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Intorno al concetto di infanzia

(leggendo la Giallongo)

 

Il lavoro di Angela Giallongo sul bambino medievale (BME) è di quelli che gli accademici chiamano compilatori.

Nessuna tesi, ma molte notizie interessanti.

 

Ph. Ariès (intellettuale francese contemporaneo) conduce una ricerca, considerata già `classica`, sulla comparsa del concetto di bambino. Il concetto sotto la forma di sentimento per l'infanzia` è il prodotto della cultura borghese /8/, quando il Romanticismo sulla scia di J.J.Rousseau considerò l'infanzia come il momento migliore della vita.

P. A. ne individua tracce anche nell'Umanesimo e nel Rinascimento /9/.

Freud frantuma la concezione rousseauiana e J.Dewey fonda la teoria dell'autonomia dell'infanzia` /9-12/.

J. Piaget supera l'idea che la mente infantile sia qualcosa di difettoso o una versione primitiva del pensiero adulto per approdare allo studio dello sviluppo infantile quale riferimento ai processi di conoscenza e socializzazione.

 

La questione del tempo. La concezione cristiana altomedievale è indifferente al tempo e al suo trascorrere. Quello che contava era la vita eterna caratterizzata dall'eternità. Eternità uguale a immobilità. Eternità lassù, immobilità quaggiù /17/.

® Per l'uomo ancora immerso nella natura il tempo inteso come trascorrere degli anni doveva avere un significato molto relativo. L’alto medioevo rappresenta per qualche verso un nuovo tuffo nella indeterminatezza della vita. Manca il senso del processo e dello sviluppo. La quotidianità della vita riassume l'intera vita. –|

 

Le cinque età - infanzia, puerizia, giovinezza, vecchiaia, senilità. La natura quale manifestazione del soprannaturale /19/.

Le età del bambino, influenzate dalla letteratura medica classico-romana che aveva fissato fino a sette lo stato dell'infanzia  Fino a quattordici anni si viveva in uno stato di subordinazione. Era fra i quattordici e i quindici che si entrava nel mondo adulto con la funzione di scudiero /20-21/.  E qui cominciava per i giovani nobili l'addestramento militare.

 

Nel medio evo, a 10 anni potevano essere già pronti per esercitare responsabilità adulte e sia gli uomini che le donne cominciavano l'apprendistato di corte /23, 26/.

 

Ritenere i piccoli privi di ragione perché non parlanti è stata un'opinione durata a lungo /23/.

Una versione ci indica come già a cinque anni un bambino fosse in grado di lavorare, mendicare e "procacciare per sé e la madre" /25/.

 

Il bambino viene considerato in generale un individuo in sé perverso (dottrina della perversione originale) /57 e prc/.

 

L'infanzia e le donne. Sette anni era considerata l'età giusta per iniziare la bambina ai lavori domestici. A dieci era ritenuta matura e in grado di assumersi responsabilità adulte /27/.

Francesco da Barberino scrive un lungo brano consolatorio per quelle ragazze che a dodici anni non sono ancora andate a nozze /28/.

Nelle classi dominanti otto e dieci anni erano buoni per maritarsi. Nelle classi povere le bambine cominciavano a lavorare a qualsiasi età /28/.

Comunque l'età ideale per il matrimonio - le ragazze a dodici anni, gli uomini fra i venti e i trenta /32/.

 

– Ogni età aveva il suo prezzo → vedi pag. 34.

– Nel basso medioevo grande calo demografico /38/.

– 1300 sistema educativo basato sulla negazione del corpo e sulla repressione delle pulsioni sessuali.  Proibito lavarsi, mangiare con gusto, danzare, giocare, ascoltare musica, vestirsi morbidamente.

 

Nel medio evo l'infanzia non era concepita come una fase a sé /44/.  Per Agostino e il pensiero cristiano l'unico compito dell'uomo era quello di avvicinarsi ed elevarsi a dio.  Concezione che poneva l'umanità fuori dalla storia. Il giudizio sull’infanzia fu fortemente contraddittorio. Da un lato gli si attribuiva l'innocenza, la semplicità, la tenerezza, l'assenza di malizia, di inganni, di ipocrisia, di spirito di vendetta /43/, dall'altro, quale prova del peccato originale, i fanciulli mostravano di essere fragili, maliziosi, avidi, ribelli, gelosi ed egoisti (Agostino) /45/.

Per combattere l'inclinazione al male → punizioni e disciplina /48/.

Sono proibite le coccole, le risate, i vezzeggiamenti, il gioco (lettere paoline e Regola pastorale di Gregorio Magno). La tolleranza giudicata pericolosa. La sottomissione, d'altra parte regola di tutti rapporti sociali dell'epoca.  Privati e pubblici, padre-figlio, uomo-donna, padrone-schiavo, maestro-discepolo, suddito-autorità..  /50/.

 

Convinzione che i costumi dei ceti subalterni e della servitù dipendessero unicamente dal comportamento esemplare delle classi dirigenti e padronali /57/.

 

La legislazione monastica e il governo dell'infanzia /59–76/ – L'immaginario pedagogico medievale /77–88/ – La scienza e l'infanzia /89–97– 198 – Ippocrate e il fattore età /97/ – Teoria dell'ereditarietà dei fattori acquisiti. Le caratteristiche dei genitori si riflettono nei figli /99/ – Assimilazione della natura infantile a quella femminile /100 & 104/ – Prima la vita fisica, poi gli istinti, poi la ragione /103/ – Differenze genetiche fra i sessi /105/ – La teoria del calore /107/ e dei quattro elementi primari /111/. Regge per ben quindici secoli /113 → Struttura fisica e posizione sociale /161/.

Il seme delle pediatria e della puericultura. Gli arabi fra l'Ottocento e il Milleduecento /162/ – Aldobrandino da Siena /163 → Guida pratica di norme igenicosanitarie – I bambini l'anima e il coraggio /170/ – Due bagni la settimana, tre pasti al giorno /171/ – Qualche intuizione pedagogica moderna /172, 176/ – L'allattamento – La mortalità infantile /182/ – L'infanticidio /184/ – Qualche fonte diretta – L'esperimento di Federico II /193/ –L'educazione infantile in Francia e in Italia (Milleduecento – Millequattrocento) /199/.

 

A partire dal 1200 nascono i manuali di buone maniere.

Convinzione che l'apprendimento nell'infanzia sia il  più duraturo /199/ – L'abbandono morale e un'indulgenza eccessiva fonti delle storture del carattere /200/.

Lo svago riconosciuto come un bisogno dei minori /203/.

Le punizioni /201/ sostituite dall'indignazione /204/. Nutriti con carne di scarto /205/.

A partire dal 1500 ci si preoccupa anche dell'educazione intellettuale dei ragazzi /206/.

Nella nobiltà bassa → educazione più rigorosa e «virile», amore per le armi, capacità di uccidere, concetto del farsi onore, cieca obbedienza /207-208/.

Sul versante femminile sin dal periodo greco l'educazione fu basata sulla cultura dell'abnegazione. Libertà e padronanza di sé riservati ai soli uomini /209/.

Convincere le donne a non avere mai fiducia in se stesse /210/. Educate alla passività, considerata la migliore delle doti /214/.

I romanzi informano più sugli ideali (sull'ideologia) che sulla realtà effettuate /213/.

© Ideologia = come una classe si descrive o vorrebbe essere. –|

Alle pagg. 215-218, altre regole (compreso il digiuno e la maniera di piangere).

Il caso di Christine de Pisan, antesignana delle donne moderne e emancipate (ma non nella libertà sessuale) /218  /.Fra l'altro suggerisce alle donne di piegarsi volontariamente piuttosto che essere sottomesse con la forza /219/.

© Il controllo delle emozioni, un'educazione riservata sicuramente alle donne /221/.–|

 

I bambini medievali non andavano a scuola. Una pratica era di mandarli ospiti di altre famiglie dove erano obbligati a ben comportarsi.

 

Funzione della cavalleria /223, 224 segg/.

Le abilità dei fanciulli consistevano nell'allevare uccelli, addestrare cani, pratica nell'uso della balestra, cavalcare, giocare a scacchi, a tric-trac, sostenere una conversazione. L'iniziazione poteva cominciare anche verso i tre anni. La pratica la collocava intorno ai dodici.

Tre passaggi. Paggio, scudiero, cavaliere /227/. Addetto alla regina, occuparsi della tavola, servire l'acqua, porgere le tazze e il pane, fornire l'occorrente per lavarsi le mani, cura dei cavalli /228/.

Per le donne situazione più incerta. In primo luogo poteva esservi il convento. Per le altre il ricamo e la musica /229–231/.

Il pudore ha la precedenza sulla scienza /234/.

Importanza della tavola.

 

Le corporazioni medievali centri di formazione /238/.

 

/fino a pag. 255/  Differenza di trattamento fra l'infanzia delle famiglie aristocratiche e borghesi con i figli delle classi lavoratrici e povere. I primi mandati fuori casa per svezzarsi ed educarsi, i secondi no. I secondi non studiavano, non dovevano studiare, cominciavano a lavorare sicuramente verso gli otto anni, a volte prima. Le figlie delle classi alte ricevevano un'educazione severa indirizzata al pudore e al controllo. Il pudore faceva aggio su tutto. Le seconde potevano ridere, sfogarsi "nel movimento", non logorarsi nel controllo. Andavano a servizio anche a cinque anni. Una maniera per emergere dei due sessi era di avere una buona/bella voce.

 

Nascita della famiglia ristretta. A partire dal '200. Struttura che ancora si mantiene.

Con la famiglia ristretta nasce il sentimento per l'infanzia, ignorato prima /257/.

 

È verso il Mille che si fa strada un sentimento per l'infanzia. Per esempio il compiacimento della madre per il figlio. Si preferivano i maschi, naturalmente /161 segg/.

Le fonti sono i romanzi.

Dolore della madre per un figlio mandato a corte a tre anni.

Correva la credenza che partorire gemelli significava essere state con più uomini /265/.

Si fa strada l'idea che un bambino non debba essere ucciso per le colpe dei propri genitori /267/.

Nel 1300 si afferma l'idea che la madre abbia una sua importanza nella crescita della prole oltre il padre ritenuto fino a quel momento l'unica figura centrale del rapporto con i minori /269/.

E si afferma anche un sentimento verso l'infanzia (gli orfani, i poveri)  /279/.

Nasce l'ossessione sessuale per l'infanzia.

Modi di vedere la sessualità infantile e adolescenziale. Idee senza alcun fondamento razionale. Si razionalizzava questo e quello interpretando la cronaca (il comportamento reale di bambini e adolescenti) a seconda di punti di vista sociali, di credenze, luoghi comuni, sapere orale. La sessualità comunque nemica potenziale /292/.

 

 

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