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Falsa coscienza

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& -  La falsa coscienza è la consapevolezza del mondo nelle sue forme. Pensiero comune, che è pensiero alienato. La falsa coscienza di Marx.

& - La falsa coscienza è la forma presa  dalla riproduzione semplice dei concetti.  Un sistema di pseudo concetti formato da «equivalenti funzionali» (vedi @PEL1) che segue le regole del pensiero preconcettuale illustrate da Vygotskij.

& - La falsa coscienza è la forma presa dalla trasformazione del condizionamento in propria capacità di ragione. Il travestimento della non ragione in ragione.

& - La falsa coscienza risiede in parte in questa invenzione soggettiva, in parte nell'ideologia della classe di appartenenza che a modo suo è un'altra invenzione.

& - La falsa coscienza, alimentata dai feticci sociali, li trasforma in feticci culturali, con il loro fondo magico, sessuale, e via elencando.

& - La falsa coscienza è tale solo se misurata con il metro del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto (vedi @MDCP).

& - La coscienza non può essere oggi che coscienza individuale. Una coscienza individuale, proprio perché individuale, non può non essere che falsa coscienza. 

 

[la falsa coscienza e l’ignoranza]

Ignorante attribuito genericamente a un individuo è concetto passato. Risponde a una visione del mondo nella quale esistevano i colti e gli ignoranti. Oggi nessuno è esente da sacche di ignoranza, di analfabetismo in un campo o nell'altro. Il concetto di falsa coscienza, più attuale, comprende gli analfabetismi, le ignoranze, le ideologie, la mentalità, il livello culturale medio di un individuo, di una classe, di una formazione sociale. Un tipo di cultura.

 

[alienazione, coscienza, falsa coscienza]

Il vantaggio della civiltà è che la società ti è intorno con i suoi prodotti, con i suoi servizi.  Sappiamo che prodotti e servizi sono rapporti umani coagulati.  In questo senso nessuno può dirsi solo.  Ma tutti lo sono quando si alienano dal prodotto umano per eccellenza. Il prodotto intellettuale cosciente.  E l’intelletto senza coscienza, privo della qualità del conscio, diviene falsa coscienza. È allora che i prodotti umani si presentano come feticci.  E come tali sono vissuti.  Siano feticci intellettuali, siano feticci materiali.  E questo è il modo capitalistico di produzione.

[consapevolezza, maturità e falsa coscienza]

Se per maturità si intende il massimo di consapevolezza e si separa la consapevolezza dalla coscienza hegelo - marxista, allora possiamo dire che la maturità è la consapevolezza del sé nella società, avendo un'idea di cosa sia il sé e di come sia organizzata la società, almeno nella sua falsa coscienza. Dal punto di vista pratico la falsa coscienza è un valore orientativo e anche quando la si scambia per coscienza questo non intralcia l'agire pratico quotidiano, al contrario lo può favorire. La falsa coscienza è la consapevolezza del mondo nelle sue forme. Capire che tizio o una determinata situazione è pericolosa non significa aver capito la sostanza di tizio o di quella situazione, ma è utile per affrontare tizio e risolvere nell'immediato quella situazione. Poi alla lunga gli errori si accumulano e può essere la catastrofe. Lì per lì sembra funzionare.

L'esempio più clamoroso di falsa coscienza è l'economia capitalista, tesa nel guidare il processo economico nei suoi aspetti formali, nel risolverli nell'immediato, lasciando accumulare gli errori di fondo. Accumulazione di errori che sfociano nelle ripetute crisi economiche che conosciamo. Alcune più leggere, dette congiunturali, altre più profonde, di sistema.

 

[la falsa coscienza]

La fc ha le sue radici nella differenza fra realtà del soggetto e realtà dell’oggetto. Ed è una delle forme prese dall’alienazione (vedi @ALN). Più precisamente la forma specifica del cattivo rapporto fra le due realtà. È  anche la forma presa dalla differenza fra la realtà dell’immediato (realtà semplice) e la realtà del mediato. Realtà questa che è asintoticamente vicina alla realtà oggettiva nei suoi momenti di realtà del possibile e di realtà concreta (attuale più possibile) (da @UOM2).

La falsa coscienza è il razionale al servizio dell’emotivo (la ragione è tale solo quando egemonizza l'emotività) oppure l’emotivo al servizio del razionale.  Nella contraddizione irrisolta, di volta in volta uno dei due lati assorbe l’altro, egemonizza l’altro.  Per questo è falsa coscienza. Poiché è o emotività razionalizzata o razionalità emotiva.  Manca la fusione che è superamento in un terzo.  Cioè nella coscienza. Coscienza che a questo punto diviene ragione.

In partenza. La sensibilità emotiva e la capacita intellettuale. La fusione superamento di queste due qualità «innate» (si fa per dire) produce quel terzo che è la ragione (individuata da Hegel). La ragione è dunque un prodotto che l’uomo ha raggiunto e può solo raggiungere con un lavoro, il lavoro intellettuale spinto dalla passione per la conoscenza. Un prodotto secondario della passione per la conoscenza è la curiosità.

[Marx sulla falsa coscienza]

"Egli produce semplicemente se stesso come creatura ossia si limita a produrre se stesso sotto questa categoria della creatura. La scissione fra essenziale e inessenziale diventa in lui un processo permanente di vita e dunque pura apparenza. La vita vera e propria non è nemmeno una esistenza reale. Infatti poiché questa è in ogni momento al di fuori di lui e della sua riflessione egli si sforza inutilmente di rappresentare quest'ultima come essenziale. E citando H.: "siccome questo nemico si produ­ce nella sua sconfitta poiché la coscienza fissandolo a sé invece di liberarsene sempre vi indugia e si vede sempre contaminata e siccome in pari tempo que­sto contenuto delle sue aspirazioni è quanto vi è di più basso, noi vediamo sol­tanto una personalità limitata a se stessa e alla sua piccola attività (inattività) che cova se stessa altrettanto infelice quanto miserabile".

Traduzione. Egli (l'individuo comune produttore di falsa coscienza) realizza una riproduzione semplice del sé. Un sé fermo ai bisogni elementari della sopravvivenza. Incollato acriticamente al pensiero comune così come gli è stato trasmesso in famiglia e nella comunità sociale di origine. L'adesione acritica al pensiero comune gli impedisce di distinguere l'essenziale dall'inessenziale della vita. Privo di questa facoltà (capacità di individuare essenziale e inessenziale) la sua vita diviene a sua volta inessenziale. Pura apparenza. Quando la produzione della coscienza non va oltre la riproduzione semplice Egli non ha la capacità né la possibilità di vivere una vita reale. Egli vive la rappresentazione apparente della propria vita (la vita vera e propria "non è nemmeno un'esistenza reale"). L'esistenza reale di una vita si realizza soltanto con la presa di coscienza della vita umana nel suo complesso. Presa di coscienza necessariamente asintotica ma necessaria per dare vita alla vita. Privo di questa possibilità la vita reale (cioè la vita cosciente di tutti gli uomini) rimane fuori di lui. Egli non la riflette – non è in grado di rifletterla . E scambia questa negazione, questa incapacità e tutte le riflessioni parziali, elementari, banali, che Egli produce in assenza di una riflessione generale, per riflessioni essenziali. Per verità assolute. Verità della cui esistenza Egli è assolutamente sicuro.
Come avviene questa produzione di falsi assoluti?

Hegel, citato da Marx, giudica questa condizione di vita quale nemica della vita. Una non vita. Ma Egli (l'individuo comune) non se ne rende conto. Non può. Non ne ha coscienza. La conseguenza è che invece di liberarsene la fissa a sé, vi indugia. Vi aspira. Prendendo per buoni tutti quegli stimoli fisici e intellettuali che nella loro elementarità sono i più bassi.  Ne risulta un personaggio, non solo limitato a se stesso, al suo attivismo vuoto di contenuto ma indaffarato nella cura di sé. Nel covare se stesso e le proprie attività.  Senza che tutto ciò lo renda felice, o equilibrato, o stabile.  Al contrario. Le sue basse attività tanto infelici quanto miserabili come le giudica Hegel, rendono Egli a sua volta infelice e inconsistente (miserabile).

Sintesi. Se l'individuo non si colloca all'interno del processo di sviluppo umano e non ne prende coscienza, non può a sua volta svilupparsi. Non avendo consapevolezza del processo di crescita umano non lo vive. Non vivendolo, ne rimane fuori. Ora. Rimanere fuori dallo sviluppo della vita dell'umanità nel suo insieme significa rimanere fuori dalla vita nella sua generalità. Siccome la vita è questa generalità, esserne fuori comporta essere fuori dalla vita stessa. Essere fuori dalla vita umana. E vivere la propria vita al livello più basso, elementare dello sviluppo umano. Così come un mammifero è a un livello inferiore di un uomo. Un rettile al livello inferiore di un mammifero. Un insetto a un livello inferiore di un rettile. Una pianta a un livello inferiore di un insetto. Così l'uomo non sviluppato rimane a un livello inferiore dell'uomo sviluppato.

Lo sviluppo dell'uomo sviluppato si misura dallo sviluppo della sua coscienza. Coscienza = percezione che ogni individuo ha di sé e della realtà che lo circonda. La realtà che lo circonda è il mondo. Il mondo al vaglio del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto.

Un ulteriore passaggio dall'homo sapiens all'homo conscius. Da colui che sa a colui che sa di sapere. Che conosce le condizioni, i presupposti universali della propria conoscenza.

Conscius è l'uomo che ha coscienza della propria posizione (collocazione) all'interno del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto.

 

[la paura di mettersi in gioco – emotività e ragione]

Il timore di mettersi in gioco è tenerezza verso se stessi.  Tutto ciò è fuori dalla coscienza.  Fa parte dello sviluppo di uno dei due lati della contraddizione.  Del lato dell’emotività.  In contraddizione col lato della ragione.  Sia l’emotività, sia la ragione non possono raggiungere la loro pienezza, la loro destinazione se non unite e superate nella coscienza. 

L’emotività da sola è «pura emotività».  Sostanzialmente indifferente agli altri.  Una forza, sì, ma sregolata, capricciosa.  Incontrollata.  È coinvolgimento.  E il coinvolgimento è la perdita del senso della realtà. 

La ragione privata dell'emotività, o contro l’emotività, è razionalizzazione.  È anche puro meccanismo del pensiero.  Qualsiasi cosa ci metti, quello funziona.  È coscienza indifferente.  Falsa coscienza.

 

[falsa coscienza, intelletto, ragione - Marx e Hegel]

La riflessione sul rapporto fra emotività e coscienza è parzialmente ripresa da una cronaca. Ne emergono due punti interessanti.  Il primo come la coscienza porti all’omeostasi, l’omeostasi all’equilibrio, al benessere, alla forza, al rendimento intellettuale, eccetera.  Tutto come processo dialettico di effetto che agisce sulla causa in una spirale (dialettica) di crescita del sistema.  Il secondo che c’è un abbozzo di riflessione sulla falsa coscienza.  Marx e Hegel hanno descritto ampiamente cosa sia una falsa coscienza.  Ma in realtà le loro analisi non sono riuscite a giungere fino alla coscienza storica dell'epoca.  Nessuno ha mai detto cosa sia una falsa coscienza.  È stata descritta.  È stata intuita.  Ma con scarsa chiarezza.  Qui - riprendendo la distinzione hegeliana fra intelletto e ragione - si fa → coincidere la falsa coscienza con l’intelletto e la ragione con la coscienza.  Dando un miglior fondamento alla distinzione hegeliana di intelletto e ragione.  Facendo della falsa coscienza quell’attività umana intellettuale che non è giunta alla ragione.  Il tutto rientra nell’analisi della SDL sui processi che di livello in livello portano dall’immediatezza alla mediatezza attraverso fasi successive di trasformazione e rovesciamenti dell’immediatezza in mediatezza e della mediatezza nell’immediatezza.  Questi processi vanno a loro volta posti nell’analisi marxista della produzione dei processi.

 

[la verità della falsa coscienza]

La coscienza non può ignorare la falsa coscienza. E in qualche modo è obbligata a misurarvisi. L'insofferenza per i formalismi di qualsiasi genere si traduce in una insofferenza per un sapere il quale per quanto errato è pur sempre sapere. E dal quale – seguendo l'esempio hegeliano – è necessario partire. La verità della falsa coscienza è di indicare il livello della coscienza sociale. Le mode in generale riflettono questo processo. Si può affermare che la falsa coscienza è la coscienza sociale nel suo insieme? Che tutto livella ma tutto accoglie? Che mischiando e  impastando, spinge verso la crescita della coscienza collettiva? Certamente fra il massimo di coscienza medio e il massimo di coscienza possibile assoluto si coglie la differenza fra falsa coscienza e coscienza. Il marxismo (ma.dial) può essere considerato il massimo di coscienza possibile mentre il comunismo in quanto ideologia è la falsa coscienza di quel massimo di coscienza. Il metodo logico matematico rappresenta un picco del massimo di coscienza possibile scientifica ma è nel suo tentativo filosofico falsa coscienza della medesima riflessione scientifica.

Eccetera (da fpg 22.8.96).

 

[falsa coscienza e coscienza - livelli] 

Nel rileggere la FENN sottolineo la differenza fra certezza immediata e percezione. La certezza immediata è data dai sensi, la percezione dai sensi più l'intervento della [R. Ma la percezione si presenta, una volta posta, come qualcosa di simile all'immediato della certezza dei sensi. Solo che ha in sé la qualità dell'universalità. E l'universalità è quel qualcosa di qualificante ma privo di contenuti materiali come l'«anche», il «qui», l'«ora», eccetera.

Ora l'universale per eccellenza è il linguaggio, in sé privo di ogni riferimento materiale ma carico di [R, patrimonio del sapere passato e conservato dalla lingua. Per cui fra l'immediatezza della «certezza dei sensi» e la percezione si frappone sempre il linguaggio. Di conseguenza la certezza dei sensi si presenta all'esperienza concreta sempre come un vuoto poiché è immediatamente mediata dal linguaggio.

Questa mediazione non impedisce tuttavia che il rapporto fra percezione e realtà sia sempre corretto. Anzi non è lo è mai, nel senso che la percezione non coglie mai la realtà in tutto il suo movimento, in tutta la complessità del suo processo e si fissa a certi stadi, a certi momenti del processo che se fissati come degli assoluti (assolutizzati) lo fraintendono.

Questo fraintendimento è una delle cause della falsa coscienza. Falsa coscienza che ha a che fare con il rapporto fra l'opinione, l'opinare (che è la certezza possibile al primo stadio /85/) e la percezione, dove l'opinione, l'opinare, viene scambiata con il percepire, con il pensare che fonda.

In realtà la Fenomenologia tratta del formarsi della coscienza priva del sapere della Scienza della logica. Ora la coscienza priva della logica fondante del sapere logico, che può essere solo dialettico, è falsa coscienza. Così la FENN è la scienza dell'intelletto e analizza la nascita e il formarsi della falsa coscienza mentre la SDL fonda la nascita della coscienza.

C'è da aggiungere che coscienza e falsa coscienza hanno vari livelli e che la coscienza travasa con facilità nella falsa coscienza mentre la falsa coscienza è alla base della coscienza, come la FENN è alla base della SDL. Ora appena la coscienza supera nella comprensione del processo della realtà l'ultimo livello al quale si è attestata per passare al livello superiore, il livello superato travasa nella falsa coscienza. La falsa coscienza è anche coscienza superata. Direi anzi che nella maggior parte dei casi è coscienza superata.

 

[psicanalisi e ma.dial]

Ancora. A pag 97 della FENN H. scrive, "l'attività percettiva ha la consapevolezza della possibilità dell'illusione". In quanto nel movimento del processo nel rapporto fra l'oggetto e la coscienza e nello scambio continuo delle negazioni per le quali una volta l'inessenziale è l'oggetto e una volta l'inessenziale è la coscienza, "può accadere" alla coscienza "di assumere l'oggetto in guisa non giusta, le può accadere di illudersi".

Da dove proviene questa illusione, questo concetto di illusione? H. non lo dice. Dice cosa lo provoca, ma non cosa sia. H. se lo trova bello e fatto, bello e confezionato dal linguaggio e lo usa e se ne serve. Senza fondarlo. Ora è proprio questo momento dell'illusione che l'analisi marxiana precisa e sul quale l'analisi freudiana ha qualcosa da dire. Per Marx il problema dell'illusione è il distacco dell'uomo dalla realtà già in sé evidente, realtà che le condizioni generali sono già in grado di fargli conoscere. Per Marx questo distacco è il frutto della produzione ideologica delle classi e, a un livello sottostante, della produzione ideologica dell'individuo. Per Freud questo distacco va trovato nella complessità della sua analisi dove psiche e mente sono fuse.

Ecco che ora la psicanalisi trova una sua ragione di essere, un suo spazio, una sua motivazione nelle pieghe della dialettica sia hegeliana, sia materialista (da fpg 13.01.02).

Anche Hauser (TDA/ 65) pone il problema del rapporto fra psicanalisi e materialismo storico.  Sostiene per esempio che la psicanalisi può mostrare come la falsa coscienza sorga nei casi individuali e come gli impulsi biologici vengano trasformati in passioni, convinzioni e opinioni teoriche.  Ebbene?  Cos’è che non va in questa analisi? 

Il modo capitalistico di produzione produce alienazione. Tutti i modi di produzione, sotto forme diverse e non sempre riconoscibili, l’hanno prodotta.  Il mcp la produce in una forma che gli è propria. Deriva dalla separazione del lavoro dalla proprietà dei mezzi di produzione. Altra particolarità è che l'alienazione capitalistica si diffonde con una crescita esponenziale. Marx ha analizzato sia la qualità sia i meccanismi che la producono. 

Ci è ignoto tuttavia, scrive Hauser, il meccanismo che traduce un’energia biologica in un pensiero. 

D'accordo. Ma questo è compito del biologo e fa parte degli studi sul cervello e sulla struttura del sistema nervoso. Investe il rapporto fra realtà e coscienza. In quale misura e come il pensiero riflette la realtà.

Anche l’arte rientra in questo ordine di analisi. Le passioni, le convinzioni, le opinioni che l'arte riflette nelle sue opere sono forme che a loro volta prendono forma di rappresentazioni. 

Cosa è che rappresentano? La realtà. Quale? In primo luogo il conflitto dell’uomo con la natura.  In secondo luogo il conflitto dell’uomo al suo interno. Conflitto che nasce all’interno dell’organizzazione che egli si dà per vincere la lotta con la natura, trasformarla, riprodurre se stesso, produrre se stesso e, ora, produrre la stessa natura. 

Al di fuori di questa impostazione non si riesce a riflettere il processo della riproduzione allargata nella produzione umana.  Si rimane all’interno della riproduzione semplice. Non si riesce a comprendere il rapporto principale che è quello dell’uomo con la natura e dell’uomo con l’uomo. Si finisce con l'ignorare il rapporto con la natura e a travisare il rapporto dell’uomo con l’uomo. 

Perché questo travisamento? Una questione di falsa coscienza.  Hegel e Marx hanno descritto la falsa coscienza.  Con il concetto di razionalizzazione e le scoperte di alcune strutture della psiche umana, Freud ha dato (in realtà ancora tutto da utilizzare) un contributo sostanziale soprattutto alla comprensione della formazione della falsa coscienza.  Ma non nella direzione indicata da Hauser. Hauser fa capire che a suo avviso il capitolo della psicologia, la psicanalisi, eccetera è definitivamente scritto. E scritto da Freud.

In realtà Freud sotto il profilo ma.dial è tutto da analizzare. Dalla funzione della psicanalisi nella riproduzione allargata della coscienza al contributo della psicanalisi per l'analisi della produzione della falsa coscienza. 

Si rende anche necessaria una riflessione sull’emotività e sulla sua natura di energia umana.  L’energia biologica prende la forma dell’emotività (questo da qualche parte l'ho già scritto). Nelle formazioni biologiche inferiori è sensibilità.  Nelle forme biologiche intermedie è istinto che ha già in sé cariche emotive (come la tristezza, la collera, il furore, la rabbia, eccetera, nei mammiferi).  Nelle formazioni biologiche superiori (l'uomo) è emotività.  Poi, probabilmente, appare la coscienza come produzione e controllo di energia emotiva. Ogni discorso sull’affettività, sulla sessualità, sull’erotismo, sulla sublimazione eccetera che non tenga conto di questo genere di ipotesi, dei vari momenti di questo processo,  non riuscirà a fare un passo avanti nella riflessione sull’uomo (da ndc 13.05.86).

[ideologia - falsa coscienza - sessualità]

...  Ciò che rimane è il lato della sessualità.  Questo è uno dei nessi fra psicanalisi, cultura, ideologia, politica e scontro di classe.  Le radici della ideologia sono profondamente legate alla sessualità dell’individuo nel senso che la sessualità è la parte più rimossa di un individuo. Come tale e probabilmente solo come tale, la rimozione sessuale apre la strada, facilita la rimozione che è una delle condizioni per cui l’ideologia si produca, si formi e si affermi.

L’ideologia nasce dalla difficoltà dell’uomo di comprendere/penetrare la realtà, ma non è di per sé questa incapacità. L’individuo non riuscendo a comprendere il reale, si difende dalla coscienza di questa ignoranza producendo una falsa coscienza, una falsa conoscenza. Fondamentale per l’ideologia è questa falsa conoscenza.  Quando questa falsa conoscenza acquista la forma di una coscienza completa e fondata, anche se falsa, allora l’ideologia è costituita. 

Fondamento dell’ideologia è dunque un doppio occultamento. L'occultamento della realtà. L'occultamento della ignoranza della realtà.  Ha in comune con la sessualità il fatto che il comportamento sessuale è fra i comportamenti umani il più occultato. Agli altri e a se stessi.  L’occultamento del comportamento sessuale e delle radici della propria sessualità crea così quella zona rimossa nella quale la produzione ideologica trova il suo spazio e la sua struttura psichica.  Con questo si è indicato soltanto - diciamo così - il luogo psichico che favorisce la formazione individuale dell’ideologia.  Nulla si è detto, né lo riguarda, sui materiali e sulle cause più vaste e oggettive con cui l’ideologia si forma e dalle quali prende vita.

Insomma la rimozione sessuale alla base di ogni rimozione? Per rispondere sarebbe necessario capire quando nasce la rimozione sessuale. Essa è un prodotto sociale.  La sessualità disturba da subito, dai primordi, l’organizzazione sociale. Ne minaccia l'equilibrio. Dovrebbe essere comparsa allora alla fine della promiscuità. Con l’agricoltura. Con l’organizzazione della società. Che è organizzazione in classi  (da nda marzo 1979).

 

[l'intreccio emotività – ragione]

Lo sviluppo della coscienza racchiude in sé la sessualità.  In altri termini è la corteccia che governa la sessualità. Non la sessualità, la corteccia. Ma la corteccia ha le sue difficoltà nell'egemonizzare il sistema. Anzi, questa egemonizzazione è il nodo che ne caratterizza lo sviluppo. Tenere ben presente che egemonizzare significa includere, «sorpassare per conservare». Il rapporto emotività - ragione è il punto stesso dello sviluppo della coscienza. Ma la coscienza per svilupparsi, così come l'emotività hanno bisogno delle condizioni materiali che contribuiscono a modificare ma dalle quali dipendono (da fpg 20.08.98).

 

[emotività - razionalità - coscienza]

La coscienza è il risultato della contraddizione fra ragione ed emotività. È il risultato del processo di negazione -conservazione - superamento. La nuova unità del processo.  Esaminiamo la contraddizione prima del superamento, prima, cioè, della formazione della coscienza. 

Prima, sia l’emotività, sia la ragione non possono raggiungere la loro pienezza. 

L’emotività da sola è «pura emotività».  Emotività indifferente.  Indifferente agli altri.  E anche, indifferente al sé.  Essendo il sé un sé completo. Essendo l’emotività solo una parte del sé. Effetti dello sviluppo di questo lato della contraddizione.  L’emotivo assorbe in sé il razionale.  Diviene una forza capricciosa, sregolata.  Soprattutto incontrollata.  L'emotività a questo stadio prende la forma del coinvolgimento.  Il coinvolgimento porta con sé la perdita della realtà.  È perdita della realtà.  La teoria che vede nel coinvolgimento la fonte genuina della realtà è già ideologia. Una delle ideologie più pervicaci esplose alla fine del XX secolo.

Il razionale inteso come ragione privo del lato emotivo o contro il lato emotivo – lo combatte e ne proclama la soppressione secondo i suggerimenti delle filosofie e delle religioni antiche – , è puro meccanismo indifferente.  Qualsiasi cosa tu ci metta dentro, quello funziona.  È coscienza indifferente.  È falsa coscienza. In questo frangente il razionale/ragione prende la forma della razionalizzazione. (Cfr anche alcune riflessioni sulla tenerezza, sulla durezza, e come dal compiacimento si passi alla compiacenza nel tentativo di salvare l’immagine di sé presso gli altri) (da nda - agosto 1979).

 

[coscienza e schema freudiano]

Domanda. È utilizzabile lo schema freudiano in questo tipo di analisi? 

La riflessione che la coscienza è la destinazione del processo che ha in sé la contraddizione fra emotivo e razionale, è corretta ma generica. Priva del suo contenuto reale. Priva della realtà storica. 

La realtà storica dà vita allo schema.  Perché la riflessione metta capo a un pensiero generale, deve essere astratta.  Priva, cioè, della realtà di fatto.  La realtà di fatto è in lei, ma negata. Rimane come negazione. 

Lo schema freudiano di Io, Es e Super-io è a sua volta una generalizzazione. Nella quale il livello è più vicino al reale - cioè meno speculativo - del precedente.  Per questo è anche meno chiaro. Tutte le volte che ci si avvicina alla realtà del contingente, la chiarezza si perde e la teoria si inquina. 

L’io freudiano è il risultato della contraddizione fra l’es e il super-io.  L’es è l’individuo pulsionale, arcaico, primevo, prenatale.  Il super-io è il sociale.  È l’io la coscienza?  Es e super-io non hanno nulla a che fare con l’emotività e la razionalità.  Il primo, l’es, è uno schema astratto che riguarda tutti gli uomini dal momento della loro nascita al momento della loro morte.  Nascita e morte del genere come umanità.  Il secondo – il super-io freudiano – riguarda un dato tipo di uomo storico.  L’uomo del neolitico, del territorio, della famiglia, dell’alienazione.

Lo schema Es, S-Io, Io potrebbe trovare un fondamento nella storia dello sviluppo del cervello. L' Es riflette le parti più antiche. Il S-io l'intervento egemonico della corteccia non del tutto compiuto. L'Io l'egemonia compiuta della corteccia.
 

[condizioni storiche, nascita della coscienza, individualità]

Perché emotività e razionalità – così come sono intese dal pensiero comune – si fondino nella coscienza, perché la coscienza sia una coscienza piena, è necessario che il processo storico sia più avanzato di quello che al momento è.  La coscienza piena non può essere che coscienza pienamente sociale.  La coscienza piena, sociale, sarà la coscienza dell’individualità.  Quando l’individuale sarà travasato nell’individualità (vai a @INDIV1).

Una rfl dunque oggi inservibile.  Sì e no. Inservibile in senso di limitata, sì.  La coscienza non può essere oggi che coscienza individuale.  Una coscienza individuale, proprio perché individuale, non può non essere che falsa coscienza.  Ma il processo di socializzazione è in corso.  Il suo inizio comincia con il mondo antico.  Fa parte della produzione del processo.

 

[falsa coscienza e condizionamento]

Sto leggendo questo libro di Tony Duvert, Il buon sesso illustrato, due, tre pagine al giorno. Una descrizione molto acuta della tecnica del condizionamento mentale ed emotivo degli individui. Mi colpisce il fatto che sappiamo bene di questo condizionamento. Ma non così bene come dovremmo. Al dunque una volta introiettato il concetto condizionante questi si presenta come spontaneo e naturale. Anche a chi ne è consapevole. Una scissione fra riflessione e spontaneità del pensiero. La pressione sociale è tale che di fatto impedisce il passaggio dalla consapevolezza alla coscienza. Nel 90% dei casi poi il condizionamento si traduce nella certezza della sua verità. Presa la forma di proprio pensiero spontaneo impedisce anche l’esercizio della riflessione che ne viene neutralizzata completamente. Il condizionamento avendo preso la forma del senso comune o, ancora peggio, della propria capacità intellettuale.

La falsa coscienza è la forma presa dalla trasformazione del condizionamento in propria capacità di ragione. Il travestimento della non ragione in ragione (da fpg 11.10.03).

 

[volontà e sentimento della volontà]

Alaq sa di essere un intellettuale, ma pensa di non avere i difetti manageriali di un intellettuale. Questo sentimento lo gioca, nel senso che più che essere diverso, «si sente diverso». E nel sentirsi diverso non possiede, non possiede nemmeno la volontà di essere diverso. Poiché la volontà di essere qualcosa può spingere a diventare qualcosa. Ma il sentimento della diversità, che è cosa ben diversa dalla coscienza della diversità, è la forma presa dal desiderio di esserlo. Desiderio che è cosa ben diversa dalla volontà e, a maggior ragione, dall'essere puro e semplice (da ndc 13.07.87).

 

[presa di coscienza tra desiderio e volontà]

Rivedo e correggo Letim e le altre. Scopro questa violenza affettiva. Si sa, ogni scoperta è già stata scoperta. Particolarmente nella pratica mm. Nel senso che ogni scoperta è già stata supposta come ipotesi della Ragione e confermata dalle analisi successive. Ed è all'interno di questo processo che si conferma come ogni presa di coscienza puramente razionale sia relativa e difficilmente trasportabile sul terreno concreto dell'operatività. Questa relatività è insieme causa ed effetto della relatività della presa di coscienza. Anche questo giudizio è relativo. In realtà perché una presa di coscienza divenga azione è necessario un progetto che organizzi la volontà.

Non è quanto avviene abitualmente. Abitualmente l'energia emotiva necessaria all'azione si forma sotto la spinta di un impulso voglioso desiderante. È questo che fornisce l'energia necessaria al formarsi dell'impulso volitivo. In altre parole è l'impulso voglioso desiderante che si trasforma in impulso volitivo. La difficoltà consiste nel rovesciare questo processo e trasformare l'impulso volitivo in impulso desiderante. E, più a monte, di trasformare la convinzione razionale in un impulso volitivo. La volontà pura e semplice, senza il desiderio, può essere mobilitata solo dalla necessità che quasi sempre è la «convinzione della necessità». Necessità che è conseguenza di analisi, stati d'animo, giudizi, visione del mondo, eccetera, più o meno corrette, che accendono pulsioni di paura (da ndc 26.8.89) .

 

[speranza e desiderio]

Capisco che per molti la consolazione proviene dalla speranza. Li vuoi consolare? Dai loro una dose di speranza. La speranza. Una delle strutture portanti del cristianesimo. E una sua forza.
Ora, c'è qualcosa di più sviante della speranza? La speranza. Uno stato d'animo slegato dalla ragione. Almeno nella maggior parte dei casi. La speranza. In sé falsa, carica di inganni e simulazione. Base dell'ipocrisia. La speranza. Inibisce la volontà di azione. Invece di volere qualcosa e di porre in atto i comportamenti e le azioni necessarie al raggiungimento dello scopo, si spera che qualcosa avvenga o vada in porto. Qualcosa al di fuori se non contro la realtà.
La volontà. Una struttura interiore dell'individuo. Lo sperare. Qualcosa di esterno all'individuo. Che presuppone un'entità fuori del sé, o superiore. Un aiuto. Insomma, un residuo del pensiero magico.
Non a caso una maniera di infondere speranza è alterare i fatti. Alterare i fatti cioè mentire. S'è detto come la menzogna sia strettamente legata alla speranza. La menzogna trova la sua ragione nel riferimento a qualcosa di esterno che ne permette l'esistenza. Di solito un intervento. Dio, la fortuna, il caso che nel caso della speranza diventa destino, o che. Intervento esterno strettamente necessario allo sperare. Esterno e privo di ogni esistenza reale. Fuori dalla realtà.
Mi chiedo. L'ipocrisia cattolico/cristiana è strettamente connessa a questa struttura consolatoria? Organica alla lotta di classe (in soccorso della classe dominante), tesa all'equilibrio dello status quo, fondata su una menzogna strutturale (l'intervento esterno) che alimenta nella pratica quotidiana tutta quella serie di menzogne organiche espresse o no che caratterizzano il comportamento ipocrita?
Lo sperare è  strettamente intrecciato al desiderio. Il desiderio ha tre tendenze. La prima tendenza, soddisfarsi con l'azione. Per raggiungere/realizzare la cosa desiderata. La seconda tendenza. Realizzarsi utilizzando l'azione senza che questa abbia chiaramente come fine la modificazione della realtà e l'appropriazione/realizzazione della cosa desiderata. Quando il desiderio utilizza l'azione solo per placarsi. Qui il processo cela già in sé una patologia. La terza tendenza. Placarsi con il puro sperare.
Ora mentre il desiderio autentico spinge all'azione rigorosa tesa a realizzare il fine cui il desiderio è diretto, il desiderio sorretto dallo sperare o si accontenta della speranza di farcela scansando l'azione oppure rende l'azione meno rigorosa, più fiacca e approssimativa. Il dubbio è che il desiderio combinato con la speranza non sia autentico. Sia come un riflesso dello stato centrale fluttuante (scf) che ha come suo perno il sistema desiderante (cfr BDP).
Lo sperare non va confuso con la volontà dell'azione diretta magari caparbiamente all'obiettivo. Nel linguaggio comune, la speranza che sorregge o spinge. In quel caso è un semplice modo di dire, il residuo di una cultura magica depurata tuttavia del suo contenuto (da
fpg 14.02.01).

 

[della passione]

Vero, comunque, quanto scrive Galimberti. Il mondo moderno ha risolto la mitologia in patologia e ha ridotto la passione in pulsione. Rimane ora da analizzare il concetto di patologia (Fou­cault ha tentato) ed esaminare la connessione fra pulsione e passione. Ora. Quale è il rapporto fra pulsione e falsa coscienza? Fra pulsione e passione?

La passione non è pulsione né falsa coscienza quando è «fredda» secondo il suggerimento di Hegel. Ed è fredda quando è sotto il dominio totale della corteccia, la quale pone l’energia emotiva al servizio del mdcp (massimo di coscienza possibile) raggiunta e/o di un progetto che ha il mdcp come sua base. 

Tuttavia questi interventi sulla cultura appaiono estremamente riduttivi, poveri e inadeguati al reale livello raggiunto oggi dalla coscienza collettiva possibile. Dove la considerazione va fermata da un lato sul concetto di possibile e dall’altro su quello di coscienza (da ndc 31.5. 87).  .     

 

[della falsa coscienza generale]

Il processo della coscienza collettiva del rapporto fra psicanalisi e critica letteraria riveste una sua importanza specifica e tecnica. Porta poco con sé. Non solo è leggero ma anche fuorviante. E più che il processo della coscienza collettiva riguarda il rapporto fra il formarsi della coscienza generale e la falsa coscienza generale. O si scopre ciò che si sapeva o serve per il punto sullo stadio della falsa coscienza generale. Falsa coscienza che rifiuta di fare i conti con la dialettica non dico ma.dial ma anche semplicemente hegeliana.

Il trionfo del pensiero unico necessario allo sviluppo capitalista ha bandito in tutti i campi non solo il materialismo dialettico ma la dialettica in sé come logica. D'altra parte era già accaduto con il pensiero greco, con la matematica alessandrina e il pensiero antico in generale oscurato e fuorviato dal crollo del mondo antico e dall'avvento della cultura germanica e cristiana. Tanto vale allora approfondire ciò che si sapeva. É solo quell'approfondimento, fra l'altro, in grado di dare spessore al processo in corso. Compreso il processo della falsa coscienza se non altro per individuarla. E il processo in corso è innovativo solo nella misura in cui innova ciò che si sapeva. In grado di confermalo o negarlo (da fpg 12.08.00).

 

[della falsa coscienza occidentale]

Questa sensazione del «toccare con mano» è stata interessante. Intanto perché ho capito cosa si vuol dire quando lo si dice. Poi perché ho capito che può essere un modo approfondito di raggiungere realtà complesse. Approfondito ma sintetico. Sintetico in senso assolutamente immediato ed emotivo alla partenza. Ma anche un momento in cui razionalità ed emotività si fondono. Probabilmente si tratta di qualcosa vicino a una intuizione profonda. Molto vitale e in grado di dare vita a un progetto complesso. Ma anche molto pericolosa. Poiché se non ha dietro di sé una cultura in grado di decifrarla può alimentare il feticismo dell'intuizione quale unica maniera per raggiungere la realtà. Proprio ciò che sta accadendo alla cultura della falsa coscienza occidentale (da ndc sab 17.09.85). 

 

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