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Intorno al concetto di scienza

§* La storia di una scienza è la scienza stessa (Goethe – Hegel). La teoria senza storia è muta. La storia senza teoria è cieca.

§*  Più o meno tutti gli studi e le considerazioni, dalla biologia alla psicanalisi, dalla fisica alla filosofia, possono essere ricondotte allo schema hegeliano del passaggio dalla «certezza dei sensi» alla percezione e, poi, con Vygotskij alla ragione scientifica che potrebbe anche identificarsi come la ragione della corteccia.

§*  Gli scienziati hanno un’idea idealistica della scienza. Sono alla permanente ricerca dell’uno, ricerca che è un residuo della ricerca di dio.

 

[scienza]

Cosa è che determina il corso generale dello sviluppo della scienza?

1) da un lato la pratica sociale dell’attività scientifica

2) dall'altro il rapporto reale fra attività scientifica e realtà.

Ovvero. Da un lato le ragioni socioeconomiche e militari che spingono la ricerca e la riflessione scientifica. Dall’altro le scoperte scientifiche e le loro applicazioni.

 

[scienza e politica]

La scienza non nasce libera di per sé.  Non è neutrale di per sé.  Può diventarlo in una società che abbia superato la lotta di classe.  Fino a quel momento, la scienza è costretta a schierarsi. A non essere neutrale.  Non può esserlo.  La sua proclamata neutralità è lo strumento concettuale con il quale la scienza borghese organizza la «sua» lotta di classe a favore della borghesia.

 

[scienza ideologia borghesia]

Per Sève il "sapere scientifico non è né borghese né proletario" - Il criterio della sua verità risiede nella sua adeguazione all'oggetto (e non già all'una o all'altra dottrina filosofica o agli interessi di una data classe sociale – MTP/47)

© Sève è contrario alla teoria delle due scienze. Cara al marxismo ideologico.

Tuttavia. Non si può non tenere conto - 1° che i singoli scienziati sono portatori della personale ideologia di classe. Ideologia, mentalità, modo di pensare che si riflette nella ricerca e nell’analisi scientifica (vai a @DS). 2° che la ricerca scientifica è influenzata da precise esigenze economiche e militari. Che la attivano e la limitano. 3° di conseguenza il lavoro scientifico, per via delle ideologie che lo penetrano a vari livelli e delle pratiche sociali cui è in qualche modo legato - a volte direttamente a volte indirettamente -, ha un orientamento ideologico e un carattere di classe da individuarsi all’interno stesso delle singole ricerche. Particolarmente nelle scienze umane ma ugualmente nelle scienze più strettamente logico matematiche.

Marx non a caso parlava di una economia politica borghese.

Ed Engels in L'evoluzione del socialismo dall'utopia della scienza (pag 47) notava come "parallelamente allo sviluppo della borghesia si produsse il grande risveglio della scienza.  La meccanica, l'astronomia, la fisica, l'anatomia, la fisiologia, vennero di nuovo coltivate.  Per lo sviluppo della sua produzione, la borghesia aveva bisogno di una scienza che indagasse le proprietà fisiche degli oggetti naturali e il modo di agire delle forze della natura". –|  

 

[scienza & scienziati]

Riflessione fra ragioni della scienza e ragioni della filosofia e delle religioni.

Il fatto è che la scienza non risolve le questioni di fondo poste dalla filosofia e da quel residuo di filosofia che sono le religioni. Non risponde alle domande assolutamente metafisiche dei perché, delle ragioni dell'esistenza dell'universo e del mondo. Di conseguenza dell'umanità. L'ho scritto. L'uomo non accetta la propria casualità. E non ha chiaro il proprio rapporto con la natura. Come egli stesso rappresenti quel salto di qualità della natura dove la natura ha posto la sua propria riflessività. E ponendola si sta dirigendo verso la riduzione del caso nella sua propria produzione.

La situazione è resa più grave dal fatto che gli uomini di scienza, benché ognuno molto avanzato nel proprio campo, siano assolutamente banali rispetto alla riflessione sulla vita. Si tratta di solito di soggetti di estrazione pcbg chiusi nella propria mentalità che travasano all'interno delle loro stesse discipline. Dominati dalle ideologie, dal senso comune, dal senso del sacro, dal sentimento, scarsamente lucidi sulla propria identità e sul senso del proprio stesso sapere. Insomma, uomini comuni con un forte deficit di coscienza e forti dosi di falsa coscienza (da fpg 18.11.05).

 

[scienza e teoria]

"... non si può porre in rapporto due fenomeni naturali o cogliere il rapporto che sussiste fra essi senza pensiero teorico..." - "La sottovalutazione della teoria è ovviamente la via più sicura per pensare in modo naturalistico e quindi falso" (DDN/74).

[scienza e ma.dial]

Leggo dei racconti di Asimov. Curiosi ma noiosi. Sto anche finendo Gli effetti sociali dei media. Interessante poiché conferma che una analisi degli effetti dei media non può essere fatta puntualmente. Mancano le basi scientifiche. Manca la conoscenza dell'insieme delle funzioni cerebrali. Insomma sull'uomo non si sa ancora molto. Ancor meno sulla sua organizzazione sociale e sulla direzione della Storia. Da questo punto di vista siamo fermi a Marx e al ma.dial. Di lì non ci si schioda. E siccome il ma.dial come disciplina è caduto in disuso, la scienza in generale e le scienze dell'uomo in particolare sono completamente fuorviate. Possono solo fare analisi di corto respiro, molto immediate, più adatte ai fini dell'agire politico ed economico che alla comprensione del processo generale. L'umanità si muove solo sotto la spinta dei suoi interessi immediati. È riuscita a capire da dove viene ma non ha idea di dove va. Il futuro è solo tenuemente illuminato dalle analisi di Marx. Penso al concetto di individualità (vedi @INDIV1). Punto unico di riferimento per comprendere la direzione dei processi sociali in corso. Altrimenti misteriosi (da fpg 18.06.97).

(13.3.07) – Rileggo gli appunti mm su Freud/Hall. Li trovo particolarmente interessanti.

Si conferma il difetto fondamentale degli scienziati moderni. Non vedere i fenomeni come processi. A volte descrivono il processo. Ma non lo assumono come carattere generale. Un errore che forse fa lo stesso Hegel. Forse lo stesso Marx che assume il processo sotto la forma di storia. Da qui l'equivoco del materialismo storico. Ed Engels? Rivederne alcune parti.

 

[il senso della modernità]

Atkins sulle dieci grandi idee della scienza. Moderno. E anche profondo. L'evoluzione, l'energia, l'entropia. Concetti. Non matematicamente provabili. E, in realtà, non sappiamo cosa siano. Non sono matematicamente verificabili (o falsificabili) ma, dico io, sono osservabili. Mentre il dna e gli atomi, pur essendo dei modelli hanno anche un riscontro nell'osservazione materiale.
Se ne ricava in generale che l'uomo è ancora poca cosa rispetto alla realtà. Che non è più complessa di lui poiché, probabilmente, l'uomo è il massimo della complessità che conosciamo. Pur non esaurendo in sé tutti i fenomeni osservabili.
E questi fenomeni, come l'evoluzione, l'energia e l'entropia, la gravitazione, i buchi neri, sono alla base della realtà dell'universo. Il cui senso – e qui è il senso della modernità – ci sfugge.
Ed è in questo bisogno di cogliere il senso e in questa incapacità di coglierlo che va ricercata la caratteristica di questo periodo della storia umana. E tutto il bla bla bla nel quale siamo immersi e nel quale mi rifiuto di immergermi.

Atkins andrà approfondito. Solo dopo averlo letto e, forse, letto di nuovo. Possibilmente dopo Mc. Il metodo di A. è idealista. Di un idealismo sostanzialmente hegeliano. Nel senso che le idee degli uomini – degli scienziati – riflettono la realtà o che le realtà si riflette nelle loro idee. Non è dialettico coscientemente. Lo è tuttavia nei fatti. (da fpg 19.02.05).

 

[scienza e trucchi]

Gli scienziati quando scoprono qualcosa parlano preferibilmente di trucco. Il concetto è che «strappano» qualcosa alla natura con dei «trucchi». Il concetto di trucco contiene in sé il concetto di espediente, artificio, alterazione della realtà. Allora? 1. È usato in maniera scorretta. 2. Presuppone l'idea della natura nemica, che si oppone al tentativo umano di svelarsi e va ingannata con degli espedienti. 3. Denuncia una mentalità. La furbizia dell'uomo che con la astuzia inganna la natura. Furbizia e inganno, non abilità o intelligenza. 4. Svela una rapporto riduttivo dell'uomo moderno con la natura esterna e interna. Esterna perché la deve ingannare per strapparle i segreti. Interna perché li ottiene con furbizia e non con abilità. Questo di sentirsi furbi non è forse un difetto solo italiano. È una caratteristica della piccola borghesia internazionale. La borghesia ottocentesca aveva il concetto del progresso, della forza intellettuale, della ricchezza della natura alla quale, al massimo, era necessario «carpire» i segreti. E anche se Hegel dice che l'uomo si oppone alla natura (per poi tornarvi, tuttavia) nel concetto del carpire vi era più l'idea di una grande ricchezza a disposizione di cui entrare in possesso. Questo possesso graduale era uno dei sensi del concetto di progresso (da fpg 05.08.00).

 

[scienza – come o perché?]

Rifletto su una intervista della Margherita Hack che si dichiara atea, sostiene che l'esistenza di dio non è dimostrabile come non è dimostrabile la sua inesistenza. Soprattutto spiega come la scienza indaghi il come dell'universo ma taccia sui perché.

Mi chiedo se i perché siano un residuo di pensiero magico. La volontà di raggiungere il primo motore, una nostalgia dell'assoluto. Il rifiuto umano di accettare la propria relatività. Il bisogno di sentirsi al centro dell'universo. Il rigetto di essere una quantità irrilevante del cosmo.

Mi chiedo ancora se il cuore del perché sia nel come. Il come si sviluppa attraverso una serie di perché. Perché un solido cade in terra? Per via della gravità. La funzione del perché è di portare al come.

Serve a chiedere la causa, il motivo per cui si verifica o non si verifica un dato fatto, spiega la Treccani. La funzione di indagare sulla causa e ricercarne il motivo è svolta dalla scienza. Cosa si vorrebbe in più? Perché si chiede al perché qualcosa di più?

La M. H. ha un marito filosofo al quale è legata dall'adolescenza. Questo marito è agnostico. La questione che la scienza non indaga i perché deve provenire da lui. Si dice infatti che compito della filosofia sia indagare i perché. Ugualmente suona curiosa l'affermazione della H. che l'ateismo sia una fede. Forse perché il vero scienziato è agnostico. La cosa in sé non essendo kantianamente conoscibile. Ora l'agnostico a differenza dell'ateo ammette la possibilità dell'esistenza di dio.

Quale sarebbe la funzione di questo dio? Al di là della selezione naturale? E delle altre leggi scientifiche e teoriche (ma.dial) raggiunte dal massimo di coscienza possibile storicamente raggiunto  al momento?

Alcuni giorni dopo. Ancora un articolo sul Corsera di un ateo inglese che si sbraccia a spiegare come la selezione naturale non escluda necessariamente il sentimento religioso. Trova doloroso per esempio il fatto che l'uomo sia il prodotto del caso. Quando è proprio il caso a garantire la libertà dell'uomo. Certamente più della volontà, non si capisce quanto capricciosa, di un dio, che bontà sua, ce l'ha regalata. Ma che poi ci ha anche punito per averla usata (la mela) (da fpg 16.4.07).

 

(sul tema vedi anche “Materialismo dialettico e pensiero unico  e “Forme del processo e mdp”)

 

 

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[scienza e lotta di classe [ideologia [trucco (concetto di) [progresso [religione [individuo : incidente del processo [ateismo

[Sève [Marx [Engels [Atkins [Goux [Hack [Asimov

 

“Intorno al concetto di scienza” [§SC]

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