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Sviluppo della coscienza

(► continua da @FCSCZ)

 

§* Lo sviluppo delle forze produttive si intreccia con lo sviluppo della coscienza, poiché è a partire dall’essere che la coscienza si determina.

§*  Considerare il rapporto fra lo sviluppo economico, lo sviluppo sociale e lo sviluppo della coscienza. I tre sono dialetticamente fusi. Ognuno incide profondamente sull’altro. Rappresentano i tre momenti fondamentali dello sviluppo umano.

§* Ipotizzo che la crescita della coscienza attenui fino a neutralizzarli i sensi legati alla sopravvivenza e alla riproduzione. In primo luogo il sesso e il gusto. Modificazione corretta. Dal momento che gli stimoli della natura volti alla sopravvivenza e alla riproduzione vengono sostituiti dalla consapevolezza della necessità. Cioè dalla conoscenza di ciò che ci è necessario, senza bisogno di stimoli istintuali.

§* Ciò che permette alla coscienza di cogliere la differenza è la struttura cerebrale. E la «differenza» è quel quid che permette alla coscienza di nascere. La coscienza è strettamente legata alle strutture del cervello e queste a loro volta vengono trasformate (accresciute) dalla nascita e dall'avanzare della coscienza (vai a §CEV).

 

[Montaigne - dall'intuizione alla ragione, allo sviluppo della coscienza]

Profondità di Montaigne. Considerazioni sulla moneta, sul valore che anticipano il concetto di valore di scambio e di valore d'uso (pag. 60). Individua il rapporto cortec­cia - emotività, di come la ragione abbia ragione dell'emotività, di come l'emotività dipenda dalla ragione e il sentito del dolore e della morte siano in diretto rapporto con la razionalità dell'indivi­duo (pag. 46). Anche una serie di considerazioni sul suo proprio carattere (le stesse che sono portato a fare sul mio).  Montaigne ha scritto i suoi saggi nel '5oo. Mi sembra una testa pari a quella di Machiavelli e Galileo (da fpg 14.04.01).

(mar, 10.07.01) Continuo a leggerlo. Rileggerlo. Sorprendente. Soprattutto per le riflessioni considerando l'epoca in cui le ha fatte. Tardo Cinquecento. È giustamente un uomo da inserirsi, come è stato proposto da qualcuno, nei giganti del Rinascimento. Machiavelli, Galilei, Leonardo, Montaigne e forse Erasmo. Aggiungerei Bacone.

Questo mi vale una riflessione.

La storia dello sviluppo della coscienza umana va dalle grandi intuizioni - tutta la filosofia greca è intuitiva - alla lenta, costante, espansione della ragione. Ragione uguale crescita della corteccia. In un primo momento si intuisce, poi si riflette, poi si costruiscono gli strumenti logici necessari a una comprensione più pro­fonda. Gli strumenti logici comprendono gli strumenti materiali. Dal cannocchiale ai grandi acce­leratori del XX secolo. Alle scoperte biologiche. Anche qui una progressione, dal fisico inanimato, al biologico animato.

Poi si pone la questione del «tecnicismo» di queste scoperte. Un grande come Einstein possedeva una «ragione fisica», cioè concentrata  sui problemi della fisica. Direi esclusivamente. E assoluta­mente inadeguata per tutto il resto. Da un lato il pensiero scientifico, dall'altro il pensiero più banale e comune. Capire la fisica non significa capire la vita. Come capire la vita biologica non significa capire la vita sociale. Non significa capire la storia. E nemmeno capire la logica. Servirsi della lo­gica non significa possederla.

Altra progressione dall'animato biologico all'animato sociale. Dalla comprensione della logica quale meccanismo mentale alla Ragione. Eccetera, eccetera.

 

[4PP - condizioni per lo sviluppo della coscienza]

Tutti – e qui era l'originalità del pensiero mm – erano in grado di capire. Ora non è che tutti non siano in grado di capire, ma  non tutti vivono nelle condizioni per capire. Nello scontro sociale ed economico, nella lotta di classe a livello nazionale e internazionale non c'è spazio né tempo per capire. La lotta, le condizioni materiali della vita, le condizioni economiche, le condizioni sociali, culturali, i rapporti di produzione interni e internazionali, la divisione del lavoro, le esigenze produttive, sono le realtà generali che assorbono ogni energia, ogni tempo, ogni impegno intellettuale. Le forme che queste condizioni prendono formano la sostanza della falsa coscienza. Sin quando lo scontro sarà così forte non ci sarà un grande spazio per la costruzione, per la produzione di un pensiero concettuale che non sia esclusivamente teso alla lotta economica e sociale per modificare i criteri della produzione materiale dei beni e i rapporti di produzione generali.

Ogni tentativo di rapporto che non tenga conto della struttura generale sociale, è in sé falso. Ingenuo, puerile. Di un infantilismo spesso filogenetico, tuttavia. Soltanto una forte tensione intellettuale organizzata in cultura aperta può condurre verso il massimo possibile di coscienza individuale. E la prassi? La fusione di azione e pensiero? Mi chiedo se non sarebbe stato più utile per lo sviluppo umano e la crescita del movimento operaio internazionale che Marx avesse portato avanti l'analisi del Cap (commercio estero e rapporti internazionali) e illustrato il rapporto fra dialettica, pensiero e realtà (così come lui lo aveva individuato) dedicando meno tempo alla costruzione del movimento operaio (da fpg 31.05.91).

 

[coscienza di classe e coscienza individuale]

E Mc? La sua autocoscienza consiste nella consapevolezza che una classe borghese che si rispetti possiede. Consapevolezza delle condizioni della sua esistenza come classe. Questo vantaggio di partenza può ostacolare il raggiungimento dell’autocoscienza individuale. Proprio perché in parte esiste già come autocoscienza di classe, che essendo di classe non è sua. Quindi c’è e non c’è. E qui parte tutto il gioco dell’analisi hegeliana (una volta che la si applichi all'oggetto in questione). Dal momento che essendoci come autocoscienza di classe, per questo stesso fatto impedisce il formarsi dell’autocoscienza individuale, la quale tuttavia c’è perché l’autocoscienza di classe è determinata nell’individuo e diviene autocoscienza individuale. Ma non del tutto sua.

Perché un individuo (Mc) raggiunga una coscienza individuale piena deve prendere coscienza della sua autocoscienza di classe. Dei suoi vantaggi e dei suoi limiti. I suoi vantaggi consistono in una superiore consapevolezza del mondo. I suoi limiti, nella forte impronta ideologica in cui questa consapevolezza è avvolta. Una volta che ne abbia preso coscienza, l’autocoscienza di classe scade a semplice consapevolezza.  Solo dalla coscienza di questa consapevolezza può partire il processo verso la propria autocoscienza. Alla base di questo processo l’individuo (Mc) deve liberarsi di tutte quelle qualità «innate» che ne fanno una persona così speciale. Liberarsene riconoscendole, individuandole come qualità che ci sono ma sono esterne all’autocoscienza perché l’autocoscienza le trova belle e confezionate, cioè le trova già esistenti al di fuori di sé. Fatta questa operazione deve riappropriarsi di quelle qualità poiché ne ha fatto oggetto di ragione. Le mantiene non più come qualità spontanee ma come qualità ora determinate dalla propria ragione. Ragione che a questo punto è divenuta autocoscienza. E così via per tutto il resto. L’amore per il suo uomo, per sua madre, per gli amici e altro. L’amore per sé. Nel caso di Mc, per la cultura spontanea e il suo godimento come cultura spontanea. Cultura spontanea che deve trasformarsi in godimento non spontaneo ma autocosciente di quegli oggetti culturali di godimento.

In altre parole, in parole più comuni, per raggiungere (in realtà è una produzione) l'autocoscienza un individuo deve liberarsi di tutta la sua immediatezza, immediatezza di cui va così orgoglioso poiché gli si presenta come una qualità intrinseca del sé. Il che è vero ma che quale qualità intrinseca del sé non raggiunge, poiché semplicemente non si pone il problema, il per sé. Il per sé di un individuo (Mc) è l’appropriazione cosciente, mediata del sé. Appropriazione arricchita, una volta raggiunta, di quella cultura mediata raggiunta e perseguita all’infinito che ora è divenuta il suo massimo di coscienza possibile (@MDCP) da calarsi nel massimo di coscienza possibile raggiunto dal periodo storicamente dato. Altro obiettivo perseguibile all’infinito e che diventa la vera ragione di vita, di godimento, di felicità che può permetterle/gli da un lato di vivere con gioia la propria vita, che è la gioia della consapevolezza delle proprie qualità recuperate e arricchite. Eccetera, eccetera.

Mentre la propria coscienza si arricchisce della coscienza dell’analisi fatta e che va condotta a termine (da fpg 18.01.02).

 

[la cultura di classe]

La cultura di classe parte integrante dell'intelligenza. La cultura di classe è già in sé, intelligenza. L'individuo ne esce solo passando individualmente a una cultura superiore e in realtà, solo sviluppandola in proprio. Se non la svi­luppa non se ne impadronisce. Poi, nella pratica della quotidianità, si è sempre dipendenti dalla propria cultura di classe. Tuttavia se ne prende la distanza e la si tratta come ogni individuo maturo tratta con il suo sé stupido e infantile (da fpg 27.09.01)

 

[l’essere da soli]

Sostengono psicanalisti e psicologi. L’omeostasi può aumentare fino a coincidere con il benessere.  E come per raggiungere questo risultato sia necessaria una dose di «solitudine».  Solitudine nel senso dello «star soli».  Con lo star soli è la vita stessa a prendere sapore.  Perché?  Forse si tratta di concentrazione.  Soli, ci si concentra meglio su ciò che è.  Qualsiasi cosa si faccia acquista una sua consistenza. Un suo spessore.  È un fatto.  Un tempo avrei scritto che ad aumentare era la «presenza». In realtà ad aumentare è la coscienza.  La stessa memoria acquista una sua nitidezza.  Anche questa maggiore.  Soli, rimane una memoria più disegnata dell’essere e del fare.  L’immaginazione (nel senso della capacità di ricostruire immagini reali nella testa), vista come funzione, diviene più specifica.  Contribuisce ad allargare il campo d’azione del pensiero. 

La compagnia distrae.  Il ricordo perde i suoi contorni.  Si ricorda in maniera diversa.  Disattenta.  Probabilmente si è catturati dall’immediato.  Si è presi dall’azione.  Il «dover fare» domina il campo.  La mediazione della coscienza si attenua.  La presenza del conscio illanguidisce. 

 

[sviluppo della coscienza]

Lo sviluppo della coscienza provoca lo sviluppo della corteccia, lo sviluppo delle sensibilità, dei gusti, dei sentimenti, del piacere e del dolore. Tutto ciò che si oppone a questo sviluppo è criticabile. Anche se lo sviluppo quantitativo delle coscienze individuali comporta un assestamento del massimo di coscienza media raggiunto (da fpg 13.8.06). 

 

[vita e reificazione]

Lo sviluppo della coscienza avrà fra i suoi effetti quello di mutare gusti e qualità del benessere dell'uomo. Coincidono benessere e gioia di vivere? Coincide il massimo di benessere con la gioia di vivere? In cosa consiste la gioia di vivere? In un piatto di bucatini alla amatriciana o nella scoperta di un frammento di realtà? Oggi la gioia è nei bucatini, in una partita a calcetto, o in qualsiasi altra cosa che dia all'individuo la sensazione di esistere. Sembra che l'umanità sia ancora lontana dallo scoprire la vita. Il piacere in sé dell'esistere. La sua ragione d'essere (vedi @CSCZF). E vada cercando motivi, atti, comportamenti, ragioni, che diano una ragione della/alla propria esistenza. Ragione di cui altrimenti sembra dubitare. Il soggetto non è l'individuo che vive ma l'oggetto che egli stesso produce. Non la vita in sé e per sé ma i suoi prodotti. Un processo di reificazione. L'oggetto governa il produttore invece di essere governato da questi. Il piatto di bucatini non in funzione di chi lo consuma, ma chi lo consuma può consumarlo perché il piatto di bucatini ha acquistato una propria autonoma esistenza in grado di qualificare il suo consumatore. Che lo consuma per ricevere la qualificazione. Di buongustaio, di esperto in bucatini, di conoscitore della produzione, della cucina, della distribuzione, eccetera. Magari una cattedra universitaria. Così, lui, il produttore, l'individuo che produce bucatini, vive in funzione del suo prodotto. Funzione del piatto di bucatini. Sono i prodotti della vita a contare. Non la vita stessa. Il prodotto che è oggetto si fa soggetto. E il soggetto che lo produce diventa oggetto del suo proprio oggetto (da fpg 16.12.07).

 

reificazione ®  L'uomo si estranea da se stesso. Trasferisce la propria identità negli oggetti e nelle realtà sociali da lui stesso prodotte. Si riconosce solo in questi oggetti e in queste realtà. Alla fine ne dipende. Al punto da far coincidere la propria esistenza con quella dell'oggetto in questione. Ora questo oggetto può essere un oggetto materiale, un oggetto astratto, un individuo. Oppure una propria opera. Materiale o intellettuale che sia.

® In realtà si tratta di una condizione diffusa. Un momento generalizzato di passaggio dall'animalità alla coscienza. L'uomo contemporaneo non ha raggiunto la coscienza del sé. La pone negli oggetti, nel ruolo sociale, nel proprio stile di vita, nel cibo, nella propria condizione fisica, nei legami familiari e sentimentali, nelle proprie opere, nelle credenze religiose. Uno stadio (momento) che Marx giudicava preistorico. Poiché l'entrata nella Storia presuppone la conquista generalizzata delle coscienza. La produzione costante della coscienza da parte di ogni singolo individuo. Un terzo passaggio dal sapiens al conscius al consciĕnte.

® Si può anche presumere che la reificazione cresca col crescere dell'alienazione. Oppure che sia l'altra faccia dell'alienazione. Ancora. Dove c'è alienazione c'è reificazione. L'uomo alienato è alienato dalla propria identità. Non potendo fare a meno di un'identità la insegue altrove.

Cosificazione. Ridurre realtà complesse a oggetti materiali. Una di queste realtà complesse è l'uomo. Tuttavia.  All'opposto nasce la tendenza di idealizzare l'uomo isolandolo dallo stesso contesto umano di lotta e necessità che lo ha prodotto e nel quale vive. L'uomo trattato come feticcio è quell'uomo al quale tutto è dovuto perché uomo. Feticcio = ciò che è oggetto di ammirazione esagerata. Fanatica. In effetti. Tutto ciò che oggi riguarda l'uomo o la vita sembra essere affetto da fanatismo. 

Mercificazione. Considerare la realtà come un grande mercato dove tutto si compra e dove tutto ciò che l'uomo produce è valutato una merce. Il concetto di mercificazione presuppone che le attività umane siano al di sopra delle attività di scambio.  Ora. Un conto è scambiare merci e un conto scambiare valori d'uso. Ora. Ogni prodotto per astratto che sia racchiude in sé un valore d'uso. Indifferentemente dal fatto che chi lo produce, lo produca per sé o per altri. In altri termini. L'attività per l'attività, tipo l'arte per l'arte, o l'attività pura non esistono. Sono invenzioni. Creazioni di assoluti privi di riscontri nella realtà. Ora. Ogni attività ha un presupposto. Ogni attività ha una funzione (un fine?). Che sia la musica, un opera ingegneristica, una produzione filosofica o anche semplicemente un sorriso (da fpg 15.10.13).

 

[coscienza e sociale] vai a “Note di autocoscienza (3) - 8 set 12”.

 

[coscienza, un processo in atto]

Dopo un film di Ford. I valori portanti della borghesia sono ancora medievali. Primo la fedeltà. Dalla quale discendono o si affiancano, l'amicizia, la famiglia, il lavoro, la patria, l'amore, combinati in un ordine di priorità variante. L'uomo nuovo (comunista, naturalmente) sostituisce alla fedeltà, la coscienza. Forse l'amor proprio, ma come categoria e misura della coscienza in sé di sé. Probabilmente la solidarietà e forse l'amore, come coscienza degli altri per sé. La verità è che la coscienza riorganizzando il soggetto, trasforma la struttura stessa della mentalità e dà un senso diverso ai concetti che formano l'individuo. E trasformando i concetti trasforma se stessa. Incessantemente. La coscienza è processo in atto e coscienza del processo. Produzione della coscienza e coscienza della produzione (da fpg 29.09.93).

 

(continua in Coscienza)

 

 

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[materialismo dialettico [coscienza e falsa coscienza [autocoscienza di classe e autocoscienza individuale [mediato-immediato [reificazione [alienazione [cosificazione [mercificazione [massimo di coscienza possibile [gioia di vivere [cultura [intelligenza [feticismo [benessere [spontaneità e autocoscienza [emotività-pensiero [in sé e per sé

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“Sviluppo della coscienza” [@SCSCZ]

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