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Flash sul romanzo

[intorno al concetto di romanzo]

È il romanzo il prodotto della letteratura borghese?  Lo è (Hauser, SSA/30).  Ma ci sono esempi di romanzi nel tardo ellenismo (Alessandria), a Roma, nel Medio Evo, presso gli Arabi, eccetera.

1) Siamo noi che chiamiamo quel genere di produzione romanzi.  È necessario - in un caso come questo - tener conto della nascita del concetto (concetto di romanzo). In che epoca il concetto è nato. Cosa si è voluto dire con quel concetto e perché.  Controllare se i generi precedenti presi in esame rispondevano ai medesimi requisiti.  Cosa c'è di simile e cosa di diverso, eccetera.  Esaminare il rapporto fra l'autore e il prodotto - fra il prodotto e il pubblico - fra l'autore e la classe di provenienza - fra l'a. e la società, eccetera. 

2) Fatte queste analisi si scoprirà che le differenze fra una maniera di narrare odierna e quella passata è sostanziale. Come è sostanziale lo scambio nell'ambito delle diverse economie.  Dove la forma rimane ma muta la sostanza, il contenuto, mentre altre volte è la sostanza, il contenuto a rimanere invariato ma è la forma a mutare. 

3) L'errore di proiettare i propri concetti nel passato e giudicare il passato con quei concetti come fosse attuale, è tipico della cultura borghese che più di ogni altra ha proiettato le sue forme nella totalità del Sapere. Dal presente al passato soprattutto.

Per la cultura borghese,  come le forme economiche anche le forme letterarie sono naturali, eterne, assolute cioè borghesi.

 

[romanticismo e romanzo]

[la teoria di Saxl, SIS] - L'interpretazione romantica della nascita del romanzo è stata smentita dalle ricerche successive. I romantici vollero vedere nei poemi/romanzi dell'epoca feudale l'opera e l'espressione dello spirito della nazione.

Saxl nota - 1. quei poemi ebbero un'origine locale e non «nazionale». 2. essi sono strettamente legati, in quanto al contenuto e in quanto alla forma, alla tradizione dotta di Virgilio, Ovidio, Orazio.

 

[la tradizione italiana] - La tradizione italiana manca di tali poemi. Probabilmente (SIS/33) perché il feudalesimo in Italia non nacque intorno alle vecchie famiglie così come per esempio avvenne in Francia.

 

[il romanticismo] - In senso proprio il romanticismo inizia con Richardson (Pamela) (SSA/406 e segg).

Per i romantici nessuna differenza tra mito e realtà. Cfr Novalis: "La poesia è ciò che è assolutamente e genuinamente reale". "Ciò che è più poetico è più vero" (SSA/30, 98-101).

"Il Romanticismo volle essere conoscenza e ha creato nuovi strumenti di conoscenza" (Cassirer, SFM 4°/353).

 

[romanticismo e borghesia] - romanticismo - sentimento - sensibilità (SSA/30,98-101).

 

[romanzo & marxismo]

La difficoltà per uno scrittore comunista che vuole costruire un personaggio, è di avere di fronte a sé una società in movimento, diretta a un fine il cui fine è l'uomo.  La letteratura tradizionale riprende l'uomo quale era.  Il suo percorso andava dal passato al presente. Non dal presente al futuro. E quando affronta i temi del futuro si tratta di un futuro immaginato, di fantasia, sganciato dalla realtà e dai contenuti del possibile nella realtà. Quando proprio va bene è fantascienza (cfr. Rivoluzione e letteratura, pag 83 – Laterza - intervento di Eheremburg) (vedi anche “arte rivoluzionaria” in  §ISC).

 

[una funzione dei romanzi]

Leggo Barbey d'Aurevilly. Scrittore facondo che descrive efficacemente la cultura, l'ideologia, la mentalità dell'aristocrazia francese dopo l'89, in polemica con la borghesia nascente e con il nuovo pensiero che, ormai diffuso, rappresenta la generalità del modo di pensare del paese. Ci sono loro, tuttavia, che resistono e portano avanti i residui del modo di essere aristocratico formatosi soprattutto alla corte di Luigi XIV.

Ecco, mi dico, quale dovrebbe essere la funzione del romanzo? Descrivere una società,  un ambiente, una mentalità,  un'industria. Ovvio? Relativamente.

In realtà tutto ciò che accade oggi è stato scritto ieri. Ebbene quella mentalità descritta da d'Aurevilly resiste ancora. E resiste proprio attraverso le frange intellettualmente alte della nostra società ormai alto borghese,  raffinata (si fa per dire), colta (si fa per dire), sdegnosa e lamentosa. Come d'altra parte lo era d'Aurevilly.

Una società nella quale tutto ciò che riguarda il pensiero, sia esso politico, scientifico, letterario è considerato volgare. I romanzi, per esempio, si leggono per divertimento, per scacciare la noia. E se non divertono la noia rimane. La critica letteraria italiana è particolarmente attenta alla struttura formale dell'impianto. Nessuno di fatto bada al contenuto del romanzo. Il sociale, la critica e l'analisi del sociale sono fastidiosi, volgarità appunto. Né più né meno come accadeva ai tempi d'Aurevilly. La buona società di d'Aurevilly se ne occupa con battute, giochi di parole, il dovuto disprezzo. Dietro c'è il pensiero unico aristocratico che fornisce i parametri necessari alle battute o come lo scrittore preferisce, i monosillabi. Poiché è sufficiente un monosillabo, un gesto ben collocato a esprimere un'opinione..

Un pensiero anche alla nostra borghesia incapace di elaborare una propria cultura e lanciare una propria ideologia. Al ricasco della cultura e della ideologia aristocratica italiana ancora più arretrata della aristocrazia francese descritta da d'Aurevilly. Una ideologia, la nostra, di sopraffazione agraria e fascista.

E questo si avverte nella nostra letteratura (§LETT4). L'assenza di un pensiero di riferimento. E quando c'è come in Manzoni un pensiero di riferimento veramente stantio. A parte le eccezioni come De Roberto o Borgese. Eccezioni rimaste tali. Che non hanno fatto scuola o lasciato traccia.

 

[costruiti su cosa?]

Fenomeni fisici, biologici e psicologici che s'intrecciano tra essi e il sociale. Contraddizioni all'interno degli intrecci. In realtà. Tutto ciò che interessa gli altri non interessa mm. I romanzi sono costruiti proprio su quella parte della vita che io scarto. Mi rifiuto di considerare. Descrizioni o nel migliore dei casi analisi delle forme della realtà sociale. E, a volte, del suo intreccio con le realtà altre. Non dico che siano noiosi, errati o poco interessanti. Anche. Solitamente tuttavia li leggo con curiosità. A volte con anche con interesse. Dico che preferisco che se ne occupino altri (da fpg 28.5.09).

 

 

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“Flash sul romanzo” [§ROM]

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