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Letteratura e cultura borghese

(sul tema vedi anche “A proposito di letteratura”)

 

[scrive Hauser] - Le tre tendenze di fondo della cultura borghese sono l’individua­lismo, il sentimentalismo, il moralismo. 

Verso la metà del ‘700.  "Evasione" → a) dal rigore della ragione verso l’emotività irresponsabile; b) dalla cultura e dalla civiltà verso il libero stato di natura; c) dalla precisa realtà del presente verso la indefinitezza del passato interpretato a piacere. 

Risultato →  tramu­tare le contraddizioni economiche in problemi psicologici. 

 

[scrive Taine] della nascente cultura rinascimentale inglese (quando già i campi di grano si andavano trasformando in pascoli che alimentavano la nascente industria tessile) - "Ognuno vuol essere se stesso, coi suoi modi di dire, le sue imprecazioni, il suo costume particolare, le sue caratteristiche di condotta e di umore, e non vuole rassomigliare a nessuno. Non si dice più «si fa così»; ma «io faccio così».  Invece di trattenersi, tutti si abbandonano. Non c’è nessun codice di vita sociale, salvo un gergo manierato di cortesia cavalleresca. Quegli uomini parlano e agiscono sotto l’impulso del momento, liberi dalle convenienze co­me da tutto il resto" (ESH/90).

 

[cultura borghese e cultura piccolo borghese]

La cultura piccolo borghese (pcbg)  massifica i principi elaborati dalla cultura borghese sin dal '700. Individualismo, sentimentalismo, moralismo. Fuga dalla ragione, dal rigore, dalla cultura, dalla realtà, dalla necessità del presente per ripiegare nell'emotività, nell'irresponsabilità, nell'esaltazione del libero stato di natura, nella ricostruzione acritica del passato, con l'obiettivo di adattarlo arbitrariamente alle esigenze immediate del presente. Con il risultato veramente confortevole per le classi dirigenti di trasformare le conquiste scomode della ragione in tranquillizzanti certezze ideologiche e le preoccupanti contraddizioni poste dalla realtà economica in innocenti problemi psicologici.

Ora. Perché questi tratti emergono solo con l'avvento sulla scena della pcbg? Per la borghesia si trattava in parte di ideali culturali in grado di mantenere la coesione interna della classe, in parte una reazione alle ferree leggi aristocratiche, in parte una maniera efficace per sostituire con nuove suggestioni l'obsoleta ideologia religiosa progressivamente inadatta al controllo delle masse subalterne. Obiettivi da raggiungere temperati dalla pratica di classe e dalle esigenze economiche e sociali. Sono i pensatori pcbg (come gli esistenzialisti), è la massificazione della cultura a tradurre, trasformare quei principi in categorie ideologiche e comportamentali. La pcbg insieme le subisce e le diffonde. La libera dalla tensione quotidiana e dalla frustrazione di essere una formazione sociale che non conta e che subisce. Costantemente in difesa. Dalla borghesia che la obbliga alle proprie convenienze. E dagli strati sociali più bassi che la lambiscono e la invadono.

Contemporaneamente la massificazione della cultura diventa una vasta operazione di mercato. Non a caso la grande borghesia - che tenta di mutuare dalla classe aristocratica una serie di comportamenti di vita e di governo - non è individualista, non è sentimentale, non è moralista. O meglio. Individualità, emotività e moralità sono piegate al suo disegno di classe, alle sue necessità economiche di espansione, al proprio benessere quotidiano(17.02.99).

 

[letteratura, società, maledizione]

Il romanzo di Döblin, Berlin eccetera, bello, anche efficace. Uno scrittore. Fascino di una tecnica narrativa. Tra i massimi esponenti dell'espressionismo tedesco. La descrizione della Berlino del primo dopo guerra, rara. Riesce a vivere la città, le sue strade, i personaggi che racconta, la mentalità dell'epoca, e quanto ancora (07.07.99).

(15.7.99) Finisco Döblin. Ottimo. Ma ... Nella vita zucchero e letame sono mischiati. Valli a separare! Insomma. La letteratura rispecchia la società. O meglio il sentimento generalizzato della società. Ciò che nel suo insieme la società avverte, sente, vive. Ne annota lo stato emotivo e psichico.

I Greci avevano un'idea più oggettiva del sociale. L'individuo aveva di fronte a sé il fato. Fato uguale necessità. L'epico e il tragico nascono dal rapporto/confronto fra individuo e condizione umana. Quando non fra società e necessità. Quella la condizione dell'uomo. Non un'altra. L'uomo lotta contro quella condizione. Ora il punto è se ne viene sopraffatto o se riesce a modificarla.

Con i moderni più che l'uomo è la condizione esistenziale dell'uomo a essere posta al centro della scena. La società porta in sé un'ansia esistenziale. Prima fra tutte la difficoltà della morte, poi la difficoltà della malattia, poi la difficoltà dell'indigenza, poi la difficoltà dei rapporti. Ora la morte e la malattia conservano ancora una traccia della lotta fra l'individuo e le condizioni naturali che lo circondano. Con l'indigenza e i rapporti è la complessità del sociale che balza alla ribalta. Eccetera.

Quella che manca in generale è la consapevolezza della lotta dell'umanità per il proprio sviluppo. A rimanere è solo lo sforzo richiesto da questa lotta senza consapevolezza né tanto meno coscienza delle ragioni e della necessità della lotta. Così tutto è visto e descritto come una maledizione. La morte una maledizione, la vita una maledizione, il lavoro una maledizione, i rapporti sociali una maledizione. Unici antidoti, unici balsami a tanta maledetta infelicità, la famiglia, l'amicizia, in ultimo l'amore e in mancanza assolutamente di meglio, l'ozio. L'ozio che nella sua forma di divertimento, spensieratezza, leggerezza della vita, riposo, per qualche verso fa il verso alla libertà. Ma anche qui si ignora sistematicamente come famiglia e amicizia sottendano e sostengano la struttura sociale del periodo storico di cui fanno parte. Mentre l'ozio e i piaceri della vita sono l'ingrediente necessario all'esistenza delle classi dirigenti così come lo è l'economia del lusso. Mai viene descritta la funzione della famiglia e le sue trasformazioni né la funzione dell'amicizia e le sue trasformazioni. Lo stesso valga per l'amore.

A volte invece si descrive, condannandolo o sostenendolo, l'ottuso benessere delle classi dirigenti, ottusità che riesce a dare una parvenza di leggerezza alla vita spesso scambiata per felicità.  

 

[Bukowski]

(da ndc 22.12.84) –  Leggo Bukowski. Il taglio di una narrazione è dato principalmente dal punto di vista del narratore. C'è sotto una Weltanschauung. Il suo rapporto con gli uomini con la società con quella società particolare con l'umanità nel suo insieme. C'è la sua curiosità. Eccetera. Bukowski vede il mondo come una grande fogna. In questa fogna al posto dei «valori veri» ci sono altri valori che diventano «ancora più veri». Quelli del sesso, del bere, della miseria, dell'ottusità delle classi alte. Una visione manichea. I personaggi in bianco e nero. Storie fantastiche o allucinanti. Popolate da scrittori disgraziati, intellettuali venduti, puttane oneste, froci sensibili, eccetera. Il sesso è centrale. E con il sesso la necessità di sfangare la vita. I chiaroscuri, la forza stessa della narrazione nascono proprio dal contrasto del mondo come dovrebbe essere (che non viene mai descritto né detto) e il mondo com'è. Quest'ultimo è poi quello che viene descritto.

 

(da ndc 25.2.85) – Bukowski mi prende.  È uno scrittore dif­ficile.  In realtà.  Sottile amaro ironico.  Per qualche verso entra nel discorso di domenica sull’EH.  Vediamo.  Nella sua Weltanschauung B. recupera totalmente l’io infantile e la pulsione pura.  Prima riflessione.  L’io infantile e la pulsione pura possono essere buttati a mare da qualcuno?  La risposta non è scontata.  Le principali scuole filosofiche hanno cercato di buttarli a mare.  Le religioni orientali hanno cercato di buttarli a mare. Ma anche le religioni del vecchio e del nuovo testamento hanno tentato di buttarli a mare.  Poi arrivano tipi come Lenin e Mao.  Loro li hanno buttati a mare.  Lenin li ha riassorbiti sotto la spinta della "costruzione del socialismo" sia nella fase rivoluzionaria che nella fase successiva.  Mao appare più mediato.  Meno manicheo.  Più aperto alla vita emotiva e sessuale.  Ma altrettanto razionale.  Generazioni di comunisti sono vissuti nella scia del puritanesimo rivoluzionario.  Una sorta di concentrazione delle energie. Una sorta di ragione di stato della rivoluzione che non ammetteva distrazioni, rischi, sbandamenti.  Altri (Merleau Ponty, Adorno, gli scienziati empiristi come Russell, eccetera) sono vissuti nella scia del puritanesimo razionale.  Una sorta di ra­gione di stato della razionalità. Di questo bisogna tenere conto. 

Non a caso il recupero di B. porta a una sorta di nichilismo.  Siamo di nuovo di fronte allo scrittore maledetto.  Al modello violento della vita.   Ma proprio per questo B. coglie questa violenza.  Come Balzac descrive la società francese dell’Ottocento, B. descrive la società nord americana (SU) per quella che è.  Aliena­zione e violenza, ipocrisia e vita sociale.  Vita sociale e struttura sociale. Struttura sociale e rapporti umani.  Rapporti umani e esigenze sociali di pro­duzione.  Tutto questo lo si busca anche quando non c’è.  Ma spesso c’è. E lo si busca per via di quel recupero. 

Come rapporti e vita vissuta B. è piuttosto uno stronzo ( odioso, ottuso).  Non si capisce quanto ne sia consapevole ma la sua è una de­scrizione hippy – esistenziale al 90%.  L’uomo, un’animale che vive in una giungla che si chiama società.  I fortunati sono tali ma sono anche dei gran coglioni.  Gli altri, i rappresentanti dei ceti medi (ai quali B. assimila tutti coloro che in una qualche misura sono inseriti nel ciclo produttivo) sono al fondo ancora più coglioni perché non sono nemmeno fortunati.  Rimangono gli altri ancora (emarginati ma non tutti) che vivono la loro vita violenta ma sono sicuramente meno coglioni perché ne rifiutano il meccanismo aberrante e si riscattano nella verità della sofferenza.

Cos’è che affascina in B.?  È che una volta rifiutata la rivoluzione non rimane che recuperare l’io infantile e la pulsione pura perché pur rappresentando uno dei due lati della contraddizio­ne proprio per questo sono fortemente impastati con la verità della vita e i suoi meccanismi profondi. Intanto il resto non è raggiungibile.  Una resa insomma al limbico e un rifiuto della corteccia.

Tuttavia c’è del vero.  Ed è questo che oggi parla alla gente.  O la grande verità ideologica o la pulsione pura. Oggi la grande verità ideologica, persi i suoi connotati di verità scien­tifica, viene chiamata utopia.  Che è già una resa sul terreno di B.

Il ritorno al concetto di utopia nasconde la grande delusione di vari io infantili e  piccolo borghesi dei nostri intellettuali e il loro bisogno di tornare al limbico e di far tornare al limbico anche la rivoluzione ripudiata come scienza e recuperata come sogno (che si sa ha la sua sede nel limbico).

Rimane tuttavia la lezione attuale storicamente contingente. Il nuovo linguaggio è questo/quello appena individuato. Nel quale il concetto di utopia ha sostituito quello di teoria (teoria nell’accezione marxista). Dove questa sostituzione è solo un sintomo di un rivolgimento in atto del linguaggio. Del linguaggio, cioè del modo di pensare.  E che per parlare oggi individualmente alla gente è necessario usare il nuovo linguaggio.  Un insieme di opportunismo della vita quotidiana e opportunismo della pulsione pura (sul tema della pulsione vedi Puig in §PSIC).

 

(da ndc 28.2.85) –  Bukowski. "Donne". Un romanzo fra i migliori. Come finisce? In merda. (B. mi influenza con le sue crude espressioni). B. prende coscienza delle sue pulsioni e rinuncia alla varietà delle esperienze femminili. Al fondo in nome di una monogamia di stampo americano. In altri termini si arrende all'ideologia EH SU. Il dilemma di B. è un po' quello della mia dieta. Solo che lui non sceglie il controllo del consumo (di donne = EH) dato come equilibrio in vista della produzione della sua vita (di scrittore o di quel che lui vuole). Sceglie moralisticamente. Sopraffatto dai sensi di colpa (molto ben descritti), sposa l'ideologia della rinuncia, il rifiuto di essere un figlio di puttana e va incontro all'altro da sé sotto la veste della rinuncia del sé. Tutto questo non è nemmeno bello. È solo ingenuo. È sotto il livello dell'equilibrio dinamico. Opta per l'equilibrio statico di volta in volta statico sotto il segno delle opposte spinte. La dinamica è data dalla violenza della contraddizione e passa da una condizione statica all'altra condizione statica. In altri termini manca il concetto del superamento delle contraddizioni verso un equilibrio più complesso e verso contraddizioni nuove e più alte. & Interessante. La conclusione di B. è la stessa cui giunge Sartre nell'Età della ragione. Idealismo e moralismo.

Il discorso su Bukowski può essere visto da un altro lato. Lui rappresenta l'emersione dal bestiale descritto da Marx. Allora quale è il rapporto fra il bestiale di Marx e l'io infantile, la pulsione pura di Freud? Ciò che è sicuro è che un rapporto c'è.

 

(da fpg 30.5.90) –  Finisco di leggere Hollywood di Bukowski.  Meno inte­ressante degli altri, meno forte.  Forse più profondo.  Con maggior senso della vita.  Per qualche verso una riflessione sul mestiere di scrittore, sulle doti ne­cessarie a uno scrittore, su cosa significhi scrivere e, al fondo, su cosa possa significare vivere.  In questo senso B. non è lontano dalla tradizione letteraria americana dei Faulkner, degli Hemingway, preoccupati di dare un senso alla vita in un modo di produzione nel quale la vita va perdendo progressivamente senso.  Ed è per questo che sono tanto sanguigni quanto fittizi, tanto grandi quanto spazzatura, come loro stessi di­rebbero. 

Dos Passos, c’è Dos Passos che invece di cercare il senso della vita, descrive la vita, cerca nella vita i rapporti di produzione, dipinge le classi e i ceti. I suoi personaggi sono «condizioni»  di queste classi e di questi ceti.  Questo fa di lui uno scrittore eccezionale.  Anche Fitzgerald svolge lo stesso lavoro.  Lo limita alla borghesia e ai ceti medi SU.  Ma è un buon lavoro.  Con minore coscienza di Dos Pas­sos che si traduce in una minore profondità.  Bukowski  i rapporti di produzione li vede, ma non li riconosce.  Se ne lamenta, li maledice, sono la dannazione della vita, ne fa un caso personale.  Ha problemi con se stesso.

 

[Robbins]

(da ndc 03.85) –  Leggo Robbins.  Il suo valore consiste 1° - nella descrizione di ambienti (SU e occidentali in genere) che egli in qualche modo conosce.  2° - nel taglio narrativo dei suoi romanzi. 

Il suo limite consiste →

1° - nell' ideologia che pervade la sua narrativa.  Questa ideologia è precisa.  Alla sua base ci sono i valori biologico-naturali dell'uomo inteso - direbbe Marx - come creatura.  Cioè come uomo-soggetto biologico.  Tutto il problema è di recuperare l'animale, la sua sensibilità istintiva, la sua capacità di godere con il corpo, riattivare i suoi sensi, il gusto del mangiare, del sesso, del sonno e giù di lì.  Esattamente ciò che Marx descrive come il bestiale nell'uomo.  In questo senso fra Robbins e Bukowski la differenza è di taglio.  La sostanza ideologica essendo la stessa.  Ciò che cambia è il modo di porsi di fronte a questa sostanza. Robbins la esalta.  Bukowski la respinge.  Ma la respinge fino a un certo punto.  Poiché in realtà tenta di recuperarla a un altro livello.  Nel medesimo tempo ambedue propongono la medesima scala di valori.  Il buon cibo, il comfort, i buoni liquori, il buon vino, eccetera.  Per R. il punto di arrivo è di procurarsi il meglio di tutto ciò.  Nel meglio è incluso il potere per il potere.  Vecchio e frustro schema ideologico che per qualche verso pervade tutta la società occidentale compresa la sinistra.  Eccezione parziale, i vecchi comunisti. 

Il problema è di un modello alternativo.  Ma non sotto il profilo del modello.  Bensì sotto il profilo del processo - trasformazione del gusto, dei sentimenti, delle pulsioni affettive.  Verso quello che Marx chiama l'uomo umano.  Il superamento della creatura nella direzione dell'uomo-uomo. 

2° - la descrizione degli uomini dell'Est. L'Est per R. è il modello di una società sostanzialmente corrotta, sostanzialmente ipocrita, sostanzialmente impotente.  Ha in testa, e si sente, il modello di Orwell della Fattoria degli animali. 

3° - il taglio stucchevolmente commerciale.  Taglio commerciale che si accentua negli ultimi romanzi.  Parallelamente al decadere dell'ispirazione, del gusto, dello scrivere.  Mentre i primi romanzi erano realizzati con gusto, gli ultimi sono per qualche verso stanchi.  È aumentato forse il mestiere ma è sceso il talento.

Preoccupa constatare quanto tutti siamo dentro la logica Robbins - Bukowski.  Non a caso sono due nord-americani.  In questo senso gli SU rappresentano realmente la patria del capitalismo (avanzato decadente). Cosa dà l'Europa su questo piano?  Dov'è la sua produzione letteraria? Céline?

 

[due scrittori latino americani]

Finisco Guetierrez. Quattro giorni. Confermo, ottimo. I latino americani che ho letto hanno un particolare talento nel descrivere le mentalità e i meccanismi che le sottendono. La casualità delle circostanze. Il rapporto fra determinazione e indeterminazione. C’é dietro una profonda comprensione della realtà, colta imparzialmente nei suoi livelli.

Puig a livello piccolo borghese, Guetierrez al più basso livello della scala sociale.

Mentre negli scrittori europei e SU il  basso, l’inferiore sociale anche quando viene compreso è sempre trattato come qualcosa di estraneo alla società, di asociale, appunto di inferiore e di basso, per alcuni scrittori latino americani esso fa parte del sociale, è un aspetto del sociale, e nel sociale ha altrettanto diritto di essere come le mentalità degli altri strati della società. Altri strati che a loro volta sono trattati con la medesima imparzialità degli strati inferiori. Ne risulta un’umanità più reale. Percepita e descritta in tutte le sue componenti.

 

[trasgressione & eccesso]

(da fpg 19.2.90) – Leggo Bataille e alcune pagg. di Proust.  Il ruolo della trasgressione e il ruolo dell'eccesso nel processo vitale.  L'eccesso trasgressivo carburante del vitale.  Un modo intelligente di affrontare il problema del piacere e spostare il rapporto con la vita che rimane lotta ma in un senso più sottilmente borghese.  Non a caso Sade è figlio della Bastiglia e della sua presa e le classi dirigenti delle società avanzate hanno da sempre celebrato come valori assoluti il sesso, la tavola, i legami di amicizia, i legami feudatari.  È il medioevo germanico che incontrando il cristianesimo sposta i valori, mortifica il corpo e premia solo la fedeltà.  Ma anche le filosofie religiose orientali vedono nell'ascesi (da non confondere col l'ascesi cristiana) il correttivo dell'eccesso.

(da fpg 17.11.03) Bataille (LDE) pone il problema della natura umana di fronte alla coscienza di sé. Cosa nella natura umana la spinge verso quel qualcosa che noi giudichiamo contro natura? Cosa spingeva Gilles de Rais nel piacere godimento provato nel suppliziare i bambini /147/? Scrive B. “ Si tratta di aprire la coscienza alla rappresentazione di ciò che l’uomo è veramente”.

© Penso che il problema sia quello dell’eccesso. Quando e come si verifica l’eccesso? Quale è la sua sostanza? E che contenuti prende l’eccesso? –|

Bataille individua nell’arte (nella pittura) il "fedele riflesso della coscienza" /152/. Converrà a questo punto riprendere il discorso di Sedlmayr  (RAM 74 – vedi §RAM1)…/ quando scrive che il punto di arrivo della pura arte sarà la ricerca di stimoli sempre più violenti e marcati. Per cui progressivamente passerà al piccante e al sorprendente dove il piccante è ciò che stimola convulsamente una sensazione divenuta ottusa mentre il sorprendente è il pungolo analogo per la fantasia. Così che un’arte rivolta all’esteticità pura finirà, in ultima analisi, nell’avventuroso, nel disgustoso e nell’orrido, è altrettanto sicuro ed evidente quanto un’erotica la quale sia rivolta all’erotismo «puro» deve terminare alla fine con il marchese dì Sade” /75/. E, per farla breve da qui prendono forma il demoniaco e il «sinistro».

®  Viviamo dunque in una cultura dominata dall’eccesso. E nella quale l’eccesso da un lato diviene lo strumento per eccellenza per scardinare le vecchie strutture e dall’altro prende la stessa forma del limite del cambiamento. L’evoluzione si afferma attraverso l’eccesso e trova nell’eccesso il suo limite.

Sarà quindi l’eccesso e la reazione all’eccesso a spingere per il superamento e lo sviluppo del 4PP.

Anche vero tuttavia che l’eccesso pone un problema serio sulla natura umana. De Rais trova poi il suo sbocco nell’olocausto che fu la forma presa dalla ragione portata alle sue estreme conseguenze. Eccesso della ragione, dell’organizzazione, dell’esperimento scientifico, della separazione fra razionale e emotivo, eccetera. –|

 

[sul romanzo moderno] 

(da fpg ago 07) – Continua la lettura dei romanzi di Auster. Noiosa. Molto psicologica. Con una psicologia di fantasia. Che non mi interessa. Anche perché la psicologia descritta nella narrativa moderna è di tipo esistenziale. Dopo aver letto la Noia di Sartre o lo Straniero di Camus non c’è più nulla da aggiungere. Dipende tuttavia dalla qualità dello scrittore. Il francese xy o l’argentino Puig erano interessanti nel tentativo, riuscito, di riprodurre la mentalità contemporanea. In Auster non si legge alcun tentativo di analisi. Un luogo comune dietro l’altro.

(1.1.10) – In crisi anche le letture, la narrazione in generale. Il bello scritto mi affascina solo per le prime dieci pagine. Poi diventa prevedibile. La buona narrazione è a sua volta prevedibile. E difficilmente ci sono pensieri originali, o una visione originale dell'ambiente o dei personaggi descritti. Puig era un maestro in questo. Come lo erano i classici. I contemporanei hanno più poco da raccontare. Presi come sono da se stessi. Tesi alla ricerca dell'originalità senza capire che l'originalità è prodotta dalla curiosità. Dall'esplorazione del reale, sia esso sociale, psicologico, collettivo o individuale. E non è che non ci sia da perlustrare, esaminare, approfondire. Cogliere caratteri individuali o strutture sociali. Il segreto è descrivere caratteri ben individuati, storie di rapporti immersi nelle strutture sociali che si formano o che si dissolvono. Carpire al futuro il suo segreto, anticiparlo se possibile, suggerire previsioni. Per tutto ciò è necessario amare profondamente la vita proprio là dove sprofonda nella sua profondità. Senza farsi prendere dalla imbecille futilità dell'attimo, dalla moda scambiata per tendenza, o dalla colpevole attenzione per ogni movimento del proprio io. Anche perché quel movimento che crediamo di cogliere, senza cultura e privo di riflessioni, è emotività allo stato grezzo, pulsione, narcisismo orale, autismo inconsapevole. E allora è più interessante la cronaca quotidiana. Sempre che i giornali sappiano raccontartela.

 

[romanzi]

(da fpg 13 feb.03) – Finisco Asimov. Fondazione e terra. Discreto. Considerazioni sulla psicologia dei personaggi. Sul dibattito fra individualità e coscienza collettiva, sull’incognita umana di fronte alla vastità dell’universo e allo sviluppo della mente.

(ven, 14 feb) – Comincio un nuovo romanzo di fantascienza, 2010 Odissea due di Arthur Clarke. Rispetto ad Asimov, Clarke è un vero scrittore e il romanzo si legge come un qualsiasi buon romanzo. Mi colpisce il fatto che nel 1986 si desse per scontato che la conquista dello spazio avrebbe raggiunto grandi obiettivi già nel 2010. Invece con la caduta dell’Urss la corsa si è fermata. Rimane anche la considerazione che romanzi oggi possibili siano quelli militari, di fantascienza, finanziari, economici, imprenditoriali, di spionaggio. Trovo in decadenza il romanzo sociale e borghesi. Dipende probabilmente dal fatto che si va facendo strada la convinzione che la società, il sociale sia la forma presa da sottostanti fenomeni economici, militari, o altro. I romanzi fantastico leggendari stanno sostituendo i gialli. Reggono invece i racconti del sociale tipo Carter. Flash di vita vissuta, flash psicologici, di situazioni, eccetera. Ma flash. Le grandi saghe familiari si sono frantumate in una serie di vicende individuali. La struttura generale della società borghese è stata descritta e analizzata da Proust (vai a §LETT) e per alcuni tratti da Thackeray, Dreiser, Brecht, Dos Passos, Balzac, Stendhal. Non c' molto da aggiungere. Al massimo cronaca. D'altra parte già in Fitzgerald trovo più significative le novelle.

 

 

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“Letteratura & cultura borghese” [§LETT2]

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