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Psicologia e marxismo, di M. Caveing

[sul rapporto adulto – bambino]

Caveing corregge e approfondisce Sève (PEM/155-197).  Nel rapporto adulto-bambino, Sève nega che la personalità dell'adulto sia generata da quella del bambino.  Ma dipende dal mondo dei rapporti sociali (vai a §MTP).  Io aggiungevo che questo era tanto più vero in quanto è il mondo dei rapporti sociali che genera la personalità del bambino.  Attraverso la famiglia o altro. E scrivevo di un passato infantile non sempre sorpassato. 

Caveing precisa e approfondisce il discorso.  Il carattere dell'adulto si struttura nella contraddizione che nasce dal passaggio dall'individuo biologico all'individuo sociale.  Il bambino, in partenza si identifica con il biologico, cioè con i suoi bisogni biologici e fisici.  Qui si scontra con il sociale, rappresentato dagli imperativi familiari, dai divieti, dalla repressione/controllo degli istinti.  Il carattere è dunque la forma presa dalla contraddizione fra il biologico e il sociale, nella quale questa contraddizione si struttura.  L'ipotesi non contraddice Freud ed è nel medesimo tempo particolarmente aderente a Reich.  Supera anche Sève nel senso che dà un particolare senso al rapporto biologico/sociale, psichismo/ruolo sociale. E risolve il conflitto, cogliendolo nella sua sede concreta.  Non solo, Caveing individua il passaggio dal bambino all'adulto con un processo che si presenta come il passaggio dal biologico al sociale.

 

[dialettica piacere-dolore]

Accertato questo, Caveing va oltre.  I processi biologici, sostiene, sono caratterizzati, sono condizionati dal rapporto piacere/dispiacere "in attesa che la simbolizzazione consenta l'assimilazione della realtà come tale" /191/.  La simbolizzazione è un processo che supera il rapporto piacere/dispiacere.  Tuttavia, dopo aver individuato la sede di questi processi Caveing sostiene che anche nell'a­dulto, cioè a processo di simbolizzazione concluso, i centri nervosi sottocorticali, il cui funzionamento dalla nascita è anteriore alla messa in servizio delle funzioni encefaliche associative complesse (comportamenti percettivo motorio e linguaggio), continuino in seguito a funzionare in modo relativamente indipendente, sotto l'azione dei loro stimoli specifici che sono il piacere e il dolore, secondo le regole dell'emotività /192/.

Caveing non dice tuttavia perché e come questo avvenga.  Per quale motivo cioè il piacere/dolore in qualche modo permanga. Invece (dialetticamente), benché superati, gli stimoli piacere/dispiacere, piacere/dolore vengono conservati, rimangono e fungono di base alle azioni successive dell'adulto.  Il rapporto con la realtà si chiarisce, il  contatto con il mondo esterno, sociale o naturale che sia, non si basa più sul processo piacere/dolore, è più ampio, da binaria la gamma delle possibilità si allarga proprio nella misura in cui l'individuo riesce ad allontanarsene, ma la base permane.  

® È il processo del «superato/conservato».  Il conservato, tuttavia, una volta superato, non è più il medesimo.  Il piacere/dolore dell'animale biologico, una volta travasato, superato/conservato, nell'animale sociale, acquista una forma diversa, più ampia, più articolata, più profonda e diviene, per esempio, il rapporto gratificazione/frustrazione, volendo individuare in questi due nuovi concetti un piacere/dolore meno immediati, meno prossimi al biologico e più vicini al sociale. 

La gratificazione sarà dunque data dal fine raggiunto, o dalla capacità di individuare un fine, dalla identificazione con il sociale (che è come dire dalla capacità di ritrovare per qualche aspetto la propria essenza umana secondo la VI tesi).  La frustrazione non sarà mai distruttiva, definitiva, ma fornendo la base per nuove analisi, un nuovo approfondimento della realtà propria, del concreto sociale e del concreto naturale, potrà superarsi in una nuova gratificazione proveniente dalla coscienza di aver compiuto un passo avanti verso l'obiettivo che tanto più sarà sociale quanto più sarà gratificante. 

Può allora accadere che nel sociale concretamente raggiunto e realizzato si stemperi la contraddizione primaria e si componga lo scontro con la natura sia esterna che interna (biologica).  Naturalmente si apriranno altre, superiori contraddizioni, imprevedibili.  Il superamento del biologico sul piano dell'individualità concreta del singolo, avverrà nel razionale, nello sviluppo della ragione, del sapere, della cultura.  Ma razionalità, sapere, cultura, saranno a quel punto totalmente socializzati e la coscienza di ognuno potrà coincidere con il massimo della coscienza possibile di tutti.  Nel collettivo l'individuo ritroverà la propria ragione e con la ragione di sé la propria singolarità. –|

 

[la personalità]

La personalità si forma dunque nei conflitti che nascono nella trasformazione dell'individuo da "biologico" a "sociale" /188/. Sede primaria della trasformazione: la famiglia /191/.

Il processo dei conflitti fra la legge portata dalla famiglia di essenza e origine sociale, ma camuffata da parentale e le esigenze biologiche dell'organismo infantile è inconscio. È cioè anteriore a ogni specie di simbolizzazione. La simbolizzazione nasce dai conflitti fra legge sociale familiare e esigenze biologiche.

I conflitti che portano alla simbolizzazione conservano anche in seguito questa "anteriorità di principio".

Il sesso per C. prende rilievo perché il conflitto si presenta per il bambino come uno scontro fra sé (cioè le proprie esigenze biologiche) e i genitori (cioè la legge sociale /di classe/) ed è modulato dalle caratteristiche biologiche differenziali, principalmente il sesso.

Lo sviluppo biologico del bambino avviene sotto il segno delle esigenze sociali /192/ e incide sulla forma e l'andamento dell'attività dei centri nervosi (vedi sopra).

La costituzione della personalità comincia dalla produzione di tutti i meccanismi inerenti al conflitto bio-sociale.

Il processo è assolutamente ideologico, data la condizione di tutela psicologica del bambino /194/.

Confusione tra repressione del biologico e repressione di classe /194/.

Sia il bambino che l'adulto sono dominati dalle strutture della società /lotta di classe/ /196/.

C. parla di materialismo storico invece che di materialismo dialettico.


[concetto di debolezza mentale]

Stadi evolutivi.  Nel bambino, cominciare a camminare e dire qualche parola.  Nello scolaro, imparare a leggere, scrivere e contare.  Nell'adulto, individuare i propri bisogni sostenibili. 

La debolezza mentale nella prima età non ha come necessaria conseguenza la debolezza mentale scolare né questa la debolezza mentale adulta.  Il concetto di base è l'autonomia adulta.  © Naturalmente l'autonomia adulta ha diversi stadi di autonomia.  Non solo ma è anche legata all'autonomia della propria classe e del proprio ceto sociale.  In questo senso le classi subordinate che non lottano per la propria autonomia sono oggettivamente «infantili», almeno in riferimento al quadro generale dello sviluppo sociale.  Ma accade anche il contrario /131/. –|

 

[l'intelligenza]

L’intelligenza = facoltà di liberarsi dalla schiavitù della manipolazione, servendosene.  Ma anche = sinonimo di oltrepassamento.

1.  Il soggetto è pronto a mantenere le proprie strutture contro perturbazioni d’origine esteriore.  2.  Il sistema tende a oltrepassarsi con una struttura allargata ogni volta che la struttura presente si manifesti insufficiente per risolvere un problema dato.

Nei deboli l'equilibrio raggiunto è in stato di chiusura o di soffittatura.  Non è cioè che stabilità passiva e in qualche modo preservativa.  Quindi un falso equilibrio /132–133/.  L'adulto normale è equilibrato in quanto adattato, ma ciò non rivela il suo grado di intelligenza /134/.  Il bambino normalmente intelligente è colui che si disadatta perpetuamente.  © Questa formulazione permette di chiarire con sufficiente profondità una serie di questioni inerenti il concetto di adattabilità e intelligenza e sulla stupidità di certe sicurezze.  E anche sul terrore degli individui di perdere la propria identità, dove l'identità prende il senso di una stabilità bloccata, passiva. –|

Compito pedagogico sarà quello di  far acquisire al bambino una plasticità sufficiente dei suoi atteggiamenti e delle sue decisioni, tale da permettergli di far fronte alle esigenze mutevoli della vita /135/.

Piaget distingue fra affettività e intelligenza.  L'affettività è il motore ma non la genesi delle strutture del comportamento.  Quando l'affettività invade la sfera dell'intelligenza la riduce alla sua propria sfera (ICP/19-20). Vero a livello della falsa coscienza. L'obiettivo è portare l'emotività al servizio della ragione.

 

 

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“Psicologia e marxismo”, di Caveing [§PEM]

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