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La fatica di conoscere, di O.G. Azzolini

Leggo «La fatica di conoscere» (07/06/99) di Azzolini. Un insegnante dei corsi per adulti analfabeti (più o meno di ritorno) e delle «150 ore». Emerge una teoria sulla cultura orale e la cultura scritta. Sulla traccia di Vygotskij, la cultura della scrittura è la cultura scientifica per eccellenza. Elenca e descrive (e analizza?) una serie di modalità della cultura orale. Le canzoni, le ballate, le rime, i poemi, &c. sarebbero tutti generi e «artifici» per facilitare la memoria.

® In questo senso la cultura contadina sarebbe la conseguenza oltre che della pratica dei campi anche di una cultura ferma all’oralità. – Con la scrittura la memoria muta le sue strutture. Nasce la logica (Aristotele marca il passaggio dalla cultura orale alla cultura scritta mentre Platone (nel Fedro) difende ancora l’oralità). © Qui si afferma anche l’incidenza del mezzo di comunicazione sulle strutture stesse che lo utilizzano. Il «testo» in senso proprio nasce con la stampa. ® Altra conseguenza, il rapporto fra sviluppo filogenetico (le teorie di Piaget per intendersi) e sviluppo dovuto all’evoluzione dei mezzi di comunicazione (la scrittura appunto. E oggi l’informatica).

– (08 giu.99) –  Il nocciolo della tesi sull’analfabetismo di Azzolini le ho ritrovate in un mio articolo del 1955 pubblicato sul Caffè e intitolato  «i due analfabetismi». Articolo salvatosi miracolosamente. 1955, oltre quaranta anni fa. E bravo! –|

– (09 giu.99) L’assunto è che l’insegnamento scolastico deve essere prima d'ogni altra cosa insegnamento della scrittura e passaggio dalla cultura orale alla cultura scritta. La scrittura viene invece intesa come una semplice trascrizione scritta del pensiero.

– (26 apr. 04) Necessario anche che l’insegnante abbia coscienza del rapporto parola-significato. Poiché è il significato che crea il legame fra parola e realtà, trasformando la parola in concetto.

– A. corregge la tesi dello sviluppo genetico e delle sue fasi con l’incidenza che il passaggio dalla cultura orale alla cultura del testo scritto ha sull’individuo e sulla cultura in generale.

 

(22 lug. 02) /29/ Un'osservazione di fondo è che "il linguaggio e il pensiero orali prendono corpo quasi esclusivamente in funzione di comunicazioni legate all’esperienza umana". © Cioè, si rimane agganciati al proprio vissuto e al sapere e ai luoghi comuni del proprio gruppo di appartenenza. A pag. 46 questa cultura si articola in proverbi e luoghi comuni

© L’illetterato e chi ha poca confidenza con la riflessione scritta, una volta che riflette, è propenso ad assumere posizioni conservatrici e tradizionali.

© Ora accade che anche fra i letterati la parola scritta penetri solo a livello del proprio campo di studio mentre per il resto è l’oralità che continua a dettare le sue leggi. La scrittura in questo caso svolge la funzione elementare di trascrizione dell’apprendimento orale. E si nutre di pettegolezzi e luoghi comuni.

 Insomma di nuovo quello che Vygotskij individua come pensiero scientifico riguarda un minuscolo frammento della scena. La grandissima parte illetterata, letterata, incolta, colta che sia non ne viene investita. A volte ne viene sfiorata. Ma siamo lontani dall’avvento di un pensiero altamente mediato, analitico, generalizzante, egemone, controllato dalla corteccia. L’egemonia riguarda ancora i meccanismi dell’oralità. Per non parlare poi della prospettiva di un pensiero dialettico e materialista, veramente di là da venire.

Certamente questo dell’oralità è solo uno dei metri necessari per misurare lo stato dell’arte della cultura umana. Il tema è stata appena affrontato. È trascorso poco più di un secolo dal momento della sua individuazione (Hegel, Marx, Lenin, Mao, Giap). Quanti secoli ci vorranno, quali rivoluzioni economiche e sociali spazzeranno il genere umano prima che si affermi e divenga patrimonio generale? –|

 

 

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[pensiero : produzione  [scrittura [memoria [cultura orale e cultura scritta [significato

[Vygotskij [Azzolini

 

“La fatica di conoscere”, di O.G. Azzolini [§FDC]

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