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Religione e sacralità

(appunti - vedi anche “Forme del processo e mdp”)

 

§* Ogni mitologia vince, domina e plasma le forze della natura nell'immaginazione e mediante l'immaginazione. Essa scompare quindi allorché si giunge al dominio effettivo su quelle forze (LINN1°/39).

§* Le religioni misteriche basate sui miti preistorici dell'iniziazione e della comunione, cercavano per la maggior parte la salvezza attraverso l'unione personale con il dio salvatore, noto sotto diversi nomi, prima morto poi risorto (SDS/95).

§* Il "riflesso religioso del mondo reale può scomparire soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno dopo giorno relazioni chiaramente razionali fra di loro e fra loro e la natura"  (CAP 1°/111). 

§* Il sacro. Questo concetto del sacro è fondamentale. Poiché il sacro altro non è che la feticizzazione degli oggetti, dei concetti, delle funzioni, dei rapporti, eccetera. Il sacro è la discriminante fra l'uomo moderno e l'uomo precedente, fra l'uomo storico (in senso marxista) e l'uomo preistorico.

 

[premessa]

Insomma questa faccenda del cristo che si fa uomo e muore sulla croce è ridicola. Allora. Il padreterno crea il mondo. Crea l'uomo e la donna. La donna per un inedito criterio di economicità e di risparmio, la ricava dalla costola dell'uomo. Li colloca nel paradiso terrestre. Poi li fa cadere in colpa. Li maledice e li scaccia. Dopo molti secoli si fa uomo per redimerli dal peccato originale nel quale più o meno subdolamente lui li ha fatti cadere. Insomma fa tutto da solo. È sempre lui l'attore principale, il demiurgo. Crea, colpisce, redime. Il fatto che è dio e solamente dio a fare e disfare senza motivo apparente non è mai stato preso in considerazione. Una truffa alla quale nessuno ha prestato attenzione.

Altra truffa è perché abbia creato il male. E il male, dal momento che sono convinti e partecipi delle sua esistenza e dal momento che dio ha tutto creato, era in lui. Poiché se è fuori di lui, lui non ha creato tutto. Dicono, e sono andati avanti così per secoli, l'uomo non è in grado di capire la divina provvidenza e i suoi disegni. Che a lui, uomo, può sembrare tortuosa ma che essendo divina certamente tortuosa non può essere e quindi non è. Non lo è perché dio non può esserlo. Ma se la tortuosità esiste chi l'ha creata? Stessa questione del male. Insomma. Tutte le colpe sono dell'uomo, tutti i meriti sono di dio. Andiamo! C'è ancora qualcosa dell'umanità che mi sfugge. Tutta la faccenda andava bene, era comprensibile fino al diciottesimo secolo. Ma poi?

Nel processo dell'evoluzione della società umana la vischiosità medesima del processo è uno dei fenomeni più vistosi, al quale prestare maggior attenzione. Vischiosità strettamente legata ai modi di produzione. Ai rapporti dell'uomo con le due nature. Una risposta è nella Logica del vivente. E la mia stessa resistenza a capire le «ragioni del processo», il tutto ciò che è reale è razionale, è indice di un qualche residuo di pensiero magico in me. La difficoltà più o meno inconscia di accettare la realtà per quella che è.

 

[le religioni]

Le religioni sottraggono all'uomo la propria identità. Dove rintracciare il senso (valore) dell'uomo? Le religioni rispondono in qualcosa al di fuori di lui. Al di fuori dell'umanità. Al contrario il senso dell'uomo è nell'uomo. Quanto di meglio la natura conosciuta ha prodotto. Sin quando l'uomo non si approprierà di questa realtà non riuscirà a dare un senso alla propria vita. Non ne comprenderà il senso. E sin quando non comprenderà, non si approprierà del senso di sé  non potrà dirsi adulto. Non si sentirà compiuto. Fino al momento in cui non si sentirà compiuto non si sentirà appagato, soddisfatto, allegro. Tutto ciò che sintetizziamo con il concetto di felicità. Il senso della felicità di cui tutti sono alla disperata ricerca è racchiuso nella semplice consapevolezza di essere umani, autonomi. Emancipati da forze esterne proclamate ma certo non assodate (da fpg 27.3.11). 

 

[cristianesimo]

Fra le varie considerazioni l'emergere del pensiero cristiano come pensiero fazioso, fondamentalista, magico (la vera vita è quella a venire nell'aldilà, ma la cui esistenza non è provata). Nemico della legalità dello stato, del diritto romano, della società organizzata autonomamente. Antiumano e disumano nel rifiuto della vita terrena, ipocrita nella concezione del perdono e della carità quali antidoti alle umane miserie (che tali devono restare per via dell'espiazione del peccato originale e permettere alla chiesa di accrescere la sua influenza e il suo governo) e via scrivendo.

[religione come ideologia]

“Le antiche religioni naturali e popolari sono il riflesso di questa condizione.  Man mano che le forze produttive si accrescono, il riflesso religioso muta.  "Il cristianesimo, con il suo culto dell’uomo astratto, e in specie nel suo svolgimento borghese, protestantesimo, deismo, eccetera, è la forma corrispondente" (CAP 1°/111) delle forze di produzione che avanzano e della borghesia che le rappresenta.  Ma fra le antiche religioni naturali e popolari e il cristianesimo il salto è notevole. Con la rivoluzione borghese appare l’ateismo, che con la rivoluzione di ottobre diventa professione di Stato.  La filosofia prende il posto della religione.  E la religione, che è già di per sé una mitologia, sostituita parzialmente dalla filosofia, compresa la filosofia della scienza, si trasforma più compiutamente in ideologia. Nel riflesso cioè dell’organizzazione sociale data, prodotto di questa organizzazione (prodotto sociale - VII e VIII tesi), come lo è lo scientismo, il positivismo, la teoria del dato di fatto, la teoria dell’obiettività, eccetera” (da @ALN).

 

[vita & persona]

Grandi discussioni sulla fede, la religione, le radici cristiane dell'Occidente. Le radici culturali dell'occidente sono cristiane come le radici cristiane sono ebraiche e greco romane. La chiesa romana è una continuazione dell'impero romano che la legittima e di cui assume buona parte della tradizione politico culturale.

Questo improvviso ritorno alla fede mi ricorda come in un villaggio del Senegal, dove conducevo un'inchiesta, all'avvicinarsi delle crisi economiche locali, la popolazione convertita all'islamismo rifluiva nel vecchio villaggio di origine di credenza animistica. Un ritorno fisico allo sciamano. Così come nella accentuata crisi di transizione, acuitasi con la caduta dell'Urss, si manifesta un tendenziale ritorno alla religiosità tradizionale, alla superstizione, alle fantasie magiche.

Sulla sacralità della vita noto che la questione deve spostarsi alla sacralità della persona. La vita c'entra poco. Vita è quella dei vegetali, degli animali, dei mammiferi tutte vite di cui ci nutriamo. Se di sacralità si deve proprio parlare è alla persona che si deve fare riferimento. Quando comincia la persona? Cosa la caratterizza? Eccetera. Attestandosi sulla vita, la chiesa di Roma non solo rivela la sua ipocrisia, ma non a caso si ferma nella difesa della vita prenatale e della vita delle persone morte. Ai vivi contesta il diritto di decidere sulla propria vita. In altre parole tenta di sequestrare la vita contro i diritti della persona. Che deve rimanere unica titolare e unica responsabile della propria vita. Compreso il suicidio e l'eutanasia (da fpg 22.12.08).

 

[breve storia delle religioni – A. Donini]

La tesi di Donini (BSR) è che ogni idea religiosa riflette lo stato dello sviluppo dei rapporti sociali.  Non è la natura, né la paura dei fenomeni naturali a dare il senso dei rapporti fra uomo e natura, ma sono i rapporti sociali → che trasferiscono il senso dei rapporti fra gli uomini al rapporto che l'uomo ha con la natura.

Il linguaggio cinetico precede il linguaggio fonetico /29–30/.

Importanza dell'epoca glaciale (dalle cui difficoltà nasce la civiltà e il pensiero) /31/.

Il materialismo dei popoli primitivi è tale che non riescono ad afferrare pienamente il senso della morte.  Possiedono in realtà soltanto il senso della vita.  Il morto non è morto, continuerà a vivere /37/ (cfr TSR/114).

/25,67-68/ L'idea dello spirito, dell'anima, eccetera nasce solo quando le forze produttive raggiungono un determinato stadio.  Quando l'uomo attraverso il suo lavoro forgia degli strumenti che a loro volta forgiano lui.  La sua forza li crea e loro creano la sua forza.  Così per le armi o per altri strumenti di produzione.

/26,68,288/ L'idea del male, del bene, eccetera, proviene dallo scontro con il nemico.  Il nemico è l'altro da te, in lui è il male, lui è il male. Diavolo, satana uguale a l'avversario, il nemico, il calunniatore, l'accusatore.

/290/ Il peccato.

/294/ I rapporti sessuali.

/106–107/ I culti della salvezza nascono parallelamente alle rivolte degli schiavi e alla loro repressione.  È possibile che in Egitto abbiano avuto un'evoluzione diversa.  La stabilità di quella società si basava anche su di una giurisdizione schiavista molto duttile e libertaria nella sostanza.

© Una considerazione generale riguarda la meccanicità di D.  Intanto si rivela un errore l'uso del concetto lotta di classe al posto di rapporto di produzione quando ci si riferisce ai processi religiosi. –|

 

[i processi religiosi riflettono i rapporti di produzione]

Su Donini. ® I processi religiosi riflettono in maniera più o meno puntuale i mutamenti dei rapporti di produzione e si trasformano in strumenti della lotta di classe parallelamente alla trasformazione in lotta di classe dei rapporti di produzione.  Probabilmente solo molto più tardi si collegano direttamente alla lotta sociale e alle lotte politiche (come le guerre di religione del '500). 

In secondo luogo si manifesta una certa genericità nell'uso dei concetti primari.  I riti di salvazione nascono dal ricordo della libertà al tempo dell'orda e fino all'avvento dello schiavismo, oppure si formano all'interno delle crescenti masse di schiavi. Schiavi la maggior parte dei quali erano dei liberi ridotti in schiavitù dai vincitori.  I due processi sono collegati.  E.  In quale misura gli uomini dell'orda possono considerarsi liberi?  Per essere liberi deve essersi formato il corrispondente concetto di libertà.  Concetto che comporta la coscienza della condizione di schiavo.  Quando prendono forma i due concetti?  In quale epoca i rapporti di produzione prendono la forma concettuale che divide da un lato gli uomini liberi e dall'altro gli schiavi?  Aristotele nella "Politica" affronta la questione dell'anima.  L'anima è appannaggio dei soli uomini liberi che sono tali perché hanno un'anima. Ora che fine fa l'anima degli uomini liberi ridotti in schiavitù? (Aristotele risolve il problema con una serie di sofismi).  –|

 

[ancora Donini]

D. non va a fondo alle questioni che pone e le risolve in maniera rapida e apodittica, propria di un certo marxismo scolastico che al fondo non aveva metabolizzato il materialismo dialettico /cfr pagg. 187,189, eccetera/.

/190–191/ Il messaggio cristiano era anticipato dalla diffusione a Roma dei riti soteriologici.  Da approfondire la pratica delle religioni tradizionali pagane che escludevano dal loro culto e dal loro rito gli schiavi e le donne (forse perché privi di anima?). Tuttavia in Egitto una rivolta di schiavi – la prima storicamente nota – ottenne il risultato di fornire un'anima anche agli schiavi. Con l'anima il diritto a partecipare alle funzioni religiose e alla sopravvivenza dopo la morte /192/.

L'interpretazione del mito di Dionisio è opposta a quella di Bachofen che ne fa una religione non successiva ma precedente il matriarcato. Una religione della promiscuità che il matriarcato cerca di placare,  essendo venuto meno alle regole dionisiache della promiscuità e per aver tentato una regolazione della sessualità (vai a §AMO e §SAME).

/288/ Due momenti del concetto di espiazione e di peccato.  In un primo tempo il rito ha un valore magico in vista dell'adempimento di funzioni sociali, per l'espiazione di determinate colpe e l'allontanamento degli spiriti maligni.  In un secondo momento prende forma il concetto della rigenerazione spirituale attraverso i culti delle dottrine  misteriche.

[trattato di storia delle religioni – Mircea Eliade]

Eliade contrario alla teoria evoluzionista in tema di sacralità. Contrario cioè all'idea che "ciascun gruppo umano abbia conosciuto, l'una dopo l'altra, tutte queste ierofanie" (TSR/16).

D'altra parte ogni singola attività umana o ogni singolo evento, comportamento, oggetto entra nella sfera culturale dell'uomo. E  "quanto l'uomo ha adoperato, sentito, incontrato o amato ... nello spazio o nel tempo è stato per un periodo trasformato ("poté diventare") in una ierofania" /15–16/.

/5/ Il sacro si manifesta sempre in una certa situazione storica. Le grandi esperienze sacre si somigliano.

La patria è una ierofania /17/.

Discorso sulla perfezione e sul nuovo /18/.  La perfezione e il nuovo spaventano. 

La tesi è che tutto ciò che è perfetto, nuovo, potente è pericoloso in sé poiché rompe gli equilibri esistenti /20/.  Anzi il concetto è che tutto ciò che rompe un equilibrio è pericoloso e per questo è tabù.

®  È come se le società – arcaiche o no – abbiano la sensazione della fragilità degli equilibri sui quali poggiano. Allora diventa pericoloso tutto ciò che rompe o può rompere o minaccia di rompere l'equilibrio raggiunto. Un processo che ricorda l'equilibrio soffittato degli individui singoli.  Come se le società ripercorressero i gradi dell'evoluzione individuale.  Il sociale che dà vita agli individui, rivive i tempi dell'evoluzione individuale.  Prima che la vita media si prolungasse, esistevano individui in grado di vivere cento e più anni. Tuttavia l'età media della vita non superava i trenta anni. Mediamente la società non andava oltre i trenta anni.  Quale è l'età media culturale della società oggi?   

Nei settori specializzati la società appare molto avanzata.  Nell'esplorazione e nella comprensione tecnologica della natura esterna (di qui anche il successo delle scienze e del pensiero logico matematico – vai a §MES).  E a cavallo del duemila anche nell'esplorazione dei fenomeni biologici. Ma  appena ai primi passi nell'investigazione dei fenomeni sociali.  Se la religione è una prescienza e la scienza è una preconoscenza, il contenuto della coscienza media dell'umanità può essere rappresentato  come un amalgama fra elementi forti di religiosità sacrale e ierofantica, elementi deboli di preconoscenza scientifica ed elementi appena apparsi e accennati di scientificità materialista dialettica. –|

/22/ L'uomo ...  "Da una parte cerca di garantire e accrescere la propria realtà per mezzo di un contatto il più possibile fecondo con le ierofanie e le cratofanie; ma, d'altra parte, teme di perdere definitivamente questa condizione, integrandosi in un piano ontologico che supera la sua condizione di profano.  Pur desiderando superare tale condizione, non può tuttavia abbandonarla completamente".

 

[concetto di sacro e trascendenza]

®  Quindi sacro può essere (1°) l'equilibrio sociale stabilito, (2°) la lotta per modificare questo equilibrio, (3°) il rischio di questa lotta.  Sacri sono quegli dei (o altro) garanti dell'equilibrio raggiunto. Nei confronti della natura esterna, nei confronti della natura interna, nei confronti della condizione sociale.  Sacre sono quelle forze favorevoli e/o in grado di modificare questi equilibri migliorandoli.  Sacre sono quelle forze che possono danneggiare l'equilibrio raggiunto.  Questo schema aderisce come un guanto alla Logica della materia vivente. Profonda corrispondenza fra sacralità e simbolismo (vai a  §SIMB).  Ovunque il sacro è rappresentato da un simbolo. Ogni simbolo sociale tende a sacralizzarsi.

In altri termini gli uomini attribuiscono la sacralità a tutto ciò che riguarda l'equilibrio e la lotta sociale. Sacre diventano le loro intenzioni di difendere lo statu quo o di mutarlo sia in un verso che nell'altro. Sia portandolo più avanti sia riportandolo indietro. I simboli sono la forma presa da questi processi del sociale.

/61/ Eliade usa il concetto di «rivelazione» in senso proprio.  In altre parole lui ci crede, crede nella rivelazione.  Crede nella trascendenza e nella onnipotenza del sacro.  Crede nella rivelazione della trascendenza e della onnipotenza.  Rivelazione da parte di chi?  –|

/114/ Morte è trascendere la condizione umana, è passaggio nell'oltretomba.

/117/ La scala cerimoniale è composta di sette gradini.  Il primo di piombo, Saturno, il secondo stagno, Venere, il terzo bronzo, Giove, il quarto ferro, Mercurio, il quinto di lega monetaria, Marte, il sesto argento, luna, il settimo oro, sole, l'ottavo rappresenta la sfera delle stelle fisse. Salendo questa scala, l'iniziato percorreva i «sette cieli» sollevandosi fino all'Empireo.

/122,123,161,185,337,363,376,451/ Eliade  mostra di credere concretamente nell'esperienza religiosa dell'umanità, come qualcosa di materiale e di fisicamente sperimentabile. ©  È chiaro che l'esperienza religiosa esiste, ma non è chiaro se l'esperienza religiosa sia esperienza di qualcosa di esistente oggettivamente o esperienza di una pulsione soggettiva o collettiva provocata dal senso di alienazione che l'uomo prova di fronte alla natura esterna e alla natura interna.  L'uomo non sa chi è né dove sta.  E cerca di razionalizzare sopperendo queste assenze con costruzioni mentali e ideologiche.  La tesi di E., se da un lato mostra di credere nell'esistenza del trascendente, nel medesimo tempo conferma la interpretazione mm del concetto di alienazione di Marx. Il trascendente è una delle forme prese dall'alienazione. –|

/123/ L'a. sostiene che le epifanie arcaiche santificavano la vita biologica e diventano cose morte nella misura in cui perdendo la loro originaria funzione, si vuotano del sacro e diventano semplici "fenomeni vitali, economici e sociali".  ® Il sacro di conseguenza è uguale a ciò che si ignora.  E nel momento in cui non si ignora non è più sacro, perde la sua sacralità. –| Ma E. pensa che il simbolismo religioso non si esaurisca con l'esperienza moderna, ma indichi l'esistenza di un'esistenza trascendente che si manifesta nel sacro.  /124-125/ Il sacro sarebbe qualcosa che trascende l'uomo e di cui l'uomo fa esperienza.  Rivelatore di una struttura da qualche parte esistente, impersonale, non temporale e antistorica.  /161/ Sostiene che l'uomo moderno non è in grado di abbracciare tutto il significato del sacro dove sacro è uguale a «realtà cosmica». 

/186/ La trascendenza è l'intuizione/unione con la Unità primordiale "indifferenziata, e non ancora ridotta in frantumi dall'atto della creazione cosmica, cioè nella trascendenza del Cosmo".  /185/ Ci fu nei primordi dell'umanità "uno sforzo di integrazione totale dell'uomo e del Cosmo nello stesso ritmo divino".  Il problema per Eliade sembra quello di inserirsi nel centro dell'energia cosmica, "realizzando così una perfetta armonia fra il sé e il Tutto". 

/363/ I morti come i semi.  Qui la tesi di E. affronta la questione dell'energia. © Il Cosmo è energia.  L'energia è la base di ogni processo di produzione.  Da quello della materia a quello della vita.  L'uomo primitivo avverte questa energia cosmica come legge principale della vita, base di ogni processo.  È questa intuizione/consapevolezza che guida le azioni degli uomini primitivi, azioni che prendono la loro consistenza formale nei riti. Eliade sembra accettare la tesi prima il rito poi il mito (cfr  MST).  Il cibo è energia, l'atto sessuale è energia, la riproduzione è energia, eccetera.  Nulla muore ma tutto si rigenera, rinasce.  Come il sole e la luna che scompaiono e riappaiano, come i prodotti del vegetale (le messi,i  frutti) che rinascono anno dopo anno, eccetera.  L'uomo primitivo è colpito dal processo (4PP) della natura, lo associa con il cosmo e i fenomeni cosmici e tenta di inserire gli uomini nel processo generale, ne suppone la connessione e ve la ricerca.  Ma come?

Accettando la tesi di E. si potrebbe riflettere che l'uomo primitivo se coglie la connessione non riesce a cogliere la complessità della mediazione, la complessità del 4PP.  Procede per associazioni, connessioni delle forme. Se coglie la sostanza della forma presa da quelle connessioni, non coglie la sostanza delle connessioni in sé.  Naturalmente la sostanza della forma riflette per qualche verso la sostanza della connessione in sé, sostanza che può essersi persa nel corso del processo di analisi della natura (analisi logico - matematiche, per esempio).  Eccetera.  Insomma è la legge della neg-neg che spinge i processi e il riflesso dei processi nella conoscenza umana. 

Questa persistenza del trascendente che E. interpreta come la persistenza del sacro in quanto struttura oggettiva della realtà altro non è che la persistenza del processo generale, del 4PP, nei processi particolari di produzione della materia dal cosmico al biologico, dal biologico al cosciente (vai a Produzione del processo e processo della produzione – @4PP e segg). –|

 

[produzioni profane e rituali sacri]

 /376/ L'uomo e l'agricoltura.  Ciò che l'agricoltura ha insegnato all'uomo fu decisivo per il progresso dell'uomo.  "L'agricoltura ha rivelato all'uomo l'unità fondamentale della vita organica. Tanto l'analogia donna - campo - atto generatore - semina, eccetera. Le più importanti sintesi mentali, uscirono da questa rivelazione. La vita ritmica, la morte intesa come regressione, eccetera.  Queste sintesi mentali sono state essenziali per l'evoluzione dell'umanità e furono possibili soltanto dopo la scoperta dell'agricoltura".  /451/ L'uomo "è irriducibilmente prigioniero delle sue intuizioni archetipali, create nel momento in cui prese coscienza della propria posizione nel Cosmo".

/378/ Importanza dei rituali alimentari.

/124/ La tesi è che la produzione «profana» scaturisce dai rituali sacri. Anche l'agricoltura nasce da un rito, è un rituale.

/156/ Trasformazione delle ierofanie solari in «idee». 

® Cosa è questa trasformazione del sacro in logico - razionale? Il sacro fa parte di un momento preciso dello sviluppo del pensiero.  È il portato di un livello specifico nella produzione del pensiero e della sua organizzazione.

L'uomo sacralizza i rapporti con la natura esterna e la natura interna che ritiene fondamentali.

A proposito del sacro ho già scritto (nel 2007 - fpg) che le religioni altro non sono che la forma presa dallo scontro sociale nelle società classiste. Mentre nelle società claniche o precedenti rappresenta la struttura stessa acquisita dalla società di riferimento.

La situazione non è diversa oggi.

Oggi. È sacro tutto ciò che mantiene l'equilibrio sociale come lo è tutto ciò che lo sovverte nel tentativo di stabilire un nuovo equilibrio. Dietro l'ottusità degli individui, delle classi dirigenti e dei popoli si intravede la sacralità delle proprie ragioni che ha a che fare con l'equilibrio raggiunto (compreso l'equilibrio soffittato dei singoli individui). E con la rottura degli equilibri esistenti.

Religione e sacralità sono forme prese dallo sviluppo delle forze produttive e dal conseguente rimescolamento dei rapporti di produzione. Sarebbe sempre necessario afferrare il rapporto in atto, di volta in volta, fra sviluppo delle forze produttive e la simbologia e le sacralità che accompagna la loro comparsa, così come le resistenze che provocano.

Un riesame anche della funzione del simbolo. Che è in sé un feticcio, ma funzionale alla lotta sociale. Che in realtà sintetizza.

Tesi complementare alla teoria che individua sia la religione sia la sacralità generate come forme prese dall'alienazione. Prima l'alienazione dai processi della natura, poi l'alienazione dai processi sociali. Teorie che riflettono due livelli diversi della realtà sociale (vai a @ALN).

D'altra parte è necessario sfuggire alla tentazione di credere che l'alienazione scompaia con il solo uso della ragione. E che l'affermarsi della ragione e con la ragione si risolva qualsiasi questione.

È lo sviluppo delle forze produttive, dei rapporti di produzione, dello scontro sociale a dare corpo e a sciogliere i problemi. Con l'ausilio fondamentale della ragione e del pensiero scientifico nell'accezione di Vygotskij. Necessari ma non sufficienti. Non sufficienti poiché a loro volta prodotti dallo sviluppo delle forze di produzione. –|

/184–185/ Interessante il legame fra i miti lunari, le misurazioni e l'uso del calcolo.  Ma anche fra i simboli lunari e l'alfabeto.

 

[mitologia mito]

[Marx] – "Ogni mitologia vince, domina e plasma le forze della natura nell'immaginazione e mediante l'immaginazione; essa svanisce quindi quando si giunge al dominio effettivo su quelle forze" (LINN1°/39).

[Renan] – I miti del comunismo e della democrazia alla luce della teoria di Renan sul mito. "Saggio è colui che al tempo stesso vede che nella religione tutto è immagine, pregiudizio, simbolo e che l'immagine, il pregiudizio e il simbolo sono utili e veri" (R., Question contemporaines).

[Toynbee] – Mitologia, un metodo intuitivo di concepire ed esprimere verità universali (CNS/292).

[Vico] scopre il mito.  [Herder] lo interpreta esteticamente.  [Shelling] lo autonomizza.  Seguono Strauss (mito come strumento fondamentale della critica), Renan (ogni ciclo storico ha dato vita ad un ciclo di miti), Fustel de Coulanges (nuova metodologia nello studio del mito. Affronta la storia non come una galleria di  personaggi, ma come Mommsen, studiando le condizioni e le istituzioni sociali).  (SFM/40 – vai a §SG).

 

[religione marxismo altri]

[Marx] – "Questo stato, questa società producono la religione, che è una coscienza capovolta del mondo, appunto perché essi costituiscono un mondo capovolto...  La lotta contro la religione è quindi indirettamente, la lotta contro quel mondo, la cui quintessenza spirituale è la religione" (SSME/120).

"Il riflesso religioso del mondo reale può scomparire, in genere. soltanto quando i rapporti della vita pratica quotidiana presentano agli uomini giorno per giorno relazioni chiaramente razionali fra loro e fra loro e la natura".  Marx (CAP 1°/111).

[Engels]  in  AD/ 336 segg.

[Feuerbach] – L'essenza del cristianesimo.  "Chiunque consola lo schiavo invece di indurlo a sollevarsi contro la schiavitù, aiuta lo schiavista."

[Hegel] – La religione ha insegnato ciò che voleva insegnare, il dispotismo. Il dispotismo = disprezzo per l'umanità e incapacità dell'uomo di raggiungere il bene e realizzare la propria essenza (ciò che è potenzialmente) attraverso uno sforzo autonomo. (Lettere a Schelling).

[Fustel de Coulanges] – Fu la religione, furono le credenze religiose degli antichi a dare vita a quella società, alla sua economia, ai suoi costumi e alle sue leggi. E quelle società mutarono con il mutare della religione e del sentimento religioso (SFM/ 171-172).

[pratiche religiose e credenze] – (SFM/163 e segg) – È un'abitudine moderna quella di considerare la religione dal punto di vista della fede piuttosto che dal punto di vista delle pratiche.

Credere alla sopravvivenza dell'anima non è la causa ma l'effetto dei riti.

La religione necessaria alla evoluzione sociale e allo sviluppo della società moderna (164).

La maggior parte delle religioni antiche non hanno un credo. Sono costituite interamente da istituzioni e da pratiche.

 

 

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“Appunti di religione e sacralità” [§REL]

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