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Coscienza

(continua da @SCSCZ)

 

(produzione della coscienza e coscienza della produzione – vedi anche @FENN “alienazione primordiale e alienazione sociale in @ALN)

 

§* L’uomo è il processo della natura giunta a produrre la coscienza. L’uomo è la coscienza della natura, è la natura cosciente, è coscienza naturale.

§* Capire non è ancora prendere coscienza. Essere coscienti non significa ancora avere una coscienza.

§* La coscienza è il risultato dell'emotività più la razionalità o, meglio, la riflessione.  Emotività e razionalità superate l'una nell'altra producono la ragione. 

 

[4PP e autocoscienza] 

Riflessioni sullo sviluppo della società occidentale. A che punto è? Primo riferimento, l'autocoscienza, secondo riferimento, la coscienza delle condizioni generali. I due livelli di sviluppo sono connessi. L'autocoscienza porta alla coscienza delle condizioni generali che a loro volta tornando alla autocoscienza danno vita alla coscienza tout court.  Possedere una coscienza significa possedere un'autocoscienza unita alla coscienza delle condizioni generali. Senza questa fusione, impossibile avere una coscienza. Al suo posto si forma la falsa coscienza di Marx (vedi @FCSCZ). Nel livello delle condizioni generali è racchiuso il massimo di coscienza possibile raggiunto dall'umanità in quel momento (vai a @MDCP). Ogni individuo possiede un certo livello di coscienza e uno di falsa coscienza. La distanza fra la coscienza individuale e il massimo possibile di coscienza umana raggiunto crea lo spazio necessario al formarsi della falsa coscienza (da fpg 30.07.99).

[l’autocoscienza]

L'autocoscienza è la coscienza dell'universalità del proprio sé, del proprio io. Una consapevolezza fondata del rapporto fra il sé, l'umanità, l'universo fisico.

La differenza vai rintracciata nella distinzione fra intelligenza e  sentimento dell'intelligenza. Differenza che marca il livello dell'autocoscienza raggiunto. L'autocoscienza non affronta la questione della propria esistenza. Esiste.

Va aggiunto che nell'autocoscienza è insita la coscienza oggettiva di sé. (da fpg 2.9.09)

 

[l’autocoscienza è un lavoro]

Il cervello preferisce ed è geneticamente allenato per le soluzioni immediate (che sono anche le più semplici) piuttosto che per le soluzioni probabilistiche (Sole - 24 ore 21.11.99). L'immediatezza è una forma di apprendimento/comprensione volta alla sopravvivenza. Non alla conoscenza. La conoscenza avanza parallelamente con l'autocoscienza. Più autocoscienza dà più conoscenza, più conoscenza accresce l'autocoscienza. All'alba dell'uomo (habilis, erectus, sapiens, sapiens sapiens) ciò che conta è la sopravvivenza. La coscienza - conoscenza nasce con l'attutirsi dei problemi di pura sopravvivenza. Appena conquistata la sopravvivenza comincia il lavoro per la costruzione dell'autocoscienza. Appunto. L'autocoscienza è un lavoro. Nuovo e complesso. Difficile e emotivamente logorante (da fpg 18.02.00).

 

[autocoscienza & materialismo dialettico]

Leggendo MEF (pag. 268) - È oggettivo tutto ciò che è fuori di me. Come l'altro da me è oggetto per me così io sono oggetto per l'altro da me. L'oggettività quindi è la «fondatezza» dell'altro da me, la sua verità e sostanza. Così come l'autocoscienza è la fondatezza della mia stessa oggettività. Il soggetto esce da sé e si fonda per sé come soggetto. La fusione del soggetto con l'oggetto è in questa uscita del soggetto da sé e nel suo ritorno come oggetto in se medesimo, cioè per sé. L'autocoscienza è questa fusione.

Rileggendo Marx ed Hegel mi rendo conto che dò un'interpretazione molto personale del processo umano, dei concetti di alienazione, autocoscienza, eccetera. Insomma un materialismo dialettico riveduto e integrato. Interpretato. E nel medesimo tempo, nonostante ciò, ortodosso, cioè molto vicino e attento agli autori classici del marxismo (Marx, Engels, Lenin) con un ricorso costante a Hegel e alla sua sostanziale base materialista, una volta depurato del lato «mistico» e spiritualista. D'altra parte lo stesso Marx (MEF/263) vedeva nella Fenomenologia la critica "ivi realmente contenuta" (da fpg 26.12.00).

 

[la coscienza]

"Il marxismo, materialismo dialettico, considera la coscienza funzione della materia al suo livello più elevato di organizzazione" (MTP/4).  Non è la coscienza che determina la vita sociale, ma la vita sociale che determina la coscienza.

 

[l'uomo come oggetto della coscienza sensibile]

"L'intera storia è storia di preparazione affinché l'uomo divenga oggetto della coscienza sensibile e il "bisogno dell'uomo come uomo" divenga bisogno" (Marx MEF/266). "L'elemento stesso del pensare, l'elemento della manifestazione vitale del pensiero - il  linguaggio - è di natura sensibile.  Realtà sociale della natura, scienza naturale umana o scienza naturale dell'uomo, sono espressioni identiche" (260).

 

[coscienza e negazione]

La coscienza è il prodotto della negazione della negazione. Parte da una conoscenza percettiva e intuitiva della realtà. La forma nella quale la realtà si presenta. La nega. E di negazione in negazione giunge al massimo della coscienza possibile. Superamento finale e sintesi delle due ultime negazioni.

La coscienza intuitiva si presenta come coscienza in sé certa. Questa certezza del sé si conserva di negazione in negazione. Motivo per il quale lo stupido è altrettanto certo della propria falsa coscienza di quanto il possessore del massimo di coscienza possibile lo sia della propria. La differenza è che la prima non è fondata, la seconda sì. La prima riflette la forma, la seconda riflette il processo del pensiero che penetra il reale nel suo concreto processo.

Una equivalenza che fa scambiare la certezza prodotta dal massimo di coscienza fondata per una fede e la fede per una certezza fondata su un processo di riflessione della realtà.  

 

[sulla produzione della coscienza]

Le vicende da Lauraf a Michael, da Miki a Gdb, da Dino a Mf portano a una ulteriore riflessione sul rapporto fra lo sviluppo della coscienza, le strutture alienate della società umana nelle loro varie forme.  Le riflessioni sulla funzione del ruolo, dell’amore, della cultura di classe, dell’ideologia complessiva e soggettiva, eccetera, rimangono invariate.  Ciò che va visto più da presso è il processo di produzione della coscienza umana all’interno dei modi di produzione che hanno scandito il processo umano. Parallelamente al rapporto uomo - natura e al sorgere (all’interno del mcp) del rapporto uomo - uomo. Meglio. Come all’interno di questi rapporti prenda forma lo sviluppo della coscienza umana. E come questo sviluppo ne rappresenti il «motivo». In altre parole lo sviluppo della coscienza umana è il fine di ogni altro sviluppo.

Sviluppo che continua il processo di produzione della materia dalle particelle subatomiche all’uomo. Attraverso il rapporto con l’ambiente esterno, la comunicazione chimica, fino alla comunicazione orale (gesti, suoni, linguaggio), poi scritta.  

Con l’uomo la natura (la materia) prende coscienza di sé.  Dall’uomo in poi il processo trova il suo motivo nella produzione di questa coscienza. Il salto dall’animale all’uomo è compiuto definitivamente.  Non c’è possibilità di confusione come vorrebbero gli etologi.  (Gli etologi considerano la base animale - istintuale dell’uomo come una continuazione senza salto dell’animale).  Soltanto che con la produzione della coscienza il processo (2P) ricomincia daccapo.  Compiuto l’ultimo salto di qualità (sdq), suo risultato, l’uomo si presenta, come uomo, come unità immediata, come essere immediato. Conseguenza di una serie di mediazioni che hanno concorso al formarsi della nuova unità. Al suo sviluppo attuale ma non ancora completo. 

Per cominciare distinguiamo due fasi.  Con l’uomo la natura passa da natura in sé a natura per sé.  All’inizio della formazione della coscienza (umana in quanto unica coscienza della natura) la natura attraverso l’uomo affronta una serie di stadi tutti all’interno della presa della coscienza in sé dell’uomo (ormai unico rappresentante conosciuto della coscienza della natura). 

All’interno di questa fase.  Prima, la presa di coscienza della natura in sé.  Poi presa di coscienza dei vari stadi della coscienza in sé.  La formazione della logica umana e il processo seguito dal sillogismo quale struttura di base della ragione umana. Il progressivo passaggio discreto dai sillogismi dell’immediatezza ai sillogismi della ragione può servire come base di analisi di questo stadio, di questa fase. 

La seconda fase è la presa di coscienza della coscienza per sé.  È il passaggio dalla coscienza in sé alla coscienza per sé.  Dal pensiero immediato al pensiero totalmente mediato.  Pensiero che ha quale sua base materiale lo scambio uomo - uomo totalmente realizzato. Tale scambio per realizzarsi poggia su un determinato grado di sviluppo delle forze produttive e sulla dissoluzione dei rapporti di produzione in sé. Stadio in processo ma non concluso.

Ora come è cominciato lo scambio uomo - uomo così è cominciata la produzione della coscienza per sé.  Produzione che ha la sua base materiale nello scambio uomo - uomo, nell’inizio di questo scambio, nel principio di questo scambio, ma che dà il via al suo cominciamento nella forma del pensiero generalizzante (Hegel, Marx) e del pensiero totalizzante (Lenin, Mao). 

Questo cominciamento della produzione della coscienza per sé è ora in una fase di diffusione in sé del cominciamento della coscienza per sé.  Di  qui il senso di una battuta di arresto e di una sua regressione.  Senso che riflette la realtà dello scontro fra l’in sé e il per sé che va di pari passo con le contraddizioni del passaggio dallo scambio uomo - natura allo scambio uomo - uomo, le contraddizioni del modo di produzione egemone, eccetera.

Per passare dalla concretezza alla realtà soggettiva, la vicenda dei rapporti mm è un modo di affrontare intuitivamente, nella sua immediatezza, il problema (da nda – novembre 1982).

 

(continua in Coscienza come fine)

 

 

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[Marx
 

“Coscienza” [@CSCZ]

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