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Intorno al concetto dì cultura

(sul tema vedi anche  le “Forme del processo e mdp e “Letteratura e cultura borghese)

 

§* La cultura come «storia della cultura» e la cultura come «pro­cesso della coscienza», «sviluppo della ragione». Oppure la cultura come cultura della falsa coscienza e la cultura come coscienza.

§*  La cultura quale movimento di analisi della realtà, di cui la cultura è il riflesso. Poiché la cultura non ha un rapporto con se stessa bensì con la realtà che riflette. E questo riflettere la realtà, come ha ben spiegato Hegel, è stato prodotto da un movimento progressivo di penetrazione della realtà e di adesione allo stesso movimento della realtà.

§* La cultura moderna è rigorosamente analitica. Rigorosamente cioè esclusivamente. Un limite sostanziale che la chiude dentro il recinto del puro fenomeno. Una cultura esclusivamente fenomenologica.

[la cultura]

La cultura è la forma che assume la coscienza nel corso dello scambio che l’uomo ha con la natura esterna e con la propria.

Anche la propria natura gli si presenta come estranea nella misura in cui è già costituita. Alla natura esterna e alla natura interna si aggiunge, nel corso dello sviluppo, la natura sociale che gli si presenta altrettanto estranea.

A seconda della natura dello scambio con la natura e con se stesso, la cultura assume forme diverse. Magiche, religiose, filosofiche, letterarie, artistiche, scientifiche, teoriche..

Le forme prese dalla cultura scandiscono lo sviluppo delle forze produttive.

"A considerare più attentamente la cosa si vedrà anche che tutti i rapporti dissolti erano possibili solo ad un determinato grado di sviluppo delle forze produttive materiali (e quindi anche spirituali)" (LINN 2°/132).

 

[vari modi di intendere il termine cultura]

La parola cultura ha l’inconveniente di rappresentare cose diverse (EDS/39).

  Per cultura in generale s’intende un insieme di funzioni, di usi, di convenzioni che regolano l’agire umano.

 Varie le forme della cultura → la cultura come «storia della cultura», la cultura come «pro­cesso della coscienza», «sviluppo della ragione». Oppure la cultura come cultura della falsa coscienza e la cultura come coscienza.

Culture = tradizioni sociali divergenti di popolazioni distinte.  Le culture rappresentano società in quanto i loro caratteri distintivi sono dovuti interamente a tradizioni sociali /29/. Le tradizioni sociali che determinano la cultura si esprimono in abitudini di pensiero e di azione, in istituzioni e costumi. Fra i caratteri distintivi del processo evolutivo l’uso di simboli convenzionali per registrare e trasmettere informazioni, unità di peso e di misure di tempo e di spazio /171/.

Per gli archeologi = un insieme di tratti associati che ricorrono ripetutamente /39/. Vale a dire aggregati ricorrenti che gli archeologi chiamano culture. 

Per gli antropologi = tutti gli aspetti del comportamento umano che non siano riflessi o istinti innati /39/. Tutto ciò che gli uomini derivano dall’educazione, dalla società umana piuttosto che dalla natura e dall’ambiente subumano.

Tutti questi fatti sono immateriali.

La cultura trova espressione nell’azione /42/.

Una cultura è anche adattamento all’ambiente /44/.

Il concetto di diffusione /179/.

 

[cultura politica]

Per politica si intende quella pratica con la quale le classi dominanti organizzano i loro rapporti con la classi dominate. I rapporti al proprio interno. I rapporti con quella parte del mondo fuori dai confini del proprio dominio.

Di conseguenza per cultura politica s’intende un insieme di funzioni, di usi, di convenzioni che regolano l’agire politico umano. Funzioni, usi e convenzioni che per funzionare devono essere conosciuti.

 

[movimento sociale culturale]

Per movimento sociale culturale (mvsc) s’intendono le grandi mode culturali che pervadono la società umana.

(da una ds con Pat. E dopo aver letto il libro di Dorfles sulle mode - MGD).

® Prima i singoli pensatori. Poi il movimento sociale culturale (il cristianesimo p.e.). Poi i pensatori che interpretano il mvsc riscoprendo e interpretando i classici (Aristotele e Platone) alla luce delle nuove idee o del nuovo sentire. In questo senso le mode culturali segnano un’epoca allo stesso modo di come la segnano i singoli pensatori. Questi quando incidono e nella misura in cui incidono diventano dei classici. Tuttavia il mvsc li deforma, li annacqua, li stravolge, li trasforma in ideologie, in mode. La moda culturale e già in sé una ideologia.

Nuovi pensatori tentano di «sistematizzare», dare una dignità teorica ai prodotti del mvsc. Lo fanno all’interno della loro capacità culturale e intellettuale. Non sono degli innovatori. Sono degli interpreti del mvsc e, si potrebbe anche dire che sono dei sistematizzatori, degli organizzatori delle ideologie.

Nella maggior parte dei casi si tratta di un pensiero debole, scarsamente incisivo come pensiero e come riflessione. Il quale tuttavia dà vita a nuove correnti e nuove formazioni del mvsc (5.04.98). –|

 

[cultura e sociologia]

La svolta culturale –  La questione di fondo investe il rapporto fra la sociologia e la cultura. La cultura può interessare la sociologia? La sociologia deve tenere conto della cultura? E via di seguito (evds).

Si passano in rassegna le teorie delle varie scuole. La germanica, la britannica, la francese, la statunitense.

® La struttura di una società è in rapporto dialettico con la cultura di quella società, così come è in rapporto dialettico con le strutture economiche, politiche, culturali &c di quella stessa società. Ora è possibile e corretto analizzare queste strutture separatamente per osservarne i mutamenti e le reciproche influenze, tenendo presente tuttavia il loro rapporto dialettico e come l’una incida sull’altra e l’altra sull’una.

Lo sviluppo economico e tecnologico incide e spinge verso il mutamento le strutture sociali di una formazione umana. Queste strutture favoriscono o frenano lo sviluppo. Questa azione di freno o di spinta è strettamente legata alla cultura di quell’insieme, al suo feticismo, al suo simbolismo, alla sua visione del mondo, evds. Alla lunga le strutture economiche condizionano le altre. È tuttavia reale che le altre concorrono al minore o peggiore funzionamento o alla realizzazione di quelle medesime strutture economiche.

Una funzione che incide vuoi sulle strutture economiche, vuoi sulle strutture sociali vuoi sulle strutture culturali è la lotta di classe, che incide potentemente sull’intero insieme. –|

 

[cultura erudita e cultura ma.dial]

Lo scontro intellettuale è lo scontro di una cultura erudita e conservatrice con una cultura che tenta di individuare nel processo storico i tratti essenziali, come in effetti è la cultura ma.dial. La cultura erudita è invece quanto resta della cultura di una classe al suo declino, che la aveva usata e la usava come segno di identità e di auto inganno ideologico.

[la base della cultura e del comune sentire]

La [R è questa. La base della cultura e del comune sentire è di provenienza religiosa. Le grandi civiltà sono racchiuse in un involucro religioso. La filosofia, la logica, la scienza, la ragione in senso lato sono lontane dal permeare il comune sentire. Comune sentire che è influenzato dalle angosce della vita, della morte, della malattia, del destino, della giustizia, della lotta per la sopravvivenza, per la promozione sociale, eccetera. Lo sviluppo delle forze produttive da un lato attenua queste angosce, dall'altro le alimenta attraverso l'alienazione. Il tentativo comunista in genere e sovietico in particolare di sostituire la fede religiosa con la fede ideologica è in parte riuscito e in parte fallito. Non c'è da meravigliarsi dunque - e questo è stato detto più volte (mm) - se la grande simbologia permea di sé le religioni come le ideologie. Così si parla di religiosità delle ideologie e ideologizzazione delle religioni. Non a caso le grandi civiltà coincidono con le grandi religioni. Lo scontro religioso è in realtà uno scontro fra civiltà e culture diverse e sempre antagoniste. La penetrazione di una civiltà è stata sempre condotta schierando le proprie forze dietro parole d'ordine religiose. Solo negli ultimi due secoli con la rivoluzione illuminista cui si è aggiunta quella comunista, simbologia e precetti religiosi hanno cominciato a essere sostituiti da parole d'ordine e da simbologie di carattere filosofico e/o ideologico. Tuttavia – per motivi storici ben individuati, come la marcia indietro delle monarchie illuminate nel '7oo per esempio – l'impasto mentale delle varie culture poggia sugli antichi dettami e credenze religiose. Certamente la «ragione» ha aperto larghe brecce riuscendo a integrare le strutture culturali dei paesi più avanzati. I concetti di progresso, di modernità, di giustizia sociale, di sviluppo, di diritti inalienabili delle persone, eccetera, hanno messo radici nelle istituzioni, nelle relazioni internazionali, nei rapporti economici, eccetera, senza raggiungere tuttavia le strutture più profonde della società rimasta legata alle proprie origini tribali e religiose di cui si fa scudo e si serve per fronteggiare come meglio può e sa fare lo scontro di classe e sociale sempre molto vigoroso ancorché negato (cfr GLB).

 

[religione base del pensiero comune]

Il pensiero religioso rimane la base del pensiero comune (vedi @PC). In tutto il mondo. Il pensiero religioso è strettamente legato allo scambio uomo - natura? Alla penuria? Allo sfruttamento? Sicuramente all'alienazione. Intorno al '7oo, mentre il mcp poneva le basi per la propria egemonia, fu necessario ricorrere di nuovo all'apparato ecclesiastico - sacerdotale per imbrigliare le classi subalterne spinte all'azione dalle nuove idee che erano al fondo della rivoluzione borghese in progresso. L'urto è ancora fra quelle idee che hanno preso soprattutto la forma del pensiero esistenzialista - rousseauiano (culminato con le agitazioni studentesche del 1968) e la brutale realtà del modo di produzione sempre più impigliato nelle contraddizioni che gli sono proprie e che vanno lentamente esplodendo (da fpg 17.03.94)

 

[la cultura moderna]

 “Visto più da vicino è necessario superare la contraddizione tutta moderna fra il sentito e la cosalità.  Uscire nella migliore delle ipotesi dal positivismo e dall'esistenzialismo.  Affrontare la lacerazione fra essere un soggetto o essere un oggetto.  Lacerazione che si proietta sugli altri (in senso psicanalitico) assumendoli come oggetti o come soggetti.  Feticizzati in ambedue i casi.  È necessario avere almeno un'idea della psicanalisi, della psichiatria, della biologia, della fisica, della matematica, della filosofia, della logica, dell'economia, della storia.  Almeno.  E vivere, perché no?” (da @INDIV3).

Una cultura è moderna nella misura in cui aderendo al massimo di realtà possibile smorza e sdrammatizza le situazioni. Poiché ha la coscienza dell'ampiezza dei comportamenti e delle loro motivazioni. Alla stessa maniera rende normali e affronta con sufficienza o con ironia le reazioni alimentate dalle culture e mentalità tradizionali (21.6.05).

 

[cultura e falsa coscienza]

Con i reality show e tutte le trasmissioni che pretendono di portare lo spettatore sin dentro la quotidianità vissuta di qualcuno o di qualcosa, assistiamo a una sempre più  massiccia partecipazione della gente/pubblico/spettatori vuoi nello spettacolo vuoi nella quotidianità della vita.

Un fenomeno da paragonarsi al '700 quando il pubblico cominciò a giudicare romanzi e letteratura? Dando il via  alla autonomia e alla indipendenza delle arti? L'arte ci ha guadagnato? La questione è chi deve giudicare cosa? Le élite intellettuali in senso stretto o il pubblico/gente in senso lato?

Penso che il fenomeno, rispetto al «motivo» che lo sottende, sia il medesimo, ieri come oggi. Mentre assolutamente diversa è la forma presa. Il «motivo» è rappresentato dalla crescita del rapporto di moltitudini sempre più vaste con la cultura e il potere. Rapporto che si presenta come una vera e propria irruzione nella cultura e nel potere.

Naturalmente ogni irruzione è fastidiosa e irritante. Contamina la cultura. Riduce la cultura a falsa coscienza generalizzata. Opaca e vischiosa.

Ma il «motivo» rimane. L'avanzare della coscienza sotto la forma della falsa coscienza (da fpg 17.11.5).

 

[cultura # genialità]

Leggevo giorni fa su Repubblica un articolo di Mantagu. I suoi incontri con Einstein. Terribile. La banalità di questi due geni. Insondabile. Einstein un tecnico geniale e completamente imbecille. D'altra parte bastava leggere i suoi appunti di diario per saperlo. Ma la conferma è completa. Di cosa si trattava? Di un individuo che avendo marciato per intuizioni geniali e clamorose in un settore molto preciso, applicava il medesimo metodo a tutto il resto del sapere. Solo che nel resto la genialità veniva meno. Poiché non c'è genialità senza cultura. E la cultura generale del nostro Einstein era scadente. In fondo schierarsi dalla parte dei parametri nascosti e credere che il problema della convivenza umana dipenda dal grado di aggressività (senza chiedersi cos'è che scatena questa aggressività eccetera) proviene dalla stessa mentalità/cultura (da ndc 17.09.85). 

 

[ideologia - tra coscienza e falsa coscienza]

Rileggo H.  (cnf appunti sulla logica). Il grado di arretratezza culturale degli Einstein, Frege, Cantor, Hilbert, eccetera mi fa quasi senso. E mi giunge come una scoperta e una novità. Invece non è una scoperta né una novità. Tuttavia ne prendo piena coscienza solo ora. Mi chiedo  cosa mi sia sfuggito ad oggi o cosa mi sfugga oggi. Mi convinco ancora di più che con Marx e la rivoluzione di ottobre, l'umanità stia appena uscendo dalla preistoria. Sono colpito dalla rozzezza di quelle menti matematiche. Dall'arretratezza del loro quadro culturale generale di riferimento. Questo del quadro di riferimento è un concetto da porre in primo piano. Il quadro generale culturale di riferimento è, in altre parole, l'ideologia. E la loro ideologia è rozza e povera. È vero, tutte le ideologie sono rozze e povere in sé. L'ideologia è una miscela di coscienza e falsa coscienza. Dove la falsa coscienza fa la parte del leone. Ma ci sono false coscienze più avanzate e false coscienze più arretrate. False coscienze aperte sul futuro e false coscienza fisse sul passato. Eccetera (da ndc - 13 ottobre 89).

 

[cultura e tecnicismo]

La professionalità è anche specializzazione, nel senso che la professionalità è la sicurezza dei metodi e delle risposte nel settore di intervento specifico. La sicurezza dei metodi e delle risposte è data dalla cultura acquisita sulla storia e gli strumenti di intervento a disposizione nel settore in cui si opera. Ora il concetto di specializzazione è riduttivo di quello di cultura. Il tecnico è indubbiamente uno specialista. Cioè un individuo che possiede gli strumenti necessari di intervento senza riuscire a organizzali fuori del settore. Senza cogliere i nessi fra il settore e gli altri settori nel loro insieme (cioè fra i livelli in cui la realtà si suddivide nel prendere la propria forma). Se la specializzazione presa in sé ha questo difetto (dare vita al tecnicismo), la cultura che non entri all'interno del settore ne ha un altro, non meno grave, che è il dilettantismo. L'oscillazione fra dilettantismo e specializzazione (tecnicismo) è permanente. Se la cultura è saper fare tutto ciò che gli altri sanno fare, allora la cultura non è raggiungibile. Ma una buona cultura, sì. Una buona cultura è capire tutto ciò che gli altri capiscono. E capire non è necessariamente saper fare (da ndc – 31 gennaio 81).

 

[sapere e azione]

La risposta che la grande maggioranza degli individui vogliono avere è su «ciò che debbono fare». Ora il punto è che per sapere ciò che debbono fare non passa loro per la mente che sia necessario conoscere le condizioni di questo fare, che per conoscerle è necessario analizzarle. Fare un'analisi delle condizioni, cioè della realtà. Insomma si scinde l'analisi della realtà dall'analisi dell'agire. Questa spinta all'agire senza analisi delle condizioni è uno degli ostacoli maggiori all'interesse che si porta alla conoscenza della realtà, all'apprendimento, eccetera. L'apprendimento comune è solo relativo all'agire, privato dall'apprendimento delle condizioni. O meglio l'apprendimento delle condizioni è legato a una zona della realtà così contigua all'agire che ne falsa l'analisi.

Insomma. Il riflesso è «cosa devo fare» e non «cosa debbo sapere» (sia pure per fare). Nel processo il sapere si autonomizza dal fare e diventa un sapere puro (disinteressato, come si dice), diretto a un fare probabile, possibile, ancora sconosciuto. E questa è la forza della ricerca cosiddetta pura (da fpg 05.11.01).

 

parole chiave di ricerca

[cultura (sul concetto di) [cultura : mode [ideologia [sociologia e cultura [pensiero comune [religione [coscienza e falsa coscienza [matematica e ideologia [sapere tecnologico

[Dorfles [Einstein

 

“Intorno al concetto di cultura” [§CLT]

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