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Il carisma come simbolo

Un articolo di Alessio Altichieri sul Corsera di giovedì 4 settembre 1997 cerca di indagare le ragioni del successo di Lady D. Un milione di persone ai suoi funerali a Londra. Pagine e pagine di giornali in tutto il mondo capitalista.

Per capire proviamo in primo luogo con il concetto di carisma. Il carisma è teologicamente un dono dello Spirito Santo elargito per beneficare gli altri. Laicamente è un elemento insondabile di successo. Ed è termine nato verso la metà del Settecento. AA paragona il fascino di Diana a quello del Che, di Gandhi, oppure Elvis Presley. J. Dean o la Monroe. E mi chiedo perché no Lenin, Stalin, Mao, il generale Giap?

Non ci siamo. Ciò che questi personaggi imparagonabili fra loro hanno in comune e ne permette un paragone è che ognuno di loro è il simbolo di qualcosa. Ciò che rimane è dunque il simbolo. Se si tratta di simboli allora, forse è meglio ricorrere a Radcliffe–Brown. Su SFSP/135 scrive, "... tutte le espressioni collettive regolari di sentimenti sociali tendono ad assumere una forma rituale. E nel rituale, ancora per una legge necessaria, è indispensabile un oggetto più o meno concreto che sia rappresentativo del gruppo. Perciò rientra in un processo normale che il sentimento di adesione a un gruppo debba essere espresso con un comportamento collettivo formalizzato nei riguardi di un oggetto che rappresenti il gruppo stesso".

© Come nel lingotto d'oro ogni fenomeno impalpabile finisce col prendere una forma fisica che lo rappresenta e lo identifica.

In questi bagni di folla possiamo individuare il comportamento collettivo che prende consapevolezza di sé attraverso un rituale (un matrimonio, un funerale, una manifestazione culturale o politica) che non li riguarda direttamente ma nel quale si riconoscono e si identificano. I protagonisti o il/la protagonista di quel rituale diviene l'oggetto identificatore. Solo che questo oggetto non è rappresentativo di un gruppo dato il quale si riconosce in «espressioni collettive regolari». Piuttosto attraverso l'oggetto simbolico prende forma un sentimento, uno stato d'animo collettivo fino a quel momento inespresso e che in quel momento si esprime. Presley, prima di lui Dean o Lady D, tutti, rompevano le regole fissate dai gruppi sociali dominanti. Si ribellavano a qualcosa percepito come un ordine tirannico, dominante, presentato come «necessità» e come tale insopprimibile. E, nello stesso tempo, rappresentavano la realizzazione del sogno collettivo. Il bastone di maresciallo contenuto in ogni umile zaino. Personaggi ribelli, ma anche vincenti. Ribelli ma anche opulenti. Ribelli ma anche ricchi e fortunati.

Scrive Altichieri che il messaggio di Lady D era preciso. "Il vecchio mondo in cui ciascuno doveva stare al suo posto, persino una principessa sposata senza amore, è finito". C'è dentro insiste AA una voglia di libertà. E qui AA fraintende. Più che libertà il sentimento espresso o sottostante è di liberazione.

Per comodità di analisi prendiamo per buona la voglia di libertà. Quale? Non certamente quella engelsiana, marxista, materialista e dialettica. Esattamente il suo contrario. Una libertà contro questa libertà. La libertà dell'immediatezza contro la libertà della mediazione. La distruzione della ragione. La massificazione della cultura borghese e delle sue tendenze di fondo così come vennero ad affermarsi verso la metà del Settecento. Individualismo, sentimentalismo, moralismo. Evasione dal rigore della ragione verso l'emotività irresponsabile, dalla cultura e dalla civiltà verso il libero stato di natura, dalla precisa realtà del presente verso la indefinitezza del passato interpretato a piacere. Il libero stato di natura massificato prende la forma della negazione della necessità. La negazione della necessità prende la forma dell'emotività irresponsabile e l'emotività irresponsabile, una volta negato il presente materiale e concreto, si proietta nel sogno, nella rivalsa sociale, nell'invenzione a piacere del futuro immaginato e mai costruito.

Risultato. Tramutare le contraddizioni economiche in problemi psicologici. Ora la necessità non consiste più nella costruzione del futuro, attraverso la lotta, il dominio dei processi della natura e la costruzione della società. Consiste nel nuovo feticismo del modo di produzione capitalistico, il mercato, la concorrenza. L'uomo non costruisce il suo futuro che è invece costruito dal modo di produzione presentato come una forza della natura alla quale è dannoso opporsi e dalla quale ci si può difendere solo nella fuga dalla realtà e nel rifugio offerto dal sogno a occhi aperti che i media profondono a piene mani.

Per questo più che di libertà si tratta di un sottostante sentimento di liberazione. Liberazione dalla pressione del mdp. Dall'alienazione che produce,

(Qui dal carisma la [R si sposta al modo di produzione stesso. Essenza del mcp. E anche sul carisma in sé. Il carisma del Che. Cosa hanno in comune il Che e Lady D. Il Che e Castro o Lenin o Mao o Stalin?)

 

 

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“Il carisma come simbolo” [§CAR]

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