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Logica della materia

(sull’argomento vedi anche “Ma.dial”)

 

§* La realtà è un processo composto di momenti che, a differenza dei momenti che lo costituiscono, è privo di struttura. La struttura dei singoli momenti non si trasferisce al processo nel suo insieme.

§* Per essere ciò che realmente è, ogni cosa deve divenire ciò che non è.

§* Alla base di ogni processo si trovano sempre due elementi. Mai un solo elemento. La realtà non fa eccezione. Ridurre la realtà a un solo elemento è un errore grossolano. Per questo «a non è non a» è er­rato. «A» è sempre qualcos'altro. Che poi questo qualcos'altro sia il «non a» è un discorso tanto vero quanto da approfondire.

L'atomo più semplice conosciuto, l'idrogeno, è composto da un pro­tone e da un elettrone.

§* Il “motivo” come legge interna dell'intero processo. Il motivo è l' invariante o la costante all'interno delle variazioni (neg-neg) che caratterizzano il processo. Il causale come legge del reale determinato ma non del reale possibile. Conseguenza. Il reale determinato per necessità cessa di essere casuale. Il casuale come legge del reale possibile.

 

[tre premesse da fondare]

a) - Il pensiero è in grado di riflettere e cogliere il processo di produzione della materia.

b) - La logica del processo di produzione della materia è una logica duale. Duale perché costituita da rapporti. Dualità che si manifesta per esempio attraverso la forma e la sostanza, l’immediato e il mediato, il reale e il concreto. Il pensiero umano riflette questa logica. E i suoi dualismi.

c) - Il cervello ha la possibilità di ripercorrere i processi di produzione dell'universo.
Da dove proviene questa capacità? Ipotesi. Il cervello è l'ultimo e più complesso prodotto dell'universo conosciuto. Come ultimo prodotto conserva in qualche modo i processi precedenti. Il cervello proviene da quei processi ed è in grado di ripercorrerne e ricostruirne i momenti. In ultima analisi di coglierli.

In termini più generici. a) Il pensiero riflette e coglie l'organizzazione della materia. b) La logica dell'universo è una logica duale. Anche fisicamente duale. Il pensiero umano riflette questo dualismo. c) Il cervello ha la capacità di ripercorrere i processi di produzione dell'universo.

[due livelli di logica]

L'uomo nella sua ricerca per l'individuazione delle strutture del mondo esterno e interno ha scoperto l'esistenza di due tipi di logica.

a) [Logica del concreto], che si muove al livello dell'astrazione e della generalità. In grado di cogliere attraverso l’astrazione i nessi dell'organizzazione della materia. Possiamo anche indicarla quale logica della mediazione, dei nessi, della generalità. In grado di raggiungere il contenuto, la sostanza della realtà (concreto: vedi anche “la logica dialettica” in @P&R).

b) [Logica del reale], che si muove al livello dell'evidenza e della percezione. In grado di cogliere le forme della realtà immediatamente tangibili e percepibili. Possiamo anche indicarla quale logica della realtà colta nella sua immediatezza. O anche logica della totalità.

 

A cosa fanno capo i due livelli?  Perché due livelli?

Per rispondere è necessario partire dal processo di produzione della materia (vedi la legge della riproduzione allargata e la legge dell’equivalente generale in @4PP2).

Tutto ciò che noi sappiamo è che la materia si produce e si riproduce e che nel farsi di questo processo si organizza. - La fisica è quella scienza che studia l'organizzazione della materia e il suo processo di produzione / riproduzione al livello più elementare, diciamo al suo primo livello. Studia in altre parole  la logica della materia al livello elementare della materia.

 

[logica della produzione della materia]

[le leggi della materia] - Anche se solo nella fase descrittiva delle sue leggi, siamo già in grado di chiederci quali siano le regole che governano la materia.

Queste regole, queste leggi, altro non sono che i nessi che tengono insieme l'universo. Ora cosa significa nesso in questo senso?  Cosa sono i nessi della materia?

[i nessi della materia] - I nessi sono quei momenti reali del processo di produzione della materia  quando  gli scambi e i rapporti interni tra elementi della materia creano nuove condizioni per la formazione del processo di produzione e di riproduzione della materia.

Questi nessi - sintesi di scambi e rapporti a un certo livello di complessità - altro non sono che veri e propri nessi logici.

In altre parole la produzione della materia dà vita a un'organizzazione e questa organizzazione altro non è che la logica di quella produzione specifica. Come quella produzione avviene è la sua logica. Scambi e rapporti della materia danno vita a produzioni specifiche, danno vita a logiche specifiche. Le sintesi così non sono frutti della logica del pensiero umano. Sono sintesi generate dalla logica di produzione della materia. In questo senso le  «forze»  del mondo fisico sono queste sintesi nella loro realtà materiale, nella loro materialità. - Noi non conosciamo la forza di gravità nella sua fisicità - ma solo nelle sue manifestazioni.  È probabile che le forze siano a loro volta solo delle leggi e che la difficoltà di riconoscerle dipenda dal fatto che la loro concretezza è diversa dalla realtà, se per reale intendiamo l'esistente nella sua forma fisica.

[il fenomeno] → è il modo di manifestarsi dell'organizzazione della materia - così come il linguaggio è il modo di manifestarsi del pensiero umano. Un'analisi delle forme prese dalla materia nel corso del suo processo, sia quando si manifesta nella sua fisicità reale, sia quando si manifesta nella sua materialità fenomenica concreta, compresa una sistemazione critica di questi concetti, porterebbe molto avanti la conoscenza del mondo fisico e materiale.

[il motivo] → rappresenta il nesso del processo nella sua totalità e nella sua generalità. È ciò che c'è di durevole nei fenomeni (vedi oltre).

 

In sintesi.

1) [la materia ] si organizza attraverso una serie di nessi che a loro volta organizzati formano un sistema logico di leggi. Questi nessi di volta in volta prendono varie forme. Una delle più comuni è quella di forza.

2) [il vivente] segue a un livello diverso il medesimo processo. La logica della materia inerte rimane la sua base. Su quella si innalza la logica del vivente.

3) Con l'uomo il vivente cioè la materia, esprime un nuovo livello che è quello dell'organizzazione che riflette se stessa, della logica che riflette/coglie se stessa.

 4) [la riflessione] è il punto più alto raggiunto dallo scambio.  - È la sintesi dello scambio ge­ne­rale che è alla base della organizzazione della materia  ma conserva in sé il dualismo di ogni scambio.

[intorno al concetto di scambio]

Qualcosa al posto di qualcosa. La contraddizione fra forma e contenuto, l’apparire rovesciato della realtà  possono dipendere dalla struttura stessa dello scambio che governa il processo di produzione della materia e ne provoca il movimento. Qualcosa al posto di qualcosa. Una cosa al posto di un’altra. Dove c’è l’una l’altra scompare. E ambedue fanno capo a qualcosa che le unisce e non si vede. Una volta unite mettono capo a qualcosa che si presenta come una unità nuova. Unità che nasconde, fa scomparire le componenti che le hanno dato vita e rimangono la sua base. Processo che non viene percepito né dai sensi né dal pensiero immediato.

Lo scambio produce tre fenomeni. 1. Il movimento generato dallo scambio. Ogni scambio implica e presuppone almeno un movimento. 2. L’occultamento del processo dello scambio. Sia quando un qualcosa assorbe un qualcosa, sia quando due qualcosa uniti producono un terzo qualcosa. 3. Ciò che rimane nascosto nel corso del processo il più delle volte prende la forma di un nesso. Questo qualcosa che unisce ma non appare è un nesso.

Il fondamento astratto e filosofico dello scambio è il rapporto fra essere e nulla. Lo scambio che si verifica fra essere e nulla è alla base dei fenomeni dello scambio. È lo scambio assoluto. Produce sia il nesso che rappresenta il contenuto dei rapporti, sia il nesso che si nasconde alla base di ogni sostituzione.

Il rapporto è a sua volta un nesso. Il rapporto è in sé uno scambio nel senso che senza scambio non esistono rapporti.

Nel concetto di cambio (scambio) è incluso il concetto di sostituzione. Ogni sostituzione comporta una negazione. Le produzioni generate dagli scambi comportano a loro volta delle negazioni. Le negazioni rovesciano il contenuto degli scambi e creano rapporti e relazioni fra positivo e negativo, fra forma e contenuto.

– In SCF/160 Janner ci rivela che sin dal 1700 si riteneva che il concetto di forza non fosse altro che un concetto relazionale il quale descriveva convenientemente relazioni empiriche e misurabili fra fenomeni. Interpretazione che concorda con quella che fa dello «scambio» il punto di partenza della realtà.

[intorno ai concetti di legge, necessità, causale, casuale, possibile, probabile, motivo]

(cfr Havemann - DSD/122 e ssgg, e vai a §DSD)

[legge & necessità] - La legge indica ciò che è possibile e lo distingue da ciò che è impossibile. Ciò che è impossibile è determinato per necessità, cioè l'impossibile è distinto dal possibile per necessità assoluta.

Ma se l'accadimento, il reale, è determinato secondo legge per necessità  soltanto come una cosa possibile  che può accadere ma anche non accadere, allora se accade, accade non per necessità ma solo casualmente.

(La necessità si pone in rapporto direttamente dialettico con la possibilità. Il loro processo spirale è una delle forme dialettiche del processo in sé. Una forma in cui si presenta la possibilità, è la libertà.)

[casuale  & possibile] - I fatti reali non derivano per necessità l'uno dall'altro. Ma solo le possibilità dei nessi causali sono determinate per necessità secondo legge. Ecco la casualità oggettiva di ogni singolo processo reale.

[causale & casuale] - Il causale è necessario poiché nell'irripetibile e nel temporaneo compare per necessità il permanente e il duraturo ma solo casualmente.

La casualità è necessità assoluta poiché senza casualità tutto ciò che è irrepetibile e transitorio sarebbe già necessità.

§• È la media delle leggi statistiche a creare la causalità delle leggi macroeconomiche. Verrebbe da dedurne che la formazione della media è statistica, ma che la media in sé abbia la caratteristica della stabilità. Stabile significa ricorrente, quindi prevedibile. – In Marx il concetto di medio è fondamentale.

[l'assoluto] - Solo nella forma del casuale il necessario è assoluto. Il casuale è una categoria oggettiva della realtà.

[il probabile] - Anche questa casualità è determinata per legge, cioè dal grado delle sue possibilità, ossia dalla sua probabilità /135/. La scienza moderna tende a misurare il grado di probabilità sul grado di at­tesa che un evento si verifichi o meno. ® Il grado di attesa è soggettivo, non a caso viene identificato con il termine «credenza». Penso che il grado di probabilità sia oggettivo. La possibilità che su 50 palle nere e 50 palle bianche contenute in un’urna io abbia x probabilità di estrarre una palla bianca o una palla nera nulla ha a che vedere con il mio grado di aspettativa, bensì con un risultato oggettivo di tipo probabilistico. La probabilità è un  nesso che riguarda il flusso degli eventi nel 4PP, non un livello di fiducia (un concetto che manca alla logica hegeliana è il concetto di probabilità).

[il possibile] - Il possibile è mero possibile. Può accadere e non accadere (all'interno delle leggi).

Il possibile non può essere che casuale. Tuttavia il possibile è reale e determinato. Il possibile come componente della realtà. La realtà è fatta da ciò che è possibile oltre da ciò che è.

Il rapporto fra possibilità e realtà non è causale → è casuale.

La forma in cui il possibile diventa reale è nella produzione di cause ed effetti che sono limitati nella più ampia sfera del possibile.

Il caso, casuale nel possibile ma causale nel necessario.

§• Leggo CMT. Un bel libro sulla fisica astronomica. Una prima [R. Nel possibile tutto è possibile. Una seconda. Il possibile governato dalla legge degli opposti. Ma noi viviamo solo in uno di questi opposti. L'altro, l'opposto invisibile è invisibile ma tuttavia si fa «sentire». Attraverso la contraddizione. Il caso della materia oscura. Oscura ma anche negativa. Negativa cioè di segno opposto.

[il motivo] - Nel causale appare il reale, sorge dalle sue cause, ma nel possibile non appare la causa bensì il motivo dei fenomeni.

Il motivo è ciò che c'è di persistente nei fenomeni. La causa e l'effetto, ciò che è transitorio, ciò che → estraiamo dal flusso.

Il motivo è proprio del flusso, del processo. La causa e l’effetto organizzano il processo ma non individuano la sua concretezza. Il motivo coglie la direzione del flusso nella sua complessità.

[causa & motivo] - Differenza fra causa e motivo. Nulla avviene senza motivo anche il casuale. Il motivo sta al fondo dei fenomeni. La causa appare solo momentaneamente nel flusso del processo del divenire - 4PP.

 

In sintesi

-       Il motivo come legge interna dell'intero processo.

-       Il causale come legge del reale determinato ma non del reale possibile .

-       Il casuale come legge del reale possibile.

 

[qualche altra riflessione sul concetto di legge] - Le leggi sono tendenziali e hanno al loro interno dei correttivi. Cosi la legge tendenziale della caduta del saggio di profitto e la legge generale della crescente miseria nel mcp, continuamente rallentate da fenomeni contrari, non sono osservabili e si manifestano solo nei momenti di crisi.

Jordan (cfr IDFM/89) → la causalità assoluta del mondo macrofisico si presenta come una conseguenza della acausalità statistica della microfisica. © La acausalità di Jordan equivale alla casualità del mondo microfisico. In altre parole il mondo microfisico è retto da leggi statistiche poiché solo le leggi statistiche possono calcolare la casualità degli eventi microfisici.

 

[considerazioni sul concetto di forma]

[La forma] - La forma non è l'apparenza della realtà ma come la realtà appare - è l' esistenza fenomenica della realtà. È un momento del movimento della realtà (vai a @CONV).

La forma è l’esistenza fisica di qualcosa di altro. - La materia è una forma d’esistenza dell’energia. - I vari minerali sono una forma d’esistenza della materia. - Il contenuto di solito non è visibile, non è umanamente fisicamente percepibile.  La forma sì.

[fenomeno & forma] - Il fenomeno si rivela sempre sotto l'aspetto di una forma, la quale - quale concentrato di una realtà, meglio di una concretezza - ha in sé tutte le contraddizioni, la storia passata e presente, la storia futura che quella realtà hanno fatta e faranno.

Se ci si attiene al fenomeno, si finisce col non capirne più la vera origine. Si possono certo formulare delle leggi empiriche, se ne disconosce però il funzionamento d'insieme. Non si riesce a cogliere veramente la generalità (SSME/166-167).

[forma & necessità] -  La forma è il risultato della necessità che l'ha fatta tale (cioè quale è) e delle possibilità che possono trasformarla.

[contenuto & forma] - Lo stesso contenuto può apparire in molte forme e nella stessa forma possono trovarsi più contenuti. Esistono forme senza contenuti?  (DSD/214esgg).

[tempo & spazio] - Il tempo e lo spazio sono le forme prese dal processo di produzione della materia (che a sua volta è il modo di apparire dell'energia) (vedi anche §FB).

[continuità & discrezione, quantità & qualità]

La quantità prende la forma della continuità. La qualità la forma della discrezione. Questo coglie H. quando nella ripetitività amorfa della quantità dell'infinito matematico vede la falsa infinità. Qualcosa cioè che si aggiunge meccanicamente senza provocare cambiamenti.

Quando l'accumulazione (produzione allargata) si trasforma in qualcosa d'altro allora si è verificato un salto di qualità. Non a caso è la quantità di qualità a provocare il salto ulteriore della qualità. & Il salto di qualità è dunque sempre discreto. Anche quando si giunga al salto attraverso l'aggiunta di infinitesimo a infinitesimo si ha un sdq. A un certo punto un infinitesimo ha una valenza diversa dagli altri infinitesimi. Provoca il salto. È un infinitesimo di qualcosa d'altro.

Il problema dunque è di accumulazione e di salto. Naturalmente ogni salto prende corpo in qualcosa di definito di concreto di tangibile. Un salto profondo può anche essere determinato da una serie di salti intermedi. Questo per esempio vale per la biologia. Gli anelli (più o meno mancanti) sono comunque salti intermedi. Semmai dunque la gradualità è gradualità di salti. Non continuità pura come si vorrebbe. È continuità della discontinuità, continuità nella discrezione.

Rimane un problema. Quello dei numeri. Dell'infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Non è vero che l'infinitamente piccolo è divisibile all'infinito. È matematicamente divisibile all'infinito. Nel senso che è divisibile all'infinito quantitativamente. La quantità è divisibile all'infinito. La qualità no. Poiché ogni suddivisione ulteriore o ogni ulteriore accrescimento possono mutarne la qualità. Non a caso alcuni numeri come i numeri irrazionali (il 2 per esempio) possono essere suddivisi all'infinito senza mai passare al successivo. Tuttavia questi numeri sono lì a dimostrare che anche la quantità pura subisce la legge del salto nel senso che l'accumulazione o la suddivisione infinita non permette loro di compierlo.

[riflessione sui concetti di relatività, di assoluto e di oggettività]

[matematica & fisica - l'assoluto] - Non capiremo la matematica se non approfondendo il rapporto quantità-qualità. La qualità speculare negativo della quantità? Oltre una certa soglia (oltre la «singolarità») tutto si trasforma, si riversa nel proprio contrario. La logica quantità - qualità potrebbe rintracciarsi nella particolarità di travaso - trasformazione. Il processo nel suo corso, nel corso della sua produzione si riversa continuamente in qualcosa d' altro e in questo passaggio si trasforma in qualcosa d' altro. Pur mantenendo una memoria della trasformazione.

Altra cosa da capire è come nel «processo» non ci siano punti di partenza né di arrivo. Probabilmente i punti di partenza e di arrivo sono dati dal livello sottostante di causa ed effetto. Ogni causa è un inizio che a sua volta è l'effetto di un'altra causa e genera un effetto destinato a divenire causa. Questa è un'ipotesi legata al concetto di progresso.

Altra ipotesi è concepire la realtà - realtà composta di livelli ognuno dei quali con leggi che gli sono proprie ma che risentono delle leggi degli altri livelli.

La «relatività» è legge fisica, la quale non esclude tuttavia l'oggettività. Così a una legge della relatività generale - essenziale per proseguire nella comprensione dell'universo e della realtà che ci interessa - fa riscontro una legge dell'oggettività generale. (Per esempio cfr CMT/34). Così «l'assoluto» è un insieme, il risultato di tutte le leggi (cfr Lenin ME/OSL/3°/107), ma non è a sua volta una legge. Ora l'oggettività generale non comporta in sé l'assoluto. L'assoluto è più pertinente alla relatività che all'oggettività. Ogni relatività può produrre un assoluto. Ma la relatività di tutti gli assoluti non produce automaticamente l'assoluto della somma delle relatività. Probabilmente l'assoluto (idem la sostanza, la verità) come concetto va eliminato. Sostituito, meglio, con il concetto di sintesi. Più idoneo a esprimere il passaggio e la trasformazione della complessità in semplicità.

 

[relativismo] - Il relativismo è una delle forme prese dal 4PP.  Nel senso che ogni oggetto è tale solo relativamente a qualcosa. L' oggettività formata da un insieme di relazioni, di scambi. Questo insieme di relazioni, di scambi ha una sua direzione. Il «motivo» di Havemann. Questa direzione nella testa degli uomini prende la forma del senso (il senso del qualcosa). Questo senso prende la forma di una sintesi. La sintesi può prendere la forma di un assoluto. Questo assoluto si rivela alla fine del processo in oggetto. Questo assoluto può prendere la forma del «motivo».

(12.6.08 - Leggo una riflessione sul concetto di relativismo. Due relativismi. Il relativismo concettuale. Due verità. La verità di oggi, la verità di ieri. Alla pari. La verità di ieri ha il medesimo valore della verità di oggi anche se opposta. Forse lo chiamerei relativismo filosofico o revisionismo speculativo. Da distinguersi dal relativismo oggettivo. Oggettivamente la verità di ieri aveva una sua validità storica, pur non risultando vera alla luce del massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto oggi.)

 

[struttura-concreto, assoluto-oggettività]

Nella realtà la teoria si schematizza.  Trasformata in una serie di nessi schematizzati in regole.  Regole, dunque.  Regole per l'azione e schemi per fissare i nessi trasportandoli dal concreto al reale.  Questo passaggio può anche fissarsi in strutture.  Si può anche dire che le strutture sono le forme nelle quali si fissano i nessi (logico - materiali) della realtà. La stabilità di una forma totale è data dalla riproduzione del suo ciclo totale.  I nessi che danno vita alla riproduzione rappresentano la struttura di quella forma sia essa fisica, biologica o sociale.

Ovunque ci sia una struttura, questo è uno schema della realtà (dell'aspetto reale del processo).  Schema fissato e stabile. Il processo è serrato all'interno dell'oggetto.  Il processo è solo ripetizione/ riproduzione del ciclo totale.  I mutamenti non rompono la riproduzione totale del ciclo.  Avvengono all'interno del ciclo.  È per questo che tutti i suoi presupposti appaiono come risultato (CAP 2°/104). Nel concreto (nell'aspetto concreto del processo), al contrario, non ci sono strutture.  Non ci sono rapporti di causa - effetto.  Il causale vi è bandito. La dialettica possibile - impossibile, quantità - qualità, forma - contenuto, possibile - necessario, la presenza del casuale come legge del possibile permette solo analisi concettuali complesse che seguano il movimento concreto, analizzino le forme reali, i rapporti fra costituito - costituente, eccetera. 

È l'assoluto a saltare e con l'assoluto le certezze dell'assoluto.  Tuttavia la perdita della certezza e la perdita dell'assoluto non comporta, come vanno scrivendo e riflettendo filosofi e scienziati degli anni '90, o i cattolici nel 2000, la perdita dell'oggettività o la sua fine, come si ama dire.  L'unico assoluto che permane è l'oggettività del processo che si snoda senza assoluti.  Assoluto è il passaggio dal possibile al necessario, un attimo del processo, un suo «passo», un suo momento.  I momenti sono assoluti come tali, nella loro unicità.  Ma appena li componi insieme, nella loro complessità, divengono relativi.

In realtà il positivismo, quale ideologia scientifica delle formazioni borghesi capitalistiche, coglie del concreto il solo aspetto reale.  Realtà che si presenta in forme organizzate in strutture, riconducibili, anche se con notevole forzatura, in algoritmi quantitativi e concetti logico - mate­ma­tici.

 

(continua in Realtà & ma.dial)

 

 

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[Havemann

 

“Logica della materia”  [@LOGMAT]

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