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(e ideologia piccolo borghese)  

§*  Gli altri sanno già tutto e il già tutto saputo fa parte della loro identità ormai irrinunciabile, poiché la loro identità è costruita sulle cose che sanno, non su quelle che non sanno. E anche quando affermano l'incertezza del mondo - seguendo una moda oggi corrente - lo fanno con assoluta certezza.
§* Il pensiero comune è la base del pensiero filosofico – Il pensiero comune si serve dell’evidenza e del noto. Di solito è evidente ciò che è noto. Lo stesso occhio umano seleziona con sicura evidenza solo ciò che gli è noto.

§* Il procedimento del pensiero comune (l'intelletto hegeliano), del pensiero associativo e del pensiero volgare è analogico.

§* Il pensiero comune è pensiero alienato. La falsa coscienza di Marx.

§* La grande borghesia non ha intellettuali propri. Li arruola nei ceti medi, in particolare nella piccola borghesia. Costoro si portano dietro l'arroganza, la violenza, la viltà, l'arrivismo, la cattiva coscienza, la malafede, il paternalismo, il patriottismo, la sicumera, l'approssimazione, il sentito dire, l'orecchiato, la superficialità, il gusto per l'eccezionalità, per l'estetismo, per il sentimentalismo, per l'eroismo, per il naturalismo, per la purezza, per la castità, per la libertà genericamente intesa, per il modo forte del sentire, per il sentito, per il soggettivismo, per l'egocentrismo, per l'ostentazione quale che sia, per l'esibizione comunque concepita compresa quella della modestia, del coraggio, del sacrificio, della dedizione, l'ammirazione per lo stupefacente, per il sublime, per l'orrido purché a sua volta grandioso, per la spregiudicatezza, e via continuando (da “gli intellettuali”).

 

[profondità del pensiero comune]

Mi sono finalmente calato nelle profondità del pensiero comune (vedi anche NDC83). Tanto affascinante quanto sconvolgente. Ecco. La funzione di scrittori, psicanalisti, sociologi, filosofi, pittori, musicisti. Descriverlo. Letteratura, cinema, teatro, televisione, pittura, musica. Descriverlo. Descriverlo. E se possibile interpretarlo. Naturalmente la descrizione è molto più ampia dell'interpretazione. D’altra parte l'interpretazione, a sua volta, è una sorta di descrizione dell'ideologia che tiene insieme il pensiero comune.

I dispositivi psicologici, come i dispositivi logici, sono molto elementari (logica dell'immediatezza). Riflettono le categorie del pensiero comune ideologico che poi è sempre il pensiero comune ideologico del gruppo sociale di appartenenza. Anche le nevrosi sono riferite a queste categorie. Il pazzo rompe la categoria psicologica, il dispositivo mentale comune, ideologico. Per questo il pensiero alienato può avere contenuti più concreti, più ricchi di concretezza del pensiero comune. Poiché in qualche modo lo rompe. Giunge al fondo del paradosso anche se, non superandolo, vi rimane impigliato (26 dicembre 1982).

[coscienza e ideologia piccolo borghese]

Improvvisamente tutto chiaro. La crisi di Cc è determinata semplicemente dal fatto che la persona non intende cambiare mentalità. Vuole sognare la sua vita fatta di sentimenti, speranze, ipocrisie, «non detto», eccetera. Le resistenze di questi due anni, i giri di valzer, i passi avanti e i passi indietro avevano questa unica e profonda radice. Profonda. Come quella di Gdg, o Mk, o Gdb, o quella testa marcia di B. Meo. Al limite anche Pat soffre del medesimo male. Cos’è che succede? Nel caso migliore – vedi Pat – si capisce con la testa ma non si va oltre. La comprensione rimane confinata al puro detto. È poco più di un’opinione. L’opinare di Hegel. La ragione si spinge fino alla soglia della percezione ma la percezione non perviene all’autocoscienza. La percezione c’è ma completamente vuota. Fp è un caso diverso. È rimasta scissa, lucidamente scissa. Raggiunta l’autocoscienza, il processo si è fermato. L’autocoscienza c’è, ma sa poco di sé. Appena, appena.

Dove l’ostacolo? Come dice anche Hegel, l’ostacolo è nel pensiero comune, che è pensiero alienato. La falsa coscienza di Marx. Oggi il pensiero alienato e comune è il pensiero piccolo borghese, che funge da pensiero consolatorio al pensiero egemone borghese o pensiero della necessità economica. Spietato nelle sue ragioni storiche come nella sua pratica quotidiana (da fpg 17.01.02).

(lun, 26 ago. 02) - Riprendo questa riflessione da \Cc\.– In realtà sto mancando l’obiettivo principale. Non ho fatto breccia nel muro della omertà con se stessa. Non sono riuscito nel progetto di trasformare la libido narcisistica in libido oggettuale. Dove l’oggetto potevo essere al principio io per poi, una volta crollato il muro della difesa, farla travasare in amore per il mondo, per la cultura, per la lotta, eccetera. Nulla di tutto ciò. Dunque un vero insuccesso.

Il caso Cc conferma il nesso fra sviluppo della coscienza e sviluppo dell’individuo. Lo sviluppo della coscienza per decollare deve liberarsi quanto può della falsa coscienza. La falsa coscienza, alimentata dai feticci sociali, li trasforma in feticci culturali, con il loro fondo magico, sessuale, e via elencando.

 

[nei panni dell’altro?]

Penso che il segreto delle angosce di Fp sia racchiuso in questa conversazione. La capacità di uscire da sé, mettersi nei panni dell'altro, porsi dal punto di vista dell'altro da sé è fortemente carente. Altro da sé che altro non è che il mondo oggettivo, esterno, con le sue strutture e le sue condizioni. Un limite preoccupante alla capacità di giudizio. Tutto ciò perché fa girare intorno a sé in maniera oltremodo elementare il mondo che la circonda e la riguarda. Tutto viene giudicato sul suo metro. Esclusivamente sul suo metro. E questo metro non è mai posto in discussione. Mai analizzato. Un metro che aderisce pressoché esclusivamente al suo sentire. Un sentire razionalizzato. Che nulla ha a che fare con la ragione. Inquinato da una proiezione al limite della patologia di un amalgama di S-I ed Es,  travestiti da Io.

In sintesi. L'incapacità di mettersi nei panni dell'altro si riflette verso il mondo esterno nel suo insieme e diviene l'incapacità di penetrare nell'oggettività del mondo nel suo insieme. La razionalizzazione del sentito ha come base la pratica di pensiero pcbg della classe di provenienza, trasmessale dalla famiglia della madre e dalla madre stessa. La mancanza di autocritica del proprio sentito le impedisce l'accesso a un pensiero critico generalizzato e di fatto l'accesso a una mentalità più avanzata. Le cognizioni avanzate stentano a trasformarsi in cultura e galleggiano sullo spesso strato della mentalità del pensiero comune proprio della classe di provenienza. Di fatto non hanno la forza di concorrere alla sua crescita.

Il senso dell'inadeguatezza così spesso denunciata è un nucleo di coscienza sul quale lei potrebbe fare forza per superarsi. Non va di conseguenza giudicato una debolezza. Al contrario va giudicato come una forza (da fpg 25.1.07).

 

[filosofia del sospetto]

Il sospetto. Ogni analisi razionale viene tradotta come un 'appunto, un rimprovero se questa analisi coincide o è fatta sul lavoro che si sta eseguendo. Filosofia del sospetto, commenta Pat, in Deleuze. Il sospetto, la potenza, la volontà di affermazione sono tutte istanze piccolo borghesi. I nuovi filosofi, il pensiero debole (cosa ha a che vedere con il pirronismo?), la distruzione dell'oggettività del sapere e della stessa realtà rispecchiano e teorizzano il modo di pensare, la mentalità pcbg del ceto medio. A cominciare da Rousseau. Passando per Nietzsche & c. Era il modo come in Urss si giudicava il pensiero moderno occidentale e le sue manifestazioni. Non sempre questo modo è stato corretto. Non sempre ha indagato la realtà come avrebbe dovuto. Ma è l'unico metro corretto per giudicare le strutture di pensiero che si realizzano in epoche date in società date (da fpg 17.11.98).

[perché capire?]

& – L'uso comune è di giudicare la realtà invece di capirla (e non giudicarla solo dopo averla capita) (17.1.06).

& – Una caratteristica del pensiero comune è quella di essere assolutamente certi di sapere come andranno le cose. Fare previsioni avventate. Incapaci di esaminare e affrontare la realtà nelle sue molteplici determinazioni. Solitamente contraddittorie. Individuando la determinazione principale. Non tenendo conto che ciò che è principale in determinate condizioni cesserà di esserlo all'alterarsi di quelle condizioni. Eccetera.

Inoltre il bisogno assolutamente emotivo di navigare a vista. Aderendo momento per momento alla realtà mutevole del processo. Senza essere capaci di tenere conto della oggettiva discontinuità. Scambiando ogni attimo per un assoluto. Mutando, di conseguenza, di certezze e di strategia a secondo dell'impressione ricevuta momento per momento (20.6.06).

& – A Pac non viene in mente di chiedermi come stanno le cose. Non le importa di saperlo. Preferisce giudicare con la sua testa pur premettendo di non essere un'esperta. E non è stato ed è questo l'atteggiamento di tutte le persone con cui ho avuto generalmente a che fare? Non esclusa Fp? Il riconoscere a parole la superiorità intellettuale. E nello stesso tempo il non tenerne conto (8 giu. 07).

 

[sapere senza conoscere]

Mc legge xy, uno storico francese dell''800. Se ne ricava che la civiltà cinese ha finito con l'assorbire e colonizzare culturalmente tutti gli invasori. I quali si sono fatti più cinesi dei cinesi. È dunque la cultura, non  la razza a fare la differenza. Conclusione non da poco. Eppure una volta fatta, ovvia.

Noto che a livello accademico (mdcp scientifico) vengono date per scontate idee che non sono prese come tali. Ci sono ma rimangono inespresse senza essere portate alla coscienza. Come accade anche nel pensiero comune dove si usano quotidianamente categorie verbali senza averle né analizzate né fondate né assiomatizzate. Ci sono ma non sono ancora state scoperte. Come l'aria. Che si è respirata da sempre senza sapere cosa fosse. Solo nell''800 gli sviluppi della termodinamica e della meccanica dei fluidi hanno permesso di porre le basi teoriche della meteorologia. Prima, da Aristotele in poi, se ne era avuta una vaga consapevolezza.

Un fenomeno del pensiero comune e della falsa coscienza, che si riflette anche sul sapere scientifico questo del sapere senza conoscere. Cui non si presta la dovuta attenzione (da fpg 2.2.09).

[verso il massimo di piacere possibile]

& – Mentre l'obbiettivo del pensiero comune era di affrontare, vincere o ridurre le intrusioni della necessità, oggi è di soddisfare il massimo possibile di piacere. Quindi sostituzione del piacere alla necessità. Del piacere fa parte anche il proprio comodo, l'«allargarsi», ignorare gli altri, eludere il sociale, eccetera (19.1.06).

& – Questi piccolo borghesi agitati e inadeguati. Aspirano a un benessere totale, indefinito aderente agli stati d'animo del momento. Ma che sia completo, remunerativo, comodo, privo di tensioni e di lotta. Poi lottano come dannati per ottenerlo. Non badando ai contenuti che vanno regolarmente sacrificati in nome del benessere negato nell'immaginario e ben presente nella loro soggettiva realtà (11.6.07).

 

[pensiero comune – qualche riflessione]

& – Parlo con PC. Dovete dare una mano a Ps perché non rovini la sua vita per via di sua figlia. Mi accoglie una sordità. Ps si rovinerà, tuttavia non c'è altro da fare. La figlia è fatta così, Giglio è fatto così, Guido è fatto così e Ps è fatta così. E loro a guardare come è fatta la vita, a prevedere il peggio con la consapevolezza di non poter intervenire poiché se Ps è fatta così e la vita è fatta così anche loro sono fatti così (17.03.97).

& – La golosità è un costume, e una compensazione. A volte è anche una pigrizia. E un costume dei tempi di penuria. Di classi sociali che si celebravano nel cibo e nei panni.

La raffinatezza dei gusti dovrebbe consistere nel saper vivere la vita. Un apprendimento. Ma per il 90 per cento, un'ostentazione. Una maniera per sentirsi al di sopra. Una difesa di una società. Rozza nella sua realtà più profonda. Distinguere un buon vino fa fino. Distinguere un pensiero di Hegel fa pesante, noioso. A meno che la conoscenza erudita di Hegel sia assimilata alla conoscenza del buon vino. È Hegel uguale al buon vino e non il buon vino uguale a Hegel. Se il buon vino fosse uguale a Hegel, il buon vino sarebbe evaporato (5.2.06).

 

[a proposito di piccolo borghesismo]

Il piccolo borghesismo si va diffondendo. Sta diventando oggi una ideologia forte. E di questo – nei campi specifici dell'azione – è necessario tener conto. Con il piccolo borghese ci vuole pazienza e molta ipocrisia. Va letteralmente preso per il naso. Per sua natura è un soggetto instabile insicuro ambiguo. Vuole questo e quello. Sostanzialmente privo di moralità è necessario fornirgli insieme ai suggerimenti per l'azione, una scusa una ragione che gli permetta di fare senza compromettersi o con l'illusione di non compromettersi. Una ragione che ne tenga distante i sensi di colpa e gli dimostri che ciò che fa o sta per fare è giusto. Il piccolo borghese al momento opportuno quando vuole di scuse ne trova a vagoni. Tuttavia è insicuro anche di queste. Saranno credibili? Saranno giuste? I sensi di colpa lo lavorano ai fianchi. Va aiutato poverino! Va aiutato a trasgredire (d’altronde quasi tutto per lui è trasgressione) senza prendersi la responsabilità della trasgressione. E per questo ci vuole tempo e pazienza. I telefilm americani sono pieni di esempi su come aiutare qualcuno a trasgredire (comunque a fargli fare qualcosa che non vuol fare). Qualcosa che loro chiamano «fargli capire». (Capire cosa? Dove è collocato il suo proprio interesse. Interesse che loro sanno e lui no). Per tutto questo ci vuole tempo, tempo e pazienza, due ingredienti che non ho più (da ndc 20.5.85).

 

[ceti medi  e piccola borghesia] - vedi @CLAS.

 

[opportunismo della piccola borghesia]

Esco con Luciab & P +Ps. Prima a vab. Lei entusiasta. Si parla. Poi al  Polese. Si continua a parlare. Quando ci si lascia la domanda che mi pongo è cosa sia l'opportunismo e se ancora ci sia. Se si possa parlare di opportunismo di fronte a atteggiamenti opportunistici talmente generalizzati da perdere il loro stesso senso.

Secondo la teoria c'è opportunismo tutte le volte che l'interesse del singolo prevale sul quello della comunità, oppure quando gli interessi della comunità vengono invocati quale alibi al proprio interesse individuale. Ma questo vale per i singoli non per le classi. Le classi fanno una politica di classe. Esercitano un'egemonia. Elaborano una cultura e una pratica della classe. La piccola borghesia, tuttavia, è opportunista anche come classe. Forse perché non è una classe reale e, se tale, nasce e si fonda sull'opportunismo elevato a sistema. Questo non avviene per le altre classi che svolgono anche una funzione universale, pur nel contrasto e nella lotta.

Il piccolo borghese sale e scende dai partiti come da un tram. La pcbg non fonda partiti. Si serve dei partiti delle altre classi. Quando ne fonda qualcuno sono partiti essenzialmente opportunisti e rivendicativi (Uomo qualunque, pujadismo), senza durata. Oppure partiti che utilizzano ideologie delle altre classi. Cfr i radicali, i socialdemocratici, i demoproletari, eccetera. Di solito non svolgono funzioni.

Ciò che mi affascinava di Lucia e Giuseppe ieri sera era la tranquillità del loro opportunismo. Così limpido e convinto da non essere nemmeno cinico, né palese (da ndc 1.9.88).

 

[un caso individuale]

Gdg rimane due ore. Quando esce lascia al suo posto una leggera, ma profonda irritazione. Due osservazioni.

1. – il suo opportunismo. Capisco meglio l’accusa di Eg. Un atteggiamento tanto più profondo quanto inconscio, spontaneo e naturale. C'è in Gdg una prepotenza. Una pulsione forte che quando batte tende a travolgere ogni ostacolo. C 'è la convinzione rozza di un sapere arcaico. Contadino, perché il contadino è quell’individuo, quella classe, che sa cosa gli conviene meglio di ogni altro. E tanto più la vita e il processo storico lo travolgono, tanto più egli stoicamente muore sulla tolda della sua nave, facendola affondare quando con poco potrebbe salvarla, ma non si arrende. Poiché la sua vera nave è la sua concezione del mondo, il suo modo di essere e di pensare, il suo costume e la sua cultura, i suoi valori e la sua miserevole vita.

In Gdg tutto questo appare a livello soggettivo. Nella produzione di un calcolo così minuto che le impedisce di guardare al di là della soglia di Pescara.

2. – la verità è che ci si imbatte regolarmente nel «sordidamente giudaico», e nella «vita miserevole», giudizi sulla creatura e sulla vita umana che Marx affronta nell’IT e io ho ripreso nel Sus. È che contro le strutture socio-culturali dell’individuo non ci sono strumenti, proprio perché quelle strutture sono le strutture della classe di appartenenza, del gruppo sociale di appartenenza e il suo portatore non è ancora un individuo.

Nella neg-neg Marx è fermo alla prima tranche del processo. Mentre il passaggio è - dal clan all’individuo, dall’individuo all’individualità. E ogni trasformazione ha un passo che si misura in migliaia di anni (da ndc 05.87).

[uno stato d’animo generale]

Tale Del Giudice, scrittore, in un articolo su Repubblica che mi rifiuto di leggere, cita una frase del Dottor House, trasmissione che mi rifiuto di vedere. La frase. "Cerco come tutti voi approvazione, amore e qualche soldo in più". La frase è un’ottima sintesi dello stato d’animo generale dei ceti medi occidentali. Ed è la spia della loro imbecillità, della loro condizione umana subalterna alla qualunque cosa, della loro distanza dall’autocoscienza. L’autocoscienza non è alla ricerca di null’altro che non sia l’aderenza alla realtà. Aderenza che presuppone riflessione, analisi, sapere. Approvazione, amore e danaro la riguardano solo lateralmente. Non sono la sua necessità primaria. Dell’approvazione può fare assolutamente a meno. Dell’amore e del danaro tanto quanto basta, lo stretto necessario alla sopravvivenza affettiva e economica. Come il cibo e come il sesso (da fpg 15.4.09).

 

[oltre l’Italia - potere piccolo borghese e privilegi]

Il romanzo di Harris, interessante. Se non altro, fa capire come la mentalità dei politici piccolo borghesi – ai quali Blair appartiene a pieno titolo – abbiano come obiettivo di vita quel tipo di benessere che si acquista con i privilegi offerti dalle posizioni politiche di potere istituzionale. Insomma fra il mio Gpa e Tony Blair la differenza è veramente esigua. D'altra parte anche in Snob la distanza fra l'aristocrazia e lo schiamazzo del mondo televisivo e artistico era del medesimo genere. Anche il comportamento di lady Diana, e, successivamente alla sua morte, del fratello, piccola aristocrazia di provincia, aveva forti tratti in comune con questo sentire pcbg.

Sentire che psicologicamente è contraddistinto non tanto dalla centralità dell'individuo quanto da un individualismo di basso sentire. Volgare sia culturalmente sia socialmente. Culturalmente. Si tratta di un patrimonio formato da luoghi comuni e alimentato da un'informazione altrettanto povera concettualmente. Socialmente. Spinto dall'ansia di sgomitare. L'ansia di perdere le occasioni della vita. Oppure, l'ansia di approfittare delle occasioni. Occasioni che vanno dalla caccia della buona poltrona al cinema, alla ricerca del posto di lavoro più comodo, al soldo più facile, alla posizione sociale da scalare e conquistare con ogni mezzo, e quando è il caso, a quella politica vista  soprattutto come conquista e difesa di posizioni di potere personale. Come è stato detto il potere è identificato direttamente con il privilegio. Senza privilegio non c'è potere. Una chiave di cui tenere conto (da fpg 12.10.07).

 

[falsa coscienza e ipocrisia]

L'avvento dei ceti medi sulla scena mondiale porta a vere e proprie orge di ipocrisia. L'ipocrisia cattolica, insuperata nel tempo, era ed è più fondata, più reale, diretta a un fine. L'ipocrisia piccolo borghese è priva di contenuti. Lo scaricamento della cattiva coscienza elevato a sistema di massa. La falsa coscienza che dilaga. Il suo trionfo (da fpg 17.7.95).

 

[pensiero e azione]

Una fonte dei nostri  equivoci di comunicazione e informazione consiste nel diverso valore che diamo al verbo pensare. La questione è dividere la riflessione dall'azione. Dire ho pensato non equivale a dire ho deciso di fare. Per la pratica comune (volgare) sembra esserci un'equivalenza fra pensiero e azione. L'ho pensato uguale a l'ho fatto, ho in animo di farlo, lo farò. Esempio. Quando si dice ci sto pensando, o pensiamoci, viene tradotto ho intenzione di farlo. Al contrario ci sto pensando non deve significare altro che ci sto pensando. Senza propositi o progetti. I quali se ci sono vanno prima decisi, poi denunciati come tali. Se l'intenzione o la determinazione operativa del fare non viene denunciata come tale, non esiste. Non va presa come un'intenzione, una determinazione, eccetera. La questione è che non siamo abituati a riflettere, siamo solo abituati a fare. La riflessione è mediazione. Il fare puro e semplice è un puro immediato. In assenza dell'abitudine alla mediazione del pensiero (la riflessione), pensiero e azione si fondono. L'evoluzione media non ha ancora raggiunto questo stadio al punto di farne un'abitudine. In modo normale di procedere (da fpg - 7 ott. 06).

 

(sul tema vedi “pulsione e pensiero comune” in §PSIC; per un approfondimento sul pensiero comune vedi anche in Pensiero matematico "Hegel, il pensiero comune e il pensiero matematico")

 

(continua in Falsa coscienza)

 

 

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