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Le filosofe (1)

di G. De Martino & M. Bruzzese

 

Le donne protagoniste nella storia del pensiero.

(riorganizzazione, rifacimento e aggiunte agli appunti presi da fs)

 

[mito e mitologia] – Il mito racconta se stesso, non è raccontato da alcuno.  Unità di soggetto e oggetto narrativo. I protagonisti del mito – dei ed eroi – non sono coinvolti negli eventi raccontati, ma sono gli eventi stessi. Non hanno identità (ognuno è quello che è e non un'altro). Vengono identificati dagli eventi narrati che si svolgono in più tempi nello stesso tempo, in più luoghi nello stesso luogo, e in più soggetti nello stesso soggetto.

In questo senso il mito non può essere altro che quello che è,

® Sembra la descrizione del bing-bang. In Principio tutto è unito e confuso, amalgamato. Con il tempo – che poi è la storia – l'oggetto si organizza. Organizzandosi dà vita ai soggetti, alle identità, ai principi e alle leggi (quelle di natura, per esempio).–|

 

[religione e magia] – La magia tenta di dominare la natura, vincendone le leggi, superandole e asservendole magicamente agli uomini. La religione pone gli uomini in una posizione subordinata di fronte alle forze e alle entità superiori, che vanno neutralizzate con sacrifici e preghiere, riti, cerimonie, eccetera.

® È la religione che fonda la società. Probabilmente simbolizza la «necessita» e la confusa e inconscia consapevolezza che l'uomo può raggiungere la libertà di fare o non fare solo dopo aver individuato, riconosciuto e accettato la necessità.

Il soggetto si emancipa dall'oggetto solo dopo averlo riconosciuto, assunto e superato. –|

 

[la donna e l'autorità] /15/ – La vita religiosa determinante nel mondo antico e nel mondo medievale.  Gli ordinamenti religiosi matrice di tutti i successivi ordinamenti sociali.  Ruolo della donna vario.  Da protagonista indiscussa a comparsa. 

Fino a che l'autorità religiosa ha coinciso con l'autorità politica le donne ne sono state tenute ai margini.  Ma quando, in seguito all'evoluzione sociale, i ruoli religiosi, i ruoli politici e i ruoli culturali si sono differenziati, allora le donne hanno potuto partecipare meglio alla vita religiosa, ottenendo un rapporto migliore con l'autorità negato negli altri settori della vita pubblica.

 

[Bachofen] /20/ – Il ruolo ricoperto dalle donne ai primi albori della civiltà è rintracciabile nelle forme esoteriche e immaginifiche del mito e della mitologia. Risaliamo alla civiltà Egea più antica. I miti teogonici, relativi all’origine degli dei che si presume risalgano al mondo egeo dell'età del bronzo (dopo il 4.ooo pev), ruotano intorno alla figura della Grande Madre o madre degli dei.

La Grande Madre simboleggia la genesi del mondo. Sia dal punto di vista cosmologico che ontico.  Sia come nascita del cosmo sia come nascita dell'individuo. La Grande Madre è tanto maschile quanto femminile. Dalla scissione della primitiva unità nascono i «genitori del mondo», rappresentativi dei due sessi.

Bachofen (a cui Neumann fa riferimento ripetutamente) scopre e riassume nella formula discussa ma fortunata, del matriarcato, il significato del mito teogonico della Grande Madre.

/21/ Le critiche più recenti alla teoria di Bachofen, più che sulla plausibilità dell'idea di matriarcato, si appuntano sul problema della discendenza matrilineare la quale non implicherebbe, per se stessa il matriarcato.

Secondo Bachofen, alle origini, i rapporti fra i due sessi erano regolati dalla mera forza fisica. È la fase dell'afroditismo, in cui vigeva la "confusione" sessuale ed era ignoto il ruolo maschile nella procreazione. La madre era il solo genitore identificabile.

A questa fase seguì, prima, quella delle donne Amazzoni – guerriere e misantrope crearono il conflitto armato tra i sessi – e, successivamente, la fase del «diritto materno» nella quale i due sessi trovarono una conciliazione che sanciva la supremazia delle donne sia sul piano dinastico che su quello religioso e politico. In questa fase la donna, orientata per sua natura verso il soprannaturale, riuscì a convertire l'uomo ai valori religiosi e a sospingere l'umanità da uno stadio di primitiva promiscuità e predazione a uno stadio che vide nascere la famiglia (matrimoni) e l'agricoltura.

® Ipotesi. Con il matriarcato si afferma l'agricoltura e con l'agricoltura nasce la famiglia. –|

La fase del Matriarcato è simbolizzata dal culto di Demetra, figlia di Rea e madre di Persefone (Kore), dea dal profilo assai complesso e collegata direttamente al mito della Grande Madre.

 

[il matriarcato] /21–22/ – Bachofen rintracciò le testimonianze più evidenti sul diritto materno studiando il popolo Licio. I Licii, come riferisce Erodoto, davano ai loro figli il nome delle madri. Contava solo il lignaggio materno. Nel diritto consuetudinario licio, sembra che il diritto ereditario fosse esclusivo delle figlie.

Per Bachofen, il diritto materno non appartiene a un determinato popolo, ma corrisponde a quello stadio della civiltà che precede il sistema patriarcale. Le forme di esistenza dominate dal potere femminile appaiono principalmente presso quelle popolazioni più antiche dei popoli ellenici. Sono un elemento essenziale della cultura originaria, il cui carattere specifico è strettamente connesso al predominio della maternità, così come l'ellenismo lo è al potere del padre.

Tracce di diritto materno e della civiltà a esso collegata sono riscontrabili tra i Locresi, i Lelegi, i Carii, gli Etoli, i Pelasgi, i Cauconi, gli Arcadi, gli Epei, i Minii, i Teleboi. In questo tipo di civiltà (completamente diversa da quella ellenica) si riconosce l'idea fondamentale da cui trae origine il legame delle madri immortali con i padri immortali, la preminenza dei beni e del nome materno e dell'intimità dei fratelli e delle sorelle della madre, su cui infine, si basa il termine "terra materna", la maggiore sacralità del sacrificio femminile, e l'inespiabilità del sacrificio. 

/23/ – Merito di Bachofen, aver posto in luce, definendolo vocazione religiosa della donna, in quanto generatrice della vita, i rituali religiosi, propri delle forme comunitarie più arcaiche. La donna secondo B.  incarnava il sentimento religioso e comunitario, ma impersonava anche l'enigmaticità della genesi, l'interrogativo cosmologico. 

 

® Più convincente la tesi che può ricavarsi da Bataille.  Il ruolo religioso femminile interpretato come  la necessaria concessione per placare i detronizzati dei della promiscuità. E, in seguito, per la rinuncia del primato femminile.  Sarà necessario attendere il cristianesimo perché le donne siano escluse anche dalla sfera religiosa.  Il cristianesimo rappresenta la vera rottura con la cultura del mondo antico pur conservandone molti aspetti rituali e mitici, ma incorporandoli e stravolgendoli. 

C'è da chiedersi, perché questa progressiva estromissione della donna dal sociale istituzionale? Estromissione che si completa nell'Ottocento borghese dove le donne vengono assimilate ai bambini. 

Si può ipotizzare che l'egemonia maschile cominciata con il mondo greco, portata avanti dal mondo romano, condotta a fondo dalla cultura cristiana, trovi la sua conclusione con l'avvento della borghesia vittoriana che si compie quando già la reazione femminile si preannuncia con i movimenti femministi occidentali. Eccetera, eccetera.–|

 

[la donna nel mondo greco] /31–32/ – Dal VII al V secolo pev il ruolo e il prestigio delle donne nella società ateniese e greca in generale, andò progressivamente riducendosi. Il livellamento sociale antiaristocratico, la scoperta della democrazia, ha come effetto il rafforzamento dei privilegi maschili nella pòlis e nella famiglia. Le donne persero la funzione sociale ricoperta prima di allora.

 ® L'avanzata dei ceti medi nelle democrazie -  antiche e moderne - tende a emarginare le donne? –|

Rimaneva loro un rapporto – parzialmente soddisfacente – con il sapere e l'autorità attraverso la religione, chiamate come erano a ricoprire ruoli importanti come sacerdotesse e profetesse. Gli uomini si riservavano la sfera del lògos e delegavano alle donne, in una certa misura, la sfera del sacro. La mitologia greco-romana – riproducendo entro certi limiti i rapporti sociali – poneva, non a caso, le dee in una posizione di inferiorità rispetto agli dei.  In campo religioso esistevano anche culti in cui le donne avevano un ruolo preminente (il culto di Atena, il culto di Demetra, ecc.)

® Il dialogo di Socrate con Diotima sul'eros e sull'amore /36–37/ può essere particolarmente utile per individuare la genesi dell'amore come concetto. –|

→ Concezione «maschile» dell'eros e concezione «pedagogica».  L'eros si sgancia dal rapporto uomo-donna. Diventa possibile solo nel rapporto uomo-uomo (i trecento spartani di Leonida alle Termopili) che gli fornisce forza e pienezza come nel rapporto maestro-allievo (strumento di apprendimento e di conoscenza). Raggiunge la sua massima potenza e si trasfigura nel passaggio da Eros a Sofos (con una anticipazione – o ispirazione – della teoria freudiana della sublimazione della libido). 

→ Soffermarsi sul mito di Arianna /23/ nel quale si simboleggia il complesso rapporto del passaggio dal matriarcato all'epoca successiva. Arianna guida Teseo. Affronta con il labirinto i problemi della razionalità. Lo aiuta a risolverli. Ma punita per questo e per aver abbandonato Dionisio, tornerà al Dio. Dionisio e le feste dionisiache simbolizzano il passato promiscuo (compreso il rapporto di Pasifae con il toro). Teseo uccide il toro, guidato da Arianna, che poi abbandona (a Nasso).

→ La contrapposizione del passaggio continua nei due opposti miti delle menadi o baccanti e delle muse. Le prime del corteo di Dionisio le seconde del corteo di Apollo, dio solare e maschile. Promiscue le prime, colte le seconde (ispiratrici dell'arte, della poesia, eccetera).

→ Anche i miti della Roma dei re testimoniano il passaggio dal materno al paterno (Numa Pompilio e la ninfa Egeria /27/, le vestali).

 

[le donne nel periodo ellenistico] /39/ – Il periodo ellenistico che data dal 323 pev, anno della morte di Alessandro il Grande, al 30 pev, anno dell'occupazione romana in Egitto, fu un periodo caratterizzato da una «ripresa femminile» con una serie di donne di primo piano soprattutto in campo politico ed economico.

® È il tentativo femminile di entrare nei territori della esclusività maschile, favorite in questo da una legislazione più favorevole di quanto non fosse stata nei secoli precedenti. In politica una fila di potenti regine come le macedoni Olimpiade e Arginoe II ( 270 pev) che andò in sposa a Tolomeo II, eccetera, fino a Cleopatra VII (69–30 pev) ultima regina d'Egitto. –|

Personaggi come Cleopatra inaugurano la tradizione del potere femminile che proseguirà nella Roma imperiale. Accanto a loro  si formò anche nel periodo ellenistico una «borghesia» femminile con un notevole potere economico e grandi privilegi. Le donne dei ceti più agiati potevano frequentare le scuole. La scuola di Epicuro, ad esempio, era aperta alle donne.

® Tener conto dell'ipotesi che vede nel passaggio dalla «sofìa» alla «filosofia», la cesura fra potere femminile e potere maschile.  Si passa dalla «sapienza» – espressione propria del pensiero associativo e intuitivo – alla «conoscenza», caratterizzata dal pensiero astratto, filosofico e scientifico (logico-matematico).  Il sapere mitico, magico, para normale, eccetera, fa tutt'ora parte della sapienza.  Nel mondo antico ne erano portatori l'ebbrezza (cfr le pratiche decisionali e politiche dei Macedoni), la follia, la fantasia visionaria, l'ascesi sciamanica, eccetera /33/.  La sapienza è alla base del pensiero religioso e del pensiero magico.  Le donne, per qualche verso ne sarebbero le portatrici .  Andrebbe fatta anche un riflessione sul rapporto donne scienziate e filosofe (di cui si parla in questo capitolo) e le condizioni storico-sociali che le spingono avanti.–|

 

capitolo secondo

religione e filosofia a roma

 

[gli scenari culturali e religiosi] /41/ – L'influenza del mondo greco/alessandrino e la diffusione del cristianesimo influenzano lo sviluppo della civiltà romana.  Roma amalgama religioni, culture, forme di vita di origine diversa. 

Molti sostengono che Roma cancellando il pluralismo politico dal bacino del Mediterraneo, distrusse le culture precedenti. È anche vero che molte sopravvissero per via del sincretismo romano.

Nel mondo latino individuabili testimonianze di culti religiosi femminili collegati al culto delle Grandi Madri come la Mater Larum romana sotto le forme di Acca Larentia, Tacita Muta, Angerona, ecc.  

 

Data dal II secolo pev la penetrazione della cultura greco/ellenistica a Roma. (Nel 184 pev l'invettiva di Catone il Censore contro i culti asiatici, il lusso e le mode del mondo greco/alessandrino). Anche nel II secolo dev comincia la penetrazione cristiana. Si apre un periodo di conflitti religiosi e politici tra pagani e cristiani. Fino all'editto conciliatore di Costantino e Licinio nel 313 dev. Con la morte di Teodosio nel 395 dc, la situazione si rovescia.  Il cristianesimo diviene religione di stato e i pagani perseguitati.

Caratteristiche della civiltà romana che si mantennero salde - il centralismo burocratico, la capacità di integrazione e di sottomissione dei popoli stranieri, la sintesi fra una concezione astratta e assoluta del potere politico e la sua legittimazione religiosa. Roma non smarrì il filo dell'identità di Stato e religione in cui lo Stato occupava completamente il terreno del culto.

 

[donne a Roma] /42/ – La donna romana più libera di quella greca. Più colta (è ammessa alla pubblica istruzione), presente nella gestione familiare, titolare di ruoli giuridici ed economici. /44/ Il rapporto fra donna, cultura e autorità mediato dalla religione. Profetesse, sacerdotesse, imperatrici, ruoli che davano alle donne romane carisma, sapienza, autorevolezza. Necessario, tuttavia, che la donna si emancipasse dai suoi legami tradizionali per diventare sacerdotessa o profetessa. Particolare prestigio rivestivano le vergini, le vedove e le visionarie. Praticarono la medicina, una professione vicina alla pratica della levatrici e all'erboristeria contadina.

 

[il cristianesimo: la nuova immagine della donna] /49/ – Il cristianesimo si contraddistinse per un duplice atteggiamento nei confronti delle donne.  Da un lato le gravò di un forte senso di colpa, rendendole colpevoli delle debolezze e delle impurità da cui era segnata la loro condizione, dall'altro attraverso la coscienza del peccato, offrì loro una via di redenzione e di sottomissione all'autorità.  Di fatto le emargina dal culto, ne limita l'istruzione ed esige la totale obbedienza e sottomissione all'autorità religiosa ormai governata dal solo sesso maschile. "Mulieres in ecclesiis taceant" scrisse S. Paolo. 

Proveniente dall'ebraismo vetero-testamentario questa pratica si affermerà largamente nel cristianesimo medievale. Attenuato dal cristianesimo evangelico nel quale la figura femminile era nobilitata da personaggi come Maria, madre di dio, Maria di Magdala, Marta, e altre. La donna è investita dal vangelo da una profonda missione morale ed è circondata da una grande dignità sociale, invitata a farsi portatrice del messaggio divino (F: un millennio e mezzo più tardi Woytjla consegnerà alle donne il compito di messaggere di pace e di moralizzatrici in quanto madri e generatrici della vita.  Non si è fatta molta strada mi pare). 

/50/ – La sua azione è volta a creare la comunità, a rinsaldarne i valori, a favorirne la crescita e la letizia. La donna coglie il suo rapporto con la sapienza e l'autorità facendosi santa e martire secondo un modello di religiosità che oscilla fra ascesi e testimonianza.  Ma l'ideale della santità femminile ha il suo rovescio nel rifiuto della diversità femminile, che viene spesso associata all'eresia e alla magia, lascito delle culture pagane. Si aggiunga nel medioevo la marcata misoginia degli intellettuali dell'epoca, chierici e monaci. Alla fine la strisciante emarginazione femminile sboccò nella aperta persecuzione quali streghe agenti dei poteri maligni e infernali. Molte anche le donne coinvolte nelle sette e nei movimenti ereticali numerosi in seno alla cristianità a partire dal II secolo dev.

Nell’Occidente romano, – nei gruppi dirigenti, grazie anche all'azione di formidabili predicatori, notevole fu l'adesione femminile al Cristianesimo (F: le hanno “controllate" e neutralizzate dando loro un ruolo – in cui potevano anche sentirsi gratificate – che però perpetuava la loro segregazione. Dovevano diffondere e propagandare quello stesso sistema che le annullava. Veramente eccezionali questi preti!).

 

A confronto con il cristianesimo bizantino, /51/ nel cristianesimo occidentale, tardo-romano e medievale, il ruolo religioso delle donne fu limitato. La donna fu esclusa dal sacerdozio e dall'insegnamento. Si giunse perfino alla proibizione dell'ingresso delle donne nei monasteri e nelle chiese maggiori (F: cioè laddove e quando la chiesa è potere la donna ne viene esclusa?).  Scelta giustificata con odiosi pregiudizi o come "misura precauzionale". Le donne correvano il rischio di essere travolte dalla folla dei pellegrini in occasione delle messe solenni o della esposizione delle reliquie. Per tutta l'antichità e l'alto Medioevo la donna fu, allo stesso tempo, ipostatizzata dal cristianesimo ed emarginata dalla chiesa. Sarà necessario attendere l'XI secolo per assistere a una graduale apertura della religione, della cultura e dell'Istruzione, alle donne. Da quel momento cominciò un moto possente di rilancio della religiosità femminile che avrebbe portato numerose donne in ruoli di rilievo in seno alla cristianità come mistiche, teologhe, e badesse (F: ovvero la Chiesa quando vede che l'oggetto da reprimere al momento gli resiste oltre un certo limite, decide di dargli spazio al suo interno. Se ne appropria e pian piano lo neutralizza. La donna, come i riti pagani.)

 

capitolo terzo

le filosofe del medioevo

 

[donne e cultura nell'Alto Medioevo] /53/ – Il mondo medievale rappresentò la naturale evoluzione della cultura e della spiritualità della tarda antichità. Già nel II secolo dev  troviamo tutti gli ingredienti della nuova epoca. Sul piano economico e politico sarà necessario attendere il V secolo. Forti i sommovimenti strutturali. Irruzione di nuove etnie, crisi dell'economia schiavistica, paralisi e disgregazione dell'amministrazione imperiale.

La chiesa cristiana  – «Città di Dio» sulla terra –  sarebbe diventata il punto di riferimento del nuovo assetto sociale intorno al quale si andava organizzando l'ordinamento feudale. Fu grazie alla poderosa e capillare macchina ecclesiastica post-imperiale che il papa prese il posto dell'ultimo Imperatore nei  lunghi secoli della transizione. Nella rete della cristianità e nei suoi istituti culturali la tradizione del sapere antico trovò il luogo della sua perpetuazione e della sua trasfigurazione. S. Agostino individuò nel cristianesimo e nella chiesa le nuove forze sociali trainanti. Accanto alla «ragione classica» apparve una nuova forza intellettuale. La fede nella «rivelazione». Così accanto alla paideia degli antichi sorse la nuova comunità monastica ed ecclesiale con la sua sapienza e i suoi ruoli. (Chiesa e religione come cultura. Officine della cultura). Fu nei monasteri che le donne intrapresero il lento cammino dell'emancipazione intellettuale. Nell'alto Medioevo romano-germanico, sono pochissime le donne laiche con un alto grado di istruzione e di cultura di cui si è tramandata notizia.  In campo religioso invece numerosi sono gli esempi di monache colte e dedite a lavori intellettuali.

 

[il risveglio della coscienza ovvero le filosofie medievali del sec.  XII] /56/ –Lo studio del pensiero filosofico tardo-medievale – dall'XI secolo al XV – ha rimesso in discussione la tesi del salto e della discontinuità fra pensiero medievale e pensiero moderno. In realtà nei secoli del basso medioevo si è assistito a un vero e proprio processo di innovazione culturale e sociale, lo stesso  che ha posto le basi di una società e di una cultura radicalmente nuove. È negli anni che vanno dal 1120 al 1160, anche attraverso manuali come il Liber poenitentialis di Alano di Lilla (1125–1203), che si inaugura uno stile di analisi della coscienza umana, della sua psicologia, del suo senso di intenzionalità e di responsabilità – che nasce ciò che noi oggi definiamo come il soggetto e l'individuo. In parallelo si afferma il concetto della natura come organismo unitario e totalizzante di cui l'uomo è parte.

La cultura religiosa per millenni ha permesso alle donne di non essere completamente messe fuori dal terreno intellettuale. Attraverso il misticismo hanno potuto esprimere il loro pensiero filosofico trasponendo nel linguaggio simbolico delle immagini, i concetti – spesso complicati – della filosofia del tempo.

Per la scuola di Chartres non ci poteva essere contrasto fra cultura filosofica e parola divina /63/.

 

[donne e religione nel tardo medioevo] (secc.  XIII–XV) /66/ – Gli ultimi tre secoli del Medioevo videro le donne assumere ruoli di una importanza senza precedenti nel campo religioso. Furono i secoli dell'espansione delle città, della rinascita dei commerci e dell'artigianato, ma anche secoli segnati da grandi inquietudini sociali e spirituali provocate da carestie e pestilenze. Nacquero da qui nuove forme di culto e nuove istanze associative come le congregazioni, gli ordini monastici e vari tipi di comunità religiose. Le forme di misticismo e della vita religiosa di base, nelle città come nei piccoli borghi e nelle campagne, attuavano una sorta di controtendenza rispetto al ruolo istituzionale, economico, politico e culturale che la Chiesa aveva assunto in Europa in quei secoli. Furono le donne che, estromesse dalle gerarchie ecclesiastiche, escluse dall'istruzione superiore, ritenute intellettualmente, moralmente e fisicamente inferiori agli uomini, facendo affidamento solo sul loro carisma religioso, furono le portatrici di un intenso misticismo: caratterizzato spesso da manifestazioni estreme che riproponevano in chiave femminile il modello dell'imitatio Christi.

 

capitolo quarto

alle origini del mondo moderno

 

[l'istruzione e l'educazione delle donne dal Basso Medioevo al XVI secolo] /75/ – L'educazione e l'istruzione dei giovani affidate alle istituzioni religiose che la svolgevano con scarsa consapevolezza pedagogica avendo a cuore il cursus liturgico e il noviziato, piuttosto che la crescita comportamentale dell'individuo. 

Per quanto riguarda le donne al di là dei criteri scelti dai vari autori, la distinzione che sembra prevalere perché considerata la più significativa dal punto di vista pedagogico, è la tripartizione in vergini, vedove, donne sposate. 

Evidente che alla base di questa scelta c'è la convinzione che la donna possa essere definita esclusivamente per via dei suoi ruoli familiari da essa rivestiti e che gli altri ruoli (sociali, economici, ecc. ) siano ricavabili da questi.

Altre classificazioni. Benedettine, cistercensi, augustiniane, umiliate, educate nei monasteri, beghine. Le laiche la distinzione va dalle nobili, ricche borghesi, serve presso famiglie ricche, povere di campagna, meretrici.

Il messaggio pedagogico comune a prediche, pastorali e trattati è riducibile a un'unica irrinunciabile virtù per ogni tipo di donna: la castità /78/ con i suoi corollari di preghiera, modestia, compostezza, parco uso della parola e sobrietà nell'alimentazione. Si deve rifuggire dalla curiosità, dalle passeggiate, dalle feste, spettacoli, prediche in piazze e altri interessi intellettuali. Insomma da qualsiasi apertura sul mondo esterno. 

Solo in convento o tra le mura domestiche la donna è al sicuro, soprattutto da se stessa e dalla propria strutturale instabilità e volubilità.  Un'altro pericolo segnalato da questi primi pedagogisti è costituito dall'ozio per il quale l'unico rimedio è il lavoro domestico.  

La società maschile crea così  l'ideale educativo di una donna casta, modesta e misericordiosa che rinuncia ad alti livelli di istruzione e che risponde perfettamente alle strategie di custodia. 

Per quanto riguarda le concrete possibilità di istruzione per una fanciulla, esse si riducevano, durante il Medioevo, all'entrata in un ordine religioso ove essa poteva imparare a leggere, studiare testi sacri e ricevere un'infarinatura di diritto civile ed ecclesiastico; alcune riuscivano a ricoprire incarichi di bibliotecaria, scriba o insegnante.  

Fino al Rinascimento l'idea dominante restava quella di una disuguaglianza di fondo nelle capacità intellettive e nella funzionalità dei due sessi rispetto ai ruoli sociali, con le relative conseguenze sulle concezioni pedagogiche /76/. 

 

[il Rinascimento] /78/ – La nuova idea dell'uomo nasce dalla fusione delle culture medievali del cristianesimo, araba e ebraica e la riscoperta delle culture «rimosse» quali la magica egiziana, la babilonese più la "ritrovata integrità" della cultura greca ed ellenista. Il Rinascimento è un ritorno alle fonti della cultura europea. Con Petrarca, Boccaccio e la lenta scoperta dell'individualismo il Rinascimento nasce in Italia.

Tra il XVI e il XVII secolo risalgono le prime distinzioni pedagogiche fra i due sessi. Un'educazione proiettata verso l'esterno per i maschi figli delle classi dirigenti e nobili, e un "saper fare" limitato all'ambito domestico per le ragazze di tutti i ceti sociali.  Si delinea così quel modello pedagogico differenziale che governerà fino al XIX secolo l'universo scolastico europeo. 

È a partire dal Quattrocento e dal Cinquecento che la mutata struttura sociale e famigliare pone a più stretto contatto genitori e figli, soprattutto nelle città. Diviene necessario, ad esempio, che le donne sappiano almeno leggere il catechismo (dopo Trento) e si formino come «buone madri cristiane».

In questo quadro le donne tendono ad assumere quel ruolo materno, tipicamente borghese e – a partire dall'impostazione materna – le donne punteranno sulla funzione pedagogica loro affidata – separandola dalla religione per – in un secondo tempo, Settecento e Ottocento – rielaborare questo punto di vista, deviandolo lentamente verso una prospettiva politica e scientifica.

® In altri termini le donne partono dai nuovi rapporti familiari e dall'educazione dei figli per imboccare, attraverso l'istruzione,  la propria emancipazione. È per questo processo che l'Ottocento borghese equipara donne e bambini (figli)  e li pone sul medesimo piano? –|

© Le donne illustri di Boccaccio /78/.

L'umanesimo e la spinta culturale innovatrice. Le donne partecipano a questa nuova industria della cultura /82/.

 

[riforma protestante e riforma cattolica] /87/ – Frutto maturo dell'Umanesimo e del Rinascimento, la riforma protestante fu il grande evento religioso del XV e del XVI secolo.  Ad essa va data la massima importanza storica e culturale in quanto segna la definitiva rottura dell'unità religiosa, politica e culturale dell'Europa uscita dall'età medievale.  Con Martin Lutero (1489–1546) e Giovanni Calvino (1509–1564) si infrange il monolitismo della cultura cristiano-latina e si avvia il processo di formazione delle moderne nazioni. 

È la fine di quella Civitas Dei che Agostino aveva idealizzato e che la chiesa medievale aveva di fatto incarnato e realizzato in Europa per circa un millennio.  È la fine del sogno «imperiale», del ritorno dell'impero, sacro, romano e germanico di cui Carlo V fu l'ultimo ideatore. La riforma protestante va intesa come il punto culminante di una lunga esperienza religiosa ai limiti dell'ortodossia.  Nel pensiero del monaco agostiniano Lutero c'era l'influsso della tradizione del cristianesimo di San Paolo e di Sant'Agostino: il primato della coscienza e dell'interiorità, l'esperienza diretta della grazia, e del peccato, del dubbio e della parola divina.  Ma c'era la novità del rapporto fra esperienza religiosa e mondo sociale.

 Prima di Lutero c'era stata una tradizione mistica e attivistica che, aveva trovato in Savonarola il martire esemplare. 

/88/ – Fede peccato e grazia sono inscindibilmente legati l'uno l'altra nel medesimo atto spirituale. Questo il nocciolo della teologia luterana, a cui Calvino aggiunse l'attivismo. Montaigne, Erasmo, Machiavelli, Grozio gli intellettuali.

Critica del potere, dell'autorità papale, delle forme devozionali e organizzative del cristianesimo medievale, destituzione del clero, chiusura dei monasteri per riversare integralmente sui credenti il peso etico e dottrinale della pratica e della testimonianza religiosa, libero esame delle sacre scritture. Ogni famiglia, ogni ceto sociale, avrà il suo ruolo attivo nella professione della fede, nella lettura, nella interpretazione e nel libero esame delle sacre scritture. 

La Riforma riformò anche i non riformati.  Ci fu il Concilio di Trento (1545–1563). Da Trento presero il via l'ordine del gesuiti, il giansenismo e il quietismo che, sia pure in contrasto fra di loro, segnarono il comune sforzo di rinnovare, nel rispetto dell'autorità papale, l'esperienza religiosa.  

I gesuiti – l'ordine religioso fondato da Sant'Ignazio di Loyola (1491–1556) e rilanciato da Luis Molina (1530–1600) – affrontarono il nodo del rapporto fra grazia divina e libero arbitrio con la teoria molinista della "scienza media" in base alla quale si ammetteva la prescienza divina delle condizioni di possibilità delle libere decisioni umane e si contemperavano la sfera della libera azione umana e quelle della provvidenza divina.  Più direttamente influenzati dall'agostinismo, furono i seguaci del giansenismo, il movimento spirituale originato da Michele Baio (1513–1589) che sosteneva la dottrina della "duplice dilettazione", secondo la quale l'uomo, dopo il peccato originale, era sottoposto alla doppia tensione della cupiditas e della caritas, frutto quest'ultima della grazia divina. Importante l'esperienza di Port Royal. Il quietismo nato dall'abbandono mistico alla volontà divina. Fondatore Miguel de Molinos ("Operare attivamente è un offendere dio")  poi giudicato eretico dall'Inquisizione.

Teresa d'Avila, la più importante fra le mistiche cristiane. Preghiera, meditazione e contemplazione. La preghiera porta aperta sull'Assoluto, via privilegiata di accesso diretto a dio.

/94/ – Un notevole numero di donne si trovò coinvolto, a differenti livelli di responsabilità e di comprensione , nei movimenti riformatori del Cinquecento, in Germania, Italia, Francia Spagna e Inghilterra.  Particolarmente importante fu il contributo alla causa del luteranismo da parte di alcune esponenti dell'aristocrazia tedesca che giocarono un ruolo non secondario nel graduale passaggio di buona parte dei principi elettori al fianco di Lutero contro Carlo V.

Margherita di Navarra e Calvino /98/.

 

[la persecuzione delle streghe] /98/ – Con il termine di stregoneria, secondo quanto scrive Marc Augé, possiamo indicare, nei termini culturali della Chiesa cristiana tardo medievale, tutte quelle sopravvivenze di culti e rituali pagani che nel corso del Medioevo, ma soprattutto in prima età moderna, sono stati più o meno direttamente collegati con il culto del diavolo.  La persecuzione della stregoneria sarebbe, in termini più esasperati e autoritari, la prosecuzione in età moderna della lotta contro le eresie portata avanti dai padri della chiesa nel mondo tardo romano.  Già nel Medioevo si erano avuti diversi episodi di stregoneria, ma erano stati in genere interpretati come sopravvivenze, fra i contadini ignoranti, di sciocche superstizioni o di culti ingenui e primitivi di origine pagana. Li si tollerava o li si reprimeva a secondo delle circostanze e delle opportunità. 

Dal 1435 al 1750 in Europa cominciò la grande caccia alle streghe.  Furono messe al rogo dai tribunali ecclesiastici circa 60.000 persone, il 75% delle quali erano donne.  I processi per crimini di stregoneria erano già cominciati in epoca medievale e si erano poi affiancati agli usuali processi per eresia, come quelli contro i Catari e i Valdesi nel XII secolo (per la stregoneria, vedi la Dulong, per i Catari V. Duby La donna e il prete, e De Rougemont), e contro gli Ugonotti nel XVI secolo, ma il clima di integralismo religioso e di guerra di religione instauratosi in Europa con la riforma protestante e quella cattolica creò le condizioni per una esasperazione dell'allarme religioso e per un ingigantimento e una enfatizzazione del fenomeno stregonesco.  Con la fine delle guerre di religione si estinse anche il fenomeno della caccia alle streghe.  Il Cristianesimo riformato, e contro-riformato, intese distinguere radicalmente magia e religione e recidere quei legami fra religione e superstizione che si erano perpetuati nel Medioevo, soprattutto nelle campagne, .

/100/ – Con la dottrina demonologica e con la riduzione della magia al satanismo (culto del Diavolo) il cristianesimo definì la cosiddetta stregoneria sulla base delle proprie interne superstizioni per poi combatterla spietatamente.  Sulla base di una serie di testi, capisaldi della letteratura demonologica e stregonesca cristiana, e di una sostanziale trasformazione dei riti processuali, attuata in Europa a partire dal XIV secolo – con processo inquisitorio (l'accusatore obbligava l'imputato a discolparsi), l'uso della tortura negli interrogatori, la competenza dei tribunali secolari in materia di stregoneria – le Istituzioni furono in grado di attuare la più grande repressione nei confronti di presunti streghe e stregoni che la storia moderna ricordi, in Europa come in America.  In sintesi la stregoneria si compendiava nelle seguenti pratiche: esecuzione di malefici, atti magici volti a danneggiare la salute e i beni di qualcuno; stipulazione di patti con il diavolo che implicavano la sottomissione e la esecuzione, in cambio di compensi, dei voleri del demonio.

La pratica del sabba infernale: riunione di centinaia di streghe e maghi in cui, alla presenza del Maligno, si praticavano rituali sacrileghi; esecuzione di attività erotiche perverse e di pratiche cannibalesche; la capacità di volare di notte, e la pratica di rapire, uccidere e divorare i bambini.  Questo corpus dottrinale completo, esposto nei manuali degli inquisitori, dava forma organica a una teoria della magia nera e del satanismo che aveva avuto fonti e origini diverse. Fra queste l'immagine che i romani, in epoca imperiale, avevano avuto del culto dei cristiani. Il meccanismo dottrinale e giuridico che fu alla base di tutti i processi per stregoneria fu rafforzato da due elementi fondamentali: l'idea tipicamente misogina, della propensione delle donne alla stregoneria, e la possibilità di far scattare l'accusa di eresia nei confronti di tutti coloro che negavano l'esistenza della stregoneria. 

/102/ – Dalle informazioni pervenuteci sulle vittime dei processi per stregoneria ecco lo stereotipo della Strega. È una donna, in genere in età superiore ai 50 anni, vedova o zitella, di condizione economica agiata, di comportamento eccentrico.  Questo identikit mette nel mirino degli inquisitori un insieme di figure femminili (ma anche maschili) esterne ai tradizionali vincoli familiari, di cultura in genere scarsa, spesso vittime di malattie mentali e socialmente indesiderabili.  Lo scenario storico della "grande caccia alle streghe" dei secoli XV, XVI e XVII era indubbiamente inquietante e minaccioso e ciò avvalorava la concezione apocalittica della "presenza del demonio" nella vita delle nazioni europee. Le epidemie di Peste, gli scismi religiosi e le guerre che ne seguirono, le rivolte dei contadini, furono fattori di squilibrio sociale che spinsero i poteri religiosi e secolari a trovare nella persecuzione delle streghe una valvola di sfogo strumentale alle grandi paure sociali.

 

[il protestantesimo in Inghilterra] /102/ – I Tudor, Enrico VIII, Edoardo VI, Elisabetta. La chiesa anglicana. Dall'anglicanismo al puritanismo. La parentesi cattolica di Mary Tudor, la sanguinaria.

Mary Astel /105/.

Idealismo fideistico dei filosofi di Cambridge /105/. Una metafisica accessibile alla ragione.

 

(► continua in §FIL2)

 

 

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“Le filosofe” (1) [§FIL1]

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