizione del senso. Nella ignoranza della cultura che l’ha generata e l’alimenta. E comunque limitata ai rapporti. Come il mentire. Di conseguenza non si ha alcun dovere di essere corretti al di fuori dei rapporti personali. Non con lo Stato. Non con il fisco. Non con la società in generale.

Ecco come il comportamento si frantuma in mille particolari. In mille gesti, in mille frasi. In mille giudizi che cozzano fra loro. Il nostro modo di essere sociali non va oltre, non riesce a oltrepassare i rapporti individuali. Il sociale totale rimane fuori. Esterno. Difficilmente va oltre il livello di gruppuscolo o, oggi, di branco. Né la religione cattolica aiuta. Al contrario – ancora una volta – la troviamo alla base della mentalità e del comportamento nazionali.

Oltre le riflessioni sul paese sono partite le riflessioni su me stesso. Prodotto del paese anche nei momenti antagonisti al paese. È di questo antagonismo, del suo dibattersi contro il paese in parte esterno e in parte interiorizzato, la chiave del modo di essere e di vivere mm.
 

& – Leggo sulla Stampa. Un articolo di Claudio Tuniz e Patrizia Tiberi Vipraio. Indirettamente vi si affronta la questione cervello – realtà. Per qualche verso gli autori sembrano pensare che i conflitti creati dalle diverse realtà dipendano non dalla diversità con cui si presenta e è fatto il mondo esterno. Ma dalle strutture del cervello preposte al rapporto con questo mondo. Come se fossero queste strutture a creare il reale che noi riconosciamo come tale proprio per via di queste strutture che ce lo permettono. Insomma il discorso si sposta dalla realtà oggettiva alla realtà soggettiva. La realtà che noi conosciamo è soltanto quella soggettiva che non deriva dall’esterno ma che in qualche misura lo determina.

Insomma. “Tutto cominciò immaginando strumenti nelle pietre; questo ci consentì di andare «oltre natura», superando i limiti della nostra fisicità. Poi immaginammo di essere padroni del fuoco”.

Così la tesi hegeliana secondo la quale categorie e modi di essere del pensiero derivano dalla realtà è di fatto rovesciata.

Non è stata quindi l’esistenza preesistente del fuoco, la scoperta della sua utilità a suggerire la possibilità di controllarlo e utilizzarlo. Ugualmente per gli utensili di pietra. Non li si è lavorati gradualmente. In partenza il sasso usato come sasso. In seguito il sasso è stato lavorato per adeguarlo alle necessità di chi lo usava. Lentamene nel tempo, esperimento dopo esperimento.

Certamente. Il rapporto fra l’oggetto realtà e il soggetto uomo si complica se visto dal punto di vista del soggetto. Il quale per un verso o per l’altro la manipola. Ma è un cospicuo passo indietro se si scambia questa manipolazione per la realtà stessa.  Per il solo fatto che per ogni soggetto la realtà è quella che lui medesimo conosce. Ignorando il fatto che ogni uomo ha una conoscenza della realtà ben superiore a quella che sperimenta.

Insomma. L’articolo è interessante perché denuncia come una parte della scienza moderna possa essere acriticamente conquistata dalle suggestioni dell’idealismo. Prendere queste suggestioni come assoluta verità, ricavarne teorie che poco hanno a che fare con la storia del rapporto dell’uomo con il mondo nel quale è capitato. Certamente non lo aiuta a comprendere questo mondo né a controllarlo.

 

& – Calabresi su Repubblica. A proposito del sindaco Raggi e dei 5 stelle.  “Trasparenza e legalità sono finite ancora una volta nella categoria degli annunci e delle buone intenzioni, l’opacità, il depistaggio e la furbizia sono la cifra di questa storia e di questa nuova amministrazione che doveva dare un esempio rivoluzionario al Paese”.

È la pasta di cui è fatto il paese. I fatti l’opposto delle parole. Come se gli italiani sapessero quel che si dovrebbe fare ma siano convinti che la realtà sia altro. Come se l’opacità, il depistaggio e la furbizia fossero gli unici strumenti in grado di affrontare la realtà. I più efficaci. Sicuramente i più sperimentati, i più noti. Gli unici vincenti. Un decrepito modo di pensare? Esatto. Un decrepito modo di pensare.

 

& – Da un sondaggio si apprende che solo il venti per cento dei russi condanna Stalin. Riotta commenta il sondaggio e la notizia che anche i cinesi mantengono viva la loro riconoscenza per Mao. Sono i grigi governi attuali che fanno rimpiangere i due dittatori sanguinari. Sanguinari. Riotta ammira gli SU. Cosa lo spinge a dimenticare che i suoi amici d’oltre oceano fondarono il loro paese su un genocidio? La distruzione dei popoli pellerossa. Un’intera razza venne di fatto cancellata dalla faccia della terra.

La storia dell’umanità è quella che è. Sarebbe ora che la studiassimo spassionatamente, la capissimo, la analizzassimo. Non per altro. Per capire chi siamo. Solo capendolo possiamo proseguire il processo di umanizzazione della specie. Altrimenti restiamo chiusi nel nostro analfabetismo intellettuale. Proprio come sta capitando a Riotta.

 

10 settembre & –  Cronaca. Un giro per la città poco prima che si scateni il maltempo. A p. San Silvestro, un bosco austriaco in miniatura. Ridicolo. Forse un esperto di piante potrebbe trovarlo interessante.  Forse. Siamo entrati nel periodo delle idee balzane. Pur di averne una. Guarda che ti fò. Porto il bosco austriaco al centro di Roma. Due metri per tre.

& – Non è paese da ballottaggi. I ballottaggi vanno bene in una società che vota per. Per programmi e idee. Non in una società che vota contro. Contro tizio o contro caio. Come nel medioevo. In una società siffatta le minoranze si coalizzano per battere la maggioranza con il risultato che il paese rimane senza un leader.

In Italia a essere accettati sono i capi. Non i leader. I capi sono riconosciuti tali per la loro forza economica e la loro posizione sociale. I lider sono riconosciuti tali per il loro prestigio personale. La loro cultura, la loro intelligenza, la loro capacità. L’italiano è allergico a chi ne sa più di lui, è intelligente più di lui, riveste una posizione sociale maggiore della sua. Nessuno gli è superiore. Ma lui, l’italiano, ha la tendenza a identificarsi con il capo. Il capo è colui che soddisfa il suo spirito di vendetta, la fa pagare all’avversario, e simili. Una minutaglia di stati d’animo e di risentimenti che trovano sfogo nel comportamento del capo. Contro chiunque crede di essere chissà chi.

& –
C’è da chiedersi. Che senso ha essere culturalmente avanti quando intorno il quoziente culturale è indietro di almeno due secoli? Stato d’animo soggettivo. Oggettivamente tutto ciò che è ha un senso. Il senso è quello di esserci. Ora. Il positivismo è fermo a Kant. E al momento da Kant non si viene fuori. Lo sviluppo umano deve al positivismo della logica matematica (lomat), lo sviluppo tecnologico. Che non è poi così disprezzabile. Gli aerei, la televisione, l’informatica. Tuttavia allo sviluppo tecnologico non fa riscontro lo sviluppo intellettuale. Non fa riscontro lo sviluppo logico. Le conquiste della logica dialettica (Hegel), della logica materialista (Marx) non hanno prodotto gli effetti che avrebbero potuto. Il mondo occidentale è distratto. Preso dalle esigenze del modo di produzione. Il capitalismo. Modo di produzione che va esaurendo la sua funzione.

Non sappiamo. Probabile che l’occidente non voglia sapere. Non sappiamo se altrove, nei paesi passati attraverso l’esperienza comunista, il processo logico sia più avanzato. Nasce comunque il sospetto che la logica che ha posto al centro l’individuo – capitalista e occidentale – abbia fatto il suo tempo. O lo stia facendo. Abbia rappresentato un momento del processo di sviluppo umano. Del resto come tutti i momenti di qualsiasi processo, momento necessario. Ma superato. Superato da una tendenza che pone al suo centro lo sviluppo sociale della specie. È anche questo un effetto della mondializzazione.  La coralità dello sviluppo sociale. Nel quale l’individuo viene assorbito. E il suo valore non è tale in sé ma lo è solo se sia un valore sociale. Se contribuisce allo sviluppo totale. E. sviluppo totale non è ancora sviluppo universale.

Il mondo occidentale ci appare così slabbrato, così frantumato, in certo senso così vuoto e privo di consistenza. Proprio perché l’individuo in sé non esiste nella realtà. Averlo preso come campione è stata una furbizia, una abilità ideologica necessaria alla coerenza e alla coesione delle società del capitalismo avanzato. Una bandiera, un simbolo, una ragione di essere. E anche un passaggio necessario allo sviluppo della società umana. Nella contraddizione tra individuo e società si è posto l’accento, si è scelto l’individuo. Ma ecco che proprio il capitalismo avanzato mostra, svela il limite dello sviluppo capitalistico. E con lo sviluppo del capitalismo mostra i limiti dell’individuo quale protagonista della storia del mondo.

Per chi abbia un minimo di confidenza con la dialettica tutto ciò non stupisce.  Vi riconosce il modo di svilupparsi di ogni processo. Da quelli che hanno prodotto la nascita dell’uomo a tutti gli altri che ne hanno caratterizzato lo sviluppo. Sviluppo che prende forza e alimento dalle negazioni che ne accompagnano il tragitto.

Detto questo rimane la prospettiva dell’agonia del modo di essere capitalista con l’individuo al centro.

Una morte che avrà, che sta avendo, grandi conseguenze e sta già cambiando la storia del mondo.

Non è un caso che la Russia sia tornata fra i primi protagonisti sulla scena mondiale, che gli SU siano in declino. La prima campione del primato della società, la seconda campione del primato dell’individuo.
 

& – La Germania domina l’Europa occidentale. Il tentativo di Renzi di unire Francia e Italia per contenere Berlino è fallito. I francesi, Hollande, dopo un tentativo di stringersi ai paesi meridionali ha finito con il cedere ai tedeschi. Rilucidando l’appannato asse Parigi – Berlino.

La Merkel è l’incarnazione del tedesco tipo. Descritto da Marx nell’Ideologia tedesca. Gretta, ottusa, pcbg.

Nelle elezioni di oggi a Berlino perde due punti e esce dal governo della città.

 

& – Cultura moderna. Fondamentale è sentire, emozionarsi. Non pensare. Fondamentali sono le emozioni non le ragioni. La ragione? Il pensiero. Appunto. Vecchi modi di intendere. Di cosa è fatto un uomo? Di emozioni. I pensieri? Espressione di emozioni.

Ma poi. Leggiamo i consigli di cui gli psicologi sono così doviziosi con i loro clienti. I giornali ne traboccano.  Scopriremo che parlano e scrivono delle emozioni come fossero pensieri. In realtà parlano e scrivono di pensieri camuffandoli da emozioni. Uno di loro ha chiaramente sentenziato “la felicità è uno stato mentale”. Allora?

Primo. L’emotività è una moda. Come i calzoni stracciati.

Secondo. Una ingegnosa astuzia dei gruppi egemoni, i cosiddetti poteri forti, perché la gente si concentri sul proprio sentito. Eviti di pensare.  Le masse ridotte a gente. Le masse sono pericolose, la gente no.

Ho letto questa tesi applicata alla povertà. La povertà si sente. Non è. Un povero può essere felice. Se non lo è, è a causa sua. Cattivo umore, cattivo carattere. Allora? Viva la povertà! Viva le emozioni!

 

& – Palese la caoticità burocratica e amministrativa del paese. Ogni passo economico e organizzativo cozza contro l’inefficienza burocratica delle strutture preposte. Le quali. Invece di facilitare, complicano. Al punto da scoraggiare ogni cambiamento e ogni impresa.

Questa, una delle cause principali della crisi economica che l’Italia sta traversando.

Da aggiungere. Gli ostacoli non riguardano solo l’incapacità delle varie burocrazie. Economiche e private che siano. Ma anche la sciatteria, il pressapochismo, il modo di pensare e di comportarsi degli italiani nel loro insieme.

Anzi. C’è da dire. I problemi burocratici sono strettamente connessi e derivano dal costume, dai comportamenti, dalla mentalità nazionali. 
 

Ottobre 2016 & – I russi rompono l’accordo sul nucleare (plutonio). Negano che sia guerra fredda ma lo è. Vogliono riappropriarsi della posizione ricoperta dall’Urss. Non vogliono la Nato ai confini. Tenteranno di imporre la neutralizzazione dei paesi limitrofi. A cominciare dall’Ucraina.

FMI. Rallenta la crescita globale. Rallenta ancora. Sempre più vicini a una fase di stagnazione. Eredità lasciate all’economia mondiale dalla crisi e riassunte da Obstfeld: «Alto debito, sofferenze bancarie, deflazione, bassi investimenti, erosione del capitale umano».

I paesi del Visegrad (est europeo) si oppongono all’UE. Alla quale chiedono di cambiare struttura.

Hollande non riceve Putin. Motivo dichiarato. I russi bombardano Aleppo. Putin cancella il viaggio. Gli occidentali reagiscono ai successi russi in Siria. Aumentano il volume delle sanzioni economiche e tentano di isolare Mosca sul piano diplomatico.

 

& – Quando si dice l’Italia manca di intellettuali. Gustavo Zagrebelsky. Cultura nozionista, accademica. Senso della realtà prossimo allo zero. In sintesi. Un italiano di stampo corrente. Di parte, fazioso. Intellettualmente disonesto. Incollato alla sua erudizione. Snocciolata senza senso critico. L’assenza di senso critico è ciò che lo caratterizza. Dino Platone era un erudito più intelligente di lui.

Ieri sera nel confronto con Renzi è prevalsa la sensazione che Renzi lo abbia voluto risparmiare. Non ha voluto distruggerne l’icona. Tutte le volte che stava per stringerlo nell’angolo ci ha rinunciato.

 

& – Lo scontro fra riformatori e conservatori è sceso in trincea. Ha perso ogni dinamicità. Ogni giorno si potrebbero piantare bandierine. Per segnare il terreno perso o guadagnato dai due schieramenti. Dal secondo dopo guerra il paese non si è mai trovato di fronte a uno scontro di questa portata. A una scelta così decisiva.

La vecchia Italia non avrebbe mai supposto di trovarsi in una situazione del genere. Dove rischia non tanto di essere travolta lei ma con lei tutto il suo mondo. Un modo di intendere, di pensare, di essere. Già Bergoglio l’aveva traumatizzata. Come non bastasse Bergoglio segue Renzi. Con quel che comporta. Almeno metà del paese lo appoggia. Probabilmente non simpatizza. Coglie solo l’occasione.  Che avverte come irripetibile. Irrinunciabile. Lo status quo non è mai stato così a repentaglio. Mai così esposto.

Al momento della consultazione si saprà per chi suona la campana.

 

& – Politica di transizione. Interna e internazionale. Si avverte che nelle classi dirigenti mancano le linee guida. I punti di riferimento. Una strategia. Si vive più o meno alla giornata. Un andamento che favorisce i paesi che vogliono farsi largo sulla scena. Cina e Russia. Non si individuano altri in grado di competere con successo economico e militare come la Cina, oppure soltanto militare come la Russia.

 

& – Renzi finge di cedere. Propone alla sinistra compromessi e aggiustamenti. Nel tentativo che quelli si scoprano. Tentativo in parte riuscito. Come dimostra la reazione di vecchi compagni feroci con gli esponenti della dissidenza.

In realtà la partita che si sta giocando nel partito e nel paese è di un po’ di nuovo contro molto di vecchio. Timidi tentativi di modernizzazione contro una sorda resistenza a ogni cambiamento. Sia pur minimo. Il vecchio avverte che la modernità, il mutamento, che avanza nel mondo finirà per travolgerlo. Resistono incapaci di accettarlo. 

 

& – Si vive in uno stato di precarietà permanente. Ormai da tempo. Non è proprio come nel medio evo o nel '400, '500 ma nemmeno come ci aveva abituati il secondo dopo guerra. Tranquillo periodo di espansione del capitalismo nei paesi dell'occidente capitalista. Entusiasta stadio del consumismo.

Poi.

La transizione prende corpo. Con la transizione le crisi. Del capitalismo quale modo di produzione. Dell'Occidente quale modello avanzato di vita. 

A partire da un certo momento. Ogni accidente diviene destabilizzante. Oggettivamente.

Ricerca delle cause. Il disfacimento del tessuto sociale. Chi può galleggia sul tenore di vita. Al quale non corrisponde la certa governabilità del futuro. In contraddizione ma nel medesimo tempo quale conferma è la ricerca di stabilità dei vari ceti sociali. Che diventa pretesa. Si perde il posto fisso ma lo si richiede quale diritto. Segue l'esplosione dei diritti. Speculare alla loro perdita.

 

& – Ci piaccia o no, ma Renzi, con un certo modo di fare fastidioso, si comporta come un vero leader. Ne ha le capacità, la fantasia, la determinazione. E il successo. L’incontro con Obama è risultato quasi eccezionale se paragonato ai precedenti presidenti del consiglio italiani in missione a Washington.  Al consiglio europeo riesce a far prevalere il suo punto di vista sulla Russia. Bloccando il proposito (soprattutto tedesco e dei paesi dell’Est) di nuove sanzioni. All’Unesco si schiera con Israele. E rompe con la tradizionale politica dei governi italiani regolarmente (e supinamente) allineati alle posizioni europee e americane. Ora. Non è tanto il fatto che l’Italia faccia sentire il proprio peso e la propria presenza. Quanto l’uso del peso italiano a favore di una visione originale delle questioni internazionali. Con suggerimenti, strategie e soluzioni inedite. In rottura con le passate, tradizionali posizioni italiane.
  

9 novembre 2016 & – L’elezione di Trump alla presidenza degli SU è di fatto una svolta di portata generale. La fine della guerra fredda.

Le vecchie classi dirigenti nonostante tutti i passaggi intermedi rimangono legate ai passati schemi logici. Schemi che fanno parte del loro modo di pensare, di vedere, di essere. Alla logica delle vecchie classi apparteneva la Clinton. Una strategia che non riusciva a liberarsi dei vecchi schemi della guerra fredda. L’assedio alla Russia e l’episodio dell’Ucraina ne fanno fede.

Trump segna la fine di quell’epoca, di quel modo di pensare e di sentire.

& – I nostalgici della guerra fredda formano il grosso degli intellettuali italiani. Prevedono che Trump non cambierà strategia. È un industriale, un miliardario. Come potrebbe agire diversamente dai suoi predecessori?  Ora. È proprio perché è un miliardario, proprio perché è di destra che è pronto e ha la forza di cambiare. Non è l’ideologia a guidare le sue strategie. A guidare le sue strategie sono gli affari. E sono gli affari a dirigerlo verso la Russia. Trump se ne infischia dell’Ucraina se l’Ucraina invece di creare affari glieli fa perdere.

Vedremo presto chi è Trump.


& –
La storia è un processo in corso. Il processo è movimento. La Storia cammina. Questo è quanto sta accadendo. Ma la «riflessione generale», gli intellettuali occidentali, i commentatori, le classi dirigenti non la vedono così. Non si chiedono dove stiamo andando e per quali motivi ci stiamo andando. Si chiedono perché il mondo si muove. Sembrano angosciati dal fatto che la storia proceda, che il processo si svolga. In realtà sembrano non avere idea del processo. Sembra che credano di vivere nel migliore dei mondi e appaiono terrorizzati di fronte allo sgretolamento del migliore dei mondi.

La democrazia è in crisi. Come è possibile?

Beh, è possibile. Anzi. È esattamente ciò che accade.  Siamo di fronte alla crisi della democrazia. Come concetto. Come pratica politica. Di fronte alla crisi del mondo occidentale.

Invece di piangere non sarebbe più intelligente capire. Capire cosa stia accadendo e dove diavolo stiamo andando?

 

& – Le classi dirigenti europee spiazzate di fronte al fenomeno Trump. Non stanno capendo cosa accade. Temono il peggio. Il peggio per loro. Probabilmente hanno ragione. Con ogni probabilità siamo di fronte a una svolta. Svolta di fondo del processo storico. Della grande storia. Al momento più che difficile, impossibile capire la direzione presa dal processo. Gli stessi che lo stanno producendo si muovono solo come funzioni, come agenti del corso degli avvenimenti (del processo storico). Li promuovono senza avere coscienza del loro valore e del loro impatto sul futuro. 

Più lucidi potrebbero essere i russi. Non sappiamo cosa capiscano al momento i cinesi. Tuttavia russi e cinesi posseggono una cultura teorica, politica e economica, che rispetto agli occidentali li pone in grado di capire qualcosa di più.

 

& – mar 15 novembre.  Primo effetto della nuova politica estera americana. I russi attaccano con forza le forze ribelli siriane.
 

& – Una chiave di lettura delle strategie politiche in democrazia è il talento di attaccare l’avversario – interno o internazionale che sia – con invenzioni false. Quindi. Chiave di lettura del successo politico è la falsità. Nemmeno l’interpretazione della realtà più o meno arrangiata a proprio favore, ma la falsificazione pura e semplice della realtà. Trump costruisce la sua vittoria su due falsità. Che Obama non aveva diritto di ricoprire il ruolo di presidente perché nato all’estero. Che il calcolatore della Clinton era colmo di prove sufficientI per «rinchiudere a vita Hillary Clinton e il suo team». Rinchiuderla naturalmente in prigione come una delinquente poiché una delinquente era. Accusa che in seguito l’Fbi certificò essere inesistente. Nel calcolatore della Clinton non era stato trovato nulla di penalmente rilevante.

Il risultato è che Trump ha conquistato la Casa bianca. E tutti se ne infischiano di come l’abbia conquistata. Con quali mezzi e sistemi. Sia in patria, negli Stati Uniti che all’estero.

Quando si dice la crisi del sistema.

& – Quando si parla di antisistema, dell’antisistema che conquista strati sempre più larghi della popolazione occidentale, non si ha il coraggio o l’onestà di dire o scrivere che per sistema si intende la democrazia. E che antisistema va letto come antidemocratico. E che i movimenti antisistema sono movimenti contro la democrazia reale. E tali rimangono anche se a loro dire – peraltro estremamente confuso – si battono in nome della democrazia. Democrazia. Un modo come un altro di esprimersi. Chi la invoca, non ha cognizione di cosa parli. Non una idea fondata, critica, teorica della democrazia.

L’Italia poi è un paese profondamente antidemocratico. Nel secondo dopo guerra ci siamo adattati alla democrazia. Ce lo imponeva il vincitore. Senza mai chiederci bene di cosa si trattasse. Cosa fosse. Interpretandola a modo nostro. Usando il termine come un bastone con il quale bastonare gli avversari. Punto. Invocare la democrazia non serviva a altro. Di praticarla poi non se ne avvertiva alcuna necessità.

Fra l’altro.  Il concetto di democrazia mal si addice ai cattolici. Abituati a ubbidire alla gerarchia. Il comportamento della quale non è lecito e tantomeno legittimo criticare. Ma, nel medesimo tempo assuefatti anche a ubbidire in chiesa per disubbidire appena usciti sul sagrato. Appena fuori. Senza ombra di colpa, di rimorsi. Senza angosce e tormenti morali. Angosce e tormenti morali liquidati come moralismi.  Un sentito da educande non da persone mature. Persone che sanno molto bene, sono a conoscenza di come gira il mondo. Come prenderlo, come manipolarlo, come adattarlo alle proprie necessità. Le proprie necessità, le necessità della famiglia. Quelle sì che vanno perseguite senza farsi impastoiare (fregare) da intransigenze infantili e perbenismi ipocriti.

Così è intesa la democrazia, così sono i democratici italiani. Dissimulatori. Sornioni, dietro il vessillo democratico si fanno i fatti loro. E come sono bravi, esperti nel farsi i fatti propri. Nel chiudere gli occhi al momento opportuno. Nel sospendere il giudizio quando è necessario. Nel dire e non dire. Questa è la vita. Questo il saper vivere. La democrazia non c’entra nulla.

 

& – Lucia Annunziata scrive (ci vuole pazienza!). L'eredità di Fidel è una banale oligarchia dei Castro.

Una banalità dell’Annunziata.

Le dittature comuniste sono cosa a parte. Assimilarle alle dittature punto e accapo è un errore storico e culturale. Il potere comunista è volto a un fine nel quale il tornaconto, o lo scopo personale sono un succedaneo. L’obiettivo è sempre stato rivoluzionario. Al fine di sovvertire e sostituire la struttura economica e ideologica della società.

Nelle dittature capitaliste accade l’opposto. A sorreggerle è il guadagno personale. Di uno o al massimo di un gruppo oligarchico. È per questo che l’Annunziata parla di gruppo oligarchico dei Castro. Un’assonanza storica che poco a che vedere con la sostanza della realtà storica. La sostanza della rivoluzione cubana non è di aver consegnato il potere alla famiglia Castro. Un intero continente ha guardato negli ultimi trenta anni all’Avana. La Cuba dei Castro non è quella di Somoza.

Il commento della direttrice del Post più che su Cuba fa riflettere sull’Annunziata.

Insomma, quando si scambia la forma con la sostanza.

5 dicembre 2016 & – Referendum. Si è consumato uno dei momenti più significativi dello scontro fra statu quo e tentativi di superarlo. Lo statu quo, la resistenza al cambiamento, ha vinto. Ancora una volta. Finora lo sq era riuscito a ritardare, frenare, aggirare, stravolgere i tentativi di introdurre nel paese qualche seme di mentalità moderna capitalista. Questa volta di fronte a un leader determinato lo sq ha preso un vero spavento. È riuscito a fermarlo. Fermarlo con venti punti di vantaggio. Alla grande.

Ora.  L’italiano è l’unico cittadino al mondo convinto di essere unico e come tale un genio. Con la conseguenza che sessanta e rotti milioni di geni danno come risultato il vuoto. Il nulla. E è nel vuoto, nel nulla che l’italiano vivacchia. È nel nulla che vuole mantenere il paese. Tutto contento e insieme arrabbiato. Felice di essere un genio, furente di non contare nulla.

Ebbene. Con Renzi quel terzo del paese che si oppone allo statu quo ha tentato di contare qualcosa. Ebbene. Siamo riusciti ancora una volta nell’impresa di non contare nulla.

Comunque non c’è tanto da piangere. La terra continua a girare. Lo statu quo non può fermarla. Continuerà a piangere se stesso. A coltivare il suo rancore. Come è abituato a fare.

Rimane da vedere cosa farà ora quel terzo di italiani sconfitto. Che ci aveva provato. Dichiarerà giudicata la partita? Ci proverà ancora?  Dalla loro strategia dipende il futuro del paese.

& – I due terzi di italiani che sostengono lo statu quo sono il prodotto di quei due terzi del paese che vive di una economia di rendita. Precapitalista. Il terzo che vuol superare lo statu quo ha le sue radici in quella parte dell’economia del paese che sta faticosamente entrando nel capitalismo. Che accetta la concorrenza, il rischio. Che tenta il profitto e si batte contro la rendita di posizione. Due mondi diversi. Due diversi modi di intendere e affrontare il mondo.

Questa è la base economica del paese che si riflette nello scontro politico. 
 

& – Renzi ha rassegnato le dimissioni. Non riesce molto simpatico al paese. Che glielo ha chiaramente fatto capire con il voto sul referendum. Ora. Come può destare simpatia al paese uno che disprezza gli accordi sottobanco, le estenuanti contrattazioni fra i partiti. Che ama lavorare da solo. Che si prende le responsabilità, senza condividerle e senza scaricarle sugli altri. Che non maschera le proprie deficienze spacciandole per virtù. Che spiega quello che fa e con quale obiettivo. Uno così sarà pure uno stronzo ma, vivaddio, non è uno stronzo all’italiana.

 

& – I 5 stelle sono la riproduzione dell’UQ di Giannini ma con un seguito più forte e pericoloso. Testimoniano come l’Uomo Qualunque (UQ) non abbia mai abbandonato il sottofondo volgare e approssimativo del paese. E sia esploso, stia esplodendo con la crisi economica e l’approssimarsi della crisi della democrazia occidentale.

 

& – Una caratteristica della modernità è l’instabilità. Qui si parla del mercato delle merci. Di come le merci vengono presentate sul mercato. Tutto cambia, tutto si rinnova. La maggior parte delle volte senza un motivo reale. Le novità non riguardano valori aggiunti. Si direbbe che le innovazioni siano create solo per dare la sensazione del nuovo. Assolvendo a funzioni già collaudate che tali rimangono ma con nuove combinazioni per accedervi. Una furbizia molto vicina alla truffa. Queste finte novità inutili e negative sono spesso fatte pagare come qualità nuove.


& –
Il paese non vuole uscire da medioevo. Dopo la bocciatura delle riforme Renzi, ora vogliono abolire le riforme del Jobs act. Tornare all’articolo 18. Le riforme del Jobs act sono quelle che ci hanno dato un po’ di fiato in Europa. Bene. Non vogliamo entrare in Europa. Bene. Vogliamo uscire dall’euro. Bene. La lezione della Grecia – quanto accaduto in Grecia oggi ostaggio della troika – è ignorata. Chissà in quale mondo credono che il paese stia. Per rendersene conto dovranno distruggere il benessere raggiunto nel dopoguerra. Cosa che si accingono a fare. Ma la fine del benessere distrutto colpirà prima di tutto loro. Che insieme a quanti oggi vivono nell’indigenza finiranno nella miseria. E con il ritorno della miseria generalizzata saremo finalmente tornati nel medioevo. Oppure. Alternativa probabile.  Ci infileremo di nuovo in una dittatura che sia in grado di salvare il salvabile.
 
& – Muore un cantante, le folle impazziscono. L’intera società si inginocchia riverente. Quell’inginocchiamento è il sintomo della crisi dell’Occidente. Che scambia un cantante per un filosofo. Ricco come è di cantanti e povero di filosofi. Ricco come è di emotività e povero di ragione. Ricco di simboli e povero di logica. 
 

Gennaio 2017 & –  Sul fronte della politica internazionale scarse novità. Obama da schiaffi. Putin abile come di solito. È il politico con maggior fantasia. Trump?  Si vedrà.

Continua la lagna sulle popolazioni coinvolte nelle guerre. Lagna caratteristica di un pensiero piccolo borghese che concepisce solo una vita a bassa temperatura. Priva di rischi, priva di eroismi, priva di viltà. Una non vita insomma. Che riflette la loro non vita. Dove l’ideale non è la vita ma il vivacchiare. Certamente non bisogna passare dalla vita pcbg alla vita eroica esaltata da D’Annunzio. Ma. Capire che non c’è eroismo nel vivere una vita di rischio. Poiché il rischio, la precarietà, lo scontro, la generosità, perdere o vincere, sono la vita stessa. Non ci piace dire che siano la normalità? Diciamo allora che sono la norma.

& – La crisi della democrazia va di pari passo con la crisi dell’individualismo. Sono speculari. La crisi dell’uno è la crisi dell’altra e viceversa. Significa che a essere in crisi è la centralità dell’individuo. Centralità che ha tenuto campo per circa un secolo. Lentamente – decine di anni – l’individuo cederà posto al sociale. Nuovamente. Ma di un sociale arricchito dalla acquisita individualità dei suoi componenti.

Nelle società precedenti gli individui erano considerati numeri. Nelle società in formazione gli individui sono considerati persone. Società formate da persone nelle quali gli individui hanno acquisito una propria personalità. Senza che questa personalità faccia aggio sul sociale. E come è accaduto e sta accadendo ogni individuo racchiude in sé e rappresenta l’intero universo. Una società nella quale gli individui sapranno, vorranno in nome degli interessi comuni, limitare per ragione e con fondamento le proprie esigenze individuali.

Un ritorno dell’interesse generale? Probabilmente sì. Ma completamente mutato nella sostanza nella misura in cui nella sostanza sarà mutata la società in gestione.

Mutamento che non potrà riguardare solo l’Occidente. E questo sarà il senso della globalizzazione a venire.

 

& – Continua lo scontro negli Stati Uniti. La borghesia imperialista che ha governato il paese nel dopoguerra, accetta con fatica di cedere il comando alla borghesia isolazionista che ha vinto le elezioni. Scontro destinato a durare. Se non altro perché lo smantellamento – sia pure parziale – di un’economia internazionalmente egemone avrà bisogno dei suoi tempi.

Riflessi in Europa? Quali?

& – La sinistra italiana non riesce a accettare la fine del Novecento. E con il Novecento la fine di quel mondo che la sosteneva e rappresentava la sua ragione di essere. Una conseguenza dell’economia della rendita. Sopravvissuta in Italia nonostante la rivoluzione illuminista, la rivoluzione romantica e l’avvento dell’economia capitalista fra il Settecento e il Novecento. La sinistra italiana non vuole rinunciare alla rendita che l’avvento del comunismo in Urss e le lotte operaie del Novecento le hanno assicurato e le hanno permesso una comoda vita fino alla fine del secolo scorso.

Sventolano bandiere e difendono ideologie di uomini politici e di teorici di cui non hanno mai letto un rigo. Senza chiedersi se quelle ideologie siano cadute. Perché siano cadute. Cosa di quelle teorie sopravviva. Cosa di quelle teorie sia ancora valido. E soprattutto. Quali siano le condizioni e quale posto occupino nel mondo quei paesi che di quelle teorie sono stati o sono ancora i campioni.

No. Per loro il movimento operaio, le lotte del movimento operaio non sono state condotte perché ritenute all’avanguardia del pensiero umano. E che per esse fosse necessario lottare e impegnarsi. No. Per loro il movimento operaio aveva condotto le sue lotte solo e soltanto per assicurarsi e assicurare ai propri seguaci quel benessere borghese che essi dicevano di aborrire. E di voler abolire.

Il sogno della attuale sinistra italiana è di avere un fine settimana che vada dal venerdì, incluso, possibilmente fino almeno alla metà del lunedì. Di ignorare la concorrenza internazionale. Di ignorare le condizioni materiali nelle quali vive il paese. Fingere che con l’avvento del nuovo secolo nulla sia cambiato. Ignorare la crisi del 2008. Che ha fatto precipitare l’Italia in coda alle potenze economiche occidentali. Senza chiedersi perché il paese sia precipitato e continui a precipitare. E quali conseguenze questa caduta abbia materialmente per loro.

No. Le questioni dette non li riguardano. Loro non c’entrano. Le colpe sono di altri. Loro interessa solo mantenere i vantaggi conquistati alla fine del secolo. Senza chiedersi se ci siano le condizioni. E se non sia il caso di tornare in biblioteca per rileggere i teorici della sinistra. Marx. Che probabilmente considerano superato senza averlo mai letto. Senza aver preso in considerazione l’esistenza e la storia che ha caratterizzato quei paesi che il marxismo hanno tentato di realizzare. E che sono ancora in piedi. Vivi e vegeti. Quale sia la realtà economica e ideologica di questi paesi. Se hanno un futuro e quale possa essere.

E. Se non sia il caso di riorganizzare il movimento per dare agli sfruttati, alle classi sfruttate, le armi teoriche e ideologiche necessarie. Senza le quali le proprie ragioni sono destinate a finire nel nulla. E le lotte a esaurirsi nel folclore del niente. Come sta accadendo.

 

& –  Dal filosofo francese Michel Onfray (Rep). “La religione si nutre di questa paura, vuole che il reale non sia vero e che la finzione sia più vera del reale: la morte che è vera non esiste, ma l’immortalità che non esiste è vera: così è ogni religione. La civiltà si cristallizza intorno a questo bisogno ontologico”.

Molto acuto. La cultura è fondata sulla negazione della morte. La religione sull’immortalità che seguirà la morte fisica.

Al momento i campioni di questa finzione sono i mussulmani. Cercano la morte con il sorriso sulle labbra convinti come sono che la vita che li attende dopo la morte equivale alla realizzazione di tutti i loro desideri. Sesso e cibo ad libitum. Quella la vera vita. Questa, un passaggio obbligato.

 

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“Il punto di vista” [#PDV] 

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