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Produzione del pensiero

(► continua da @P&R)

 

Alla base la riflessione sulla produzione della coscienza.

La produzione del pensiero umano è un momento della produzione della coscienza.

 

[Vygotskij e Hegel]

Uno. Si parte dalle teorie di Vygotskij (PEL) sull’ontogenesi del pensiero. Da V. si ricava che l’uomo nel corso della sua filogenesi (e poi della sua ontogenesi) produce il proprio pensiero.  La produzione ontogenetica si intreccia con la produzione filogenetica dalla quale prende e alla quale dà.  Tuttavia l’analisi e la teoria di V. riguardano il pensiero al suo formarsi e si fermano, in sostanza, nel momento in cui la produzione raggiunge la fusione fra pensiero e linguaggio. 

Due. Anche per Hegel il pensiero è qualcosa che l’uomo produce e la produzione va colta nel processo che dalla FENN  va alla SDL. 

Tre. Porre in parallelo lo sviluppo delle due teorie (di produzione del pensiero), per coglierne le relazioni significative.

Quattro. Il quarto passaggio è una raccolta delle ultime ricerche sul sapere, sulla memoria, sul processo della scrittura, eccetera, le quali di fatto integrano l’analisi hegeliana del processo logico adombrata nella Fenomenologia e nella Scienza della logica (vai a Schede tematiche “Pensiero e scrittura” - §MEMS e segg).

 

Una difficoltà nell’analisi del processo di produzione del pensiero. 

Il pensiero da un lato riflette (riproduce – una [R sul concetto di riproduzione applicato al pensiero) la realtà, dall’altro si produce parallelamente al processo di sviluppo umano del quale è parte integrante e forse principale. 

Questo duplice aspetto va continuamente tenuto presente nel corso dell’analisi.  Perché per un verso è vero che il pensiero riproduce la realtà attraverso una serie di generalizzazioni ricavate dalla pratica sociale a sua volta prodotta dall'attività economica e per un altro verso è altrettanto vero che queste generalizzazioni riflettono la complessità del reale, complessità che i sensi non colgono e che solo il pensiero analitico generalizzante riesce a cogliere. 

La generalizzazione crescente, così, diviene produzione di strumenti intellettuali che formati dal/nel sociale tendono alla comprensione più approfondita del reale. Tendono in altre termini a riflettere non solo le forme del reale bensì la sostanza che le forme nascondono. 

La società umana nel suo insieme stretta dalla necessità di affrontare la realtà nella sua sostanza, forgia col pensiero lo strumento adatto al soddisfacimento di questa necessità.

Accade anche, accade tuttavia, che gli strumenti forgiati per comprendere e incidere sulla realtà si autonomizzino. In parte divengono armi dello scontro sociale. In parte divengono falsa coscienza. I due aspetti di questo fenomeno prendono la forma della vischiosità del pensiero (della cultura) nel corso del suo processo evolutivo.

[alcune strutture della produzione del pensiero umano]

Dai materiali di MEMS e di SPS confermati da Vernant in TMP, affiorano alcune strutture della produzione del pensiero umano.  L’oralità, la nascita del linguaggio, la nascita della scrittura, la nascita dell’alfabeto, il lento affermarsi della scrittura.

Le riflessioni su queste strutture confermano l’ipotesi della produzione del pensiero da parte dell’uomo (l’uomo produce il proprio pensiero all’interno del processo del 4PP) e fanno comprendere come nella produzione del pensiero siamo agli inizi.  Non abbiamo ancora doppiato, per dirne una, il rapporto emotività -  pensiero (diretto verso il rovesciamento pensiero - emotività).  È questo uno dei punti più affascinanti della riflessione, d'altra parte priva di studi e di analisi di riferimento se non indirette. 

Il rapporto emotività -  pensiero va a sua volta visto alla luce del rapporto linguaggio -  pensiero (e al suo rovesciamento pensiero - linguaggio).  V. vi accenna appena.  H. lo affronta di fatto (per esempio quando fa della paura una delle strutture della fenomenologia dello spirito) nella FENN.  E siccome la SDL è lo sviluppo della FENN ecco che egli lega, ancora di fatto, i due fenomeni.  Tuttavia la FENN rimane l’analisi del rapporto fra pensiero e strutture interne dell’uomo sia come individuo biologico (come l’emotività), sia come individuo sociale/naturale (naturale perché ancora privo della consapevolezza del proprio essere sociale – come i rapporti servo - padrone, eccetera), mentre la SDL affronta il rapporto fra l’uomo e il suo esterno (il suo altro da sé) sia questo altro da sé la natura (della quale fa parte la questione dell’essere, ossia la questione della vita), sia la società (rapporto degli uomini fra di loro).

 

[pensiero e linguaggio]

La parola diventa il mezzo con il quale il pensiero si sviluppa filogeneticamente e matura ontogeneticamente in ogni individuo. L’evolversi dei significati delle parole accompagna questo sviluppo.  Per questo il significato della parola è la chiave della teoria di Vygotskij (vai a @PEL1). Unità di pensiero e linguaggio, di generalizzazione e relazione sociale, di comunicazione e pensiero. Il pensiero che si lega indissolubilmente al linguaggio che del pensiero diventa sede e mezzo, perché è lì che il pensiero si realizza e si sviluppa (126).  Il pensiero senza linguaggio non è pensiero, è immagine, sensazione.  E la parola senza pensiero è solo suono.
Hegel intuisce questa legge poi scoperta da Vygotskij. La FENN e la SDL individuano nella storia dei rapporti sociali dell’uomo e nella storia della filosofia lo sviluppo del pensiero umano.
Inutile forse ricordare che i rapporti sociali sono una delle forme prese dai rapporti di produzione.

[mito e pensiero]

Vernant pensa che l’immaginazione mitica sia la forma più diffusa del pensiero umano. Caratteristica dell’immaginazione mitica è di non tenere conto della propria coerenza né del rigore dimostrativo (TMP 75/89). Così per Ver. esistono due pensieri, uno mitico immaginifico, l’altro razionale /75/.

Il primo proviene dall’oralità, il secondo è legato alla prosa e alla scrittura (al “testo”). Il pensiero razionale (razionale, in questo caso leggi pensiero generalizzante o analitico) nasce nella Grecia ionica, a Mileto con Talete, Anassimandro e Anassimene.

® Ora credo con Vygotskij che il pensiero abbia una sua storia e un suo sviluppo. Certamente ontogeneticamente. E filogeneticamente? Anche, ma è da dimostrare.

Rimane aperta la questione dello sviluppo ontogenetico al quale non corrisponde uno sviluppo filogenetico dello stesso livello. Cioè il cervello si sviluppa, prende campo la corteccia,  ma questo sviluppo non porta spontaneamente al pensiero analitico generalizzante (vedi le “due logiche” in @P&R). Il pensiero analitico generalizzante segue il processo dei modi di produzione, dell’organizzazione economica e si sviluppa con l’organizzazione sociale (con la città per esempio). Semmai va esaminato come la corteccia si sviluppi a seconda del succedersi dei modi di produzione.

In partenza è il pensiero mitico immaginifico la forma storicamente spontanea di pensiero. Storicamente, poiché noi è di lì che partiamo. Si nasce e ci si sviluppa con un pensiero mitico immaginifico. È tuttavia probabile che anche il pensiero mitico immaginifico sia il risultato del processo di crescita generale. E nasca con l’uso della lingua, della parola e del discorso orale. D’altra parte il sapiens si afferma come forma evolutiva con la parola. E la parola, secondo Hegel, nasce con il lavoro e l’organizzazione sociale. Il pensiero analitico generalizzante a sua volta si sviluppa con il lavoro, l’organizzazione sia del lavoro sia sociale. La stessa evoluzione dell’uomo è legata al lavoro e all’organizzazione. Per questi motivi l’evoluzione umana  è connessa ai singoli modi di produzione. Connessa al modo di produzione poiché ne proviene. Proveniente dal lavoro è a sua volta un lavoro.

Si può tuttavia ipotizzare «un prima». Al primo stadio di conoscenza l’uomo più che conoscere «avverte», «sente». Il sentito è qualcosa che precede il percepito. O vi è strettamente connesso. La forza di ogni sentimento è qui (il sentimento è il più elementare e il più antico  stato conoscitivo - cfr MST). E non a caso il pensiero mitico immaginifico si presenta come un sentito e ha la forza, l’andamento e l’aspetto di una pulsione

 

[dal pensiero mitico immaginifico al pensiero della ragione]

Il pensiero mitico immaginifico appare come un pensiero naturale. Il pensiero analitico generalizzante no. Tuttavia per nessuno dei due si nutre la consapevolezza di ciò che sono. A un certo momento del suo sviluppo (quale e quando?) il pensiero analitico generalizzante prende la forma di pensiero razionale e si presenta a sua volta come naturale. E come tale si oppone all’altro. In alcuni casi l’uno nega l’altro. In altri casi l’uno si affianca all’altro. Così l’uomo rispetto al pensiero sembra nascere con due pensieri. Un pensiero immaginifico e un pensiero razionale. I due pensieri prendono la forma e si presentano come due qualità distinte. In certi individui prevale l’una in certi altri l’altra. Questa opposizione è al momento nel pieno del suo processo. Processo nel corso del quale il pensiero mitico immaginifico si identifica con il pensiero emotivo. È la forma presa oggi dal pensiero emotivo. Il pensiero razionale assume invece la forma del controllo dell’emotività.

A questo stadio del processo il pensiero immaginifico si presenta come spontaneo. Questo pensiero non richiede alcun lavoro, non è una conquista. È una dote. Al massimo si può lavorare per affinare questa dote. Tuttavia la dote c’è o non c’è. Questa la caratteristica che gli viene attribuita.

Al contrario il pensiero razionale appare come conseguenza di un lavoro, come esercizio e conquista. Anche la memoria se coltivata e esercitata diventa razionale allo stesso modo come all’inverso il genio matematico appare una dote, e come tale non viene assimilato al pensiero razionale. Quale qualità innata esso se ne distacca. O tende a distaccarsene.

Ora, come dovremmo aver capito, il pensiero razionale non va confuso con il pensiero analitico generalizzante come Vygotskij fa acutamente notare. Soltanto che chiama il pensiero analitico generalizzante pensiero scientifico. Il pensiero analitico generalizzante o scientifico rappresenta una tappa successiva del processo di produzione del pensiero. Il pensiero analitico generalizzante conserva le caratteristiche della conquista, dell’esercizio, dell’allenamento, del lavoro, caratteristiche che lo legano profondamente al pensiero razionale. Sua peculiarità è la piena coscienza del campo del sapere nel quale si esercita. Ma questa coscienza non si estende necessariamente agli altri settori oltre la singola scienza o oltre il singolo scienziato. Anzi comunemente non si estende mai. Così che il pensiero analitico generalizzante o scientifico, come vuole Vygotskij, risulta diciamo così un pensiero monografico.

Differenza di fondo fra pensiero razionale e pensiero analitico generalizzante. Il pensiero razionale ha la consapevolezza di sé ma non la coscienza di sé. Il pensiero scientifico (analitico generalizzante) è in stretto contatto con il massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto nel proprio campo. Ma non ancora con il massimo di coscienza possibile raggiunto dall’umanità nel suo insieme. Cioè in tutti i campi.

Nasce qui la quarta evoluzione del pensiero. Chiamiamolo il pensiero della coscienza o pensiero della ragione. Pensiero della coscienza o pensiero della ragione è quel pensiero che ha raggiunto il contatto con la coscienza del massimo di coscienza possibile dell’umanità (vedi @MDCP). Ed è collocato all’interno di questo massimo di coscienza possibile generale. Un pensiero che in altre parole sa come e dove situarsi all’interno del pensiero umano e del 4PP. Ecco per quale motivo la coscienza (l’essere coscienti di qualcosa che nel nostro caso è la realtà) rappresenta il momento più alto del pensiero e in sostanza il suo fine ultimo.

Non a caso privo di questa coscienza il pensiero scientifico scade a pensiero razionale. Tale è la condizione del pensiero logico matematico (del lomat) e po­sitivista in genere (vedi @PM).

In sintesi il pensiero analitico generalizzante raggiunge tutta la sua potenzialità solo assorbendo il massimo di coscienza possibile raggiunto dal periodo storico dato. Non è detto che questo obiettivo possa essere conseguito da un singolo individuo.

Questo per cominciare.

 

[… all’autocoscienza]

La divisione fra i due pensieri  porta a una nuova riflessione sull’autocoscienza. La consapevolezza del sé nasce con il pensiero analitico generalizzante. (E con quella filosofia che pone la questione dell’analisi del sé. Ma scientifico è anche quel pensiero che fonda se stesso. Cosa significa fondare e come.)

Con il pensiero emotivo non si ha consapevolezza del sé ma solo il senso di sé. Il senso di sé può non aver nulla a che fare con la realtà del sé e con la collocazione del sé nella realtà. Con l'ultimo stadio evoluto del pensiero, la ragione, si fonda la consapevolezza del proprio pensiero. È questa consapevolezza che prende la forma della coscienza del sé.

La coscienza del sé non va confusa con la coscienza di sé che nella ragione non esiste. Cioè la coscienza di sé non esiste. Non esiste essendo fondata nella società. Può essere solo coscienza della funzione di sé nell’altro, nella società, nel mon­do.

Va invece analizzata l’attuale stato della falsa coscienza indirizzata sulla priorità del sentire emotivo e sulla razionalità del sentito. L’accento sull’individuo e sulle logiche dell’emotività, il far coincidere il sé con il sé emotivo, la ragione con la razionalizzazione, la critica della razionalizzazione giudicata come falsa e sviante, eccetera. Non può essere risolta solo come reazione alla razionalità dell’illuminismo. Va analizzato lo stato della coscienza umana fino alla presa di posizione dell’esistenzialismo, la reazione di Heidegger e il suo senso. Il concetto di individualità. Eccetera (sul tema “coscienza e falsa coscienza” vedi @FCSCZ e segg).


(continua in Le forme del pensiero)

 

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“Produzione del pensiero” [@PP]

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