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Oggettività e realtà

(► continua da @R&M)

 

§* Non esiste il primo assoluto, la partenza di un processo in assoluto. A esistere al contrario è la realtà. Che va indagata, analizzata, conosciuta.

§* Ogni realtà è il prodotto di uno scambio. Ma ogni scambio è anche un rapporto. Così la cosa in sé non è conoscibile, come voleva Kant, soprattutto perché la cosa in sé, la singolarità fondamentale, la legge delle leggi, non esiste.

§* Si avverte che per questi autori (quelli dell’accademia) la realtà è come fuori dalla conoscenza. E la conoscenza è una materia, un branca del sapere codificato. La realtà per qualche verso ne rimane fuori. Questa la differenza con Marx, Engels, Havemann, Vygotskij e in genere gli autori autenticamente marxisti e materialisti. (Poiché anche i marxisti possono non essere materialisti, cioè falsi marxisti).

 

[oggettività della realtà]

L'oggettività della realtà non si presenta mai come un'evidenza. La realtà non è evidente. L'oggettività della realtà non è evidente. L'oggettività della realtà è un risultato. Conseguito attraverso l'individuazione del processo entro il quale la realtà si forma. Si forma ma non prende forma. In altre parole la realtà va individuata, analizzata, fondata (da Ma.dial e non).

 

[realtà del mondo fisico]

(ago 05 ‡ mar 08) Finisco il libro sulla quarta dimensione (QDR). Tempo e spazio non esistono, eccetera. La realtà, non coglibile né definibile.

® Cosa chiamo realtà?

1. La certezza di esistere. 

2. La certezza di non poter mettere in dubbio la certezza di esistere.

3. La certezza che determinate azioni producono determinate conseguenze.

4. La certezza che esiste un insieme di oggetti, azioni, fatti che esisteva quando io non esistevo e che esisterà quando io non esisterò più.

5. La certezza che esiste un insieme di oggetti, azioni, fatti anche se io non li vedo.

I punti 4 e 5 rappresentano la base del concetto di oggettività. Il punto 4 rappresenta la base dei concetti di passato e futuro. Il punto 3 rappresenta la base del concetto di processo di produzione e riproduzione. I punti 1 e 2 rappresentano la base del concetto di autocoscienza.

 

[oltre il fondamento biologico dell’Io]

Ancora una [R sulla struttura della realtà. La ricerca sul fondamento biologico (neuronale) dell’io è corretta ma non risolutiva. Non si possono individuare le leggi dei livelli superiori di organizzazione della materia a partire dalle composizioni di base come il neurone. Le leggi dei livelli superiori sono ricavabili solo dall’osservazione diretta dei singoli fenomeni, ognuno nel loro specifico complesso e dalla analisi del loro funzionamento. Si basano esclusivamente sull’osservazione e sull’esperienza che si fa della loro esistenza.

Sappiamo che la gravità esiste, ne conosciamo alcuni effetti ma praticamente nulla sappiamo della sua struttura. Se ha una struttura (a volte al posto di struttura sarebbe più proprio parlare di configurazione). O cosa sia. Probabilmente si tratta di un nesso (cfr seguito). Non sappiamo nemmeno se abbia una storia. Quale sia questa storia.  Non sappiamo cioè quando, come, perché si sia prodotta. Sia stata prodotta.

La difficoltà consiste nel fatto che le esperienze dei fenomeni di cui ci stiamo occupando non sono immediatamente percepibili. Sono il risultato di una serie di mediazioni ricavate dall’osservazione, dagli effetti che il fenomeno produce sulla realtà osservabile, e dall’analisi dell’osservazione di questi effetti. Analisi che ci permette di risalire al fenomeno che li ha prodotti e alle sue leggi. Ora queste leggi, come le leggi di formazione del 4PP sono leggi dei livelli superiori. Le conformazioni di base o gli «oggetti» di base di questi processi, esaminati o da esaminare, sono a loro volta complessi. Risultato e sintesi di più determinazioni.

La merce è alla base del processo di produzione del capitalismo e quale elemento di base non è scomponibile. L’unità elementare del mcp è la merce. Non è il valore di uso né il valore di scambio, bensì quell’oggetto che deriva dai due valori e che li fonde senza superarli. La contraddizione permane poiché non li supera. D’altra parte già il valore di uso e il valore di scambio sono oggetti che racchiudono in sé più determinazioni. La produzione umana, il lavoro, lo scambio, la circolazione, eccetera che hanno concorso e concorrono a formarli.

La molecola d’acqua è sì composta da idrogeno e ossigeno. Ma alla base delle leggi dell’idraulica troviamo la molecola d’acqua. L’idrogeno e l’ossigeno nulla hanno a che vedere con le leggi dell’idraulica. Anche se possono influenzarle.

Allo stesso modo gli oggetti di base o unità elementari che presiedono alle leggi della macrofisica sono le forze. Individuabili solo come tali, cioè forze. Forse riducibili a una sola forza. Ma allo stato delle cose non scomponibili né semplificabili a oggetti di base che probabilmente le sottendono come valore di uso e valore di scambio sottendono la merce.

Nel passaggio dalla microfisica alla macrofisica assistiamo a una totale inversione di alcune leggi fondamentali che governano i due campi. Né è possibile applicare le leggi della microfisica alla macrofisica o viceversa.

Mi sembra corretto una volta individuati gli oggetti di base dei processi complessi (superiori) indicarli come «unità elementari». Unità poiché sintesi. Unità di elementi prima distinti che si fondono in un elemento unico, con caratteristiche proprie che non sono necessariamente la somma delle caratteristiche degli elementi che ne hanno formato il presupposto. Elementari poiché in quanto sintesi si sono autonomizzati e  una volta autonomizzati li troviamo alla base di processi specifici quali il mcp, l’idraulica, i sistemi delle forze, &c.

La realtà ultima di queste sintesi è la loro storia. Come e perché si sono prodotte. Quali leggi le abbiano prodotte e quali leggi esse abbiano prodotto. Dove ogni momento specifico, ogni autonomizzazione altro non è che un «momento» della storia del loro stesso processo di produzione. E in quanto processi autonomi posseggono una loro organizzazione identificabile in una struttura.

Collante dell’organizzazione e dei processi di produzione e riproduzione della materia (e dell’universo) sono i nessi. I nessi non sono oggetti elementari. Sono sintesi di processi. Processi di rapporti. Rapporti = scambi. La relatività di Einstein ha per oggetto un rapporto. Anche le «forze» celano in sé rapporti. Sono questi rapporti che vanno individuati. È la «storia» di questi rapporti che va scoperta. E non gli oggetti che pur essendo alla base di questi rapporti e della loro storia, non ne formano la base. Come ossigeno e idrogeno pur essendo alla base della molecola d’acqua non sono sufficienti per individuare le leggi dell'idraulica. Così come non conosciamo la storia della produzione di queste leggi. Leggi che altro non rappresentano che l’organizzazione dei momenti di quella storia.

L’idea che l’oggetto micro, base dei livelli inferiori, una volta individuato (scoperto) sia sufficiente per cogliere le leggi dei processi complessi superiori, poggia sulla concezione che la materia sia formata da elementi fisici di base. E che da essi provenga. Che essi siano la sorgente della storia della materia.

Mentre sappiamo che la materia è il risultato di processi e sintesi di rapporti e di scambi. E che è la storia di queste sintesi e di questi rapporti che va individuata. L’obiettivo è di individuare e cogliere questi rapporti, queste sintesi. La loro storia. Quando e come sono stati prodotti. Individuandoli verremmo a capo di quelle strutture fisiche e le loro leggi, sostanzialmente misteriose, che scopriamo ma non riusciamo a cogliere. L’energia, il tempo, lo spazio, &c.

Per individuarli è quanto meno necessario superare il lomat. Superare non eliminare. E passare al ma.dial. Riorganizzandolo là dove è necessario per renderlo aderente alle necessità della ricerca.

Il pensiero, il rapporto fra pensiero e realtà non sfugge a queste leggi. Il pensiero ha sì la sua base nella struttura biologica dell’uomo ma la produzione del pensiero e il suo rapporto con la realtà ha di gran lunga superato quella base. Non a caso Hegel fa coincidere l’analisi della logica umana con la sua storia. Nella FENN analizza e individua la sorgente della logica. Nella SDL lo sviluppo che deriva da quel cominciamento. E fa coincidere questo sviluppo e il contenuto stesso della logica dalla storia della produzione del pensiero filosofico  (25 ago 05 ‡ marzo 08).

[coscienza umana e realtà]

Corsera. Recensione di Prattico sul libro di Enrico Bellone. Bellone sembra negare l’esistenza della cosa in sé. Della realtà oggettiva. Quella realtà fuori di lui che l’uomo penetra gradualmente. L’oggettività sembrerebbe sostenere B. non è nella realtà esterna. Essa è racchiusa nel rapporto fra l’uomo e la realtà. Questo rapporto trova la sua ragione di essere nell’adattamento. Una funzione legata all’istinto di sopravvivenza, a sua volta e di volta in volta prodotto secondo le leggi della selezione naturale. 

Per cui alla fine, sembra sostenere B., l’intelligenza, la riflessione, il pensiero dipendono dall’attività neuronale. Conseguenza. Anche la cultura ha una base biologica. Anche la cultura uno strumento dell’istinto di sopravvivenza.

Il tentativo di superare il concetto della cosa in sé mi sembra apprezzabile. Cosa in sé sa di riflessione filosofica, puramente e tradizionalmente speculativa. Ma l’oggettività della realtà non ha molto o ha molto relativamente a che fare con la verità e con l’essenza della cosa in sé. La realtà è quella che è. Individuiamo come oggettività l’esperienza che ogni organismo biologico fa del mondo esterno. Non ha bisogno di altre definizioni. Oltre a essere quella che è, è anche la condizione dell’esistenza dell’uomo. Che ne fa parte. E con la produzione della coscienza ne rappresenta il punto massimo conosciuto di sviluppo.

Per il solo fatto di avere un rapporto con la realtà, l’uomo ha un rapporto con sé. E per il solo fatto di avere un rapporto con sé, l’uomo ha un rapporto con la realtà. Questa è l’oggettività della realtà e questa è l’oggettività dell’uomo.

La realtà è fuori e dentro l’uomo. A seconda che l’uomo venga collocato fuori o dentro la realtà. Diciamo che quando l’osserva appare fuori. E quando la vive appare dentro.

Il contenuto di queste analisi è il dualismo. Ogni oggetto osservato non è mai singolo. In primo luogo perché fa sempre coppia con l’osservatore. E questo è il dualismo che nasce con la nascita della coscienza. La coscienza per la sua sola qualità di poter osservare se stessa, dà origine a un dualismo. Nel momento in cui rifletto mi sdoppio. In secondo luogo perché ogni realtà, ogni oggetto reale è la sintesi di più determinazioni, di più forze, di una serie di condizioni. Di un processo che è alimentato da contraddizioni interne e da contraddizioni esterne. Contraddizioni che prendono la forma di conflitti. E ogni conflitto è di per sé prodotto da una scambio e produce a sua volta uno scambio. Motivo per il quale ogni realtà è il prodotto di scambi. Ma ogni scambio è anche un rapporto. Così la cosa in sé non è conoscibile, come voleva Kant, soprattutto perché la cosa in sé, la singolarità fondamentale, la legge delle leggi, non esiste.

In altre parole non esiste il primo assoluto, la partenza di un processo in assoluto. E questa ricerca del primo assoluto e della causa prima è solo la ricerca dell’assoluto in sé, dell’assoluto con la A maiuscola. Un assoluto in sé inesistente. Una vaga sia pur profonda reminiscenza magica.

A esistere al contrario è la realtà. Che va indagata, analizzata, conosciuta. Capita per quello che è. Nei molteplici livelli che produce. Con le leggi che governano ogni livello. E le leggi che governano la totalità. Le leggi della totalità e della generalità. La produzione continua, la riproduzione allargata, l’equivalenza generale.  Eccetera.

E qui mi sembra consista la difficoltà. Perché quello che si ricava indagando la realtà fa dell’uomo un incidente del processo universale. Oppure no? Allo stato della conoscenza siamo la produzione migliore della realtà universale. La sua coscienza logica. La realtà universale che riflette e pensa se stessa. L’uscita dalla casualità. Ma questo – vai a capire perché – non ci appaga.

La questione? Non riusciamo a vivere in funzione di ciò che siamo. Sentiamo la necessità di una ragione superiore. Come gli animisti sentivano la necessità di scovare un'anima negli oggetti naturali e non che formavano il loro mondo. Un «sentito» magico. Non riusciamo a accettare di essere un incidente del processo generale. Non consideriamo che quell’incidente è il prodotto più completo, complesso, elaborato e sofisticato del processo generale che conosciamo. Considerazione che raramente ci viene in mente e quando ci viene in mente non ci appaga. Il concetto di processo generale è troppo ostico per essere digerito tranquillamente (da fpg mer, 27 dic. 06).

 

[realtà e senso della realtà]

Penso che il senso della realtà abbia un suo fondamento oggettivo. Questo fondamento va trovato nel rapporto fra la realtà e la capacità umana di rifletterla. Se l’uomo ha la capacità di riflettere la realtà, la totalità di questa riflessione è il senso che l’umanità ha della realtà. E questo senso è esistente e oggettivo. Questo senso è l’equivalente del massimo di coscienza possibile. E il massimo di coscienza possibile esiste anche se non è soggettivamente percepibile. Questo senso equivale a un nesso della realtà. La natura organizzandosi acquista un nesso in più (più di uno veramente). Il senso della realtà è uno di questi nessi. Legato alla natura, alla materia che riflette se stessa.

Se si ipotizza invece che l’uomo non abbia la capacità di riflettere la realtà sarà necessario capire come riesca ad accendere e spegnere un fuoco, a curare il cancro, a mettere in orbita un satellite.

Il fatto che nell’uomo la ricerca del senso faccia parte di uno dei suoi caratteri costituenti è una prova che la mente umana riflette la complessità del processo della natura (da fpg 11 ago. 03).

 

(sul tema "pensiero e realtà" vedi @P&R e @PP)

 

 

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“Oggettività e realtà” [@O&R]

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