materialismo&dialettica
Schede tematiche e riflessioni > Storia
Qualche appunto di storia

(sul tema vedi  “Il marxismo e la storia” @MS )

 

[miscela]

[Cassirer] – la "moderna critica storica" si deve all'illuminismo (Bayle e Voltaire) e al romanticismo.

[Voltaire] – abbandona per primo la concezione politico, militare, diplomatica della storia. Punta su una concezione più complessa che tenga conto della cultura, dei costumi, delle tendenze filosofiche, eccetera. Con Il secolo di Luigi XIV  creò una struttura alla quale si rifece anche Mommsen e servì da modello per gli storici in generale.

[Niebuhr] – ogni vero storico sviluppa una particolare capacità che è quella che lo abitua a distinguere nelle tenebre.

[Ranke] – polemica Heinrich Leo-Ranke sul Guicciardini – Leo sosteneva che Guicciardini era riuscito a cogliere il "moto spirituale della vicenda storica della sua epoca" e poco gli interessava della veridicità dei particolari. Ranke rispose che l'opposizione fra verità e vita gli riusciva incomprensibile. Sosteneva che lo storico deve apparire il meno possibile nell'opera. Ranke cercò di ricostruire la storia non sulla scorta delle notizie degli storici dell'epoca, ma andando a frugare negli archivi.

[Humboldt] – Humboldt e Ranke sostengono la necessità che lo storico rimanga legato ai fatti, ai documenti, agli avvenimenti, ma nel medesimo tempo individuano un "elemento trascendentale" al quale è necessario riferirsi se si vuol cogliere e comprendere la realtà storica (cfr De Ruggero pag 158). Humboldt accetta la presenza della Provvidenza nella storia.

[fine dei romantici] – nonostante la volontà di vedere la storia sinteticamente, la concezione di Ranke e di Humboldt sbocca fatalmente in una forma di dualismo. Da un lato l'avvenimento storico così come si presenta, dall'altro la necessità di coglierne il significato trascendentale. © L'elemento trascendentale consisteva di fatto nella ricerca del «senso». –|

[positivisti] – H.T. Buckle e il metodo statistico.

[Taine] – assoluta imparzialità dello storico di fronte agli avvenimenti. L'odio, l'amore, la virtù, la scellerataggine vanno studiati e esaminati  come elementi naturali come sono considerati elementi naturali il vetriolo e lo zucchero per il chimico. Contraddizioni fra la sua teoria della storia e la sua concreta opera di  storico.

[verso la metà dell'ottocento] – la storiografia tedesca abbandona  il romanticismo senza farsi troppo influenzare dal positivismo.

[Droysen] – contro il positivismo di Buckle si orienta verso la storia come storia delle idee e verso il pluralismo dei metodi.

[Mommsen] – libera la storia delle istituzioni politiche dall'isolamento in cui veniva considerata, mero studio di cose antiche. Studia per la prima volta l'organizzazione giuridica dello stato come uno dei principali, se non il principale problema storico. Fa della filologia uno degli strumenti indispensabili allo storico e a questa aggiunge l'epigrafia, la numismatica e la storia del diritto.

[Schäfer] – tenta di riportare la storia al punto di vista politico militare, sostenendo che quello era il suo vero centro e che allontanarvisi avrebbe rappresentato un grave errore.

[Gothein] – gli si oppose – se l'essenza della storia di uno stato va esaminata esclusivamente alla luce del suo diritto e della sua economia, allora è arbitrario escludere da questo esame la scienza, l'arte e la letteratura. © E tutto rientra nell'essenza della storia. –|

[Nietzsche] – contro storici come Riehl e Frertag che descrivono la storia come storia minore della civiltà.

[Burckhardt] – prima storia riuscita della civiltà – pessimismo – lotta permanente individuo e stato. Ma cosa è lo stato per B.? – tentativo di individuare il tipico, ciò che è costante, ciò che si ripete.

[Lamprecht] – la storia come psicologia applicata – in Germania (al contrario di quanto accadeva in Francia – Comte contrario alle scienze psicologiche) la psicologia era considerata una scienza avanzata – L. pensava che presto si sarebbe riusciti a individuare una meccanica psichica collettiva –  una volta ottenuto ciò, la storia si sarebbe tramutata in uno studio di psicologia applicata – L. non ignora e non sottovaluta l'importanza dell'economia, ma la mantiene subordinata alla psicologia – è la psicologia, insomma, che informa lo spirito di un'epoca, non i rapporti economici che a loro volta vengono influenzati da rapporti psichici collettivi – L. pensa a una successione di epoche «fisse» per ogni civiltà (simbolismo, convenzionalismo, individualismo, ipersensibilismo).

[Vico] – è il vero scopritore del mito la cui essenza sfuggì invece agli illuministi – né poteva essere altrimenti – Herder lo segue, ma nemmeno per lui il problema del mito appare nella sua chiarezza.

[il mito] Vico lo scopre – [Herder] lo interpreta esteticamente – [Schelling] lo autonomizza individuando nel mito un portato stesso della coscienza e gli riconosce leggi proprie.

Per gli illuministi la religione altro non era che la creazione cosciente di singoli individui che se ne servivano e se ne erano sempre serviti per loro propri intenti – con le tesi di Schelling sul mito, la religione è posta su nuove basi.

[Strauss] – mito come strumento fondamentale della critica – sulle orme di Schelling, Strauss vede il mito non come una forma esteriore, ma come un fatto che pesca nel profondo della religione ed è capace di rivelarne l'essenza – tuttavia l'esame va fatto in maniera rigorosamente scientifica cercando di coglierne il significato razionale e le influenze che ha creato nella storia – il questo senso non esiste un mito più vero di un altro – sono tutti uguali di fronte alla critica – d'altra parte questa relativizzazione ne fa comprendere meglio il contenuto etico- religioso.

[Renan] – non c'è stato grande ciclo storico, oltre che religioso, che non abbia dato vita a un ciclo di miti – R. sostiene che ciò che per noi è miracolo, tale non fu per epoche più antiche e più ingenue in quanto non possedevano la concezione che noi abbiamo della natura e delle sue leggi (miracolo = soprannaturale) – lo spirito critico delle epoche moderne.

[Fustel de Coulanges] – elabora una nuova metodologia nello studio del mito – polemizza con i romantici poiché sostiene che non ci si può immergere nel passato e comprenderlo con un puro atto di fede e di entusiasmo – le vecchie religioni, i miti, avevano un potere assoluto sull'uomo antico – gli antichi non erano uomini liberi – più che il mito, ciò che li legava era il rito, erano le regole minuziose che regolavano la loro vita e alle quali non potevano sottrarsi – e nel complesso di queste regole e di questi miti che è necessario ricercare la sostanza delle religioni – religioni che egli fa risalire al culto dei morti e, solo in un secondo tempo, alla spiegazione degli eventi naturali – Cassirer fa notare come Mommsen avesse troppo modernizzato i suoi romani, mentre F. de Coulanges avesse troppo arcaicizzato i suoi antichi (greci e romani) – a differenza di Mommsen, de Coulanges non impernia la storia sulle personalità, ma sulle condizioni e sulle istituzioni sociali – il personaggio vi assolve un ruolo minore.

[gli Annales]

Nel 1929 nasce in Francia la rivista gli Annali (Annales).

Al centro del gruppo Lucien Febvre, Marc Bloch, Fernand Braudel, George Duby, Jacques Le Goff, Emmanuel Le Roy. E, di orientamento marxista, Ernest Labrousse, Pierre Vilar, Maurice Agulhom,, Michell Novelle.

In margine, vicini, Roland Mousnier e Michel Foucault.

1. storia orientata ai problemi (e non concentrata sugli avvenimenti). 2. storia delle attività umane. 3. collaborazione con le altre discipline.

  La storia nasce con una varietà di generi. Tuttavia per lunghissimo tempo è soprattutto una narrazione di avvenimenti politici e militari e storia delle grandi gesta di re e condottieri.

Verso la metà del ‘700 si comincia a formare un interesse per la storia della società (es. Voltaire, Essai sur les moeurs, oppure Il secolo di Luigi IV).

Ma il movimento inaugurato da von Ranke, con il primato delle fonti di archivio fa insieme un passo avanti e uno indietro.

Fanno eccezione Burckhardt (stato, religione e cultura) e Michelet (storia dal basso). Anche Fustel de Coulanges e Marx.

– Il periodo Febvre fino al 1955 anno della sua morte.

È la storia orientata ai problemi (RSB/30). È la ricerca e l’analisi della mentalità, della cultura, del modi di essere e di pensare di un dato periodo storico. Per esempio. Nel 1500 esisteva, poteva esistere l’a­teismo? C’era posto nella cultura e nello spazio mentale per qualcosa che non fosse religioso? Eccetera. F. parte da un’analisi di Rabelais /27/.

– Gli succede Fernand Braudel. Braudel divide la storia in tre livelli. Al primo livello il rapporto dell’uomo con l’ambiente. Qui la velocità del processo è lenta, appare quasi immobile. Al secondo l’evoluzione graduale delle strutture economiche, sociali e politiche. Al terzo livello la storia degli avvenimenti.

® Gli avvenimenti hanno un passo veloce e caotico. Essi incalzano la nostra vita.

Ma presto ci rendiamo conto che le strutture che li governano sono ben più lente e vischiose. Esse hanno il passo delle generazioni, della tecnologia, dello sviluppo economico e dei modi di produzione, della cultura, della mentalità, degli usi, dei costumi. Strutture che danno vita e si muovono all’in­terno di altre strutture come le civiltà, le società, gli Stati. All’interno di queste riesce difficile distinguere l’accelerazione dalla vischiosità. I moti con i quali misuriamo i vari cambiamenti sono a loro volta differenti se visti alla loro superficie o nel loro profondo.

A livello del rapporto con la natura il movimento è ancora più lento. E in realtà ancora poco analizzato. Come la guerra, i suoi aspetti, il suo uso, la sua organizzazione, il suo rapporto con la natura, l’economia, la cultura, le civiltà, le società, la scienza, eccetera. –|

– Nascono parallelamente negli Annales, la storia quantitativa, la storia delle mentalità, la storia regionale e la storia seriale.

– Ernest Labrousse, eminenza grigia di Braudel /56, 58/.

– Braudel, “nessuno studio della società può esistere senza uno studio delle mentalità” /58/.

– Pierre Chaunu /59/ e i concetti di struttura e congiuntura. Seville e l’Atlantique.

– La nozione di crisi di sussistenza /60/ di Jean Meuvret,

– Negli anni ’50 la storia demografica. 

– Mousnier (destra fuori degli Annales ma sostanzialmente in linea con loro) e Labrousse (più a sinistra) /64/.

– F. Semiad, l’alternarsi dei periodi di espansione a periodi di contrazione, fase A e fase B.

– Le Roy Ladurie /65/ vede nella storia periodi di alta e basse marea, di ascesa e declino. Concetto del «grande ciclo agrario».

– Dopo il 1968 nasce la terza generazione degli Annales /70/.

Caratterizzata 1. dalla mancanza di un centro, 2. da una forte presenza femminile (che era assente nelle due generazioni precedenti).

Si ampliano le frontiere della storia includendovi l’infanzia, i sogni, il corpo, gli odori. O, al contrario, tornando alla storia politica e degli avvenimenti.

 Tendenze intellettuali americane come la psicostoria, l’antropologia simbolica, eccetera /71/.

Le donne sono la Klapisch, la Farge, la Ozuof /70/ Michelle Perrot.

– Nel corso degli anni Sessanta e Settanta mutamento di rotta /72/. Si abbandona la base economica in favore della sovrastruttura culturale.

– Philippe Ariès /72,73/ scopre l’infanzia. (L’infanzia scoperta in Francia intorno al ‘600) /73/.

– La psicostoria /76/.

– Jacques Le Goff e Georges Duby /77 segg/.

– Riflessioni sull’ideologia /79/.

– Il terzo livello della storia seriale. /80/.

- Negli anni ’70 reazione alla metodologia Annales e reazioni verso l’antropologia, la politica (ritorno alla) e la narrazione. /85/.

– La svolta antropologica. /86/.

– Goffman e Turner insistono sugli elementi drammaturgici della vita quotidiana /87/.

– Bourdier  (nozione di capitale simbolico, critica e modifica il concetto di regole sociali) e De Certeau (gesuita).

– Chartier critica il concetto di oggettività, che nega. Sostiene che scambiamo l’oggettività con strutture da noi medesimi costituite e costruite culturalmente. Fa coincidere le strutture oggettive con l’immaginario collettivo /91/.  

– Foucault storia del corpo e legami fra questa storia e il potere /92/.

– Ritorno alla politica /93/. Agulhon f (tendenzialmente marxista) la crescita della coscienza /95/.

– Ritorno alla storia narrativa /97/.

® La storia degli (o delle) Annales pone in luce la tensione che si manifesta fra materialisti e idealisti lungo tutto il secolo XX. Accade in Urss, accade in Occidente. Gli intellettuali, i ricercatori, eccetera da un lato portano avanti i metodi di analisi e di esposizione, dall’altro non riescono a superare i termini della contraddizione, il dualismo fra struttura e sovrastruttura. Ora cadendo dal lato della struttura, ora cadendo dal lato della sovrastruttura. –|

[ancora sugli Annales]

(da ndc 7.03. 86) – Rileggo qualcosa sui nuovi storici degli Annales. Il punto centrale è il rapporto fra oggettività e soggettività. Il secondo punto è – cos'è significante nella storia? Intanto la storia è storia dell'umanità. Ciò che è significante nella storia è l'umanità nel suo insieme. La storia è dunque storia del processo (in progresso) dell'umanità.  La storia dei modi di produzione altro non è che la struttura portante di questo processo. Sempre tenendo conto che il soggetto del modo di produzione è l'umanità. Fatto che sempre si dimentica ponendo il modo di produzione fuori o al disopra degli uomini. Proprio perché gli uomini ne sono il motore ogni struttura individuata è in sé significativa. Primo perché è struttura umana. Poi perché chiarisce il senso del processo. Il processo è processo del rapporto uomo - natura (natura esterna e natura interna dell'uomo). Solo per ciò il modo di produzione è portante. Risultato di questo processo. In questo senso una storia dell'igiene, del cotto e del crudo, dell'erotismo, del fumo, delle imposte, delle armi, delle strategie, eccetera hanno una loro profonda ragione di essere. Mettono sangue e carne alla struttura portante e assolvono quel compito che Hegel aveva destinato all'arte. Così la storia da storica diventa umana. Né più né meno di come la natura da naturale sta diventando umana. Il passaggio dall'uomo naturale alla natura umana è un passaggio che si va compiendo sotto i nostri occhi. Per questo una storia della geografia si sposa bene con la storia delle mentalità.

L'errore dei nuovi storici è tanto banale quanto vecchio. Consiste nello scoprire un campo e porlo al centro del processo. Certamente - direbbe san marx - dal punto di vista del campo il centro gli è proprio. Ed è ciò che accade agli innovatori che non abbiano raggiunto ancora la scientificità dei processi dialettici.  

 

[mentalità e Annales]

(da fpg 17.11.03) – In SAP G. Duby ricorda come la rivoluzione storiografica degli Annales trovi il suo nucleo portante nella scoperta delle mentalità. E ha ragione. Marx aveva individuato il problema nel concetto della vischiosità del processo storica. E Hegel nella FEN aveva descritto e analizzato la resistenza al cambiamento che si verifica all’interno del processo entrando in tensione con la spinta al cambiamento che a sua volta caratterizza il processo. Eccetera. 

 

[storia rapporti di produzione e sesso]

(giovedì, 6 ottobre 88) – Leggo Duby, il matrimonio. Emergono chiaramente tre punti.

I tempi della storia sono estremamente lunghi. Le unità di misura vanno dai 10 ai 30 anni.

Lo scontro è sull'organizzazione sociale, ossia sulla struttura dei rapporti di produzione - il matrimonio è centrale alla struttura che organizza rapporti di produzione e rapporti proprietari.

Il simbolismo ideologico fa da scudo di protezione ai rapporti di produzione sottostanti. Il sesso simboleggia le difficoltà dell'organizzazione sociale nel senso che sono attribuiti agli eccessi del sesso le violenze dei rapporti di produzione e delle loro forme proprietarie.

 

[la storia come processo]

[i tempi del processo storico] – I tempi della rivoluzione medievale, descritta da Duby in CDP, hanno una unità di misura che va dai dieci ai trenta anni.  Non basta un secolo perché i processi messi in opera all'inizio del millennio si affermino.  Fra contraddizioni, scontri, restaurazioni, lotte, prove di forza, eccetera, il processo si muove verso una direzione che risulterà chiara solo dopo che la tendenza si affermerà in ideologia egemone.  Fermo restando che appena un’ideologia diviene egemone, questa egemonia è già insidiata non solo dal vecchio non completamente scomparso, ma dal nuovo, incerto ancora sulla direzione che potrà affermarsi.

Le credenze, le ideologie, i punti di vista dell'epoca descritta da Duby sono gli stessi che pervaderanno il millennio successivo, cioè il nostro. Circa mille anni per affermarsi e, insieme, scomparire.  In realtà noi stiamo appena uscendo da quel periodo.  La pretesa di esserne già fuori da due secoli almeno, è del tutto illuministica e irragionevole.  Una proiezione.  Il mcp, a sua volta, non è altro che una premessa per questa uscita e per l'assetto successivo del processo storico di cui noi appena intravediamo l'inizio.

→ Riprendere il concetto di alienazione (cfr miei appunti) e di feticizzazione.  Si attribuiscono agli eccessi sessuali i disordini e la violenza provocata dallo scontro sociale (evoluzione dei rapporti di produzione).

Il potere religioso si pone come mediatore fra il potere profano (dinastico) e il resto dell'universo sociale.  Le classi basse, i poveri, i deboli e, all'occorrenza, le donne.

Il giudizio di dio, come la prova del ferro rovente o le ordalie, cedono il posto alla giurisdizione (scontro fra laici e religiosi per stabilire a chi spetta giudicare).  Ma la volontà divina viene ora individuata nelle vicissitudini avverse che caratterizzano la vita, interpretate come punizioni divine (le malattie, le impotenze, le sterilità, le malformazioni della prole, le grandi pestilenze, eccetera).  Al contrario le situazioni fortunate, vengono interpretate quali premi divini per il buon comportamento il quale è naturalmente tale se in linea con le argomentazioni dei chierici.

L'ideologia dell'epoca traduce in simboli l'alienazione del periodo.  La sessualità, la morte, la vita, con i loro significati rituali e sacrali simboleggiano la lotta per la produzione dei mezzi di sostentamento, la loro distribuzione, eccetera.

[la funzione del sacro] – In questo processo il sacro svolge la funzione equilibratrice e di controllo delle pulsioni, delle spinte, del divieto e della trasgressione al divieto.  Il sacro si articola nel rito e il rito vuole i suoi preti.

Oggi le grandi ideologie vanno assolvendo le medesime funzioni di scontro, di lotta sociale (di classe), eccetera.  C'è tuttavia un affievolimento dei processi ideologici nel senso che l'ideologia del sacro ha ceduto il posto all'ideologia sacerdotale, l'ideologia sacerdotale all'ideologia religiosa e, negli ultimi quattro secoli, l'ideologia religiosa all'ideologia politica, economica, scientifica e sociale.

(14 ott. 02) – Alla fine del Novecento le grandi ideologie (marxista, liberale, democratica) entrano in crisi. La loro crisi fa posto al ritorno del magico, del soprannaturale, del religioso. Un riflusso. Cosa si prepara dopo il riflusso?

[storia processo 1.300-2.000]

(da fpg 02.08.99) – Fra il 13oo e il 14oo comincia la transizione dal modo feudale di produzione. Nel 15oo la spinta innovativa si espande e si spande.

 Si formano le prime resistenze. Prima fra tutte, la controriforma. Nel 16oo avanza e si impone la sovversione intellettuale che raggiunge la sua massima espansione nel 17oo ed esplode nella rivoluzione del 1789. Nel 18oo, una volta preso il potere, la borghesia internazionale consolida la sua posizione. Comincia l'operazione di freno alle idee che avevano caratterizzato l'espansione intellettuale del '6oo e del '7oo. Insomma il termidoro e la restaurazione. Che vanno avanti fino ai giorni nostri. Tuttavia le conquiste del '6oo e del '7oo si espandono e si spandono. In parte sboccano nella rivoluzione di ottobre. In parte pervadono con un succedersi ininterrotto di spinte e riflussi l'intera società economicamente avanzata. Hegel, Lamarck, Darwin, Freud, il soggettivismo esistenzialista, il leninismo. All'interno del secolo (il 19oo) comincia ancora una transizione forte. Paragonabile a quella che seguì la fine del modo di produzione medievale. Siamo nel pieno della transizione e forse al finire del modo capitalistico di produzione che, non a caso, si manifesta come se fosse al suo apogeo.

 

[cronaca & storia - tempi]

(da nda 3 dicembre 1978) –  Scritto sul concetto di "destinazione" in Hegel nel novembre del 1976.  Due anni tondi.  Nello stesso periodo Maccacaro dava le dimissioni dalla direzione di Sapere e qualche mese dopo moriva.  Io entravo nel gruppo.  In tv si parlava già dei dibattiti.  Sul piano delle ndc facevo il verso a C. Bukowski, avevo redatto il primo articolo per Sapere e non avrei mai supposto che mi sarei scontrato con i fisici per la direzione della redazione romana della rivista.  L'Eni lontana un anno, non figurava nemmeno in prospettiva.  L'economia e la matematica erano sotto l'orizzonte.  R. Garavini e il gruppo dei latino americani di là da venire.  Mf guadagnava una barca di soldi nella più assoluta clandestinità.  G assorbiva ogni carica emotiva.  Mio padre rischiava di morire da un momento all'altro. 

I tempi della cronaca sono estremamente lenti, la storia così veloce.  Tutto il neolitico si condensa all'interno di una neg - neg.  La vita dell'individuo un soffio.  Morto prima ancora di nascere.  Ci vogliono miliardi di vite e miliardi di morti per condensare un attimo di storia.  Per l'individuo, viceversa, quell'attimo si dilata a dismisura.  Le generazioni si susseguono alle generazioni, le specie alle specie, con un flusso la cui velocità non è misurabile poiché i termini nel rapporto fra il relativo e l'assoluto si rovesciano completamente l'un l'altro. 

Per l'ansia rivoluzionaria lo scorrere oggettivo della storia è di una lentezza assoluta.  E la rapidità della propria esistenza esasperante se paragonata al metro della riflessione rivoluzionaria.  Nessuno è sfuggito a questa contraddizione. Da Marx a Lenin.  Se non si dipana il rapporto fra la soggettività dell'esperienza e l'oggettività del processo storico, fra la rapidità dell'una e la lentezza dell'altro, o, viceversa, fra la lentezza dell'una rispetto alla rapidità dell'altro, si perde il senso stesso del rapporto fra la storia del soggetto e la storia oggettiva del processo.  La relatività del tempo non è soltanto psicologica, ma reale.  È un fatto che non riguarda i punti di vista, quanto i punti di riferimento.  Se sono fermo alla stazione ho un tempo, sul treno ne ho un altro.  La storia, il processo storico è un treno lanciato nello spazio - tempo a velocità sconosciuta.  La vita individuale è una piccolissima stazioncina di un qualsivoglia paese.  Ogni tanto il treno passa anche di lì. 

La complicazione tuttavia è data dalla circostanza che la strada ferrata stessa è composta dalle stazioncine di paese, dagli individui che le abitano, dalle generazioni che si susseguono, dalla trasformazione della materia che marcia verso una direzione che ci è ignota, ma la cui stazione d'arrivo nemmeno c'interessa, né ci riguarda. 

Il rapporto fra il processo storico nel suo insieme e i processi singoli relativi (rapporto che si ripresenta ad ogni livello con medesime leggi generali e leggi relative diverse – dovuta alle differenze specifiche dei singoli processi) va oggi in qualche modo affrontato.

 

[momento decisivo e cambiamento storico]

(da fpg 9.03.08)  L'uomo nelle sue cronache e frequentemente, disgraziatamente anche nelle sue analisi, cerca di cogliere il momento del cambiamento storico. Di fissarlo in un avvenimento, in un periodo, in un mutamento che assolutizza. "Da quel momento tutto cambiò", "…la vita non fu più la stessa", si scrive. Questa ricerca del «momento decisivo», va ascritta a un pensiero magico che si consuma con esasperante lentezza. Lentezza che caratterizza i processi e che l'umanità in genere odia cordialmente.

Al contrario  avviene che gli episodi che caratterizzano e segnano indelebilmente il cambiamento raramente vengono individuati al momento. Quando avviene sembra che avvenga. Frutto com'è di un'intuizione del tutto casuale sollecitata più dall'abitudine di ricercare il momento assoluto che dalla sua reale individuazione. L'individuazione è sempre il risultato di un'analisi, di una serie di riflessioni. Le quali fra l'altro mutano man mano che il processo si sviluppa. Cioè il momento decisivo si sposta.

 

[analisi delle civiltà]

(CNS) – 1– periodo di espansione (formazione di una minoranza creatrice).  2– periodo di torbidi (formazione di una minoranza dominante e risposta della maggioranza dominata – nasce il militarismo e comincia la decadenza).  3– stato universale (prodotto del militarismo fortunato – espansione militare – impero romano, stato universale della società ellenica).  4– fine.  5– nasce una religione universale (il cristianesimo).  Di solito il periodo che occupa la 3ª e la 4ª fase è superiore di almeno due terzi al periodo della 1ª fase – secondo Toynbee una civiltà impiega molto più tempo a morire che a nascere – (® probabilmente accade che nel corso della decadenza si forma una civiltà nuova che al momento di venire alla luce è già formata – T. non calcola i periodi di transizione da una civiltà all'altra - da un mdp all'altro).

[crollo delle civiltà]  – 1– fallimento dell'autodeterminazione.  2– dormire sugli allori (rimanere legati al passato fortunato – mitizzazione delle qualità che portarono al successo – fra gli altri una struttura istituzionale effimera o uno sviluppo tecnico raffinato sul quale a torto si fa affidamento per la soluzione delle contraddizioni che portano al crollo.

[il militarismo] – tre effetti 1– viziato da successo.  2– perdita dell'equilibrio mentale e morale.  3– impulso cieco a tentare l'impossibile. L'ubriacatura della vittoria.

[civiltà arrestate] – una c. si arresta dopo aver compiuto un tour de force – tre esempi – i polinesiani, i nomadi, gli eschimesi.

[civiltà abortite] – esempio quella scandinava.

[civiltà sviluppate e loro meccanismo] – 1– sfida esterna. 2– risposta alla sfida tale da risolverla e creare le premesse per una sfida ulteriore.  3– la risposta alle sfide successive è determinata dal meccanismo ritiro–ritorno.

[progresso tecnico e civiltà] – il progresso tecnico non progredisce con lo sviluppo della civiltà in cui si verifica – spesso progredisce mentre la civiltà decade (259 segg).

 

[Toynbee  e lo psicologismo anglosassone]

In CNS/463 T. parla di "paganizzazione del Vaticano durante il Rinascimento italiano" e giudica il fenomeno come negativo per il papato – anche in T. lo psicologismo degli storici inglesi gioca un ruolo centrale, negativo  – la paganizzazione vaticana fu una delle componenti essenziali del Rinascimento e il Rinascimento fu uno dei presupposti culturali per lo sviluppo della moderna civiltà occidentale – certamente il R. fu a sua volta la forma presa dalla rottura del mdp medievale e dalla transizione di questo al mcp – T. difficilmente coglie e spiega l'ambivalenza o la contraddizione di un dato periodo storico – sul piano dell'analisi storica e della storia in sé questa negatività–positività non può essere ignorata – se non la si prende in considerazione si rinuncia a fondare delle leggi universalmente valide che sono poi quelle che governano anche il processo dello sviluppo storico – lo psicologismo di T. appare chiaramente (CNS/511) quando presenta l'intellighenzia russa del 1917 come una classe che aveva accumulato un odio sufficiente da provocare la "distruttiva rivoluzione bolscevica". Anche la sua teorizzazione del fascismo e del nazismo si scontra con il medesimo limite (512) – in genere una serie di osservazioni acute e interessanti, uno studio comparato inestimabile, ma sulla teoria una serie di controsensi.

 

[Febvre e Toynbee]

(da fpg 15.11.04) – A proposito di autocoscienza continuo la lettura di Febvre che di autocoscienza storica ne possiede parecchia. Interessante la sua critica a Toynbee. Forse un po' sprez­zante. Capisco Febvre ma capisco anche Toynbee. A mio giudizio i due sono figli di una stessa epoca e delle sue esigenze. Innovatrici e unificatrici. Probabilmente i francesi degli Annales lavoravano di più sui documenti e sui documenti esercitavano la loro fantasia. Toynbee è alla ricerca di ragioni più profonde che pur essendo più profonde non sempre sono quelle che calzano meglio con la realtà. Ma ti obbligano ad affrontarla. Trovo più rinascimentale Toynbee di Febvre.

 

[Hobsbawm]

(SBH – Il secolo breve) – Un tentativo integrale di cogliere la realtà della Storia. Concetto della distruzione del passato in atto. Il mondo sta perdendo la memoria storica. Per la prima volta nella storia, il passato è cancellato dalle coscienze.

® Direi che è la falsa coscienza che si espande. Si espande tuttavia con l'allargarsi del massimo di coscienza possibile media. Quindi il massimo di coscienza possibile media si espande e nell'espandersi diviene falsa coscienza. Ne prende la forma. Ciò che ci sfugge è la sostanza di questa espansione, la sua natura, le sue connessioni con il modo di produzione. Il concetto, anche nascosto, di mdp non si avverte nella analisi di Hobsbawm (vedi “intellettuali marxisti” in §INT).

• Una tesi (1° cap) è della regressione barbarica del mondo moderno a partire dalla guerra del 1914.

• Senza la vittoria sovietica sulla Germania il mondo occidentale sarebbe governato da regimi di stampo fascista e autoritario (a parte gli SU). © Ma alla fine anche gli SU. –|

[la storia e l’epoca d’oro]

Da un dialogo su Repubblica del 09.12.00 fra Arthur M. Schlesinger jr. e Jacques Barzun, "due grandi storici contemporanei". Barzun ha scritto un libro che vuol essere "una storia della cultura degli ultimi 500 anni". Il libro deve essere particolarmente interessante e andrà probabilmente letto. Se non altro per il lavoro d’insieme che l’autore tenta. Ma cosa vuol dire interpretare il fondamentalismo moderno con la categoria della noia e sostenere che ogni rivoluzione culturale è preceduta quando non è direttamente figlia della noia?  Oppure U. Galimberti (sempre sulla medesima Repubblica, stessa pagina) che riletto o letto un libro di Nikolaj Berdjaev, Nuovo medioevo – Fazi ç – sostiene che per capire la storia è necessario capire lo spirito dei popoli.

Certamente lo spirito dei popoli esiste.  È rappresentato dalla sedimentazione storica della cultura nella quale quei popoli si sono formati. Più che uno spirito direi che si tratta di fondo culturale (il «motivo» nei processi di produzione), un sedimentazione di esperienza collettiva che ha dato forma, dà forma a un modo di pensare, una visione del mondo comune, una tecnica collettiva di affrontare la realtà, tecnica celata soprattutto nella lingua, che proviene e sostiene le strutture di potere che governano quei popoli, strutture di potere organizzatesi all’interno dei rapporti di produzione che di quei popoli hanno caratterizzato la storia.

Invece no. Questa appena delineata diventa una visione economicista, priva di anima. Poi cosa sia e dove sia questa anima è loro difficile individuare se non rovistando fra i residui della storia di quei popoli e nel formarsi e stabilizzarsi o entrare in crisi dei loro rapporti di produzione

Anche Victor Sklovskij è fatto della stessa pasta. In Viaggio sentimentale fra le descrizioni le più crude della vicenda umana che percorre la rivoluzione di ottobre, la guerra civile, il crollo precedente dell’esercito russo, egli è alla ricerca di quello «spirito vitale» quel soffio che fa di ogni uomo un essere diverso e lo anima, lo spinge, ne detta le azioni perché sorretto appunto dallo spirito di quelle comunità che si odiano, si combattono, si sterminano a vicenda percorse da un odio o un sentimento puramente tribale.

Si avverte in Galimberti, Sklovskij, Berdjaev, Barzun una nostalgia. Di che? Di quale epoca d’oro dell’umanità? Oppure – pur di sfuggire all’interpretazione materialista – la ricerca di un santo Graal che permetta loro di rintracciare nell’uomo la sua reale caratteristica umana che non consiste nell’espansione della corteccia ma in un dono, in un soffio ( preferibilmente vitale) che lo allontani il più possibile e se possibile o per quanto possibile neghi la sua provenienza di animale evolutosi. E in questo aggiungerei H. Lefebvre. Che negando di essere tutto ciò, è morso dalla tarantola nella ricerca dell’”impalpabile" al posto della ricerca della sostanza che ogni processo nasconde in sé.

Qui i casi sono due. O Marx ha ragione nel ritenere che l’essenza dell’individuo va ricercata nel sociale e allora è nel sociale che appunto va ricercata oppure Marx ha torto e la società essendo formata da individui è il risultato del loro movimento. Sennonché la stessa biologia ci dice  che un conglomerato biologico, un integrone come lo chiama Jacob, pur derivando dall’evoluzione dei suoi singoli componenti una volta costituitosi si autonomizza, acquista quel tanto di più che è poi quello che organizza a sua volta e dà l’impronta alle singole componenti che gli hanno dato vita.

 

[la storia e la legge naturale]

(da fpg sab, 25.07.98) – Prendo appunti su VPIR (La vita privata dall’impero romano all’anno mille). Paul Veyne insegnante al Collège de France è fastidioso per una sorta di arroganza intellettuale che ostenta. Interessante constatare che una volta abbandonate le teorie dialettiche di interpretazione non rimane altra via se non quella della legge naturale. Il mondo va così perché è naturalisticamente fatto così.

Giudicando i Romani usa termini come "veri valori" sostenendo che ne mancavano. Insomma i veri valori di oggi contrapposti ai falsi valori di ieri. La schiavitù è uno "scandalo" dell'antichità, e il disprezzo del lavoro è la "spiegazione" del ritardo economico degli Antichi.  Insomma se gli Antichi avessero avuto la mentalità dei Moderni sarebbero stati moderni. Il tutto a pag. 83.

 

[ideologia dell'impero]

(da fpg 10 giu. 06) – Finisco il libro di Pagden (MSP) sugli imperi europei. È più che altro un trattato sulle ideologie che sostenevano e giustificavano la presa di possesso di terre fuori dall'Europa. Alla base vi è l'esempio non superato dell'impero romano. Segue la pretesa di portare l'illuminazione cristiana ai popoli che ne mancavano. Tutto per la buona ragione di salvare loro l'anima. La ricerca di idee forza che giustificassero la conquista. Le diverse ideologie che sostennero le ragioni degli spagnoli, dei francesi, degli inglesi. Infine come la discussione che ne nacque fosse più che altro un dare la stura all'immaginazione filosofica priva di ogni base concreta di analisi. Compresa la più recente del commercio e infine del mercato. E della democrazia.

La conclusione è che l'uomo non sa bene cosa fa. Cerca un perché del suo fare e non lo trova. Ma come all'interno di questa ricerca si produca una lenta crescita della coscienza collettiva. Ricca di errori e di intuizioni scollegate.

 

 

parole chiave di ricerca

[storia come processo [Annales  [storia e cronaca [falsa coscienza [mito e rito [sacro [civiltà (analisi delle) [sessualità e rapporti di produzione [simbolizzazione [storia (i tempi della) [ideologia [transizione [Rinascimento [soggettività-oggettività

[Cassirer [Toynbee [Hobsbawm [Schlesinger [Barzun [Sklovskij [Galimberti [Lefebvre [Duby [Febvre

 

“Qualche appunto di storia”  [§SG]

Torna su

Trova
codici
Menu