materialismo&dialettica
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Appunti di filosofia - 1

§* Se la produzione materiale stessa non viene considerata nella sua forma specifica, sarà impossibile comprendere il carattere determinato della produzione intellettuale a essa corrispondente e la loro azione reciproca. Si resta così nella banalità delle congetture speculative (STE 1°/357).

§* La filosofia nel suo insieme è logica. Come tale, una funzione della corteccia. Logica che di volta in volta prende la forma della magia, della metafisica, della teologia, eccetera. Fino a sboccare nel materialismo dialettico che supera la filosofia speculativa per fare dell’analisi del processo reale la base di quello che Vygotskij individua come pensiero scientifico.

§* La logica nasce dalla logica matematica. È il ragionamento matematico che è di per sé logico. E la logica filosofica è un’estrapolazione della logica matematica. In un secondo tempo, partita dalla matematica, la logica quale scienza pura della filosofia darà il suo contributo alla logica matematica concorrendo al suo sviluppo.

 

[11 punti]

1. Filosofia antica da considerarsi strettamente fusa allo sviluppo delle forze produttive del mondo antico. Derivata da quello sviluppo e dai modi dello scontro sociale in quel mondo (cfr intervento di Aristotele sulla questione degli schiavi. Possedevano un'anima oppure no? Le lotte fra patrizi e plebei a Roma sono determinate dalla quota di appropriazione del sovraprodotto sociale creato dal lavoro degli schiavi e dall’economia di rapina dei popoli conquistati e sottomessi).

2. Filosofia medievale. Nega la filosofia antica, come il medioevo nega il mondo antico. Ma è un toglierexrimanere (un negare che conserva). Riflette l’abolizione parziale dello schiavismo e una prima presa di coscienza che il mondo è diviso in classi. Almeno due. I ricchi e i poveri.

S. Agostino e S. Tommaso recuperano, adattandoli e piegandoli alle esigenze storico - filosofiche del momento, alcuni criteri della filosofia antica.

3. Filosofia moderna. Nega la filosofia medievale. Nega la società e l’economia curtense. Attraverso un processo neg-neg, si riappropria della filosofia antica e delle arti del mondo antico, ma a un livello superiore. In funzione dello sviluppo delle forze di produzione del periodo.

Prendono forma conclusiva e si chiariscono i rapporti fra essere e pensiero. Primo scontro fra materialismo e idealismo (sensisti francesi contrapposti agli idealisti inglesi).

4. Kant. Crisi della filosofia moderna. Lo scontro fra idealismo e materialismo si risolve in senso agnostico, neutrale. Il kantismo pone le basi della filosofia e dell’ideologia capitalista.

5. Con Hegel la rivoluzione borghese mette capo alla sua più alta espressione filosofica e risolve, dissolvendole, le filosofie precedenti.

6. Materialismo dialettico (ma.dial). Con Marx ed Engels la filosofia si dissolve a sua volta. Hegel ha fornito alle classi nate dalla rivoluzione industriale, le leggi scientifiche del pensiero logico che riflette le leggi di sviluppo del mondo reale come processo.

Il materialismo dialettico conserva della precedente filosofia → 1) il concetto di materialismo; 2) le leggi della logica hegeliana, come leggi del reale e non come categorie filosofiche; 3) risolve la questione gnoseologica con la teoria del rispecchiamento. La coscienza rispecchia la realtà. In questo senso la logica umana rispecchia la logica del concreto, del reale. Da ora in poi, come per gli scienziati, si lavorerà sulla realtà concreta.

Per il materialismo dialettico la realtà concreta comprende tutta la realtà umana nel suo rapporto con la realtà della natura (materia) che mantiene la propria indipendenza. Quindi realtà della natura + realtà umana + loro rapporto dialettico. Rapporto pensiero - natura che non elimina il fatto che il pensiero nasca e faccia parte della natura.

7. Con il materialismo dialettico la teoria si lega strettamente al processo reale. È il processo reale che conferma o nega la corrispondenza della teoria alla complessità del processo concreto.

Perché dissolvimento della filosofia? 

Fino al materialismo dialettico la filosofia è stata una «speculazione» sul reale. (Nasce il problema in quale misura lo rifletta. Problema per il quale non c’è una risposta dialettico - materialista. È compito della scienza appurarlo).

Con il materialismo dialettico la speculazione diviene teoria. Cioè non si discute più sul fondamento delle categorie in senso speculativo, filosofico, come se il pensiero di per sé riuscisse a fondare un sistema filosofico, a ordinare la realtà esterna prescindendone, ma si discute sull’aderenza delle categorie alla realtà riflessa nella coscienza umana (individuale e collettiva), oggettivamente inseparabili.

La scelta di Marx in questo senso è netta. Piuttosto che riscrivere la logica di Hegel in senso materialista, affronta il problema dell’economia capitalistica. Con questo. 1. colloca il problema della produzione economica al primo posto. 2. vi lega ogni altro problema umano, che ne discende. 3. lo affronta dal punto di vista concreto, cioè dal punto di vista che interessa l’umanità oggi. 4. fa di questa analisi un’arma rivoluzionaria per trasformare la realtà dell’uomo contemporaneo secondo le linee di sviluppo di questa medesima realtà (che egli individua e chiarisce teorizzandola). 5. fornisce una dimostrazione pratica del metodo seguito. Fornisce cioè una dimostrazione pratica di come debbano essere usate le categorie filosofiche della logica hegeliana per un’analisi concreta della realtà, trasformando quelle stesse categorie da speculativo - filosofi­che (valore che conservano nella filosofia hegeliana) in categorie scientifiche. Usate come le usano gli scienziati nelle loro pratiche di ricerca, riflettendo il livello della ricerca scientifica in quel determinato campo e in quel determinato momento storico di sviluppo della società umana e delle forze produttive dal cui sviluppo dipendono e al cui sviluppo concorrono.

L’avvento del metodo scientifico materialista dialettico non era possibile senza 1) un determinato livello di sviluppo delle forze produttive mondiali. 2) la nascita della classe operaia e del movimento operaio organizzato (vari socialismi ingenui) che permette l'individuazione della lotta di classe quale motore del processo sociale. 3) lo sviluppo raggiunto dalla scienza moderna.  4) il patrimonio speculativo accumulato dal sapere filosofico precedente.  

8. A questo punto, ma solo a questo punto, tutto ciò che rimane fuori dalla teoria scientifica del materialismo dialettico acquista in maniera prevalente la forma dell’ideologia e diventa strumento della lotta di classe in corso.

Precedentemente lo strumento ideologico della lotta di classe era prevalentemente la religione, mentre al pensiero filosofico era riservato il compito di riflettere sulla realtà. Poi, con Kant, di riflettere sullo stesso funzionamento del pensiero e del suo rapporto con la realtà.

Anche qui abbiamo un classico rovesciamento neg-neg. In un primo tempo tutto il pensiero è filosofia. La scienza è racchiusa nella filosofia. In un secondo tempo la scienza si stacca dalla filosofia. In un terzo tempo la scienza assorbe tutta la filosofia. Si può anche rappresentare altrimenti. La filosofia nasce e contiene in sé la scienza (pensiero antico); la scienza si distacca dalla filosofia negandola come filosofia; la scienza assorbe la filosofia ma a un livello diverso. Questo livello prende la forma del materialismo dialettico. Che ne accetta la pratica concreta di lavoro, ma ne rifiuta la gnoseologia e l’epistemologia. La feticizzazione del pensiero filosofico e scientifico ridotto a ideologia.

9. Con il positivismo la filosofia, l’economia, la scienza medesima continuano a operare nel mondo contemporaneo a produzione capitalistica avanzata come supporto del modo di produzione capitalista. La filosofia speculativa al posto della morente religiosità; l’economia politica, la sociologia, la falsa coscienza in genere, quali strumenti teorici e pratici a sostegno dello sviluppo economico capitalistico. La scienza come supporto tecnologico e scientifico (in senso marxista) per frenare il declino economico.

Economia e scienza contribuiscono anche con la loro produzione ideologica a sostenere il sistema di produzione declinante ma tuttora egemone.

10. Il residuo problema gnoseologico che riguarda il materialismo dialettico rimane affidato alla scienza. Sarà la biologia, a dirci come il cervello, i cinque sensi, eccetera, riflettano la realtà esterna.

11. La scienza a sua volta non potrà fare a meno nel corso del suo sviluppo e per il suo sviluppo di adottare le categorie del materialismo dialettico, le uniche in grado di «riflettere» la complessità data dal rapporto fra realtà esterna all’uomo e realtà interna all’uomo e di pervenire a una sintesi dei due saperi.

 

[materialismo dialettico e filosofia] 

Mehring interpretò le espressioni di Engels nell'Antidühring e nel Feuerbach come la fine della filosofia.  Mentre Engels aveva sostenuto che le leggi della logica e della dialettica - come quelle del pensiero - sarebbero rimaste indipendenti.

Marx e Engels non hanno mai proclamato la fine della filosofia, ma l'inizio di un modo di pensare scientifico e la fine del modo di pensare speculativo (SMC/220).

 

[perché la filosofia?]

La filosofia vuole scoprire il modo di essere dell’esistente. Due questioni principali. 1ª. rapporto fra essere e pensiero. 2ª. oggettività della conoscenza

Il problema consiste nel rapporto con la realtà. L’uomo si trova immerso nella realtà (realtà fisica del mondo) e fatica a collocarsi nel processo generale. Non conosce la propria natura interna né la natura esterna. Il problema è il rapporto fra le due nature. Un rapporto fra due incognite. Vuol co­no­scere la natura esterna, ma vuol anche capire quale siano i suoi mezzi per conoscerla, la loro affidabilità. Tutta la filosofia con corredo di matematica e geometria ruota intorno a questo problema.

Altra questione, mai dichiarata esplicitamente ma indirettamente fondamentalmente presente, è la funzione della lingua nel rapporto fra le due nature. In realtà la lingua è il tramite creato dalla natura interna per individuare le due nature e comunicare questa individuazione.

La lingua nasce come strumento di lavoro. Ma siccome è nel lavoro che l’uomo prende coscienza delle due nature, la lingua da strumento di comunicazione assume la funzione di strumento del pensiero. Di quella facoltà che bene o male permette all’uomo di capire le due nature per modificarle.

 

[nascita della logica]

Commistione della logica con la matematica. La «logica» è al principio la logica che sostiene il pensiero matematico. I filosofi greci sono dei matematici e la matematica fonda l’oggettività del pensiero.

La logica si stacca dalla matematica con Aristotele (384-322 a.c.) (PSM / 45). Dopo che Zenone (490-430 a.c.) aveva messo in risalto le aporie del ragionamento matematico con i suoi paradossi.

Il pensiero logico nasce dunque con la matematica e la geometria come riscontro essenziale della loro aderenza alla realtà, si emancipa nella filosofia (Aristotele), torna alla matematica (lomat), si emancipa e fonde logica filosofica e logica scientifica con la dialettica, per emanciparsi sia dalla filosofia sia dalla matematica e dal pensiero algebrico con il ma.dial (materialismo dialettico).

 

[logica e matematica]

Dalla rilettura di Colerus (Piccola storia della matematica) → la matematica come quesito della misurazione dei corpi, degli oggetti della natura, degli oggetti della geometria, del rapporto fra oggetti reali e oggetti astratti (tali sono gli oggetti della geometria). Il ragionamento matematico fonda il ragionamento logico. Poi la logica si autonomizza. Le grandi questioni della logica nascono dalla matematica. Come il rapporto fra la funzione del pensiero analitico (individuato come intelletto) e la funzione del pensiero intuitivo (individuato come facoltà intuitiva) (PSM/105). A queste si aggiunge la funzione simbolica (algebra). Dalla quale nascono gli algoritmi, eccetera.

La geometria fornisce alla matematica il materiale sperimentale. Le figure geometriche rappresentano il massimo dell’astrazione di oggetti reali. Sono il legame fra la l’astrazione matematica e la realtà. Priva della geometria l’astrazione matematica prenderebbe la forma di una vuota astrazione. Del vuoto e del nulla.

Dalla esposizione della geometria euclidea derivò una serie di regole che una volta affermatesi tentarono di eliminare e poi di fatto eliminarono "quanto non era inseribile nella struttura assiomatizzata". In particolare era occultato il percorso euristico* che aveva condotto all’acquisizione dei risultati, "forse anche attraverso errori." (MEMS/86 & segg)

[* in matematica euristico uguale a un procedimento intuitivo e non rigoroso usato per la giustificazione o la previsione di un risultato che dovrà essere dimostrato successivamente. In logica e in fisica, detto del metodo di ricerca dei fatti necessari a sostenere una teoria].

[logica e verità]

Concetto (platonico – Menone) del logicamente possibile. Che diviene l’obiezione principe del luogo comune “ma può essere anche così o cosà …” che tende a contrastare e vanificare ogni ragionamento fondato.

L’idea che la logica umana in sé sia in grado di cogliere la verità (verità, non realtà) è il residuo di un pensiero sostanzialmente magico 1. che pensa l’uomo al centro dell’universo, 2. che lo pensa come una creatura diversa dal mondo animale, 3. che lo vuole creato da dio, 4. che ha creato un dio in funzione dell’uomo.

La stessa concezione di verità è legata a questo impianto. Nel concetto di verità la realtà entra solo di straforo. La verità è qualcosa di assoluto. Figlia appunto della logica. Non a caso la matematica e la geometria sono logica pura. E le verità matematiche e geometriche derivano esclusivamente dalla concezione magica e al limite soprannaturale della logica.

 

[sofisti]

Nel V° secolo i sofisti (Protagora, Gorgia, Ippia) scoprono la relatività del pensiero. La verità è soggettiva. Il  pensiero filosofico si sposta dal terreno della pura speculazione sui massimi problemi alla concretezza ancorché inconsapevole delle questioni intellettuali. Il linguaggio umano è visto come espressione e comunicazione "indipendentemente dalla sua funzione rilevatrice della verità", come era stato sino a quel momento. Con la relatività del pensiero il suo ingresso il concetto di cultura (paideia) . Cultura che i sofisti diffondevano con l'insegnamento praticato (dietro pagamento) spostandosi di città in città.

In accordo con la sinistra socratica i sofisti concepivano la società regolata dalle leggi di natura. Erano contrari allo Stato e alle leggi statali. Contrari al censo per nascita, alle posizioni sociali precostituite, all’educazione tradizionale,alla ricchezza, alla religione.

Platone è uno dei loro più irriducibili avversari. P. è per lo Stato, la divisione della comunità in classi, la divisione del lavoro. Difende la società fondata sullo Stato. I sofisti sono per una società fondata su leggi di natura. Concetto rivoluzionario fino al momento in cui la borghesia alcuni migliaia di anni dopo, attraverso la concezione rousseauniana dell’uomo naturale, si impadronisce dello Stato simulando di riportare lo Stato alla società (lo Stato è di tutti).

La borghesia ponendosi come classe generale fa coincidere la propria classe con la società esistente. Per i greci la società esistente era la polis greca contro la non società dei barbari.  Le tesi platoniche prendono forma e consistenza per le tensioni crescenti create dalle contraddizioni della società greca.

[materialismo]

Con Epicuro arriva sulla scena del sapere, il materialismo. Epicuro (n. 342 a Samo – m. 270 ad Atene) è il primo materialista consapevole. Tutto ciò che esiste è corporeo, quantunque alcune cose come gli atomi non siano avvertibili dai sensi. L’anima solo un soffio caldo. La morte, la fine di tutto. Le idee = immagini prodotte da sensazioni e richiamate da nomi. Il nostro mondo solo uno fra molti (SDS/96 – e anche AVA/91).

Tenere presente anche Lucrezio.

 

[stoicismo romano]

(LDS/33) - Le dottrine di universale umanità di Panezio e Posidonio si adattarono senza difficoltà alla funzione di strumenti ideologici dello stato universale romano e dell’imperialismo integrale. Ciò può spiegare come fu possibile che la filosofia stoica, col suo pathos tragico, trovasse una così pronta accoglienza presso i romani, gente eminentemente pragmatica.

Gli stoici romani giungono a una comprensione del mondo così avanzata rispetto alle concezioni proprie della loro epoca, che alla fine coscienti del limite che hanno di fronte teorizzano il suicidio quale sigillo della loro integrità intellettuale. Seneca accetta l'ordine dell'imperatore di suicidarsi. Si taglia le vene in un bagno caldo.

 

[dovere e dover essere]

Il dovere (imperativo categorico) viene teorizzato da Kant e sostituisce l’obbedienza feudale. Sostituzione assolutamente necessaria alla società borghese che andava liberalizzando gli scambi e i rapporti.

La logica del potere non poteva più essere imposta autoritariamente. Doveva essere accettata in base alle leggi della natura, della necessità sociale, dell’utile individuale, eccetera.

La famiglia fu la sede dove questa ideologia venne elaborata e imposta (LDS/153). L’etica del lavoro prendeva il posto dell’etica cristiana.

Differenza fra il dovere essere kantiano e il dover essere hegeliano. Il dover essere kantiano è morale (e sostituisce il concetto feudale di obbedienza). Il dover essere hegeliano riguarda la potenzialità della cosa, tesa al suo fine di divenire altra. Dover essere uguale alla necessità del processo. In questo senso anche nei processi chimici (nell’acido o nella base caustica) esiste il dover essere.

 

[principio di non contraddizione e 4PP]

La coerenza (come concetto) nasce con le società protestanti e con l’organizzazione capitalista. Il concetto risale a Kant che aveva la preoccupazione di sostituire alla morale dettata dal convincimento religioso una morale più laica, fondata in se stessa. E creò l’imperativo categorico, la legge dentro di noi. Compito della coerenza per Kant è di mettere ordine. Come tale venne assunta da alcuni idealisti inglesi come criterio di verità  \DF voce\. La coerenza matematica comporta l’eliminazione delle contraddizioni, e altro. Il concetto è comunque legato al criterio di non contraddizione. Notare come il principio di contraddizione entrò a far parte della logica come una legge fondamentale del pensiero solo nel ‘700 (18° secolo). Qualcosa di lontano e dalle culture del mondo antico e dalle società agricole e contadine.

Mondo antico romano soprattutto al quale è ancorata la cultura italiana soprattutto per via della vera erede di quel mondo che è la chiesa di Roma (da fpg 20.6.03).

 

[Hegel]

L’hegelismo è tanto una filosofia quanto un metodo – Il metodo è la formulazione della dottrina – La dottrina è la formulazione particolareggiata del metodo – Il metodo è la dialettica – L’analisi dialettica è possibile solo se applicata ai sistemi reali – cioè costituiti da asserzioni di fatto e asserzioni di possibilità fondate su fatti.

Il sistema di non contraddizione è astratto e formale – manca di un contenuto effettivo.  Questa in sostanza la critica che H. fa alla filosofia tradizionale. Il suo materialismo (nascosto e presentato come idealismo) consiste nell’idea che la dialettica è applicabile solo alla realtà – Marx rovescerà il rapporto fra pensiero e realtà. Non è più il pensiero che hegelianamente fonda la realtà, ma è la realtà che fonda il pensiero. Il pensiero è ricavabile solo dalla realtà – Per il materialismo dialettico la dialettica non è un metodo, una dottrina, un sistema – è una legge generale del concreto.

[pensiero dialettico e pensiero logico-matematico]

Le filosofie dialettiche come filosofie rivoluzionarie (Scuola di Francoforte – Marcuse) (Esistenzialismo francese, Sartre, M. Ponty).

Le filosofie logico - matematiche e positiviste come filosofie riformiste, di sostegno al mcp. Nella sostanza immediate e irrazionali come è irrazionale il mcp.

La tesi del parallelismo delle strutture del pensiero e del reale di alcuni autori lomat sbocca in un simbolismo nel quale si rispecchia il reale (FA/136). Il reale raggiunto attraverso gli algoritmi matematici. Gli algoritmi matematici lo raggiungono ma non sanno accertarne la qualità. Lo raggiungono perché lo riscontrano nella realtà fisica dell'universo. La qualità di questa realtà rimane tuttavia inaccessibile. Confermando la teoria kantiana dell'irraggiungibilità della cosa in sé.

Già in Hegel il rapporto fra concetto e realtà è qualcosa di qualitativamente diverso. Il concetto fonda la realtà ed è in grado di coglierne la qualità e anche il senso.

Per Marx le forme fenomeniche si riproducono come forme coerenti di pensiero (CAP 1°/592). Significa che il pensiero immediato, riproduce le forme della realtà sotto la categoria dell’evidenza. L’evidenza riproduce solo le forme della realtà. Evidenza e pensiero immediato non riproducono invece il contenuto della realtà.

La semplice riproduzione delle forme è il fondamento e insieme il limite del positivismo.

 

[positivismo e idealismo]

Dietzgen (citato da Lenin in ME/218). "Gli idealisti vogliono il generale senza il particolare, lo spirito senza la materia, la forma senza la sostanza, la scienza senza l’esperienza, l’assoluto senza il relativo".

® Rovesciamo D. Diciamo che il positivismo vuole il particolare senza il generale, il relativo senza l’assoluto, l’esperienza al posto della scienza, i fatti privi del loro significato -  identifica la sostanza con la forma ed è agnostico sul rapporto realtà - materia. –|

 

[questioni metodologiche del sapere filosofico]

La mancanza di distacco da se e dagli altri è la malattia professionale degli ambienti accademici e degli intellettuali. L’azione per loro è solo un fuggire da sé, un modo decadente dell’amore di sé (Max Weber secondo M. Ponty – UT/235).

[Hobbes] – il filosofo più caratteristico della filosofia alle sue origini.

[Marx] – in Marx è il processo di causa ed effetto che viene posto in discussione – es. la società produce l’uomo ed è prodotta dall’uomo. La società è nel medesimo tempo effetto e causa dell’uomo.

Concetto del fenomeno fondante e del fenomeno fondato.

[Marx 2] – "il metodo di esposizione deve distinguersi dal metodo di indagine. L’indagine deve appropriarsi del materiale nei dettagli, analizzare le varie forme di sviluppo di queste, scoprirne il nesso interno. Solo quando si è fatto questo si può esporre corrispondentemente il movimento reale".

[concetto di "felice errore"] – l’errore che mette in moto un meccanismo imprevisto il quale provoca l’evento che si voleva (e non si era riuscito a raggiungere).

[Sartre] – 1) superarlo per svelarlo; 2) svelarlo per manifestarlo a tutti; 3) manifestarlo a tutti per risolverlo (Sartre – critica ragione (?), pag 88).

[Henri Lefebvre] – 1) descrittivo. Osservazione ma con lo sguardo informato dall’esperienza e da una teoria generale; 2) analitico - regressivo. Analisi della realtà, sforzo per datarla con esattezza; 3) storico-genetico. Sforzo per ritrovare il presente ma delucidato, compreso, spiegato.

[M. Ponty] - la regola della responsabilità sostituisce la regola della sincerità e viceversa (SNS/210).

®  Sul concetto di responsabilità – Leggo sui giornali un dibattito sulla questione del libero arbitrio, della responsabilità, del condizionamento delle strutture cerebrali sul pensiero e sulle azioni umane in generale e sulla libertà di azione dei singoli individui.

Questioni che giudico residui metafisici legati più all'esistenza della divinità e al legame dell'uomo con questa esistenza. Prendiamo il concetto di responsabilità. Se per responsabilità si intende il fatto materiale di essere gli autori di specifiche azioni e di aver contribuito con quelle azioni o comportamenti a determinare alcuni fatti, bene. D'accordo. Ma se per responsabilità si intende la capacità dell'individuo di essere consapevole o meno delle proprie azioni e delle conseguenze della propria condotta, allora il discorso si impiccia. Nasce la questione dei condizionamenti. Sociali, economici, genetici, neurali, culturali. E non ci siamo più.

Ora. L'individuo deve rendere ragione delle proprie o altrui azioni solo per il danno che queste azioni comportano agli altri individui o alla società nel suo insieme. Questo al primo posto. Al secondo posto il grado di coinvolgimento dell'autore del danno. Ignorando il suo livello di consapevolezza. Danno e coinvolgimento è ciò che conta. Valutazione e individuazione del danno e livello del coinvolgimento sono misurati secondo le regole sociali e culturali prevalenti all'epoca dell'evento. Soggette alla cultura e alla mentalità di una determinata formazione sociale, all'insieme delle regole stabilite dalla società oggetto del danno, all'attentato del suo livello di benessere, eccetera. E anche al rapporto fra il soggetto giudicato e la formazione sociale, o chi per essa, giudicatrice.

È all'interno del rapporto soggetto – società che emerge il criterio delle circostanze  che hanno concorso a procurare il danno. La gratuità del danno è la circostanza più grave. Circostanza che ha la caratteristica di essere priva di circostanze oggettive. E dalla quale si parte con l'analisi psicanalitica dell'individuo (7.3.06.). –|

 

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