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Appunti di psicologia e psicanalisi (2)

[nevrosi e perversioni]

1. Fase orale (autoerotica)

Nevrosi →  insaziabilità di istinti, depressione, maniaco depressiva, schizofrenia.

Perversioni →  criminalità, prostituzione, omosessualità femminile, alcolismo, tossicomania.

2. Fase anale (ambivalente)

Nevrosi →  dubbiosità, scrupolosità, persecutività, collezionismo, psicosi ossessiva compulsiva.

Perversioni →  onanismo maschile, sadismo masochismo, lenocinio.

3. Fase fallica (narcisismo)

Nevrosi →  sentimento di inferiorità, ansietà, isterismo ansioso, fobie.

Perversioni  della fase fallica →  (uomini) ambizione sfrenata, dongiovannismo, voyeurismo, (donne) civetteria, esibizionismo.

4. Fase genitale → equilibrio, aderenza alla realtà.

 

[narcisismo]

Intorno al libro di A. Lowen "Il narcisismo" (NAR). La tesi di L. è semplice.  E tale da prendersi in considerazione.  Riflette una realtà sociale che va diffondendosi in Occidente e che L. ha avuto il merito di individuare al suo primo apparire. Quando non era affatto visibile.

Tesi di Lowen → il narcisismo è la struttura fondamentale caratteriale delle società moderne.  Va dal carattere fallico-narcisistico (individuato come il più genitale) fino alle personalità psicopatiche e paranoidi (le più patologiche).  I caratteri narcisisti (e borderline) situati a mezza strada fra i due sono i più diffusi e in linea con il mcp che L. denomina società moderna. 

Per Reich di cui L. è un seguace, il carattere si struttura in difese.  É la forma stessa presa da queste difese.  Queste difese sono materiali. Sono fisiche.  Prendono la forma di rigidità muscolari.  Il risultato è la corazza caratteriale reichiana. 

L. individua una serie di rigidità e blocchi muscolari nella struttura muscolare e nervosa della moderna umanità occidentale.  Alla base del cranio si forma una rigidità che blocca la paura.  Intorno alla schiena una serie di rigidità bloccano l'angoscia.  Quando noi vogliamo bloccare un sentimento, dice L., irrigidiamo qualche muscolo.  Serriamo i denti, serriamo i muscoli mascellari.  Il nostro corpo si tende. Bene, nelle nevrosi questi irrigidimenti diventano cronici.  Al momento in cui sono divenuti cronici il sentimento non è più controllato lì per lì, ma è controllato permanentemente.  É bloccato.  Dal blocco dei sentimenti, L. giunge alla conclusione che le personalità narcisiste "negano i sentimenti".  Riescono a non provarli. La negazione dei sentimenti altro non è che la negazione del sé.  Per L. il sé è il corpo, è il linguaggio del corpo.  L'individuo è il suo corpo. È i sentimenti che prova.  Negare i sentimenti significa negarsi.  Significa alterare la propria natura.  Significa essere finti.  Degli automi.  Privi di vita, di passioni, di dolori e di gioie.  Eccetera.

© È difficile negare che il controllo dei sentimenti possa provocare la loro negazione.  Una tesi che dà ragione di tutta una serie di ottusità degli individui.  E spiega una serie di fenomeni di violenza.  Contro gli altri, contro i bambini, contro se stessi. 

® Tuttavia si può ragionevolmente ipotizzare un controllo corticale dei sentimenti. Che non è tout court il controllo dell'emotività dell'individuo. Seguendo la lezione di Reich, l'individuo genitale, che ha convertito il proprio narcisismo in un rapporto equilibrato fra il sé  e l'altro da sé, trasporta il proprio sentire dalla percezione immediata – che prende la forma della pulsione – alla percezione mediata. Mediata dalla corteccia che trasforma il sentito immediato in esperienza emotiva. In conoscenza di sé e degli altri. Questa tesi ricavata da Reich ma non scritta da Reich va collocata nelle riflessioni del rapporto coscienza- realtà.

Ora L. non coglie il passaggio dal sentito immediato al sentito corticale mediato. E spinge il discorso della fisicità del sentito troppo in là.  Nell'illustrare cosa sia la coscienza cade in una forma di materialismo volgare. La coscienza, scrive (151) "è una funzione della superficie e rappresenta la percezione che ha l'organismo dell'interazione tra il mondo interiore e quello esterno".  Una concezione molto riduttiva della coscienza. 

La superficie, come lui dice, è la base della coscienza in quanto base della percezione fisica.  D’accordo. Poi tuttavia intervengono le funzioni nervose e cerebrali, la cultura, il periodo storico, che fanno della coscienza qualcosa di più complesso della pura fisicità umana.  Poiché ciò che sento è condizionato da come lo sento. È condizionato cioè da una complessa interazione (come direbbe L.) fra funzione psichica e funzione fisica.

Alla base delle tesi di L. si nota proprio questa confusione.  Le funzioni cerebrali sono come staccate dalle funzioni fisiche.  O per lo meno rimangono sempre in opposizione irrisolta.  L. non riesce a uscire dal superato dualismo corpo-mente.  In questo senso è un materialista volgare e un idealista. 

Così da un lato riconosce (ed è un bel passo avanti) la funzione della cultura o del periodo storico sulla formazione dei sentimenti.  Ma poi non coglie che i sentimenti subiscono a loro volta un processo continuo di trasformazione-conservazione.  È all'interno di questo processo che va colta l'interazione.  Negare i sentimenti è un errore.  Ma accettarli supinamente è un altro errore.  E siccome è intellettualmente onesto scrive (182) "Questo è uno dei problemi del cambiamento che per quanto ci si possa adeguare con il pensiero e con il comportamento alla nuova realtà il vecchio ordine rimane nei sentimenti.  Se voglio evitare di essere un narcisista non devo negare i miei sentimenti e questo mi mette in conflitto con la nuova morale".  Problema oscuro. Tanto più che non soltanto ti mette in conflitto con la nuova morale (come la chiama lui) ma ti spinge a forme di appropriazione, di violenza, di negazione dell'Altro, eccetera, che possono essere considerate anche peggiori della negazione dei sentimenti.

Ancora.  La negazione dei sentimenti genera altri sentimenti. Distorti, avverte L.. Ma come stabilire quali sono i sentimenti "veri", "buoni", i sentimenti–sentimenti, dai sentimenti "cattivi", dai sentimenti "falsi"?  Nella falsa coscienza Marx individua quel complesso sistema culturale che riproduce modi di essere, di comportarsi, di pensare, di sentire (i sentimenti di L.) in contrasto con la produzione e l'espansione della coscienza umana che è in parte riproduzione del vecchio e in parte produzione nuova.  Una parte riprodotta forma la base della nuova coscienza.  Un parte invece, quella superata dal processo dialettico di produzione–riproduzione generale dell'umanità, fa parte della falsa coscienza.  Falsa coscienza che tuttavia ricordiamolo svolge una sua funzione storica di lotta e scontro fra le contraddizioni che appaiono nel processo di riproduzione–produzione della coscienza umana e dello sviluppo umano.

Quello che L. vuole ignorare è il conflitto uomo–natura.  Questo conflitto come si sa genera tutti gli altri conflitti.  Lo scontro individuato da Freud fra principio di piacere e principio di realtà (realtà fisico–naturale e realtà sociale da quella derivata) è la forma presa a livello psicologico e del sistema nervoso del conflitto uomo–natura.  È solo a partire da questo conflitto che si possono comprendere gli altri conflitti.  Insomma Hegel è molto più avanzato di L. (anche se ignora a differenza di L. la specificità dei conflitti mentali).  Ma partire dal conflitto uomo–natura significa prendere in considerazione il modo di produzione, i rapporti di produzione, lo scontro sociale (la lotta di classe), il conflitto internazionale, eccetera.  Insomma tutto quel processo complesso individuato da M&E.

Rimane tuttavia valido il concetto di negazione dei sentimenti e quello dell'individuazione delle strutture muscolari all'interno del processo della negazione dei sentimenti.  Questo concetto e questi processi vanno approfonditi.  Una soluzione?  È nota.  Se i sentimenti sono la forma presa dal modo di produzione, dai rapporti di produzione e dalla cultura che ne deriva è necessario adeguare i sentimenti legati alla cultura della falsa coscienza alla nuova cultura .  I nostri sentimenti sono la nostra cultura (vedi anche “sentimenti” in NDC80).  Quando nasce il conflitto fra cultura e sentimenti cioè fra vecchia cultura e nuova cultura, nascono i problemi affrontati da L. e dalla medicina moderna. Adeguare i sentimenti alla cultura è un obiettivo.  Difficile da raggiungere.  Difficilissimo, quando il mondo intorno è a sua volta lontano da quell'obiettivo.  Ma tale da svelare il fondo, la base della nostra cultura vuoi individuale vuoi collettiva. 

L'aumento di narcisismo che L. denuncia è né più né meno che l'aumento dell'alienazione del mdp nel quale siamo immersi.  Ma anche una forma presa dalla transizione che a sua volta caratterizza la condizione nella quale versa l'attuale modo di produzione. Un modo di produzione in via di superamento (il superamento non è dietro l'angolo). E comunque non è con la volontà individuale che si superano le trasformazioni generate dalle vicende in cui versa il capitalismo agli albori del XXI  secolo, l'alienazione generale prodotta dal mdp e lo sbocco dei processi incorso nella transizione in cui ci troviamo immersi. –|

 

[psicanalisi e strutturalismo – J. Lacan]

[inconscio e linguaggio] – 1) I simbolismi socioculturali si impongono con le loro strutture come ordini già costituiti, prima ancora che il bambino li assuma. Il bambino accedendo all'ordine simbolico è modellato secondo le strutture proprie di questo ordine che va dal complesso edipico alle strutture del linguaggio.  2) L'inconscio →  è quella struttura nascosta che prende l'apparenza di una immagine cosciente e lucida di se stessi.  L. aggiunge che l'inconscio è strutturato come un linguaggio.  3) È una mediazione, la capacità di mediare, a permettere di rintracciare se stessi nella propria soggettività distinta. Al contrario in una relazione di tipo immediato, la distinzione fra sé e l'altro non è mai chiara (durante la fase edipica il bambino passa da una condizione di rapporto immediato e non distanziato con la madre a una condizione di rapporto mediato grazie al suo inserimento nell'ordine simbolico della famiglia).  4) Una grave carenza della situazione edipica inchioda il bambino nella relazione immediata e lo priva della soggettività.  5) L'accesso all'ordine simbolico è la condizione dell'individualità.

 

[linguaggio e realtà] –  Per Lacan la verità sfugge al linguaggio. Gli sfugge come significato finale e il significato finale gli sfugge in quanto realtà.

Nel medesimo tempo il linguaggio è autonomo in rapporto al senso, proprio perché ha la possibilità di significare altre cose (IJL/75). La metafora, strumento principale di questa autonomia, ma anche la metonimia è fondamentale. La metafora = alla condensazione. La metonimia = allo spostamento.

– Due punti di rottura: fra pensiero e realtà e fra pensiero e significante simbolico.

– Supremazia dell'ordine del significante sull'uomo il quale accedendovi vi si trova assoggettato.

– L'uso del linguaggio come segno e simbolo che riproduce il reale provoca una frattura con questo reale – fra il linguaggio e il vissuto – fra il vissuto e il segno che lo rimpiazza. Frattura che nel corso degli anni aumenta, nel corso del tempo. E ciò anche perché il vissuto non è sempre e del tutto afferrabile dall'uomo (i traumi infantili e successivi sono la conseguenza de questa inafferrabilità). La razionalizzazione del vissuto e la sua rimozione approfondiscono la frattura fra vissuto (realtà) e linguaggio.

 

[linguaggio e rimozione dell’inconscio] – L'apparizione del linguaggio è simultanea alla iniziale rimozione costitutiva dell'inconscio (87). Si spiega così da un lato l'ambiguità propria del linguaggio. Ma dall'altro si chiarisce anche il rapporto fra linguaggio – pensiero – realtà oggettiva – realtà soggettiva.

L'uomo nell'affrontare il mondo esterno incontra 2 ostacoli. Il primo è la complessità di questo mondo. L'altro è lo sgomento che questa complessità provoca in lui © e che diviene un secondo ostacolo alla comprensione del reale. –|

 

[coscienza di sé e nevrosi] – Il linguaggio come presa di coscienza di sé come unità distinta. – La nevrosi come fissazione all'immaginario a causa della mancata percezione giusta delle percezioni simboliche. L'immaginario come ordine delle relazioni immediate del sé a sé – del sé all'altro – dell'altro visto come simile (93).

 

[significante e significato] →

1) Significante → struttura sincronica del materiale del linguaggio.

2) Significato → l'insieme diacronico dei discorsi concretamente pronunciati, che reagisce storicamente sul primo – così come la struttura di questo organizza la via del secondo.

3) La significazione → domina l'unità dei due ma non si risolve mai in una pura indicazione del reale, ma rinvia sempre a un'altra significazione (LCFEAS/195).

 

[analisi della Lettera rubata - LCFEAS/38] – Lacan analizza la struttura del racconto invece di analizzare i personaggi. La struttura è il significante. La tesi di L è che in questo caso è la struttura (i soggetti presi nella loro intersoggettività) che domina i soggetti che vi si adeguano. (L'oggettività formata dai rapporti dei soggetti fra loro – nella loro intersoggettività, cioè – domina la soggettività dei singoli, la trascende e la determina. Ma questa soggettività è a sua volta formata dai singoli soggetti che le danno vita ma ne sono determinati). © In altre parole è la società che determina l’individuo. Non viceversa. –|

 

[teoria degli istinti] – Contro la teoria degli istinti (113). Freud la considerava in un rango secondario e ipotetico. Il conflitto soggettivo è frutto delle periferie della soggettività.

 

[psicanalisi e Hegel] – Fra l'altro: la psicanalisi individua la struttura in cui si realizza l'identità del particolare con l'universale (144).

 

[l’inconscio] – L'inconscio partecipa alle funzioni dell'idea, anzi del pensiero(107). ’L'inconscio è quella parte del discorso concreto in quanto transindividuale, che difetta alla disposizione del soggetto per ristabilire la continuità del suo discorso cosciente. L'inconscio è quel capitolo della mia storia che è marcato da un bianco e occupato da una menzogna →  è il capitolo censurato. – cfr a pag 108 come e dove la verità può essere ritrovata.

1) Monumento – nel corpo, nel "nucleo isterico della nevrosi" cioè nel  "sintomo isterico è come una iscrizione che si decifra".

2) Documenti d'archivio – ricordi infantili

3) Evoluzione semantica – vocabolario che mi è proprio – stile di vita e carattere

4) Tradizioni – leggende che in forma eroicizzata colano nella storia.

5) Tracce delle distorsioni rese necessarie dal raccordo del capitolo adulterato con i capitoli che l'inquadrano.

  L'inconscio del soggetto è il discorso dell'altro (114-136): “Levi-Strauss suggerendo l'implicazione delle strutture del linguaggio e di quella parte delle leggi sociali che regola l'alleanza e la parentela, conquista già il terreno stesso in cui Freud situa l'inconscio"

  "L'inconscio non è tanto  profondo quanto piuttosto inaccessibile all'approfondimento cosciente" (223).

 

[alienazione e simboli sociali, conscio e inconscio] ©  – Nell’IJL pag 101 una semplice ed efficace descrizione di come il soggetto si aliena nel simbolismo del sociale. Cfr a questo proposito le pagine di Horkheimer e Adorno nelle lezioni di sociologia (20/21), sul sociale che si sovrappone all'uomo. Un aspetto che si perde di vista è che la realtà, sociale e no, viene espressa per mezzo di simboli. L'alienazione si verifica dunque attraverso una serie di simboli sociali che sono quelli che modellano e sui quali si modella l'individuo. Il fatto è che senza questo simbolismo l'individuo perde il concetto di sé, perde la propria identità, poiché precipita di nuovo nell'indeterminismo della natura che lo riassorbe. Questo è il senso della frase "il fanciullo subisce la società, la sua cultura, la sua organizzazione, il suo linguaggio, disponendo di una sola, tragica alternativa: o sottomettersi o perdersi nella malattia".

Ma cosa significa che "la coscienza e la riflessione devono essere collocate a livello del discorso/mentre l'inconscio sarà messo dalla parte del soggetto vero"? L'uomo per ritrovarsi deve tornare al tabù edipico – ma non potrà far questo se non dopo aver risolto i problemi economici della società (cfr E. Mandel).  E cfr  con LCFEAS di Lacan quando a pag 216 scrive che il legame sessuale va ordinato alla legge delle alleanze preferenziali e delle relazioni interdette, che poggia la prima sugli scambi di donne fra schiatte nominali per sviluppare in uno "scambio di beni gratuiti e di parole maestre il commercio fondamentale e il discorso concreto che supportano le società umane". E il legame tra individuo e società è così pienamente ricostituito come tra inconscio e società. E in questo Lacan (110) lega il soggetto e l'inconscio alla storia stessa dell'individuo e di conseguenza alla storia tout–court e con la storia lo rinvia alla lotta di classe (110), e al marxismo, e alla dialettica.

Rimane una contraddizione che è quella della società che aliena l'individuo, ma nel medesimo tempo lo istituisce come tale.  Ed è questo il nodo da sciogliere (da superare).  D'altra parte Lacan (229) fa notare il dualismo delle funzioni inconscio-conscio, istintivo/intellettuale, automatico/controllato, intuitivo/discorsivo, passionale/razionalizzato, elementare/integrato.

Così è l'Io che si oppone con maggior fermezza alla verità dell'essere (IJL/105). L'Io riassume tutti gli ideali della persona, ciò che essa vuol essere e ciò che pensa di essere. Così il soggetto si modella, dissimulandosi a se stesso e agli altri – col passare del tempo la distanza si approfondisce. Ciò accade a tutti (Freud). È la gravità del fenomeno ha variare. E è l'entità delle variazioni a creare la differenza tra l'uomo sano e l'uomo malato.

® Qui si esprime una concezione dell'uomo. La verità dell'individuo è nell'inconscio dell'individuo. L'Io è l'individuo, i suoi ideali, le sue rappresentazioni, le sue fantasie razionali.

Allora. Se l'inconscio è la verità dell'individuo, l'Io è la realtà dell'individuo. Esiste un conflitto fra verità e realtà. Penso che il conflitto sia fittizio. Un residuo del pensiero magico. –|

 

[Edipo] – Tre fasi dell'Edipo (IJL/115)  – 1. Il bambino si confonde con la madre e con il desiderio della madre (è il suo fallo).  2. Il padre interviene e contesta. 3. Ma diviene la legge, modello, solo se la madre lo riconosce come tale.

 

[psicotico e nevrotico] –  Lo psicotico non è mai riuscito a raggiungere l'identità dell'Io, sia pure attraverso l'ordine simbolico alienante. Mentre il nevrotico lo ha dimenticato (ha dimenticato cioè certi rapporti simbolici) (IJL/112).

 

[psicanalisi e storia] – “Ciò che insegniamo al soggetto a riconoscere come il suo inconscio, è la sua storia” (LCFEAS/110).

[il simbolo]  – "É impossibile non imperniare su una teoria generale del simbolo una nuova classificazione delle scienze, nella quale le scienze dell'uomo riprendano il loro posto centrale in quanto scienze della soggettività" (136).

– La funzione simbolica come duplice movimento del soggetto.  "L'uomo rende oggetto la sua azione, ma per restituire ad essa al momento voluto il suo posto di fondazione.  In questo equivoco operante in ogni momento, risiede l'intero processo di una funzione dove si alternano azione e conoscenza" (136).

– La nostra fisica non è altro che una fabbrica mentale di cui il simbolo matematico è lo strumento (137).

– I simboli si riconducono tutti al «corpo» (E. Jones) – proprio in quanto tale – ai «rapporti di parentela», alla «nascita», alla «vita», alla «morte» (146).

– La legge simbolica si fonda sulla "alleanza" e la "parentela" (vedi sopra).  La fissazione del desiderio sessuale si rifà alla "prima combinatoria degli scambi di donne fra le schiatte nominali " per "sviluppare in uno scambio di beni gratuiti e di parole maestre il commercio fondamentale e il discorso concreto che supportano le società umane" (216).

– La divisione primaria non è quella del lavoro – ma fra desiderio e lavoro (216).

©  L. distingue fra immaginario (lavoro fantasmatico) e simbolizzazione (simboli).  Dove il simbolo è un elemento concreto e reale dell'attività psichica e della storia dell'uomo, mentre l'immaginario è un prodotto malato della stessa attività che tende a ignorare e di fatto ignora il reale. Cfr a pag 22 dove parla di condizioni simboliche immaginarie e reali.

[sensazione & linguaggio] 

La sensazione non ha una sua realtà al di fuori del linguaggio che la fissa, facendola esistere e sottraendola all'effimero. Sentire significa sentire dentro e grazie al linguaggio (PDG /41).

  Le parole delle sensazioni e le percezioni creano un campo che include lo psichismo del soggetto.

– Figure retoriche come la metafora, la metonimia, il simbolo hanno origine nella vista, nel visivo.

– Gli affetti fondamentali come l'attaccamento, l'amore, la passione, l'odio, la paura sono arcaici e usano l'olfatto come base. La vista ha una funzione di rafforzamento degli affetti e delle pulsioni.

– La comunicazione ha rapporti con il suono ed è legata alla «musica delle parole».

– La percezione infantile ð non esiste se non nell'illusione. L'effimero si è fissato nel ricordo schermo (42). Introiezione legata a fenomeni orali.

– La bocca crocevia fra interno ed esterno.

– Storicamente e sociologicamente il cibo è un segno sociale (49).

– Le pulsioni. Loro caratteristiche sono l'indeterminatezza e la struttura mitica dell'impianto (23).

– Puro e impuro. Il puro dal lato di dio, l'impuro da lato dell'uomo (54).

 

[trattamento psicanalitico]

[Lacan - psicanalisi e linguaggio] – "Si voglia agente di guarigione, di sondaggio, la psicanalisi non ha che un medium →  la parola del paziente" (LCFEAS/94).

– "L'arte dello psicanalista  deve essere quella di sospendere le certezze del soggetto finché se ne consumino gli ultimi miraggi" (99).

– Il sintomo si risolve per intero in una analisi di linguaggio (118).

– È il mondo della parola a creare il mondo delle cose (126).

– L'esattezza si distingue dalla verità e la congettura non esclude il rigore (137).

– La proprietà della parola →  far intendere ciò che non dice (147).

– L'analista insegna al soggetto a cogliersi come oggetto (158).

– L'altro è dunque il luogo in cui si costituisce l'io (215).

ƒn[Spitz – personalità libera] – Compiti terapeutici suggeriti da Spitz (TCG). 1° ridurre le «esagerazioni compensative». 2° aiutare il soggetto a rintracciare quella parte dello sviluppo interrotto nel tentativo di riprendere il cammino da lì. … "l’essenza del trattamento psicanalitico non consiste nel dirigere, nel consigliare, nell’educare, ma nel liberare la personalità e permetterle di ritrovare la propria capacità di adattamento"(78/.

La concezione terapeutica di Spitz pur rimanendo strettamente legata alla struttura freudiana ne allarga la strategia. Campo dell'analisi non sono tanto le rimozioni in sé, quanto l'individuazione del momento e delle ragioni che nel corso dello sviluppo dell'individuo questo sviluppo hanno distorto e bloccato (vedi Spitz sul tema della nascita della personalità in @OP)

 

 

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“Appunti di psicologia e psicanalisi (2)” [§PISC2]

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