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Le filosofe (2)

di G. De Martino & M. Bruzzese

 

Le donne protagoniste nella storia del pensiero.

 

(► continua da §FIL1)

 

capitolo quinto 

il barocco

 

[la controriforma] /109/ – Il concilio di Trento aveva diviso l'Europa fra due cristianesimi pronti a combattersi. La guerra dei Trent'anni (1618–1648) fu la materializzazione armata di questo conflitto (politico-religioso) al quale si aggiunse lo scoppio di focolai di peste qua e là nel continente.  La lunga guerra e la peste provocarono un decisivo mutamento della mentalità. Dalle aspettative rinascimentali si passò al fatalismo e al pessimismo.  Il 1600 fu segnato dalla paura della dannazione, l'orrore del peccato, il sentimento della morte e la ricerca del conforto religioso. L'umanità vacillava nelle sue certezze. La religiosità non si fondava più sulla contrapposizione medievale fra un mondo profano di delizie scellerate e un mondo ultraterreno di minacciosi castighi, quanto piuttosto nella scelta fra un mondo angosciato e la speranza di redenzione e pace nell'al di là. 

Dopo lo scisma d'Occidente nel corso del Cinquecento, ricomposte le proprie file, la gerarchia cattolica poté mettere mano a una consistente riorganizzazione. Fu la controriforma, favorita dall'atteggiamento dei principi italiani. I papi, da Paolo IV a Clemente VIII, portarono a fine il progetto di rilancio integrale dei capisaldi della devozione e della dottrina cattolica.  Filippo II di Spagna (1527–1598) – e poi la sua discendenza – si disse campione e difensore della cristianità cattolica. 

 

[origini della controriforma] /110/ – La controriforma aveva origini antiche.  Al principio del Quattrocento la chiesa romana versava in un grave stato di confusione e di incertezza. Era il tempo dello scisma.  Una parte del clero parteggiava per Gregorio XII e l'altra parte per Alessandro V ( a costoro si aggiunse nel 1410: Giovanni XXIII presto deposto).

La riforma protestante accelerò e rafforzò il bisogno di restaurazione della chiesa cattolica emerso fin dal XV secolo.  Furono riproposti l'ortodossia teologica e il culto della madonna e dei santi e si puntò sull'azione esemplare degli ordini religiosi riformati.  La catechesi trovò un campo d'azione sterminato con lo scopo di combattere l'incultura del clero, abituato a pratiche di potere anche infime, e modificare l'ignoranza superstiziosa delle plebi rurali. Un programma ambizioso e complesso che nel Seicento troverà insieme il suo zenit e il suo declino. 

Nell'Europa riformata il ridimensionamento istituzionale della chiesa, l'incameramento dei beni ecclesiastici, la dissoluzione del clero favorirono la formazione delle sette religiose.

La spiritualità femminile – fino a quel momento soprattutto mistica – a partire dal Seicento si trasferì nelle nuove forme di società civile e divenne la «questione femminile», questione politica, economica e del diritto. 

Nell'Europa della controriforma la chiesa mantenne immutato il suo atteggiamento nei confronti dell'altro sesso. Anche con tensioni e dissensi. Nel quadro d'assieme, soprattutto in Italia e in Spagna, tutto restò sostanzialmente inalterato. /111/ Il ruolo culturale delle donne fu oggettivamente modesto.  Nel Seicento, come tipica espressione di cultura cattolica al femminile, abbiamo la memorialistica, l'agiografia, l'annalistica – che, a volte, assurgono a dignità se non di storiografia almeno di ottima gestione delle fonti e di conservazione dei documenti.

 

[l'istruzione delle fanciulle nel  Seicento] /111/ – Nel Seicento i pedagogisti si impegnano in una vasta opera di alfabetizzazione popolare come premessa di una più ampia e salda evangelizzazione.

I livelli più qualificati della cultura erano riservati a poche donne di estrazione aristocratica o borghese, ma proprio in questo secolo si possono registrare le prime significative presenze intellettuali femminili. 

Per il resto si tendeva a fare della gioventù femminile aristocratica delle donne ragionevoli, gradevoli, virtuose e coltivate intellettualmente.  Dovevano saper parlare, vestirsi, danzare, suonare, più un'infarinatura letteraria. Tutto finalizzato a un buon matrimonio. Non a caso dovevano saper fare di conto e sapere che esisteva una materia chiamata matematica /112/.

È del 1598 l'editto di Nantes (Enrico IV) che pose fine allo scontro religioso in Francia /117/. Il quietismo /118/.

Maria Maddalena de’Pazzi e la scala dell'amore  /116/.

 

[la Francia dei libertini] /119/ – Alla restaurazione non fece seguito in Francia la completa normalizzazione della cultura filosofica. Per tutto il Seicento i libertini – si indicavano così quanti si erano liberati dall'insegnamento scolastico e dogmatico –, attaccarono frontalmente i dogmi religiosi e la morale ufficiale. Le origini del libertinismo vanno rintracciati nella cultura rinascimentale italiana (Machiavelli ad esempio) nello scetticismo di Montaigne, eccetera. Le tre stagioni del libertinismo /120/. Avevano un'immagine deista della divinità. Un ente  immobile e perfetto, conoscibile per via di ragione, ma remoto.  Rifiutavano i principi della morale teologica.  A guidare la lotta contro i libertini furono i gesuiti.  La maggior diffusione della cultura libertina si ebbe durante il regno di Luigi XIV (1638–1715).

Cardini della dottrina erano il recupero della tradizione antica dell'atomismo, dell'epicureismo, dello scetticismo; il paradigma naturalistico per spiegare l'essere umano, la tesi dell'origine e della natura politica della religione.  Questi temi sboccavano nella critica della morale convenzionale, del cristianesimo intollerante e nella figura dell'«ateo virtuoso» come ideale del dotto.

 

[Port – Royal] /122/ – Fra libertinismo e gesuitismo, in strenua lotta con entrambi, si sviluppò nel Seicento il movimento di riforma cattolica denominato Giansenismo.  I giansenisti accusarono la chiesa cattolica e, in particolare, i gesuiti, di negare il profondo significato del peccato originale attribuendo all'uomo la potestà di operare per la propria salvezza e svalutando così l'opera redentrice di Cristo e la stessa grazia divina.  I gesuiti si ispiravano al molinismo, la dottrina che affermava che il peccato originale aveva privato l'uomo dei doni preternaturali, ma non di quelli naturali.  All'uomo restavano il libero arbitrio e la grazia che diventa grazia efficace allorché l'uomo vi corrispondesse la sua opera. All'opposto i giansenisti  ipotizzavano la decadenza della natura umana, l'impotenza della volontà, l'essenzialità della grazia divina e della predestinazione. L'origine del monastero femminile di Port Royal è più antica di quella dei dotti giansenisti.  (Risale al 1204).  Nel Seicento il monastero entrò in contatto intellettuale con il giansenismo. 

 

[la tradizione dei salotti in Francia].  L'hôtel de Rambouillet /125/. La Francia di Luigi XIV. Nella provincia dei monasteri la vita austera  della contro riforma. A Parigi la vita mondana e galante dei «salotti». I più famosi, animati da donne che ricevevano nei palazzi di loro proprietà (gli hôtels).    

Già nel '5oo era noto il salotto di Madeleine des Roches, vedova in giovane età – uno status che conferiva una certa indipendenza e non pochi vantaggi – e di sua figlia Catherine des Roches – entrambe letterate con interessi filosofici. Qui con un secolo di anticipo, si predicavano e si mettevano in pratica le idee contro il matrimonio che le «preziose» – appellativo di alcune donne letterate della seconda metà del Seicento – un secolo dopo faranno proprie. 

Il secolo amava l'educazione e le buone maniere.  Una quantità di manuali insegnavano come conversare, vestirsi, comportarsi, amare, diventare un gentiluomo. La trasformazione della classe aristocratica in società mondana era cominciata. Anni che videro il successo de l'Astrée di Honoré d'Urfé, pubblicato nel 1610. Vi si trattavano i temi della tradizione arcaico pastorale italiana – ritornata in auge grazie alla regina madre Maria de Medici.  Una aristocrazia travestita, una trascrizione letteraria della società mondana di bell'aspetto e una grande moralità. Civili, amabili, galanti e cavallereschi.  Le donne, caste, virtuose e pudiche, non lasciavano mai che il loro cuore sfuggisse al controllo della ragione.  L'anima, con la sua bellezza aveva il primato sui sensi. La conversazione e la cultura considerate le armi più efficaci del corteggiamento e della comunicazione fra questi uomini e queste donne dediti a quell'unica professione che rispondeva al nome di amore /125/. Un'opera con un chiaro intento pedagogico. Insegnava ad amare di un amore fatto di stima e di rispetto ma anche a vivere una vita «distinta» e affascinante. 

Un climà che richiamava alla memoria l'atmosfera delle corti medioevali quando i trovatori cantavano i loro lais e complaintes (componimenti lirici o di argomento tragico diffusi in Francia nel XII e XIII secolo) per una donna amata reale o immaginaria.  La produzione letteraria magnificava la dama come sovrano assoluto del suo cavalier servente (V.  Duby).  Al Medioevo rimontano anche le «corti d'amore», riunioni in cui si disquisiva e giudicava esclusivamente di questioni amorose.  Non si può non pensare alla tradizione medievale come a una sorta di antenata, ispiratrice di quelle discussioni amorose che si tenevano nei salons di M.me de Rambouillet e all'ideologia cortese fondata sulla sottomissione del cavaliere alla dama, come riferimento anche solo letterario, dell'idea preziosa del rapporto galante/dama.  Le donne parigine – ma poi il fenomeno si estese in provincia – cominciarono a creare piccoli cenacoli per costituire il bon ton della società mondana.  La novità del salotto di Rambouillet, di questa donna bella e colta, consisteva nel riunire frequentemente uomini e donne non solo per motivi puramente ricreativi ed esteriori (danze, cene, spettacoli, ecc.), ma per il piacere di trascorrere insieme delle ore in attività e secondo regole ispirate a principi raffinati che rendevano i partecipanti membri di una élite spirituale e mondana allo stesso tempo /127/. Il salotto aveva un carattere profondamente intellettuale di mercato di idee.  L'attività principale della donna e dell'uomo di mondo era la conversazione intesa come strumento di relazione sociale e come la maniera più idonea per insegnare e apprendere la "politesse" nel suo significato morale (come insieme di virtù) oltre che mondano.  La letteratura veniva intesa come divertimento e mezzo di comunicazione.

Vi si compilavano gazzette galanti, drammi (che gli ospiti della marchesa si divertivano a interpretare). Vi nascevano dispute colte, a volte erudite, ma anche giochi, scampagnate, mascherate, flirt, balli. Vi si analizzavano e si classificavano i sentimenti, se ne individuavano le sfumature e le fonti. Vi si discuteva il senso e la bellezza delle parole, oppure vi si leggevano e si commentavano le opere appena pubblicate. Gli scandali erano considerati di cattivo gusto.

© Nasceva, in altri termini, la vita sociale e mondana, che non abbandonerà l'Europa fino ai giorni nostri. Con le sue regole, le sue «istruzioni», il suo buon gusto, i suoi toni dotti e arguti, non pedanti. –|

 

[le preziose e i salotti della Parigi del Seicento] /127/ – L'hôtel de Rambouillet modello per i salotti del Seicento francese dopo la Fronda. Luogo di elaborazione di codici comportamentali, di un modo di stare insieme, di amare, di discutere, di produrre letteratura e cultura, aveva reso più omogenea l'aristocrazia trasformandola in società mondana. La donna vi aveva trovato un ruolo.

Muta l'atteggiamento maschile verso le donne. Dal 1643 numerose opere glorificano la donna, il suo fascino, la sua virtù, le sue conoscenze.  La letteratura preziosa che seguì, fu galante e mondana, destinata a sedurre. Oggetto degli insegnamenti delle preziose era in particolare l'uomo maschio da trasformarsi in honnête homme. L'ideologia preziosa considerava la donna come la principale beneficiaria dell'educazione galante.  

La donna doveva agire seguendo la ragione. La ragione doveva prevalere sul cuore.  L'amore era distante, in un certo senso freddo, educato, costruito, dosato.  Si insegnava loro a dominare le passioni in vista di un nuovo equilibrio nel quale prevalevano i sentimenti di tenerezza e di dolcezza. La passione e tutti quei sentimenti che potevano disordinare l'animo dovevano essere banditi.  A un certo momento le preziose furono attaccate. Molière, per esempio. Si mise in dubbio la castità che predicavano, le si accusò di formare uno stato nello stato, (F: controllo sociale: peraltro non erano quelle che rifiutavano la maternità e lo teorizzavano?). Per tutta risposta esse accentuarono il carattere di comunità del loro gruppo.  Si chiusero in una setta con le sue regole e i suoi riti, la propria ideologia.

Guerra senza quartiere al pedante e al provinciale. Necessità di fuggire il volgare, passione per il romanzesco, per le avventure, gli estremi eroismi. Il bello, l'elegante e il buon gusto vennero assimilati alla ideologia cristiana. Il paganesimo bandito come volgare. La realtà della Francia preferita al modello greco e romano. ® Vero che nel Seicento si è formata la moderna coscienza europea (come vuole Hazard) ivi compreso il gusto, le fisime, le storture, gli eccessi, le falsità, le contraddizioni.–|

All'inizio del XVII secolo, le donne dell'aristocrazia avevano conquistato la loro indipendenza, svolgevano le funzioni del marito, spesso chiamato alle armi, e la vita mondana aveva allentato i legami rigidi del matrimonio.  Al contrario le donne piccolo-borghesi dovevano continuare a scegliere tra il convento e un matrimonio imposto dal padre la cui autorità era sostanzialmente ancora quella di un pater familias romano.  Una volta sfuggita alla tirannia del padre, la sposa cadeva in quella del marito e sotto la schiavitù di maternità ripetute che la sfiancavano e la tenevano lontana da qualsiasi vita sociale.

In un certo senso le preziose furono le antenate del femminismo.  Proposero notevoli modifiche al costume e alla legislazione correnti. Chiesero il divorzio, proclamarono il diritto alla infedeltà coniugale e l'amore libero, il controllo delle nascite, il disprezzo per la vita quotidiana che chiudeva le borghesi in cucina e presso le culle. Rifiutarono l'amore fisico considerato brutale. Contribuirono alla purezza e all'ingentilimento della lingua, promossero un uso analitico della metafora che non doveva essere di pura fantasia ma corrispondere al concetto. 

L'influenza del preziosismo si estese al 1689.  Nel frattempo le donne cominciavano ad appassionarsi alla scienza indebolendo il gusto prezioso. Lo spostamento della corte reale a Versailles (Luigi XIV) contribuì al loro tramonto insieme al loro radicalismo «insistito e voluto» /129–131/.

 

[il valore dell'amore] /135/ – Per le preziose l'amore affina l'ingegno, sviluppa il giudizio, plasma i modi, forma la mente. Influenza positiva della compagnia femminile.

M.lle di Scudéry e le tre cause della tenerezza amorosa. La stima, la riconoscenza e l'inclinazione. M.me de La Fayette e la riforma del romanzo.

 

[Venezia] /148/ – Una città ricca, colta, autorevole, che cercava di tenere aperto il confronto critico con il papato. Venezia e Padova avevano favorito la cultura femminile sin da dal  '4oo e dal '5oo.  Nel '6oo si accese un'accanita disputa in merito alle capacità e al ruolo sociale delle donne.  Il problema all'ordine del giorno era se le trasformazioni economiche, sociali e politiche avevano posto le premesse di una più ampia e consapevole partecipazione delle donne alla vita politica, artistica e culturale delle nazioni. Era fondata la concezione che voleva la donna inferiore all'uomo?

A Venezia le donne vivevano recluse in casa, sbarre alle finestre, divieto di avvicinare estranei, scorta permanente di donne anziane, il tempo trascorreva nella gestione dell'economia domestica. Alle tesi dell'inferiorità ontologica della donna, le donne di cultura opposero l'antitesi della superiorità e dell'eccellenza della donna scrivendo saggi e opuscoli in cui si mostrava con esempi storici come le donne si fossero imposte con eccellenti risultati in tutti i campi dell'agire umano.  

Nel lontano Messico /154/.

 

capitolo sesto

il secolo del nuovo mondo

 

[lineamenti generali del pensiero illuminista] /159/ – I paesi europei erano lacerati dalle contrapposizioni religiose. Forte l'influenza delle chiese sulle monarchie, forte il gravame dei privilegi feudali ed ecclesiastici sulle economie degli stati. Il continente percorsa da continue guerre di successione. In queste le condizioni sin dalla fine del Seicento un diffuso senso di inquietudine e di instabilità sociale preparava il mutamento.

Nel frattempo la riflessione religiosa si spostava dalla contrapposizione fra riforma e controriforma verso considerazioni di carattere teistico. E in seguito alla critica radicale cui il sapere religioso veniva sottoposto, evolveva in forme di deismo o di consapevole ateismo. 

Altro aspetto lo si poteva cogliere nella trasformazione della cultura scientifica e umanistica europea dal razionalismo metafisico e deduttivo seicentesco, al razionalismo analitico e induttivo settecentesco, basato soprattutto sul ragionamento matematico.

Il nuovo stile della ragione affondava la sua radice nel metodo scientifico di Galilei e di Newton. Proponendo una descrizione astratta e analitica della realtà che dalle specifiche «condizioni di possibilità» di un fenomeno giungeva alla formulazione di una legge generale.  In tal modo la scienza illuminista trasformava il misterioso mondo naturale in un ordinato mondo oggettivo. Un campo di entità variabili all'interno di identità riconoscibili riducendo in tal modo l'influenza del pensiero magico e religioso sulla scienza che la cultura seicentesca aveva conservato. 

Infine si marciava verso il graduale superamento del sistema politico dell'assolutismo monarchico. La riscoperta dei principi del diritto naturale fu il nuovo paradigma filosofico e politico. Le ricerche e i dibattiti affrontavano il tema dell'identità dell'uomo e della società umana.  Quel sentimento del dolore e della fallibilità che era stato così fortemente avvertito nel XVII secolo, dai Lutero come dai Pascal – e aveva condotto la letteratura filosofica a rifugiarsi nel pessimismo e in un razionalismo radicalmente metafisico – venne interpretato non più come il portato di un male radicale che segnava il destino dell'uomo, quanto piuttosto come uno stimolo essenziale al progresso.  Il dolore, la paura, diventarono la molla dello sviluppo della ragione.

Anche il '7oo come il '6oo fu un secolo di riformatori. Solo che nel '7oo il mondo nuovo si materializzò. In America, in Francia, in Inghilterra.

La diffusione della concezione razionalistica del diritto naturale, con l'ideale di una legislazione conforme alla natura dell'uomo e alla ragione, rafforzò la riflessione delle donne colte che lottavano per una società egualitaria nella sua struttura e paritaria nel rapporto uomo/donna.  Le consuetudini , le tradizioni, l'autorità se non conformi alla ragione potevano essere criticate e discusse.  Ciò valeva in campo giuridico, politico, religioso, ecc. 

Già il razionalismo seicentesco di Descartes, Spinoza, e Locke aveva preparato la strada, con la sua idea forte della ragione umana, alla rivendicazione della propria razionalità da parte del genere femminile. Le donne cartesiane decisero di passare dal terreno metafisico a quello politico.  La diffusione della cultura scientifica e tecnica propugnata dagli illuministi coinvolse anche le donne.  A partire da questo secolo le porte della professione scientifica e delle carriere intellettuali in genere, si aprono loro. 

Non significava parità. Tuttavia le donne colte diventarono consapevoli soggettivamente del loro contributo al progresso civile e si inserirono senza complessi nella battaglia delle idee.  Il Settecento non vide la nascita del femminismo – nel significato ottocentesco e novecentesco – ma ne pose le basi.

 

[la crisi della coscienza europea] – Dal 1680 al 1715 la coscienza europea entra in una profonda crisi. Il calvinista Pierre Bayle e  Fontenelle proseguirono con forza la critica libertina della  religione. La religione è impostura, espediente politico  per sottomettere l'umanità al potere della casta  sacerdotale.  La religione non ha altro fondamento che quello artificiale della rivelazione.  Dall'idea della  religione come un che di meramente positivo (cioè di  arbitrario, avventizio), Bayle trasse conclusioni opposte  a quelle di  Locke. Dall'idea di Dio,  idea né innata, né naturale, né razionale, non può  derivare alcun precetto morale utile all'uomo.  Locke  aveva torto nel sostenere la religione rivelata fondamento della convivenza civile tra i popoli.  Nel '7oo questo  indirizzo fu sviluppato da Voltaire e da Rousseau. 

In campo cattolico il '7oo vide la contrapposizione fra l'ala gesuita e l'ala giansenista della riforma. I giansenisti  rappresentarono una forza importante della riforma illuministica del clero in tutti i paesi cattolici. 

Sul piano politico l'Illuminismo francese mise in luce due anime e due orientamenti paralleli quali lo scientismo dei filosofi e l'egualitarismo dei riformatori sociali.  Col pensiero di Jean Jacques Rousseau (1712–1778) l'Illuminismo giunse a fondere la sua prospettiva di riforma intellettuale con l'ipotesi di una autentica riforma politica.  Fino ad allora ci si era mantenuti nei limiti di un dialogo riverente con i sovrani Illuminati del secolo, soprattutto con Federico II di Prussia e Caterina II di Russia.  La radicalizzazione del pensiero giuridico e di quello politico in Francia trovò il suo sbocco alla fine del secolo con la rivoluzione.

L'influenza culturale femminile raggiunse nel '7oo una delle punto più alte della storia, se non la più alta. Dai salotti si passò ai club e ai caffè. Il ruolo che nel '6oo era stato assegnato alla letteratura e allo studio dei sentimenti, nel '7oo venne sostituito dalle discussioni scientifiche e filosofiche sui destini dell'uomo, i misteri della natura, le scoperte della scienza /170/.

 

[le donne della rivoluzione] /179/ – Le donne della rivoluzione le troviamo nelle sommosse, nelle lotte per il pane, alle sedute dell'assemblea costituente. Scrivono per la rivoluzione, fanno giornali, aprono circoli femminili impegnati nella  lotta per i diritti civili e politici del proprio sesso. Aderiscono, in genere, alle idee di libertà ed eguaglianza che la borghesia opponeva ai privilegi della nobiltà e del clero senza aggiungervi alcuna connotazione femminista anche se il tema della oppressione femminile era fortemente sentito anche a livello popolare.  Intervennero sulle leggi dove ottennero poche ma significative  conquiste come la legge sul divorzio, l'ammissione a testimoniare nei processi civili, l'abolizione del diritto di maggiorascato, quel privilegio riservato ai figli maschi nella successione ereditaria.

Non va dimenticato che la rivoluzione costituì un’occasione. Le donne poterono prendere la parola direttamente, in luoghi prima esclusivamente riservati agli uomini come la tribuna, l'assemblea. Poterono occupare insomma lo spazio della politica.  Olympe de Gouges (pseudonimo di Marie Gouze) durante la rivoluzione francese scrisse molti pamphlet, manifesti, ecc., ma soprattutto la famosa "Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina" (1791), che ella volle dedicare alla regina Maria Antonietta, da lei giudicata oppressa come tante altre.  Si voleva rendere consapevoli le donne dei diritti loro negati, chiederne la reintegrazione per farne delle cittadine a tutti gli effetti.  La donna nasceva libera e uguale all'uomo e possedeva gli stessi diritti inalienabili. La libertà, la proprietà, il diritto di resistenza all'oppressione.

Si affermano anche valori che saranno propri della critica femminista /187/. Le donne dovevano uscire dalla loro «gabbia dorata» e dalla femminilità questa giudicata come l'altra faccia dell'emarginazione. Non più amanti seducenti, mogli affettuose e madri protettive. Basta con la frivolezza, il sentimentalismo (presi dalla letteratura romanzesca), il vestir bene come necessità assoluta, i gioielli, l'attaccamento affettivo morboso. Tutte conseguenze della subordinazione intellettuale.

 

[l'Illuminismo in Germania e in Italia] /192/ – In Germania l'Illuminismo era sceso sul terreno teologico meno o affatto su quello sociale. Il pietismo, movimento analogo al puritanismo. Lessing. In Italia doppio binario dell'Illuminismo cattolico e dell'Illuminismo liberale, poi giacobino. Originalità in campo economico e giuridico.

Nelle nazioni cattoliche fu il dispotismo illuminato dei sovrani, saldamente unito alle tendenze ecclesiastiche di riforma «democratica» del clero, a portare quei mutamenti nel rapporto fra stato e chiesa che altrove ebbero come protagonista la classe borghese e il basso clero. 

Dal tronco dell'Illuminismo cattolico avrebbe poi preso le mosse una delle componenti più significative dell'Illuminismo italiano.  L'Illuminismo liberale e radicale ebbe una forte impronta giuridica e politica, con rilevanti interessi economici. 

 

[la formazione dell'identità culturale degli Stati Uniti d'America] /202/ – I cattolici, attraverso l'evangelizzazione gesuita, i protestanti, nelle terre soggette all'influenza inglese, ebbero una parte non indifferente nella diffusione della cultura europea del XVII e del XVIII secolo nel resto del mondo. I primi coloni inglesi sbarcano in Virginia nel 1607. Un piccolo nucleo di protestanti separatisti che mirava a creare nel nuovo mondo quelle condizioni di vita che l'intolleranza religiosa rendeva impossibili in Europa. Lo sbarco dei Pilgrim Fathers nel Massachusetts è del 1620. È la colonizzazione puritana del New England. Le sette religiose sorte dal radicalismo protestante formarono lo zoccolo duro della colonizzazione americana.  Il protestantesimo borghese fu gran parte del ceto politico e intellettuale dei nuovi Stati Uniti /203/. Portò con sé vizi vecchi e nuovi come la lotta alle streghe, lo schiavismo, il genocidio dei popoli indiani, ma anche molte qualità. Pur con differenti forme di culto e dottrine,  le sette protestanti avevano in comune l'ispirazione agostiniana e calvinista. L’ottimismo pragmatico, la concezione del lavoro come compito e missione individuale, il rispetto della legalità economica.  Max Weber sostiene che l'etica delle chiese protestanti americane, con i suoi principi di onestà, responsabilità, affidabilità personale, fu il terreno di coltura ideale per la formazione del sistema capitalistico del Nuovo mondo.

Ma è con il '7oo che i coloni d'America cominciarono a individuare i motivi della loro nuova identità culturale e a recidere il legame di amore-odio per l'Inghilterra. 

 

[le donne del nuovo mondo] /204/.

 

capitolo settimo

donne e cultura nell'ottocento

 

[la filosofia della romantik – dal crollo dell'ancien régime al '48] /207/ – La rivoluzione francese provocò la crisi degli ideali illuministi.  Dal 1789 al 1815 parallelamente alla parabola di Napoleone, l'Europa interpretò diversamente il significato della rivoluzione. Sul piano politico le guerre napoleoniche, con il loro misto di imperialismo e di lotta all'assolutismo, finirono per alienare ai francesi le simpatie che pure avevano riscosso.  Finita l'epoca dei sovrani dispotici ma illuminati e crollato il regime napoleonico si giunse alla restaurazione delle monarchie ereditarie sulla base di un ambiguo nazionalismo antifrancese che mise d'accordo progressisti e conservatori.  

Esaminato nel complesso, il Romanticismo può essere interpretato come una rielaborazione progressista degli ideali illuministici, anzi può dirsi scaturito dal seno stesso dell'Illuminismo e suo continuatore sul piano ideologico nelle mutate condizioni storiche.

Fra i precursori del Romanticismo va posto il Neoclassicismo. Fu la prosecuzione, con altri mezzi, della critica illuminista. Per l'«apertura» della stagione romantica sarà necessario attendere la fondazione a Jena di Athenaeum. Nel Romanticismo si intrecciarono conservazione e progresso, spirito libertario e spirito di restaurazione.  

La decadenza definitiva del potere temporale del papa, la fine della substruttura economico-federale del clero, la vigorosa azione del deismo illuminista ebbero effetti dirompenti sulla vita religiosa in campo cattolico e protestante. Aprirono la strada a una nuova dimensione della cultura e dell'esperienza religiosa che, attraverso la restaurazione (1815) ma anche oltre, avrebbero portato nella chiesa le idee della cosiddetta teologia liberale. Che condusse l'episcopato – cattolico come protestante – fuori dalla posizione di scacco in cui l'avevano cacciato l'Illuminismo e la teologia illuminista. 

 

[il Romanticismo] /208–211/ → © La rivoluzione francese trascina nella sua caduta politica l'Illuminismo come esperienza.  Dando vita a tre fasi.

I precursori → si raccolsero intorno al Neoclassicismo.  Ritorno e imitazione degli antichi (esempi → Jacques-Louis David (1748–1825), Johann Winckelmann (1717–1768), i fratelli Wilhelm, Schlegel, Chateaubriand, Wordsworth e Coleridge.

Contenuti → recupero del sentimento religioso, critica del razionalismo in nome dell'assoluto, ricerca delle radici delle nazioni europee (alto medioevo).  Intrecciarsi di conservazione e progresso, di ricerca della felicità e nichilismo.

Il periodo maturo → fra il 1800 e il 1820 con Hölderlin, Fichte, Schelling, Hegel, Byron, Leopardi, Shelley, Keats.  Clima della restaurazione e ambiguità [® Hegel fra conservazione e rivoluzione].

Periodo trasformatore e rivoluzionario → Lamartine, Manzoni, Balzac, Hugo, Saint-Simon, Stirner e infine Marx.

Hauser  insiste su come il Romanticismo sia stato soprattutto una reazione alla «dittatura» della ragione dei secoli precedenti (in particolare il '7oo). Irreale, irrazionale, non dialettico /SSA III /250/. A differenza del dialettico – per il quale ogni situazione storica comporta un complesso di motivi e di impegni che non si possono eludere –, il romantico – pur con tutta la sua comprensione del passato – ignora la storicità e la dialettica del presente. Non capisce che il presente è collocato fra passato e futuro e si presenta come un'insieme contraddittorio di elementi statici e dinamici.

Per Goethe il Romanticismo era il principio della malattia.  Esiste una morbosità nella ideologia romantica. Nascono di lì la fuga nel passato e nell'utopia, la paura del presente, il disprezzo della ragione, del dominio di sé, a favore dell'egemonia del sentimento, della soggettività, dell'egocentrismo, della naturalezza e inevitabilità  della pulsione. Caduta la passione intellettuale, il pathos della ragione, la fecondità artistica del razionalismo.

Il Romanticismo dà anche una forte spinta alla rinascita religiosa duramente messa alla prova dalla rivoluzione francese e esportata in Europa – fatta salva l'Italia !!! –.  La religione come pratica ed esperienza vissuta (Scheiermacher teologo protestante) – non più fonte di conoscenza –.  I testi sacri come testi da reinterpretare da comprendere e «rivivere».  La Chiesa quale comunità dialogante con i credenti.

Dalla scoperta dell'esperienza religiosa si passa alla scoperta dell'unità fra poesia e filosofia (Hardenburg).–|

® È la poesia che porta all'assoluto, che coglie l'assoluto, assoluto che verrà analizzato e «scoperto» dalla filosofia.

Nasce anche la «logica del pensiero vivente» . Per Hegel la logica è la logica dell'umanità così come si è venuta formando nel corso della storia del pensiero umano, filosofico principalmente.  Il concetto di "spirito del mondo" hegeliano è squisitamente romantico nel senso che la Romantik opponeva – in polemica con la ragione astratta dell'Illuminismo – lo spirito dei popoli e delle nazioni.  Anche il concetto di totalità è romantico e porta direttamente al concetto di massimo di coscienza possibile raggiunto nel secolo successivo da alcuni intellettuali marxisti.

Non è un caso che Hegel parta dallo studio fenomenologico dei sentimenti e delle passioni (Fenomenologia dello spirito) per superarla nella Logica che rappresenta una sintesi e uno sbocco del pensiero romantico.–|

Dal Romanticismo nasce Lamennais che rinnova e modernizza il pensiero cattolico.  Sul lato laico e riformatore nascono anche Comte, Fourier, Tocqueville, Proudhon. 

® L'Italia rimane praticamente tagliata fuori.  Foscolo, Berchet, Manzoni non vanno molto in là dalle posizioni ortodosse della chiesa romana.  Rosmini viene messo all'Indice.  E Gioberti – il deleterio Gioberti – tentò di sposare  papismo e nazionalismo. Per non parlare di Mazzini – rappresentante di un giansenismo cristiano – che contribuì grandemente a tener fuori dai confini culturali del paese l'esperienza socialista.  La quale, quando giunse, arrivò tarda e massimalista. –|

Cfr filosofia e Romanticismo in Francia (Lamennais, Fourier, Cousin, Proudhon, Tocqueville, m.me de Staël), Italia (Foscolo, Berchet, Manzoni, Mazzini, Leopardi, De Sanctis), Inghilterra (Paine, More, Bentham, Coleridge, Mill, Taylor, Carlyle), America (Emerson) /212–217/.

 

[il femminismo dell'800] /245/ – Il femminismo è stata la prima forma di identità pubblica che le donne, prima una agguerrita minoranza, poi in gruppi sempre più numerosi, si diedero a partire dalla fine del '6oo.  L'ingresso delle donne sulla scena politica, in quanto soggetto sessualmente individuato, è avvenuto sulla base filosofico e giuridica della dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino dei rivoluzionari francesi. 

Fin dall'8oo il movimento femminista ha convissuto con il movimento socialista.  Il socialismo è scaturito da una rielaborazione degli ideali rivoluzionari e illuministici, anch'esso portatore di un progetto di democrazia politica e di eguaglianza economica e sociale.  Ciò non comporta che si debbano identificare femminismo storico e socialismo, anzi, tra le femministe borghesi e le femministe socialiste, si sono create contrapposizioni sempre più marcate. Ma è indubbio che il movimento socialista, per la sua base di massa e per la trasformazione della sfera pubblica apportata dalle sue lotte, ha costituito un baluardo politico e un elemento di amplificazione delle tematiche e delle idee femministe. 

L'orizzonte eroico e politico del femminismo ottocentesco è stato quello dell'egualitarismo fra i sessi e dell'emancipazione giuridica ed economica della donna.  L'indirizzo egualitario è stato predominante nel femminismo storico (versione borghese e socialista, ma anche una corrente dualista che ha accentuato il momento della differenza nell'uguaglianza e privilegiato forme di lotta e di organizzazione specifiche e autonome delle donne). 

Nel corso dell'8oo le femministe si sono impegnate oltre che su obiettivi specifici, anche su tematiche riguardanti i diritti umani, civili, le lotte per la libertà di pensiero e di associazione, per l'abolizione della schiavitù e della prostituzione, per la pace. 

 

[le donne e il socialismo] /251/ – Nell'8oo, dopo l'azione politica delle rivoluzionarie francesi, fu il movimento socialista a offrire alle donne una tribuna e il diritto alla riflessione politica.  Per loro natura le ideologie democratiche e socialiste furono le eredi dirette dei principi del 1789, ma cercarono anche di rispecchiare i mutamenti sociali che lo sviluppo industriale aveva determinato nei paesi più avanzati. 

Il Romanticismo con le sue idee ribelli ma insieme con il suo spirito di riforma sociale, di riscatto e di progresso, non fu estraneo a questo passaggio di valori dalla nascente borghesia intellettuale del '7oo alle masse del secolo successivo.  La politica, fino allora prerogativa di ceti ristretti e per le donne un diritto ereditario delle privilegiate poste ai vertici dell'aristocrazia, raggiunse i nuovi ceti emersi dallo sviluppo industriale. La piccola borghesia e la classe operaia urbana, in nome dell'equità economica e della giustizia sociale.  Ma anche le appartenenti ai ceti più forti si fecero prendere dalle nuove ideologie.  Le strade del femminismo e del socialismo si unificarono. Suffragio universale, potestà giuridica, pari diritti con i maschi nel contesto di un diritto di famiglia e di un diritto del lavoro più conformi a principi di eguaglianza e giustizia, servirono da binario di questa unificazione che approdò al femminismo moderno.  Era il femminismo dell'eguaglianza e dell'emancipazione, non ancora il femminismo della differenza /251/.

 

Nella Francia degli anni '30 prendeva corpo un numeroso e indigente proletariato operaio. Cambiavano le condizioni di lavoro nelle officine mentre → si disgregava la tradizionale famiglia contadina e patriarcale.  Emergevano le iniquità e le incoerenze dello sviluppo capitalistico con le prime tensioni sociali in cui la classe operaia assumeva una specifica fisionomia politica. 

George Sand, Eleonora Marx, Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff.

 

[le donne e la scienza positivista] /277/ – La Francia napoleonica all'avanguardia dello sviluppo scientifico. Dal 1830 al 1890 Inghilterra e Germania seguono.

il positivismo –  Indirizzo filosofico che identificò lo sviluppo della conoscenza con lo sviluppo della scienza. La filosofia diviene epistemologia (= analisi e controllo della conoscenza scientifica). Il metodo scientifico-sperimentale viene esteso progressivamente a tutti i campi. Comte, Mill, Spencer, Darwin.

Astronomia, fisica, chimica, fisiologia e sociologia (intesa come fisica sociale), più la matematica (separatasi dalla fisica) e la psicologia (separata dalla logica) furono le nuove discipline positiviste.

Accanto al positivismo prendeva corpo l'irrazionalismo europeo. L'esoterismo. La società teosofica. Lo spiritismo.  /260/.

 

capitolo ottavo

donne e filosofia in occidente fino al 1945

 

[l'Europa fra '800 e '900] /285/ – Le origini dei «movimenti» del XX secolo vanno rintracciati negli ultimi venti anno del secolo XIX. Quando il positivismo entrò in crisi  insieme alla fine dell'età vittoriana in Inghilterra e l'unificazione bismarckiana in Germania (comincia l'imperialismo guglielmino).  Se Kant aveva delimitato il campo di validità dei procedimenti scientifici (quantitativi, obiettivi, deterministici) propri della fisica newtoniana nell'ambito dei "fenomeni", i positivisti avevano esteso la metodologia scientifica, logico matematica e sperimentale a tutti i campi della conoscenza.

Il campo fenomenico, invece di costituire una premeditata riduzione del campo del reale, era diventato l'unica dimensione della realtà e tutti gli ambiti di esperienza che non si adattavano a un trattamento teorico di tipo quantitativo e sperimentale venivano confinanti nel mucchio delle teorie metafisiche.  Il positivismo, con il dogma della "immutabilità delle leggi naturali", aveva contribuito a cristallizzare l'immagine scientifica del mondo. Fin dal XVIII secolo – con il suo ideale deterministico assoluto dei processi fisici, rende la scienza una attività astorica.  Nietzsche (1844–1900) dilatò a tutti i campi della conoscenza scientifica e storica la critica deista e illuministica della religione. Ogni forma di conoscenza, lungi dal costituire il prodotto della sintesi armoniosa delle facoltà superiori dell'uomo, è mero strumento, artificio politico, atto di arbitrio, invenzione. Affermazione della volontà di potenza dell'uomo.  La scienza, in quanto pura espressione della volontà di dominio dell'uomo sulla natura, aveva portato al disincantamento del mondo e alla morte di dio, e con lui alla morte dell'uomo.

Anche la ricerca metodologica e filosofica di Max Weber (1864–1920) nel campo delle scienze storico-sociali portò un duro colpo al principio di verità dei positivisti.  La consapevolezza metodologica che i quadri concettuali con cui si operava nel campo scientifico fossero solo dei tipi ideali con funzione euristica e non coincidessero con l'essenza dei processi che si intendeva studiare, portò Weber a diagnosticare il "politeismo dei valori" che irrompeva nel mondo contemporaneo. 

Freud propose, come già aveva fatto Nietzsche, di considerare l'attività conoscitiva umana come una soluzione di compromesso fra istanze psichiche eterogenee e interagenti, e il comportamento umano condizionato da pulsioni inconsce.  Sul piano religioso il nichilismo nietzschiano, il politeismo weberiano, lo storicismo diltheyano crearono una spaccatura fra filosofia e teologia. In parte, colmata da una rinascita del sentimento religioso inteso come ricerca del dio scomparso e/o attesa di una nuova manifestazione del divino nel mondo /287/.

Einstein sostituì il metodo induttivo con quello ipotetico/deduttivo.

Altri. Bergson, Pareto, Durkheim, Planck.

Nel campo filosofico l'esistenzialismo con Kierkegaard (1813–1855), Heidegger (1889–1976), i francesi Sartre e Merlau Ponty, cercò di descrivere il destino dell'uomo senza dio.  L'atteggiamento del mondo cattolico e della cultura religiosa in una fase storica così complessa oscillò fra istanze integraliste, quali il neo-tomismo, che riproponevano la cultura religiosa come altra da quella scientifica, e sorprendenti aperture come il modernismo e del cristianesimo sociale. Leone XIII, scrisse la Rerum novarum (1891) e Teilhard de Chardin (1881–1955) propose di conciliare la nuova immagine scientifica della natura e dell'uomo con la teologia. 

® Nel contempo prende piede l'idea che la chiave di volta della struttura sociale umana sia il potere. La sinistra rinuncia all'analisi marxista che poneva il modo di produzione al centro dello sviluppo della società e si rifugia nel

più facile e evidente concetto di potere.

 Teorico del potere è Foucault. F. sostiene che i processi di trasformazione della società occidentale, dopo la seconda rivoluzione industriale, abbiano modificato la struttura del potere politico che non si configura più come un unico potere "accentrato" e "repressivo", ma come articolazione di un potere ramificato, policentrico, microfisico, più interessato alla attivazione dei processi e alla loro gestione che alla pura e semplice repressione.  Il potere, sostiene F., non è più tutto dentro lo Stato, dentro la sovranità, ma è diffuso nei numerosi rapporti di subordinazione, di controllo, di produzione disseminati nel corpo sociale.

La scoperta della centralità del potere - in se sviante - influenza e pervade la cultura politica moderna. Il successo di Nietzsche è dovuto soprattutto alla teoria della volontà di potenza motore dell'agire individuale. Eccetera. –|

 

Parallelamente l'esplosione dei movimenti di liberazione, di rivolta e di ribellione che caratterizzò gli anni di transizione al novecento – prima che si imponessero le grandi sintesi repressive del totalitarismo degli anni '20 e '30 – fu segnata da una complessa rete di focolai di contestazione e di insubordinazione.  È in questo quadro che si inserisce il movimento di "liberazione omosessuale" per il quale la vicenda dell'arresto e della detenzione di Oscar Wilde (1895) fu una delle prime battaglie. → Il femminismo del primo '9oo dové identificare il proprio programma politico fra socialismo, comunismo, nazionalismo e il nascente fascismo.  L'ideale femminista oscillava fra la difesa della "specificità" femminile, fondata biologicamente – teorizzata dai riformisti come dai nazionalisti – e la richiesta di "eguali diritti economici e politici" per uomini e donne. 

I comunisti, che dopo la rivoluzione russa, ebbero un notevole seguito in Occidente perseguirono una linea egualitaria che identificava femminismo e socialismo.  Secondo loro la questione femminile andava ricondotta esclusivamente a fattori di tipo politico e storico-culturale.  D'altra parte il fascismo rivalutò in senso reazionario "l'identità femminile", proponendo la donna come fulcro della famiglia, madre e patriota, escludendola del tutto dalla sfera politica. 

Ma anche un altro movimento sessista si affacciava sulla scena politica e culturale dell'Europa fra i due secoli.  Sulla scorta delle teorie di Freud e di Havelock Ellis, i teorici del movimento per i diritti degli omosessuali, che si battevano per la depenalizzazione dell'omosessualità in Germania e in Inghilterra, Karl Heinrich Ulrichs (1825–1895) e Edward Carpenter (1844–1929) proponevano la tesi della omosessualità come fenomeno naturale e innato, parlavano di "terzo sesso" e rivalutavano il ruolo degli omosessuali nella storia della cultura.  Muovendo dalle tesi platoniche del Simposio portavano l'esempio di geni quali Machiavelli, Michelangelo, Shakespeare, Newton fino a giungere a Wilde e a Walt Whitman per argomentare la superiorità e la legittimità della scelta omosessuale.  La rivolta antivittoriana in Inghilterra venne condotta da scrittori e pensatori omosessuali. 

La carica liberatrice ed eversiva del pensiero antipositivista si mischiava a istanze irrazionalistiche e a suggestioni reazionarie.  Il pensiero degli ultimi anni dell'8oo e dei primi del '9oo portava con sé i germi del totalitarismo.  La società di massa scaturita dal progresso industriale e tecnico del secondo '8oo – scriverà nel 1942 Max Horkheimer – fracassando l'involucro istituzionale che ne aveva sorretto la nascita e lo sviluppo, avrebbe dato luogo a una "dittatura di massa", alla resurrezione di un mito regressivo come unica forma di autoconservazione della grande industria.  Lo stato totalitario diventò la sintesi artificiosa di una società che aveva smarrito la sua unità e la sua identità.   Mai risposta fu più lontana dai veri termini del problema.  Fascismo, nazionalsocialismo e stalinismo avrebbero schiacciato quei fermenti rinnovatori che pure si erano annunciati al principio del nuovo secolo. 

 

[il movimento psicoanalitico] /303/ – La psicoanalisi corse in soccorso alla razionalità scientifica proprio nel momento della crisi dei suoi fondamenti. Volle scoprire quelle leggi profonde che regolano l'uomo e la società nello stesso momento in cui le leggi morali, politiche ed economiche entravano in deliquio. La psicoanalisi volle liberare la sessualità da quegli impedimenti morali e sociali che l'epoca vittoriana – e in generale la cultura ottocentesca – le avevano cucito addosso. Attraverso lo studio della struttura nascosta della psiche, colta nella sua dimensione atemporale (l'Es) e storica (l'Io), Freud indagò il «profondo» affidato alla dinamica delle pulsioni e della libido, in lotta con i dettati della cultura occidentale e delle sue realizzazioni culturali (Super–Io). 

Il punto di partenza della psicoanalisi fu la psichiatria di fine '8oo, quella di Charcot e Breuer. Campo di intervento, l'isteria femminile (studiata da Breuer e da Freud). → La psiche della donna fu il primo oggetto di un nuovo sapere che orientava l'ago della sua bussola in direzione della differenza sessuale, verso quel punto della psiche, inconscio, in cui l'identità del soggetto è una identità sessuale.  Freud si persuase sempre più che la psicoanalisi poteva progredire solo se accettava di duplicare il suo metodo scientifico assegnando alle donne il compito analitico e teorico che spettava loro proprio in base alla duplicità sessuale dell'oggetto da indagare (La femminilità,1932).  Le donne quindi si trovarono da sempre coinvolte, più di quanto risulti dagli scritti di Freud, nel progetto scientifico e clinico della psicoanalisi.  All'inizio della contemporaneità la psicoanalisi ha contribuito a costruire una nuova forma della soggettività, ha elaborato un nuovo linguaggio per la razionalizzazione profonda della mente e del comportamento.   È andata in soccorso della filosofia, della sociologia, della psicologia, del diritto, dell'intero campo delle scienze umane in una fase in cui queste assumevano un ruolo fondamentale nella strutturazione della nuova società di massa. 

/304/ – In questa grande operazione scientifica e politica, le donne sono state subito chiamate a svolgere il loro compito.  Prima come pazienti e analiste e infine, come contestatrici del loro padre spirituale.  L'evoluzione del movimento psicanalitico secondo la sua genealogia femminile (e non secondo la classica linea: Freud–Jung–Ferenczi–Adler–Reich–Abraham–Jones e poi Lacan) consente di portare in luce un compiuto itinerario scientifico al femminile. 

La ricerca di una propria identità sociale e intellettuale le donne l'hanno portata avanti, nel '9oo, anche per altre strade, ma quella della psicoanalisi è stata sicuramente una delle più incisive.  L'analisi dell'inconscio ha consentito alle donne di ridefinire il femminile, ma anche, e soprattutto, di oggettivare il maschile, di naturalizzarlo, di indagarlo fin nelle sue strutture estreme.  Laddove il maschile ritrova la sua radice comune col femminile. 

La scoperta della femminilità come regione autonoma della psicoanalisi avvenne in Freud gradualmente dai Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), a L'organizzazione genitale infantile (1923), fino Ad alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi (1925).  I passi avanti più importanti, sulla spinta delle critiche e delle osservazioni anche dei suoi collaboratori e collaboratrici, Freud li fece allontanandosi dallo schema maschilista delle sue prime teorizzazioni e individuando uno specifico itinerario psico-sessuale della femmina.  Tale mutamento, mai definitivo in Freud, fu collegato alla scoperta della cosiddetta "fase preedipica" alla rivalutazione psicologica del ruolo della madre e degli eventi psichici dei primi quattro anni di vita del bambino, a discapito della centralità della figura del padre nella "fase edipica" (oltre i 4 anni). 

 

[il marxismo rivoluzionario] /316–333/

Lenin e la Zetkin /319/.

Rosa Luxemburg /323–326/

Alessandra Kollontaj /327–330.

Angelica Balabanoff /330–333/.

 

[lo spirito dell'arte ovvero l'arte di avanguardia] /333/ – L'espressionismo, il surrealismo, il dadaismo, il futurismo, il cubismo → laboratorio sperimentale della nuova sensibilità estetica e sociale degli europei.

L'arte di avanguardia → una rottura storica nella tradizione artistica e culturale dell'Ottocento. E anche rottura interna alla borghesia come classe. Distrusse e costruì, imbarbarì e modernizzò. L'avanguardia innovava credendo di rivoluzionare.

Le capitali dell'avanguardia, Vienna, Berlino, Zurigo e Parigi.

Il concetto di post-moderno. "L'analisi effettuale dei ritmi e delle forme del vissuto psichico portata avanti dalla psicologia sperimentale del primo '9oo, modificherà radicalmente la rappresentazione letteraria della coscienza interna del personaggio", questo alla base della nuova estetica. Cézanne, Matisse, Picasso e Gertrude Stein.

La Montessori. Edith Stein.

/350/  – Simone de Beauvoir: Il Secondo Sesso.  Il presupposto filosofico del suo studio sulla donna era "la morale esistenzialista", quel complesso di categorie e di valori che lei stessa schematizzava così: identità contro l'alterità, libertà contro subordinazione, soggettività contro oggettivazione, trascendenza contro immanenza.  Fu la scelta di campo per una forma di pensiero che consentisse alla femminilità di ritrovare se stessa. 

 

[il neofemminismo della de Beauvoir]  Il neofemminismo cercherà di conciliare la differenza individuale dell'essere donna con la creazione di un movimento femminista su base comunitaria e comunicativa.  Conoscere se stessa per una donna è una pratica difficile.  Se la donna si affida alla cultura ufficiale (alla biologia, alla psicoanalisi, alle scienze sociali) scopre di essere una "inessenziale alterità" senza passato, storia e religione, un frammento della civiltà degli uomini.  Tutte le identità che le vengono proposte dalla cultura ufficiale sono alienanti, la mortificano, registrano il suo stato come vuoto culturale, minorità sociale.  Ma tolte queste identità fittizie, la donna scopre di essere in quanto donna non qualcos'altro, ma un puro nome, un essere privo di contenuto.  Questa scoperta angosciosa e disorientante è tuttavia la premessa della libertà in quanto pone la donna di fronte al problema della ricerca della sua identità e al prezzo che questa scelta comporta.  La donna che sceglie per la libertà, per l'identità, per la trascendenza può interrogarsi sia sulla propria storia individuale sia sulla propria storia come "genere femminile", come "secondo sesso". 

La fenomenologia esistenziale fornisce alla donna il metodo (il percorso) filosofico necessario a ritrovare se stessa.  E qui la De B.  ripercorre le tappe di una storia la cui origine si perde nel mito, la storia di una specie umana, in cui la "preminenza è accordata ad Hegel a quel passo della Fenomenologia dello Spirito in cui si parla di signoria e servitù".  L'uomo ha il coraggio di uccidere e di farsi uccidere, ha la spinta a utilizzare attrezzi e a lavorare, a trascendere se stesso e la natura, e fonda così i valori della civiltà.  Di fronte a questo stato di cose la donna non ha mai opposto, secondo la De B., valori femminili.  Si è limitata a cercare di modificare la propria posizione in seno a quel "mit–Sein" originario che è la coppia, la famiglia.  Ma sulla scia di Heidegger, Sartre, Merleau-Ponty la donna oggi può provare a tematizzare qualcosa di diverso, trovare la strada per la sua libertà.  Una libertà che la pone in questione come individualità, non più come "donna", ma come "questa donna qui", Io donna.  Una libertà difficile:  "lavoro + diritto di voto" non è la formula della libertà: lo sarebbe solo in una democrazia socialista, scrive la De B..  Solo per un ristretto numero di privilegiate l'attività lavorativa porta con sé l'autonomia economica e sociale.  Ancora oggi la donna indipendente è lacerata da complessi e insicurezze, fra interessi professionali e vocazione sessuale.  Perché la donna è diversa dall'uomo, non potendo vivere la sua vita, deve cercare un'altra strada per la propria realizzazione. 

 

 

Nota di fpg  – Sul femminismo.

Sostengo. L'errore del femminismo va ricercato nella fusione fra donna e femminilità. Cosa fa della donna una donna? La sua femminilità. Al contrario la femminilità è il residuo vischioso della repressione sessuale e della repressione femminile. In un primo momento una parte del movimento femminista ha assunto l'abbandono della femminilità quale proprio obiettivo. Ma lo ha fatto quale contrapposizione radicale al maschilismo. E quale contrapposizione radicale è stata in seguito battuta da una rivendicazione della femminilità quale identità femminile.

Invece. Era necessario individuare un nuovo modo di essere donna. Non di difendere o di combattere la vecchia concezione.

Probabilmente era necessario puntare sul concetto di persona. Si sarebbe posto il quesito, sono gli uomini delle persone? Sono le donne delle persone? Risposta. Gli uomini come tali e le donne come tali sono persone mutilate. Il concetto pieno di persona non fa distinzione fra uomo e donna. Li fonde. Ambedue sono esseri umani. Allora nella rivendicazione dell'essere donna doveva essere implicita la critica dell'essere uomo. E dalla fusione dei due concetti (delle due maniere di vedere le donne e gli uomini) si sarebbe giunti più vicino al contenuto della questione. Un modo più avanzato di concepire la persona. Risultato. Critica al concetto di uomo come lo si intende ancora oggi e critica al concetto di donna come lo si intende ancora oggi.

Invece. Identificandosi con la femminilità il femminismo non è riuscito a superare il maschilismo. Gli si è solo contrapposto. È rimasto intrappolato in uno dei due termini della contraddizione. Superare la femminilità era necessario per superare la mascolinità.

La lotta sacrosanta della liberazione della donna deve liberare la donna dalla sua femminilità. Come persone donne e uomini si incontrano e si amano sul terreno dell'affettività, della tenerezza, della stima, degli interessi, del piace sessuale. Superate le tipologie di femminilità e mascolinità l'attrazione sessuale e l'attrazione in genere è destinata a mutare il proprio immaginario. Immaginario così essenziale nella produzione dell'erotismo. Trasformato l'immaginario anche l'eccitazione sessuale e emotiva muterà. Mutando la sostanza erotica dei singoli stimoli. Come? In cosa? Se il processo non si conclude è di fatto impossibile prevedere le forme che assumerà (da fpg 15.1.11).

 

 

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