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Antropologia e affini

(appunti)

 

[cultura & ambiente]

– Una cultura è un adattamento a un ambiente [popoli primitivi]. Essa deve le sue peculiarità specifiche alla situazione geografica. Rilievo geo­grafico, precipitazioni, temperatura, suolo, vegetazione, risorse naturali (minerali, piante, animali, corsi d’acqua, eccetera).  (Gordon Childe, EDSP/44)

– L’ambiente come risorsa economica.  E l’economia come conseguenza dell’incontro uomo – ambiente.

– Nessuna comunità umana è inferiore, anteriore o più antica di un’altra. Tutte rappresentano adattamenti umani altamente specializzati, il prodotto di millenni di vita culturale divenuta tradizione.  L’errore fondamentale sta nel passaggio ingiustificato da uno schema logico-geografico osservabile a uno schema cro­nologico ipotetico (23).

 

[tecnologia & antropologia]

La divisione del lavoro risale, con tutta probabilità, alla civiltà dei raccoglitori, per via della elevata tecnologia nella scelta e nel trattamento del cibo (cfr AMS).

Forse inutile rilevare che nelle società claniche le classi non si erano ancora formate.

Dal lato delle tecnologia non è individuabile un passaggio netto da una civiltà all’altra, da un periodo all’altro. Come sarebbe arbitrario distinguere il transito dai primati agli uomini, dagli animali agli uomini per via dell’uso della tecnologia. Esistono uccelli che usano dei ramoscelli per cavare i vermi dagli alberi, altri che schiacciano le noci lasciandole cadere su di un sasso, altri ancora che usano i sassi facendoli cadere dall’alto per rompere dei corpi duri.

 

[economia & antropologia]

La civiltà dei raccoglitori e dei cacciatori (J. Barrau) era più sofisticata nell’arte di cucinare i cibi di quanto sia mai stata quella successiva degli agricoltori e degli allevatori.  Possedevano una tecnica particolarmente  avanzata nella scelta e nella preparazione del cibo. Sicuramente più avanzata delle civiltà successive.  © È possibile che l’arte della manipolazione delle erbe provenga da quel periodo e sia l’ eredità di una civiltà in quel campo superiore. –|

Anche nelle società dei cacciatori la parte di cibo vegetale era superiore a quanto si sia mai poi detto o pensato.  Non esiste dunque una vera società dei cacciatori – che rimane legata a quella dei raccoglitori.  Il vero salto (neolitico) è il passaggio dalla civiltà dei raccoglitori e dei cacciatori alla civiltà degli agricol­tori e degli allevatori.

 

[neolitico]

–"La coltivazione di piante commestibili, l’allevamento di bestiame per ricavarne cibo o la combinazione di entrambe le occupazioni nella agricol­tura mista, rappresentarono un progresso rivoluzionario nell’economia umana. Promossero un deciso incremento nella popolazione. Resero possibile e anche necessaria la produzione di una eccedenza sociale. Crearono i germi del capitale.  E siccome gli animali e le piante possono essere considerati meccanismi bio­chimici, con la coltivazione e l’allevamento gli uomini si trovarono per la prima volta a controllare e utilizzare fonti di energia diverse da quelle fornite dai loro stessi corpi" (EDSP/30).

– Una comunità dell’età della pietra è in qualche modo auto­sufficiente. Una comunità nell’età del bronzo non lo è più. Obbligata ad affidarsi al commercio per i rifornimenti necessari (34).

® Anche Baran (Monthly Review) pensa che non siamo mai usciti dalla rivoluzione neolitica. Forse negli SU, dice. Tuttavia non credo. Non si esce dal neolitico se non si è superato totalmente il rapporto con l’agricoltura e non si sia sganciata la produzione agricola dal limite della qualità dei terreni e dalle avversità del clima.

La coltivazione idroponica può essere un’anticipazione dell’autonomia dell’uomo dal terreno agricolo.–|

 

[nascita e strutture del sociale]  

[andare d'accordo] /NBW 214→ / © La socialità nasce dalla caccia, dalla spartizione del cibo, dalla difesa del territorio e del branco, dalla difesa della prole. Là dove si stabilisce la necessità di operare in gruppo, lì si forma una gerarchia. Là dove si forma una gerarchia, lì si formano lotte per la difesa della struttura gerarchica e per la sua conquista. Là dove si formano lotte, lì si formano alleanze e si applicano vere e proprie strategie del potere. Potere che comporta privilegi nella spartizione del cibo e delle femmine. –|

[dominanza sociale e gerarchia] – Il desiderio di dettare il comportamento degli altri /129/ posto alla pari dell'impulso sessuale, dell'istinto materno e della volontà di sopravvivere.

– Struttura della dominanza sociale /130–134–138/.

– Conflitto gerarchia–unità /162/. Logica del conflitto.

– Società egualitarie. La struttura gerarchica è meno prototipica di quanto si presuma /163/.

– Competenza del «ruolo di controllo» /168/.
[rapporti non individui] – a pag. 211 l'a. scrive che mentre per lui gli individui diventavano sempre più un'astrazione, i loro rapporti erano ciò che andava considerato. Confermando vistosamente la VI tesi di Marx.

– Le predisposizioni sociali fanno parte della biologia di una specie /213/. Le scimmie non vengono al mondo con le regole sociali già stampate nella mente. E come le scimmie non antropomorfe acquisiscano le regole sociali ci è in gran parte ignoto (145/46).

[colpa e vergogna] /138→/.

[la provocazione] è anche un modo per espandere i propri limiti attraverso un accurato controllo delle emozioni degli altri individui e la ricerca di una possibilità di intimorirli /149/.

[centralità dello scambio] /175/. L'altruismo reciproco è un complesso meccanismo basato sul ricordo dei favori fatti e ricevuti /176/

[dalla vendetta alla giustizia] /199/.→ Ciò che è vantaggioso viene percepito come giusto. Ciò che è svantaggioso come ingiusto. La collera è la manifestazione del senso dell'ingiustizia del mondo /242/.

Funzione delle aspettative nel formare il senso di giustizia o di ingiustizia /243/. – Importanza delle aspettative /126/..

[fare la pace]

[aggressività] – Quando la domanda è superiore all'offerta → o libera competizione o ordine sociale mantenuto con la forza /236/.

[caratteristiche animali correlate allo sviluppo della specie umana] – /270/. La specie umana ha sviluppato alcune di queste caratteristiche come

ð Empatia, interiorizzazione delle regole e previsione della punizione, senso di giustizia, interesse per la comunità. – Mantenimento dei buoni rapporti ‡‡ questo secondo l'autore.

Simpatia – Attaccamento, atteggiamento soccorrevole, contagio emozionale. Adattamento nei confronti degli individui menomati o feriti; capacità di riservare loro un atteggiamento speciale 

Caratteristiche sociali – Regole sociali prescrittive. Interiorizzazione delle regole e previsione della punizione.

Reciprocità – Concetto di dare, scambiare, vendicarsi.

Aggressione contro che viola le regole della reciprocità.

Andare d'accordo – Fare la pace. Evitare i conflitti. Interesse per la comunità. Mantenimento dei buoni rapporti. – Regolazione degli interessi in conflitto attraverso la negoziazione.

Giudico ©

  La simpatia, un tratto fondamentale alla base delle relazioni affettive (l'attaccamento), il senso delle necessità del prossimo (atteggiamento soccorrevole) e, notevole, il contagio emozionale alla base dell'empatia. Provo anche fisicamente una sensazione forte, per esempio un brivido, un turbamento (per esempio alla vista del sangue, della sofferenza altrui, compresi animali di specie inferiori). Questo sviluppa il senso del prestare soccorso agli esseri in difficoltà.

Qui il discorso si divide tra la spinta del prestare soccorso fisico (più vicino agli istinti animali) e quella del soccorso sociale. Spinta verso la crescita degli individui. Sia quale crescita della loro autocoscienza, sia quale crescita della loro personalità, dei loro talenti, delle loro capacità in genere. Individuazione dell'intelligenza, &c.

→ Così la spinta verso la costruzione di regole sociali prescrittive e loro interiorizzazione

La previsione della punizione si colloca immediatamente prima e probabilmente alla base del rispetto delle regole sociali assimilate intellettualmente dall'autocoscienza. Tenere conto che per l'autocoscienza sviluppata l'interiorizzazione si presenta più come un meccanismo riflesso dell'abitudine stabilita,  soggetto a essere mutato se cambia la riflessione sulla necessità del comportamento in oggetto.

→ L'impulso verso lo scambio, un riflesso mutuato dalla dialettica del reale. L'universo fisico stesso è basato sullo scambio. Lo scambio dunque alla base della realtà fisica.

Dalla pratica dello scambio nasce la reciprocità. Il dare e l'avere. La vendetta, un impulso teso a ristabilire l'equilibrio dello scambio reciproco quando questo viene violato. (Impulso che poi, in alcune circostanze sociali e culturali si autonomizza). La vendetta si trasforma nella regola sociale della punizione tesa a ristabilire l'ordine sociale alterato dal venir meno della reciprocità dello scambio. Quando il movimento dello scambio non si perfeziona, non si chiude, nasce la reazione della vendetta – che tende a chiuderlo – e al superiore livello sociale, la sanzione. (Aggressione contro che viola le regole della reciprocità).

→ La pace, la tendenza a evitare i conflitti, la mediazione nel redimere le regole violate dalla manomissione del processo di scambio, è già un impulso di carattere superiore. Lo si trova così sviluppato – sia pure in embrione nelle antropomorfe. A un livello più basso è il frutto della cooperazione e della organizzazione del branco. Ma a livello di branco manca l'impulso di «andare d'accordo». Al posto della pace c'è la sottomissione e la ribellione. L'alleanza è già delle antropomorfe (mi pare). Così il mantenimento dei buoni rapporti o la regolazione degli interessi in conflitto attraverso la negoziazione.

Al livello dell'autocoscienza si ritrova tutto ciò. Con la novità che l'intervento della «ragione» ha mutato la qualità del processo spostandolo dalla sua base istintiva (biologica) al quel tipo di controllo proprio dell'autocoscienza.

Nasce anche il concetto dell'autocoscienza sociale alla base del formarsi dell'individualità. –|

 

[società domestica, schiavismo e VI tesi]

In AMS (Antropologia della schia­vitù) di C. Meillassoux risulta con grande evidenza come l’essenza dell’individuo risieda nel gruppo sociale al quale appartiene e alla funzione (non ancora ruolo) che vi riveste. 

Il meccanismo del modo di produzione schiavista ruota intorno alla condizione di «stranieri» dei catturati.  Come nella antica Grecia allo straniero, identificato come barbaro, si oppone l’uomo libero (libero, franco da ogni schiavitù) e libero è colui che è nato e cre­sciuto all’interno della società /31/ e della parentela.  Senza società e senza parentela l’individuo non esiste, è non nato; desocializzato, spersonaliz­zato, desessualizzato e, infine, decivilizzato.

Anche la condizione femminile è legata al fatto che la donna, una volta entrata nella nuova società del marito, vi è considerata in qualche modo straniera.  Poiché essere straniero significa essere abbandonati, senza difese sociali (cioè senza alcuno che sia in grado di difenderti), socialmente in stato di abbandono, abbando­nato, privo di punti sociali di riferimento.  Per la donna una funzione poteva es­sere assolta dalla famiglia di origine.

Il fatto che l’individuo delle società primitive si riconosca esclusivamente nel gruppo clanico al quale appartiene ha dei precisi riferimenti nella struttura so­ciale del clan, nei suoi riti religiosi, nelle sue regole consuetudinarie articolate in divieti e permessi. Eccetera.

 

[stato barbaro e nascita delle strutture del potere]

Per l’uomo allo "stato barbaro" la costruzione di case per gli dei, feticci, ecc. era naturale come le offerte (primizie, decime) pagate al dio. 

Quando un capo riusciva a fare coincidere la propria immagine con il dio (caso dei faraoni egizi), a incarnare il totem, a impersonare la società, lavorare per lui veniva naturale. 

E questo è uno dei modi tradizionali che crearono la consuetudine prima e legittimarono poi l’appropriazione da parte di un singolo uomo o di una singola famiglia dell’eccedenza prodotta dalla comunità. 

Con altrettanta naturalezza veniva conferito lo stesso diritto a quanti fossero delegati a esercitare l’esecuzione delle funzioni divine attribuite a un essere umano.  È così che nasce in Egitto il diritto alla corvée e il la­voro obbligatorio per lo Stato, per colui che lo personificava e per co­loro che lo rappresentavano in una parte delle sue funzioni. Costoro diedero vita alla nascita di due classi distinte. I sacerdoti e la aristocrazia. 

 

[intorno al concetto di progresso]

L’invasione degli Ariani fu facilitata dall’uso del cavallo e dei carri sconosciuti ai popoli civili della "mezzaluna fertile" (Egitto, Mesopotamia, Babilonia, ecc.).  Si trattò indubbiamente di una in­vasione barbara.  Ma l’uso del cavallo trasformò i sistemi di trasporto, mitigò la fatica umana e aumentò la produzione. 

La storia insegna che il successo è sempre legato a un progresso?

Direi che fino a oggi i termini progresso, storia e successo sono stati strettamente intrecciati.

 

[rito e totemismo]

[rito] – "Tutte le espressioni collettive regolari di sentimenti sociali tendono ad esprimere una forma rituale".  "E nel rituale, ancora per una legge necessaria, è indispensabile un oggetto più o meno concreto che sia rappresentativo del gruppo"".  "Perciò rientra in un processo normale che il sentimento di adesione ad un gruppo debba essere espresso da un sentimento collettivo formalizzato nei riguardi di un oggetto che rappresenti il gruppo stesso"  (Radcliffe–Brown SFSP/187).

 

[totemismo] – (SFSP/137–142) 1.  Esiste un rapporto rituale generale (sacro) fra la società nel suo insieme e la natura. 2. il totemismo è questo rapporto che si specializza con la divisione della società in gruppi (cfr chiesa cattolica e santi patroni). 3. il totemismo esprime qualcosa di più dell’unità del clan.  Esprime anche l’unità della intera società totemica nei rap­porti che i clan hanno tra loro all’interno di quella società più vasta. 4. ogni og­getto o evento che abbia effetti importanti sul benessere (materiale o spirituale) di una società o qualsiasi cosa che rappresenti tale oggetto o evento, tende a diventare oggetto di un atteggiamento rituale; 5. le specie naturali sono scelte a rappresentare dei gruppi sociali, quali i clan, perché sono già oggetto di un at­teggiamento rituale (140); 6. i fenomeni e gli oggetti naturali diventano essi stessi, o le cose o gli esseri che li rappresentano, oggetti di un atteggiamento rituale nella misura in cui entrano a far parte dell’ordine sociale (141); 7. per l’uomo primitivo l’universo nel suo insieme è un ordine morale o sociale retto non tanto da quelle che noi chiamiamo leggi naturali ma da quelle che dobbia­mo chiamare leggi morali o rituali (141), cioè un’immagine dell’universo come ordine sociale e morale (142).

 

[tabù & mito] – A differenza di De Martino che interpretava il mito e i tabù che lo accompagnavano come una spinta e un aiuto all’uomo primitivo per affrontare pericoli e realtà più grandi di lui, Radcliffe (159-160) pensa che mito e tabù siano la istituzionalizzazione di sentimenti sociali (gioia per la nascita di un figlio, dolore per la morte) ritenuti giusti e necessari.  Dimostro il mio sentimento e lo rendo socialmente certo, manifestandolo con un rito preciso e socialmente accettato.  (Valore in questo senso, dei riti mo­derni di adesione o di rifiuto .)

 

[Meillassoux e il concetto di modo di produzione]

( 22.03/mar) – Leggo e finisco Antropologia della schiavitù di Meillassoux.  Particolarmente interessante.  Si fa più chiara l’ipotesi di come le classi emergano dal neolitico.  L’economia domestica, lo schiavismo, la struttura militare, la struttura commerciale, il ser­vaggio, la posizione della donna.  Le aristocrazie militari, gli schiavi, i conta­dini, i tributi, le corvée, le ideologie, la religione, gli eunuchi, le classi mercantili, eccetera. Peccato che il libro abbia una cattiva traduzione.  A volte è incom­prensibile e confuso.  Va prima capito poi riletto mentalmente.  Meillassoux, un marxista idealista.  Divide modo di produzione da rapporti di produzione. Non afferra come lo sviluppo delle forze produttive si renda possibile nel rapporto dialettico fra il modo di produzione e i rapporti di produzione. Scinderli è un errore idealista. 

La verità è anche che ai livelli più bassi e intermedi il materialismo dialettico è di difficile applicazione.  Non è possibile studiare la concorrenza in un mercato ristretto.  Se non quella che si verifica specificamente in quel mercato. Non la si può generalizzare. Generalizzandola si cade nell’errore o si ha la tendenza a cadere nell’errore di frantu­mare il modo di produzione in una serie di sottospecie che possono anche es­sere analizzate e descritte ma solo tenendo presente che fanno tutte ugual­mente parte di quel modo di produzione specifico,  sfuggendo alla tentazione – e all’errore – di scambiare ogni particolarità per una generalità, con il risultato che i modi di produzione diventano mille.  È vero invece che il modo di produzione si articola in molte specificità ognuna delle quali conserva le caratteristiche astratte generali ma prende forme particolari.   Meillassoux ha la tendenza e cade in questo errore e fa fatica a prendere in considerazione – non a caso non lo usa mai – il concetto di sussunzione e la caratteristica che un modo di pro­duzione dominante inglobi e conservi in sé modi di produzione precedenti, i quali mantengono le proprie peculiarità particolari ma vengono a loro volta sussunti, appunto, dal mdp egemone. 

 

[varie]

– 1.  Stato selvaggio. 2.  Stato barbarico. 3. civiltà.

– Etnografia: tre correnti: 1.  Evoluzionisti; 2.  Diffusionisti; 3.  Funzionalisti.

– Intorno al 1930 i sovietici abbandonano la suddivisione di età della pietra, età del bronzo e età del ferro per: 1. società preclaniche – preclanica – (pre-clan); 2. società claniche – clanica – o gentilizia; 3. società classista (EDSP/35).

– Risposta di un hawaiano a un missionario: "Quando giunsero i bianchi, essi avevano la Bibbia e noi possedevamo la terra.  Ora noi abbiamo la Bibbia ed essi possiedono la terra".

– Il dialetto indiano Kwakiutl costringe il narratore a dire se il racconto che espone è fondato: 1. sulla diretta esperienza; 2. su una induzione; 3. su un sentito dire; 4. su di un sogno.

– Cassirer (MST/69): "nelle religioni primitive, un desiderio profondo di identificarsi con la vita della comunità e con la vita della natura".

– Economia di sussistenza - "Il loro scopo è la riproduzione della vita co­me precondizione alla produzione" (EDS/122).

 

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“Antropologia e affini” [§ANTR]

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