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Dal 2008 al 2009

[2008]

 

[transizione - 46 → segue] - Un aspetto dialettico della transizione è che all’avanzata delle rivoluzioni culturale (modo di pensare) e sessuale (modo di vivere)  si contrappone la violenza dei fondamentalismi religiosi. Già grave nell’occidente cristiano, gravissima nei paesi islamici. A colpo d’occhio l’Occidente si trova assediato dalla controffensiva islamica.  Se pensiamo alla fine del mondo antico, riflettiamo come l’allargamento della base provocata dall’irrompere dei popoli barbari si sia accompagnata a un lungo medioevo. Più avanzato socialmente del mondo antico per la riduzione della schiavitù in servitù della gleba ma più arretrato rispetto ai livelli raggiunti dalla civiltà antica sia sotto l’aspetto politico, giuridico e sessuale.

Cosa sta accadendo?

L’Occidente si presenta debole e ripiegato su se stesso di fronte alla virulenza dell’attacco islamico. Minato dalla sua stessa civiltà. Garantista, legalitaria, multiculturale e multietnica. Relativista. In un certo senso il baluardo più efficace sembra essere il comunismo capitalista cinese. In Occidente la democrazia ha l’aria di traversare una crisi. Grave! Regge sul piano formale. Ma solo formale. L’emergere del non detto ne sta distruggendo l’immagine. Visto più da vicino è il capitalismo come mdp che si va logorando. Quanto di positivo ha al suo interno (allargamento della base dei consumi, democraticità potenziale necessaria al buon funzionamento delle stesse strutture capitaliste) servirà di base per il nuovo che avanza senza che si riesca a individuarne la fisionomia.

 

[transizione - 46 → segue] (4 marzo 08) -  La situazione dell’economia occidentale in avaria. Il sistema finanziario degli ultimi dieci anni ha mostrato la corda. Non più in grado di soccorrere l’economia reale. La situazione si presenta pessima. I fondi sovrani, cioè i fondi gestiti dai regimi autoritari, sostengono al momento l’economia di mercato fondamento economico finanziario delle democrazie occidentali. Crisi di sistema o crisi nel sistema? Forse la domanda è oziosa. Si renderà comunque necessaria  una forte ristrutturazione del settore finanziario dell’economia capitalista. La svolta potrebbe rappresentare un giro di boa. Verso quale direzione? Un «momento» del sistema capitalista sta per essere doppiato. Nessuno si chiede cosa ci sarà dietro l’angolo, cioè oltre il giro di boa.

Si può fare l’ipotesi che la democrazia occidentale abbia fatto il suo tempo. Abbia i decenni contati. Se così fosse sarebbe necessario prevedere un sistema economico caratterizzato dalla stagnazione. Ogni volta che l’umanità allarga la sua base, attenua lo sfruttamento e la brutalità dello sfruttamento, segue un periodo di ristagno economico, di riflusso dal massimo di coscienza possibile raggiunto al momento. Stagnazione economica e riflusso culturale che preparano nuove sintesi, nuova crescita economica, nuovo sviluppo della coscienza. Un nuovo balzo. Così è andata sinora.

Ma un nuovo balzo allo stato delle cose potrà venire solo con allargamento della base della coscienza collettiva. Con l’avvicinamento della coscienza media al massimo di coscienza possibile raggiunto. Uno sviluppo che macina secoli per compiersi. E dovrà portare a termine la quinta rivoluzione. La liberazione della donna.

Una riflessione da tenere bene in conto per comprendere la parte meno nascosta e più visibile degli avvenimenti va fatta partire dalla rivoluzione di ottobre, seconda guerra mondiale, guerra fredda, crollo del muro, rivolta del «proletariato esterno» che prende la forma di scontro di civiltà, crisi della democrazia politica sotto l’urto della graduale rivelazione del «non detto». Esaurimento del modo di produzione. Una forma presa da questo esaurimento è la corruzione del management finanziario e industriale. Via al cambio del modo di produzione.

Questa transizione si concluderà. 1. con una ristrutturazione del capitalismo. In quale direzione? Forse lento superamento della contraddizione produzione - consumo. L’asse portante tornerà alla produzione più attenta al consumo d’uso che al consumo di scambio. Un passo verso il comunismo teorico. 2. sviluppo della rivoluzione politica ed economica partita nell’ottobre del 1917. 3. maturazione delle rivoluzioni sociale, culturale e sessuale. Qui le direzioni sono più chiare. Per il sociale. Sviluppo dei rapporti di produzione e nascita di una nuova classe proletaria. Per il culturale. Trasformazione del concetto di proletariato, lenta sortita dall’individualismo, rilancio del criterio di necessità. Avvicinamento al concetto teorico di individualità. Per la rivoluzione sessuale. Espansione del processo di liberazione della donna indispensabile per la marcia verso l’individualità.

Nel corso del tempo necessario per raggiungere queste finalità, da oggi al loro compimento, si passerà attraverso periodi di stagnazione dal lato del processo economico e di riflusso con esplosione delle contraddizioni dal lato degli altri processi. In altre parole ancora altri cento, duecento anni di transizione.

 

[transizione - 46 → segue] (16 marzo 08) -  Gli avvenimenti in Iran (come in Arabia Saudita, in Kuwait, negli Emirati) confermano che la rendita petrolifera non favorisce la crescita. Al contrario, la blocca. Una osservazione fatta già al tempo della caduta dello Scia. La rendita -  di qualsiasi tipo essa sia -  blocca lo sviluppo. Lo sviluppo vuole lavoro, investimenti (lavoro morto che attiva il lavoro vivo), produttività (resa, potenziamento e sostituzione del lavoro muscolare e intellettuale), organizzazione, scambi aperti. Tutti aspetti che contrastano la rendita. Le rendite di posizione rappresentate dai monopoli, siano essi di carattere industriale, finanziario o professionale e sindacale, impediscono la riproduzione allargata del processo economico e sociale.

– Murdoch profetizza la fine della carta stampata.

– Raul Castro tenta a Cuba un esperimento di tipo cinese. Apre economicamente a un mercato ridotto ma tiene fermo il controllo  politico del partito. Apre alle retribuzioni differenziate. Condanna l’egualitarismo in quanto fonte del  parassitismo. Denuncia lo sfruttamento di chi lavora da parte di chi non lavora.

– Obama visita l’Europa. Grande successo.

– Agosto 2008. La Russia attacca militarmente la Georgia. E tenta di riprendere il controllo della sua zona di influenza.

Gli SU spingono contro la Russia. Il loro tentativo di tenere divisa l’Europa in una certa misura fallisce. Gli europei riescono  elaborare una strategia comune.

La crisi economica SU, che gli SU non riescono a superare, si riversa sull’Europa.

 

(da fpg 16 set. 08) -  Rifletto ancora una volta sul ruolo avuto dall’Urss nel secolo scorso. Come gli individui anche le culture sono «condizioni del processo». L’Urss ha rappresentato la condizione necessaria per la liberazione dei popoli coloniali e le guerre di liberazione. Al contrario l’Occidente ha rappresentato la controspinta.  Il freno e, quando ha potuto, la restaurazione più o meno mascherata. La reazione.

L’antifascismo dell’Urss era autentico. Rammento il primo viaggio nella Germania dell’Est e le riflessioni che ne seguirono. La socialdemocrazia dell’Occidente era di maniera e strumentale. Non a caso può considerarsi defunta. L’Occidente è impulsivamente fascista. Razzista.  Antifemminista. Religioso. Cristiano. Sfruttatore. Sopraffattore. Questa la sua pancia.

La questione antifascismo comunismo è cruciale. Equiparare il comunismo al fascismo è già una maniera fascista di interpretare la realtà. Il comunismo nasce democratico e libertario. Devia per ragioni storiche (fallimento della rivoluzione planetaria e comunismo in un solo paese). Il fascismo nasce antidemocratico. Spregia la libertà. Disprezza l’inferiore. Non sopporta il diverso. Attratto ipnoticamente dall’autoritarismo, dal conservatorismo, dalla reazione. Contro l’emancipazione femminile. La donna .Madre, sposa, sorella. Della modernità ama le manifestazioni estreme. Tutte con un sottofondo antidemocratico e antilibertario.

L’Urss è stata battuta. Non c'è di che dolersene. Un suicidio decretato dal processo. Troppo anticipata nella forma ideologica. Indietro nella sostanza economica. Inerte nella crescita della coscienza.

Per capire il Novecento questa è una delle principali chiavi di lettura. Uno scontro fra intelletto e ragione. Un caso dove l’intelletto ha mostrato una forza maggiore della ragione. (La differenza fra intelletto e ragione va ricercata nell'introduzione di Hegel alla Scienza della logica). Una costante della storia. Anche perché l’intelletto ha avuto e ha dalla sua parte la falsa coscienza, mentre alla ragione viene regolarmente meno la coscienza. Tuttavia sotto la forma del processo, la costante del processo, il motivo del processo è la lenta crescita del massimo di coscienza possibile medio. Uno sviluppo lento ma continuo nel suo andamento discontinuo e contraddittorio.

La Russia oggi sembra assumere le funzioni che furono dell’Urss. Sbarca anche militarmente nel Sudamerica -  emblematicamente con un paio di aerei -  dove l’imperio SU è in progressiva crisi. Dialoga con la parte più avanzata della UE. Si riarma

Rimane in piedi la questione democratica e delle libertà generali. Tema aperto per la Russia largamente autoritaria (come per la Cina, eccetera), ma aperto anche per l’Occidente capitalista, largamente mistificatore.

Sullo sfondo la crisi economico-finanziaria per ora SU. 

Crisi del capitalismo finanziario. Quale lo sbocco della crisi? Il privato non riesce a supplire il pubblico al quale ricorre nei momenti di crisi. Qualcosa non va!

Crisi di sistema o crisi del sistema? Sicuramente una crisi che modificherà il sistema (da approfondire con la tesi mm della distruzione di capitale – vai a @SP).

 

[transizione - 46 → segue] (ottobre 2008) -  Il massiccio intervento statale deciso degli europei dell’euro gruppo assesta un colpo decisivo al capitalismo di mercato come è stato praticato sinora dagli anglo-americani. Il rapporto fra mercato e stato si riequilibra. Il che significa che si riequilibra il rapporto fra economia spontanea e economia guidata. Potrebbe uscirne una forma di centralismo economico che assume il mercato come suo regolatore. Ben sorvegliato e a sua volta corretto. Ma chi sarà alla guida del nuovo assetto? Gli anglosassoni tenteranno di non cedere il bastone del comando. Continuando ad essere loro al centro del sistema una volta riformato.

Rimane aperta la questione del rapporto fra politica e economia. Che investe a sua volta la questione dell’arretratezza culturale delle classi dirigenti di cui i politici sono l’espressione organica.

In altri termini investe la questione del livello della coscienza possibile media generale. 

 

A proposito di coscienza generale c’è questo attacco dei cristiani al sapere e alla coscienza moderna. I cattolici in Italia, i cristiani in generale negli SU. Il medioevo non è ancora superato. Anzi il medioevo resiste. Sceso in campo con le armi in pugno. – Come l’11 settembre a New York, o in Afganistan o a Mumbai con l’attacco del 27 novembre 2008. L’offensiva del fondamentalismo islamico più che uno scontro di civiltà è un tentativo estremo di resistere alla modernizzazione, all’avanzata del processo storico. D’altra parte il fondamentalismo cristiano non è da meno. Sia pure con una violenza fisica inferiore.

 

[2009]

 

[transizione - 47] - Scrivevo nell'ottobre dello scorso anno. Chi sarà alla guida del nuovo assetto? Alla fine di gennaio c'è stato l'incontro di Davos. A Davos è intervenuta la Merkel. Riprendo dalle note internazionali commentando l'intervento del cancelliere tedesco. "Come se ponesse le basi per il passaggio della leadership internazionale alla Germania. A una Europa germanizzata. Gli inglesi, questa volta, sembrano neutrali. Creando le condizioni per una guida europea e planetaria anglo-tedesca. Ossia tedesca e inglese. I due cugini germanici potrebbero porre la loro candidatura allo sviluppo economico-politico prossimo venturo. Certamente gli SU non staranno a guardare. Potrebbero tuttavia trovarsi isolati. Anche i cinesi hanno dichiarato di seguire il modello progettato dai tedeschi. Un capitalismo sociale. Sulla medesima linea si attesterebbero i russi che la Germania, al momento, guarda con simpatia."

Qui, dove si presta attenzione al processo politico economico generale e all'eventuale sviluppo del modo di produzione, qui va notato come la Merkel provenga dalla Germania dell'Est e sia stata educata nell'atmosfera culturale di un sistema comunista.

 

[transizione - 47 → segue, febbraio] - Gran parlare della crisi economica. Si sospetta anche più grave di quella del '29. Lo si nega con l'argomento della differenza delle situazioni storiche. Appunto! È anche la differenza delle situazioni a rendere l'attuale più profonda. Ciò che sfugge e non si sa vedere o si finge di non vedere è che la crisi attuale sta distruggendo capitale. E questo sembra essere il suo unico fine. E non solo capitale finanziario. Ma anche capitale industriale. Anche capitale umano. Anche capitale commerciale. È stato scritto, peggio del '45, alla fine della guerra. Appunto! È peggio anche perché la distruzione riguarda solo capitale astratto. E non c'è nulla da ricostruire. Le città sono intatte, i ponti sono in piedi, di gente ne muore poca. Giusto qualche guerricciola in Iraq o in Afganistan.  Circostanza che rende la crisi più acuta. La guerra con le sue distruzioni e i suoi disagi mobilita nel momento della ripresa forze umane. Il capitale riprende a girare. L'inflazione favorisce il profitto distruggendo il risparmio internazionale. Il costo della mano d'opera si abbassa. Il profitto cresce. L'umore della gente è teso verso la ricostruzione e la ripresa. Incurante delle difficoltà dopo lo choc della guerra, dei bombardamenti, dei disagi, della grande paura, felice solo di essere sopravvissuta. Trionfa la Necessità. Con la necessità la ripresa di una società ben strutturata nelle classi. Dove i perdenti non si chiedono di esserlo e i vincenti si fregano le mani ben consapevoli di esserlo.

Nulla di tutto ciò oggi. A esistere c'è solo il crollo del sistema dei valori non solo finanziari o industriali. La prospettiva che vada tutto ripensato, riorganizzato, rivisto, non piace. Non piace perché significa sacrifici, ridimensionamento delle proprie esigenze, fine del diritto alla salute, al benessere, alla felicità. Tocca tornare a lavorare, a stringere la cinghia, a farsi forza. Ma perché? La crisi non ha provocato morti né distruzioni tangibili. Manca il risveglio dagli orrori della guerra. Tutto fino a un anno fa era così piacevole. Ogni occidentale lottava solo per il proprio benessere. Per accrescerlo. Per scalare il sociale. Il pensiero più diffuso era realizzarsi. Quando improvvisamente l'ala nera della necessità ha reso l'orizzonte più fosco come non lo era dalla seconda guerra mondiale. E improvvisamente la lotta non è stata più per realizzarsi ma per sopravvivere. Per gli esseri umani individualmente e per lo stesso capitale. Ma lo sforzo appare enorme. La crisi incomprensibile. Più del malessere fisico si impone il malessere psicologico. Più che affrontare la crisi si attende che passi.

(marzo) -  Il peggio è alle porte. Per superare la crisi la borghesia internazionale sarà obbligata a puntare sul'inflazione. Solo con l'inflazione su scala mondiale, tassa invisibile alla quale nessuno potrà sottrarsi, potranno assorbire l'enorme bolla di danaro creata dagli anni di Reagan in giù. Massa di danaro che ha permesso l'impetuoso sviluppo di questi ultimi decenni, la sconfitta del comunismo, gli alti investimenti nella tecnologia.

La crisi altro non è che il conto dello sviluppo e della globalizzazione. La bolla finanziaria come una cambiale, un pagherò, un debito garantito dal lavoro futuro. Sino al momento in cui si è considerata valida la cambiale tutto è andato per il meglio. Quando, a un certo punto, il sistema non ha retto.

Ora chi pagherà? Pagherà il proletariato mondiale nel quale rientrano buona parte dei ceti medi occidentali assorbiti nella classe meticcia in via di costituzione. Certo non sarà un'operazione indolore per nessuno. In giro si avvertono le avvisaglie della rivolta sociale. Prenderà piede, si estenderà? Rimarrà episodica?

Accanto agli effetti sociali,  la spinta per una riorganizzazione del potere economico internazionale si avverte con forza. L'analisi di questa fase dello sviluppo globale è tutta da farsi. Nessuno sembra in grado di farla. D'altra parte gli unici in grado di farla sarebbero, se ce ne fossero, economisti capaci di usare le categorie di analisi marxiste e di rinnovarle alla luce del processo economico del secondo dopo guerra.

(La riunione del G20 aprile 2009 conferma l'intenzione degli anglosassoni di puntare sull'inflazione e il semplice risanamento di questo sistema. Gli europei guidati dalla Germania - e dalla Francia - non sono d'accordo. Vogliono la riforma del sistema. Avranno al loro fianco cinesi e russi. Uno scontro con i fiocchi. Ma dai tempi interminabili).

 

[transizione - 48] - La transizione imperversa. Soffia e travolge l'esistente con la forza distruttiva di una tromba d'aria. Gli SU rimodellano lo scontro fra civiltà. Mai più guerra all'Islam. Una svolta? Se sì, di quale portata? Abbandonare la politica di non proliferazione? Permettere il riarmo atomico dell'Iran? Arretramento? Come accadde nel medioevo? Un «momento» del processo nel quale illuminismo e ragione sono sotto scacco. O così pare. Nel medesimo tempo gli atei crescono nel mondo e, proprio negli SU, si organizzano.

La crisi pone sul tavolo la questione delle banche, della loro organizzazione, della loro misura, della loro grandezza. E, soprattutto del loro controllo. In altri termini le resistenze mostrate dagli stati e dai gruppi dirigenti europei entrano in conflitto con il processo di sviluppo internazionale. Reso più evidente dal critico momento in corso.

(maggio) - Due segnali. Gli SU omologano i diritti delle coppie diplomatiche gay alle coppie diplomatiche tradizionali. In India la Suprema Corte libera le giovani donne dai matrimoni combinati in famiglia.

(giugno) - La rivolta popolare in Iran travolge (o minaccia di travolgere o comincia a travolgere) la struttura organizzativa tradizionale.

(luglio) - Il G8 all'Aquila. Poco incisivo. § I governi spingono verso l'ottimismo economico. Senza nascondersi la situazione.

Attività militare in Afganistan. Nel passato la resistenza afgana ha potuto sempre contare sulla divisione dei suoi avversari. Interessati a dare man forte ai ribelli per indebolire l'avversario occupante. Al tempo i sovietici. Questa volta sono quasi soli. Potrebbero non farcela. →

→ (settembre) - Tuttavia gli SU danno segni di cedimento. Per ora parziale. Sta tornando a galla la tradizione isolazionista degli SU. Una conseguenza della crisi economica. Se non possono controllare (e sfruttare) il mondo allora preferiscono starsene per i fatti loro. Malinconici. →

→ Colpisce di questa fase della transizione lo stato di arretratezza della coscienza totale. Comunque si rivolti il calzino lo si trova pieno di buchi. Praticamente inutilizzabile. Ma essendo l'unico calzino esistente…va usato così come è.

– I cinesi riabilitano Mao. Lo riportano di nuovo agli onori della ribalta. Punto di riferimento del paese. I russi riabilitano Stalin. Fu un grande uomo di stato, dicono ora.

Anche questi sono segni delle transizioni 47 e 48. Della crisi economica (47) e delle sue conseguenze economiche e ideologiche (48). Segni che hanno certamente un significato. La cui portata al momento non è individuabile.

– Sotto il profilo della transizione 48, lo scontro occidente Islam si presenta solo come una delle forme e insieme uno dei momenti presi dalla riorganizzazione delle strutture economiche e ideologiche del pianeta. Riorganizzazione imposta dallo sviluppo del processo e dalle necessità di questo sviluppo.

(continua in Note di economia e politica > ’10-‘11)

 

 

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