materialismo&dialettica
Pensiero e realtà >
A proposito di simbolismo

Sull’argomento vedi anche:

La fisica della mente [i tre processi essenziali del pensiero – Craik e i § successivi]
Cervello & sistema nervoso [pensiero cinestesico e pensiero logico verbale]
Appunti di religione & sacralità [il concetto di sacro]
Économie et symbolique, di  J.J. Goux (1) e (2)

Cronaca della soggettività [simbolizzazione]

 

& – Il simbolo è l'oscurità del contenuto espresso in un una forma chiara (Hegel).

& – Ma i simboli sono necessari quando fondati su sintesi del pensiero analitico generalizzante. Non quando lo sostituiscono.

& – Il simbolo deve la sua validità al fatto che la realtà simboleggiata è incorporata in esso (TSR/277).

& – La forma diviene socialmente sostanza quando è simbolica. Quando si esprime in un simbolo.

 

[dove nasce il simbolismo]

La potenza, il potere, la superiorità sociale è una astrazione, una mediazione, un mediato e come tale non si vede (anche se si percepisce).

Fa parte del processo (sia del reale sia del suo riflesso psichico) di materializzazione del mediato.  Nei processi del pensiero il mediato prende la forma dell'immediato.

Il simbolo nasce qui.  Il mediato si fa immediato, l'immateriale si materializza. Ciò che «è dietro» lo si può toccare con mano. È davanti, sotto i nostri occhi.

Questo davanti è il simbolo. L'oggetto materiale in cui il simbolo si trasforma, il gesto rituale che testimonia l'esistenza di ciò che c'è ma non si vede. Del concreto che diviene reale, ma solo come astrazione. E come astrazione è immateriale.  Il simbolo è dunque la materializzazione dell'immateriale che d'altra parte è altrettanto e a volte più vero del materiale (cfr  EDS/43–49).

Secondo Hegel – "Nei simboli la realtà è ancora intorbidata e velata dall'elemento sensibile.  È solo nella forma del pensiero che la realtà si rivela alla coscienza" (SDL/1°/233).

[la forza del simbolo]

Per comprendere la forza del simbolo dobbiamo assumere  il  concetto di “semplice”. L'intelligenza umana (leggi intelletto, non la ragione) è portata a considerare ciò che è semplice e definibile, trascurando ciò che è indistinto, inafferrabile e mutevole. Caratteristica dell'analisi è spesso la sua inafferrabilità e mutevolezza. Prova ne siano Il Capitale o la Fenomenologia.

Cosa è ora più semplice di un simbolo? Che una volta impresso nella mente è anche chiaramente definibile. Il simbolo racchiude in sé l'intuizione e lo stato d'animo. È carico di pulsione. La incorpora e la restituisce. Ma è anche logico e razionale. Non sono forse logici e razionali i simboli matematici? E ancora. Il simbolo deve la sua validità al fatto che la realtà simboleggiata è incorporata in esso (TSR/277). È semplice e ha un suo contenuto di realtà. E se non ce l'ha, comunque la esprime. Non è forse un caso che le origini della matematica siano legate all'orfismo e al misterico. Il simbolo è una rappresentazione. Anche il pensiero è una rappresentazione. Può accadere che la rappresentazione del simbolo rappresenti la rappresentazione del pensiero. L'impasto del simbolo (che può essere visivo o musicale) è composto di emotività, di affettività, di pensiero, di realtà. Li rappresenta in uguale misura. Rappresenta l'emotività (infatti la suscita), rappresenta le rappresentazioni come immagini, le rappresentazioni come concetti del pensiero, le rappresentazioni delle rappresentazioni del reale. In ultimo le rappresentazioni come rappresentazioni del concreto. Può rappresentare il passato e può rappresentare il futuro. È memoria. È possibilità. Una potente miscela. 

Il simbolo affonda le sue radici nella percezione. Già i sensi di per sé selezionano e riducono la realtà a qualcosa di semplice e riconoscibile. L'occhio del cacciatore, l'occhio del botanico, l'occhio del professionista in genere. Uguale per l'orecchio. Ce ne sono svariati. A seconda dei suoni e delle musiche. Il simbolo è anche questa selezione. Qualcosa di semplice e intuitivo che serve a riconoscere e sintetizzare un sentito, un detto, un pensato o un sentito e un detto e un pensato insieme (da “Le forme del pensiero”).

[pensiero simbolico, un’espressione indiretta]

(E. Ortigues - Le discours et le symbole) - La caratteristica dell'immaginazione è il ripetitivo, oppure la continua discontinuità di aspetti.  Che è sì la nostra facoltà di creare, ma è anche l'assenza di ogni distacco dalla propria visione interiore.

Ortigues sostiene anche che nella immaginazione "la coscienza vede nella sua rappresentazione qualcosa d'altro da se stessa, anche se in quest'altro non vi sia nulla che non vi sia stato messo da lei. In altre parole la coscienza si dissimula a se stessa in quest'altro.”

Un pensiero simbolico è un pensiero concettuale senza intuizione empirica.  È essenzialmente un'espressione indiretta.

La sua condizione è di non essere ciò che rappresenta (IJL/10).

È un ordine di valore radicalmente opposto alla realtà. È l'ordine dei significanti.

Tre principali ordini simbolici: 1) simbolismo logico matematico, 2) il linguaggio, 3) il simbolismo sociale e culturale.

 

[funzione del simbolo]

Per Goux (@GOUX1) il simbolo è la capacità di identificare l'invariante (ES21) e/o di separare forme, strutture, valori, dalla materia, corpi, contenuti (28).  Questa capacità è nel cervello umano (28).

La funzione simbolica è come un potere di sostituzione. Usare un simbolo è quella capacità di conservare di un oggetto la sua struttura caratteristica e di identificarla in differenti insiemi. E questo è proprio dell'uomo e fa di lui un essere razionale (21).

La formazione del concetto non è che un caso particolare della simbolizzazione (22-23).

® Tutto interessante ma anche molto equivoco. E sostanzialmente errato. Notevole il discorso di come questa separazione avvenga – ma dubbia la sua collocazione (esclusivamente nel cervello umano) e la sua definizione (una possibilità).

Da dove proviene questa possibilità?  La sua sede è un'esclusiva facoltà del cervello umano?

Mi sembra più corretto pensare che l'effettiva struttura del mondo materiale contenga in sé la forma e contemporaneamente il contenuto della materia. Forma e contenuto della materia hanno dato origine alla logica umana che rispecchiandoli si è scissa in materialista e idealista.

Il simbolo dunque non è una creazione umana ma una conseguenza della capacità umana di riflettere la realtà. Semmai il simbolo è la conseguenza di questa capacità che nella fattispecie è la capacità di afferrare intuitivamente i complessi meccanismi e la dialettica dell'organizzazione dell'universo. E insieme la capacità di esprimere il complesso con il semplice. –|

Un simbolo è qualcosa che sta fuori da noi stessi. Ciò che esso simbolizza è qualcosa che sta dentro di noi (cfr. l'analisi di Radcliffe – SFSP).

 

[simbolizzazione e alienazione]

Maurice Caveing (PEM/155 – vai a §PEM) tenta un’analisi che localizzi i processi mentali e la strutturazione della personalità (sulla scia e la critica di Sève) nei processi concreti che accompagnano il passaggio nel bambino dall’essere biologico all’essere sociale (PEM/188).  Altri (Cazzullo, Laborit) in NFO tentano la medesima operazione (localizzazioni dei processi mentali nei processi concreti).

Si precisa la concretezza di concetti come l’inconscio, la simbolizzazione, la memoria, l’angoscia, eccetera.

Non dovrebbe essere troppo difficile elaborare questi concetti alla luce del materialismo dialettico di Marx.  Nella misura in cui le strutture psichiche vengono fatte dipendere dal sociale, dai processi di appropriazione della realtà, nella misura in cui l’equilibrio biologico (la cui rottura provoca l’angoscia) viene messo in stretta dipendenza con l’azione e la finalizzazione dell’azione e i conseguenti comportamenti, Marx può essere soddisfatto e la teoria marxista approfondita.

C’è tuttavia da rilevare qualcosa. Prendiamo il processo di simbolizzazione, fondamentale in Marx e nella formazione dei processi e delle strutture mentali.

La simbolizzazione sostiene Caveing nasce dal conflitto fra legge sociale familiare /di classe/ ed esigenze biologiche nelle quali il bambino si identifica.  Ugualmente le più recenti riflessioni sulle strutture mentali collocano la simbolizzazione in determinati processi mentali.  È  insomma qualcosa che nasce nell’individuo, nella sua testa, nel suo encefalo, eccetera.  Con questo non voglio vederci nessun idealismo, trattandosi di processi umani e specificatamente di analisi della produzione del pensiero.  Ma Marx è andato più in là.  Egli individua nei processi stessi del sociale la produzione dei simboli.  Nel rapporto dialettico delle contraddizioni ciò che non si vede a un certo punto della formazione del processo concreto della realtà appare in tutta la sua solida sostanza. Così come l’oro è il simbolo vivente del processo di scambio, e il lingotto d’oro della crescita e dei mutati rapporti all’interno di questo medesimo processo.  In questo l’ipotesi di Goux è più corretta. Il processo di simbolizzazione della logica, dei processi logici umani, rispecchia il processo di simbolizzazione dei processi economici reali.

D’altra parte nell’occultamento di questi processi, nella loro apparenza rovesciata, nella loro successiva simbolizzazione si fonda la teoria marxista dell’alienazione.

(Sarebbe importante indagare come nella logica della realtà fisica naturale, i nessi che non si vedono e la materializzazione successiva in qualcosa che li sintetizza - l’oro, il simbolo -,  si presentano e si condensano, cioè si materializzano)(da nda agosto 1977).

 

 

parole chiave di ricerca

[simbolo [mediato-immediato [pensiero [simbolizzazione

[Goux [Hegel [Radcliffe–Brown  [Ortigues [Caveing [Marx

 

“A proposito di simbolismo” [§SIMB]

Torna su

Trova
codici
Menu