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Storia e potere della scrittura, di HJ Martin

[rapporto fra produzione economica e produzione del pensiero] – L’uso del fuoco (circa 400 mila anni fa) e del taglio del legname (circa 250 mila anni fa) presuppone già una forma di pensiero concettuale.  – L’uomo di Neanderthal (da 100 a 30 mila anni fa) è capace di pensiero riflessivo.  Poi da 35 mila anni fa, l’homo sapiens.  "Ciò che noi siamo" © Ma noi siamo realmente quelli?  ¬|

     – La rivoluzione del neolitico ha circa 10 mila anni.

     – La scrittura appare 5 mila anni fa.

     – I sistemi pitto-ideografici si affermano 3 mila 500 anni fa.

     – La scrittura alfabetica si diffonde in Grecia 8 secoli prima di Cristo, cioè 2 mila 700 anni fa.  La stampa 500 anni fa. /3/.

     – Parlare e scrivere, invenzioni che "conferiscono all’uomo l’attrezzatura mentale" da cui sarebbe "derivato tutto il resto"

     – L’uomo ... prima liberò la mano e disimpegnò la bocca da ogni funzione prensile ... La parte posteriore del cranio si "trovò come sbloccata" ... La mascella si liberò verso il basso ... la fronte si raddrizzò e si slargò ... /5/. ... Da un lato la mano e l’arnese, dall’altro la faccia e il linguaggio ... Lo sviluppo della parola strettamente legato allo sviluppo del gesto.

     – Si cominciò a seppellire i morti circa 50 mila anni fa. Poi raccoglie conchiglie, scolpisce pietre, ossa e legno, gratta l’ocra e il manganese (per farne colori), fabbrica pennelli (con peli di animali). Circa 30 mila, 25 mila anni fa pratica un'arte figurativa ancora frammentaria /5/.

     – Il segno /7/.

 

[la contabilità] /15/ – La scrittura sarebbe nata presso i Sumeri per necessità contabili /30/.

 

Rapporto fra divinità, parola, nomi, segni, immagini /21–22/.

 

[le grandi scritture ideografiche] – Cina – Maya – Aztechi – ... sono le prime a comparire.  Nascono da una sistematizzazione dell’immagine e rimangono legate alla loro origine pittografica anche quando il linguaggio parlato si impone con il fonetismo /30/.  Dominate dall’animismo queste scritture non distinguono tra la realtà della cosa significata e ciò che la significa.

 

[l’alfabeto] /31 sgg/ – Stringendo il legame fra suono e lettera si privilegia ciò che si ode a danno del significato /40/.

© Così mentre le scritture ideografiche si legano al significato, l’alfabetizzazione che rappresenta i suoni al posto dei significati (cioè la lingua invece del pensiero) da un lato rende più astratto e praticamente illimitato il sistema del linguaggio sganciandolo dal significato del segno, dall’altro dà più forza alla trasmissione orale del pensiero.  E il pensiero – pur avendo raggiunto la confluenza fra linguaggio e pensiero – si sviluppa dal lato del linguaggio. La forza dell’oralità è qui, probabilmente.  Con la scrittura si recupera il significato, si accentua la concettualizzazione del linguaggio e dalla necessità della trasmissione del pensiero (rapporto all’interno della società umana) si torna al rapporto fra l’umanità e la realtà, cioè alla quantità di realtà riflessa dal e nel  

pensiero. ←|

La mancanza di punteggiatura nei primi scritti indica l’aderenza al flusso del parlato /40/58/.  Poi si lega alle esigenze della respirazione /62/ e infine solo fra l’XI e il XII sec si prenderà l’abitudine di separare una parola dall’altra /64/.

 

[rapporto alfabeto-moneta] /41/.

 

L’alfabeto si impone con l’espansione macedone di Alessandro /41/.

 

[crescita del linguaggio] – Un problema essenziale, il rapporto tra lo scritto e il parlato nelle società antiche /72/ {e moderne}.  La lettura silenziosa un fenomeno insolito al tempo dei Romani.

[Platone] – Solo all’epoca di Platone il linguaggio fu abbastanza evoluto da permettere di maneggiare con disinvoltura concetti astratti © E i sofisti? La scuola medica? ‹–| Rapporto opera scritta e insegnamento orale in P. /99/.

[Aristotele] – Ambiguità della parola divisa fra ragione e passione /102/.

© Va ricordato che fino a un certo momento la parola riveste un carattere sacrale. E il sacro è emotività allo stato puro. Il sacro è privo di riscontri oggettivi. E invece di riflettere la realtà esige che la realtà si rifletta in esso. Cosa è il sacro? Credenza e passione acritiche. In una parola, fede. La fede è convinzione acritica. ←|

 

[la tradizione] – Legata al prestigio del passato e all’idea platonica secondo la quale  di fronte a una decadenza, progressiva conviene rifarsi alle fonti primitive.

® la sorgente della tradizione è l’idea della decadenza inarrestabile. Quando l’uomo non avverte il processo della propria umanizzazione come crescita.  Al contrario.  Perché?  Cosa c'è di così doloroso nello sviluppo?  Oppure cosa c'è che si oppone allo sviluppo? Insomma la favola del paradiso perduto aveva un suo fondamento.  Quale?  Si tratta di un fenomeno di feticizzazione.  L’uomo proietta fuori di sé e ipostatizza nella divinità ciò che l’umanità è nel suo insieme.  Sul piano storico del processo temporale, scambia il futuro per il passato e pone nel passato il fine verso il quale sta procedendo.  L’età dell’oro invece di essere l’obiettivo da raggiungere è immersa nell’oscurità della propria origine. 

® D’accordo, da una lato la legge sempre più accertata ma non per questo chiaramente compresa del rovesciamento dialettico.  La forma riflette la sostanza rovesciata, come il negativo di una fotografia.  Ma è solo questo?  L’età dell’oro è il ricordo dello stato selvaggio, selvaggio ma libero.  Oppure l’uscita dalla necessità dello stato di natura verso la libertà della condizione compiutamente umana prende la forma della libertà della natura (la libertà della foresta) contro la necessità della condizione umana.  Così che là dove più violenta era, la necessità appare come una libertà mentre la libertà che nasce dal controllo dello stato di necessità prende la forma della più inaudita delle violenze.  Oppure è la struttura stessa dei rapporti di produzione i quali impongono la costruzione di una verità che legittimizzi le condizioni sociali esistenti.  Questa legittimità trova la sua radice nella «rivelazione» (la rivelazione cristiana) di un passato felice ma perduto e nella proiezione della complessità crescente dei rapporti sociali di produzione vissuta come capriccio della divinità.  La continuità della condizione umana individuata nel mistero e quasi sempre nel rifiuto della morte.  Oppure è legata alla produzione del pensiero e della coscienza e al progressivo passaggio dal dominio dei sensi – che prende la forma dell’oralità (suono e ritmo della voce), dell’immaginazione (forma visiva del pensiero, sogno, pittografia, rappresentazione sacrale, eccetera) – al prevalere della ragione – processo crescente di generalizzazione e astrazione, controllo progressivo del corticale sui sensi, rovesciamento del rapporto emotività → ragione in ragione → emotività, eccetera  O da tutte queste determinazioni insieme. ←|

 

[decadenza] – Morte della scrittura (con resurrezione) /121–191/

I giudici incapaci di leggere i testi (per scarsa istruzione) /126/.

Gregorio di Tours (534–594) incapace di afferrare i legami di causa e effetto /127/.

Gli scribi perdono di vista il vero significato delle formule che copiano /127/.

La concentrazione richiesta dai benedettini ritenuta tanto faticosa che san Benedetto aveva prescritto che due monaci anziani sorvegliassero il lavoro dei più giovani e denunciassero i pigri /129/.

 

[resurrezione] – La resurrezione comincia per piccoli gruppi /135/ – Il caso della Carolina /136–137/ – Simbologia medievale /139/ – L’Italia del nord –

Ancora una volta lo scritto spinto dalle pratiche economiche (e ora finanziarie) /142–143/ – Legate alla scrittura nascono le strutture dell’organizzazione statuale e burocratica moderna /149/ – Fiducia degli intellettuali nell’infallibilità del ragionamento /156/.

 

/159/ Ancora conflitto fra parola scritta e parola orale – Torna la cultura latina e nozioni alle quali ci si deve ora assuefare – Nasce l’idea della corrispondenza fra le leggi del linguaggio e quelle del pensiero. La scolastica come tentativo di analizzare gli autori antichi, assimilandone l’insegnamento per passarlo (lettura, disputa e predica) "in un mondo in cui la parola resta la forma superiore della comunicazione" /159/.

Germani e Celti detentori della parola orale (perché sfuggiti alla dominazione romana) /164/.

 

[la chanson de geste] – La trascrizione delle chansons de geste in lingua romanza rompe in Francia con i meccanismi della composizione e della tradizione orale /167/.

 

Si pensa tuttavia ancora con il pensiero orale.  Nel medioevo si scrive e si visualizza il discorso parlato /173/.

 

[la prosa] /175/ – La carta /220/ – Le incisioni /224 sgg/.

 

In qualunque società il proliferare dei testi e quello delle immagini vanno di pari passo /278/.

 

[la censura] /282 sgg/.

 

Il 1700.  Organizzazione (nomi delle strade, numerazione delle case, eccetera) /315/.  L’impaginazione /336/.

 

Le grandi raccolte di osservazioni alla base della scienza moderna /345/.

 

[Orale & scritto] – " ... il progressivo passaggio dal mondo dell’orale alla società dello scritto ... comporta in fin dei conti una radicale novità, lo scatenarsi di meccanismi suscettibili di provocare un altro sguardo su se stessi come pure lo spirito di astrazione /366/. ... l’istruzione ... favorisce la logi­ca del gesto come pure quella della parola, le decisioni ragionate e il controllo di sé ... .”

 

1700 – biblioteche di prestito.

 

[la letteratura devota] /385–386/ – La ld inaugura l’utilizzazione del libro per un'evasione o per un risveglio (stimolo).

 

[l’organizzazione intellettuale] /387 sgg/.  Nascita dello scrittore (1600) /395/.  Dallo scrittore ai teatri ecc.

 

[lo scritto] – Lo scritto ha permesso all’uomo di analizzare il discorso scomponendolo, gli ha insegnato a meglio distinguere le parole, a meglio definirle compilando delle liste.  La grammatica ...  . Il discorso parlato ...  . Il calcolo ...  .

La separazione dello scritto dal parlato /540/.

 

 

parole chiave di ricerca

[pensiero : produzione [pensiero e linguaggio  [sacro [tradizione [età dell’oro [scrittura [cultura orale e cultura scritta

[Martin

 

“Storia e potere della scrittura”, di HJ Martin [§SPS]

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