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Le forme del pensiero

(continua da @PP)

 

§* L’ipotesi è che il cervello si sviluppi (si sia sviluppato e continui a svilupparsi) parallelamente ai modi di produzione. Raccoglitori, cacciatori, agricoltori, eccetera. Che ogni stadio della produzione abbia prodotto e utilizzato un certo pensiero. E che questi stadi del pensiero a loro volta influiscano sulla struttura fisica del cervello. E nel rapporto cervello - realtà.

 

[pensiero emotivo & pensiero analitico]

Marx sostiene che le forme fenomeniche si riproducono con immediata spontaneità come forme correnti di pensiero (CAP 1°/591). © Va chiarito che per riproduzione corrente deve intendersi generalmente la falsa coscienza. Uno dei meccanismi che favoriscono la formazione della falsa coscienza è l’associazione.  Il pensiero spontaneo dell'uomo è pressoché esclusivamente associativo.

Ora. Quale è il legame fra pensiero associativo ed emotività?  Il linguaggio del profondo è associativo, non analitico.  Il linguaggio emotivo è un linguaggio associativo.  L'associazione non è di per sé negativa.  É la base del processo mentale umano.  Ma va di volta in volta verificata, approfondita, analizzata. Diviene negativa quando rimane allo stato grezzo. Allo stato di immediato.

Di solito, pensiero comune e falsa coscienza (vedi @CSCZ), rimangono allo stadio di immediato, allo stato grezzo. 

Il rapporto sostanziale, prosegue Marx, deve essere scoperto dalla scienza. Deve essere scoperto, cioè, dal pensiero analitico generalizzante (il pensiero scientifico di Vygotskij). 

In sintesi. Il nesso associativo rappresenta il primo momento del pensiero e come tale pur essendone la base si oppone al momento analitico fino al punto di prendere la forma del suo esatto contrario. Il momento associativo individua la forma della realtà, non la sua sostanza, non il suo contenuto. Sostanza che in una certa misura viene negata dal pensiero associativo.

Ancora. Il pensiero comune, il modo comune di affrontare le questioni poste dalla realtà, associa ciò che vuole associare.  Arbitrariamente. Tutte le volte che l'associazione favorisce un certo modo di pensare, l'associazione viene accentuata. Viene respinta quando gioca contro il «modo di pensare» (di classe o altro).  É respinta non con un’analisi, ma con una concatenazione di altre associazioni. Questa è anche la base delle razionalizzazioni.

Il pensiero associativo diviene anche un vero e proprio sistema (razionalizzante) per mezzo del quale una classe combatte in difesa del proprio modo di pensare (della propria ideologia) e del proprio potere (economico).

Il pensiero associativo è di solito un pensiero difensivo.  Difficile vincere una lotta di classe – scalzare una classe, con il pensiero associativo.  Il pensiero adatto a una lotta di classe è il pensiero analitico generalizzante.  Quale fu il pensiero di base fra il 1000 e il 1700 e quale è il pensiero marxista.

Quale è il rapporto fra pensiero analitico, pensiero associativo e modo di produzione?  Ogni modo di produzione produce un suo pensiero analitico e un suo pensiero associativo.  Il primo come strumento di analisi e conoscenza della realtà indispensabile per una egemonia reale della classe.  Il secondo come propaganda indispensabile per la riproduzione dell'egemonia di classe.

Quando un modo di produzione dato entra in crisi, entra in crisi anche il pensiero analitico che lo sorregge.  Mentre si allarga il pensiero associativo che lo difende  (agosto 1973 - ndc).

 

[pensiero emotivo e corteccia]

Il caso Cc. Cc non è riuscita a mettere in moto la corteccia, ho scritto in fpg. La caratteristica del pensiero mitico immaginifico è di essere spontaneo, diciamo storicamente spontaneo, di non tener conto della propria coerenza né del rigore dimostrativo. L’accento va posto sul «propria». Non si tiene conto della «propria» coerenza, mentre si esige la coerenza dell’altro. Ma anche la coerenza dell’altro non la si esige in base a un ragionamento oggettivo analitico generalizzante bensì in base alla propria visione del fatto in oggetto. Visione che è imbevuta di interessi economici, ideologismi di classe, ragioni di ruolo. Si esige di conseguenza la coerenza dell’altro in base al nostro punto di vista senza tenere in conto il punto di vista dell’altro. E qui  si coglie un aspetto dell’assenza del rigore dimostrativo. Si dimostra senza rigore, portati dall’onda della propria convinzione e dei propri interessi. Convinzione e interessi nei fatti si traducono in una vera pulsione.

È questo il gioco dell’emotività pulsionale. Il pensiero emotivo è un pensiero che ha una propria razionalità che non è la razionalità propria della corteccia attiva. Quindi. Anche il pensiero emotivo passa per la corteccia, ma si direbbe che riguarda uno stadio passivo della corteccia dove il controllo è relativo. Dove prevale la spontaneità, l'evidenza e la riflessione vi riveste un ruolo passivo, meccanico dipendente dalla riflessione, dall’educazione, dalla cultura d’incontro (la cui caratteristica è l'oralità) e dalle proprie esperienze di vita immediate.

La corteccia a sua volta è frutto di una evoluzione (vai a §CEV). Come se nel corso della sua evoluzione la parte attiva si alternasse a parti che direi di gestione. In un succedersi di negazioni, di processi neg-neg, di sintesi, e crescita allargata. Le analisi del cervello allo stadio attuale delle ricerche sul cervello non prendono in considerazione – nella dovuta considerazione – l'insieme della massa cerebrale e del sistema nervoso come un prodotto che essendo il risultato di un'evoluzione, ha una sua storia. E che lo studio del processo di sviluppo dell’intero sistema nervoso e cerebrale sarebbe altrettanto necessario e ricco di conseguenze della localizzazione dei centri cerebrali legati alle pulsioni e ai pensieri.

D'altra parte non è un caso che la cultura orale, il pensiero comune, la falsa coscienza, si presentano con livelli diversi di organizzazione la cui caratteristica comune è quella di aver ricevuto uno stampo che si è come impresso nella corteccia, e di conseguenza la riguarda, ma non ha messo in moto la sua autonomia. Il pensiero rimane legato allo stampo originario impressogli dalle condizioni sociali del periodo storico di provenienza.

La forma presa a quel livello è la forma della razionalità e come tale si presenta. E anche funziona. Funziona nel senso che dà l’impressione di essere razionale e in un certo senso lo è. Ma non filtra l’emotività che rimane la sua fonte principale e autentica per così dire di energia e di crescita. La fonte della sua esperienza è emotività alla stato puro. Avverte solo l’emotività. La corteccia a questo stadio dipende dall’emotività. Il rapporto con la realtà è emotivo. Pulsionale. [Qui andrebbe affrontata la relazione fra pensiero emotivo, pensiero mitico e pensiero razionale spontaneo. E di quanto il pensiero razionale spontaneo si articoli a sua volta su forme mitiche. Probabilmente si scoprirebbe, anche qui,  un percorso evolutivo fatto di neg-neg, sintesi, crescita allargata. Sul modello di Hegel e della sua analisi della logica ricostruita sulla storia del pensiero filosofico.]

Quando Vygotskij parla di pensiero scientifico in realtà pensa al pensiero analitico generalizzante che ha raggiunto il livello della ragione. Con un rapporto diretto con la realtà. Un pensiero questo della ragione che non si lascia mediare dall’emotività. Usa l’emotività esclusivamente come fonte di energia, come intuizione, percezione, e affini. Il rapporto emotività e corteccia, corteccia e regioni più antiche del cervello è rovesciato. È la corteccia al comando.

Nel pensiero emotivo, mitico immaginifico, al comando è l’emotività pulsionale. Il fatto che al comando esista l’emotività non significa che questo pensiero non provenga e venga a sua volta elaborato dalla corteccia. Anche qui è essenziale comprendere la relazione fra le parti originarie del cervello (rettiliano e limbico), la corteccia, lo sviluppo della corteccia e del sistema nervoso. Si potrebbe anche avanzare l'ipotesi che la struttura freudiana di Es, S. io e Io trovi la sua base fisica negli stadi e nella storia dello sviluppo del cervello. L'Es negli strati più antichi del cervello, S. Io nel primo apparire attivo della corteccia, Io nello sviluppo ulteriore della corteccia.

Ora come il cervello è il prodotto e l’organizzatore del sistema nervoso, così la corteccia è il prodotto e l’organizzatore delle strutture arcaiche del cervello. La vera questione è rappresentata dall’emotività. Cosa sia e dove risieda. Con sufficiente probabilità possiamo ipotizzare che l’emotività risieda e provenga dalle parti antiche del cervello. Non è detto tuttavia che quelle siano la sua unica sorgente. Oppure sì? Ma ai fini della ricerca sul 4PP del cervello questo tipo di toponomastica non ha un grande senso. Ciò che conta sapere è 1. che l’emotività esiste, 2. che è fonte di energia nervosa e generale dell’individuo, 3. che è in relazione (dialettica) con la corteccia, 4. che la corteccia quale parte organizzatrice del cervello di cui fa parte e che di fatto domina, ha a sua volta una sua storia le cui tappe evolutive andrebbero individuate e studiate. Detto questo la ricerca seguendo Vygotskij analizza il processo ontogenetico dell’intelligenza e sulla scia di Hegel affronta il discorso dal lato della filogenesi. Dal lato della filogenesi come Hegel ricostruisce la logica umana seguendone il tracciato storico. Dai pensatori greci in poi.

Ancora da dire che il rapporto evoluzione del cervello e evoluzione del pensiero non ha nulla di meccanico. Una nuova idea può influire sulla struttura di un cervello singolo. Ma non abbiamo la minima idea di quale sia la storia del cervello umano in generale.

 

[pensiero emotivo, razionale, scientifico, ragione]

I modi con il quale l’uomo riflette e assume la realtà sono essenzialmente due. Il modo emotivo e il modo razionale.

Nel pensiero emotivo la corteccia elabora l’esperienza emotiva. Nel pensiero razionale la corteccia elabora l’esperienza oggettiva. Il suo fine è di raggiungere l’oggettività dell’esperienza. Nel pensiero razionale l’emotività fornisce l'energia necessaria e accende con l'intuizione la miccia che porrà il pensiero razionale in grado di proseguire il proprio lavoro. D'altra parte anche l’esperienza emotiva passa e viene organizzata dalla corteccia. Si chiarisce così il processo di razionalizzazione emotiva. Con la razionalizzazione emotiva la corteccia fornisce una razionalità, razionalizza l’esperienza emotiva. Di qui l’illusione che il pensiero emotivo sia razionale e la difficoltà di distinguerlo dal pensiero analitico generalizzante. L’assenza di coerenza è dovuta all’immediatezza dell’esperienza emotiva. Così come l’assenza di rigore dimostrativo. Si crede emotivamente di capire la realtà e si fornisce una organizzazione logica a questa credenza. Senza verificarla. La verifica è una qualità del pensiero analitico generalizzante. Assente nel pensiero emotivo.

Altra caratteristica. Il pensiero emotivo è un pensiero che ricava la realtà dai rapporti sociali di forza. Ragiona in termini di potere sociale e applica la psicologia a strutture sociali. L’invidia, il rancore, la gelosia, sono i suoi cavalli di battaglia. La furbizia in primo luogo. La natura è a sua volta antropomorfizzata. Possiede poteri positivi e negativi. In base ai quali agisce come se fosse a sua volta partecipe delle vicende umane. Vi interviene, la si può neutralizzare o chiamarla in proprio soccorso. Il pensiero emotivo è mitico, immaginifico e magico. Anche il potere viene ipostatizzato. L’ipostatizzazione del potere rappresenta uno degli errori più rilevanti dell’ideologismo della sinistra occidentale del Novecento.

Con il pensiero emotivo l’uomo non si è ancora distaccato dalla natura. Non riesce a oggettivizzarla. Non la studia, la interpreta. L’interpretazione (acritica) è ancora una caratteristica del pensiero emotivo. Ed è acritica poiché nella lotta per la vita e per la morte non c’è spazio per l’analisi. Che richiede sangue freddo, tempi di riflessione e abilità al posto dell’astuzia. L’abilità non ha bisogno dell’inganno, l’astuzia, la furbizia sì. Il furbo è tale poiché ciò che ottiene è sempre a spese di qualcun altro. Quando gli scienziati usano il termine trucco nei loro rapporti con le forze della fisica (vedi §SC) è perché inconsciamente, mentalmente antropomorfizzano la natura invece di antropizzarla. Il concetto di antropizzazione è un concetto del pensiero scientifico. Significa che l’uomo interviene sulla natura, sull’ambiente al fine di adattarlo ai propri bisogni.  

Certamente ci sono stadi intermedi fra i due pensieri. Non è detto che, raggiunta la scientificità in un campo, l’organizzazione logica acquisita si estenda agli altri campi. È come se il pensiero scien­tifico si organizzasse all’interno del pensiero emotivo. Creando dei campi, delle oasi di scientificità. Ma lasciando intatto il resto. Come accade alla maggioranza degli scienziati. I quali fuori dal loro campo rimangono di una banalità sconcertante. E è questa banalità che riverbera sul loro campo. Difficilmente avviene il contrario.

Il salto di qualità fra i due pensieri consiste nello sterilizzare le forme correnti  dell'emotività nel rapporto con la realtà e nella capacità di porre l’emotività al servizio del pensiero analitico generalizzante, dell’esperienza razionale, in linea con il massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto. Si tratta di una riflessione di base. Tutto è partito dalla sintesi di Vernant sui due pensieri (emotivo e logico – in @PP). Mi ha permesso di organizzare nuovamente riflessioni già mature (cfr IMG/13 vedi appunti sul cervello). Questa nuova organizzazione si è rivelata un valore aggiunto e ha aperto una riflessione sulla forza, la funzione, la natura (rapporto con la realtà) del concetto quale strumento logico in sé.

Perché poi il pensiero emotivo sia mitico e immaginifico ha a che fare con lo sviluppo filogenetico dell’uomo, del suo cervello, del suo sistema nervoso, del suo rapporto con la realtà.

L’ipotesi è che il cervello si sviluppi (si sia sviluppato e continui a svilupparsi) parallelamente ai modi di produzione. Raccoglitori, cacciatori, agricoltori, eccetera. Che ogni stadio della produzione abbia prodotto e utilizzato un certo pensiero. Il rapporto di questo pensiero con la realtà. Quanto sia riuscito a capire della realtà. La sua capacità di rifletterla e di rappresentarla. La sostanza e il livello della alienazione propria di ogni modo di produzione. Che il pensiero elaborato dai vari modi di produzione possegga una propria vischiosità e abbia la tendenza a permanere anche dopo il passaggio da un modo di produzione all'altro. E che questi stadi del pensiero a loro volta influiscano sulla struttura fisica del cervello.

Può essere tuttavia anche vero che il pensiero si adegui al modo di produzione solo quando il modo di produzione sia divenuto egemone e la sua diffusione completa. O pressoché completa. Come pensava Sartre, la logica, ogni conquista logica è caratterizzata non solo dal pensiero di chi l’ha scoperta ma dalla sua diffusione in tutti gli strati della società.

È questo un altro concetto essenziale per comprendere cosa sia logico e cosa non lo sia a livello sociale. Se una logica non è diffusa il suo processo non può considerarsi compiuto. Riflessione inadatta tuttavia al rapporto fra la logica e i processi della natura. Qui anche la riflessione di una sola testa muta e completa il processo logico rispetto al fenomeno analizzato. Il concetto di oggettività rientra in questo stadio.

Per ora basta così.

[pensiero emotivo, affettivo, logico]

(CDS varie) – A pag. 193 "L’ipotesi per il bambino piccolo è uguale alla realtà".  Per quanti adulti le ipotesi sono già realtà?  Una larga parte.  Direi che è una delle «leggi» del pensiero comune. 

Leggendo gli appunti della Spielrein (vai a §CERV) si giunge all’ipotesi che all’interno di ogni pensiero vada calcolata la percentuale di affettività di cui è impregnato.  Ora va fatta una distinzione fra emotività e affettività. 

L’emotività è l’energia generale di ogni soggetto biologico animale.  L’equivalente di quella che Freud chiama libido.  La libido è emotività.  L’emotività si fissa attraverso la forma di un interesse.  L’interesse è una forma presa dall’emotività.  Il livello dell’interesse indica il livello di emotività racchiuso in quell’interesse, eccetera.  L’interesse è già qualcosa che passa attraverso la mediazione e il controllo degli emisferi cerebrali che contengono e sviluppano la corteccia.  I controlli degli emisferi cerebrali sugli impulsi, sugli istinti, sulle pulsioni, sulle sensazioni, eccetera, sono né più né meno che la «mediazione» hegeliana. 

Attenzione tuttavia!  Il mediato diviene immediato nel momento in cui, posto nella scatola nera dell’esperienza restituita all’istinto (cfr PSIC 90/’88/8) prende la forma di un istinto, di una esperienza autonoma dal controllo mediato della corteccia.  È la mediazione elaborata dalla corteccia che si fa immediata. Che si fa «riflesso». Un processo (e un esempio) di neg-neg. Di negazione della negazione. (L'immediato viene negato dal mediato che lo sostituisce, lo rimpiazza. Prima negazione. A sua volta il mediato viene negato nel momento che prende la forma di nuovo immediato. Seconda negazione. Ma il nuovo immediato è un immediato arricchito nei confronti dell'immediato precedente. È una sintesi delle due negazioni. Sintesi che ha in sé il principio della riproduzione allargata. E via di seguito).

Processo che riguarda l'emotività. Che nel succedersi delle neg-neg si sviluppa fino a trasformare il pensiero in emotività. Un'emotività connessa alla ragione. Un'emotività che si accende in seguito all'attività intellettuale, che fa sue le ragioni della ragione. Un'emotività fredda. Non a caso Hegel sosteneva che la vera passione è fredda. Al comando troviamo la corteccia che riduce gli istinti provenienti dalle parti primordiali del cervello a propria misura. E se ne serve.

L’affettività è invece qualcosa d’altro.  Fa parte della sfera emotiva limbica.  È la forma con la quale si manifestano gli istinti di sopravvivenza, del territorio, della fame, della sessualità, di conservazione.  La paura, la rabbia, l’angoscia, l’odio, l’amore, l’invidia, la golosità, eccetera.  La sua forma abituale è la pulsione. Ma anche nel caso più classico della pulsione, la forma dell’affettività, la pulsione medesima, è prodotta dal processo mediato/immediato (un succedersi di neg-neg).  Paura, rabbia, sopravvivenza, eccetera, si mobilitano a seconda della forma data loro dalla cultura o dalla mentalità del periodo storico e del luogo geografico nei quali il soggetto che le esprime viene a trovarsi. 

In altre parole. Quando prevale l'affettività io penso quello che provo, razionalizzo. Quando prevale la ragione provo quello che penso, fondendo pensiero e emotività.

Si aggiunga che ogni processo si sviluppa per stadi.  Questi stadi diventano livelli all’interno del prodotto unitario del processo che prende la forma dell’attualità, dell’attuale.  Ogni livello è nel medesimo tempo legato all’altro e autonomo.  Per soddisfare il linguaggio comune traduciamo «con una sua autonomia».  Quando gli strutturalisti hanno concepito lo strutturalismo, è questo che hanno percepito (l'organizzazione dei livelli una volta resisi autonomi).

L’intreccio logica - emotività va approfondito.  La logica generale riflette il rapporto fra l’umanità quale soggetto e l’organizzazione della materia quale oggetto, la logica individuale riflette il rapporto fra l’individuo quale soggetto e il mondo nel suo insieme (umanità compresa) quale oggetto.

La riflessione sui due livelli riguarda la logica generale con una correzione.  La logica generale riflette l’organizzazione della materia, ma quale rapporto fra l’umanità nel suo insieme che ne è il soggetto e l’organizzazione della materia che ne è l’oggetto.  Il pensiero è dunque il riflesso di un rapporto più che il riflesso diretto dell’organizzazione della materia.  La riflette ma come rapporto.  Di qui il concetto in PEL di generalizzazione, la riflette come una generalizzazione.

Se la logica individuale riflette il rapporto fra l’individuo quale soggetto e il mondo nel suo insieme (umanità compresa) quale oggetto, il rapporto con la realtà nell’individuo è mediato dalla umanità nel suo insieme che si presenta a lui sotto forma di socialità.

 

[emotività e pensiero]

In una ds con Mc si pone la questione di indagare meglio la relazione fra pensiero emotivo e pensiero mitico immaginifico. E più in generale la funzione dell’emotività all’interno della produzione del pensiero (vedi anche §EA).

Quale rapporto corre fra emotività e pensiero? L'emotività è alla base del pensiero. Ma il pensiero modifica l'emotività. Probabilmente per l'analisi sarà necessario porre un concetto intermedio. Questo concetto è l'intelligenza. L'emotività è immediatamente intelligenza. Ed è l'emotività sotto forma di intelligenza che si trasforma in pensiero. Lo stimolo della fame o della conservazione della specie attiva l'intelligenza. E l’obiettivo viene raggiunto a seconda della stabilità dei riflessi nervosi. Questa stabilità è l'intelligenza che noi attribuiamo alle specie animali prima dell'uomo. Anche quando diciamo che nel raggiungimento dell'obiettivo intervengono il carattere, la determinatezza, eccetera. Noi stiamo sempre parlando di emotività. Poiché il carattere è emotività. La determinatezza è emotività. Così quando l'intelligenza si converte in pensiero porta con sé e in sé l'emotività che gli appartiene. Ora con la nascita del pensiero si verifica una grande trasformazione. L'intelligenza non è più mero istinto. Essa è mediata dalla riflessione, cioè dal pensiero. Con l'intelligenza il pensiero media l'emotività. La trasforma.

Il problema è allora di capire quanto il pensiero trasformi l'emotività. Quanto incida sull'emotività. Allo stadio attuale del processo, l'intelligenza è in parte emotività e in parte pensiero. Fa da tramite fra la ragione umana (il pensiero) e l'istinto (emotività). L'emotività esce da sé e scopre la realtà. Questo primo passaggio dà vita all'intelligenza. L'intelligenza torna all'emotività arricchita della esperienza del mondo reale trasformata in pensiero. Quindi il pensiero può essere visto come una emotività più ricca di esperienza del reale e in quanto tale trasformata.

Ecco perché il pensiero trasforma l'emotività. Il pensiero è il risultato della riflessione del reale, della realtà esterna che torna arricchita all'emotività originale.

Una volta individuato il processo, questo processo si ripete in continuazione scalando i livelli di approfondimento della realtà, di crescita del pensiero, di ritorno a una emotività accresciuta. In altre parole una crescita allargata dell'emotività. Trasformata in intelligenza, in pensiero, in ragione. Da almeno cinque millenni stiamo assistendo a questa lenta trasformazione, a questa crescita allargata delle capacità umane (da fpg 16.6.96).

 

[la logica fra simbolo, metafora, analogia, intelligenza e pensiero]

È in un quadro del genere che dobbiamo cercare di comprendere l'importanza dei simboli (vedi §SIMB), della metafora e della analogia nei processi dello sviluppo umano. L'analogia (Jammer, SCF/29) riduce l'ignoto e lo strano in termini di ciò che ci è noto, familiare. Anche la metafora svolge la stessa funzione. L'uomo per conoscere deve riconoscere. Ora la scoperta scientifica, la riflessione sulla realtà in quanto è profonda, è ignota. Una apertura sull'ignoto. Su quella parte della realtà che non conosciamo ancora. Appunto, l'ignoto della realtà.

Sin quando l'intelligenza rimane subordinata all'emotività, con il suo corredo di ansia, di angoscia, di paura per l'ignoto, la riflessione è vissuta come un pericolo latente, da sfuggire, da esorcizzare, da mascherare. Ci si aiuta allora con le metafore e con le analogie. Si cerca di affrontare l'ignoto mischiandolo con forti dosi di noto. Il ragionamento analogico per somiglianze, analogie e similitudini risale ed è tipico di una scienza che cerca di farsi una ragione di una realtà che ancora non conosce né è in grado ancora di conoscere. Non a caso analogico è anche il procedimento del pensiero comune (l'intelletto hegeliano), del pensiero associativo e del pensiero volgare (vai a @PC).

Diversamente il simbolo. Per comprendere la forza del simbolo dobbiamo sostituire il concetto di ignoto con il concetto di semplice. L'intelligenza umana (leggi intelletto, non la ragione) è portata a considerare ciò che è semplice e definibile, trascurando ciò che è indistinto, inafferrabile e mutevole. Caratteristica dell'analisi è spesso la sua inafferrabilità e mutevolezza. Prova ne siano Il Capitale o la Fenomenologia.

Cosa è ora più semplice di un simbolo? Che una volta impresso nella mente è anche chiaramente definibile. Il simbolo racchiude in sé l'intuizione e lo stato d'animo. È carico di pulsione. La incorpora e la restituisce. Ma è anche logico e razionale. Non sono forse logici e razionali i simboli matematici? E ancora. Il simbolo deve la sua validità al fatto che la realtà simboleggiata è incorporata in esso (TSR/277). È semplice e ha un suo contenuto di realtà. E se non ce l'ha, comunque la esprime. Non è forse un caso che le origini della matematica siano legate all'orfismo e al misterico. Il simbolo è una rappresentazione. Anche il pensiero è una rappresentazione. Può accadere che la rappresentazione del simbolo rappresenti la rappresentazione del pensiero. L'impasto del simbolo (che può essere visivo o musicale) è composto di emotività, di affettività, di pensiero, di realtà. Li rappresenta in uguale misura. Rappresenta l'emotività (infatti la suscita), rappresenta le rappresentazioni come immagini, le rappresentazioni come concetti del pensiero, le rappresentazioni delle rappresentazioni del reale. In ultimo le rappresentazioni come rappresentazioni del concreto. Può rappresentare il passato e può rappresentare il futuro. È memoria. È possibilità. Una potente miscela. 

Il simbolo affonda le sue radici nella percezione. Già i sensi di per sé selezionano e riducono la realtà a qualcosa di semplice e riconoscibile. L'occhio del cacciatore, l’occhio del botanico, l’occhio del professionista in genere. Uguale per l'orecchio. Ce ne sono svariati. A seconda dei suoni e delle musiche. Il simbolo è anche questa selezione. Qualcosa di semplice e intuitivo che serve a riconoscere e sintetizzare un sentito, un detto, un pensato o un sentito e un detto e un pensato insieme.

 

ANNOTAZIONI

 

1. [il pensiero predicativo]  è quel pensiero che nasce direttamente dal modo di rappresentazione dell’Es incapace di distinguere il reale dall’immaginario e portato a giudicare gli oggetti per la loro rappresentazione formale.  In altre parole sono le forme quelle che provocano i raffronti logici.  Così due oggetti che si somigliano nella forma, sono simili – quando non identici – nella sostanza (BPF/35).

 

2.  [conoscenza percettiva e conoscenza razionale] Il rapporto fra conoscenza percettiva e conoscenza razionale dà origine a due tipi di errore. L'errore idealistico consiste nel pensare la conoscenza razionale autonoma dalla conoscenza percettiva.  L'errore positivistico consiste nel pensare la conoscenza percettiva a sua volta autonoma dalla conoscenza razionale e in qualche modo superiore.
Anche biologi come Franco Graziosi sono giunti alla conclusione che la base della natura umana sia formata da una serie di processi chimici e molecolari, ma che poi ciò che gioca è la struttura dei geni più che la loro composizione.  Una volta individuato questo processo si introduce nella biologia una categoria storica in quanto la struttura biologica si articola in un dato modo per via della esperienza storica che sperimenta nel corso del suo formarsi (patrimonio genetico).
D’altra parte il concetto stesso di selezione naturale include un elemento storico. La selezione naturale opera nel tempo e a seconda delle condizioni proprie dei vari tempi che la attivano.

 

3. [pensiero logico matematico]vedi @PM

 

(sulle forme del pensiero vedi anche “Cervello & evoluzione” e “Cervello & sistema nervoso”) 

 

 

parole chiave di ricerca

[materialismo dialettico [pensiero : produzione [pensiero : forme [libido e emotività  [logica generale- individuale [analogia-metafora [intelligenza [interesse [negazione della negazione [passione fredda [affettività [coscienza e falsa coscienza [lotta di classe [simbolo [razionalizzazione [pensiero mitico

[Vygotskij [Hegel [Spielrein

 

“Le forme del pensiero” [@PP2]

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