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Sul concetto di mdcp

(massimo di coscienza possibile)

 

§* Rifletto  sulla profondità della ipotesi hegeliana secondo la quale i popoli - cioè traduco io, le culture - sono forme concrete delle condizioni della coscienza umana. Ne riflettono il 4PP e lo stato dell'arte. Il massimo di coscienza possibile è insieme individuale e collettivo. Rappresenta la sintesi delle condizioni della coscienza generale in quel momento storico e in quel determinato campo. Rappresenta cioè quanto l'umanità ha individuato della realtà nel suo insieme e nei singoli campi del sapere.

Non ritengo possibile la sintesi delle sintesi. Solo una panoramica delle sintesi. La realtà essendo la produzione di un processo di processi. Più determinazioni in processo. Processo di produzione di processi in movimento.

§* Nel processo, coscienza e falsa coscienza si riversano e si rovesciano continuamente l’una nell’altra. E sarà solo la fine del processo a dire quale sia stato il massimo di coscienza raggiunto in un certo periodo storico.

 

[Kant, Hegel, Goldmann]

Kant ovvero l’imperativo categorico. Hegel ovvero l’autocoscienza. Il dovere del fare (Kant) a fronte del piacere del fare (Hegel). O anche. Il dovere della vita di fronte al piacere della vita. È con Hegel che l’individuo acquista - con la scoperta della coscienza - la propria libertà.

Poi Freud, poi l’esistenzialismo. Il primo un approfondimento, il secondo una distorsione. Probabilmente necessaria.

→ Con Marx comincia la coscienza della condizione umana nel suo insieme, fino all’intuizione della fusione fra soggetto e oggetto nell’individualità (vai a  @INDIV1).

→ Un momento di questo processo è individuato da Lucien Goldmann (*) (SUF), che introduce (senza dargli un eccessivo rilievo) il concetto di massimo di coscienza possibile. Individuando con questo il livello massimo raggiunto dalla coscienza umana in un dato periodo storico. Ovvero in un dato momento di produzione della coscienza (e del sapere). (da fpg 21.07.99).

 

[massimo di coscienza possibile]

Esiste un «massimo di coscienza possibile» (mdcp).  Si tratta della coscienza del massimo di coscienza raggiunto in un periodo storico dato.  Sia individualmente, sia collettivamente, sia oggettivamente.

Individualmente. Esistono, nel senso che sono esistite e che esisteranno, teste in  grado di riflettere il massimo di coscienza maturato fino a quel momento.

Collettivamente. Oltre che individualmente il mdcp può essere raggiunto da un insieme di intellettuali che formano gruppi o alimentano scuole di pensiero. 

Oggettivamente. Nel periodo storico dato quelle teste rappresentano il massimo di coscienza raggiunta. Racchiudono in sé il sapere accumulato dall'umanità fino a quel momento. È per via di questo che non esiste coscienza senza cultura, senza conoscenza.  Essendo la cultura, la conoscenza, il sapere nel suo complesso il massimo di coscienza possibile raggiunto nel periodo e nel processo.  Sia esso processo economico, generale, o storico, a seconda da quale punto di vista lo si esamini.

Questo massimo di cultura, questo massimo di sapere accumulato è oggettivo. 

C'è. Esiste anche se non è necessariamente riflesso in una singola testa, in una scuola di pensiero, in un gruppo di ricerca. Anche se l'umanità non lo ha ancora individuato e portato alla luce. In quest'ultimo caso esso è potenziale. Oppure semplicemente nascosto. Sarà probabilmente scoperto in seguito. In un periodo successivo.

Un individuo, sia Aristotele, Leonardo, Galileo, Machiavelli, Kant, Hegel o Marx non può riflettere tutto il mdcp esistente. A volte ne rappresenta la sintesi. La «condizione» più avanzata.

Fra l'altro, più il tempo scorre, più il processo di umanizzazione si sviluppa, più la coscienza cresce e meno la si potrà riflettere individualmente nel suo insieme.  Tuttavia l’individuo, una scuola di pensiero, può sistematizzarla. Può fornire gli schemi perché venga organizzata.  Lavoro che può essere condotto sempre più efficacemente solo collegialmente, da gruppi di ricerca o da scuole. 

L'individuo, il gruppo da lui diretto, può/possono rappresentare la punta avanzata del periodo dato.

Il concetto di organizzazione della coscienza e del sapere può rispecchiare due realtà diverse.

Può riflettere la reale organizzazione del momento del processo in oggetto. O può fornire al processo un'organizzazione con il fine di semplificarlo e renderlo più accessibile alla comprensione generale.

Il secondo caso fa già parte della falsa coscienza. Non riflette la realtà nel suo processo oggettivo ma la semplifica per necessità di comunicazione o anche di analisi.

Riassumendo. Il massimo di coscienza possibile è l’insieme raggiunto dal sapere umano. È possibile poiché raggiungibile. Ma non sempre raggiunto. Nessuno lo possiede nel suo insieme, cioè nella sua massima estensione. Il massimo possibile è un concetto oggettivo. Questo massimo di coscienza c’è, esiste. Ed è posseduto dall’umanità nel suo insieme. In un certo senso lo si può anche intendere come l’insieme delle coscienze raggiunto, del sapere raggiunto, senza che si abbia una coscienza unitaria di questo sapere e di questa coscienza. La coscienza possibile in altre parole quasi mai è cosciente di sé. E per questo è solo possibile.

 

[massimo di coscienza possibile & massimo di sapere oggettivo]

Rapporto fra i concetti di massimo di coscienza possibile (storicamente raggiunto - sr) e massimo di sapere oggettivo (storicamente raggiunto)(mdsosr). Sono di fatto equivalenti. Ma non del tutto. Il massimo di sapere oggettivo sr non necessariamente si trasforma nel massimo di coscienza possibile sr.   Mentre il massimo di coscienza possibile sr deve necessariamente coincidere con il massimo di sapere oggettivo sr. Ancora. Il massimo di sapere oggettivo non è oggettivamente conoscibile. Per esserlo sarebbe necessaria una macchina collegata con il cervello di tutti gli uomini in grado di registrarne il pensiero, vagliarlo, selezionarlo. Al quale si aggiungesse il pensiero selezionato passato e accettato. Mentre il massimo di coscienza possibile sr lo si può ricavare dal massimo di sapere possibile storicamente accertato (da fpg 10.8.11).

 

[funzione dei «neo»]

Ci sono individui che ampliano e approfondiscono il processo di rispecchiamento della realtà e dei suoi nessi. Costoro sono legati a dei periodi storici di cui rappresentano insieme il momento più sviluppato, contribuendo nello stesso tempo a questo sviluppo.

Ci sono poi momenti storici di riflusso, di stabilizzazione e autori che li riflettono. All’interno stesso di un periodo di espansione del processo,  esistono momenti contraddittori che prendono consistenza in individui che ostacolano la presa di coscienza con ideologismi teorici o, anche, che riflettono la parte morente del processo, legandosi spontaneamente a quegli autori che ne hanno teorizzato a suo tempo i modi e hanno rappresentato il massimo di coscienza possibile della loro epoca. – Sono in genere tutti i «neo».

Non è una caso che in questo periodo tutti gli intellettuali borghesi e positivisti siano neo-kantiani, mentre sono assenti dalla scena i neo-hegeliani.

Questo perché con H. si va in avanti (marxismo, esistenzialismo, scuola di Francoforte), mentre con Kant si resta fermi. – Per lo stesso motivo non esiste un vero neo-darwini­smo (se non tecnico) – mentre esistono dei neo-evoluzionisti che sono poi quelli che hanno trasformato la teoria dell’evoluzionismo biologico in evoluzionismo filosofico, economico, sociale.

 

[la coscienza comune]

Nel suo livello medio, la coscienza possibile si presenta come coscienza comune.  La coscienza comune ha un sopra e un sotto.  Basta. Questo discorso fa già parte del processo di produzione della coscienza. 

La coscienza comune è per qualche verso rappresentata dal super-io freudiano.  L’es è il «sotto». L’io il «sopra».  L’es non è il «profondo». Il profondo è un pensiero oscuro e arcaico. Non esiste. L’es è il rimosso (Lacan).  Ora la coscienza comune non è la media matematica del numero delle coscienze al di sopra o del numero delle coscienze al di sotto.  È una media che si organizza in corrispondenza della diffusione del sapere, dell’uso che del sapere fa lo scontro di classe, della tecnologia raggiunta dai mass-media, della stessa lotta di classe in sé.  La lotta di classe è in sé, già, cultura e sapere. 

L’io per qualche verso è la coscienza dell’individuo. Non il suo massimo di coscienza possibile.  È il massimo di coscienza individuale raggiunto. 

Una buona coscienza individuale può essere molto al di sotto della media della coscienza possibile.  Una cattiva coscienza individuale può essere al di sopra della media.   

 

[la coscienza sociale]

Il massimo di coscienza individuale non coincide col massimo di coscienza storica possibile.  Non coincide nemmeno col massimo di coscienza possibile dell’individuo.  Di quell’individuo dato.  Non coincide, ancora, con il suo equilibrio mentale.  Non con la sua omeostasi.  → Coincide con l’ambiente sociale.

È coscienza sociale.  Coscienza collettiva. È ciò che una data formazione sociale ha elaborato nel rapporto con la realtà. La sua visione della realtà. Compresi i suoi miti, i suoi luoghi comuni, le sue credenze, le esperienze collettive. E altro. È tradizione. Mentalità. E come tale è quindi anche falsa coscienza.

L’ambiente può consistere in una formazione sociale, ma anche in un ristretto gruppo sociale.  La famiglia.  Ancor meno.  Tre amici.  Una banda. Tuttavia la coscienza del gruppo viene riflessa individualmente dai componenti del gruppo o da uno di loro. Per cui →  il massimo di coscienza individuale risiede nel gruppo/ambiente ma la coscienza del gruppo o quel che sia torna a essere di nuovo individuale. In altre parole quell’individuo raggiunge il suo massimo di coscienza solo attraverso la coscienza di gruppo e non individualmente.

Esiste il caso in cui il massimo di coscienza raggiunto sia sopra la media e «più o meno» vicina al massimo di coscienza storica possibile. 

 

[sapere e cultura]

C’è una differenza fra sapere e cultura.  Il sapere è specifico e fondato, scientifico in senso ma.dial.  La cultura non è fondata.  È data. 

La coscienza, ogni coscienza, per falsa che sia, passa per la cultura.  Anche l’ideologia è cultura.  Può essere anche buona cultura.  O cattiva cultura.  Cultura aggiornata. Cultura superata. Tradizione, folclore, mito, legenda . 

Il sapere è quel sapere determinato.  Per questo il processo verso la coscienza può prodursi soltanto attraverso il sapere.  Per mezzo del sapere.  È già sapere.  È sapere possibile, racchiuso in un individuo.  Non questo o quel sapere.  Ma il sapere. Racchiuso in un gruppo.  Se la coscienza è già sapere, il sapere non è già coscienza.  Soltanto tutto il sapere possibile coincide con tutta la coscienza possibile.  Solo nella totalità oggettiva sono la medesima cosa.

Nell’individuo il sapere non si forma se non ha dentro di sé emotività e razionalità.  Il freddo sapere non esiste.  Come non esiste la fredda coscienza. 

 

[massimo di coscienza possibile e falsa coscienza]  

La coscienza può essere formata in parte dal sapere, in parte – la più debole – dalla cultura.  In un gruppo, la coincidenza fra sapere e coscienza è impossibile.  Poiché impossibile è un tale affiatamento per via del quale l’omogeneità del sapere coincida con l’omogeneità delle coscienze.  Ma la coscienza presuppone il sapere.  Sempre.  Anche a livello individuale. 

Si può avere la coscienza del gruppo.  Che non coincide con la somma delle coscienze individuali che formano il gruppo.  Né con la media delle coscienze individuali.  Colui che possiede il minimo di sapere nel gruppo, può possedere il massimo di coscienza del gruppo.  E viceversa.

Vero è invece che anche la coscienza di gruppo si fonda sul sapere.  Più che sulla cultura.  Più che sulla ideologia.  Ideologia e cultura sostituiscono il sapere.  Quando il sapere è scarso.  Insufficiente.  Si apre allora il discorso sul rapporto fra coscienza di gruppo e sapere.  Fra sapere e coscienza di classe.  La lotta del gruppo, come la lotta di classe, sviluppa in sé un sapere.  Sviluppa in sé la coscienza.  Come coscienza individuale. Oltre che coscienza di classe.  Per ora fermiamoci qui.

Se sapere e cultura non raggiungono la forma della coscienza, per quanto vasti siano rimangono falsa coscienza.

La falsa coscienza, tuttavia, è tale solo se misurata con il metro del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto. Esempio. Nel mondo greco ogni filosofo ha rappresentato un grado del livello del massimo di coscienza raggiunto. I filosofi, i drammaturghi, i medici, i militari, i politici, gli schiavi, eccetera. Così fino ai giorni nostri. Massimo di coscienza  del periodo mischiato con la falsa coscienza del periodo nel quale quel sapere si manifestava.

È il livello della riflessione a segnare il massimo di coscienza e il suo confine con la falsa coscienza. Poiché nel processo, coscienza e falsa coscienza si riversano e si rovesciano continuamente l’una nell’altra. E sarà solo la fine del processo a dire quale sia stato il massimo di coscienza raggiunto in un certo periodo storico.

Conseguenza. Ogni massimo di coscienza possibile raggiunto è limitato, fissato dalla produzione di coscienza continuamente generata dal processo. E dalla impossibilità di raggiungerne, ipotizzarne la fine. Ed essendo convinto che è la fine, l’ultimo, a svelare l’intero processo a cominciare dall’inizio, rimarremo con la curiosità. E ci accontenteremo di misurare il massimo di coscienza raggiunto con l’analisi della riproduzione allargata nel processo di produzione della coscienza.

Il fatto che sia l'ultimo a svelare il primo è il motivo per il quale la storia va continuamente reinterpretata. La storia nella sua totalità e nella totalità dei singoli processi che la formano. Oggi non a caso la storia è la storia di ogni processo. Storia dei trasporti, della vita quotidiana, della salute, degli odori, dell’igiene, della fisica, e via di seguito. Messe insieme queste storie formano la totalità della storia. Ma per coglierne la sostanza è necessario passare dalla totalità alla generalità. Poiché senza la generalità si rimane nella consapevolezza. Che a suo modo è una maniera di essere che alimenta la falsa coscienza.

 

[massimo di coscienza in essere]

Ripresa della riflessione teorica.  Impossibile fare il punto del massimo di coscienza possibile oggi partendo dallo stato dell’arte della riflessione occidentale.  Quale sarà il punto di arrivo della coscienza della transizione?  Sarà necessario attendere l’uscita dalla transizione.  Ma cosa caratterizza questa transizione?  È qui che la riflessione va  posta.  In realtà tentativi come quello di Habermas – pur nella loro complessità – tendono a superare la contraddizione soggetto - oggetto dalla parte del soggetto.  Oppure tendono a dare all’oggetto una connotazione puramente culturale (l’oggetto è la cultura, oppure, come dice, la razionalità comunicativa: "disposizione di soggetti, in grado di parlare e di agire, ad acquisire e impiegare un sapere fallibile").  E questo è di nuovo idealismo.  Il tentativo ripetuto di sganciare il sapere, il pensiero, la riflessione dalle sue basi materiali.  Continua lo scontro fra materialismo e idealismo ben individuato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.  È qui che la discussione va ripresa.  Con una riflessione sulle ragioni dell'attuale svolta soggettivista e idealista (da ndc 19 gennaio 1988).

 

[massimo di coscienza medio]

L’analisi dovrebbe convergere sul divario fra il massimo di coscienza possibile raggiunto e il massimo di coscienza media raggiunto, che non è poi quella europea, ma "tutta" la coscienza umana. 

Due livelli di coscienza.  Un livello massimo di coscienza possibile, un livello medio di coscienza possibile.  Questi livelli riflettono il livello raggiunto dalla società umana nel suo insieme. Con i suoi tassi di sviluppo, i suoi processi di analisi e di cultura teorica, speculativa, scientifica, tecnologica, politica.  Questa società umana ancora così primitiva, incapace di dare le risposte fondamentali che essa stessa si pone.  All’alba della sua storia.  Come giudicava Marx.  Con la funzione principale, e per ora probabilmente unica, di passare dalla riproduzione semplice alla riproduzione allargata.  Questo passaggio si svolge secondo i modi individuati nella Logica del vivente (vai a @LOGVIV) (da ndc 10 marzo 1989).

 

[coscienza media generale]

Pinochet, il primo. Lo stesso tribunale spagnolo che promosse quella azione, ha ora accolto la denuncia del Nobel Rigoberta Menchù contro politici e generali guatemaltechi accusati del genocidio degli indios fra il ‘63 e il’96 (Repubblica 02.04.00). Sotto accusa sono anche i generali argentini. Sia per Pinochet, sia per gli argentini, sia per i guatemaltechi la novità consiste nell’accusa di genocidio, una categoria giuridicamente nuova.

Nel medesimo tempo metà dei cittadini SU si rifiutano di compilare il censimento. Viola la privacy, sostengono guidati dal repubblicano Bush (Corsera 02.04.00). La questione della riservatezza della sfera privata dilaga. Non è soltanto americana. La Corte costituzionale tedesca (15.12.83) parlò di «autodeterminazione informativa». In altre parole riconobbe che esiste una sfera nel campo delle informazioni di cui il soggetto è padrone e unico giudice.

→ Sono queste forme di coscienza generale che avanzano. Ora il concetto di coscienza generale va distinto dal massimo di coscienza possibile, anche se media. Il mdcpg (massimo di coscienza possibile generale)  e il mdcpm (mdcp media) sono diverse dalla coscienza generale. Nella coscienza generale è inclusa la falsa coscienza mentre nel mdcpm e nel mdcpg la fc va esclusa.

 

[stupidità e mdcp]

Una volta messo a punto il concetto di coscienza, era difficile non individuare la stupidità con la mancanza di coscienza. Chiamiamo stupido ciò che non è al livello del massimo di coscienza possibile raggiunto. Chiamiamo intelligente ciò che si avvicina al massimo di coscienza possibile raggiunto (**).  Poi c'è la questione della coscienza media raggiunta. Poi la questione dell'ideologia e delle classi, in altre parole dell'ideologia di classe. Poi la questione del livello di alienazione soggettiva che si presenta sotto forma di patologia. Tutto ciò concorre a formare ciò che chiamiamo stupidità.

Scoperta la stupidità in sé, non riesco a individuare la stupidità per sé. Sotto una certa forma la stupidità per sé coincide con lo stesso processo di produzione della coscienza. E forse questo è il punto dal mio punto di vista. Dove mi colloco all'interno di questo processo di produzione? (da ndc 8.10.83)

 

[un momento del mdcpm]

Leggo Orlando (Palermo).  Si avverte nelle sue pagine un certo respiro del 4PP.  Qualcosa ha intuito.  L’importanza della simbologia dei gesti e dei comportamenti. Corredo necessario per una politica credibile e percepibile dalle masse.  Qui il fare, l’agire, il produrre, il costruire divengono linguaggio. Comunicano alle masse, la volontà del gruppo dirigente, la sua buona o mala fede, la sua onestà o la sua turpitudine, il suo cinismo o la sua sincerità.  Eccetera. 

Io sono quello che faccio e te lo dico facendolo ma anche recitando la mia parte (comportamenti, cerimonie, discorsi) coerentemente a ciò che dico e faccio.  (Un po’come le mie politiche comportamentali).  Quando tutto il gioco politico moderno consiste nel dire il contrario di ciò che si fa, nel negare il senso di ciò che si dice, nel rompere la coerenza del dire e del fare.  Orlando questa coerenza la riafferma.  Coglie nelle masse, anche quelle dell’Est, questo nuovo bisogno.  Ristabilire l’unità del dire e del fare.  Superare la contraddizione fra soggetto e oggetto, dove il dire stia al soggetto come il fare sta all’oggetto.  E questa potrebbe essere la svolta del 4PP. Cominciata con Lenin, perduta, ripresa da un numero crescente di individui. Un aumento della coscienza media del mondo (mdcpm).

Ha un'importanza relativa che questo aumento di coscienza media sia contrastato e spesso appare rovesciarsi nel suo contrario. Un riflusso. Un trionfo dell'inganno e della mistificazione, della simulazione. Il fatto che l'aumento del mdcpm si manifesti è di per sé indicativo che il processo è in moto.

Non a caso in questi ultimi decenni il problema della classi dirigenti mondiali consiste nel disvelamento progressivo del non detto (da fpg 5.06.90).

 

[mdcp e umanizzazione]

Scrivo un appunto sulla concezione ma.dial dell’arte in §A. Un commento a uno scritto di Marx /Engels sulla nascita del senso dell’arte nell’uomo.

In questo appunto nasce la questione del rapporto fra i cinque sensi e la corteccia e di come Marx avesse affrontato il problema. Con quali strumenti logici e culturali. Marx nella sua teoria dell’umanizzazione dell’uomo e della produzione di se stesso insieme a quella dei propri sensi coglie senza raggiungerla la questione del rapporto fra i sensi dell’uomo e la sua corteccia. La sua tesi non poteva essere più moderna anche se lo strumento per raggiungere l’obiettivo è di carattere filosofico e speculativo.

Marx vede nell’espandersi della coscienza un processo di umanizzazione. Non parla di coscienza, parla solo di umanizzazione. Oggi è più chiaro come questo processo si svolga all’interno dell’espansione del massimo di coscienza possibile e del rapporto fra i sensi dell’uomo e gli strati più antichi del suo cervello con la corteccia.

Ora il concetto di mdcp è concetto moderno di carattere teorico, molto astratto. La coscienza non si vede. Tanto meno si vede la sua espansione. Si deduce l’esistenza della coscienza come si deduce l’esistenza della forza di gravità. Il rapporto fra corteccia e resto del corpo umano ripone la sua scien­tificità nella ricerca biologica. 

Questo esclude il concetto marxista dell’umanizzazione progressiva dell’uomo? No. Fornisce a questa teoria una base materiale. Base materiale che rafforza la teoria. L’uomo produce se stesso e i propri stessi sensi, dice Marx. Ebbene noi oggi sappiamo che questo è tanto più vero in quanto abbiamo individuato come il sistema nervoso e la corteccia oltre che riprodursi si producano.

Allora. L’uomo produce se stesso e nel prodursi produce la sua umanità, nel senso che la estende, la approfondisce, la organizza e la riorganizza.

Sintetizzare questo processo con quello dell’umanizzazione crescente dell’uomo serve a illuminare le scoperte scientifiche fornendo loro una base teorica che altrimenti non raggiungono. Abbiamo bisogno di tutte le distinzioni della teoria (ma.dial). Né so se questa verrà mai sostituita da quale altro prodotto logico. O se verrà finalmente integrata nel lomat che indaga e descrive i fenomeni senza coglierne il senso.

La filosofia non può essere confusa con la teologia che è un prodotto storicamente collocabile. La filosofia nel suo insieme, no. La filosofia nel suo insieme è logica. Come tale, una funzione della corteccia. Logica che di volta in volta prende la forma della magia, della metafisica, della teologia, eccetera. Fino a sboccare nel materialismo dialettico che supera la filosofia speculativa per fare dell’analisi del processo reale la base di quello che Vygotskij individua come pensiero scientifico (da fpg del 27.03.01).

 

[massimo di coscienza e periodo storico] 

Un rapporto che mi sfugge è il nesso fra la descrizione, l'intuizione e l'organizzazione del pensiero. Diciamo che l'intuizione stenta a passare nella descrizione, la descrizione nella sintesi e insieme a organizzarsi in una forma di pensiero che rifletta i rapporti e i nessi fra i due livelli, descrivendoli. Probabilmente confondo l'immediatezza dell'intuizione con l'immediatezza della sintesi. Mentre la prima riflette l'intuizione della forma, la seconda rappresenta già la sintesi di un 2P del pensiero. Solo la sintesi del 2P del pensiero sfocia in una descrizione congrua e complessa. L'intuizione della forma stenta a trasformarsi in una organizzazione del pensiero proprio perché non è in condizioni di rifletterla. E non la riflette perché non c'è.

La descrizione che ne deriva si limita a riflettere rapporti tra intuizioni di forme con l'andamento di chi metta su pezzi di mosaico inerenti ma non aderenti fra loro. Dove ogni intuizione ha una sua micro-struttura logica (legata all'immediatezza del pensiero) che hanno tutte in comune qualcosa, ma dove questo qualcosa non è stato organizzato e non è stato organizzato perché non riflette la complessità della realtà che ha di fronte.

Un pensiero informe che rispecchia sia l'immaturità, l’inadeguatezza di quella scintilla di pensiero, sia la complessità culturale e ideologica che, dietro quella scintilla, l’ha provocata. Possiamo dire in un certo senso di trovarci di fronte a un pensiero carente. Imbecille. D'altra parte tutti coloro che sono al di sotto del massimo di cultura possibile raggiunto dal periodo storico dato inciampano nell'imbecillità. Imbecillità  che è la forma presa dal limite del proprio pensiero. Non il limite storico, generale, che caratterizza il periodo. Ma limite individuale . Misurabile solo con il metro del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto in quel momento. Questo perché se l’intuizione incontra il limite di ogni cominciamento, di ogni inizio di processo, anche i pensieri sviluppati incontrano il limite della compiutezza quando questa è proiettata nel possibile.  

La possibilità del possibile fa parte del limite storico. Limite che non investe il limite individuale. Così non si può dire che Aristotele sia imbecille rispetto a Kant o rispetto a Hegel. O che Hegel lo sia rispetto a Marx. Poiché ognuno di loro era in linea con il massimo di coscienza possibile raggiunto nel periodo e al contrario ne rappresentavano la punta più avanzata. Tuttavia possiamo considerare Aristotele limitato rispetto a Kant. Kant limitato rispetto a Hegel ed Hegel limitato rispetto a Marx. Newton limitato rispetto a Einstein. 

Così come possiamo ritenere inadeguati gli idealisti inglesi nel loro insieme, rappresentanti di un livello di coscienza possibile raggiunto da una cultura determinata, da un dato pensiero collettivo, rispetto a un pensiero più complesso e avanzato come va considerata la ragione che abbia il materialismo dialettico quale suo fondamento. Anche perché l’idealismo privilegia l’intuizione individuale, un pensiero ricco di possibilità ma povero di contenuti.

Il rapporto che mi sfuggiva dunque altro non è che il grado di organizzazione raggiunto da una coscienza data. Dove nel concetto di coscienza è racchiuso tutto. La coscienza che l'individuo ha della propria coscienza, del sapere umano storicamente dato, del 4PP. Eccetera.

Il rapporto fra la forma presa dalla descrizione del processo e i nessi stessi del processo danno la misura del livello della cultura racchiusa in un prodotto, sia esso intellettuale che fisico  (da ndc  '83 - 19 gennaio).

 

Note

(*) Nell'istituire il concetto di "massimo di coscienza possibile" e applicarlo alle relazioni fra le classi, Goldmann fonda un suo criterio di analisi della realtà.

Esistono cose che una classe (la più cosciente) non può chiedere a un'altra perché la "coscienza dell'altra, in quel momento storico, non è in condizione di comprenderlo” (la terra ai contadini nell'ottobre 1917 invece della nazionalizzazione della terra).

Lo stesso criterio vale per gli individui.  La presa di coscienza supera l'intelletto e coincide col massimo di razionalità.  Il massimo di coscienza possibile di una classe coincide col massimo di razionalità possibile di un individuo che è anche presa di coscienza.

(La realtà è rappresentata dal nostro grado di coscienza della realtà).

SUF/55 → "È in grado l'individuo di superare anche solo i limiti della coscienza del gruppo la cui prospettiva sia la più larga e sfumata?" (Sostiene di non averne individuato uno né culturalmente né fisicamente).

Concetto del massimo di coscienza possibile di una classe rappresentato da un intellettuale (scrittore).

 

(**) Se si accetta la distinzione hegeliana fra intelletto e ragione, è  ugualmente possibile distinguere fra stupidità e imbecillità. La stupidità è propria dell'intelletto, l'imbecillità della ragione. In un certo senso la lingua rispetta, riflette questa differenza (anche se in modo per qualche verso rovesciato). Lo stupido, secondo la distinzione qui proposta, è carente già a livello del ragionamento immediato. L'imbecille lo è a livello del ragionamento mediato. Colletti è un imbecille. Labriola, che non riuscì mai a capire la differenza fra pensiero dialettico e pensiero evolutivo (in senso darwiniano) fu, a sua volta, un imbecille. Gs, non so, rispetto a Spriano, è geniale. Eppure è più stupida di Spriano. Il problema, al solito, è il rapporto fra individuale, particolare e generale/universale (30.12.82).

 

 

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“Sul concetto di massimo di coscienza possibile” [@MDCP]

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