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Rapporto pensiero – realtà

§* Il pensiero riflette la realtà e la realtà prende forma nel pensiero. Non è il pensiero che fonda la realtà, ma è la realtà che fonda il pensiero.  È con il pensiero umano che la realtà prende coscienza di sé. La realtà è rappresentata dal nostro grado di coscienza della realtà.

§* Le categorie e i modi d'essere del pensiero derivano dalla realtà o meglio dal processo della realtà alla quale si riferiscono. La loro forma è determinata dall'organizzazione di questo processo.

§* La logica generale riflette il rapporto fra l’umanità quale soggetto e l’organizzazione della materia quale oggetto, la logica individuale riflette il rapporto fra l’individuo quale soggetto e il mondo nel suo insieme (umanità compresa) quale oggetto.

§* La rilettura della FENN di Hegel mi ha fatto scoprire il valore che H. attribuisce al linguaggio. Vero tramite fra il pensiero e la realtà. Dove il linguaggio rappresenta l'esperienza accumulata dalle generazioni precedenti nel rapporto con la realtà.

 

[dialettica pensiero-realtà]

La materia producendo la coscienza di sé fonde in sé, potenzialmente, il soggetto con l'oggetto. Il pensiero riflette la realtà e la realtà si realizza nel pensiero. Si  «realizza» nel senso che è  con il pensiero umano che la realtà prende coscienza di sé. Due momenti della realtà allora. Una in sé priva di coscienza di sé. Fuori dal pensiero umano. E una per sé cosciente di sé. Questo secondo sé è tutt'uno con la coscienza. La realtà dunque non è creata dalla coscienza (come vorrebbero gli idealisti) ma prende la propria forma nella coscienza. La coscienza fornisce alla realtà una forma più compiuta di quanto la realtà abbia fuori dalla coscienza. È attraverso il pensiero che la realtà coglie se stessa (da fpg 15.9.09).

 

[capire la realtà]

Il problema centrale dell’uomo è capire la realtà. Per capire la realtà è necessario capire la realtà esterna ed è necessario capire la realtà interna. Immediatamente dopo il problema della comprensione della realtà, nasce il problema del rapporto fra realtà esterna e realtà interna dell’uomo. Poiché la realtà nel suo insieme esiste indipendentemente dalla realtà interna, ma la realtà interna condiziona la comprensione della realtà nel suo insieme. La realtà esterna è anche detta oggetto e la realtà interna è anche detta soggetto. L’intreccio fra la comprensione dell’oggetto, la comprensione del soggetto e del rapporto fra soggetto e oggetto domina tutto il sapere umano. I tre momenti di questa comprensione sono la religione, la filosofia e la scienza. C’è sempre un po’ di filosofia e di scienza nella religione, come c’è sempre un po’ di religione e di scienza nella filosofia, come c’è sempre  un po’ di filosofia e di religione nella scienza. Man mano che la comprensione della realtà si completa, la religione tende a scomparire e la filosofia a fondersi con la scienza. Questa tendenza alla comprensione massima della realtà è anche individuata con il concetto di presa di coscienza. Le varie branche della religione (come la teologia), della filosofia e della scienza rappresentano i vari momenti e i vari stadi della presa di coscienza dell’uomo (da fpg 16.2.03). 

 

[esperienza e realtà]

In realtà più che conoscere la realtà la sperimentiamo. Il passaggio al pensiero moderno, altrimenti scientifico, consiste nell’aver spostato il concetto di verità a quello di realtà e quello di realtà a quello di esperienza.

Rimane comunque il fatto che per sperimentare la realtà è necessario che la realtà esista. Per il soggetto la realtà è la possibilità di sperimentarla. Il soggetto ha bisogno della realtà per conoscerla e viverla. La realtà al contrario non ha bisogno del soggetto per essere. Ecco in cosa consiste l’oggettività della realtà (vai a @O&R).

Il fatto di poter sperimentare la realtà ci avverte non solo della sua esistenza bensì anche della possibilità di conoscerla.

 

[coscienza e forme della realtà]

(Appunto rapido sulla teoria del riflesso senza specchio).

1. La coscienza riflette come uno specchio. Questo è il problema. Per comprenderlo è necessario porre a contatto dello specchio l’oggetto così come si presenta. Scomposto nei suoi pezzi. Solo allora si comprenderà cosa ci sia dietro l’oggetto e come si presenta. (Non a caso Marx parla dei fenomeni come si presentano e, dopo l’analisi, di cosa ci sia dietro o dentro). Cioè di cosa è fatto l’oggetto nel suo insieme di forma e contenuto.

La questione è dunque che il processo storico non si presenta mai come tale, ma appare sotto la forma di un immediato, post faestum, cioè così come è nel momento in cui la coscienza l’osserva (e lo specchio lo riflette al momento).  In questo senso ogni oggetto è un fenomeno che si presenta come una forma conclusa, un immediato, il quale è a sua volta risultato di un processo che ha prodotto quella forma.

2.  Ma ci sono anche oggetti e fenomeni senza forme tangibili o osservabili (e non per via del troppo piccolo per l’occhio umano, o troppo grande, o troppo lontano, eccetera).  Lo sfruttamento capitalistico, per esempio, non è osservabile.  Il processo stesso in sé non è immediatamente osservabile.

Il fatto è che la coscienza riflette la realtà e il discorso si sposta sul modo di apparire della realtà. Se la realtà è fatta solo di oggetti osservabili e solo di oggetti fisici. Una reazione chimica è reale, è osservabile, ma non è un oggetto consistente. È un momento del processo della materia.  Un momento del trapasso da uno stato all’altro. In questo senso lo sfruttamento non è osservabile poiché i processi che lo producono si presentano in forme staccate e apparentemente separate. Queste forme sono reali, provengono dal mondo materiale né più né meno di come il pensiero proviene dal cervello.

In questo senso la coscienza le riflette nella forma della loro apparenza come fenomeno, secondo il livello (storico, cioè il momento del processo) raggiunto e dal fenomeno e dalla coscienza. A questo punto interviene non solo la materialità dell’oggetto ma anche la materialità dello specchio. Non solo la realtà del fenomeno ma anche la realtà storica della coscienza. Lo specchio con il tempo riflette contorni sempre più netti e processi sempre più complessi, semplificandoli. Ma a questo punto lo specchio è lo specchio collettivo, la coscienza collettiva.

Nota. La questione dei concetti di riflessione e di rispecchiamento. Scopro che li uso come sinonimi. Invece. Il riflettere riguarda esclusivamente il rapporto fra pensiero e realtà. Il rispecchiare riguarda anche il rapporto fra strutture della realtà. Mentre rispecchiare può essere usato per quanto riguarda il rapporto pensiero-realtà, riflettere non può essere usato quando una struttura x della realtà rispecchia una struttura y della realtà. Per chiarezza converrebbe usare il concetto di riflessione solo al rapporto pensiero - realtà. Rispecchiamento solo per il rapporto fra strutture, oppure momenti della realtà. La sovrastruttura rispecchia la struttura. La cultura rispecchia l'economia. Eccetera.

Per il concetto di rispecchiamento vedi come la differenza fra mezzi di lavoro e oggetti di lavoro si «rispecchi» nella differenza fra capitale fisso e capitale circolante (CAP 2°/165) – Accade questo di interessante.  La forma base più elementare rispecchia le sue differenze (che possono anche determinarne la struttura) nelle forme che ne derivano e che sono di solito forme superiori in quanto rappresentano un livello più avanzato del processo (quale che sia).  Ma nel rispecchiamento la natura dei due livelli rispecchia anche la differenza fra i due livelli. Così fra mezzi di lavoro e capitale fisso e oggetti di lavoro e capitale circolante, la differenza è sostanziale pur rimanendo il più elementare la base del più complesso.

 

[il pensiero riflette la realtà]

Nella "logica della materia" (vai a @LOGMAT) riassumevo in termini generici. a) Il pensiero riflette e coglie l'organizzazione della natura. b) La logica dell'universo è una logica duale. Anche fisicamente duale. Il pensiero umano riflette questo dualismo. c) Il cervello ha la capacità di ripercorrere i processi di produzione dell'universo.

Si parte dalla constatazione

1. Esiste un pensiero evidente poiché la realtà ci appare nella sua forma che a sua volta prende la forma dell’evidenza. Ma esiste anche un pensiero che penetra l'evidenza poiché la realtà non è solo forma ma anche sostanza. Questa sostanza non è evidente. Le leggi fisiche sono concrete e non evidenti.

2. Ne risulta  un universo fatto di oggetti e di nessi. Oggetti e nessi che riflettendosi nel nostro cervello con due logiche. Il cervello essendo l'ultimo e più complesso prodotto dell'universo conosciuto ne conserva in qualche modo i processi. Processi che è in grado di  ripercorrere e in ultima analisi di individuare.

3. I processi della natura non sono lineari. Nel loro manifestarsi rivelano momenti di complessità diversa la cui caratteristica principale è il dualismo. Dualismo che è nella realtà come è nel nostro cervello. Questo vale soprattutto nei rapporti con la natura esterna.

4. Nel rapporto con la natura interna le strutture del pensiero sono intrecciate quando non fuse a loro volta con  le strutture dell’emotività che è la forma presa dall’energia animale sin dai primi stadi. Energia a sua volta sviluppatasi in fasi successive, affastellate, proveniente dalle strutture materialmente e fisicamente sovrapposte del cervello umano (vai a §CEV). Questa crescita a strati complessi successivi crea nuovi parallelismi. Così da un lato riconosciamo la logica della ragione con il suo dualismo principale che prende la forma della logica della generalità e della logica della totalità. Dall'altro individuiamo la logica dell’emotività, che ci rimane più oscura anche perché meno indagata.
Inconsapevolmente tendiamo a separare le due logiche invece di individuarne lo sviluppo  e la provenienza dell’una dall’altra. Quasi ignorando che la logica della ragione ha le sue radici nei livelli più arcaici e sovrapposti del nostro cervello e rappresenta con ogni probabilità uno sviluppo della logica dell’emotività,
&c.

 

[due logiche]

Il dualismo della materia e del pensiero si manifesta sotto la forma di

1. pensiero logico generalizzante

2. pensiero logico totalizzante

Il pensiero generalizzante riflette il momento nel quale il fenomeno nel corso del processo che lo genera ha raggiunto la sua maggior compiutezza. Esempio. Nel processo di formazione della moneta, la generalizzazione del processo raggiunge la sua compiutezza con la fissazione dell'oro quale equivalente generale. Con l'oro il denaro (che presuppone l’oro) diventa il modo egemone che troviamo alla base di ogni scambio economico.

In quanto pensiero logico, il momento generalizzante rappresenta quel momento nel quale l’approfondimento della realtà ha raggiunto una sua compiutezza. È quel pensiero che tende a individuare il «motivo» del fenomeno. La scienza in genere fa parte del pensiero logico generalizzante (pur non avendo la coscienza di esserlo).

Il pensiero totalizzante riflette il fenomeno nella fase immediatamente precedente. Quando non ha raggiunto l’egemonia del campo nel quale si manifesta ma è ancora in una fase nella quale le varie manifestazioni del fenomeno convivono una accanto all’altra, somma dei fenomeni organizzati nella loro totalità  Nell’esempio delle monete, l’oro non ha raggiunto la fase di equivalente generale ma le varie forme di monete (dai sacchi di caffè alle conchiglie e simili) convivono una accanto all’altra.

Nella scienza il pensiero totalizzante equivale al momento della descrizione dei fenomeni che in seguito, una volta messi insieme, giungeranno a una sintesi generalizzata.

Si può anche giungere alla conclusione che il pensiero generalizzante equivale al pensiero logico, fondato, mentre il pensiero pratico, corrente è una delle forme prese dal pensiero totalizzante in quanto coacervo di più supposizioni non fondate.

Si può aggiungere ancora che il pensiero generalizzante riflette il contenuto dei fenomeni. Ne individua il processo. l pensiero totalizzante riflette la loro forma. Forma che si presenta sempre come un immediato.

Queste due logiche riflettono e danno vita a una serie di contraddizioni dialettiche.

L'intreccio di queste due logiche è in rapporto dialettico. Una è espressione dell'altra. Non esisterebbe processo di organizzazione della materia senza le due. O meglio le due riflettono, sono espressione del processo di organizzazione della materia.

[la logica dialettica] - La loro unità dialettica è ben riflessa dalla logica dialettica. Che, cogliendo ambedue le logiche in un unico processo, le scioglie in una sola logica, in un solo sistema logico che le conserva al suo interno. In altre parole la dialettica fonde le due logiche in una sintesi che le conserva al suo interno così come avviene nella realtà del concreto. Sintesi di più determinazioni di cui è composto il presente,  unione di presente e futuro, di reale e possibile. La sintesi raggiunta si presenta a sua volta come una forma.

La dialettica individua le forme duali del processo di produzione della materia quale la dialettica fra possibile e reale, casuale e causale, necessità e possibilità, &c. Individua nello stesso tempo l'organizzazione del processo nel suo insieme. 

Di pari passo con l’organizzazione del processo nel suo insieme la logica dialettica coglie quel momento della produzione del reale quando il fenomeno, raggiunta la sua compiutezza (il suo fine secondo Hegel), da mediato che era prende la forma di un nuovo immediato. Nuovo immediato che nega la sintesi precedente (conservandola in sé) per dare vita a un nuovo processo più complesso e ampio. (E questo è il processo alla base della riproduzione allargata).

 

[sui livelli logici] 

Primo livello. Dalla certezza dei sensi alla percezione. [Il soggetto riflette sull’oggetto e se ne appropria. Funzione del linguaggio nell’appropriazione].

Secondo livello. Dalla percezione all’intelletto. Nascita dell’autocoscienza e formazione del suo primo livello. [L’individuo raggiunge l’autocoscienza attraverso l’altro (che gli si oppone). Funzione del lavoro nel raggiungimento dell’autocoscienza. (Dialettica servo - padrone). L’essenza dell’individuo passa nel sociale (6ª tesi su Feuerbach)].

Terzo livello. Dall’intelletto alla ragione. Funzione della proprietà nello sviluppo del terzo livello. [La proprietà obbliga l’individuo a organizzarsi. Nascita del diritto e delle istituzioni nazionali. La ragione diventa generale].

Quarto livello. Dalla ragione generale alla ragione analitica. Funzione della filosofia e della scienza.

 

[tre processi del pensiero] 

(Da FDM di Craik - La fisica della mente) - I tre processi essenziali del pensiero.

1. «traduzione» del «processo esterno» in parole, 2. numeri o 3. altri simboli.

® Il processo esterno. La realtà esterna viene riprodotta e codificata in simboli. Il simbolo è così lo strumento essenziale del pensiero per la riproduzione della realtà. Trasforma la riproduzione in simulazione. La simulazione è qualcosa che riproduce la realtà solo parzialmente. Il rapporto pensiero - realtà è dato dalla relazione fra la complessità della realtà e la complessità del pensiero. C'è una identità fra organizzazione del pensiero, organizzazione del cervello e del sistema nervoso. Sistema nervoso che il cervello presiede e dal quale nel contempo dipende. Il «cervello - sistema nervoso - pensiero» nel corso della sua evoluzione si dispone per cogliere la complessità della realtà. Lo sviluppo biologico del cervello e del sistema nervoso riguarda la biologia. Lo sviluppo della coscienza e della cultura riguarda il pensiero. I due sviluppi sono connessi. Anche se possono presentarsi separati.  –|

 

[logica, lingua, scrittura]

[la logica generale] - L'appunto sui due livelli di logica (concreto e reale - vai a @LOGMAT) riguarda la logica generale con una correzione. La logica generale riflette l'organizzazione della materia, ma quale rapporto fra l'umanità nel suo insieme che ne è il soggetto e l'organizzazione della materia che ne è l'oggetto. È dunque il riflesso di un rapporto più che il riflesso diretto dell'organizzazione della materia. La riflette ma come rapporto.

[la logica individuale] - La logica individuale riflette il rapporto fra l'individuo quale soggetto e il mondo nel suo insieme (umanità compresa) quale oggetto. Il rapporto con la realtà nell'individuo è mediato dalla umanità nel suo insieme che si presenta a lui sotto forma di socialità, di cultura, di sapere e concetti affini.
Il mezzo con cui viene trasmessa all'individuo l'esperienza sociale del sapere accumulato è la lingua.

[lingua e scrittura] - Soprattutto nel momento della scrittura la lingua di per sé risolve alcuni problemi logici fornendo al singolo individuo «manufatti» intellettuali precedentemente elaborati dall'organizzazione linguistica sotto forma di parole e concetti.

1. Queste parole e concetti completano il «dictus» complessivo del soggetto senza che questi lo abbia pensato autonomamente. Un modo di trasmissione della falsa coscienza (vai a @FCSCZ). L'individuo non ha consapevolezza di ciò. È portato a pensare che ogni suo pensiero sia farina del suo sacco.

2. Una volta scritto, il «dictus» si trasforma in un pensiero più completo, più organizzato di cui l'autore può appropriarsi completamente in un secondo momento.

Questo è l'apporto collettivo e sociale alla logica individuale del pensiero nel momento stesso della sua produzione.

Lentamente con l'affermarsi della scrittura il pensiero umano va «costruendosi». Come si può leggere con grande chiarezza nelle pagine 74-80 di MEMS. Ben descritto il processo che parte dai cataloghi medici babilonesi e egiziani, giunge alla costituzione di biblioteche come quella di Alessandria d'Egitto e Pergamo, attraverso manuali (V° a.c.) di regole pratiche - dall'agricoltura alla coltivazione dei campi - Ippocrate, i sofisti, la reazione socratico platonica, l'approdo aristotelico (vedi anche schede Pensiero e scrittura).

 

[una questione di approfondimento]

Accade questo. Quando approfondisco un concetto sono portato a dire questo lo avevo  già detto, oppure è quello che ho sempre detto. Invece non è così. L'approfondimento – quello che Marx dice «visto più da vicino» – cambia la struttura del concetto, pur lasciandone inalterata la forma. E siccome il concetto riflette la realtà si può sostenere che cambia il contenuto della realtà analizzata senza che apparentemente sia mutata la forma. Apparentemente poiché la nuova struttura del concetto - realtà, una volta stabilizzatasi e autonomizzatasi, finisce anche col cambiare la forma.

Tener presente. Forma riflessa dal pensiero immediato. Sostanza o contenuto riflessi dal pensiero mediato (da fpg 8.01.08). 

 

[«riflessione» e discontinuità della materia]

(da Repubblica 11 marzo 2008) → Gli studi più recenti sul cervello (Cristof Koch) vanno nella direzione secondo la quale "il cervello produca significato" ricavandolo "dalle sollecitazioni dell’ambiente". Il che sta a dire che il cervello è in grado non solo di riconoscere, riflettere l’ambiente ma di collocare questo riflesso nel rapporto fra sé e l’ambiente. Il senso, ciò che noi chiamiamo e individuiamo come senso, riflette questo rapporto. Non solo. Secondo Koch la coscienza viene messa a fuoco da tante percezioni sensoriali sottoposte a compensazioni e aggiustamenti. Come tale risulta imperfetta. © Imperfetta perché risultato di un processo di produzione (della coscienza) continuo. –| La coscienza è asincrona in quanto infittita di sdruciture temporali. È discontinua perché scandita da impercettibili stacchi che la spezzettano in microistantanee legate in un continuum illusorio.

Studi e analisi che confermano la tesi del riflesso e la tesi della discontinuità nel processo di riflessione. La discontinuità è propria del processo di riflessione anche per il fatto che il processo di riflessione è tale perché riflette la discontinuità del processo di produzione della materia. 

 

[questioni fisiche e biofisiche sulla nascita del pensiero]

Finisco di rileggere Ageno, sulla biofisica. Una lettura che riguarda la riflessione sul rapporto pensiero e realtà.  Ageno affronta il passaggio dal non vivente al vivente. Passaggio ancora irrisolto anche se scientificamente individuato (procarioti, eucarioti, unicellulari). Gli altri problemi fondamentali oltre al passaggio dal non vivente al vivente, sono per A. la natura e l’origine del pensiero (BIF/67), il rapporto fra pensiero e realtà, la certezza del sé (98/120).

Una rilettura che mi ha fatto riflettere ben più della lettura precedente.

A. sostiene che uno dei fondamenti del rapporto fra pensiero e realtà è l’analogia. Ancora. Distingue la realtà dai fatti. La scienza dalla ricerca scientifica.

A. ha una concezione piuttosto rigida del rapporto pensiero - realtà. Probabilmente ne ha una visione fisica. La realtà è fatta anche dagli ultravioletti. Ultravioletti che noi non cogliamo. E ne ha una visione biologica quando sostiene che il pensiero umano non ha fatto tutti i passi che doveva. L’analisi essendo partita ed essendosi limitata al singolo individuo. Non sono i singoli individui, dice A., a formare l’umanità. L’umanità non è il risultato della somma aritmetica degli individui che la formano. Il soggetto è il genere umano ed è solo studiando l’umanità nel suo insieme che si potrà capire l’uomo.

Dunque. L’essenza dell' uomo non è nell’individuo. ® Come non essere d’accordo? Va trovata nel sociale. Ma il sociale non è un ente a sé dal quale l’uomo dipende. Sostenere che l’essenza (il contenuto profondo) dell’individuo è fuori e va rintracciata nel sociale non comporta la negazione dell’individuo. Poiché la società nega l’individuo né più né meno di come l’individuo nega la società. Il fatto è che come non si può separare l’individuo dalla società così non si può separare la società dall’individuo.

Gli individui vivono in funzione della società. Ma non sono una funzione della società. Sono una funzione della specie umana. La questione va individuata nel fatto che il rapporto non passa fra → individuo e società, ma fra individuo e specie. Sennonché  fra l’individuo e la specie l’individuo trova la società. È la società che egli vede, non la specie. Qui rintracciamo una delle fonti della falsa coscienza. Che consiste nel fare della società un universale mentre la società lontana dall’essere un universale è un particolare. Un momento della specie.

Ecco lo schema. Individuo = individuale, società = particolare, specie = universale (vedi @INDIV1).

Qui e lì leggendo Ageno nasce la sensazione che sia un neokantiano nel senso che la realtà c’è ma non è raggiungibile. Eppure non è così. Per A. la realtà esiste e il rapporto con l’uomo, con il pensiero umano è una di quelle questioni squisitamente scientifiche che la scienza tende a ignorare.

© Esiste una dimensione umana della realtà. E una volta accertato che la realtà è qualcosa di concreto al di fuori di noi, la questione è di quanto noi cogliamo della realtà.

Questo ce lo devono dire gli scienziati.

Non è tuttavia un argomento che riguardi soltanto loro. O quanto meno non riguarda questi scienziati così come si sono venuti formando. Riguarda altri scienziati. Scienziati che abbiano superato la dicotomia fra scienza e filosofia (*)  e siano in grado di capire e analizzare il rapporto fra umanità e realtà e di individuare quale realtà sia necessario all’uomo di conoscere. E come questa realtà necessaria sia raggiungibile. Come infatti stiamo raggiungendo.

Tanto questo è vero che ritengo parte essenziale dello sviluppo generale (4PP) i salti di qualità filosofici che sono momenti successivi dello sviluppo complessivo sinora raggiunto dal genere umano e di cui Ageno è un prodotto e un rappresentante.

® Una volta stabilita, la società umana ha proseguito il processo evolutivo attraverso lo sviluppo della coscienza (vai a @CSCZ). Ed è attraverso l’analisi dello sviluppo della coscienza che possiamo misurare lo sviluppo del genere umano. Lo sviluppo che segna il passaggio dalla natura in sé alla natura per sé.

Non credo che le scoperte scientifiche sull’origine biofisica del pensiero, sulla conoscenza del cervello e la certezza di sé siano in grado di sostituire le riflessioni sui processi evolutivi del genere umano. Li integrano e ne fanno parte. Spesso ne formano la base. Ma quelle riflessioni sono il fondamento della ricerca scientifica. Penso che Kant, Hegel e Marx abbiano individuato alcune leggi del processo generale non sostituite e per il momento non sostituibili. Non ha caso gli scienziati sono fermi a Kant. Finiranno con lo scoprire di nuovo Hegel o un Hegel che non hanno mai conosciuto, quello utilizzato da Marx con il suo metodo analitico materialista e dialettico (da fpg 31.5.04).

(*) in effetti gli scienziati hanno un’idea idealistica della scienza. Sono alla permanente ricerca dell’uno, ricerca che è un residuo della ricerca di dio.

 

[Galileo e l’evidenza]

Con Galileo l’uomo abbatte il primato della percezione e dell’evidenza. Freud non sarebbe stato possibile senza Galileo. Anche vero che la percezione una volta vinta lascia il campo alla ragione. È la ragione che vede non i sensi. Anche Marx, senza la distinzione hegeliana di forma e sostanza, non sarebbe stato in grado di condurre le sue analisi, al pari di Freud (anche Freud parte dall’intuizione che dietro l’apparenza del fenomeno - la forma presa da fenomeno, dico io - esiste una realtà più profonda che va scovata).

Ma è anche vero che l’uomo moderno, privo della certezza della percezione, si rifugia in un altro tipo di percezione che è il sentito. Lui non percepisce con i sensi, ma «sente», intuisce. Il sentito, l’intuizione non sono più un’evidenza ma ne prendono il posto. Di fronte alla complessità della ragione, spiazzato da Hegel, Marx e Freud, l’uomo occidentale si ricovera, cerca un asilo nella sensazione. Che non possiede più l’evidenza percettiva dei sensi e non è neanche ragione. È l’ultimo fortino del biologismo volgare. Al fondo, ancora un residuo magico (2005).

 

[realtà e percezione della realtà] 

Differenza, all'apparenza tutta contemporanea, fra verità e percezione. Cioè fra realtà oggettiva e percezione soggettiva della realtà. Dove la soggettività può essere rappresentata da singoli gruppi, formazioni sociali, strutture culturali, paesi, nazioni.

Per vero se prima di Galileo l'evidenza era la fonte di ogni realtà (vedi oltre), oggi la percezione della realtà è semplicemente il segnale che l'evidenza sconfitta a livello logico e scientifico, non è stata superata a livello sociale. Le grandi formazioni umane, permeate di falsa coscienza, rimangono legate all'evidenza che altro non è, come lo era prima di Galileo, il loro modo di credere alla verità. E dove la verità altro non è che il proprio modo di credere (4.8.06).

 

(sul tema “pensiero-realtà” vedi anche @MAD e  in “Cervello & evoluzione”: la  coscienza riproduce gli eventi fisici - i tre passaggi; sulla nascita del pensiero vedi @OP; sul tema della coscienza @CSCZ; sul rapporto fra percezione e realtà vedi "falsa coscienza e coscienza - livelli" in @FCSCZ)

                                           

(continua in Produzione del pensiero)

 

 

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[Ageno

 

“Rapporto pensiero-realtà” [@P&R]

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