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Del piacere

§* Il piacere e il desiderio sono alla base della energia umana. È la forma presa dall'energia animale. Le strutture limbiche generano i sentimenti del piacere e del desiderio.

§* La coppia piacere - dolore è anche un sistema di allarme e di controllo per la sopravvivenza dell'individuo.

§* Il presente uguale al piacere, all’individuo, alla vita, al consumo, alla trasgressione, alla libertà dell’infanzia, eccetera (Bataille).

§* Nella dipendenza, il piacere è fottuto, giocato.

§* Il piacere estetico che sembra eterno non lo è. È legato alla sua irripetibilità.

 

Con il marxismo la potenzialità umana sbocca nella lotta verso la liberazione dal limite. Non a caso in STE 2° (281–2) Marx parla dello sviluppo delle capacità della specie uomo. Sviluppo diretto verso la produzione delle sue totali potenzialità. Un modo del tutto nuovo di concepire il piacere della vita. Di cercare il piacere nella vita. Il piacere coincide con la stessa produzione allargata delle capacità umane. Della vita. Prende la forma della gioia di vivere (@UOM).

 

[gioia di vivere]

Il dovere del fare (Kant) a fronte del piacere del fare (Hegel). O anche. Il dovere della vita di fronte al piacere della vita.

Cos'è al fondo la gioia di vivere? La coscienza della propria unicità biologica come uomini. Un passo avanti all'istinto di conservazione. La coscienza passa dall'istinto animale di conservazione e dalla riproduzione semplice della propria esistenza alla gioia dell'essere e alla riproduzione allargata della propria coscienza (fpg-NA) (sul tema vedi @INDIV3).

 

[principio di piacere e principio di realtà]

Lo scontro individuato da Freud fra principio di piacere e principio di realtà (realtà fisico – naturale e realtà sociale da quella derivata) è la forma presa a livello psicologico e del sistema nervoso del conflitto uomo – natura.  È solo a partire da questo conflitto che si possono comprendere gli altri conflitti (§PISC2).

Il principio di realtà freudiano è la necessità che s'impone all’uomo.  Necessità sotto forma di natura sociale.  Il principio di piacere, invece, domina l’inconscio.  Il principio di piacere in realtà – non è altro che l’istinto di preservazione, di produzione e di riproduzione dell’individuo.  Istinto dominato ancora dalla leggi della natura biologica non giunte alla coscienza (§PSIC).

È necessario tener maggiormente in conto il contrasto fra principio di piacere e principio di realtà.  Ora i due principi danno origine a due diversi tipi di piacere.  Si può considerare il piacere della realtà, il più umano dei piaceri?  Il più complesso?  Il più totalizzante?  Che ha in sé tutti gli altri? 

Quando il desiderio rimane fermo al principio di piacere significa che l’individuo non ha sviluppato le sue potenzialità, bloccandosi a un passato non sorpassato.  Nel  processo di passaggio/trasformazione del desiderio dal principio di piacere al principio di realtà  le tappe intermedie sono molte.  Ogni individuo ha le sue.  Ma la grande mag­gioranza, probabilmente il 99 per cento, rimane sideralmente lontano dalla fusione. 

Per questo, all’osservazione, i due principi rimangono separati.  È il grado di separazione che dà la misura della maturità dell’individuo. Tanto più la differenza è ampia, tanto più l’individuo è immaturo (da “personalità adulta”).

 

[distacco e piacere]

Scrivevo di Fp . Tradurre la necessità in piacere, gusto del fare. Entrare cioè nelle cose, non solo quando le cose piacciono. Poiché quando piacciono ci si fa coinvolgere dalle cose, non ci si entra. Per entrarci ci vuole distacco. È il distacco a mettere capo a quel pia­cere così particolare, così profondo, così pervasivo, così stabile. Al contrario, il piacere che proviene dal coinvolgimento per quanto intenso possa sembrare rimane epidermico, per sua natura effimero come lo sono le pulsioni (da fpg 18.01.96)

 

[lavoro e piacere]

Fp .  Adegua il lavoro al piacere, non il piacere al lavoro. Cerca di fare ciò che le piace e non di farsi piacere ciò che deve fare. L'interesse è rivolto al piacere, non al lavoro. Il medesimo accade nei rapporti personali. Quando i rapporti si basano sul piacere sono necessariamente strumentali e opportunisti. Nello stesso tempo il livello del piacere è particolarmente basso, l'identificazione con il piacere instabile, come è instabile un piacere limitato alla immediatezza degli impulsi (da fpg 23.09.96).

 

[il piacere e l’abuso]

L'abuso indebolisce il piacere. Anche il piacere segue le regole base dell'organizzazione. Un esempio. Il piacere della gola. Qui oltre l'organizzazione si rende necessaria una forma di pianificazione. Pianificazione la cui caratteristica deve essere quella di organizzare il piacere. Di seguirlo. Di prevederlo. Di esaudirlo. Ma anche che non si imponga al piacere stesso. E combini la razionalità dell'organizzazione con l'irrazionalità della spinta bio che sottende il piacere. Oppure. O meglio. Combini la razionalità dell'organizzazione con la razionalità del piacere. Poiché la spinta bio una volta analizzata rivela una sua razionalità. Che è poi la razionalità della struttura del piacere. Di quel piacere dato, nelle condizioni date. Da cui l'analisi anche dell'eccesso. L'eccesso del gusto sbocca nella golosità. Come anche l'eccesso del sesso sbocca nella voracità del piacere sessuale.  La golosità si mostra, si rivela quando l'eccesso invece di rimanere eccesso una tantum, volta per volta, diviene abitudine. Abitudine all'eccesso. Coazione a ripetere. Necessaria agli equilibri soffittati , ma non necessariamente necessaria. La necessità dell'abitudine all'eccesso prende la forma della dipendenza. E nella dipendenza, il piacere è fottuto, giocato. Differenza fra il goloso e il buongustaio che è anche intenditore. E intenditori si diventa non si nasce.

Ma di nuovo, qui, viene chiamata in causa la corteccia che organizza gli impulsi. L'immediatezza degli impulsi. A volte vitale per la sopravvivenza. Che quando prende la forma dell'impulsività diviene sviante. Pericolosa per la riproduzione allargata delle sensibilità. Per l'organizzazione ottimale delle necessarie ma arcaiche parti primitive del cervello  (da fpg 30.10.06).

[piacere e infanzia]

Il diletto è ripercorrere il proprio passato felice, o per lo meno vissuto come tale, poiché il  piacere non può essere (non è) che un ritorno a condizioni (quasi sempre inconsce) della prima infanzia, alle emozioni e alle sensazioni piacevoli che provammo allora, lo ricordiamo o no. E siccome il bambino che è in noi non muore mai, piacere significa rintracciarne la memoria, i gusti, le paure, le aspirazioni per mettere in comune tutto ciò con il bambino che è negli altri.

Per questo le amicizie dell'infanzia si presentano come le più solide, poiché nulla si presenta più solido dell'irrazionale. Nell'irrazionale l'uomo ritrova se stesso. Non importa se sotto forma di falsa coscienza. Quella falsa coscienza ci parla nondimeno della nostra infanzia e delle nostre origini. Sennonché la sua vicenda storica spinge a superare quelle origini. E crescere. Superarle non significa sfogare la carica che esse generano. Tanto meno reprimerla. Significa liberarla. Legarla alla propria capacità di produrre un pensiero in grado di individuare la realtà, quale essa sia. Ponendo bene attenzione che la razionalità non si trasformi in razionalizzazione, giustificando e occultando miti e sogni infantili o alimentando feticci ideologici. 

È altrettanto vero, tuttavia,  che esistono individui che pur avendo avuta un'infanzia felice o mediamente felice, l'abbiano superata. Motivo per il quale non hanno bisogno di rintracciarla, di ricordarla, di rievocarla. Per costoro le vicende dell'infanzia, piacevoli o meno, sono state trasformate in esperienze e come tali fanno parte della struttura del carattere adulto.

Il piacere che per essere tale ricorre all'infanzia fa parte di un passato non sorpassato. E un passato non sorpassato è fonte di infelicità non di piacere.

 

 

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[psicologia [principio di piacere e principio di realtà  [piacere (il) [emotività [piacere e infanzia [distacco [golosità  [bambino che è in noi

 

“Del piacere” [§PCR]

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