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Scritti sull’arte

di Marx e Engels

(appunti di mcs)

 

Gli appunti sono ricavati principalmente da una raccolta di scritti, opere, lettere e commenti di Marx e Engels su autori e opere lette dai due studiosi (SAME). L' interesse proviene in primo luogo da come le letture venivano condotte. Difficilmente un autore era giudicato negativo in toto. Marx e Engels  vi vedevano e ne ricavavano sempre qualcosa di positivo. In secondo luogo va notato come la provenienza e l'appartenenza a una classe era la via maestra per decifrarne gli scritti. Notavano come a volte gli autori riuscissero a sottrarsi alle suggestioni e alla cultura della propria classe, altre volte vi rimanessero tragicamente impigliati.

Gli appunti partono da alcune considerazioni generali sull’arte.

 

[le idee «universali» e le classi dominanti]

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti” (41). “Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee”. Le idee dominanti sono dunque un prodotto della classe egemone.

(p.212 Marx – da Teorie sul plusvalore)  Produzione materiale e produzione intellettuale vanno concepite non come categorie generali, bensì “in forma storica determinata”, specifica.

“Inoltre: dalla forma determinata della produzione materiale risulta in primo luogo una determinata articolazione della società, in secondo luogo un determinato rapporto degli uomini con la natura. Il loro sistema statale e le loro concezioni sono determinati da questi due elementi. Quindi anche il carattere della loro produzione intellettuale.”

Erra lo Storch a non concepire storicamente la produzione materiale, perché solo così facendo “è possibile comprendere sia i principi ideologici della classe dominante, sia la libera produzione intellettuale di questa data formazione sociale”. Giustamente invece lo Storch distingue, a differenza dei critici di Smith, tra ricchezze materiali e valori immateriali (beni interni: facoltà fisiche, intellettuali, morali..).

 

[condizionamento storico e sviluppo dell’arte]

Di conseguenza anche all'arte non si può riconoscere un valore universale.

L’arte e il suo sviluppo sono strettamente connessi con lo sviluppo sociale di una certa epoca (es. arte greca / mitologia), ma non necessariamente a un alto sviluppo artistico corrisponde un forte sviluppo sociale. Il piacere estetico che sembra eterno non lo è. È legato alla sua irripetibilità.

La genesi storica dell’arte è legata alla progressiva formazione dei sensi  (5 sensi più la sensibilità generale, astratta). Il senso stretto nel  bisogno immediato della sopravvivenza stenta a svilupparsi. Per l’uomo affamato il cibo si presenta sotto la forma di semplice commestibile. Questo perché solo quando la realtà oggettiva diventa per l’uomo realtà delle forze essenziali dell’uomo, tutti gli oggetti diventano la oggettivizzazione di lui stesso, realizzano la sua individualità.  Gli oggetti diventano oggetti sociali ed egli stesso diventa per sé un ente sociale.

Allora l’uomo si afferma nel mondo oggettivo attraverso i sensi e la ragione. Da un punto di vista soggettivo, i sensi (orecchio, occhio …) si formano per l’esistenza del loro oggetto, per la natura umanizzata. I sensi dell’uomo sociale sono quindi diversi dai sensi dell’uomo asociale. E l'"educazione dei cinque sensi  è opera dell' intera storia universale fino a questo tempo" (58).

Anche la mano, quale strumento primario dell’arte, è il prodotto del lavoro dell’uomo (60). È l’uomo che ha saputo rendere autonoma la mano quando dal primo ciottolo è arrivato al coltello.

[oggetto artistico e godimento estetico]

“La produzione fornisce non solo un materiale al bisogno, ma anche un bisogno al materiale”.  “La produzione produce perciò non soltanto un oggetto per il soggetto, ma anche un soggetto per l’oggetto”.  Così per l’arte: “L’oggetto artistico … crea un pubblico sensibile all’arte e capace di godimento estetico”.

 

[dello schematismo sociologico]

Contro le applicazioni meccaniche del materialismo in letteratura (76). Non si può paragonare il piccolo borghese norvegese con il piccolo borghese tedesco. Perché il primo è figlio di un contadino libero (“un uomo in confronto all’immiserito borghesuccio tedesco”), là non c’è stata servitù della gleba, là non c’è stata una Guerra dei Trent’anni e una rivoluzione fallita di cui la piccola borghesia tedesca è il frutto. La piccola borghesia tedesca è una caricatura  spinta all’estremo, come l’ebreo polacco lo è degli ebrei.

Quindi, per “quali che possano essere i difetti, ad esempio, dei drammi di Ibsen …. Queste cose , prima di dare un giudizio, io preferisco studiarle a fondo” (Engels).

 

[lo scioglimento del matriarcato e la tragedia greca di Eschilo]

La storia della famiglia risale al 1861 con la pubblicazione del Mutterrecht di Bachofen (85):

1.     all’inizio gli uomini “erano vissuti in un commercio sessuale promiscuo” (“eterismo”)

2.     per cui: vigeva la discendenza in linea femminile, secondo il diritto matriarcale, presso tutti i popoli

3.     fino al completo dominio delle donne (“ginecocrazia”).

4.     Il passaggio alla monogamia (la donna appartiene esclusivamente a un uomo) rappresentò la violazione di un antico comandamento religioso (diritto alla stessa donna da parte degli altri uomini).

Bachofen trova le prove delle sue asserzioni in innumerevoli passi della letteratura antica classica.  Il passaggio dall’«eterismo» alla monogamia, dal matriarcato al patriarcato avviene presso i greci a causa di un’evoluzione religiosa, dell’introduzione di nuove divinità. “… non già lo sviluppo delle reali condizioni di vita degli uomini, bensì il riflesso religioso di queste condizioni di vita nella mente degli uomini stessi, è quello che, secondo Bachofen, ha causato i mutamenti storici nella reciproca posizione sociale dell’uomo e della donna”.

B. presenta l’Orestiade di Eschilo come la descrizione drammatica della lotta tra il diritto matriarcale al tramonto (difeso dalle Erinni) e il diritto patriarcale nascente (difeso da Apollo con l’appoggio di Atena).

Oreste che uccide la madre Clitennestra viene prosciolto (secondo il diritto matriarcale , il matricidio è il delitto più grave  fra i delitti tra consanguinei – Clitennestra invece, uccidendo Agamennone non aveva compiuto un delitto tra consanguinei).

Engels critica B. il quale finisce per credere (“puro misticismo”) che le divinità abbiano determinato il passaggio dal matriarcato al patriarcato e per attribuire alla religione il valore di “leva decisiva della storia universale”. Ma, sempre secondo Engels che esprime il suo apprezzamento per B. e i “suoi meriti di pioniere”:

1.     in luogo di un ignoto stato primitivo,  B. attraverso la letteratura rinviene le tracce di una effettivo stato di cose anteriore alla monogamia, in cui l’uomo aveva commercio sessuale con più donne e ugualmente la donna con più uomini

2.     che tale costume lascia tracce nella pratica per cui le donne dovevano temporaneamente concedersi per comprarsi il diritto alla monogamia

3.     che originariamente la discendenza si poteva calcolare solo in linea femminile

4.     che la “validità esclusiva del ramo femminile si è mantenuta ancora a lungo nell’età della monogamia” e ha dato alle donne una posizione sociale più elevata di quella successiva.

Tutto ciò B. non lo ha espresso così chiaramente, a causa della sua concezione mistica,  ma ha saputo dimostrarlo.

 

[Dante]

“La prima nazione capitalista fu l’Italia. Il chiudersi del Medioevo feudale, l’aprirsi dell’era capitalista moderna sono contrassegnati da una figura gigantesca: quella di un italiano, Dante, al tempo stesso l’ultimo poeta del Medioevo e il primo poeta moderno” (104 – Engels).

 

[il Rinascimento]

Elogio di Engels del Rinascimento (101 - “il più grande rivolgimento progressivo che l’umanità avesse fino allora vissuto”) che vede 1. la nascita della ricerca scientifica moderna;  2.  la monarchia che appoggiandosi alla borghesia urbana spezza il potere feudale; 3. la guerra dei contadini in Germania; 4.la rinnovata conoscenza del mondo antico (manoscritti di Bisanzio, statue romane…); 5. la fioritura artistica italiana “mai più eguagliata”; 6. la prima letteratura moderna in Italia, Francia, Germania; 7. la scoperta del globo terrestre; 8. la rottura della dittatura spirituale della Chiesa (il protestantesimo e la “serena libertà di pensiero” che si andava radicando tra i latini, proveniente dagli arabi e alimentata dalla filosofia greca); 8. “giganti “ che brillavano nelle più varie discipline, quali Leonardo, Dürer, Machiavelli, Lutero (che creò la prosa moderna tedesca), eroi di un’epoca in cui  “non erano ancora sotto la schiavitù della divisione del lavoro”.

 

[Rousseau]

(hegeliana negazione della negazione 20 anni prima di H., commenta Engels - 108).

Secondo R. nello stato di natura gli uomini erano uguali, uomini-animali uguali e privi di linguaggio. Ma questi uomini-animali avevano una qualità che li rendeva superiori agli altri animali: la perfettibilità, l’idoneità a uno sviluppo ulteriore. E fu questa la causa della diseguaglianza.  R. vede dunque nel sorgere della diseguaglianza un progresso: “perfezionamento dell’individuo umano” e “decadenza del genere”.

Ogni nuovo progresso della civiltà  – scrive Engels – è ad un tempo un nuovo progresso della diseguaglianza”.

E la diseguaglianza – scriveva R. – quando raggiunge il suo culmine si converte a sua volta nel suo contrario, diventa causa dell’eguaglianza. Davanti al despota tutti sono eguali

Ma il despota è signore con la forza ed è la forza che lo rovescia. E così la diseguaglianza si muta in eguaglianza, non più eguaglianza naturale di uomini privi del linguaggio, bensì nell’eguaglianza più elevata del Contratto sociale.

Commenta Engels, “Gli oppressori vengono oppressi. È negazione della negazione”.

Continua Engels. Qui abbiamo in R. un corso di idee perfettamente uguale a quello seguito da Marx  nel Capitale.  Ma anche gli sviluppi sono dialettici → processi per loro natura antagonistici, contengono in sé una contraddizione, convertirsi di un estremo nel suo contrario e finalmente la negazione della negazione.

 

[Goethe]

Capolavoro di prosa polemica, l’articolo di Engels fa una feroce analisi del volume di Grün su Goethe dal punto di vista umano (113).  Goethe “l’umanità compiuta”. Ne consegue che “l’Uomo non è altro che il tedesco trasfigurato” ecc. ecc.

Analisi critica anche di Goethe che da un lato si ribella alla società tedesca, dall’altro – quando prevale il figlio del consigliere segreto di Weimar – questa stessa società esalta.  Goethe ora sconfinatamente grande ora meschino, ora un genio baldanzoso, ora un filisteo gretto. Critica al filisteo, alla paura piccolo-borghese di fronte a tutti i grandi movimenti dell’età sua.  Critiche non morali né dal punto di vista dell’uomo, ma semmai da un punto di vista estetico e storico.

Rancore di Goethe contro i liberali. Giudizio di Goethe: “Niente è più ripugnante della maggioranza, perché è costituita da pochi forti precursori, da bricconi che si arrangiano, da deboli che si lasciano assimilare e dalla massa che segue al trotto senza neppure minimamente sapere ciò che vuole.”  Goethe che a detta di Grün si attacca con tutta l’anima a “condizioni di agiatezza ben meritate e ben godute”, quanto al resto ha una “natura” molto “casalinga e pacifica”. 

Sempre più Goethe somiglia a un piccolo borghese tedesco – dice Engels.  E la critica di G. alla società contemporanea si riduce alla critica del piccolo borghese ideologizzante perché la società non corrisponde alla sue illusioni piccolo borghesi, e perché con la Rivoluzione di luglio si minaccia il regime piccolo borghese tedesco. Odio dell’oppresso e statico piccolo borghese verso il borghese indipendente e progressista.

Scrive Engels: “L’età dell’oro della piccola borghesia fu, come è noto, il regime corporativo. ...Ma il regime corporativo ai tempi di Goethe era ormai in declino, la concorrenza irrompeva da ogni parte... G. .si effonde da autentico piccolo borghese in strazianti lamenti sull’incipiente imputridimento della piccola borghesia, sul correlativo decadimento della vita familiare...”.

Scrive Engels: Goethe nel Wilhelm Meister  “imposta l’ideale dell’Uomo” (virgolettati di Grün).  “L’Uomo non è un essere che impara, ma un essere che vive agisce e opera.” “Wilhelm Meister è un tale Uomo” “L’Uomo ha la sua essenza nell’attività” (essenza che condivide con le pulci – commenta Engels).

 

[Chateaubriand]

Marx in una lettera a Engels descrive Chateaubriand come un “vanesio bellimbusto” (141).  “La vanitas del signor «Vicomte» (?) sprizza da tutti i pori”. Riferimenti di Marx al Congrès de Vérone (1821 – ultimo congresso della Santa Alleanza) di Chateaubriand che dimostrano come  quasi nessun dato riportato dall’autore (n. dei soldati ecc) sia esatto.

C. descritto da M. come “questo bello scrittore che riunisce nel modo più ripugnante l’elegante scetticismo e volterrianismo del secolo decimottavo con l’elegante sentimentalismo e romanticismo del decimonono. Questa unione naturalmente doveva far epoca dal punto di vista dello stile in Francia, sebbene proprio nello stile salti spesso agli occhi la falsità, malgrado la bravura artistica”. E che stile, dice M., lo abbiamo visto.

Ma C. – inviato francese a Verona – mente anche al Congresso non rispettando il suo mandato come mente al presidente del consiglio francese, Villèle, su quelle che sono le opinioni del Congresso riguardo l’invasione in Spagna. Eccetera, eccetera.

 

[la letteratura di tendenza]

(Engels - 154) – Londra, 26 novembre 1885

“Cara signora Kautsky (scrittrice),

… Che Londra Le spiaccia, lo credo volentieri. Ciò è accaduto anche a me anni or sono. Ci si abitua solo difficilmente all’atmosfera fosca e agli uomini per lo più foschi anch’essi, all’isolamento, alla netta separazione di classe nella vita sociale, alla vita in ambienti chiusi, come esige il clima. Ci si deve distaccare dagli spiriti vitali portati con sé dal continente, far discendere su per giù da 760 a 750 millimetri il barometro dell’allegria, per andarsi a poco a poco abituando. Poi a grado a grado ci si adatta e si trova che la cosa ha anche i suoi lati buoni … Io conosco e amo Parigi, ma se avessi la scelta, preferirei abitare stabilmente a Londra anziché laggiù. Parigi si può gustare se si diviene un parigino … Londra è più brutta, ma pure è più grandiosa di Parigi, è il centro effettivo del commercio mondiale ed offre anche assai più varietà. Ma Londra consente anche una completa neutralità di fronte all’ambiente circostante, così necessaria per l’imparzialità scientifica e anche artistica.” Continua a proposito di Berlino dove tutto “diventa sordido” “questo nido di malaugurio”  “Berlino si odia”

E con ciò E. arriva a far la critica di due romanzi della Kautsky. Acuta la “individualizzazione” dei personaggi - “ciascuno è un tipo, ma è anche, ad un tempo, un individuo perfettamente determinato, un «costui» per dirla con l’espressione del vecchio Hegel..” -, ma l’autrice finisce per “spasimare” troppo per il suo eroe e per idealizzare i suoi personaggi,  “in Arnold la persona svanisce ancora maggiormente nell’idea”.

Il perché è chiaro. L’autrice aveva evidente bisogno di prendere apertamente partito. Engels non ha nulla – afferma lui – contro gli scrittori di tendenza. “Eschilo, il padre della tragedia, e Aristofane, il padre della commedia, furono entrambi poeti decisamente di tendenza …”  “Ma secondo me – continua E. – la tendenza deve sorgere dalla situazione e dall’azione stesse senza che vi si faccia esplicitamente riferimento” (la tendenza deve far corpo con l’elaborazione stessa dell’opera e non essere sovrapposta ad essa dall’esterno). Poiché oggi il romanzo si indirizza prevalentemente ai circoli borghesi, anche il “romanzo socialista” deve descrivere fedelmente le condizioni reali, “infrangere le illusioni convenzionali dominanti”…”senza neppure direttamente fornire una soluzione, anzi in certi casi, senza neppure prendere ostensibilmente partito”.

 

[realismo di Balzac]

(Engels  - 160)  Lettera di E. a Margaret Harkness di critica al suo romanzo “La ragazza di città”.

Dice E.: ”Se ho qualche cosa da criticare si è che forse il racconto non è abbastanza realistico. Realismo significa, secondo il mio modo di vedere, a parte la fedeltà nei particolari, riproduzione fedele di caratteri tipici in circostanze tipiche. Ora, i suoi caratteri sono abbastanza tipici nei limiti della loro descrizione, mentre le circostanze ..non lo sono nella stessa misura”. Inappropriata è appunto la descrizione della classe operaia. La critica non è nel non avere scritto un “romanzo strettamente socialista,  un romanzo di tendenza, come noi tedeschi lo chiamiamo”, perché “quanto più nascoste rimangono le opinioni dell’autore e tanto meglio è per l’opera d’arte. Il realismo di cui io parlo può manifestarsi anche a dispetto delle idee dell’autore.”

E Engels ricorda a questo proposito Balzac da lui ritenuto “un maestro del realismo di gran lunga maggiore di tutti gli Zola del passato, del presente e dell’avvenire”.  Egli descrive la borghesia in ascesa e gli ultimi avanzi della società aristocratica a lui così cara che soccombono “all’assalto del ricco e volgare villan rifatto”.  E la sua satira e la sua ironia non sono mai così pungenti come quando parla dei nobili per i quali simpatizza. Come la sua ammirazione va agli avversari politici. Perché Balzac ha visto “la necessità del tramonto dei suoi diletti nobili”, come ha visto “i veri uomini dell’avvenire”.

 

[il problema della tragedia rivoluzionaria]

(Marx/Engels, 1859 - 164)

Lettera di Marx a Lassalle sul dramma Franz von Sickingen.

Dopo una valutazione positiva per quanto riguarda la composizione, l’azione del dramma,  che produrranno nei più una forte commozione,  M. ne fa una critica serrata, perché i cavalieri – nobili rappresentanti della rivoluzione, della lotta contro i principi – di fatto intraprendono questa lotta come cavalieri e finiscono per assorbire tutto l’interesse; perché “i rappresentanti dei contadini e degli elementi rivoluzionari delle città avrebbero dovuto costituire uno sfondo attivo di grandissima importanza”; perché l’autore avrebbe dovuto dar più voce alle idee più moderne (“l’idea centrale resta costituita dall’unità borghese”)  e avrebbe dovuto “shakespeareggiare” di più . “Non saresti per caso tu stesso … caduto in certa misura nell’errore diplomatico di mettere l’opposizione cavalleresco-luterana al di sopra di quella plebeo-münzeriana?”

Manca inoltre l’elemento caratteristico nei caratteri. “Hutten mi appare un rappresentante troppo puro dell’«entusiasmo», e questo è cosa noiosa”.  E anche Sickingen appare “troppo astratto”. Inoltre gli individui sembrano riflettere in modo eccessivo su se stessi (predilezione dell’autore per Schiller).

Lettera di Engels a Lassalle sul dramma Franz von Sickingen.

“Nell’aridità letteraria oggi dovunque dominante, mi accade di raro di leggere un’opera simile ….Anche i pochi buoni romanzi inglesi che di tanto in tanto io leggo, p.es. Thackeray, malgrado il loro incontestabile valore letterario e storico-culturale, non hanno tuttavia mai potuto suscitare in me un tale interesse”. Dopo aver letto il Sickingen più volte Engesl dà un giudizio fortemente positivo del dramma, anche se al momento non è ancora in una forma rappresentabile. Nella rielaborazione per la scena “Il contenuto ideologico naturalmente ne soffrirà, ma ciò è inevitabile, e la compiuta fusione della cospicua profondità del pensiero, del contenuto storico cosciente, che Lei non a torto attribuisce al dramma tedesco, con la vivezza e pienezza shakespeariane dell’azione sarà raggiunta solo nel futuro e probabilmente non per opera dei tedeschi …. Il Suo Sickingen  è assolutamente sulla strada giusta: i personaggi principali sono rappresentanti di classi e correnti determinate, e quindi di idee determinate della loro epoca, e trovano i loro moventi anziché in meschine voglie individuali, proprio nella corrente storica da cui sono portati”. Ma il progresso sta nello “sviluppo dell’azione” e nel far sì che “il dibattito argomentato” divenga sempre più superfluo. Ma Lassalle sa bene che questa è la meta da raggiungere quando distingue tra “dramma per le scene” e “dramma letterario”. 

Quanto alla caratterizzazione dei personaggi, dice Engels: “a me sembra che una persona non sia caratterizzata semplicemente da ciò che fa, ma da come lo fa”, e sotto questo profilo forse i caratteri potevano essere separati l’uno dall’altro in modo più netto. “La caratterizzazione degli antichi oggi non è più sufficiente”. “Lei avrebbe potuto impunemente tenere un po’ più conto del significato di Shakespeare per la storia dell’evoluzione del dramma”.

Per quel che riguarda il contenuto storico l’autore ha saputo rendere i due aspetti che più gli stavano a cuore: il movimento nazionale della nobiltà e il movimento teorico umanistico con il suo sviluppo teologico rappresentato dalla Riforma.

Ma ciò a cui l’autore non ha dato il dovuto rilievo sono gli elementi non ufficiali, plebei e contadini. Anch’essi movimento nazionale diretto contro i principi.  “Anche per la Sua concezione del dramma – continua Engels -, che per me come Lei avrà visto, è un po’ astratta, non abbastanza realistica, mi sembra quindi, che il movimento contadino avrebbe meritato un maggiore approfondimento”. E ancora: “Per la mia concezione del dramma, che sta nel non dimenticare il reale per l’ideale, Shakespeare per Schiller …”

L’elemento tragico secondo Engels sta appunto nel fatto che la nobiltà, volendosi mettere alla testa del movimento nazionale, si mosse in maniera angusta e fallì, essendo una sua alleanza con i contadini chiaramente impossibile.

[l’impiego del lavoro artistico nella società capitalistica]

(p.219 Marx – da Teorie sul plusvalore)  La stessa specie di lavoro può essere produttiva o improduttiva”. Es. di Milton che per 5 sterline vende il suo Paradiso perduto, manifestazione “della sua natura”, mentre chi su commissione di un editore “fornisce lavori dozzinali” è un lavoratore produttivo. Ugualmente una cantante se vende il suo canto di propria iniziativa è una lavoratrice improduttiva, produttiva invece se ingaggiata.

Produttivo è il lavoro che si scambia con capitale e produce plusvalore, improduttivo quello che si scambia direttamente con reddito, che consuma reddito (es. pagliaccio che lavora al servizio di un capitalista produce lavoro produttivo, mentre il piccolo sarto che rammenda i pantaloni del capitalista produce lavoro improduttivo).

La produzione immateriale, anche quando produce merci può essere di due specie:

1)     produzione di libri: la produzione capitalistica trova un’applicazione molto limitata

2)     attori, insegnanti ecc. sono lavoratori produttivi rispetto all’imprenditore che li ha ingaggiati. Manifestazioni delle produzione capitalistica trascurabili

Il lavoro produttivo viene esaminato dal punto di vista del capitalista, non del lavoratore.

 

[l’arte nella società comunista]

(p.228 Marx – dall’Ideologia tedesca) “Raffaello, come ogni altro artista, era condizionato dai progressi tecnici dell’arte compiuti prima di lui, dall’organizzazione della società e dalla divisione del lavoro nella sua città e infine dalla divisione del lavoro in tutti i paesi con i quali la sua città era in relazione. Che un individuo come Raffaello possa sviluppare il suo talento dipende dalla divisione del lavoro e dalle condizioni culturali degli uomini che da essa derivano”.  I risultati dell’organizzazione della produzione sono di molto superiori ai lavori “unici”. “Nella storiografia per l’’unico’ è assolutamente impossibile fare qualche cosa”.

“La concentrazione esclusiva del talento artistico in alcuni individui e il suo soffocamento nella grande massa, che ad essa è connesso, è conseguenza della divisione del lavoro”.

“In una società comunista non esistono pittori, ma tutt’al più uomini che, tra l’altro, dipingono”.

 

 

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“Scritti sull’arte” [§SAME]

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