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Ideologia e sentimento di classe

[sull'egemonia della cultura borghese]

"Se gli scrittori seguissero la formula dell'approfondimento dei sentimenti umani generalizzati non sarebbe più necessario partire da una data esistenza sociale per osservare e analizzare la coscienza sociale specifica di un individuo, né concentrare e generalizzare nella loro essenza i pensieri e i sentimenti tipici delle diverse classi".  Mi imbatto in questo appunto ripreso da una rivista (QSC /9-72 pag 29) della quale tuttavia ho perso le tracce.

L'articolo rifiuta anche la tesi che i sentimenti dell'uomo sono contraddittori, in quanto dà il via al "buono" fra le classi oppresse e al "cattivo" fra le classi sfruttatrici.

La presa di posizione va approfondita.  In realtà se prendiamo come personaggio un cavaliere dell'ordine teutonico o un templare, ci accorgiamo che il suo condizionamento sociale era tale da informare tutta la sua vita. Quell'uomo pensava, amava, giudicava, viveva secondo le regole sociali, militari e culturali del suo ordine, della sua epoca e della sua classe. D'altra parte è necessario andare ai cavalieri teutonici?  Non basta prendere un parà moderno per rintracciarvi le medesime caratteristiche?

In realtà il tentativo borghese di generalizzare l'individualismo, il sentimentalismo, il moralismo e il naturalismo è tanto riuscito ed è talmente il prodotto del modo di produzione vigente che tende a monopolizzare anche le élite e le masse dei paesi con una economia di transizione.

Da sottolineare che nessuno ancora ha fatto una analisi né ha scritto romanzi o racconti che entrino nel profondo del sistema che produce l'ideologia di classe.

Brecht, nel Romanzo da tre soldi, ha condotto il tentativo più riuscito in questo senso.

Ma ciò che Brecht non descrive è come un sistema economico produca un certo sentito.  Come questo sentito si mascheri per mascherare gli interessi che lo producono. 

Si va comprendendo qual è la funzione del ruolo nel sistema, ma non si è mai pensato di descrivere (non dico analizzare) come il ruolo e la sua difesa, la sua riproduzione, generino dei sentimenti che sono i sentimenti prodotti a difesa del ruolo.  Per affrontare il problema è probabilmente necessario porsi la questione se esiste un fondo generalizzato dei sentimenti della specie umana in quanto tale.  La paura, per esempio.  Tutti gli uomini hanno paura.  Ora, esiste una paura di classe?  Esiste una paura borghese da un lato e una paura proletaria dall'altro?  La conclusione non ha il medesimo senso a seconda che vi si giunga attraverso una strada o attraverso un'altra (UT/60).  E la morte è una conclusione.  Non vi è dubbio che un operaio vi giunga per una strada profondamente diversa da un borghese.  Ma come?  Quale è la differenza di senso?  Questo è da affrontare.  Tenendo conto, nell'analisi, della riflessione di W. Reich quando si chiede (MYP) per quali motivi una operaia si allontana dal cattolicesimo e diventa atea, mentre un'altra si rifugia nella religione. 

Un metro da assumere potrebbe essere quello di analizzare le distanze del personaggio dalla propria ideologia di classe o, meglio, il rapporto con questa ideologia.  Le motivazioni profonde dei tradimenti, degli scoraggiamenti, degli eroismi.  La lotta di classe che si soggettivizza e diviene la lotta di un individuo nella sua classe, contro le altre classi.  E questo individuo sarà diverso se apparterrà a una classe o a un'altra.

Tutto ciò manca, anche perché la classe operaia non ha dato nessun romanziere, né qui né in Urss, e gli intellettuali marxisti (come Vaillant) sono dei borghesi che possono tutt'al più descrivere la classe dal di fuori.  Riescono, semmai a descrivere in senso critico la propria classe.

Romanzieri del tipo descritto presuppongono anche una reale rottura del mercato internazionale, la rottura dell'egemonia della cultura borghese. Questa cultura oggi è in crisi, ma ancora dominante.

 

[l'arte e la letteratura rivoluzionaria]

A chi è diretta la letteratura e l'arte rivoluzionaria?  Al proletariato?  Alle grandi masse? Alla borghesia?

Ora ogni classe esprime una propria letteratura, una ideologia che le è congeniale.

Il romanzo fu una espressione del modo borghese di vedere la vita, in contrapposizione al modo aristocratico (vedi §ROM).  La letteratura di massa, di sinistra, non può essere che una letteratura di lotta, tesa esclusivamente al momento rivoluzionario, ai sentimenti rivoluzionari, eccetera.

Perché l'Urss non è riuscita a esprimere una letteratura rivoluzionaria? In parte perché le classi non si erano estinte e gli intellettuali continuavano a rimanere dei borghesi.  Perché il vizio borghese di Stalin fu il peggiore di tutti. Mancanza di fiducia nelle masse; il suo positivismo (il metodo filosofico della borghesia per eccellenza); la pratica di portare avanti la rivoluzione politica utilizzando metodi e strutture borghesi.

Così il proletariato sovietico cercò di portare avanti la rivoluzione sul piano politico ed economico, ma la arrestò sul piano sociale e del costume. La letteratura sovietica riflette questo momento.  L'errore di Stalin fu di aver dato per acquisito il socialismo in Urss.  Il nemico, esterno e interno, veniva presentato come un corruttore dell'uomo sovietico di per sé naturalmente buono. Buono poiché in una società socialista non possono esserci uomini cattivi.  La letteratura allora prese a descrivere questi uomini buoni insidiati dai corruttori.  Uno schema adatto per l'infanzia.  Falso, irreale, che di rivoluzionario non conservava niente e tanto meno di marxismo.

Se si fosse preso come dato la situazione reale della società in lotta per realizzare il socialismo, per studiare il movimento di una società in marcia verso il socialismo, allora gli scrittori avrebbero avuto cose ben diverse da scrivere che non l'agiografia di una realtà inesistente. 

Cose come la lotta contro i vizi borghesi è il tema rivoluzionario della letteratura rivoluzionaria in regime borghese.  Con l'aggiunta della individuazione e della descrizione delle qualità operaie.  La lotta per l'instaurazione del socialismo contro il permanere anche all'interno della classe operaia di residui della ideologia borghese è il tema rivoluzionario della letteratura rivoluzionaria in regime proletario.  Facendo attenzione a non esagerare con la descrizione delle qualità operaie e a scansare il rischio dell'agiografia.  Mentre al contrario si rende necessaria l'individuazione e la descrizione di una società operaia per individuare e realizzare se stessa. 

Per far questo ci vogliono scrittori e operai capaci di spogliarsi della classe di provenienza.   È accaduto invece ciò che Mao descrive a pag 47 di POC.  Anche in Cina la maggior parte degli scrittori sono piccolo-borghesi e Mao rimprovera loro di non essere capaci di uscire dalla loro mentalità  piccolo-borghese che studiano e di cui riproducono e descrivono i gusti.

Resta da chiedersi se il proletariato ha una sua ideologa da esprimere.  E cioè se fuori dal momento rivoluzionario sia capace di elaborare una concezione della vita sociale.

 

 

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[sentimenti e classi [romanzi [ideologia di classe [arte e letteratura rivoluzionaria

[Brecht [Reich

 

“Ideologia e sentimento di classe” [§ISC]

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